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AZZURRA LIBERTA'-ASCOLTA
 

INNO FORZA ITALIA-ASCOLTA
 



In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



PROGRAMMA DI GOVERNO
2008-2013


TUTTI I CANDIDATI DEL
POPOLO DELLA LIBERTA'





Vota Berlusconi

 




...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
più entusiasmante che      
ciascuno di noi possa avere
l'avventura di fare."     
Silvio Berlusconi  
























"E' sorta in questi anni 
un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
onesta, moderata  ma   
ferma  nel  difendere   
i  principi  di  libertà,   
che  non  ha  nessun    
passato da nascondere 
e  che  soprattutto non 
ha paura di sperare e di
credere. Questa  Italia 
siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





STO LEGGENDO:
CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
popoli oppressi?"



LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
il sangue dei vinti".
 


GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
L'11 SETTEMBRE.



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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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31 marzo 2009

IL GIACOBINO DI S. BABILA MANTIENE LA PROMESSA

La nascita del Popolo della Libertà, traguardo niente affatto scontato sino a poco più di un anno fa, e la, questa si, scontata elezione per acclamazione alla presidenza della neonata creatura politica al termine del congresso fondativo, consegnano ormai Silvio Berlusconi direttamente alla storia.
Il partito unico del centrodestra da tempo nel cuore dei militanti e degli elettori e chiodo fisso da almeno un decennio di Berlusconi, finalmente c’è, e nasce sotto una buona stella, non solo con un vero leader capace di guidare il suo popolo e il governo del paese, ma come il congresso ha dimostrato, con una classe dirigente fatta di giovani emergenti, donne e perché no,anche di politici ormai navigati, che assicurano il futuro del partito, l’ingresso a pieno titolo nella grande famiglia del PPE e l’adesione ai suoi valori ne fa una forza politica di riferimento per l’Europa tutta.
Se e quando Silvio Berlusconi farà un passo indietro non sarà un salto nel buio, tutt’altro, il PDL sarà la principale forza politica dell’Italia per i prossimi decenni, con la quale avversari e anche alleati dovranno misurarsi, come la democrazia cristiana, dato il potenziale di consensi più o meno intorno al 40%, ma non sarà una nuova DC, l’importanza che questi giorni hanno avuto nella politica italiana, potranno giudicarli soltanto gli storici.
Del partito unico se ne discuteva da un pezzo tra gli elettori e i politici del centrodestra, chi non ricorda i vuoti e noiosi convegni organizzati da Adornato, dove si discuteva per giorni, solo tante chiacchiere senza approdare mai a nulla di concreto, la prima svolta ci fu nella manifestazione di Piazza S. Giovanni del 2 Dicembre 2006, si vide chiaramente un grande popolo unito senza distinzioni di bandiere che chiedeva ai suoi dirigenti di fare altrettanto, la seconda forse ancora più importante fu l’annuncio di Berlusconi a Milano, in Piazza S.Babila nel Novembre 2007, quando al termine di una manifestazione nazionale, in mezzo alla folla, dal predellino dell’auto annunciò la nascita di un nuovo partito che doveva unire se non i dirigenti,almeno una buona parte degli elettori del centrodestra, “ andremo avanti con la forza della gente contro i parrucconi della politica” disse Berlusconi, tanto che il nome “ Popolo della Libertà” fu scelto con un referendum tra gli elettori e i simpatizzanti di tutto il centrodestra, quella promessa oggi è stata mantenuta, gli avvenimenti successivi, la caduta del governo Prodi e le elezioni hanno convinto anche Fini con Alleanza Nazionale,nonché gli altri piccoli movimenti e partiti alleati a formare prima una lista unica e poi a sciogliersi nel nuovo soggetto, una parte determinante l’ha avuta certamente anche il partito democratico che riunendo DS e Margherita e scegliendo di non allearsi con la sinistra massimalista, ha costretto il centrodestra a semplificare,con risultati secondo me, assolutamente migliori.
Sottovalutare Berlusconi è stato l’errore più grande che la sinistra ha commesso, come ha candidamente ammesso in un intervista Luciano Violante, nel 1994 quando annunciò la “discesa in campo” , Berlusconi veniva irriso e deriso dai cosiddetti professionisti della politica : “ nessuno capì nulla, nessuno capì che iniziava una nuova era”, si erano illusi che la distruzione dei vecchi partiti di governo per via giudiziaria li avrebbe automaticamente portati al potere, senza capire che gli elettori di quei partiti non avrebbero votato e non voteranno mai a sinistra, aspettavano soltanto che si materializzasse un nuovo partito e un nuovo leader che potesse interpretare le loro ansie e le loro aspettative e ne condividesse i valori.
Si è perseverato e si persevera tutt’oggi in quel tragico errore, anziché cercare di capire e interpretare l’elettorato di Berlusconi , si è cercato di abbattere il leader in tutti i modi possibili e immaginabili, coinvolgendo la magistratura politicizzata e le procure eccellenti, con referendum sulle sue televisioni ecc.ecc., attacchi micidiali e sleali conditi da un becero antiberlusconismo sviluppato da pseudo intellettuali e cosiddetti poteri forti che ha avuto esisti funesti e ha prodotto soltanto una saldatura ancora maggiore tra il leader e il suo popolo, se dopo 15 anni Berlusconi è ancora una volta al governo più saldo e forte come non mai, sarà interessante, tra qualche decennio, vedere come gli storici giudicheranno oltre che Berlusconi, la miopia e il pressapochismo della sinistra italiana di questi anni.










17 febbraio 2009

LA SARDEGNA TORNA A SORRIDERE

A meno di clamorosi, quanto improbabili colpi di scena, è nettissima la vittoria di Ugo Cappellacci e del centrodestra nelle elezioni regionali della Sardegna, il governatore uscente Renato Soru è stato sconfitto e lo ha ammesso in conferenza stampa, dopo che sono state scrutinate 1658 sezioni su 1812 il vantaggio di Cappellacci su Soru è di circa 9 punti percentuali, 51,9% contro 42,9% , ma ancora più clamoroso è il distacco tra i due schieramenti , + o – 39% centrosinistra, circa 57% al centrodestra, un distacco abissale.
E’ stata anche e soprattutto un'altra vittoria di Silvio Berlusconi,che nei fine settimana che hanno preceduto il voto ha girato l’isola in lungo e in largo, sostenendo la campagna elettorale del neo governatore Cappellacci, da lui scelto e proposto agli elettori.
Divertente il commento del sondaggista Luigi Crespi che, immediatamente dopo la chiusura delle urne aveva diffuso un suo sondaggio in cui attribuiva la vittoria a Renato Soru, poi con l’avanzare dello scrutinio questo sondaggio è stato prontamente rimosso dai siti web dell’Unità e di Repubblica : “ Berlusconi ha vinto nettamente, e se ha vinto in Sardegna con un candidato sconosciuto, ora può vincere ovunque, anche se candida il suo gatto”, bontà sua.
Ma oltre i meriti di Berlusconi la sconfitta di Soru secondo me è maturata innanzi tutto per essersi riproposto dopo che la sua stessa coalizione lo aveva sfiduciato, poi per la venuta in Sardegna del perdente di successo,Veltroni, in suo sostegno, le cui ultime parole famose verranno ricordate a lungo: “ Il Premier verrà in Sardegna solo per le vacanze”, e infine per gli appelli di artisti,intellettuali o pseudo tali, che chiedevano il voto per Soru, si sa che in questi casi il popolo di centrodestra, rozzo e incivile, gode un mondo a prenderli a ceffoni, attraverso il voto.
Infine che nessuno metta in discussione Veltroni, per noi è garanzia di vittoria,con lui anche le imprese impossibili diventano una passeggiata.

ANCHE LA SARDEGNA HA VOLTATO PAGINA
E’ LA NUOVA STAGIONE

I CARE, WE CAN, THEY WIN
PRESIDENTE SIAMO CON TE
MENO MALE CHE SILVIO C’E’






17 giugno 2008

CAPPOTTO DEL CENTRODESTRA NELLE AMMINISTRATIVE IN SICILIA

Nelle amministrative siciliane (si è votato per il rinnovo di 8 amministrazioni provinciali e 147 comuni) il Popolo Della Libertà insieme all’MPA e all’UDC ottiene un clamoroso cappotto.
Otto province su otto sono infatti assegnate al centrodestra che se le aggiudica con percentuali bulgare da un minimo del 55% a un massimo del 75%, la sinistra e il partito democratico perdono anche le due ultime roccaforti che le erano rimaste sull’isola, Enna e Caltanissetta, non ci sarà bisogno di nessun ballottaggio.
Molto deludente la performance del partito democratico che raramente riesce a stento a superare il 20%, anche la sinistra radicale ai minimi storici.
Nel voto ha pesato molto l’astensionismo,solo circa la metà degli aventi diritto si è recata alle urne, non è difficile ipotizzare che tra gli astensionisti vi siano molti delusi e sfiduciati del centrosinistra.
Non ci sono ancora dati significativi per il rinnovo dei 147 sindaci e consigli comunali, ma visto il risultato delle provinciali, significative sorprese non sono all’ordine del giorno.
Continua dunque l’onda lunga del Popolo Delle Libertà e del centrodestra,mentre da oggi in poi il partito democratico e la sinistra tirano un sospiro di sollievo,per quest’anno non si vota più, non c’è più niente da perdere.









18 novembre 2007

NASCE IL PARTITO DEL POPOLO ITALIANO DELLA LIBERTA’

 "Forza Italia si scioglierà dentro una nuova formazione politica" che si chiamerà "Partito del popolo italiano della libertà". Lo ha affermato il presidente Silvio Berlusconi, lasciando piazza San Babila dove ha annunciato la nascita di una nuova formazione politica:
"Una nuova creatura protagonista della libertà e democrazia dei prossimi decenni". Alla domanda su quale sarà il destino di Forza Italia, Berlusconi ha replicato: "E’ un nome che ha contato e che contribuirà a rendere più grande la nuova formazione".
Il nuovo partito, ha spiegato Berlusconi ai microfoni dei cronisti, "lo vogliono tutti i cittadini; in più di 7 milioni, una cosa mai successa nella storia della Repubblica, si sono recati ai chioschi per dire basta alla situazione attuale, uniti contro la frammentazione, per fronteggiare la sinistra che è sotto i diktat della sinistra estrema. Metà di coloro che sono venuti da noi ai gazebo non erano di Forza Italia". Berlusconi ha ripetuto: "Diamo via qui oggi stesso a questo nuovo futuro della politica italiana. Spero che aderiscano tutti, nessuno escluso". "Il partito lo rappresenteranno coloro che avranno avuto un’investitura democratica dalla gente".
"Domani presenteremo ufficialmente questa nuova iniziativa". Ci sarà una conferenza stampa? è stato chiesto dai cronisti. "Più conferenza stampa di questa, in mezzo alla gente..." ha sorriso Berlusconi. Il numero uno di Forza Italia, poi, ha spiegato che i gazebo - che in questi giorni hanno raccolto le firme per un ritorno al voto - resteranno aperti tutta la settimana e che cercheranno di essere presenti in tutte le regioni italiane.
Adnkronos 18/11/2007

Non impareranno mai, se qualcuno, avversari o alleati ,avevano immaginato Berlusconi nell’angolo con le spalle al muro è meglio che si rassegnino.
E’ proprio nei momenti difficili che Berlusconi da il meglio di se,il suo eccezionale tempismo e decisionismo, unito alla straordinaria dote di capire prima e meglio di tutti gli umori del paese, nonché il feeling con la gente, lo mettono in grado di non temere nulla e nessuno.
L’annuncio del nuovo soggetto politico che già nel prossimo week-end raccoglierà le adesioni dei cittadini,ottiene prima ancora della nascita, tre o quattro notevolissimi risultati:
-Si conferma l’indubbia leadership nel popolo di centrodestra e l’avversario con il quale la sinistra deve cercare di trattare per arrivare a una nuova legge elettorale e un piano minimo di riforme.
-Si libera in un solo colpo di Fini e Casini, perché presto i loro partiti saranno prosciugati,Casini potrebbe emigrare anche a sinistra, ma i suoi elettori li lascerà a Berlusconi, per Fini è ancora più dura, dopo che è stato eroso a destra da Storace e Santanchè rischia un profondo salasso dal nuovo soggetto politico,e lui non può nemmeno andare a sinistra, a meno che non si presenti da Berlusconi con il capo cosparso di cenere.
-Si libera di tutto l’apparato e i colonnelli di Forza Italia,che dalle prossime settimane se non mostreranno di valere,si ritroveranno a spasso.
-Tutti i piccoli partiti che sono nella CDL , tipo Nuova DC,Nuovo PSI,PRI, ecc .ecc. non hanno più scelta o si fondono nel nuovo soggetto o scompaiono.
Insomma è già una vittoria su tutti i fronti, quest’uomo non finirà mai di stupirmi, da domani e per i prossimi mesi non si parlerà che di questo.




14 settembre 2007

RITORNA IL POPOLO DELLA LIBERTA’.

«Coltivo l'idea di una grandissima manifestazione che sia due-tre volte quella del 2 dicembre: ho visto che il 2 dicembre quest'anno è una domenica e spero di riunire quel giorno tutte le donne e gli uomini delle libertà».
Così si è espresso Silvio Berlusconi alla festa di Azione Giovani di Alleanza Nazionale.
L’intervento del leader della CDL,che ha dialogato a lungo con i giovani di AN ha toccato diversi temi, dalla federazione delle forze del centrodestra che deve portare al Partito delle Libertà, all’occupazione della RAI e delle Istituzioni, e al dialogo sulle riforme.
Su quest’ultimo punto Berlusconi è stato perentorio :”con questa sinistra non si può discutere”,confermando così la chiusura ad ogni dialogo.
"E' come negli ultimi giorni di Pompei...". Silvio Berlusconi per spiegare l'"assalto" alla Rai ha usato questa metafora: come gli abitanti della citta campana cercarono di scappare portando con se' tutto quello che potevano, cosi' il centrosinistra prima di cadere "sta occupando ogni spazio possibile. E' una vera e propria caccia al potere".
"Hanno finito per mettere le mani sulla Rai, così hanno tutte le istituzioni del Paese. Adesso hanno anche lo strumento per poter fare la comunicazione che vogliono al Paese, che peraltro non reagisce come loro desidererebbero a ciò che viene dal governo".
E pretendono anche di mantenere la Presidenza,ma non solo, pretendono anche di nominare un loro esponente alla Corte Costituzionale in sostituzione di Romano Vaccarella che era stato nominato dal centrodestra.
«Sarebbe per me ha detto Berlusconi, una grande soddisfazione se il mio passaggio in politica lasciasse in eredità una grande e compatta forza liberale». Insomma, ha concluso, bisogna andare «dalla federazione verso il partito unico» del centrodestra.
E subito dopo il leader di An Gianfranco Fini si è detto visibilmente compiaciuto e soddisfatto dalla risposta positiva di Berlusconi sul progetto di aggregazione nel centrodestra. Al termine della festa del movimento giovanile di An, Fini spiega che se «il problema politico è quello di arrivare a una federazione delle libertà, a un comitato delle libertà, chiamatelo come volete, nell'ambito del centrodestra», allora «mi sembra che Silvio Berlusconi abbia dato una risposta positiva».





9 settembre 2007

GRANDI OPERE SOLO GRAZIE ALLA CDL.

 Per una volta anche Antonio Di Pietro è costretto a riconoscere quella che è una incontestabile verità, e cioè che le infrastrutture e le grandi opere si fanno e si possono fare solo grazie alla CDL.
''Io appartengo alla coalizione del fare e quando giro il Paese non domando ai miei interlocutori se sono di destra o di sinistra. Anzi, visto che il centrosinistra ha problemi sulle infrastrutture, sto raggiungendo molti accordi con l'opposizione''.
Visti i contrasti con la sinistra radicale su alcune grandi opere pubbliche come la Tav ''stiamo realizzando grandi opere grazie al centrodestra ,e devo dire che molto e' stato fatto dal governo Berlusconi con la legge obiettivo sulle grandi opere che ha indicato le priorita' per il Paese''.
Questo ha dichiarato il ministro ai microfoni di Sky TG 24.
E così mentre i NO TAV si apprestano a portare la loro protesta a Strasburgo,per ribadire all’Unione Europea che non  ci sarà mai il loro accordo per l’opera anche con un tracciato diverso,rischiando seriamente che i finanziamenti previsti vengano dirottati altrove, emerge prepotentemente il pressappochismo e l’inconsistenza esistenziale di questo governicchio.
La “cultura e la moralità del fare” appartengono  a Berlusconi e alla CDL, le infrastrutture moderne servono al nostro paese,che sconta un pesante  gap rispetto ai paesi europei più evoluti, per la competitività e lo sviluppo.
Con questo governo al massimo si può aspirare a costruire qualche sentiero o tratturo, e non è certo una bella prospettiva.




30 maggio 2007

NON ERA L’ONDA AZZURRA…..

E’ STATO UNO TSUNAMI ! ! !

 A bocce ferme e con i risultati definitivi si può fare un’analisi  più attenta del risultato di queste elezioni amministrative.

Nei comuni capoluoghi la sinistra conquista L’Aquila,Taranto e al ballottaggio Agrigento,ma quest’ultima è una situazione particolarissima, il sindaco eletto è infatti il segretario provinciale dell’UDC in rotta con il governatore Totò Cuffaro,ma non solo, qui il centrodestra ha comunque un risultato in termini di voti superiore al 60%, tanto che in consiglio comunale risultano eletti 22 consiglieri del centrodestra e 8 per la sinistra,ci vorranno i salti mortali per governare se non si andrà alla ripetizione del voto.

Per la sinistra tutto qui, il centrodestra invece conquista Monza, Alessandria, Asti, Gorizia e Verona, ma il dato eclatante è ancora un altro ,infatti dove la sinistra mantiene le posizioni,riesce a stento e perdendo molti voti,un esempio per tutti Genova ,dove al comune ha vinto con il 51% e nella provincia,cosa mai accaduta,si andrà al ballottaggio, cinque anni fa c’era una differenza di venti punti,la CDL  invece dove vince lo fa quasi dappertutto con percentuali bulgare, ovvero con i voti di due cittadini su tre a titolo di esempio Reggio Calabria ( 70% a 28,8%), Verona (60,7% a 33,9%), Como (67,8% a 28,5%) , Vercelli (66,7% a 28,4%), Varese (67,1% a 25,3%) ,Alessandria (66,1% a 33,6%) ecc.ecc.

Nelle province la sinistra ne conferma 2( La Spezia e Ancona) su 3 perdendo consensi,a Genova come detto,si andrà al ballottaggio,la CDL invece conferma pienamente le 4 che già governava.

Nell’Italia settentrionale non si è trattato di una semplice sconfitta per la sinistra , ma di  una caporetto, infatti in tutte le province del nord nelle quali si e’ votato la sinistra e’ sotto il 30%,nei comuni capoluogo, tranne Cuneo, raggiungono a stento il 40%", al sud, in sette capoluoghi su nove, sono sotto il 35%, nelle regioni rosse, Emilia e Toscana, tutti i capoluoghi sono andati al ballottaggio, persino la rossa Pistoia.

Da parte del governo e della maggioranza si cerca di minimizzare , ma il dato non può passare inosservato e non mancherà di produrre ulteriori tensioni in una compagine governativa nata già debole e raffazzonata.

Da parte della CDL invece,un’ulteriore dimostrazione,casomai ce ne fosse ancora bisogno,che l’unità della coalizione e il grande appeal di Berlusconi  nella cittadinanza e nell’elettorato ( ancora una volta ha dato il meglio di se, in un’esaltante campagna elettorale), produce un solo risultato:la vittoria.

Segnalo una divertentissima chicca, ancora una volta, da parte dei “zucconi” di Repubblica ,leggo testualmente: “ L'Ulivo si conferma primo partito del centro Italia ,Emilia Romagna, Liguria e Basilicata comprese ” ???, insomma pur di non ammettere la bruciante sconfitta sono disposti a stravolgere anche le più elementari nozioni geografiche,che gente,che gente…

Update 30/05/07  : Meglio una spallata o uno sradicamento ?

''Non parlerei come fa Prodi di delusione, siamo di fronte a un vero passaggio storico: il Nord non è un luogo qualsiasi, ma è una parte importante della riorganizzazione che stiamo vivendo, è un asse di una grande costruzione, la spina dorsale dell'Europa e della sua crisi. E' una cartina di tornasole. Per me è decisivo constatare che per la prima volta nella storia della Repubblica le sinistre vengono sostanzialmente sradicate dal Nord, vengono ridotte a fenomeno marginale''.

Fausto Bertinotti 30/05/07 (Adnkronos)


                    


12 maggio 2006

LA RIGHT NATION ITALIANA

C’è qualcosa di molto più solido nel dato elettorale che lo scorso mese sembra aver consegnato l’Italia a una fase di instabilità e incertezza sotto l’egida di una flebile maggioranza parlamentare dell’Unione. C’è il consolidamento dell’area politica e culturale di centrodestra dopo tredici anni di transizione istituzionale; un’area che, presentatasi al voto nelle condizioni peggiori possibili, è emersa come un incubo per gli avversari, come una sorpresa per i sostenitori, dalla nebbia dei sondaggi e degli exit poll, passando indenne attraverso le pagine dei grandi quotidiani nazionali, le rappresentazioni cinematografiche caricaturali, gli scaffali librari di saggistica e di letteratura, appesantiti da studi e racconti che non studiano e non raccontano nulla se non il piccolo mondo antico di una élite autoreferenziale, perduta tra malinconie esistenziali e presunzioni moralistiche. Dunque, la notizia uscita dalle urne è che la Right Nation italiana esiste e non è un’invenzione intellettualistica. È fatta di cittadini, elettori, schede, umori, passioni, idee, interessi, comportamenti. E anche di riviste, fondazioni, centri culturali, piccoli editori coraggiosi.

Tutti insieme fanno la metà di questo paese, e sarebbero anche elettoralmente maggioranza strutturale se solo avessero avuto una rappresentanza politica migliore di quella che è stata loro fornita. Qualcosa di più, ad esempio, della straordinaria vitalità di un leader impolitico che a quasi settant’anni (e dopo dodici anni di scena politica e cinque anni di logorio governativo) non ha pensato neppure per un momento, in una campagna elettorale durissima e delegittimante, di cedere di un millimetro, di mostrare il benché minimo complesso di inferiorità verso la sinistra, di abbassare il capo di fronte all’ennesima gioiosa macchina da guerra. Eppure Berlusconi era partito svantaggiato, giacché non era stato capace di dare senso politico e forma comunicativa a quell’embrionale e frammentario processo di modernizzazione del paese che, pur tra mille difficoltà e troppi ritardi, era stato comunque avviato. Ma adesso che gli elettori possono misurare ogni giorno di più l’arretratezza del programma prodiano, bocciato da tutti quegli analisti internazionali – dell’Economist, della Heritage Foundation, del Financial Times – che la stessa sinistra aveva elevato a giudici definitivi del berlusconismo e minacciato dalle spinte centrifughe dei suoi delusi alleati, siamo certi che già rimpiangono il caotico riformismo del centrodestra. Figuriamoci se fosse stato un riformismo declinato con maggior senso politico, perché questo, in fondo, chiedeva (e chiede) anche l’elettorato della Right Nation.

La Right Nation italiana, dunque. Ideazione l’aveva già cercata oltre un anno fa, sulle orme di quella americana, mirabilmente descritta da due giornalisti dell’Economist – Adrian Wooldridge e John Micklethwait, nel frattempo divenuto direttore – in un bel libro tradotto in italiano con colpevole ritardo (e con un titolo che grida ancora vendetta, La destra giusta) proprio dalla berlusconiana Mondadori, che in questo modo ne ha smorzato l’impatto. Misteri del conflitto d’interesse. Nel primo numero del 2005 avevamo tracciato i confini intellettuali della Right Nation italiana, evidenziando l’effervescenza caotica ma creativa dei suoi giornali di minoranza, delle sue riviste artigianali, delle fondazioni e delle associazioni che producono grandi idee ma piccoli eventi, delle smilze case editrici che raggiungono a malapena gli scaffali della grande distribuzione, dei siti on line: mancava solo la descrizione del nascente fenomeno dei blog, che di lì a un anno sarebbe esploso nel successo di TocqueVille, l’aggregatore di 800 blogger di area liberale, cattolica, conservatrice e riformista che rappresenta un laboratorio di idee e passioni irrinunciabile per il centrodestra del futuro.

Nello speciale di apertura dedicato alle elezioni, Andrea Mancia fornisce una prima analisi sociologica della nostra Right Nation: un’Italia assai diversa da quella della “maggioranza silenziosa” che sostanziava il moderatismo democristiano e anche da quella delle “partite Iva” sulla quale Forza Italia costruì il suo iniziale successo negli anni Novanta. È un’Italia più consapevole e dotata di senso comune, tendenzialmente conservatrice nei costumi e nei comportamenti, ferocemente riformista e liberale nel campo economico e dei servizi, innovativa e determinata nel confronto con il mondo e la globalizzazione, ferma nella difesa dei valori occidentali e per questo pronta a gettarsi nelle sfide del domani. È, anche e soprattutto, una Right Nation giovane, che sfugge ai cliché fabbricati a tavolino dall’intellighenzia di sinistra, che non la frequenta, dunque non la conosce e se la figura a immagine e somiglianza dei propri pregiudizi. Prendete la descrizione di una coppia tipica della destra statunitense con la quale Wooldridge e Micklethwait aprono il loro libro: «Seduti su un divano, con in mano un bicchierino di plastica pieno di caffè, Dustin e Maura sembrano una coppia di ventenni iscritti a un corso di scrittura creativa. Indossano felpe leggermente stropicciate, jeans e scarpe da ginnastica.

Dustin ha in testa un cappellino da baseball, Maura ha i capelli biondi annodati dietro la nuca con un nastro di artigianato indiano americano. Entrambi sono da poco laureati in lettere in un’università della East Coast e hanno viaggiato in gran parte dell’Europa […] Quali sono le loro posizioni politiche? Entrambi hanno lavorato per il Partito repubblicano a Colorado Springs nel 2002. Entrambi sono a favore della vita in ogni circostanza. Entrambi hanno subito considerato John Ashcroft, lo spietato ministro della Giustizia, una persona degna di ammirazione […] Entrambi vanno in chiesa ogni settimana. Entrambi sostengono con passione i buoni scuola per chi frequenta istituti privati. Entrambi pensano che il governo dovrebbe essere ridotto ai minimi termini e che le pene detentive dovrebbero essere più severe. Entrambi considerano le Nazioni Unite un’istituzione poco seria e condividono la decisione di non aderire al Protocollo di Kyoto. Non sono invece d’accordo con la destra su altri temi: per esempio non sopportano l’intolleranza nei confronti degli omosessuali e, all’inizio, avevano forti dubbi sulla possibilità di risolvere in modo unilaterale la questione Saddam Hussein, anche se alla fine hanno sostenuto l’invasione dell’Iraq […] Secondo Dustin e Maura, il conservatorismo è un credo progressista. Non si tratta di vecchi abbarbicati al passato, ma di giovani che cercano di cambiare il presente».

Nonostante le differenze fra Stati Uniti ed Europa, la descrizione dei due giovani conservatori americani a noi pare rispecchi quella dei giovani di centrodestra italiani che conosciamo, soprattutto di quelli non distanti dall’impegno politico, che negli ultimi tempi si sono iscritti alla comunità di TocqueVille o che si sono avvicinati alla nostra rivista, prima come lettori, poi anche come collaboratori. Persone che non si riconoscono negli schemi cinematografici di Moretti o nei veleni giustizialisti di Micromega o nei romanzi ammuffiti di Tabucchi o in quelli apparentemente più freschi della nouvelle vogue letteraria “de sinistra”; giovani che né il moralismo di Eugenio Scalfari, né l’umoralità di Furio Colombo, né lo snobismo di Antonio Padellaro riescono a incasellare.È una nuova generazione composta da gente che viaggia, che studia, che non soffre complessi d’inferiorità verso la sinistra anzi tende a sfidarla sui terreni conformisti del politicamente corretto. Crede nei valori della famiglia ma non è bigotta, crede nella sacralità della vita che difende di fronte al vuoto di valori e di senso ereditato dallo scientismo, crede nella proprietà privata, crede nelle ragioni di un Occidente fatto di democrazia e libero mercato e sicurezza e tolleranza, rifiuta il relativismo culturale frutto della smemoratezza delle proprie radici. È protagonista delle sfide contemporanee e reclama una società più aperta e dinamica, nella quale vengano valorizzati i talenti dei giovani e non solo difesi i privilegi degli anziani. Coniuga il desiderio di meritocrazia con l’attenzione per i deboli in un progetto che sappia, attraverso la sussidiarietà (una sorta di versione italiana del conservatorismo compassionevole), tenere assieme e viva una società effervescente e solidale.

A questa Right Nation, Forza Italia ha dato ospitalità e voce. Non sempre con l’attenzione dovuta. Ma non si spiega altrimenti la centralità ritrovata dal partito di Berlusconi, sia in termini numerici (primo partito italiano) che geografici (prevalenza nelle regioni sviluppate del Nord come nelle più dinamiche regioni del Mezzogiorno, Puglia e Sicilia) se non con la capacità di rappresentare, seppur in maniera confusa, questo vasto crogiuolo di passioni e interessi. E di farlo a dispetto del logoramento di cinque anni di governo. Ecco perché, al di là della conta numerica, il centrodestra non ha perso queste elezioni ma può, a diritto, vantare una sorta di vittoria morale. La Right Nation c’è e si è consolidata. Ora bisogna fornirle una rappresentanza politica più adeguata, perché possa consolidarsi anche a livello politico sul territorio e rilanciare la sfida della modernizzazione del paese. Rinnovando le strutture dei partiti. Rinnovando la classe dirigente: non è possibile perdere la guida delle grandi città solo perché sono anni che non si riescono a trovare candidati adeguati per vincere in città come Roma o Napoli o Torino o Palermo. Ideazione ha accompagnato in questi tredici anni di vita l’affermarsi di una Right Nation elettorale. Da oggi si assume il compito di collaborare per costruire anche una Right Nation politica, che sia all’altezza del compito che le è richiesto.

Pierluigi Menniti-IDEAZIONE



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permalink | inviato da il 12/5/2006 alle 15:57 | Versione per la stampa

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