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AZZURRA LIBERTA'-ASCOLTA
 

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In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



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2008-2013


TUTTI I CANDIDATI DEL
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...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
più entusiasmante che      
ciascuno di noi possa avere
l'avventura di fare."     
Silvio Berlusconi  
























"E' sorta in questi anni 
un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
onesta, moderata  ma   
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i  principi  di  libertà,   
che  non  ha  nessun    
passato da nascondere 
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ha paura di sperare e di
credere. Questa  Italia 
siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





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CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
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LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
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GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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13 giugno 2009

NON SI PUO' UCCIDERE CHI E' GIA' MORTA

Dopo l’approvazione alla camera dei deputati del DDL sulle intercettazioni, con voto finale a scrutinio segreto e con la sorpresa di una ventina di voti in più non previsti da parte dell’opposizione, a dimostrazione che è una buona legge, come previsto si sono subito levati gli alti lai oltre che dell’opposizione, anche della federazione della stampa, dei giornalisti , di guitti che “campano” parlando male di politici e VIP , altri autoeletti rappresentanti della società civile per grazia di Dio e volontà della nazione e naturalmente non poteva mancare al coro l’associazione nazionale magistrati, la quale attraverso il presidente Palamara , dichiara che l’approvazione definitiva della legge sulle intercettazioni provocherà “ la morte della giustizia penale” (Sic).
Ora a parte il fatto che la giustizia in Italia è morta da un pezzo, e dunque non si può uccidere di nuovo chi è già morta, quando l’ANM e la “cloaca correntizia” del CSM prendono posizione contro i provvedimenti del governo, significa che siamo sulla strada giusta, è come avere un marchio DOC o il “bollino blu” di qualità, adesso l’importante è giungere al più presto all’approvazione definitiva.
A proposito di CSM , sono semplicemente patetiche le dimissioni di alcuni membri togati da una commissione sull’assegnazione degli incarichi che scadrà tra 15 giorni, per protesta contro il ministro Alfano che ha semplicemente detto quello che tutti sanno, ovvero che gli incarichi nelle procure sono attribuiti con logiche spartitorie di correnti all’interno del CSM.
Ecco se proprio vogliono protestare davvero, e se hanno gli attributi si dimettano da consiglieri del CSM, c’è da scommettere che non lo faranno mai.








17 marzo 2009

GENCHI ANCORA A PIEDE LIBERO

Mentre l’ex PM di Catanzaro già titolare dell’inchiesta Why Not, De Magistris , trasferito d’ufficio dal CSM e destinato ad altro ruolo per gravi violazioni d’ufficio, non perde il”vizietto” di rilasciare interviste in cui racconta le sue “verità” ai media annunciando un probabile ingresso in politica ( come dubitarne visto che appartiene a quella categoria di magistrati che in crisi di autostima perché non compaiono sulle prime pagine dei media, si auto eleggono “rappresentanti della società civile” e si pongono l’obiettivo di cambiare la società da dentro le istituzioni (Sic), e lui bisogna riconoscere che almeno ad avere l’obiettivo dei media c’è riuscito), il suo super consulente Gioacchino Genchi, invece è ancora a piede libero, al centro di due inchieste, una della procura di Roma e l’altra di Marsala.
Pochi giorni fa il presidente del COPASIR Rutelli e il ministro della giustizia Alfano hanno lanciato l’allarme sui rischi per la sicurezza nazionale , visto che il super spione per due anni ha acquisito dati estremamente sensibili riguardanti l’ex direttore del SISMI, generale Nicolò Pollari, nonché i tabulati di traffico telefonico di altre 17 utenze mobili e 11 utenze fisse utilizzate da appartenenti ai servizi di sicurezza, questo oltre l’attività sviluppata dal consulente cui l’ex pm di Catanzaro ha delegato lo svolgimento degli accertamenti che ha portato ad acquisire un numero impressionante di dati, una cifra oscillante tra i 14 e i 18 milioni di righe di traffico telefonico, dati a disposizione di tre diverse procure, Catanzaro, Salerno e Roma e dello stesso consulente che non ha distrutto i dati in suo possesso.
I carabinieri dei Ros su mandato della procura di Roma hanno perquisito l’ufficio e l’abitazione del consulente sequestrando l’archivio per due presunte violazioni di legge, La prima: abuso d'ufficio «perché in più azioni esecutive nell'ambito di un medesimo disegno criminoso », Genchi «acquisiva, elaborava e trattava illecitamente i tabulati telefonici in uso a parlamentari, intenzionalmente arrecando agli stessi un danno ingiusto consistente nella conoscibilità di dati interni di traffico relativi alle loro comunicazioni, in assenza di vaglio ed autorizzazione preventiva delle Camere di appartenenza »; violando in questo modo, le garanzie sancite dalla Costituzione per deputati e senatori. Secondo ipotetico reato: abuso d'ufficio perché, sempre nell'ambito del «medesimo disegno criminoso», l'ex consulente di De Magistris «acquisiva i tabulati telefonici relativi ad utenze in uso ad appartenenti ai Servizi segreti, senza il rispetto delle relative procedure, con danno per la sicurezza dello Stato».
E non è tutto, Genchi è anche indagato per violazioni dell’anagrafe tributaria, circostanza denunciata dall’Agenzia delle Entrate, dove ha visionato, grazie a una password fornita dalla procura di Marsala, posizioni relative a persone che non risultano indagate.
Il ministro della giustizia Angelino Alfano, nell’ambito della nuova legge sulle intercettazioni , ha predisposto un intervento normativo a tutela dei servizi di sicurezza, in pratica viene affidata solo al procuratore della Repubblica la richiesta di disporre intercettazioni o acquisire dati dei tabulati telefonici di persone appartenenti ai servizi di sicurezza, ma tale documentazione sarà soggetta a secretazione e dovrà essere trasmessa al Premier che dovrà pronunciarsi entro 30 giorni per l’acquisizione del materiale nel fascicolo processuale, che, in caso di non pronuncia, avverrà automaticamente.
Intanto dopo circa 20 anni di aspettativa, Gioacchino Genchi è rientrato in servizio nella Polizia di Stato, e subito è stato sottoposto a “procedimento disciplinare” per interviste non autorizzate, il che è francamente ridicolo, costui dopo lo scempio fatto della sicurezza dello stato e della privacy di parlamentari e cittadini, dovrebbe stare in galera, perlomeno come misura cautelare, invece è ancora a piede libero.
Proprio perché in Italia c’è un sistema anomalo, dove casi come questo rischiano di essere la normalità, è indispensabile approvare al più presto la nuova legge sulle intercettazioni che limiterà drasticamente abusi e anomalie.







8 dicembre 2008

INCOMPATIBILITA’ AMBIENTALE E FUNZIONALE

Il CSM riunito d’urgenza ha avviato le procedure per il trasferimento a carico dei procuratori di Salerno e Catanzaro, Apicella e Iannelli, per “incompatibilità ambientale e funzionale” ritenuti responsabili dell’incredibile guerra tra procure e bande di magistrati, che ha portato a perquisizioni di uffici e PM di Catanzaro e sequestro dei fascicoli relativi all’inchiesta Why Not da parte della procura di Salerno e contro sequestro e avvisi di garanzia da parte della procura di Catanzaro.
Dell’incredibile vicenda si è dovuto occupare anche il presidente Napolitano che ha chiesto informazioni e delucidazioni ai due uffici,mentre il ministro della giustizia Alfano ha subito inviato gli ispettori del ministero nelle due procure.
L’inchiesta Why not al centro di questa inedita guerra, di cui era titolare l’ex PM De Magistris , a cui fu tolta per “ gravi motivi disciplinari” e “ inosservanza dei doveri d’ufficio” , aveva visto iscritti nel registro degli indagati tra gli altri ,l’ex presidente del consiglio Prodi e l’ex guardasigilli Mastella.
Intanto un altro PM, sottoposto a procedura disciplinare e trasferito, Clementina Forleo , che si era occupato dell’inchiesta sulle scalate UNIPOL – BNL , ha improvvisamente scoperto l’acqua calda.
Durante la presentazione di un suo libro ha testualmente dichiarato: «Indagare sulla destra va bene, ma se cambi colore di caimano ti fai male», la scoperta dell’acqua calda,appunto.
La Forleo per non essere impreparata agli eventi, magari poteva leggersi qualche intervista rilasciata dall’ex PM del pool di mani pulite,Tiziana Parenti, quando spiegava di come chi indagava sul PCI-PDS-DS veniva sistematicamente isolato, di come si operava per far rimanere “con il cerino in mano” (Sic) chi osava indagare in certe direzioni, oppure di come non servisse a nulla essere stati iscritti al PCI-PDS-DS , perché a sinistra si sa, c’è sempre qualcuno più puro che ti epura.
Si è toccato il fondo, la credibilità della magistratura è ai minimi storici ormai da un pezzo, questo perché si è consentito anni fa, di far passare nella normalità i deliri di qualche procuratore capo 3 volte resistente che chiedeva “governi condivisi” (Sic) o le manie di onnipotenza di qualche PM come Colombo che abbaiava contro la commissione bicamerale per le riforme.
Fortunatamente c’è chi non si è mai arreso al “golpe togato” , Silvio Berlusconi ha rappresentato e rappresenta il granello di sabbia,anzi no, il macigno che ha inceppato una macchina politica, mediatica e giudiziaria perfettamente lubrificata.
La riforma non tanto della giustizia, ma soprattutto della magistratura è ineludibile, a cominciare dalla separazione delle carriere tra PM e Giudici e dai poteri dei capiufficio delle procure, bisogna estirpare questo cancro e le relative metastasi al più presto, speriamo che dopo le leggi di bilancio, con l’inizio del nuovo anno, si metta subito mano alla riforma complessiva del sistema,altrimenti non se ne esce più.





 


7 settembre 2008

LE IDEE DI FALCONE CAMMINANO CON BERLUSCONI

«…Se vogliamo realisticamente affrontare i problemi, evitando di rifugiarsi nel comodo ossequio formale dei principi, dobbiamo riconoscere che il vero problema è quello del controllo e della responsabilità del PM per l’esercizio delle funzioni. Con ciò non si intende mettere in discussione il principio dell’indipendenza del giudice, principio tenuto ben presente dal nuovo codice di procedura penale, che ha avuto cura di distinguere accuratamente il ruolo del giudice da quello del PM, onde sottolineare l’autonomia dell’organismo giudicante effettivamente indipendente… Ed allora ci si domanda come è possibile che in un regime liberal-democratico qual è indubbiamente quello del nostro paese, non vi sia ancora una politica giudiziaria, e tutto sia riservato alle decisioni, assolutamente irresponsabili, dei vari uffici di Procura e spesso dei singoli sostituti…Ma sono fermamente convinto che questa risposta istituzionale ai pericoli di deviazione della repressione penale non è coerente coi principi vigenti in regimi liberaldemocratici maturi e, soprattutto, determina concreti pericoli di incoerenza e disorganicità nella repressione penale…Mi sembra quindi giunto il momento di razionalizzare e coordinare l’attività del PM finora reso praticamente irresponsabile da una visione feticista della obbligatorietà dell’azione penale e dalla mancanza di efficaci controlli della sua attività…»
Giovanni Falcone - Senigallia, 15 marzo 1990
«…Un sistema accusatorio parte dal presupposto di un pubblico ministero che raccoglie e coordina gli elementi della prova da raggiungersi nel corso del dibattimento, dove egli rappresenta una parte in causa. Gli occorrono, quindi, esperienza, capacità, preparazione anche tecnica per perseguire l’obbiettivo. E nel dibattimento non deve avere nessun tipo di parentela col giudice e non essere, come invece oggi è, una specie di giudice. Il giudice, in questo quadro, si staglia come figura neutrale, non coinvolta, al di sopra delle parti. Contraddice tutto ciò il fatto che, avendo formazione e carattere unificate, con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudici e PM siano, in realtà, indistinguibili gli uni dagli altri. Chi, come me, richiede che siano, invece, due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico dell’indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell’azione penale, desideroso di porre il PM sotto il controllo dell’Esecutivo. E’ veramente singolare che si voglia confondere la differenziazione dei ruoli e la specializzazione del PM con questioni istituzionali totalmente distinte…»
Giovanni Falcone - Repubblica, 3 ottobre 1991, intervista di Mario Pirani

Le idee di Giovanni Falcone camminano con Berlusconi, la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, la revisione dell’obbligatorietà dell’azione penale e il ruolo del PM, nonché il processo civile e penale, sono appunto tra i cardini della riforma della giustizia annunciata da Silvio Berlusconi e dal ministro della giustizia Angelino Alfano.
Al di là dei mestatori di professione che cercano di reinterpretare e contestualizzare a modo loro i pensieri e le idee di Giovanni Falcone, come si vede chiarissime sull’argomento, al solo scopo di continuare a difendere interessi corporativi e di casta, per pura rendita di posizioni politiche ,o per continuare a vendere spettacoli,libri, cd e altri prodotti editoriali ai “frustati & sfigati” che nell’altrui compiutezza e appariscenza scaricano le colpe della loro mediocrità, vedi Piazza Navona, una seria riforma della giustizia è ineludibile, che si farà,dopo aver ascoltato naturalmente tutte le parti in causa.Tutti costoro,pertanto se ne facciano una ragione, legiferare in materia spetta al parlamento, e in particolare spetta al Popolo Della Libertà e a Silvio Berlusconi, al quale il “popolo sovrano” ha dato una ampia maggioranza parlamentare e un chiarissimo mandato.






23 luglio 2008

IL LODO ALFANO E’ LEGGE E LA MAGISTRATURA EVERSIVA

L'aula del Senato ha definitivamente approvato il "lodo Alfano", il disegno di legge che garantisce l'immunità per le alte cariche dello Stato fino alla scadenza del loro mandato. Il provvedimento è stato approvato con 171 sì, 128 no e 6 astenuti. Sì di PDL e LEGA, astenuta l'UDC, no di PD e IDV.

Intervenendo al senato sul lodo, il ministro della giustizia Angelino Alfano ha confermato che in autunno si procederà con la riforma della giustizia e ha invitato l’opposizione ad una proficua collaborazione perché al paese non serve coltivare l’antiberlusconismo e la linea di confine tra riformatori e conservatori è segnata dalla giustizia.

Sul lodo Alfano se ne è già discusso forse più del dovuto, vi propongo perciò l’intervento e la dichiarazione di voto del capogruppo del PDL al senato Gasparri, un intervento memorabile sulla contingenza e l’opportunità di questa legge,che non ha bisogno di ulteriori commenti, bensì di approfondite riflessioni sullo stato comatoso della giustizia italiana e di come sia eversiva una parte consistente di questa magistratura.

 Legislatura 16º - Aula
Resoconto stenogr. seduta n. 045 del 22/07/2008
Gasparri (PdL).
Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi,
oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia per 15 volte per non avere rispettato i tempi di un giusto processo.
È una notizia di poco fa.
SilvioBerlusconi ha dovuto aspettare 11 anni per essere assolto dopo l'avviso di garanzia avuto a Napoli nell'autunno del '94. (Applausi dal Gruppo PdL).
E, cari colleghi, ha dovuto aspettare 12 anni per essere assolto con formula piena per le infondate accuse del caso SME: 12 anni.
Noi non riteniamo di violare alcuna norma costituzionale.
Ricordo ai colleghi che nei giorni scorsi 36 costituzionalisti, primo firmatario un presidente emerito autorevolissimo della Corte, come Annibale Marini, hanno divulgato un documento nel quale si afferma, si ritiene che "siano aprioristiche e perciò dannose posizioni oltranziste nei confronti di misure come il (...) lodo Alfano, che si sforzano di bilanciare ragionevolmente i diversi interessi in gioco in quel conflitto tra politica e giustizia che dura da (...) troppi anni. (...)
Nel rispetto delle indicazioni fornite a suo tempo dalla Corte costituzionale", dice questo appello, "come indicato pochi giorni fa dallo stesso Capo dello Stato, il lodo mira a garantire una temporanea immunità ai soggetti investiti delle cariche politico-istituzionali più importanti.
Consente a chi ha responsabilità di Governo di dedicarsi a esse con la necessaria serenità e il dovuto impegno, senza per questo pregiudicare il principio della (...) soggezione di tutti alla legge penale."
Questo appello si conclude facendo anche riferimento all'indipendenza "della magistratura e dell'attività giurisdizionale" che "devono essere bilanciate con la difesa della separazione dei poteri e del principio della sovranità popolare, che affida a chi ha vinto le elezioni il diritto di governare".
Lo stesso presidente emerito Annibale Marini, in una intervista rilasciata in questi giorni ha detto che se per lo scudo alle alte cariche dello Stato fosse stata necessaria una legge costituzionale, la Consulta lo avrebbe affermato nella ben nota sentenza del 2004: così non è, dunque basta una legge ordinaria.
Un altro presidente emerito della Consulta, Alberto Capotosti, in una intervista al «Corriere della Sera» ha affermato:
«Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, sul lodo Alfano è stato ineccepibile perché in base a quanto ha affermato la Corte Costituzionale nella sentenza 24 del 2004 non è necessaria, per approvare lo scudo penale per le altre cariche, la forma della legge costituzionale. Basta la legge ordinaria: questo è quello che risulta testualmente stabilito dalla Corte nella sua decisione».
Oggi, nel dibattito in Aula, il nostro Capogruppo nella Commissione giustizia Mugnai ha ricordato (non voglio eludere i problemi, cari colleghi, e non ci nascondiamo dietro ad un dito) che alla data odierna sono stati avviati 101 procedimenti penali relativi al gruppo Fininvest, che hanno coinvolto 104 soggetti, con riferimento a 59 procedimenti sono state celebrate 2.140 udienze, di cui 731 in procedimenti riguardanti Silvio Berlusconi.
Vi risparmio i numeri dei milioni di documenti sequestrati, degli accessi realizzati.
Ebbene, vi sono state, a seguito di tutte queste indagini, 109 posizioni di proscioglimento ed archiviazione e 75 assoluzioni.
Questi sono i numeri.
Questi sono i numeri, e oggi anche il vice presidente vicario, senatore Quagliariello, ha ricordato come i 94 procedimenti penali intentati contro Silvio Berlusconi e il suo gruppo imprenditoriale, tutti avviati dopo l'impegno politico di Silvio Berlusconi (vi fa riflettere questo dato, o no?), si siano conclusi tutti con l'assoluzione ed uno solo per prescrizione.
C'è pregiudizio da parte di alcuni magistrati?

Io penso di sì.
Nella sentenza che ha respinto la ricusazione della dottoressa Gandus, a pagina 12 si afferma che tuttavia, pur respingendo la ricusazione, si evince da tutta la documentazione prodotta dalla difesa che la dottoressa Gandus ha fortemente esternato il proprio pensiero e ha vivacemente criticato scelte politiche legislative
della parte politica a lei estranea.
Non si capisce come, in una sentenza, si dica che vi è una parte politica estranea a un giudice che deve giudicare.!
È molto grave che si debba ammettere questo!
È molto grave che lo si debba scrivere in una sentenza, sia pur di respingimento!
(Applausi dal Gruppo PdL).
Pierluigi Battista, fonte certamente neutra e citata nella sentenza, ha scritto sul «Corriere della Sera» che se un giudice comunica con interviste, manifesti, cortei, petizioni e propri giudizi anche radicali, come può onestamente esigere che altri cittadini di opinioni opposte alle sue non nutrano sospetti sulla mancanza di indipendenza, imparzialità, equanimità di chi costruisce indagini o giudica nei tribunali quel cittadino?
Ha ragione Pierluigi Battisti sul «Corriere della Sera». (Applausi del Gruppo PdL).
Cari colleghi, noi non vogliamo nessuna impunità parlamentare e non vogliamo immunità generalizzate.
Vogliamo evitare un uso politico della giustizia! (Brusio dai banchi dell'opposizione).
Quanta energia è stata sottratta a processi contro i crimini per processi conclusisi con assoluzione, e che non avrebbero dovuto essere mai nemmeno avviati, se non vi fosse stata una ragione politica alla loro origine!
Noi, quindi, non ci nascondiamo dietro un dito: la garanzia riguarda le alte cariche dello Stato e non è una norma per oggi e per un solo caso.
È una norma simile a quella in vigore in Francia e in altri Paesi, dove i procedimenti sono sospesi e celebrati alla fine del mandato.
Questo lodo non cancella le eventuali responsabilità e gli eventuali giudizi.
Variamo, quindi, un provvedimento che ha tenuto conto delle valutazioni della Corte costituzionale e che non sottrae nessuno al dominio della legge.
Colleghi, vorrei poi ricordarvi che dovete placare i vostri giudizi.
Ho letto con gusto giorni fa un articolo di Giampaolo Pansa su «L'espresso» della settimana scorsa.
Egli ha ricordato le parole di Massimo D'Alema quando, nel 1996, vi fu l'inchiesta a La Spezia.
Diceva Massimo D'Alema - cito Giampaolo Pansa - che non si possono destabilizzare le istituzioni politiche andando in televisione a dire che vi sono dei politici coinvolti in un'inchiesta.
Nel 1996, quando vi fu questa inchiesta, tre membri del Consiglio superiore della magistratura dell'allora PDS chiesero al ministro di fare un'ispezione e dissero che alcune esternazioni di magistrati talvolta incidevano sul sereno svolgimento delle funzioni politiche di Governo e sull'andamento dell'economia.

Vi risparmio cosa scrisse Pietro Folena, allora coordinatore del partito di taluni di voi, su «l'Unità» e ciò che disse Cesare Salvi.
Anzi, cito Cesare Salvi che disse che era inaccettabile che le decisioni del Parlamento potessero essere condizionate dalle opinioni dei giudici.
Pensate un po', aveva ragione anche Cesare Salvi: cosa ci tocca dire in questa Aula!
(Applausi dal Gruppo PdL).
Sempre con garbato rispetto, nei giorni scorsi l'onorevole D'Alema ha invitato Silvio Berlusconi ad andare a testa alta a farsi giudicare dai giudici.
Perché, allora, ancora aspettiamo che il Parlamento europeo decida sulla immunità a cui, in sede europea, ha fatto ricorso Massimo D'Alema?

Siamo rispettosi delle posizioni di tutti, di D'Alema come di Fassino: ci mancherebbe altro! Oggi non è giornata che abbiamo utilizzato per speculazioni politiche e prendiamo con le pinze certi giornali e certe fonti.
Oggi ho sentito a sinistra molte critiche a «la Repubblica»: ben vengano! Certi giornali mi piacciono tutti i giorni: oggi mi sono piaciuti un po' meno, ma non abbiamo alimentato polveroni.
Dunque, D'Alema aspetta ancora che il Parlamento europeo valuti le sue carte mentre Berlusconi dovrebbe correre di fronte a giudici così definiti.
Condividiamo gli appelli che in queste ore sono stati rinnovati dal presidente Napolitano, che ieri ha parlato ancora una volta di una tendenza alla spettacolarizzazione dei processi.
Non citerò Ayala, Caponnetto e Falcone su alcuni eccessi di politicizzazione. (Proteste dai Gruppi PD, IdV e UDC-SVP-Aut).
Ci sarà tempo e modo di farlo in quest'Aula, colleghi.
Vorrei citare solo Di Pietro e Falcone.
Nei giorni scorsi Di Pietro ha affermato: quanto mi piace quando li vedo con il sangue agli occhi. Quasi che godeste nel creare lo scontro e il conflitto! A una persona che vorrebbe il sangue agli occhi dei suoi avversari noi contrapponiamo un giudizio di Giovanni Falcone, il quale dichiarò:
«La magistratura ha sempre rivendicato la propria indipendenza, lasciandosi in realtà troppo spesso irretire surrettiziamente dalle lusinghe del potere politico».

Siamo allora come oggi con Giovanni Falcone, non con il sangue agli occhi (Applausi dai Gruppi PdL e LNP) e voteremo orgogliosi questo provvedimento di legge.
(Applausi dai Gruppi PdL e LNP e del sottosegretario Giovanardi).







16 luglio 2008

RIFORMA GIUDIZIARIA, FINALMENTE SI FA SUL SERIO

Dopo le dichiarazioni di Silvio Berlusconi,ieri da Parigi, che ha sottolineato la necessità di una profonda riforma della giustizia “ab imis" che vada ben oltre la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, confermate in serata in un incontro tra il Premier e i parlamentari del PDL a Montecitorio, il ministro della giustizia Alfano intervenendo in un convegno delle camere penali, ha annunciato che a settembre, alla ripresa dei lavori parlamentari, si partirà con la riforma giudiziaria.
Si comincerà con la giurisdizione disciplinare dei magistrati, riforma del CSM, codice penale e di procedura, il ministro ha assicurato che coinvolgerà avvocati e ANM.
Forse finalmente si fa sul serio, sono i cittadini a chiederlo, disgustati,sfiduciati e schifati dall’inefficienza del sistema giudiziario e dalla politicizzazione di una rilevante parte della magistratura, come dimostrano inequivocabilmente tutti i sondaggi sulla materia,che rilevano come la fiducia degli italiani, in questo “corpo amministrativo dello stato” ,è ai minimi storici ormai da un pezzo.
Oltre che ai cittadini,lo dobbiamo a quei tanti magistrati che ogni giorno fanno il dovere in silenzio, magari a rischio della vita, e che non hanno “crisi di autostima” che li spingono ad occupare le prime pagine dei media.
E’ questo il cancro da estirpare, è questa la metastasi della nostra democrazia, è una riforma ineludibile,che va fatta presto e bene, sulla scia di quella fatta nella legislatura 2001-2006 che non fece in tempo ad andare in vigore,poi depotenziata dal governo Prodi con i magistrati che dettavano persino il calendario dei lavori parlamentari.
Intanto alla camera è stato approvato con la fiducia il decreto sicurezza, a causa dei troppi emendamenti presentati dalle opposizioni, il decreto adesso passa al senato che lo approverà definitivamente il 24 luglio.
Oltre al voto contrario,scontato, delle opposizioni, c’è da registrare l’astensione dei deputati radicali, che fanno parte del gruppo del PD alla camera, sul decreto sicurezza.
Ma forse non è del tutto una sorpresa,se nello stesso PD ci sono 17 correnti(pardon, associazioni culturali), anche loro vorranno distinguersi e rimarcare le loro diverse posizioni , o no?

UPDATE: Dopo che il ministro Calderoli aveva espresso dei dubbi sui tempi della riforma giudiziaria visto che l’agenda politica autunnale è pressoché piena, a cominciare dal “federalismo fiscale”, Berlusconi ha ribadito,dopo aver consultato anche Bossi in proposito, che federalismo fiscale e riforma della giustizia a settembre procederanno di pari passo in camere diverse.







25 giugno 2008

PRONTO IL NUOVO LODO SCHIFANI

Sarà varato nel prossimo consiglio dei ministri,probabilmente venerdì, il cd nuovo lodo Schifani, ovvero la legge che blocca i processi per le più alte cariche dello stato durante il loro mandato, lo ha annunciato il ministro della giustizia Angelino Alfano.
Si tratta di una norma che tutela le alte cariche dello stato,Presidente della Repubblica, Premier,presidenti di camera e senato e presidente della corte costituzionale, sospendendo i processi penali in corso per la durata in carica del mandato, restano sospesi naturalmente anche tutti i termini di decorrenza e prescrizione, una norma vigente in molte democrazie occidentali.
In pratica si tratta della riedizione del lodo Schifani già approvato nella legislatura 2001-2006, opportunamente corretto e integrato dai rilievi della corte costituzionale che ne provocarono la bocciatura.
C’è da registrare su questo fronte l’apertura del capogruppo al senato del partito democratico Anna Finocchiaro che, sfidando il manettaro Di Pietro ha dichiarato di non avere pregiudizi al riguardo, così come anche l’UDC guarda con favore a un provvedimento di questo tipo.
Si tratta di un provvedimento di assoluto buon senso, nessuna impunità,ma solo posticipo del giudizio, cosa che consente a chi è stato chiamato dal popolo di espletare il suo mandato al meglio senza nessuna remora, ed è il primo argine a quella parte di magistratura e procure eccellenti politicizzate, che vorrebbero sovvertire il libero e democratico voto,magari con accuse risibili e infondate come ha dimostrato recentemente il caso Mastella.
E non è certamente un caso che solo il 21% degli italiani ha fiducia nell’operato della magistratura, nel 1992-93 erano oltre l’80%.
Naturalmente è solo l’inizio, urge rimettere mano a quella parte della riforma giudiziaria approvata durante l’ultimo governo Berlusconi che non fece in tempo ad entrare a regime, ovvero struttura e burocrazia degli uffici giudiziari, netta separazione delle carriere tra PM e giudici, avanzamento di carriera per merito e concorsi e non per anzianità , test psichico attitudinali obbligatori poiché come in tutte le altre categorie anche tra i magistrati può esserci qualche “disturbato mentale”, ecc. ecc.
E’ utile ricordare infine che la magistratura non è un potere, bensì un organo amministrativo dello stato,seppur indipendente, e che la supremazia della politica che rappresenta il “popolo sovrano” non può essere messa in discussione se non da chi le ha conferito il mandato.
Più chiaramente :” LA SOVRANITA’ APPARTIENE AL POPOLO NON ALLE PROCURE”.




13 giugno 2008

VARATO IL DDL SULLE INTERCETTAZIONI

Il consiglio dei ministri riunito oggi ha varato all’unanimità e in un clima di “grande concordia”il disegno di legge sulle intercettazioni che è stato oggetto nei scorsi giorni di polemiche per lo più tendenziose e immotivate.
Si tratta di una vera e propria rivoluzione in questo campo, si potranno utilizzare le intercettazioni soltanto per reati che abbiano una pena edittale superiore ai 10 anni , ad eccezione dei reati di corruzione e concussione nella pubblica amministrazione e reati di gravissima pericolosità sociale come pedofilia ecc. le intercettazioni sono sempre consentite per il contrasto di mafia e terrorismo.
Le intercettazioni telefoniche saranno decise non più da un giudice monocratico bensì da un collegio formato almeno da 3 magistrati e non potranno durare più di tre mesi, non si potrà pubblicare nulla,nemmeno per sunto sino all’inizio del processo,ovvero all’udienza preliminare.
In ogni procura sarà creato un archivio con tracciabilità dei responsabili, previste pene fino a cinque anni per i pubblici ufficiali che le diffondono e da uno a tra anni per chi le pubblica con maxi multe agli editori, a secondo della tiratura sino a 400.000 euro.
Cosa importante le intercettazioni autorizzate per determinate ipotesi di reato non potranno in nessun modo costituire elementi di prova per altri reati.
«Questo provvedimento risponde esattamente al dettato della Costituzione sulla tutela della riservatezza - ha affermato in conferenza stampa il ministro della Giustizia, Angelino Alfano -. La nostra scelta è inoltre coerente con la Convenzione europea dei diritti dell'uomo». «Il sistema delle intercettazioni era degenerato - ha spiegato Alfano - perché la privacy delle persone è stata violata troppe volte. Il testo approvato è molto equilibrato e coniuga il diritto del cittadino a vedere assicurata la privacy e l'esigenza dell'ordinamento statuale che deve contrastare i crimini». Il ministro ha poi negato che questo provvedimento possa indebolire gli strumenti di indagine: «Enfatizzando il ruolo eccessivo delle intercettazioni si fa un torto alla magistratura. Che gode di mezzi ampi nel codice: non hanno bisogno della cuffia alle orecchie. E i cittadini avranno la bella conseguenza che avranno tutelata la loro sicurezza e la loro privacy».
Soddisfatto anche Silvio Berlusconi :” è un provvedimento che gli italiani vogliono, annunciato più volte in campagna elettorale ed è parte integrante del programma di governo”.
Era ora, adesso bisogna fare in modo che l’approvazione definitiva del parlamento avvenga prima della pausa estiva.
Naturalmente adesso si leveranno gli alti lai , soprattutto di giornalisti ed editori e in particolar modo di quelli che “ campano parlando male dei Vip e dei politicitrovando una miniera d’oro nel titillare il “peggio del paese” ,ovvero gli ignoranti nell’anima e gli invidiosi sociali, che odieranno sempre il politico e chiunque spicchi, perché nell’altrui compiutezza e appariscenza scaricheranno le colpe della loro mediocrità, costoro potranno cominciare a dilettarsi di scrivere magari romanzi rosa invece che pubblicare gli sms d’amore di Anna Falchi tanto per fare un esempio.
La materia va regolata, persino il presidente della Repubblica ne ha ravvisato la necessità e l’urgenza, c’è stata un anarchia totale in questi ultimi anni, a chi porrà obiezioni secondo cui senza le intercettazioni sarà più difficile scoprire determinati reati, rispondo che sarà sempre possibile,soltanto che adesso la materia è regolata, non è pensabile che ci si affidi solo alle intercettazioni,magari per anni sperando prima o poi di scoprire qualcosa oppure alla carcerazione preventiva come mezzo di delazione, anche per questi fatti l’Italia è maglia nera di fronte alle corti di giustizia internazionali.
Infine lasciatemi fare i complimenti al ministro Angelino Alfano,che nonostante la sua giovane età dopo circa un mese che ha assunto la guida di uno dei dicasteri più difficili,come quello della giustizia, si è già dimostrato padrone della materia e assolutamente all’altezza del compito a lui affidato, si è guadagnato già il plauso dei magistrati per la sua capacità di attenzione ai problemi , basta confrontarlo con Mastella o addirittura con Castelli per rendersi conto che è di un altro pianeta.
Non a caso lui e Maria Stella Gelmini sono due pupilli di Berlusconi, e da profondo conoscitore di uomini il Cav. non sceglie mai a caso i suoi collaboratori.






8 giugno 2008

IMMINENTE IL DDL SULLE INTERCETTAZIONI

E’ imminente il DDL sulla limitazione delle intercettazioni telefoniche e relativa pubblicazione sugli organi di stampa, lo ha annunciato il Presidente Berlusconi dal palco del convegno dei giovani industriali a S. Margherita Ligure, il varo è previsto forse già nel prossimo consiglio dei ministri.
Come promesso in campagna elettorale e previsto nel programma di governo presentato agli elettori ci sarà una stretta al “ grande fratello” delle intercettazioni, oggi possibile illimitatamente a discrezione dei singoli magistrati e singole procure per qualsiasi ipotesi di reato dal terrorismo al più insignificante dei furti, con un costo per la collettività di circa 300 milioni annui, si avete letto bene, 300 milioni, cifra confermata dal ministro della giustizia Alfano, praticamente un terzo del bilancio dell’amministrazione giudiziaria, roba da lasciare basiti.
Le intercettazioni saranno permesse solo ed esclusivamente nei confronti di terrorismo e criminalità organizzata(mafia,camorra ecc.) , il premier ha annunciato sanzioni durissime per i contravventori, 5 anni di carcere per chi le esegue, idem per chi le diffonde sulla stampa, con multe milionarie agli editori.
Si preannunciano tempi duri dunque per l’Italia gossipara, e per chi campa diffondendo, con la complicità di magistrati e uffici compiacenti, spezzoni di conversazione tra gente che magari si trova intercettata per caso insieme agli indagati ufficiali finendo tutti indistintamente nello stesso tritacarne mediatico, un esempio per tutti vedere pubblicati da un grande quotidiano nazionale gli SMS di Anna Falchi al marito che nulla avevano a che fare con le indagini , una vera e propria barbarie.
Adesso già si alzano gli alti lai dei difensori della libertà di stampa(Sic) ,che si “stracciano le vestiper lo scempio del regime che li priva della materia prima fregandosene della privacy dei cittadini, e naturalmente dei magistrati che saranno costretti ad alzare il sedere dalla scrivania e a indagare seriamente e scrupolosamente, guadagnarsi lo stipendio insomma, invece che aspettare il vicebrigadiere di turno che origlia tutto e tutti.
Non se ne curi Presidente Berlusconi e vada avanti, c’è un programma e degli impegni precisi su cui 18 milioni di elettori hanno dato un consenso e un voto chiaro e inequivocabile , non si possono deludere.






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