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AZZURRA LIBERTA'-ASCOLTA
 

INNO FORZA ITALIA-ASCOLTA
 



In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



PROGRAMMA DI GOVERNO
2008-2013


TUTTI I CANDIDATI DEL
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...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
più entusiasmante che      
ciascuno di noi possa avere
l'avventura di fare."     
Silvio Berlusconi  
























"E' sorta in questi anni 
un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
onesta, moderata  ma   
ferma  nel  difendere   
i  principi  di  libertà,   
che  non  ha  nessun    
passato da nascondere 
e  che  soprattutto non 
ha paura di sperare e di
credere. Questa  Italia 
siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





STO LEGGENDO:
CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
popoli oppressi?"



LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
il sangue dei vinti".
 


GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
L'11 SETTEMBRE.



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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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26 maggio 2009

PETTEGOLEZZI DEMOCRATICI

Credo che una campagna elettorale così non si sia mai vista, nel senso che non è per nulla una campagna elettorale di quelle solite, non c’è assolutamente un minimo di interesse da parte della stragrande maggioranza dei cittadini, si parte con un partito e il suo leader che hanno già vinto, l’unico motivo che ancora suscita un minimo di curiosità è sapere di quanto sarà il distacco tra il PDL e il PD , figuriamoci.
La paura di essere spazzati via definitivamente è forte ed è fondata, per questo il povero Franceschini, dopo aver scritto persino ai morti, si è ridotto a chiedere i voti non in nome di un programma o di un progetto politico : “ se Berlusconi vince con un margine troppo ampio, se il distacco sarà superiore ai 15 punti, potrà succedere di tutto”, questo insomma è diventato l’unico motivo per votare il PD, davvero non c’è bisogno di ulteriori commenti.
Del resto gli argomenti di grande spessore politico, ovvero veline , caso Mills, Noemi Letizia, di cui quotidianamente si occupano Franceschini e il PD non sembrano suscitare grande interesse nell’elettorato, anzi più di qualcuno comincia a chiedersi se per caso il partito democratico non sia diventato un partito di depravati e voyeur che fanno politica dal buco della serratura, visto che si interessano tanto delle “presunte performance amatorie” del cavaliere, tanto che ormai la sigla PD si può tranquillamente interpretare come “pettegolezzi democratici”.
Credo che ieri Berlusconi ha detto una grande verità quando ha affermato: “chi e' malato di invidia personale e di odio politico vota per la sinistra”.
E così in attesa di vedere il prossimo filmino del battesimo o della comunione di Noemi, anche Di Pietro e Casini dicono no alla proposta di un iniziativa unitaria fatta da Franceschini per unire le opposizioni contro il “ pericolo Berlusconi”, anzi Di Pietro è pronto a chiedere una “mozione di sfiducia” , dando così un magnifico assist a Berlusconi , il quale se fino ad ora esitava a prendere l’iniziativa , così avrà un magnifico pretesto per andare in aula a fare un “attacco istituzionale” alla magistratura politicizzata e alla stampa scandalistica, complimenti, sul risultato della mozione poi non sussiste il minimo dubbio, sarà respinta a larghissima maggioranza , con il risultato di rafforzare ulteriormente, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, Berlusconi.
Chiudo qui perché davvero c’è da scompisciarsi dalle risate.





15 giugno 2008

ITALIA MILITARIZZATA?

Sarà inserito nel decreto sicurezza in votazione da martedì al senato l’emendamento che prevede l’utilizzo di 2500 militari a disposizione dei prefetti per combattere la criminalità, frutto dell’accordo tra i ministri dell’interno Maroni e quello della difesa La Russa.
L’utilizzo dei militari deve essere, intanto, motivato da «specifiche ed eccezionali esigenze». È prevista nelle «province comprendenti aree metropolitane e comunque densamente popolate ». I militari, come accadde nell'operazione Vespri Siciliani del 1992, avranno «le funzioni di agente di pubblica sicurezza »: potranno fermare, identificare e perquisire persone e mezzi, se c'è il sospetto di comportamenti «che possono mettere in pericolo l'incolumità di persone o la sicurezza dei luoghi vigilati». Ma per completare gli accertamenti e per le funzioni di polizia giudiziaria dovranno passare la mano a carabinieri, poliziotti o finanzieri.
Il principale esponente dell’opposizione,Veltroni, e il partito democratico si dichiarano contrari, perché secondo loro non c’è nessuna emergenza, e si da un immagine catastrofica del paese, di rischio militarizzazione parlano Di Pietro e Casini.
Innanzi tutto c’è da osservare che l’eventuale utilizzo dei militari sarà deciso autonomamente dai prefetti, 2500 soldati poi, mi sembrano pochi per militarizzare l’Italia, la presenza dei militari più che altro serve dove sarà prevista, soprattutto per presidi fissi, e comunque a livello psicologico ha l’effetto di restituire un minimo di tranquillità ai cittadini che a stragrande maggioranza sono a favore del provvedimento.
Le pesanti sconfitte subite sembra invece che non abbiano insegnato nulla alla sinistra, continuano a non comprendere le preoccupazioni e le paure dei cittadini, al loft e nei terrazzi non si avvertono questi problemi.






19 febbraio 2008

L’ADDIO DI CASINI? NON SPOSTA NULLA!

Vi propongo l’intervista del leader del Popolo Della Libertà Silvio Berlusconi, rilasciata al quotidiano Il Giornale.

 

Presidente Berlusconi, ha visto? Il pullman di Veltroni è partito. E il suo?
«Il mio è rimasto e rimarrà in garage. Auguro a Veltroni di non prendere troppo freddo e di non stancarsi troppo, anche se poi, all'opposizione, avrà molto tempo per riposarsi. Davvero penso, “pacatamente, serenamente”, che oggi in Italia ci sia bisogno non di giri di valzer e di pullman ma di serietà, di competenza, di coerenza fra ciò che si promette e ciò che poi concretamente si mantiene».

La ritiene possibile la vittoria del Pd?
«No. Perché gli italiani hanno capito che la sinistra italiana non può e non sa governare».

Ma perché il progetto di Veltroni è irrealizzabile?
«Perché si potrebbe dire che nel programma che ha illustrato c'è del buono e del nuovo: peccato però che il buono non sia nuovo e il nuovo non sia buono. Quei dodici punti che ha presentato sono proposte per metà copiate dal centrodestra, a cominciare dal “meno tasse per tutti”».

E per l'altra metà?
«L'altra metà stava già nelle 281 pagine del programma di Prodi. Alcune di quelle proposte le hanno sbandierate a lungo ma poi sono finite nel cestino. Il programma, per la sinistra, è sempre stato uno specchietto per le allodole, cioè per gli elettori, da usare solo in campagna elettorale».

A che cosa si riferisce?
«Per esempio ai contributi per gli asili nido e ai sussidi per i figli. Anzi hanno abolito anche il nostro bonus bebé. Ma si potrebbe andare avanti punto per punto: hanno presentato agli elettori un programma di 281 pagine. Poi l'hanno sostituito con i dodici punti di Prodi e non hanno realizzato nemmeno quelli. Adesso spuntano altri dodici punti di Veltroni. Come si fa a credere che non li dimenticheranno anche stavolta?».

Ci sono anche novità come il salario minimo a 1000 euro.
«Buona questa. Sarà un incentivo per artigiani e piccoli imprenditori a non assumere più o ad assumere in nero».

La sinistra però ostenta grande sicurezza.
«Gli italiani ormai l'hanno capito che per la sinistra i programmi non contano nulla. Per la sinistra l'unica cosa che conta è la conquista del potere. Vogliono il potere per il potere, non per cambiare l'Italia. Non per il bene del Paese. Sono al massimo bravi facitori di parole, bravi ideatori di slogan, mentre io mi considero, al contrario, un costruttore di realtà, di realizzazioni concrete, con la capacità di amministrare e di governare un Paese che per responsabilità della sinistra e di Prodi è oggi in declino».

Però Veltroni ha avuto coraggio, ha scelto di correre da solo...
«Così aveva detto. Ma poi si è coniugato con l'uomo delle manette, quel Di Pietro campione del giustizialismo più efferato, pervicace nel fare del male agli altri. Noi invece abbiamo deciso e realizzato una scelta di assoluta chiarezza: con grande cortesia abbiamo detto “no” a Storace, a Mastella e a Casini. Ci siamo alleati soltanto al Nord con la Lega, cioè con il tradizionale partito del Nord».

A proposito di cortesia: Casini ha detto che non tutti sono in vendita.
«E chi lo voleva comprare? Loro sono quelli che fra il 2001 e il 2006 non ci hanno lasciato realizzare pienamente il nostro programma. E ci hanno impedito di vincere, due anni fa, opponendosi tra l'altro al cambiamento di quella legge liberticida che è la “par condicio”. L'adesione dell'Udc al Pdl, che è la costola italiana del Partito Popolare Europeo, sarebbe stata l'approdo naturale e coerente di uno dei partiti fondatori della Casa delle Libertà. Credo non sia stato giusto e lungimirante arroccarsi in un'identità senza prospettiva invece di dare una prospettiva politica e storica alla propria identità».

Non teme senza Casini che aumenti il rischio di perdere?
«Io penso che l'addio di Casini sia come l'addio di Follini: non sposta nulla. Gli elettori dell'Udc rimarranno in gran numero con il Popolo della Libertà».

Dicono che l'Udc sarebbe al 7 per cento...
«A noi risulta molto meno. Bisogna stare attenti perché si stanno artatamente diffondendo dati fasulli. Non è vero che il Partito Democratico sia al 35 per cento e non è neanche vero che Di Pietro sia al 6 per cento, i sondaggi di cui disponiamo lo danno sotto il 3 per cento».

D'Alema dice che è iniziata la rimonta. Dice che hanno recuperato già due punti di distacco.
«È la tecnica già adottata in passato. Diffondono dati che non esistono. Ma noi abbiamo fiducia nel buon senso degli italiani. Da una parte c'è una sinistra che ha governato male e che non ha realizzato nulla di ciò che aveva promesso, dall'altra ci siamo noi, che siamo guidati dal buon senso e che non abbiamo mai tradito gli impegni presi. Dopo l'esperienza con Prodi, che è ancora il presidente del Partito Democratico, gli elettori in buona fede non possono avere dubbi, non credo siano disposti a farsi prendere in giro un’altra volta».

Lei avrà già pensato sicuramente alla squadra di governo. Si parla di nomi eccellenti. Corrado Passera, per esempio...
«Per fare nomi è ancora presto. Di sicuro penso a un esecutivo formato da ministri di grande qualità e di sicure capacità operative».

Veltroni dice che il suo è un progetto superato.
«Da che cosa, dal loro? Il nostro è il progetto liberale che ha funzionato in tutte le democrazie dell'Occidente. Quello che prevede meno tasse sulle famiglie, sul lavoro, sulle imprese. Con la conseguenza di avere più consumi, più produzione, più sviluppo e quindi maggiori introiti dell'erario per aiutare chi ha bisogno, per costruire le infrastrutture, per ridurre il debito pubblico. Un progetto assolutamente concreto che cominceremo a realizzare fin dal primo Consiglio dei ministri, dove ci presenteremo con disegni di legge già pronti: il taglio dell'Ici, la detassazione degli straordinari, il bonus “bebé” e via dicendo. Sia chiaro: il momento è difficile e nessuno ha la bacchetta magica. Ma gli italiani sanno che il Popolo della Libertà rispetterà tutti gli impegni presi per far rialzare l'Italia. Mi chiedo: com'è possibile dare ancora fiducia a quella sinistra che finora, l'Italia, è stata solo capace di metterla in ginocchio?».

18/02/2008






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permalink | inviato da Aurora86 il 19/2/2008 alle 2:11 | Versione per la stampa


16 febbraio 2008

NIENTE CASINI.

Forse ce l’abbiamo fatta, dopo Mastella che correrà da solo, oggi è arrivato anche l’annuncio di Casini,ma era ormai chiaro da giorni ,mancava solo l’ufficialità, lo ritengo un bel colpo abbiamo preso due piccioni con una fava.
L’indecente balletto di questi giorni fatto dall’UDC dentro o fuori, non era altro che l’anteprima di quanto sarebbe successo una volta al governo, veti,infinite mediazioni, distinguo, tatticismi , un film già visto che per fortuna non si ripeterà .
Intanto già da qualche giorno molte federazioni provinciali dell’UDC stanno correndo armi e bagagli nel PDL, a cominciare da quelle siciliane, in prima fila i parlamentari Drago e Mancuso, questo dopo già gli addii di Giovanardi,Baccini e Tabacci.
Secondo me Casini,Cesa e Buttiglione faranno la fine del centrista Bayrou in Francia ridotto ai minimi termini da Sarkozy e la Royal.
Sul piano del risultato delle prossime elezioni , cambia poco o nulla, in pratica da una vittoria comodissima a una vittoria comoda, i più recenti sondaggi danno il PDL+LEGA NORD senza l’UDC al 47-48% anche al senato non c’è partita sarebbero 157 gli eletti per il PDL + 14 della LEGA NORD, considerando gli sbarramenti regionali del senato l’UDC avrà non più di 3-4 senatori di cui 2 eletti in Sicilia.
L’altra notizia del giorno è l’annuncio di Gianfranco Fini che ha dichiarato alla direzione nazionale di AN lo scioglimento in autunno del partito per fondersi nel PDL, questo a me sembra anche l’investitura ufficiale di Fini per il dopo Berlusconi.







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permalink | inviato da Aurora86 il 16/2/2008 alle 16:31 | Versione per la stampa


2 febbraio 2008

STANNO DANDO IL PEGGIO…

Pur di evitare le elezioni, scalerebbero a piedi anche i ghiacciai,cosi ironizza Casini che sottolinea la “confusione che viene dal Pd, che un giorno evoca la legge tedesca e il giorno dopo evoca il referendum sono due cose antitetiche”.
La crisi di governo che il presidente incaricato Marini sta cercando di risolvere con poche probabilità di successo,provoca ogni giorno nuovi e incredibili scenari, dopo aver rinnegato quello che hanno sostenuto sino a qualche giorno fa e cioè “se cade prodi si va a votare con questa legge”,la sinistra sta dando il peggio,terrorizzati dalle urne si attaccano a qualunque cosa pur di rimandarle.
E così dopo le parti sociali che vogliono una nuova legge elettorale, si scopre,incredibile dopo due anni che,la legge vigente sarebbe addirittura anticostituzionale, Veltroni propone subito una “grande coalizione", ma la ciliegina sulla torta è rappresentata dagli antireferendari che tutto d’un botto vogliono il referendum prima delle elezioni.
Solo dieci giorni fa
D’Alema dichiarava al Corriere :” Il referendum non risolverebbe, non è il giudizio di Dio. Il sistema elettorale che ne verrebbe fuori rischia di creare ulteriore confusione”. 
Ieri invece con una lettera aperta sempre al Corriere si propone di
scavalcare il parlamento e invoca il referendum “Ritengo che prima di andare alle elezioni si debba correggere la legge elettorale. Penso che se il Parlamento non è in grado di farlo,cosa che invece ritengo possibile e auspicabile , si debba consentire ai cittadini di decidere attraverso il referendum legittimamente richiesto e ammesso. Penso che fare altrimenti sarebbe lesivo di un diritto democratico e finirebbe per approfondire il varco tra i cittadini e le istituzioni”. Roba da ricovero
Il Paese ha bisogno di un governo forte e autorevole che sia in grado di governare e decidere, legge elettorale e riforme costituzionali benché necessarie non sono una priorità in questo momento, e non sono avvertite come tali dalla stragrande maggioranza dei cittadini,comunque si faranno dopo il voto, si è impegnato in questo senso Berlusconi, l’ultima cosa di cui ha bisogno l’Italia in questo momento è di un qualsiasi governicchio che tiri a campare.
Le elezioni ancorché anticipate ,sono il momento più alto di una democrazia, non bisogna aver paura ,come dice giustamente Mastellasono un bagno purificatrice” ,rimandarle non può che peggiorare la situazione.



Update: I presidenti del Comitato "Elezioni Subito", Renato Brunetta, e Fabrizio Cicchitto, si chiedono perchè il presidente del Consiglio incaricato Franco Marini ha ricevuto questa mattina i rappresentanti del comitato per la riforma della legge elettorale.
"Ci chiediamo - dicono - a che titolo siano state convocate. Se per essere convocati basta formare un comitato qualsivoglia, perchè non convocare il comitato da noi presieduto e costituito da circa un'ora per andare alle "Elezioni subito"?
E’ incredibile lo spettacolo a cui si sta assistendo, dopo sindacati,commercianti,artigiani e Confindustria anche il comitato per il referendum e un non meglio identificato “comitato per le riforme” sono stati ricevuti dal presidente incaricato Marini, insomma mancano solo le giovani marmotte e poi siamo al completo, in pratica tutti costoro decidono al posto del parlamento e del popolo sovrano se si deve andare alle urne o no,e poco importa che 2 italiani su 3 vogliono andare a votare senza se e senza ma.
Quando saranno sentiti i cittadini?
E’ inutile prendersela con l’attuale legge elettorale,nessun sistema può garantire l’omogeneità e i voti che non si hanno, basti solo ricordare che nel 1998 vigeva un altro sistema eppure la sinistra fece la stessa fine, ora come allora il governo Prodi cadde dopo circa due anni,la storia non si ripete mai a caso, si tratta di “incapacità endemica” o anche quella legge era sbagliata?
Ai detrattori dell’attuale legge che ,secondo loro non garantirebbe stabilità,è opportuno ricordare che con la precedente si sono avuti ben 6 governi in 7 anni dal 1994 al 2001 (Berlusconi,Dini, Prodi1, D’Alema1,D’Alema2,Amato).
Basta tirarla per le lunghe,al voto,subito!


26 novembre 2007

VUOLE SOLO UMILIARCI

Silvio Berlusconi questa volta fa sul serio, confortato dai recenti sondaggi sulla bontà della proposta del nuovo partito di centrodestra, i quali indicano chiaramente che una grossa fetta di elettori di AN e UDC,in alcuni casi anche il 50% ,sono disponibili a votare il nuovo soggetto politico, nonché molti delusi del centrosinistra, sta accelerando i tempi,nel prossimo week end nelle piazze di tutta Italia saranno raccolte le adesioni dei cittadini e si prevede l’assemblea costituente già a gennaio.
I bamboccioni scalda poltrone incominciano ad agitarsi di brutto, Casini oggi in un intervista al Corriere parla del Partito Della Libertà come un allargamento di Forza Italia e della volontà di Berlusconi di “ umiliare i suoi alleati” (Sic), scaricando da se ogni responsabilità per la mancata vittoria delle politiche del 2006 e altre castronerie del genere,come se gli italiani fossero a corto di memoria e non ricordassero la pazienza biblica di Berlusconi per portare a termine la legislatura.
Se frignano così vuol dire che si è colpito giusto, e io la prego Presidente di non cedere alla sua immensa bontà, adesso che li tiene per le p… stringa forte,ancora più forte,non molli proprio adesso che siamo sul più bello.
Si può perdere o vincere,all’opposizione o al governo,ma una cosa è certa con queste zavorre e questi parassiti non andiamo da nessuna parte,il popolo della libertà non sa che farsene.





24 novembre 2007

IL VERTICE DEI BAMBOCCIONI.

Fini e Casini si sono riuniti e hanno emesso un comunicato in cui affermano: "La gravità della situazione italiana,impone di elaborare progetti che nulla hanno a che fare con l'improvvisazione propagandistica né con estemporanee sortite populistiche".
"Se continuano così a noi va benissimo: noi ci teniamo gli elettori loro si tengono il progetto...", così sarcasticamente Silvio Berlusconi ha commentato il comunicato in serata uscendo da Palazzo Grazioli.
Chi l’avrebbe mai detto, probabilmente avranno visto gli ultimi sondaggi,finalmente forse questa volta in occasione di future competizioni elettorali vedremo un attacco a due punte, certo che ormai fanno solo sbadigliare.
Fortunatamente ci ha pensato Padoa Schioppa ad invogliare, anche se con pochi euro al mese, i bamboccioni ad andare fuori di casa, così Berlusconi gli ha detto: “ora basta siete grandi, andate a lavorare e a guadagnarvi da vivere come ho sempre fatto iotogliendogli le chiavi della casa(delle libertà), e non c’è niente di strano,succede nelle migliori famiglie o no?
Fino ad ora costoro hanno vissuto di rendita e luce riflessa,dimostrino adesso cosa valgono, smentiscano la Santanchè facendo vedere che non hanno le "palle di velluto".
Al popolo della libertà non servono “zavorre” e “parassiti” che ne frenano l’azione.



 


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permalink | inviato da Aurora86 il 24/11/2007 alle 1:52 | Versione per la stampa


20 novembre 2007

FINI E CASINI : GUARDARE AVANTI…

Vi propongo questa spassosa analisi de Il Foglio sulla capacità di guardare avanti di due politici di razza come Fini e Casini;
Andrea’s version
E’ giusto dar loro atto, hanno sempre guardato avanti. Non sempre saranno stati simpatici, non sempre saranno stati alleati affidabili, nella Casa delle libertà, ma occorre riconoscere che Fini e Casini hanno sempre saputo guardare in avanti. Sempre. Lo hanno fatto in momenti cruciali e lo hanno sempre, e più che giustamente, rivendicato con orgoglio. Guardare in avanti è d’altronde il grande pregio del politico di razza. Non è che siano uguali, Fini e Casini, ma la capacità di saper guardare al di là del proprio naso non è mai venuta meno, né all’uno né all’altro. Ancora di recente. Avvisando l’Amor nostro che non bastava la propaganda, ci voleva la politica, essi hanno di nuovo mostrato di saper vedere la prospettiva, di poter scorgere con vista acuta ciò che stava loro dirimpetto. Non si può dire, come Gianfranco ieri: “Quella del dialogo è la strada che a Berlusconi avevo già indicato io”, se non si è stati abituati a guardare l’orizzonte. Non si può dire, come Casini: “Io l’avevo previsto”, se non si sa guardare avanti, avanti, costantemente ancora avanti. Anche molto avanti, talora. Peccato, solo, che nel culo lo si prenda per lo più da dietro.
Il Foglio (20/11/2007)




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permalink | inviato da Aurora86 il 20/11/2007 alle 16:22 | Versione per la stampa


19 novembre 2007

FISSARE LA DATA DELLE URNE.

Occorre innanzitutto invertire l'ordine temporale dei fattori rispetto alle proposte che sino ad oggi la maggioranza ha fatto all'opposizione. Se non si parte dalla data entro la quale si considera conclusa, accordo o non accordo, questa legislatura, è evidente che sarà impossibile coinvolgere l'opposizione, ed in particolare Berlusconi. Occorre dunque fissare questa data assieme, e solo dopo delineare le due o tre cose da fare, sapendo sin da oggi che, se non si trovasse un accordo decente, comunque si andrebbe alle urne, e a decidere sarebbero i cittadini. Solo così sarà possibile configurare una legge elettorale che renda semplice quello che tutti i cittadini vogliono: una sana democrazia dell'alternanza in cui ci siano due schieramenti ,meglio due partiti, che si confrontano, l'uno vince e governa cinque anni, l'altro svolge l'altra funzione fondamentale di opposizione. Attenzione: ho detto governa, non fa finta di governare, o sopravvive a se stesso! Altrimenti per fortuna c'è il referendum.
Questo uno dei passaggi più significativi della lettera che il senatore dissidente Willer Bordon ha inviato al Corriere Della Sera, dove tra le altre cose si meraviglia di come non si prenda atto che non c’è più una maggioranza.
Sono perfettamente d’accordo con Bordon,se a Berlusconi gli si offre una data certa di conclusione della legislatura non avrà problemi a stringere un’intesa sulla legge elettorale e sulle 2-3 cose urgenti da fare prima delle urne.
In quanto alla meraviglia di una maggioranza che non c’è più, di questo bisogna ringraziare Fini e Casini,che di fronte al fatto di un governo sfiduciato in aula e votato solo per senso di responsabilità, sono riusciti a fare passare una chiara vittoria come una sconfitta di Berlusconi, ragionamento tipico dei bambini, ai quali se si dice in questi giorni ti faccio un regalo,ti rispondono o me lo dai oggi o non lo voglio più.
Costoro che sono dove sono,soltanto perché un giorno siamo passati noi e come la dea bendata gli abbiamo dato un bacio,adesso con il nuovo partito, potranno tranquillamente tornare dove erano prima,cioè ai margini della vita politica italiana.




18 novembre 2007

NASCE IL PARTITO DEL POPOLO ITALIANO DELLA LIBERTA’

 "Forza Italia si scioglierà dentro una nuova formazione politica" che si chiamerà "Partito del popolo italiano della libertà". Lo ha affermato il presidente Silvio Berlusconi, lasciando piazza San Babila dove ha annunciato la nascita di una nuova formazione politica:
"Una nuova creatura protagonista della libertà e democrazia dei prossimi decenni". Alla domanda su quale sarà il destino di Forza Italia, Berlusconi ha replicato: "E’ un nome che ha contato e che contribuirà a rendere più grande la nuova formazione".
Il nuovo partito, ha spiegato Berlusconi ai microfoni dei cronisti, "lo vogliono tutti i cittadini; in più di 7 milioni, una cosa mai successa nella storia della Repubblica, si sono recati ai chioschi per dire basta alla situazione attuale, uniti contro la frammentazione, per fronteggiare la sinistra che è sotto i diktat della sinistra estrema. Metà di coloro che sono venuti da noi ai gazebo non erano di Forza Italia". Berlusconi ha ripetuto: "Diamo via qui oggi stesso a questo nuovo futuro della politica italiana. Spero che aderiscano tutti, nessuno escluso". "Il partito lo rappresenteranno coloro che avranno avuto un’investitura democratica dalla gente".
"Domani presenteremo ufficialmente questa nuova iniziativa". Ci sarà una conferenza stampa? è stato chiesto dai cronisti. "Più conferenza stampa di questa, in mezzo alla gente..." ha sorriso Berlusconi. Il numero uno di Forza Italia, poi, ha spiegato che i gazebo - che in questi giorni hanno raccolto le firme per un ritorno al voto - resteranno aperti tutta la settimana e che cercheranno di essere presenti in tutte le regioni italiane.
Adnkronos 18/11/2007

Non impareranno mai, se qualcuno, avversari o alleati ,avevano immaginato Berlusconi nell’angolo con le spalle al muro è meglio che si rassegnino.
E’ proprio nei momenti difficili che Berlusconi da il meglio di se,il suo eccezionale tempismo e decisionismo, unito alla straordinaria dote di capire prima e meglio di tutti gli umori del paese, nonché il feeling con la gente, lo mettono in grado di non temere nulla e nessuno.
L’annuncio del nuovo soggetto politico che già nel prossimo week-end raccoglierà le adesioni dei cittadini,ottiene prima ancora della nascita, tre o quattro notevolissimi risultati:
-Si conferma l’indubbia leadership nel popolo di centrodestra e l’avversario con il quale la sinistra deve cercare di trattare per arrivare a una nuova legge elettorale e un piano minimo di riforme.
-Si libera in un solo colpo di Fini e Casini, perché presto i loro partiti saranno prosciugati,Casini potrebbe emigrare anche a sinistra, ma i suoi elettori li lascerà a Berlusconi, per Fini è ancora più dura, dopo che è stato eroso a destra da Storace e Santanchè rischia un profondo salasso dal nuovo soggetto politico,e lui non può nemmeno andare a sinistra, a meno che non si presenti da Berlusconi con il capo cosparso di cenere.
-Si libera di tutto l’apparato e i colonnelli di Forza Italia,che dalle prossime settimane se non mostreranno di valere,si ritroveranno a spasso.
-Tutti i piccoli partiti che sono nella CDL , tipo Nuova DC,Nuovo PSI,PRI, ecc .ecc. non hanno più scelta o si fondono nel nuovo soggetto o scompaiono.
Insomma è già una vittoria su tutti i fronti, quest’uomo non finirà mai di stupirmi, da domani e per i prossimi mesi non si parlerà che di questo.




17 novembre 2007

LE RIFORME? SOLO DOPO IL VOTO.

Vi propongo l’intervista di Silvio Berlusconi al quotidiano La Stampa.

«Se ho paura di essere accerchiato, di avere tutti contro? Guardi, io sono contento di essere accerchiato. Mai come ora ho tanto consenso nel Paese. Lascio a tutti gli altri, alleati compresi, i giochi di Palazzo e il teatrino della politica».
Niente da fare. Tutti gli chiedono di ripensarci, di sedersi al tavolo delle riforme, ma Silvio Berlusconi non ci pensa proprio. Nell’atrio della sede di Forza Italia, a via dell’Umiltà, il Cavaliere ripete che ha solo due obiettivi in testa: la caduta del governo Prodi e le elezioni. Se gli altri accettano di fissare la data del voto nel 2008 si può parlare di tutto, altrimenti no. Né è impressionato dal cambio di rotta degli alleati. O meglio, le aperture della Lega e dell’Udc al confronto sulla legge elettorale non le condivide, ma le comprende. I toni usati da Gianfranco Fini no. In privato si è anche arrabbiato: «Ha il vizio di litigare con tutti». In pubblico tenta, invece, di ricucire sul piano politico e non. Da quella sera in cui Fini dopo aver visto su «Striscia la notizia» la storia della sua relazione con Elisabetta Tulliani chiamò al telefono Ignazio La Russa ospite di «Matrix» per ordinargli: «Vieni via, sulle reti Mediaset non andiamo più».
Berlusconi, non pensa di aver sbagliato in qualcosa con i suoi alleati?
«Io non ho nulla da rimproverarmi. Nei confronti di nessuno. Certo se poi qualcuno mi tira in ballo per “Striscia la notizia”, che debbo dire? Come si può pensare che io possa essere, chessò, il mandante di una trasmissione di satira che tutti i giorni mi prende in giro. A parte questo, Fini ha ragione. Sono addolorato. Me la sarei presa anch’io. Del resto, sono io che gli ho telefonato per esprimergli la solidarietà. Né tantomeno - per parlare di un’altra accusa che mi fanno - ho spinto Daniela Santanchè a lasciare An»».
Non ha sbagliato neppure a puntare sulla caduta del governo sulla Finanziaria?
«Io non ho mai fissato una data. Ho parlato solo con esponenti del centrosinistra che dicevano peste e corna del governo. Poi è chiaro che se qualcuno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare. Senza contare che i senatori hanno subìto intimidazioni. Il governo ha fatto una pioggia di regali. Gli italiani all’estero hanno ricevuto un forfait di 36 milioni. Alla fine, la sopravvivenza del governo è costata un miliardo di euro».
Alla fine, però Prodi è ancora là...
«Vede, io comprendo l’etica della responsabilità di cui parla Dini. Non credo però che questo governo possa andare avanti. Le dichiarazioni di Dini sono state chiare. Addirittura, non mi aspettavo che Bordon e Manzione facessero un’uscita simile. Né che fossero seguiti a ruota da Pallaro. Ora stanno mettendo in piedi un gruppo parlamentare. Questo gruppo sarà padrone della legislazione. Deciderà ciò che va approvato e cosa no. E c’è ancora la Finanziaria, il welfare e tante altre cose. Il governo cadrà. Neanche le polemiche dentro il centrodestra bloccheranno questo processo. E se ci sarà la crisi, si andrà al voto. E, subito dopo, saremo noi ad aprire immediatamente una stagione per le riforme».
E se, invece, Prodi durasse?
«Loro continueranno a perdere consenso...».
E lei se ne starà fermo. Non aprirà neppure sulla legge elettorale?
«Ci sono troppe posizioni nella maggioranza. Neppure la proposta di Veltroni è chiara. Non ci sono le condizioni per sedersi ad un tavolo per un dialogo serio. E, a ben vedere, neppure dentro il centrodestra c’è una posizione univoca. Ad esempio, se An accettasse un sistema come quello proposto da Veltroni, non conterebbe più niente. Verrebbe marginalizzata».
D’accordo, ma intanto Fini, Casini e Bossi hanno accettato di dialogare con la maggioranza.
«Gli interessi dei partiti del centrodestra sono comuni. Nessuno è uscito dalla coalizione e tutti vogliono mandare a casa Prodi. E comunque, senta bene, qualsiasi dialogo non può prescindere da Forza Italia che è il primo partito del Paese».
Ma i suoi alleati ce l’hanno con lei...
«Io ho dovuto sempre ragionare con tutti, mediare. Mi creda, non è una cosa facile. A volte è estremamente faticosa. E’ proprio il mio ruolo che mi fa dire che non sono fungibile, perché nessuno potrebbe avere la pazienza che ho io».
E se la legge elettorale fosse accompagnata dall’impegno di votare nel 2008?
«Sono a disposizione. Parliamone. E’ quello che vogliono gli italiani. Per ora, non ci sono proposte che giudichiamo valide».
Eppure il suo consigliere preferito, Gianni Letta, ha ipotizzato in un libro-intervista una vasta coalizione per le riforme.
«Intanto si tratta di un’intervista rilasciata mesi fa. Comunque io e Letta siamo le persone più ragionevoli che si possano trovare. Ma lo siamo sulle cose, appunto, ragionevoli, non su quelle impossibili. Chi ha fatto a suo tempo, subito dopo il voto, l’offerta di una grande coalizione? Io. Ma adesso dovremmo condividere la responsabilità del disastro provocato da Prodi. Ora le grandi intese o il governo istituzionale non sarebbero una mossa giusta».




5 novembre 2007

DECRETO SICUREZZA : CDL,NO A QUESTO TESTO.

Si è tenuto  nella residenza romana di Silvio Berlusconi il vertice della CDL, uscito dal vertice dei capi dell'opposizione, in corso a Palazzo Grazioli, Gianfranco Fini ha dichiarato che «al momento non ci sono le condizioni per esprimere un voto favorevole al decreto, nonostante le parole di Padoa-Schioppa e di Amato. Se il testo è quello presentato alle Camere non lo voteremo». Fini ha spiegato inoltre che «nel testo non c'è la norma che abbiamo tutti invocato per l'espulsione dei cittadini comunitari, anche per coloro che sono nell'impossibilità di dimostrare un reddito e anche per la parte relativa alle espulsioni attraverso un intervento coatto. Nel testo - ha concluso Fini - non c'è nulla di esplicito. Di conseguenza - ha sottolineato Fini - presenteremo degli emendamenti unitari che recepiscono questi principi».
Per Pierferdinando Casini (Udc) «la sicurezza dei cittadini italiani merita che l'opposizione si presenti unita. L'esasperazione e la frustrazione davanti alla delinquenza è qualcosa che riguarda tutti i cittadini».
«Abbiamo presentato emendamenti - ha commentato Roberto Maroni, della Lega Nord - Se vengono accolti votiamo sì. Faremo un'azione in fasi: la prima è emendare questo decreto che si limita ai cittadini comunitari» mentre, ha proseguito il capogruppo del Carroccio alla Camera, «il problema è ben più ampio dei cittadini comunitari». E poi «la definizione di una proposta condivisa della Cdl sulla sicurezza, sulla legge Bossi-Fini, sui cittadini extracomunitari e sui clandestini che verrá studiata nei prossimi giorni».
Una posizione critica è stata ribadita anche da Francesco Nucara, segretario del Pri: «Abbiamo deciso di presentare pochissimi emendamenti unitari, cinque o sei. Ma se questi non verranno ammessi voteremo contro». Nucara ha aggiunto ancora che «verrà presentato dalla CDL anche un pacchetto con proposte sulla sicurezza in generale, che riguardano anche gli extracomunitari».
05/11/2007

Bene così, il decreto del governo è un “pannicello caldo” che non serve assolutamente per estirpare un cancro come quello dell’invasione e della delinquenza di comunitari ed extracomunitari.
Non serve a nulla un decreto di espulsione se non è seguito dal rimpatrio coatto,così come non serve a nulla espellere soltanto coloro che vengono colti in flagranza di reato,ignorando tutti coloro che senza un reddito certo e dimostrabile per vivere delinquono o si aggregano a bande di criminali.
E quand’anche si faccia tutto questo non serve a nulla se non si procede a una moratoria dei flussi nel rispetto del trattato europeo,contro i paesi nuovi entrati nell’unione,almeno per qualche anno per arrivare a una stabilizzazione.
Se accolgono le giuste richieste della CDL, il decreto diventa una cosa seria e si può senz’altro votare,altrimenti se lo votino loro,non è un certo un problema.
Il problema purtroppo è dei cittadini,costretti da un governo inetto,indeciso e inefficiente , a vivere con il terrore anche di scendere sotto casa per depositare il sacchetto della spazzatura.




11 settembre 2007

ALLEANZE DI NUOVO CONIO...

Piero Fassino,a proposito delle alleanze di “nuovo conio” del Partito Democratico, e convinto come tutti del resto,che con una maggioranza risicatissima non si possa più andare avanti a lungo, invita a ristrutturare la squadra di governo e ad aprire a nuove alleanze con UDC e la Lega Nord.
L’UDC non ha i numeri per sostituire la sinistra radicale nella maggioranza,inoltre qualche giorno fa lo stesso Casini citando un sondaggio da lui stesso commissionato,osservava che il 60% degli elettori dell’UDC non voterebbero mai il partito,ove questo si spostasse a sinistra, e ribadiva quindi di essere alternativo all’attuale maggioranza.
Solo qualche giorno fa lo stesso Fassino insieme a Rutelli , chiedeva a Berlusconi di “espellere” la Lega Nord dal centrodestra dopo le dichiarazioni di Bossi, forse perché ci si vogliono alleare loro?
Mi sembra molto difficile che si possa rompere l’asse Bossi-Berlusconi-Tremonti, e in ogni caso nemmeno la Lega Nord ha i numeri per sostituire la sinistra radicale, il tutto senza tener conto del fuoco di sbarramento che arriva dal governo e da molti partiti della maggioranza.
L’ipotesi di alleanza della sinistra con la Lega Nord,ricompare ciclicamente ogni volta che ci sono difficoltà, memorabile l’intervento di D’Alema durante il congresso della Lega al Palatrussardi di Milano il 12 Febbraio 1995 :” LA LEGA NORD E' UN MOVIMENTO DEMOCRATICO POPOLARE,IL MAGGIOR PARTITO OPERAIO DEL NORD, UNA COSTOLA DELLA SINISTRA", e se non ci si allea con le costole…
Della serie, disposti a tutto,pur di salvare le poltrone.

         


4 agosto 2007

ANDREOTTI INTERVISTA SILVIO BERLUSCONI.

Un giornalista  d'eccezione ovvero il senatore a vita Giulio Andreotti, in qualità di inviato del settimanale DiPiù oggi in edicola,intervista a Palazzo Grazioli Silvio Berlusconi,questi i passi più salienti.

Roma - "L’ho detto più volte: il Paese avrebbe davvero bisogno di una sinistra moderna, moderata, ineccepibile nelle credenziali democratiche. Una sinistra solidamente ancorata ai valori delle socialdemocrazie europee. Purtroppo in Italia questa sinistra non esiste e non sarà il Partito democratico a crearla". "Siamo di fronte a un’operazione di vertice, che fin qui non ha coinvolto in nessun modo i cittadini - aggiunge - Le primarie non cambieranno la situazione perché saranno una sfida tra apparati, ciascuno dei quali metterà alla prova la propria capacità di mobilitazione. Un po' più, e nello stesso tempo un po' meno di un congresso di partito. Il forzato ritiro della candidatura di Bersani mi pare emblematico del grado di controllo che gli apparati continuano a mantenere". "Al di là di questo, chiunque dovesse guidare il Partito democratico e sostituire Prodi alla guida del governo si troverebbe esattamente nella posizione di Prodi. Dovrebbe accettare tutti gli ordini della sinistra estrema o altrimenti andare a casa".
Il governo non ha fatto leggi significative "Non mi sembra che il nuovo governo sia riuscito a fare cinque leggi davvero significative. Ha solo annunciato confusi progetti, che non passeranno mai in parlamento. E poi non credo, a differenza di ciò che fa questa sinistra, che il nostro primo compito, una volta tornati al governo, sarà quello di cancellare il passato".
Nella Cdl niente primarie. Non servono, perché non ci sono dubbi su cosa vorrebbero gli elettori, dice Silvio Berlusconi, intervistato da Giulio Andreotti per il numero di "Dipiù" in edicola domani. E la questione della nuova leadership che pone Pier Ferdinando Casini "non è attuale". Insomma, il leader di Forza Italia riconosce: "Se mi fastidio che si parli sempre più spesso del dopo Berlusconi? Beh, francamente sì, anche se è doveroso pensare al futuro. La leadership la decidono i cittadini con i loro voti. E non mi pare che ci siano nel centrodestra molti dubbi sul voto degli elettori", risponde il Cavaliere quando Andreotti chiede se la Cdl debba fare come il Pd.
Il rapporto con An e l'Udc Quanto al rapporto con Fini "da ricucire", il leader degli azzurri risponde ricordando i 13 anni di "battaglia comune" con An. "Naturalmente - aggiunge - l’alleanza con An, come con gli altri partiti del centrodestra, rientra nell’articolazione bipolare della politica italiana: un sistema, il bipolarismo, che si è realizzato grazie alla nostra discesa in campo nel 1994, e del quale siamo orgogliosi". E Casini? "Non sono mai riuscito a capire in che cosa si sostanzia la distinzione dell’Udc dalla Cdl - dice Berlusconi -. Forse nell’affermazione di un ruolo autonomo dell’Udc? Questo nessuno lo ha mai messo in discussione. Nella scelta del futuro candidato premier? Non mi sembra un argomento attuale". Berlusconi dà "per scontato" la fedeltà dell’Udc al mandato degli elettori e sottolinea come in parlamento "tranne un singolo episodio", l’opposizione sia sempre stata unita.
Quanto ai rapporti personali, "con Pier Ferdinando sono quelli di sempre: assolutamente affettuosi". Tanto più "sui valori che ci uniscono nel Ppe". A proposito dei dissensi nella coalizione, Berlusconi spiega di essere stato "disturbato o meglio addolorato per il disaccordo su importanti provvedimenti" ai tempi del suo governo: "Privatizzazione dei servizi pubblici locali, abolizione dei privilegi delle cooperative rosse, separazione dell’ordine dei giudici dall’ordine dei pubblici accusatori, riduzione dell’aliquota massima per le imposte al 33%".
Tradito da chi cambia bandiera senza idealità Insomma, da chi e quando si è sentito tradito? chiede Andreotti. "In politica, da tutti coloro che cambiano bandiera senza una motivazione politica o ideale - è la risposta di Berlusconi - Da coloro che usano i voti di centrodestra per appoggiare la sinistra. Da coloro che nei momenti in cui sembravamo perdenti, per esempio nel 1996, ci hanno lasciato. Non hanno tradito solo noi, in verità hanno tradito prima di tutto il patto fiduciario con i cittadini. È uno dei modi attraverso i quali si distrugge la credibilità della politica. Questo fa male, molto male, alla democrazia". 
Rifarei tutto ciò che ho fatto "Il paragone con Napoleone? Mi fa sorridere, in verità, anche perchè chi lo propone vorrebbe probabilmente vedermi a Sant’Elena. Credo invece che la prossima Waterloo della politica italiana riguarderà proprio la sinistra". Il Cavaliere affronta anche argomenti della sua vita privata: la moglie Veronica, i figli, il rapporto con la mamma, signora Rosa. E anche quello con la politica. Lei ha tutto: fama, ricchezza, potere. Molti si domandano: perchè si ostina a fare politica?, chiede Andreotti. "Tutto? Esiste una cosa molto più importante, che si chiama libertà. Voglio difenderla e ampliarla, per me stesso, per i miei figli, per tutti gli italiani". Mai un pentimento? "Mai", anche grazie "all’effetto della gente". "Certo ci sono stati momenti di delusionè, aggiunge facendo riferimento alla «notte di spogli e brogli" dopo le elezioni del 2006. Andreotti chiede a Berlusconi che cosa non rifarebbe della sua vita?; e il leader di Forza Italia risponde: "Rifarei tutto ciò che ho fatto. Non ho rimorsi nè pentimenti. Sono in pace con me stesso. Non ho fatto nulla di cui abbia poi dovuto pentirmi. Non ho recato danno a nessuno. Al contrario mi piace pensare che tutti coloro che in qualche modo sono entrati in contatto con me abbiano tratto vantaggio da questa vicinanza. Mi piacerebbe che di me si dicesse che sono un uomo giusto e generoso".
Accuse false contro di me e Andreotti "Accuse strumentali e folli" e "gogna mediatica". Sono le esperienze negative che il Cavaliere dice di aver subito come Andreotti. "Come me - chiede il senatore a vita - lei ha subito varie vicissitudini giudiziarie. Se fosse stato condannato, quali cambiamenti ci sarebbero stati nella sua vita? Ci ha mai pensato?". "La sua vita e la mia, presidente Andreotti - è la risposta di Berlusconi - sono state comunque profondamente influenzate da vicende giudiziarie dalle quali entrambi siamo usciti prosciolti. Lei e io abbiamo dovuto dedicare tempo, risorse, impegno per difenderci da accuse strumentali, calunniose e folli, ma tuttavia sostenute con pervicacia da chi voleva, per via giudiziaria, avere ragione della storia e della politica del nostro Paese. Entrambi abbiamo subito l’esperienza della gogna mediatica, dell’irrisione, del tentativo di emarginazione". "Per lei e per me - conclude il presidente di Forza Italia - alla fine, è esistito un 'giudice a Berlino' che ha saputo ristabilire la verità, la dignità ferita, l’onore leso. Ma certo la politicizzazione della magistratura è un’anomalia patologica che prima o poi dovrà essere rimossa".




25 luglio 2007

RIFORMISTI ALL'AMATRICIANA

Il candidato alla guida del Partito Democratico,Walter Veltroni ci avvisa che la democrazia italiana è malata(Sic),per fornire al paese "istituzioni nazionali forti, e un "sistema politico adeguato" propone dieci "riforme costituzionali" e istituzionali per risolvere la "crisi del sistema".
La ricetta di Veltroni parte dal Parlamento: superare il bicameralismo perfetto (la Camera resta assemblea politica, il Senato rappresenta le autonomie locali) e ridurre il numero dei parlamentari.
Quanto alla forma di governo, Veltroni sceglie il "premierato sul modello europeo". Dunque "rafforzamento dei poteri del primo ministro" (con potere sostanziale di nomina e revoca dei ministri) compensato da nuove e più incisive garanzie per la minoranza.
E ancora "legge elettorale per ridurre la frammentazione e consentire al governo di attuare il suo programma" e "corsia preferenziale in Parlamento per i disegni di legge del governo".
Ciliegina sulla torta il federalismo: Veltroni chiede di attuarne "gli aspetti più innovativi", di accelerare sul fronte fiscale e di consentire "forme particolari di autonomia che possono avvicinare le Regioni a statuto ordinario alle autonomie speciali".
C'è da rimanere basiti, si ricalca più o meno pari pari la riforma del centrodestra bocciata dal referendum un anno fa,che lo stesso Veltroni avversava.
Possibile che quella che veniva etichettata come "anticamera di un regime autoritario","esautorazione del parlamento"e "onnipotenza del premier" adesso diventa la panacea di tutti i mali?
E' vero che da sempre i "trinaricuti" come nella migliore tradizione comunista,hanno la rara capacità di cambiare posizione a seconda delle proprie convenienze,ma questo mi sembra francamente troppo,non è che dovremo vedere nelle piazze Fini,Bossi,Berlusconi e Casini al grido di "salviamo la costituzione"?
E' inutile,se non si complicano la vita non sono contenti, che bisogno c'è di tentare di far passare come "il nuovo che avanza", uno come Veltroni che andava a Berlino Est ai festival della gioventù comunista ad applaudire i tetri e sanguinari burocrati di Breznev o che il 24 febbraio 1974 organizzava una formidabile manifestazione intitolata: Togliatti con noi. Nel nome di Togliatti le lotte dei giovani per la pace, la libertà, il socialismo,quando per un programma come questo basta e avanza un Calderoli qualsiasi?




1 giugno 2007

CHI TOCCA BERLUSCONI MUORE.

Oltre  Prodi e la sinistra, c’è un altro grande sconfitto da queste elezioni amministrative,si tratta di Casini e dell’UDC.

In una tornata elettorale dove tutta la CDL ha ottenuto ottimi risultati ovunque si è votato,FI al 27% ma bisogna aggiungere almeno un 3% di liste civiche di ispirazione “azzurra”, La Lega Nord in alcune province raddoppia addirittura i suoi voti, AN è il primo partito della coalizione a Reggio Calabria, Lecce e nel Lazio, la DC di Rotondi raddoppia i suoi voti , ottimi risultati anche per Alessandra Mussolini,Pensionati, MS Fiamma,  PRI, PLI e Nuovo PSI, l’unico partito in controtendenza è l’UDC che dal 6,50% conseguito cinque anni fa passa al 4,58%.

Sicuramente a me per prima è un dato che non fa piacere, tutti ricorderete nei mesi scorsi le polemiche di Casini e Cesa con Berlusconi e gli alleati, i distinguo e i tatticismi ecc. ecc.

Io penso che proprio una buona parte degli elettori UDC si sono stufati di questo andazzo e hanno preferito votare altri partiti della coalizione,del resto dopo aver visto e constatato che fine ha fatto il voto che avevano dato a Follini, le acrobazie dei big del partito che vorrebbero nostalgicamente rifare un grande centro sconfitto dalla storia e nessuno vuole più, e vorrebbero dagli elettori un mandato in bianco per decidere loro cosa fare e con chi, onestamente non si può dare loro torto.

Inoltre aldilà dei distinguo dei partiti Berlusconi è unanimemente riconosciuto da tutto il popolo del CDX come il leader naturale,basta vedere l’entusiasmo con cui è accolto in tutte le piazze, ancora una volta si è speso in una magnifica  campagna elettorale andando a strappare i voti uno a uno per se e per tutta la coalizione, oppure come non ricordare l’ovazione ricevuta proprio  al congresso dell’UDC che ha creato non pochi imbarazzi a Casini&C.

La polemica pretestuosa dei dirigenti UDC sulla leadership non ha senso, è infondata e priva di qualsiasi argomento a sostegno, se qualcuno di loro la reclama non ha che da metterci la faccia e farsi avanti,  come ha giustamente ricordato tempo fa  Berlusconi “è il popolo che sceglie i leader,non i leader che scelgono il popolo”.

Siamo proprio sicuri che una CDL guidata da Casini,Cesa o Buttiglione possa ottenere questi risultati? E’ ridicolo solo pensarci.

Non è un caso che la CDL ha perso dove erano candidati a sindaco esponenti dell’UDC, come a L’Aquila e Frosinone, a Verona dopo aver cambiato il candidato sindaco UDC Meocci, si è vinto alla grande,ad Asti invece il candidato sindaco UDC ha corso da solo rimediando un magro 5,8%, il resto della CDL ha stravinto alla grande al primo turno con Galvagno.

Insomma forse sarà conveniente per  gli amici dell’UDC decidere una volta per tutte da che parte stare,non hanno i numeri in parlamento per sostituire al governo la sinistra radicale,inoltre il partito si spaccherebbe fatalmente, la maggior parte degli elettori difficilmente li seguirebbe e infine proprio queste elezioni hanno dimostrato che gli elettori non hanno voglia e nostalgia di grande centro.

Come qualcuno ricorderà qualche anno fa, Fini, ebbe anche lui manie di visibilità e protagonismo, sappiamo tutti come è finita,probabilmente adesso per un bel  pezzo, non sentiremo  polemiche e attacchi pretestuosi dai leader UDC alla CDL e a Berlusconi,accetto scommesse.

Si potrebbe dire,senza tema di essere smentiti, parafrasando gli avvisi posti sulle cabine elettriche, “chi tocca Berlusconi muore”.



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22 aprile 2007

IL "COMPAGNO BERLUSCONI " (IDEE PER IL PANTHEON) !

Fine settimana di Congressi per il “compagno Berlusconi”, prima dai DS e poi dai DL che si accingono a confluire insieme nel partito democratico.

Con la Margherita e Rutelli , applausi al suo arrivo, reciproco scambio di complimenti , e proposte di collaborazione nell’interesse del paese, più o meno tutto normale ,ma è al congresso dei DS che Berlusconi ha rubato la scena a Fassino&C, tant’è che qualche maligno  sussurrava che “è venuto ad assistere al funerale della quercia.

In compagnia di Bonaiuti e Gianni Letta il Cav. si è presentato al Pala Mandela di Firenze dove era in programma l’ultimo congresso dei DS, oltre alla sua personale scorta è stato preso in “consegna” dal servizio d’ordine dei DS composto dai “comunisti portuali livornesi” e scortato al suo posto tra una ressa di folla,giornalisti e fotografi, che con somma meraviglia hanno constatato la totale assenza di contestazioni, nemmeno un fischio per sbaglio.

Prima dell’inizio dei lavori ha ricevuto il saluto di Fassino che si è intrattenuto con lui qualche minuto e gli ha stretto calorosamente la mano, quasi una legittimazione del nuovo soggetto politico, poi ha ascoltato la relazione del segretario dei DS, ha annuito e applaudito in alcuni passaggi,sulle riforme e sulla non demonizzazione degli avversari politici.

Alla fine prima di andarsene ai cronisti ha detto : “Siamo venuti ad ascoltare la relazione del segretario in un momento di transizione verso, spero, una democrazia più moderna e più avanzata, in cui ci siano dei partiti che si confrontino tra di loro senza volersi eliminare a vicenda, ma magari rispettandosi, l’intervento del segretario è stato un intervento serio, responsabile e sincero sulle difficoltà che il progetto incontrerà, faccio molti auguri alla volontà coraggiosa di Fassino.

Se questo è il Partito democratico al 95 per cento sarei pronto ad iscrivermi anche io”.

Un clima di “distensione totale “ insomma, ma chissà cosa pensa davvero il Cav. , non a caso D’Alema nel suo intervento ha ricordato che “Berlusconi ha una straordinaria percezione di quel che avviene nel paese”.

Dopo le folle amiche ,nel giro di pochi giorni,Berlusconi ha affrontato anche quelle avversarie o presunte tali , prima ha messo in grave imbarazzo Casini al congresso UDC dove è stato salutato da un’autentica ovazione, poi in questo fine settimana accolto benissimo ai congressi DS e DL , pare che lo faccia apposta, quasi a voler dimostrare, casomai ce ne fosse ancora bisogno, che è lui, il leader più carismatico che c’è in Italia, del resto già nel medioevo l’acclamazione popolare stabiliva le cariche pubbliche.

Tornando al costituendo Partito Democratico, non ho notato , ma non è una novità , nessun riferimento alla classe operaia,ai lavoratori , si autodefiniscono un partito  di popolo , tanto che la parola sinistra è stata cancellata, ormai è già da un pezzo che si occupano soltanto di “alta finanza”,di Merchant Bank e come diventare padroni di banche e assicurazioni.

Può darsi che io sbagli,ma vedo soltanto la continuazione naturale di DS e DL come un solo “partito elitario”  ,si applaudono a vicenda  con l’annuncio di tante buone intenzioni,ovvietà e banalità a iosa, ma nulla di nuovo e concreto, tutto straordinariamente borghese insomma, non a caso la minoranza di sinistra capeggiata da Mussi ha preferito abbandonare il progetto da una parte,così come Bianco e De Mita dall’altra,non vi si ritrovavano più, e non hanno tutti i torti,da oggi in poi sarà difficile trovare nelle sezioni del PD il celebre quadro di Pelizza da Volpedo ,raffigurante i proletari del quarto stato, questi nella migliore delle ipotesi saranno sostituiti da “ ingegneri tangentisti rei confessi “ e da “illustri calzolai”, mi sembrano piene di buon senso le parole di Umberto Bossi quando dice che in politica due più due non fa quattro.

Va dato atto comunque che soprattutto il congresso dei DS è stato sensazionale, ottima musica,luci e palco curatissimi, attori che recitavano benissimo la loro parte, quasi un congresso di Forza Italia, forse addirittura meglio.

Ma a cosa serve cambiare in continuazione nomi e simboli se poi gli uomini e la mentalità sono sempre quelli?

Infine ultimo problema da risolvere,il Pantheon, un nuovo partito o partito nuovo abbisogna di radici profonde e così ci si è esercitati a cominciare da Fassino su chi metterci e chi No.

Che pena però questi ex comunisti,ogni volta che cambiano nomi e simboli, sputano sul loro passato pur di rimanere a galla, per convenienza avendo ormai perso l’identità.

E così archiviati Gramsci,Togliatti e Berlinguer, rimossi del tutto Marx, Stalin,Mao,Pol Pot, Fidel Castro ecc., nel Pantheon del Parito Democratico entrano di diritto De Gasperi, Kennedy, Martin Luther King, Bettino Craxi , Moro, ecc. , e ancora se ne cercano altri.

Io un modesto suggerimento l’avrei, un altro nome da inserire nel Pantheon del nuovo partito: Silvio Berlusconi.

Si avete letto bene,proprio lui, dite che questo poi sarebbe veramente troppo?

Aspettate e vedrete, tra qualche decennio, meglio se post-mortem, con la “bulimia da ripensamenti “ che contraddistingue i post-comunisti, magari in occasione di un nuovo nome e un nuovo simbolo, perché questo sicuramente non sarà l’ultimo, Berlusconi sarà additato da costoro come un grande statista,un sincero democratico, l’uomo che costruì la destra democratica in Italia, accetto scommesse.

Perché aspettare fino ad allora dunque? Si metta subito Berlusconi nel Pantheon del Partito Democratico e non se ne parli più.
Ma si costruiamo pure una nuova storia, tanto che importa se in quelle precedenti si è sbagliato tutto?





16 aprile 2007

CUFFARO: I NOSTRI VALORI SONO QUELLI DELLA CDL.

Si è chiuso a Roma il congresso dell’UDC  con la riconferma di Lorenzo Cesa a segretario con l’86% dei voti, a Carlo Giovanardi circa il 14% dei consensi, ben oltre le previsioni che lo accreditavano intorno al 10%.

Casini nella relazione finale ha ribadito che l’UDC è alternativa a una sinistra italiana senza valori,per questo vuole costruire un centro dei moderati.

Dopo la standig ovation riservata l’altro ieri a Silvio Berlusconi,calorosi applausi dei delegati per il leader di AN Gianfranco Fini che ha abbracciato Casini, e per Totò Cuffaro.

Il Presidente della regione Sicilia ha sottolineato che “i valori dell’UDC sono quelli della CDL”, ha ribadito la sua stima e amicizia per Silvio Berlusconi e ha pronosticato  la vittoria del centrodestra alle amministrative siciliane,che si svolgeranno 15 giorni prima che nel resto d’Italia, fungendo così da stimolo per tutto il resto del paese.

Cuffaro ha detto di affrontare con serenità il processo che lo riguarda,di essere pronto alle dimissioni in caso di condanna,e di aver rispetto per la magistratura,  non come tanti che la trasformano in uno strumento buono per ghigliottinare la gente.


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2 aprile 2007

GIOVANARDI NON CI STA .

La spaccatura dell'Udc, culminata con le diverse posizioni sul rifinanziamento delle missioni all'estero, è adesso ufficiale.

L'ex ministro per i Rapporti con il Parlamento Carlo Giovanardi ha radunato il fronte anti-Casini del partito nella sua Modena, e ha lanciato la propria candidatura alla guida del partito. Con poche e chiare parole d'ordine: fedeltà ai valori cattolici, lealtà agli alleati, netta alternativa al centrosinistra.

L'obiettivo di Giovanardi, che ha riunito i delegati del centro-nord contrari alla linea di Casini nella sede della Confcommercio a Modena, è quella di ribadire la collocazione dell'Udc nello schema bipolare e saldamente all'interno della Casa delle libertà.

Martedì è previsto un incontro con i delegati del centro-sud, in vista del congresso al quale, ha precisato Giovanardi, "non faremo altro che presentare il manifesto fondativo dell'Udc del 2002, dove si parlava di centrodestra e di bipolarismo".

Con Giovanardi, e con il suo luogotenente, il deputato emiliano Emerenzio Barbieri, non c'era nessun big del partito. "Ma la base - ripetono i partecipanti al vertice anti-Casini di Modena - è tutta con noi". "Dobbiamo chiarire - ha detto Giovanardi - di essere alternativi al centrosinistra e a Prodi. Negli ultimi giorni si sono viste cose surreali, con Fassino che ha invitato la Lega e l'Udc nel centrosinistra: c'é qualcosa di impazzito. Qualsiasi ipotesi di costruire una terza forza non ci interessa, tanto meno vogliamo tornare al passato. Mi candido alla segreteria del partito perché è necessario discutere e portare chiarezza. Al precedente congresso Follini è stato eletto quasi all'unanimità: visto come è andata a finire credo che sia un'esperienza da non ripetere".

Ansa 01/04/2007

 

Mi sembrava strano in effetti che nessun parlamentare dell’UDC si facesse carico del fortissimo malumore della base, che non capisce e non ha gradito la differenziazione del partito dalla CDL.

Dopo che il segretario Cesa in una trasmissione radiofonica è stato “mollato” in diretta da 3 o 4 segretari regionali , Casini contestato, e persino Cuffaro ha dichiarato il suo “disappunto”, sono arrivati i dati dell’ultimo sondaggio UNICAB che parlano estremamente chiaro,ad oggi solo il 35,6 %  degli elettori UDC riconfermerebbero il loro voto, voterebbero un altro partito di CDX il 22,7%,voterebbero un partito di CSX l’1,3%, si asterrebbe il 21,2%, indecisi 19,2%.

In pratica a livello nazionale oggi l’UDC può contare sul 2,5% circa contro il 6,7 % delle ultime elezioni, un dato che sicuramente a Giovanardi non è sfuggito e fa riflettere.

C’è da augurarsi che Giovanardi riesca a fare chiarezza anche se sarà difficile la sua elezione poiché candidatosi a due settimane dal congresso, ma in ogni sarà un autorevole interprete del malumore della base.

Come ho già scritto qualche giorno fa, non serve correre dietro Casini e Cesa, anche senza di loro,  secondo tutti i sondaggi la CDL  resta di gran lunga in vantaggio, la maggior parte dei loro elettori non ha intenzione di seguirli , che cuociano pure nel loro brodo, ci penserà la loro base.

Leader si nasce,non ci si inventa,” in una democrazia è il popolo che sceglie i leader, non sono i leader che scelgono il popolo” concetto sintetizzato così da Rotondi della Nuova DC “ Il Leader e prossimo Premier sarà ancora Berlusconi, il suo successore attualmente sta frequentando il terzo liceo,lui ha i voti e il popolo dietro di se,gli altri hanno solo  chiacchiere”.



31 marzo 2007

SONO DISPOSTI A TUTTO .

La sua proposta ha già creato scandalo in entrambi i poli, ma il leader della Quercia Piero Fassino non demorde e torna a proporre l'allargamento della maggioranza con l'Udc e persino con la Lega Nord. "Sappiamo che la maggioranza è esigua - ha spiegato - e quindi è nostro dovere cercare convergenze, anche al di là della maggioranza che ha vinto le elezioni, che rendono più stabili la governabilità del Paese".
"Se Casini, Bossi e Maroni vogliono far parte organica del centrosinistra - ha aggiunto - io non ho nessun pregiudizio".

Reuters

 

Ormai niente può meravigliarmi, già qualche anno fa la Lega Nord fu definita da D’Alema  “la costola della sinistra”, ma a questo punto perché solo UDC e Lega Nord? Perché non invitare a far parte della maggioranza anche AN, Forza Italia e tutto il resto del Centrodestra? La governabilità sarebbe assicurata oltre ogni ragionevole dubbio.

Della serie “siamo disposti a tutto”, questi pur di rimanere attaccati alle loro cento e più poltrone venderebbero anche la madre.    


18 marzo 2007

BERLUSCONI: MI SPIACE PER PRODI.

Il Silvio Berlusconi che non t'aspetti è quello che poco prima delle due di notte lascia la festa di compleanno di Roberto Maroni in un ristorante a pochi passi da via dei Coronari. E con il cappotto sulle spalle, fermo davanti all'auto che lo riaccompagnerà a via del Plebiscito, prende le parti di Romano Prodi, perché - spiega ai pochi cronisti rimasti - ormai pure nella maggioranza «dicono cose spiacevoli sulla sua persona» e «in fondo si tratta pur sempre del presidente del Consiglio».
Un Berlusconi che non smentisce la linea di qualche ora prima, quando appena arrivato alla serata in onore dell'ex ministro leghista giusto in tempo per il taglio della torta non esita un attimo a prendere le difese di Silvio Sircana, perché - dice il Cavaliere - «non c'era nessun bisogno di inserire quella intercettazione nell'ordinanza del giudice».
La serata va avanti tra saluti, strette di mano e fotografie. E un lungo conciliabolo tra il leader di Forza Italia, Maroni, Bruno Vespa e il dg di Confindustria Maurizio Beretta. Con tanto di simpatico siparietto quando Santino, compagno della deputata del Carroccio Paola Goisis, dopo aver detto la sua anche al conduttore di Porta a porta si fa incontro al Cavaliere («ué, Berlusca... ») e gli rimprovera le sorti della Rai. «Siamo stati cinque anni al governo - dice - e Santoro e l'Annunziata hanno ancora la loro poltrona... ». L'ex premier allarga le braccia: «Ha ragione, purtroppo Santoro e l'Annunziata sono ancora lì. E pensare che ora neanche quelli del centrosinistra li vogliono più», dice con un eloquente riferimento alla polemica tra Clemente Mastella e il conduttore di Anno Zero.
Berlusconi, però, non parla solo di Rai. E rilancia l'idea del «Canale delle libertà» che dovrebbe partire a maggio su Sky e sul digitale terrestre. «Una bella cosa», dice il Cavaliere, ma «non si tratterà di un investimento importante». E scherza: «Per il casting mi affiderò a Corona... ». Parole di elogio, invece, per Michela Brambilla, presidente dei Circoli della libertà: «È un caterpillar. Attenzione a quello che farà in futuro. E poi - sorride - mi dicono che è anche simpatica alle nostre parlamentari».
Ormai terminata la cena a base di specialità siciliane, si passa al taglio della torta rigorosamente a strisce rossonere, all'applauso e al brindisi. Maroni chiede al Cavaliere due regali: «Che compri Ronaldinho e che confermi il no al referendum». Si vedrà. Di certo c'è che il leader di Forza Italia è fermamente convinto che «della legge elettorale alla gente non interessa nulla». «Ma un accordo per evitare il referendum è possibile?», chiede un cronista. «Mi auguro - è la risposta - che ci sia un'intesa all'interno del centrodestra. Vedo che si va verso una soluzione concorde. E spero che non ci sia il referendum».
Il Cavaliere, però, ci tiene a escludere qualsiasi inciucio: «Voglio essere chiaro. Non ho avuto e non avrò contatti con l'altra parte. Sono quello di sempre, trasparente e sulla stessa posizione». Anche se, aggiunge, è possibile che dopo il primo giro di consultazioni, possa decidere di giocare la partita in prima persona: «Si vedrà».
Un modo per non rifiutare definitivamente un faccia a faccia con il Professore nel caso in cui il dialogo decollasse davvero. Anche se, spiega il portavoce dell'ex premier, Paolo Bonaiuti, «l'invito di Prodi a Berlusconi non era fatto certo per bontà, ma per cercare di rafforzare politicamente la sua azione e trarne una forza che in questo frangente non ha». «In questo momento - spiega infatti il Cavaliere - la confusione è massima. Ma da loro è molto peggio. Purtroppo, però, la debolezza degli altri è la forza di Prodi. Io ho criticato le situazioni, mai le persone, eppure se ascoltate quello che dicono di là, sentirete cose spiacevoli sulla persona di Prodi. E in fondo ne sono dispiaciuto perché si tratta pur sempre del presidente del Consiglio. Mi dispiace per lui».
Di legge elettorale è tornato a parlare pure Pier Ferdinando Casini, ospite a Cernobbio del Forum di Confcommercio. «Penso che gli italiani - spiega il leader dell'Udc - si accorgeranno presto che il modello tedesco è l'idea giusta. Con lo sbarramento al 5 per cento e la sfiducia costruttiva credo sia in grado di dare stabilità al sistema». Una soluzione che, è noto, non entusiasma il Cavaliere.

07/03/2007


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