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AZZURRA LIBERTA'-ASCOLTA
 

INNO FORZA ITALIA-ASCOLTA
 



In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



PROGRAMMA DI GOVERNO
2008-2013


TUTTI I CANDIDATI DEL
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...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
più entusiasmante che      
ciascuno di noi possa avere
l'avventura di fare."     
Silvio Berlusconi  
























"E' sorta in questi anni 
un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
onesta, moderata  ma   
ferma  nel  difendere   
i  principi  di  libertà,   
che  non  ha  nessun    
passato da nascondere 
e  che  soprattutto non 
ha paura di sperare e di
credere. Questa  Italia 
siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





STO LEGGENDO:
CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
popoli oppressi?"



LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
il sangue dei vinti".
 


GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
L'11 SETTEMBRE.



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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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28 luglio 2008

COMUNISTI,INDIETRO TUTTA

Pugno chiuso, bandiera rossa e scroscianti applausi per Togliatti, sembrava davvero un congresso di altri tempi quello di rifondazione comunista che ha eletto come nuovo segretario l’ex ministro Paolo Ferrero dopo una drammatica conta che ha sancito la spaccatura del partito.
L’ala dei duri e puri ha avuto dunque la meglio sulla componente più moderata guidata da Nichi Vendola e appoggiata da illustri esponenti come Bertinotti,Migliore e Giordano, che si proponeva di ricercare un dialogo con tutte le componenti della sinistra radicale e il partito democratico per preparare un unità a sinistra che un domani consentisse una nuova alleanza per il governo.
Il neo segretario Ferrero invece è intenzionato addirittura a rimettere in discussione le alleanze locali con il PD che considera più pericoloso di Berlusconi e del centro destra, la sue parole d’ordine sono “più popolo e meno salotti e tv”, e così mentre negli ultimi paradisi comunisti come Cuba, si aprono a timidi segnali di riforme e innovazione , un buon numero di comunisti italiani sceglie di tornare indietro.
E pensare che mentre autorevoli opinionisti e politologi, constatato il fallimento di Veltroni su tutta la linea, chiedono di individuare un “nuovo Prodi”, capace di mettere di rimettere insieme i cocci della sinistra,costoro si auto collocano all’opposizione,a prescindere.
Emblematico il pianto di Bertinotti mentre constata amaramente che l’unità a sinistra rimane una chimera, mentre Vladimir Luxuria andrà a difendere l’identità comunista sull’isola dei famosi con Simona Ventura, poiché a suo dire “ sono proprio quelle trasmissioni che formano il consenso e stabiliscono un contatto diretto con quei cittadini che ci hanno voltato le spalle “(Sic).
E’ proprio vero, per quanto ci si possa sforzare di tornare indietro,non ci sono più i compagni di una volta.













8 aprile 2008

TRA PENSIONATI SI CAPISCONO

“Parlano di dimezzare i costi della politica , Veltroni prende la pensione dal Parlamento e gli emolumenti da sindaco. Per questo si e’ messo con Di Pietro, che prende la pensione da magistrato e gli emolumenti da parlamentare. Tra pensionati si capiscono. Per loro dire che vogliono tagliare i costi della politica è come dire che i tacchini vogliono raddoppiare Pasqua e Natale”.
Così Silvio Berlusconi a Savona dove per la prima volta in assoluto ha tenuto un comizio, giunto con molto ritardo sull’orario previsto si è scusato con la folla che lo ha pazientemente atteso sotto la pioggia : “Questa vostra accoglienza mi commuove ancora di più perché mi avete aspettato fino ad ora. Dovete essere bene entusiasti se avete attesto qualcuno che doveva arrivare qualche ora fa”, ha detto Berlusconi in apertura. Il leader del PDL ha spiegato di essere dovuto andare a fare un’intervista televisiva alle 9,30, che gli è stata comunicata solo ieri e che sarebbe stata cancellata se non fosse andato. “Ho pensato - ha aggiunto - che se stavate qui eravate già convinti e sono andato a raccontare a qualche ‘infedele’ le ragioni per cui si deve voltare pagina. Credo di aver fatto anche il vostro interesse”.
Quindi ha spaziato su diversi argomenti politico-elettorali, con particolare riferimento al tema della giustizia, usando particolare verve e ironia.
“Dicono che io faccio troppe battute. Forse è vero, ma almeno non sono come quelli della sinistra che si incazzano su tutto. Quelli di sinistra si deprimono soltanto a guardarsi allo specchio. Sono antropologicamente diversi da noi”.
In tema di politica estera, Berlusconi ha sottolineato l’importanza del ruolo dell’Unione Europea. Sulla delicata questione del medio oriente, ha espresso solidarietà allo Stato ebraico. “farò il mio primo viaggio da presidente del consiglio in Israele per festeggiare i suoi 60 anni di storia” ha detto.
Berlusconi ha ricordato alla folla di essere stato indagato 93 volte, di aver subito 2545 udienze e di aver speso 168 milioni di euro in parcelle di avvocati. “Meno male che ci rido ancora sopra. Si vede che mi potevo permettere le spese legali” ha commentato.
Separazione delle carriere in magistratura, un argomento che torna ad essere cavallo di battaglia del PDL, in un momento del discorso. “Il pubblico accusatore - ha anche affermato Berlusconi - dovrebbe essere sottoposto periodicamente ad esami che ne attestino la sanità mentale”.
“Cinque anni di condanna per chi ordina le intercettazioni indebitamente, cinque anni per chi le esegue e una penale che se la ricordano per tutta la vita a chi le pubblica”‘. E’ uno dei primi atti che verrà deciso in uno dei primi consigli dei ministri, secondo quanto detto dal Cavaliere. Rivolgendosi alla folla Berlusconi ha chiesto: “Chi di voi è sicuro di essere escluso delle intercettazioni?”, invitando ad alzare la mano. Ma dal pubblico nessuno la ha alzata e il leader del PDL ha affermato: “Se su questo palco ci fosse qualcuno di sinistra direbbe che avete tutti i panni sporchi”.
Berlusconi ha poi proseguito: “Tra i primi atti del consiglio dei ministri adegueremo le pensioni sotto i 1.000 euro al costo della vita. E’ un atto di giustizia assolutamente dovuto”.
Patria, famiglia, lavoro: questi i concetti cardine del programma proposto dal Cavaliere, che alla fine ha rivolto alcune domande alla folla. Fra le domande, “Volete che Veltroni realizzi il sogno della sua vita, cioè vada in Africa e ci rimanga?”. Il Popolo della Libertà radunato in piazza Sisto ha risposto “sì”. A conclusione del comizio-fiume, durato circa due ore, lo slogan “Rialzati Italia! ”.
Un altro bagno di folla dunque dopo quelli della Sicilia e della Sardegna.
In mattinata Berlusconi ha rilasciato un intervista a SkyTg24-Pomeriggio dove ha spiegato che il dialogo - quasi sicuramente - non ci sarà. "Credo che sarà molto difficile collaborare sulle riforme con il Pd dopo il voto, metto la firma sul fatto che saranno i comunisti di sempre e che in Parlamento si batteranno contro le nostre riforme". "Da Veltroni sono affranto e tutto ciò che ha promesso si è poi rivelato un effetto speciale, ha messo in campo una fiction in cui è diplomato”, che non esiste alcun contrasto con Bossi, è una invenzione dei giornali di sinistra e che l’uso dei fucili paventato da Bossi è solo una “metafora bossiana” ovvero fare una battaglia decisa, e la conferma che Stefania Prestigiacomo sarà sicuramente ministro se il PDL vincerà le elezioni,non esistono al momento altri candidati a ministro decisi tranne Tremonti.
Berlusconi torna, poi, a spiegare perché considera le donne di destra "più belle" di quelle di sinistra e accusa i suoi competitori: "Non hanno gusto neppure su questo": "Ho detto che le donne di destra sono più belle perché basta dare un’occhiata in Parlamento. Le nostre sono anche iperlaureate".





27 marzo 2008

NOI SIAMO I NUOVI

"Questa e’ la versione di Veltroni, cioè esattamente il contrario della verità".
Così Silvio Berlusconi ha commentato il sondaggio realizzato da IPR Marketing per ’Repubblica’, che attribuisce al Senato la parità tra PD e PDL.
Anche oggi Veltroni dice tre bugie ogni due righe: e’ la vecchia ricetta stalinista sempre valida nella sinistra. Per esempio, Veltroni dice che noi siamo preoccupati al Senato. Non e’ vero, perché a Palazzo Madama avremo più di trenta senatori di maggioranza.
"Noi siamo i nuovi, non vecchi comunisti riciclati che ricordano quei negozi che falliscono e poi mettono fuori il cartello 'nuova gestione' la nuova gestione siamo noi".

Silvio Berlusconi 26/03/2008

Quando ci vuole,ci vuole...




10 febbraio 2008

FOIBE IL GIORNO DEL RICORDO.

 

"Ora non sarà più consentito alla Storia di smarrire l’altra metà della Memoria. I nostri deportati, infoibati, fucilati, annegati o lasciati morire di stenti e malattie nei campi di concentramento jugoslavi, non sono più morti di serie B." (Annamaria Muiesan)

10 febbraio: Giorno del Ricordo

Ricordo le migliaia e migliaia di uomini, donne, anziani e bambini, lasciati morire nel buio di una foiba, seppelliti vivi tra i morti. Perché si risparmiassero le pallottole. Ricordo maestri, preti, soldati, operai, studenti seviziati e uccisi dalle milizie comuniste jugoslave nelle scuole, in strada, in chiesa, in casa propria. Cadaveri disseminati senza pietà lungo tutto il confine nord-orientale d'Italia. Ricordo giovani donne torturate con tenaglie roventi, rinchiuse in gabbie di ferro, stuprate ed esposte al ludibrio degli uomini di Tito. Ricordo quei carnefici ancora impuniti, prosciolti dall'accusa di sterminio per aver operato in territorio "extranazionale" o mai neanche processati. Ricordo la disperazione dei 350 mila esuli italiani di Fiume, dell'Istria, della Dalmazia. Costretti ad abbandonare le loro case, le loro terre, i loro ricordi radicati nei secoli. Ricordo migliaia di persone scomparse nel nulla che l'Italia, l'Europa ed il mondo hanno fatto finta di dimenticare. Ricordo il silenzio degli storici di partito e l'omissione complice della scuola pubblica italiana, perché le giovani generazioni non sapessero, perché non ricordassero. Il 10 febbraio di ogni anno, nel "Giorno del ricordo in memoria delle vittime delle foibe, dell'esodo giuliano - dalmata e delle vicende del confine orientale"io indosso il fiocco tricolore per tributare il mio riconoscimento a questi Figli d'Italia troppo a lungo dimenticati. Io ricordo. E tu?
Di questa tragedia causata dai comunisti di Tito con la complicità di Togliatti e dei comunisti italiani ,ne ho parlato lo scorso anno in modo più approfondito qui (1 parte) e ancora qui(2 parte) per chi ha tempo e voglia di approfondire.




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permalink | inviato da Aurora86 il 10/2/2008 alle 2:54 | Versione per la stampa


28 novembre 2007

I PRECARI? MEGLIO LE POLTRONE…

Questa sera alla Camera dei Deputati sarà votata la fiducia chiesta dal governo sul protocollo del welfare che ha predisposto un testo simile all’accordo firmato il 23 Luglio con le parti sociali, cancellando così le modifiche approvate dalla commissione di Montecitorio sul lavoro precario e i contratti a termine volute fortemente dalla sinistra massimalista.
Dini ha ottenuto quello che chiedeva per votare il protocollo sul welfare al Senato,Rifondazione Comunista dopo una burrascosa riunione della segreteria ha dichiarato che voterà per “senso di responsabilità” la fiducia,ma nel contempo chiede una verifica politica sul programma già a gennaio,mentre Diliberto dei Comunisti Italiani parla di “ricatto” e Cento dei Verdi di “fine dell’Unione”, per il momento però nonostante i numerosissimi malpancisti interni, costoro voteranno ancora una volta la fiducia a Prodi.
Anche i socialisti di Boselli insoddisfatti, dichiarano di considerarsi con le mani libere.
Mentre parla di “governo appeso a un filo” e inadeguato al paese per la politica del “tassa e spendi”, Lamberto Dini si gode la vittoria e ironizza sulla “storica sconfitta della sinistra comunista”.
Non ha certo tutti i torti, se fossi un elettrice di Rifondazione,Comunisti o Verdi mi chiederei seriamente cosa ci fanno al governo visto che su tutti i punti qualificanti della campagna elettorale dai Pacs al superamento della legge Biagi, dalle pensioni al welfare e alla politica estera non c’è stato nessun cambiamento degno di rilievo,anzi alcune cose sono addirittura peggiorate o nemmeno discusse, a dimostrazione,caso mai ce ne fosse ancora bisogno,che il programma era una presa in giro.
E così si può tranquillamente affermare,senza tema di essere smentiti che : “ i precari sono importanti,ma le poltrone lo sono ancora di più”.





2 agosto 2007

E’ UNA “VERGOGNA” ESSERE STATO COMUNISTA.

 E’ nato nel 1955 a Roma e qui risiede da sempre. E’ sposato con Flavia e ha due figlie, Martina e Vittoria. Nel 1976 viene eletto Consigliere comunale a Roma, ruolo che ricopre fino al 1981. Nel 1987 viene eletto deputato.
Questo l’incipit della biografia di Walter Veltroni che compare sul sito web lanuovastagione, che prosegue poi con l’adesione al PDS di Achille Occhetto e il proseguimento della carriera politica sino ad oggi.
A questo punto una domanda sorge spontanea: con quale formazione politica si è candidato Veltroni prima al comune di Roma e poi alla camera dei deputati?
Forse come indipendente, in qualche lista civica, o che altro?
Eppure la militanza nel PCI fa curriculum,così come essere stato membro della direzione nazionale della Federazione Giovanile Comunisti Italiani,quella che all’art.1 del suo statuto recitava” La Fgci si riconosce nella strategia del Partito Comunista Italiano, contribuisce ad arricchirla, ed educa i suoi iscritti alla conoscenza del marxismo e del leninismo, nello spirito dell'antifascismo e dell'internazionalismo proletario”,chissà perché questi passaggi così significativi della carriera politica di Veltroni vengono ignorati,sarà una svista? Una dimenticanza? O un consapevole occultamento?
Si lo so cosa volete dirmi, che Veltroni da un pezzo ha dichiarato di essere sempre stato “anticomunista”, credo che nessuno,io per prima, abbia difficoltà a crederlo.
In Italia infatti tutti gli anticomunisti come Veltroni si iscrivevano al PCI, così come tutti coloro che andavano per le piazze a chiedere firme per Solzhenicyn e raccoglievano sputi e insulti dai compagni, e naturalmente tutti gli anticomunisti come Veltroni per abbattere i regimi totalitari dell’est europeo,andavano a Berlino Est ai festival della Gioventù comunista ad applaudire i tetri e sanguinari burocrati di Breznev.
Evidentemente doveva essere un omonimo quel Veltroni che il 24 febbraio 1974 organizzava una formidabile manifestazione anticomunista intitolata: Togliatti con noi. Nel nome di Togliatti le lotte dei giovani per la pace, la libertà, il socialismo.
Dite la verità,non vi fanno quasi tenerezza anche a voi, questi ex e post comunisti che, dopo essere stati costretti dalla “VERGOGNA” e dal “FALLIMENTO” a cambiare più volte nomi e simboli, evitano accuratamente di citare le parole comunista e comunismo nelle loro biografie e nei loro curriculum come una vergogna incancellabile?




22 aprile 2007

IL "COMPAGNO BERLUSCONI " (IDEE PER IL PANTHEON) !

Fine settimana di Congressi per il “compagno Berlusconi”, prima dai DS e poi dai DL che si accingono a confluire insieme nel partito democratico.

Con la Margherita e Rutelli , applausi al suo arrivo, reciproco scambio di complimenti , e proposte di collaborazione nell’interesse del paese, più o meno tutto normale ,ma è al congresso dei DS che Berlusconi ha rubato la scena a Fassino&C, tant’è che qualche maligno  sussurrava che “è venuto ad assistere al funerale della quercia.

In compagnia di Bonaiuti e Gianni Letta il Cav. si è presentato al Pala Mandela di Firenze dove era in programma l’ultimo congresso dei DS, oltre alla sua personale scorta è stato preso in “consegna” dal servizio d’ordine dei DS composto dai “comunisti portuali livornesi” e scortato al suo posto tra una ressa di folla,giornalisti e fotografi, che con somma meraviglia hanno constatato la totale assenza di contestazioni, nemmeno un fischio per sbaglio.

Prima dell’inizio dei lavori ha ricevuto il saluto di Fassino che si è intrattenuto con lui qualche minuto e gli ha stretto calorosamente la mano, quasi una legittimazione del nuovo soggetto politico, poi ha ascoltato la relazione del segretario dei DS, ha annuito e applaudito in alcuni passaggi,sulle riforme e sulla non demonizzazione degli avversari politici.

Alla fine prima di andarsene ai cronisti ha detto : “Siamo venuti ad ascoltare la relazione del segretario in un momento di transizione verso, spero, una democrazia più moderna e più avanzata, in cui ci siano dei partiti che si confrontino tra di loro senza volersi eliminare a vicenda, ma magari rispettandosi, l’intervento del segretario è stato un intervento serio, responsabile e sincero sulle difficoltà che il progetto incontrerà, faccio molti auguri alla volontà coraggiosa di Fassino.

Se questo è il Partito democratico al 95 per cento sarei pronto ad iscrivermi anche io”.

Un clima di “distensione totale “ insomma, ma chissà cosa pensa davvero il Cav. , non a caso D’Alema nel suo intervento ha ricordato che “Berlusconi ha una straordinaria percezione di quel che avviene nel paese”.

Dopo le folle amiche ,nel giro di pochi giorni,Berlusconi ha affrontato anche quelle avversarie o presunte tali , prima ha messo in grave imbarazzo Casini al congresso UDC dove è stato salutato da un’autentica ovazione, poi in questo fine settimana accolto benissimo ai congressi DS e DL , pare che lo faccia apposta, quasi a voler dimostrare, casomai ce ne fosse ancora bisogno, che è lui, il leader più carismatico che c’è in Italia, del resto già nel medioevo l’acclamazione popolare stabiliva le cariche pubbliche.

Tornando al costituendo Partito Democratico, non ho notato , ma non è una novità , nessun riferimento alla classe operaia,ai lavoratori , si autodefiniscono un partito  di popolo , tanto che la parola sinistra è stata cancellata, ormai è già da un pezzo che si occupano soltanto di “alta finanza”,di Merchant Bank e come diventare padroni di banche e assicurazioni.

Può darsi che io sbagli,ma vedo soltanto la continuazione naturale di DS e DL come un solo “partito elitario”  ,si applaudono a vicenda  con l’annuncio di tante buone intenzioni,ovvietà e banalità a iosa, ma nulla di nuovo e concreto, tutto straordinariamente borghese insomma, non a caso la minoranza di sinistra capeggiata da Mussi ha preferito abbandonare il progetto da una parte,così come Bianco e De Mita dall’altra,non vi si ritrovavano più, e non hanno tutti i torti,da oggi in poi sarà difficile trovare nelle sezioni del PD il celebre quadro di Pelizza da Volpedo ,raffigurante i proletari del quarto stato, questi nella migliore delle ipotesi saranno sostituiti da “ ingegneri tangentisti rei confessi “ e da “illustri calzolai”, mi sembrano piene di buon senso le parole di Umberto Bossi quando dice che in politica due più due non fa quattro.

Va dato atto comunque che soprattutto il congresso dei DS è stato sensazionale, ottima musica,luci e palco curatissimi, attori che recitavano benissimo la loro parte, quasi un congresso di Forza Italia, forse addirittura meglio.

Ma a cosa serve cambiare in continuazione nomi e simboli se poi gli uomini e la mentalità sono sempre quelli?

Infine ultimo problema da risolvere,il Pantheon, un nuovo partito o partito nuovo abbisogna di radici profonde e così ci si è esercitati a cominciare da Fassino su chi metterci e chi No.

Che pena però questi ex comunisti,ogni volta che cambiano nomi e simboli, sputano sul loro passato pur di rimanere a galla, per convenienza avendo ormai perso l’identità.

E così archiviati Gramsci,Togliatti e Berlinguer, rimossi del tutto Marx, Stalin,Mao,Pol Pot, Fidel Castro ecc., nel Pantheon del Parito Democratico entrano di diritto De Gasperi, Kennedy, Martin Luther King, Bettino Craxi , Moro, ecc. , e ancora se ne cercano altri.

Io un modesto suggerimento l’avrei, un altro nome da inserire nel Pantheon del nuovo partito: Silvio Berlusconi.

Si avete letto bene,proprio lui, dite che questo poi sarebbe veramente troppo?

Aspettate e vedrete, tra qualche decennio, meglio se post-mortem, con la “bulimia da ripensamenti “ che contraddistingue i post-comunisti, magari in occasione di un nuovo nome e un nuovo simbolo, perché questo sicuramente non sarà l’ultimo, Berlusconi sarà additato da costoro come un grande statista,un sincero democratico, l’uomo che costruì la destra democratica in Italia, accetto scommesse.

Perché aspettare fino ad allora dunque? Si metta subito Berlusconi nel Pantheon del Partito Democratico e non se ne parli più.
Ma si costruiamo pure una nuova storia, tanto che importa se in quelle precedenti si è sbagliato tutto?





8 marzo 2007

UNA GRAVE PERDITA PER IL MONDO LIBERO !

Il 5 Marzo 1953 si spegneva Josif Vissarionovic Dzugashvili, detto Stalin, mentre stava organizzando l’ennesima purga, ancora non è dato sapere se è morto di suo o è stato aiutato.

Costui è stato quello che ha eliminato più comunisti in assoluto,se fosse vissuto ancora qualche anno,operando con l’usuale efficienza,il problema comunista si sarebbe eliminato da solo per mancanza di aderenti,invece abbiamo dovuto aspettare sino al 1989, con alcuni violenti conati tutt’ora in Italia e non solo.

Ma ci pensate? Niente guerra fredda,niente muro di Berlino, niente Ungheria e Cecoslovacchia, Cuba, Togliatti, Pol Pot, Napolitano, 68,Cossutta, Diliberto, Bertinotti,  PCI-PDS-DS , Cattocomunisti ecc.ecc. ecc.

Anche se l’opera è rimasta incompiuta bisogna riconoscere che ha fatto un grande lavoro,pertanto mi sembra giusto tributargli un requiem e un pizzico di gratitudine,che ne pensate?


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permalink | inviato da il 8/3/2007 alle 16:28 | Versione per la stampa


10 febbraio 2007

FOIBE : UNA TRAGEDIA ITALIANA ( I PARTE )

“...Oggi ancora si parla di “profughi”: . . . Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città, non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori. . . . Questi relitti repubblichini che ingorgano la vita delle città e le offendono con la loro presenza e con l’ostentata opulenza, che non vogliono tornare al loro paese d’origine perché temono di incontrarsi con le loro vittime, siano affidati alla Polizia che ha il compito di difenderci dai criminali, . . . coloro che sfuggono al giusto castigo della giustizia popolare jugoslava. . . essi sono indotti a fuggire, incalzati dal fantasma di un terrorismo che non esiste”

L’Unità 30 Novembre 1946

Così l’organo di stampa ufficiale dei “porci comunisti italiani” si occupava di “profughi”, coloro cioè che in quei giorni stavano scappando dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia per cercare rifugio in Italia,erano impauriti dall’alito di libertà(Sic).

I "comitati d'accoglienza" organizzati dal partito contro i profughi all'arrivo in Patria furono numerosi. All'arrivo delle navi a Venezia e ad Ancona, gli esuli furono accolti con insulti, fischi e sputi e a tutti furono prese le impronte digitali.

Famosa in tal senso fu la manifestazione di ostilità dei ferrovieri di Bologna, i quali, per impedire che un treno carico di profughi provenienti da Ancona potesse sostare in stazione, minacciarono uno sciopero. Il treno non si fermò e a quel convoglio, carico di umanità dolente, fu rifiutata persino la possibilità di ristorarsi al banchetto organizzato dalla Pontificia Opera Assistenza.

A La Spezia, città dove fu allestito un campo profughi, un dirigente della Camera del lavoro genovese durante la campagna elettorale dell'aprile 1948 arrivò ad affermare "in Sicilia hanno il bandito Giuliano, noi qui abbiamo i banditi giuliani".

È doveroso precisare che i profughi non crearono mai, in nessun luogo dove trovarono rifugio, problemi di criminalità. Al contrario si distinsero per la laboriosità e per il rispetto delle leggi.

Tutti ormai sanno ciò che la storia ufficiale ha nascosto a 3 generazioni,e cioè che la pulizia etnica nei territori italiani della Jugoslavia fu fatta dai partigiani comunisti di Tito,con l’avallo e la complicità dei comunisti italiani, il tutto fu eseguito alla perfezione secondo un manuale,quello di Cubrilovic, futuro ministro di Tito, gli stessi sistemi sono stati adottati fino agli ultimi conflitti etnici nell’ex Jugoslavia,e come nella migliore tradizione della  lotta di classe dopo l’esproprio coatto dei beni mobili e immobili degli espulsi vi furono insediati immediatamente i propri coloni.

Non si trattò dunque di vendette della popolazione locale contro i fascisti e nazisti italiani,come ieri e ancora oggi  ex ,post e neo comunisti italiani hanno voluto farci credere,bensì di qualcosa di molto più grande e mostruoso che ha riguardato circa 350.000 nostri connazionali.

Si tratta di un vero e proprio manuale, che riporta cinicamente le tecniche per attuare una "pulizia etnica", una "bonifica", dei territori da conquistare.

Alcuni passaggi significativi:

“La sola maniera ed il solo sistema di allontanarli (gli etnodiversi) è la forza brutale di un potere statale organizzato. Non rimane che una sola via, la loro deportazione in massa. Quando il potere dello Stato interviene nella lotta per la terra non può avere successo che agendo brutalmente.”

“Nessuna azione richiede altrettanta perseveranza ed attenzione. Per realizzare un esodo di massa la prima condizione è la creazione di una psicologia appropriata che si può provocare in molteplici modi. Lo Stato deve sfruttare le Leggi a fondo, in maniera tale da rendere loro (agli "etnodiversi") insopportabile vivere presso di noi. Ammende, prigionia, applicazione rigorosa di tutte le disposizioni di polizia, (…), prestazioni d'opera obbligatorie e impiego di qualsiasi altro mezzo che può escogitare una polizia efficiente. Sul piano economico: rifiuto di riconoscere i vecchi titoli di proprietà e un'operazione catastale che in questa regione deve accompagnarsi alla riscossione inesorabile delle imposte e al rimborso forzato di qualsiasi debito pubblico o privato, revoca di qualsiasi pascolo demaniale e comunale, soppressione delle concessioni accordate, ritiro delle licenze ai caffè, agli esercizi commerciali e alle botteghe artigiane, destituzione di funzionari, di impiegati privati e municipali. (…)…si tratta di creare una "psicosi dell'evacuazione", di procedere a questa iniziando dalle campagne, (…), di espellere intere famiglie, interi villaggi mirando.prioritariamente alle classi medie agiate, più influenti, senza le quali i poveri saranno incapaci di opporre resistenza. Lo Stato deve arrogarsi il diritto senza limiti di espropriare i beni mobili ed immobili degli espulsi e immediatamente dopo la loro partenza deve insediare al loro posto i propri coloni.”

La prima azione di attacco della struttura statale jugoslava sul popolo "sconfitto e diverso" fu sferrata avvalendosi dei "tribunali del popolo" e delle "foibe", le quali seminarono un terrore tale nella popolazione da creare rapidamente la "psicologia appropriata" voluta da Cubrilovic.

Letteralmente, "foiba" deriva dal latino fovea che significa fossa, cava, buca, le foibe, infatti, come le doline , sono caratteristiche del paesaggio carsico istriano.

È stato accertato che alcune foibe arrivano ad essere profonde anche 300 metri. Le numerose diramazioni, gli anfratti ed i cunicoli che spesso caratterizzano queste cavità, non consentono agli speleologi l'accesso oltre certi limiti e rendono in molti casi molto difficile individuarne il fondo.

Le foibe, in origine, venivano utilizzate come vere e proprie discariche, nelle quali veniva gettato ciò che non serviva più (carcasse di animali, derrate alimentari avariate, sterpaglie, macerie e altro ancora).

Negli anni '40 esse assunsero invece un'altra macabra funzione, divenendo la tomba naturale di migliaia di persone.

Le foibe diventarono così uno strumento di martirio ed un'orrida tomba per migliaia di martiri.

La caratteristica comune di tutte le uccisioni fu l'assenza pressoché totale di notizie sulla sparizione di migliaia di persone. Un mistero che alimentò notevolmente il clima di terrore nel quale viveva la popolazione, dopo la sentenza di morte le vittime venivano portate sul luogo dell'esecuzione, con i polsi legati dietro la schiena con filo di ferro, giunti sull'orlo dell'abisso, i carnefici davano inizio all'esecuzione sparando un colpo di pistola o di fucile alla testa della vittima, facendola all'interno della voragine nella quale trascinava con sé il compagno ancora vivo a cui era legata, l’agonia di questi sventurati poteva durare giorni interi e le loro grida ed invocazioni di aiuto venivano udite dagli abitanti della zona, ma la paura ed il terrore che regnava ovunque impediva di avvicinarsi alle foibe.

Oltre alle foibe sono tristemente famosi i campi di concentramento di Borovnica, Aidussina, Skofia Loka, Maribor, Goli Otok (Isola Calva) e Sveti Grgur (Isola di San Gregorio), in questi luoghi molti morirono di torture o si suicidarono, altri vennero semplicemente lasciati morire di fame o di sfinimento,nulla da invidiare dunque a quelli nazisti,se non le camere a gas.

Con questi sistemi dunque i comunisti Titini attuarono la “pulizia etnica” nei confronti degli italiani,e riuscirono pienamente nel loro scopo,gli scampati e i profughi di quella tragedia non hanno mai avuto indennizzi e/o riconoscimenti,anzi furono insultati e dileggiati poiché erano fuggiti dalla “Gerusalemme terrestre” e sulla vicenda per decenni ci sono state menzogne,omissioni e silenzi,” comunisti italiani” diedero un grosso contributo sia di logistica che di “manovalanza”, basti pensare agli operai dei cantieri di Monfalcone che furono organizzati e inviati dal partito in un controesodo allo scopo di fornire “manovalanza specializzata ai compagni slavi”e in un articolo dell’Unità del novembre 1946 Togliatti dichiarava che il Maresciallo Tito avrebbe riconosciuto l’italianità di Trieste in cambio di Gorizia,insomma tra comunisti ci si poteva intendere.

Tutto incominciò il 30 Aprile 1945 quando la città di Trieste insorse contro i Tedeschi che si trovavano ancora in città, tra le migliaia d'insorti troviamo i rappresentanti dei risorgenti partiti politici italiani e molti Militari dei Carabinieri, della Guardie di Finanza, e della Guardia Civica. Fra loro non ci sono comunisti: costoro, in obbedienza ad una direttiva di Togliatti, da tempo staccatisi dal "Comitato di Liberazione Nazionale", agiscono inseriti nel CEAIS (Comitato Esecutivo Antifascista Italo Sloveno), operante a favore dell'OF "Osvobodilna Fronta", "Fronte di Liberazione Sloveno", dopo sanguinosi scontri a fuoco,  i "Volontari della Libertà", a sera, hanno il controllo di buona parte della città, issano il Tricolore sul palazzo comunale e sulla Prefettura. i tedeschi rifiutano di arrendersi per consegnarsi agli Alleati.

Il 1° maggio, fra lo stupore, che poi diviene costernazione, i "liberatori" che arrivano in città sono i partigiani jugoslavi. Fin dai primi contatti si avverte che questi non sono migliori dei Tedeschi! 

Disconoscono i "Volontari della Libertà" e, costringono i partigiani del CLN a rientrare nella clandestinità. Invano i nostri Patrioti cercano punti d'incontro. Per la parola "Italia", per la Bandiera nazionale e per la Libertà "vera" ci sono soltanto porte chiuse. Per contro "stelle rosse", bandiere rosse con falce e martello e Tricolore con stella rossa al centro vengono imposti ovunque.(segue)…


10 febbraio 2007

FOIBE : UNA TRAGEDIA ITALIANA ( II PARTE)

Gli alleati arrivano in città il giorno dopo,trovandola occupata si sistemano alla meglio in periferia.

Gli Slavi assumono i pieni poteri. Affidano il comando al Gen. Josip Cemi, sostituito, dopo pochi giorni, dal Gen. Dusan Kveder. Nominano un Commissario Politico, Franc Stoka, comunista filo slavo. Emanano ordinanze sconcertanti per la illiberalità. Impongono, a guerra finita!, un lungo coprifuoco (dalle 15 alle 10!). Limitano la circolazione dei veicoli. Dispongono il passaggio all'ora legale per uniformare la Città al "resto della Jugoslavia"! Fanno uno smaccato uso dello slogan "Smrt Fazismu - Svoboda Narodu", "Morte al Fascismo - Libertà ai popoli", per giustificare la licenza di uccidere chi si suppone possa opporsi alle mire annessionistiche di Tito. Danno carta bianca alla polizia politica, l'OZNA, le cui modalità d'azione superano quelle della Gestapo.
Prelevano dalle case i cittadini, in media cento al giorno!, pochi fascisti o collaborazionisti, ma molti Combattenti della Guerra di Liberazione: ciò perché agli occupatori sta a cuore dimostrare di essere solo loro i liberatori del capoluogo giuliano!

L'otto maggio proclamano Trieste "città autonoma" nella "Settima Repubblica Federativa di Jugoslavia", con le altre sei: Slovenia, Croazia, Bosnia Erzegovina, Serbia, Montenegro, e Macedonia. Sugli edifici pubblici fanno sventolare la bandiera Jugoslava affiancata dal Tricolore profanato dalla stella rossa. L'unico quotidiano è "Il nostro Avvenire", schierato in funzione anti italiana. La "Guardia del Popolo", detta pure "Difesa Popolare", è uno strumento per incidere nel tessuto cittadino e rimuovere i non marxisti, gli Alleati si limitano a osservare e riferire ai loro comandi.

In città vige il terrore, si scopre presto dove vanno a finire i prelevati Nelle foibe! O nei campi di concentramento, come quello di Borovnica, anticamera della morte. Arresti indiscriminati, confische, requisizioni, violenze d'ogni genere, ruberie, terrorizzano ed esasperano i Triestini che invano richiedono l'aiuto del Comando Alleato.

Per quaranta giorni è un massacro continuo in città e in tutta la regione,i comunisti italiani che hanno fatto loro la pregiudiziale dell’annessione della Venezia Giulia alla Jugoslavia collaborano attivamente in qualità di delatori e coesecutori con i Titini,si passa dunque alla guerra di classe,benestanti e possidenti sono le vittime preferite di quei giorni,è l’anteprima dell’agognata rivoluzione proletaria.

Il 5 maggio una .manifestazione spontanea di migliaia di Triestini che si erano radunati in corteo dietro una bandiera italiana fu sciolta a raffiche di mitra sparate ad altezza d'uomo con la conseguente uccisione di 5 persone tra cui un'anziana donna di 69 anni ed un giovane ragazzo, che nel corso della sua breve vita aveva già avuto modo di sperimentare la "liberazione" titina essendo un esule di Fiume.

I comunisti italiani hanno responsabilità pesantissime in questa tragedia,per chiarire ulteriormente la posizione e le responsabilità politiche avute dal PCI italiano nell'evolversi della situazione dei Giuliano-Dalmati basta rifarsi alla lettera che Togliatti inviò nel '45 all'allora Presidente del Consiglio, Ivanoe Bonomi.
In questa missiva, consultabile nell'Archivio Centrale dello Stato a Roma, Togliatti arrivò a minacciare una guerra civile se il CLNAI avesse ordinato ai partigiani italiani di prendere sotto il proprio controllo la Venezia-Giulia, evitando in tal modo l'occupazione e l'annessione de facto alla Jugoslavia.

Il 19 ottobre 1944 lo stesso Togliatti, impartiva le direttive alle federazioni di Trieste ed Udine, e raccomandava di fare in modo, per quanto possibile, che la regione venisse occupata dai partigiani di Tito, piuttosto che dalle truppe anglo-americane. In questa prospettiva il capo del P.C.I. consigliava che le strutture locali del partito collaborassero con gli slavi nell'organizzare un potere popolare nelle zone liberate ed un contropotere in quelle ancora sotto occupazione tedesca.

In questa azione i comunisti italiani non avrebbero dovuto avere remore nell'opporsi a quei loro connazionali che, ispirandosi ad una concezione imperialistica e nazionalistica, alimentassero la discordia con i vicini slavi.

Sulla questione di fondo, la definizione della futura frontiera Italo-Slava, Togliatti non indicava una soluzione, ma solamente il metodo attraverso cui ricercarla e cioè quello di un confronto fra 'democratici' italiani e 'democratici' jugoslavi, ovverossia fra i due PC.

Di fronte alla ferma opposizione che queste proposte incontravano da parte dei rappresentanti degli altri partiti, i comunisti giuliani uscivano definitivamente dal C.L.N. formando un comitato di coordinamento italo-jugoslavo dichiarato esteso a tutte le forze antifasciste giuliane.

Il 17 ottobre dello stesso anno, il P.C.I. giuliano emanava un proclama in cui si annunciava che in breve tempo sarebbero incominciate le operazioni dell'esercito di liberazione jugoslavo per l'espulsione dei tedeschi dall'Italia Nord-Orientale e s'invitava la popolazione ad accogliere i partigiani di Titini non solo come liberatori, bensì "come fratelli maggiori che ci hanno indicato la via della rivolta e della vittoria contro l'occupazione nazista e dei traditori fascisti". Sollecitava altresì tutte quelle unità che si sarebbero venute a trovare ad operare all'interno del campo operativo dei partigiani jugoslavi a porsi disciplinatamente ai loro ordini e per la necessaria unità di comando e per il fatto che quelli erano meglio inquadrati, più esperti e meglio diretti. Concludeva infine impegnando tutti i comunisti ed invitando tutti gli antifascisti a combattere come i peggiori nemici della liberazione dell'Italia tutti coloro che, con il pretesto del 'pericolo slavo' e del 'pericolo comunista', lavoravano per sabotare gli sforzi militari e politici dei seguaci di Tito, impegnati nella lotta di liberazione del loro paese e della stessa Italia, e per opporre gli italiani agli slavi, i comunisti ai non comunisti.

Il 6 aprile ’45 la Federazione Comunista di Udine affigge un volantino in cui è scritto: “Friulani! Dovete comprendere che il diritto dei nostri fratelli sloveni a raggiungere il sacro confine del Tagliamento è pienamente giustificato da ragioni storiche, geografiche ed etniche”. Il 30 aprile 1945, quando ormai la rivolta contro i tedeschi è iniziata e i comunisti titini sono in arrivo a Trieste viene affisso un manifesto firmato da Palmiro Togliatti : “Lavoratori di Trieste, il vostro dovere è accogliere le truppe di Tito come liberatrici e di collaborare con loro nel modo più assoluto”.

In questo modo si creavano le condizioni affinchè l'operato degli occupanti slavi diventasse totalmente insindacabile, data la facilità di far passare ogni azione difforme alla logica annessionistica slava come imperialista e nazionalista, ponendo così gli italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia in completa balia degli slavi.

Finalmente gli Angloamericani bisognosi di dispone del porto di Trieste per le linee di comunicazione verso l'Europa centrale, constatato che Tito si rivelava ogni giorno di più inaffidabile e simile ad Hitler, intimano alle truppe slave di ritirarsi aldilà della "Linea Morgan" (dal nome del Capo di Stato Maggiore del Gen. Harold Alexander che per primo l'aveva indicata).

Fanno affluire due Divisioni, ed alcune unità navali da combattimento. Il 9 giugno a Belgrado, il Leader iugoslavo, verificato che Stalin non era disposto a sostenerlo, fa arretrare le sue truppe, sottoscrivendo, con il suo Capo di Stato Maggiore, Gen. Arso Jovanovich, l'accordo proposto dagli Angloamericani.

"Finalmente se ne vanno", è il gioioso commento urlato dalla cittadinanza! Ma quell'accordo costituirà anche lo sciagurato prodromo al bagno di sangue di Fiume,Istria e Dalmazia,massacri,infoibamenti,fucilazioni e deportazioni si susseguirono sino a che gli italiani superstiti non abbandonarono le loro case e i loro averi per trovare rifugio in Italia.

Il numero di vittime di questa feroce follia tra le foibe e i campi di concentramento viene stimato tra Quindicimila(15.000) e Ventimila(20.000).

Dopo sessanta anni di oblio nel 2004 il parlamento italiano ha istituito nel 10 febbraio il giorno del ricordo dei martiri delle foibe e dell’esodo degli istriani,fiumani e dalmati , fortemente voluto dal governo Berlusconi.

Mentre il parlamento approvava e istituiva il “giorno del ricordo” si manifestava l’esempio lampante di come e perché su questa tragedia ci sono stati silenzi e omissioni, in quegli stessi giorni infatti, Giorgio Napolitano futuro Presidente della Repubblica, in una lettera aperta ai quotidiani il Manifesto e Liberazione sulla questione parlò di “revisionismo fuori tempo massimo” e che i profughi italiani di Fiume,Istria e Dalmazia se ne andarono di “loro spontanea volontà”(Sic).

E come nella migliore tradizione comunista della menzogna e del ribaltamento della realtà,con una faccia di bronzo degna di miglior causa,oggi in occasione della ricorrenza del “giorno del ricordo” lo stesso Napolitano parla di :”opportunismo e cecità politica e ideologica,nell’ignorare il dramma delle foibe e degli esuli giuliano-dalmati”.

Insomma il “giorno del ricordo” rischia di trasformarsi nel “giorno del ridicolo”,dire che Napolitano rappresenta l’Italia e l’unità del paese è un puro esercizio di fantasia.

E’ proprio vero, i lupi possono anche cambiare pelo,ma non diventeranno mai agnelli, d’altronde da un “pistolino di Stalin e Pol Pot” non ci si poteva aspettare di più.

"Ora non sarà più consentito alla Storia di smarrire l’altra metà della Memoria. I nostri deportati, infoibati, fucilati, annegati o lasciati morire di stenti e malattie nei campi di concentramento jugoslavi, non sono più morti di serie B." (Annamaria Muiesan)




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16 maggio 2006

I COMUNISTI ITALIANI SACRIFICATI DA TOGLIATTI

Chi conosce un libro di rilievo come quello di Elena Dudovich Tra esilio e castigo. Il Komintern, il PCI e le repressioni degli antifascisti italiani in Urss (1936-38) , edito due anni fa da Carocci, o la forte testimonianza di una vittima di tali repressioni, Dante Corneli, Il redivivo tiburtino (riproposto lo scorso anno da Liberal libri), e in generale chi intende conoscere nella sua interezza le catastrofi che nello scorso secolo sconvolsero Russia e Germania, investendo tutta Europa, troverà nuovo motivo di riflessione nel libro scritto da Giancarlo Lehner in collaborazione con Francesco Bigazzi: La tragedia dei comunisti italiani. Le vittime del PCI in Unione Sovietica . Il numero dei comunisti italiani fucilati o reclusi nel lager dell’Unione Sovietica negli anni Trenta fu più limitato rispetto a quello dei comunisti di altri Paesi europei (si pensi a tedeschi e austriaci non solo uccisi e deportati, ma consegnati ai nazisti durante la collaborazione tra Hitler e Stalin) e riguardò militanti di base, mentre interi gruppi dirigenti di altri partiti comunisti, come quello polacco, furono sterminati. Come ha scritto di recente uno storico francese, «il gruppo dirigente del PCI rifugiato in Russia restò, al contrario, miracolosamente intatto».
Il libro di Lehner aiuta a capire un perché di questo «miracolo» illustrando più ampiamente che in passato, con inediti documenti degli archivi sovietici, la stretta collaborazione del gruppo dirigente del PCI con gli organi polizieschi dell’Urss nelle persecuzioni dei loro compagni di partito e di esilio. Il nome di Palmiro Togliatti, il suo avallo diretto alle repressioni, viene, naturalmente, in primo piano.
A questo proposito, dato che della corresponsabilità personale di Togliatti in queste «purghe» staliniane già si sapeva e già non poco si è scritto a sua condanna o a suo discarico, conviene correggere la «giustificazione» che talora viene addotta, secondo cui questa complicità sarebbe stata dettata da una comprensibile volontà di salvarsi da una minaccia dalla quale nessuno allora era esente. È storicamente più veridico pensare, invece, anche alla luce di tutta la personalità politica del leader comunista italiano, che non di viltà si sia trattato, o non di essa soltanto, ma di convinzione, di totale adesione a un movimento e a un regime che comportavano anche simili mostruosità e ai quali la fedeltà era assicurata per qualsiasi sua evoluzione. Il libro di Lehner, ricco di analisi storica e di energia polemica, ha soprattutto il merito di far conoscere storie vere, e incredibilmente drammatiche, di uomini e donne dell’Italia che, sfuggiti al fascismo, vennero sacrificati dai loro compagni e dirigenti di partito al Moloch di una rivoluzione onnivora e vorace.

Vittorio Strada

GIANCARLO LEHNER
La tragedia dei comunisti italiani
Mondadori Pagine 374.
 

 


12 maggio 2006

LA VERGOGNA DI ESSERE STATI COMUNISTI

Piero Fassino, il segretario Ds, alla domanda se davvero era comunista quando stava nel Pci, ha risposto: "Assolutamente no... Mi sono iscritto al Pci "contro" il comunismo" (da Sette, 1 novembre 2001). Il suo concorrente alla segreteria, Giovanni Berlinguer, ha fatto sapere sul precedente numero di Sette, per interposta persona, che lui ha sempre usato i libri di Marx "per schiacciare le zanzare sul muro". Solo per quello. Se è stato per mezzo secolo dirigente del Pci dev'essere successo per caso: passava di lì... Ma lui col marxismo che centra? Chissà come è nata questa bislacca diceria che il Pci sia stato un partito comunista. Anche Massimo D'Alema tempo fa ha dovuto chiarire: Non ho mai studiato il marxismo-leninismo... e non credo neanche che esista (l’Unità, 11 aprile 1998). E quando faceva l’enfant prodige di Enrico Berlinguer? Era un liberale. L'ha detto e ripetuto. Un liberale come Giovanni Malagodi e il barone Ricasoli. Lo stesso Gramsci, rivelo' D'Alema, fu un "liberale" (Il Sole-24 Ore, 31 luglio 1997).

E vero che nel 1985, quando il cardinal Ratzinger definì il comunismo come "la vergogna del nostro secolo", proprio D'Alema insorse, indignato. Lo raccontava Vittorio Messori, intervistatore del prelato, alla Stampa il 4 maggio 1997. Ma sarà stato un equivoco, forse Messori ricorda male. Perché a Botteghe Oscure di comunisti non ce n'erano. Nell’estate 1999 a Newsweek proprio D'Alema spiegò che il Pci, in blocco, da tempo non era più comunista se mai lo era stato. Anzi, negli anni Settanta erano proprio gli anticomunisti a iscriversi al Pci. Ce lo ha fatto sapere, prima di Fassino, Walter Veltroni. Sulla Stampa del 16 ottobre 1999 spiego' che lui appartiene alla "generazione che aveva l'Urss come avversario" e negli anni Settanta entro' nel Pci perché "pensavo che avesse ragione Jan Palach e non i carri armati dell'invasione sovietica. Consideravo Breznev come un avversario, la sua dittatura un nemico da abbattere".

Ovvio. chi negli anni Settanta voleva abbattere i regimi dell'Est entrava nel Pci come Veltroni, andava a Berlino Est ai festival della Gioventù comunista come Veltroni ad applaudire i tetri e sanguinari burocrati di Breznev, faceva come Veltroni (e come Fassino e come D'Alema) il dirigente di quella Fgci che nel suo Statuto (confermato nel 1978) esordiva così: "Gli iscritti e i militanti della Fgci lottano per costruire una società socialista che crei le condizioni e favorisca il processo di liberazione dell’uomo verso il comunismo". E che all’articolo 1 proclamava: "La Fgci si riconosce nella strategia del Partito Comunista Italiano, contribuisce ad arricchirla, ed educa i suoi iscritti alla conoscenza del marxismo e del leninismo, nello spirito dell'antifascismo e dell'internazionalismo proletario.

Chi davvero "aveva l'Urss come avversario" in quegli anni non andava per le piazze a chiedere firme per Solzhenicyn e raccogliere sputi e insulti dai compagni, ma faceva come Veltroni che il 24 febbraio 1974 organizzava una formidabile manifestazione anticomunista intitolata: Togliatti con noi. Nel nome di Togliatti le lotte dei giovani per la pace, la libertà, il socialismo.

Ha fatto discutere Veltroni quando, nel luglio 1995, ormai crollato da anni il Muro, si è definito "anticomunista". Un temerario. Ma qui siamo davanti a un fenomeno ancor più clamoroso: un'intera classe dirigente che oggi rivela di essere sempre stata anticomunista. Di essere entrata nel Pci per questo. E' straordinario. Perfino Fabio Mussi ha fatto sapere che "già ai tempi giovanili avevo ben chiaro che il regime dell’unione Sovietica era una grande truffa e mi riconoscevo in chi, da anticomunista, criticava il totalitarismo". Insomma era un montanelliano in incognito, il Mussi. E da anticomunista faceva carriera politica nel Pci. E' curioso come si sia potuto prendere il Pci per un partito comunista. Anche Massimo Cacciari - filosofo marxista, due volte deputato del Pci, infine sindaco del Pds - un bel giorno ha rivelato: "Mai stato comunista e neppure pidiessino" (Sette, 19maggio 1994).

Ma forse almeno Enrico Berlinguer sarà stato comunista, non è vero? Nient’affatto. Veltroni ha dissolto anche quest'ultimo equivoco. In realtà era un fanatico anticomunista: "Proprio Berlinguer e la sua politica venivano considerati avversari e nemici dal Pcus", perché "sul piano dell’ideologia, il comunismo ha in sé, con la dittatura del proletariato, la negazione della libertà" (l'Unità, 30 ottobre 1999). Davanti a tante rivelazioni mozzafiato, riattualizzate da Fassino, ci si sente un po' storditi. Almeno Marx sarà stato marxista! Macché. Uno apre il "Requiem per Carlo Marx" di Frank E. Manuel e scopre la battuta che l’autore del "Capitale" amava ripetere, riferita da Engels: "Tutto quello che so, è di non essere affatto marxista".

Nemmeno lui. Ma chi l'ha imposto e sostenuto il comunismo per 70 anni? E chi li ha prodotti 200 milioni di morti? E i Paesi devastati, i carri armati? Mah. In Italia di sicuro non c'è mai stato un comunista, se non il movimento berlusconiano che Veltroni, in un libro, ha definito "stalinista". Il bianco è nero, il nero è bianco, vittime e carnefici si dissolvono, il giorno è la notte e la notte è giorno. Viene in mente Arthur Koestler, "Buio a mezzogiorno", la sua micidiale descrizione della menzogna totalitaria. Ma forse questa italica è solo una burla, una barzelletta un po' squallida.

Si capisce perché è parsa così indigeribile a sinistra la storia di Antonello Trombadori che ha sempre dichiarato lealmente di essere stato comunista e che poi è diventato sinceramente anticomunista (come racconta il recente libro curato dal figlio Duccio). La sua è la storia vera, dolorosa, di uno che si assumeva le sue responsabilità. Niente a che vedere con chi racconta oggi, solo oggi, come Fassino e Veltroni, che i regimi comunisti gli facevano schifo già allora e si iscrisse al Pci per abbatterli. Certo, avranno capito già allora che erano orrendi, ma perché hanno continuato a ingannare milioni di poveracci, mentendo sapendo di mentire? Ce lo spieghino, per favore, invece di continuare a coglionarci.


Antonio Socci

                   


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