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In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



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2008-2013


TUTTI I CANDIDATI DEL
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...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
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ciascuno di noi possa avere
l'avventura di fare."     
Silvio Berlusconi  
























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un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
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siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





STO LEGGENDO:
CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
popoli oppressi?"



LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
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GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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23 luglio 2008

IL LODO ALFANO E’ LEGGE E LA MAGISTRATURA EVERSIVA

L'aula del Senato ha definitivamente approvato il "lodo Alfano", il disegno di legge che garantisce l'immunità per le alte cariche dello Stato fino alla scadenza del loro mandato. Il provvedimento è stato approvato con 171 sì, 128 no e 6 astenuti. Sì di PDL e LEGA, astenuta l'UDC, no di PD e IDV.

Intervenendo al senato sul lodo, il ministro della giustizia Angelino Alfano ha confermato che in autunno si procederà con la riforma della giustizia e ha invitato l’opposizione ad una proficua collaborazione perché al paese non serve coltivare l’antiberlusconismo e la linea di confine tra riformatori e conservatori è segnata dalla giustizia.

Sul lodo Alfano se ne è già discusso forse più del dovuto, vi propongo perciò l’intervento e la dichiarazione di voto del capogruppo del PDL al senato Gasparri, un intervento memorabile sulla contingenza e l’opportunità di questa legge,che non ha bisogno di ulteriori commenti, bensì di approfondite riflessioni sullo stato comatoso della giustizia italiana e di come sia eversiva una parte consistente di questa magistratura.

 Legislatura 16º - Aula
Resoconto stenogr. seduta n. 045 del 22/07/2008
Gasparri (PdL).
Domando di parlare per dichiarazione di voto.
PRESIDENTE. Ne ha facoltà.
GASPARRI (PdL). Signor Presidente, onorevoli colleghi,
oggi la Corte europea dei diritti dell'uomo ha condannato l'Italia per 15 volte per non avere rispettato i tempi di un giusto processo.
È una notizia di poco fa.
SilvioBerlusconi ha dovuto aspettare 11 anni per essere assolto dopo l'avviso di garanzia avuto a Napoli nell'autunno del '94. (Applausi dal Gruppo PdL).
E, cari colleghi, ha dovuto aspettare 12 anni per essere assolto con formula piena per le infondate accuse del caso SME: 12 anni.
Noi non riteniamo di violare alcuna norma costituzionale.
Ricordo ai colleghi che nei giorni scorsi 36 costituzionalisti, primo firmatario un presidente emerito autorevolissimo della Corte, come Annibale Marini, hanno divulgato un documento nel quale si afferma, si ritiene che "siano aprioristiche e perciò dannose posizioni oltranziste nei confronti di misure come il (...) lodo Alfano, che si sforzano di bilanciare ragionevolmente i diversi interessi in gioco in quel conflitto tra politica e giustizia che dura da (...) troppi anni. (...)
Nel rispetto delle indicazioni fornite a suo tempo dalla Corte costituzionale", dice questo appello, "come indicato pochi giorni fa dallo stesso Capo dello Stato, il lodo mira a garantire una temporanea immunità ai soggetti investiti delle cariche politico-istituzionali più importanti.
Consente a chi ha responsabilità di Governo di dedicarsi a esse con la necessaria serenità e il dovuto impegno, senza per questo pregiudicare il principio della (...) soggezione di tutti alla legge penale."
Questo appello si conclude facendo anche riferimento all'indipendenza "della magistratura e dell'attività giurisdizionale" che "devono essere bilanciate con la difesa della separazione dei poteri e del principio della sovranità popolare, che affida a chi ha vinto le elezioni il diritto di governare".
Lo stesso presidente emerito Annibale Marini, in una intervista rilasciata in questi giorni ha detto che se per lo scudo alle alte cariche dello Stato fosse stata necessaria una legge costituzionale, la Consulta lo avrebbe affermato nella ben nota sentenza del 2004: così non è, dunque basta una legge ordinaria.
Un altro presidente emerito della Consulta, Alberto Capotosti, in una intervista al «Corriere della Sera» ha affermato:
«Il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, sul lodo Alfano è stato ineccepibile perché in base a quanto ha affermato la Corte Costituzionale nella sentenza 24 del 2004 non è necessaria, per approvare lo scudo penale per le altre cariche, la forma della legge costituzionale. Basta la legge ordinaria: questo è quello che risulta testualmente stabilito dalla Corte nella sua decisione».
Oggi, nel dibattito in Aula, il nostro Capogruppo nella Commissione giustizia Mugnai ha ricordato (non voglio eludere i problemi, cari colleghi, e non ci nascondiamo dietro ad un dito) che alla data odierna sono stati avviati 101 procedimenti penali relativi al gruppo Fininvest, che hanno coinvolto 104 soggetti, con riferimento a 59 procedimenti sono state celebrate 2.140 udienze, di cui 731 in procedimenti riguardanti Silvio Berlusconi.
Vi risparmio i numeri dei milioni di documenti sequestrati, degli accessi realizzati.
Ebbene, vi sono state, a seguito di tutte queste indagini, 109 posizioni di proscioglimento ed archiviazione e 75 assoluzioni.
Questi sono i numeri.
Questi sono i numeri, e oggi anche il vice presidente vicario, senatore Quagliariello, ha ricordato come i 94 procedimenti penali intentati contro Silvio Berlusconi e il suo gruppo imprenditoriale, tutti avviati dopo l'impegno politico di Silvio Berlusconi (vi fa riflettere questo dato, o no?), si siano conclusi tutti con l'assoluzione ed uno solo per prescrizione.
C'è pregiudizio da parte di alcuni magistrati?

Io penso di sì.
Nella sentenza che ha respinto la ricusazione della dottoressa Gandus, a pagina 12 si afferma che tuttavia, pur respingendo la ricusazione, si evince da tutta la documentazione prodotta dalla difesa che la dottoressa Gandus ha fortemente esternato il proprio pensiero e ha vivacemente criticato scelte politiche legislative
della parte politica a lei estranea.
Non si capisce come, in una sentenza, si dica che vi è una parte politica estranea a un giudice che deve giudicare.!
È molto grave che si debba ammettere questo!
È molto grave che lo si debba scrivere in una sentenza, sia pur di respingimento!
(Applausi dal Gruppo PdL).
Pierluigi Battista, fonte certamente neutra e citata nella sentenza, ha scritto sul «Corriere della Sera» che se un giudice comunica con interviste, manifesti, cortei, petizioni e propri giudizi anche radicali, come può onestamente esigere che altri cittadini di opinioni opposte alle sue non nutrano sospetti sulla mancanza di indipendenza, imparzialità, equanimità di chi costruisce indagini o giudica nei tribunali quel cittadino?
Ha ragione Pierluigi Battisti sul «Corriere della Sera». (Applausi del Gruppo PdL).
Cari colleghi, noi non vogliamo nessuna impunità parlamentare e non vogliamo immunità generalizzate.
Vogliamo evitare un uso politico della giustizia! (Brusio dai banchi dell'opposizione).
Quanta energia è stata sottratta a processi contro i crimini per processi conclusisi con assoluzione, e che non avrebbero dovuto essere mai nemmeno avviati, se non vi fosse stata una ragione politica alla loro origine!
Noi, quindi, non ci nascondiamo dietro un dito: la garanzia riguarda le alte cariche dello Stato e non è una norma per oggi e per un solo caso.
È una norma simile a quella in vigore in Francia e in altri Paesi, dove i procedimenti sono sospesi e celebrati alla fine del mandato.
Questo lodo non cancella le eventuali responsabilità e gli eventuali giudizi.
Variamo, quindi, un provvedimento che ha tenuto conto delle valutazioni della Corte costituzionale e che non sottrae nessuno al dominio della legge.
Colleghi, vorrei poi ricordarvi che dovete placare i vostri giudizi.
Ho letto con gusto giorni fa un articolo di Giampaolo Pansa su «L'espresso» della settimana scorsa.
Egli ha ricordato le parole di Massimo D'Alema quando, nel 1996, vi fu l'inchiesta a La Spezia.
Diceva Massimo D'Alema - cito Giampaolo Pansa - che non si possono destabilizzare le istituzioni politiche andando in televisione a dire che vi sono dei politici coinvolti in un'inchiesta.
Nel 1996, quando vi fu questa inchiesta, tre membri del Consiglio superiore della magistratura dell'allora PDS chiesero al ministro di fare un'ispezione e dissero che alcune esternazioni di magistrati talvolta incidevano sul sereno svolgimento delle funzioni politiche di Governo e sull'andamento dell'economia.

Vi risparmio cosa scrisse Pietro Folena, allora coordinatore del partito di taluni di voi, su «l'Unità» e ciò che disse Cesare Salvi.
Anzi, cito Cesare Salvi che disse che era inaccettabile che le decisioni del Parlamento potessero essere condizionate dalle opinioni dei giudici.
Pensate un po', aveva ragione anche Cesare Salvi: cosa ci tocca dire in questa Aula!
(Applausi dal Gruppo PdL).
Sempre con garbato rispetto, nei giorni scorsi l'onorevole D'Alema ha invitato Silvio Berlusconi ad andare a testa alta a farsi giudicare dai giudici.
Perché, allora, ancora aspettiamo che il Parlamento europeo decida sulla immunità a cui, in sede europea, ha fatto ricorso Massimo D'Alema?

Siamo rispettosi delle posizioni di tutti, di D'Alema come di Fassino: ci mancherebbe altro! Oggi non è giornata che abbiamo utilizzato per speculazioni politiche e prendiamo con le pinze certi giornali e certe fonti.
Oggi ho sentito a sinistra molte critiche a «la Repubblica»: ben vengano! Certi giornali mi piacciono tutti i giorni: oggi mi sono piaciuti un po' meno, ma non abbiamo alimentato polveroni.
Dunque, D'Alema aspetta ancora che il Parlamento europeo valuti le sue carte mentre Berlusconi dovrebbe correre di fronte a giudici così definiti.
Condividiamo gli appelli che in queste ore sono stati rinnovati dal presidente Napolitano, che ieri ha parlato ancora una volta di una tendenza alla spettacolarizzazione dei processi.
Non citerò Ayala, Caponnetto e Falcone su alcuni eccessi di politicizzazione. (Proteste dai Gruppi PD, IdV e UDC-SVP-Aut).
Ci sarà tempo e modo di farlo in quest'Aula, colleghi.
Vorrei citare solo Di Pietro e Falcone.
Nei giorni scorsi Di Pietro ha affermato: quanto mi piace quando li vedo con il sangue agli occhi. Quasi che godeste nel creare lo scontro e il conflitto! A una persona che vorrebbe il sangue agli occhi dei suoi avversari noi contrapponiamo un giudizio di Giovanni Falcone, il quale dichiarò:
«La magistratura ha sempre rivendicato la propria indipendenza, lasciandosi in realtà troppo spesso irretire surrettiziamente dalle lusinghe del potere politico».

Siamo allora come oggi con Giovanni Falcone, non con il sangue agli occhi (Applausi dai Gruppi PdL e LNP) e voteremo orgogliosi questo provvedimento di legge.
(Applausi dai Gruppi PdL e LNP e del sottosegretario Giovanardi).







11 maggio 2008

ISRAELE E' IL POPOLO DELLA MEMORIA

Sessanta anni fa, il 14 maggio, Israele proclamava la sua indipendenza e si accingeva a combattere la prima guerra per la sua sopravvivenza,contro i paesi arabi coalizzati, che si concluse con la vittoria del nuovo stato, contro ogni logica e previsione.
Nell’anniversario di questo storico evento Vi propongo l’intervento di Silvio Berlusconi pubblicato sul quotidiano Yediot Ahronot di Tel Aviv.

Il compleanno di Israele è il compleanno di tutti noi. Affettuosi auguri a tutti i nostri amici israeliani”.
"Israele è il popolo della memoria”, una “memoria del tutto particolare che non accusa e non cerca vendetta, che viene anzi proposta al prossimo come tradizione comune di tutta l’umanità”.
Nel messaggio di auguri agli israeliani, Berlusconi rileva che “la memoria è la base dell’identità - sia personale sia collettiva - del popolo”, e sottolinea che pur essendo Israele uno “Stato giovane”, è “difficile pensare a un Paese che abbia simile consapevolezza della profondità delle proprie radici, che (egualmente) rifletta una sofferenza indimenticabile ed una speranza che non si affievolirà”.
Berlusconi riflette quindi sull’impatto della società dei consumi sulle caratteristiche culturali delle tradizioni millenarie. “Proprio in questo periodo l’identità israeliana rappresenta valori fondamentali che rafforzano l’individuo e lo proteggono dalla forza opprimente della massa”. L’identità che viene difesa da Israele “può fungere da base per la ricerca di una identità positiva e costruttiva anche fra i popoli vicini. Da questo punto di vista i 60 anni di storia di Israele racchiudono un significato non meno importante che la preservazione della memoria”.





3 marzo 2007

UN CONDOMINIO DISORDINATO E RISSOSO.

Questo il testo integrale dell’intervento di Silvio Berlusconi alla camera dei deputati in occasione del dibattito sulla fiducia al governo Prodi:

“Signor Presidente, signore e signori deputati, le dimissioni di un Governo che ha perso la maggioranza due volte in dieci giorni - prima sulla politica di difesa e, poi, sulla politica estera - sono state una ferita umiliante per la credibilità internazionale del nostro paese. Voi della maggioranza avete deciso di tamponare questa ferita impegnandovi nella caccia al singolo, piccolo voto invece di cercare una soluzione seria, e scaricate adesso sulla stabilità e sull’autorevolezza delle istituzioni la vostra debolezza e le vostre divisioni.

Per paura del giudizio e del voto degli italiani - che rigettano a larga maggioranza la vostra politica fiscale, illiberale e punitiva, e la vostra idea di uno Stato onnipotente ed invasivo, che mette al suo servizio il cittadino, il lavoratore e l’imprenditore -, state trasformando il Governo della Repubblica in un’assemblea di condominio disordinata e rissosa, e non bastano certo a nasconderlo gli artifici verbali in cui si è esercitato questa mattina il Presidente del Consiglio. Avete agitato la bandiera, per voi simbolica, di una legislazione che metteva in pericolo il valore della famiglia ed ora l’avete riposta, in fretta e furia, senza nemmeno il pudore di ammettere che avevate commesso un errore, scavalcando il Parlamento e promuovendo un disegno di legge del Governo. Per far dimenticare quell’errore, ora ci volete far credere che pensate a nuovi provvedimenti per la famiglia, del tutto vaghi ed approssimativi. Non si è neppure certi che tra due settimane voi abbiate i voti per rifinanziare la missione dell’ONU e della NATO in Afghanistan, ma vi inorgoglite, in modo spregiudicato e francamente ridicolo, per una presunta autosufficienza della maggioranza.
Le grandi opere infrastrutturali - che in cinque anni di Governo stabile erano diventate il volano di un nuovo slancio nazionale, con 106 cantieri aperti, 1500 chilometri di strade iniziati e conclusi, dieci volte gli investimenti effettuati dalla sinistra nei precedenti cinque anni di Governo - sono ormai oggetto di un negoziato grottesco .

Signor Presidente, credevo che questo fosse dovuto al fatto che dalle parti della sinistra si sente dire che i treni ad alta velocità sono inutili per attraversare le Alpi: qualcuno ha osservato che sono stati riscoperti gli elefanti di Annibale
Oscillate tra liberalizzazioni finte o minori e giuochi di potere finanziario basati sulle vostre consuete logiche dello statalismo, dell’aggressione con piani e leggi speciali alle libere imprese, del tentativo di mettere su nuovi ‘baracconi’ di Stato. Certo, per l’opposizione un Governo fragile e confuso è una benedizione, ma il prezzo finale lo pagano i cittadini, ed è un costo troppo alto per la comunità la superbia di una coalizione che non vuole riconoscere la realtà elettorale di un paese legale diviso a metà dal voto di aprile e di un paese reale in cui oggi il Governo è in condizioni di indiscutibile minoranza.
Servivano spirito di verità e di sincerità, verso le istituzioni e verso il paese; e invece vi siete già immersi, anche per quanto riguarda la legge elettorale, in una logica di ammiccamenti trasversali!
Noi, che siamo il maggior partito dell’opposizione - un partito che non si è mai sottratto alle sue responsabilità di fronte al paese -, già da tempo, accogliendo l’invito formulato dal Presidente della Repubblica, abbiamo assicurato al ministro per i rapporti con il Parlamento e le riforme istituzionali la disponibilità di Forza Italia a discutere, come di altri problemi importanti ed urgenti, anche di un eventuale miglioramento della legge elettorale. Questa disponibilità oggi confermiamo, purché si tratti di un tentativo serio, e non di un semplice espediente dilatorio, come ha voluto chiarire poc’anzi anche il presidente Fini. Un confronto franco e leale tra i partiti, in Parlamento, in tempi rapidi e definiti, sulle diverse soluzioni possibili e non uno stratagemma per tenere in vita artificiosamente un Governo. Ma, al di là della legge elettorale, come sarà, da domani, la navigazione di questo Governo? Già si annunciano, tra i partiti della maggioranza, altri «bracci di ferro», come ad esempio sulle pensioni, secondo i vecchi schemi tristemente sperimentati nei mesi scorsi.
La realtà è che vi abbiamo lasciato una riforma delle pensioni che, dall’anno prossimo, determinerà sulla spesa previdenziale un risparmio strutturale di 8 miliardi di euro, garantendo una tendenza che non intacca i diritti acquisiti dei pensionati di oggi e che garantisce i giovani per il domani; e voi, invece, ricomincerete a discuterne, condizionati dal voto delle componenti più corporative e classiste del movimento sindacale.
Noi, a otto mesi dal varo del nostro Governo, le pensioni minime le avevamo già aumentate per milioni di famiglie, nonostante il «buco» di bilancio che le vostre politiche di spesa incontrollata ci avevano lasciato, 38 mila miliardi di euro certificati dall’Unione europea.

E questo lo abbiamo fatto senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini e senza penalizzare le imprese, come invece avete fatto voi.
Noi vi abbiamo lasciato in eredità i conti pubblici in ordine, con un deficit, nel 2006, al 2,4 per cento del PIL; un deficit che ci colloca tra i paesi più virtuosi in Europa. Questa è la realtà! Il resto sono le solite vostre menzogne Voi avete ricevuto in eredità la ripresa economica e finanziaria; voi avete ricevuto in eredità, dalle nostre finanziarie ‘antifiscali’ e dal ciclo economico mondiale, un cumulo di risorse che smentisce la vostra quinquennale campagna antinazionale sul cosiddetto declino

In questa situazione, con prospettive incoraggianti per la crescita, il massimo che invece ci si può attendere da voi è un lungo ed incerto negoziato con l’Europa, che ha ‘bocciato’ l’unico, l’unico provvedimento sensato del vostro Governo, la riduzione del cuneo fiscale per le imprese e per il lavoro, perché è stato concepito malamente ed ancor peggio strutturato.
Signor Presidente, signore e signori deputati, sono stati presentati al Parlamento due diversi Governi. Il primo, era quello del programma di 281 pagine; il secondo, quello dei dodici punti. Il primo Governo, dunque, prima della sfiducia del Senato, rispondeva alle domande dei radicali sulla famiglia e dei pacifisti sulla politica estera e militare; il secondo, invece, stralcia i provvedimenti sulle convivenze e tenta di ristabilire una qualche continuità con la politica estera e militare italiana.
Qual è il vero Governo Prodi? Quello che media con i pacifisti ed i laicisti e si presenta come la sintesi compiuta dei cosiddetti riformisti e dei cosiddetti antagonisti o quello che espunge violentemente gli impegni presi con le «estreme» senza che queste protestino? Il Governo ha riformato nettamente la sua politica o, meglio, l’ha adattata di volta in volta alle circostanze, agli umori ed alle convenienze del momento?
Che cosa è avvenuto tra il primo e il secondo Governo Prodi? Io credo davvero che non sia mai accaduto, nella storia parlamentare, che il medesimo Governo sostituisse la sua linea politica tra il primo ed il secondo voto di fiducia.
Signor Presidente, signori deputati, noi daremo corpo e voce al sentimento diffuso e alla protesta del paese, che si è già fatta sentire nella pacifica e splendida festa del 2 dicembre a Roma. So che uno degli obiettivi di questo Governo è quello di cercare di dividere la nostra coalizione con le prospettive contraddittorie o di un grande centro o del federalismo fiscale.
Sono convinto che non ci riuscirete, perché dietro ai nostri partiti, a tutti i partiti del centrodestra, c’è un solo grande popolo della libertà. E io credo che anche chi tra noi vuole legittimamente distinguere la sua posizione, intende rimanere fedele a questo grande popolo. Io credo nel popolo della libertà, signori del Governo, e so che la coalizione che è nata attorno a Forza Italia è un dato permanente della politica italiana, una realtà che il vostro stare al Governo non ha interrotto, ma, anzi, ha consolidato ed esteso.
Per tutte queste ragioni, noi oggi neghiamo la fiducia a questo Governo e lo facciamo in nome di questo popolo e nell’interesse di tutti gli italiani! Vi ringrazio.”
02 Marzo 2007


2 agosto 2006

NO A UNO STATO DI POLIZIA TRIBUTARIA.

Anche  sul decreto Bersani-Visco  in discussione alla camera è stato posto il voto di fiducia, ed è la settima volta in poco più di due mesi di governo,quella che dovrebbe essere una eccezione è diventato regola.

I voti di fiducia insieme alle esternazioni del “pistolino di Stalin e Pol Pot”  alias il PDR Napolitano,rappresentano le flebo che tengono in vita questo governo,sorretto da una maggioranza variabile ogni giorno e ogni ora su qualsiasi argomento.

Persino i più tenaci sostenitori di questo “governicchio” sono consapevoli che così non si potrà andare avanti a lungo,se non ci saranno larghe intese o “campagne acquisti mirate”,  la situazione non potrà reggere a lungo.

Intanto oggi alla camera è intervenuto per dichiarazione di voto Silvio Berlusconi ,che ha denunciato l’esautorazione del parlamento e l’istaurarsi di un pericoloso “regime di polizia tributaria” dove tutti i cittadini sono dei “presunti malfattori” costretti a provare la loro innocenza, e non il contrario come è  normale in un moderno stato di diritto.

 

L’INTERVENTO  ALLA CAMERA DEI DEPUTATI  DI SILVIO BERLUSCONI:

 

"La nostra opposizione a questo decreto non e’ certo nei confronti delle liberalizzazioni, poiche’ noi consideriamo il mercato e la concorrenza elementi fondamentali della crescita della nazione. Blindandosi per la settima volta in 75 giorni con la fiducia, il governo espropria di fatto il Parlamento e le sue prerogative e impone di convertire l’ennesimo decreto, che introduce nuove gabelle e per la prima volta inasprimenti fiscali retroattivi, sostituendo la cultura delle garanzie con quella del sospetto.  C’e’ il rischio di trasformare cosi’ il nostro Stato in uno Stato di polizia tributaria, altro che liberalizzazioni..."

"Sono meravigliato del consenso di tanti ex Dc che stanno nella Margherita a questo provvedimento. Vorrei ricordare loro come un grande ministro delle finanze democristiano del passato, Ezio Vanoni, sosteneva che lo Stato doveva fidarsi dei cittadini e che il cittadino deve essere considerato tale, non un suddito. Visco invece e’ la negazione di Vanoni. Il nucleo della sua filosofia fiscale e’ quello sintetizzato dal binomio di Foucault : ’sorvegliare e punire’. La nostra visione del fisco e’ opposta, e come dimostrano gli ultimi dati del gettito fiscale, il nostro metodo ha funzionato e sta funzionando".

Con questo provvedimento, invece, "il conto corrente diventa lo strumento principe del controllo fiscale. Cosi’ l’imprenditore, l’artigiano, il professionista diventano dei sospettati, potenzialmente malfattori costretti a dar prova della loro innocenza. Con queste misure Visco ha compresso gli spazi di riservatezza, come ha sottolineato anche il garante della privacy. Cosi’ si instaura principio di controllabilita’ preventiva, lo Stato diventa una sorta di Grande Inquisitore, che registra i suoi consumi, le sue vacanze, le malattie, ogni aspetto del suo comportamento economico. Con questo decreto si mette a rischio la liberta’ economica e civile dei cittadini. Si promuove una schedatura invasiva e totale che non esiste in nessuna democrazia liberale. Secondo il principio di controllabilita’ preventiva ogni produttore di ricchezza e’ indicato come un potenziale evasore".

Nel testo Bersani "la parte delle liberalizzazioni ha la peggio rispetto a una riforma fiscale grave per la difesa della liberta’ del singolo cittadino. Un programma di liberalizzazioni serie prevederebbe la rottura del monopolio sindacale, l’eliminazione dei privilegi di cui godono le cooperative e la privatizzazione delle utilities pubbliche. Nel decreto legge c’e’ invece vendetta sociale spacciata come liberalizzazione economica: in realta’ vi sono misure per favorire le vostre cooperative, le grandi aziende a svantaggio dei piccoli operatori. Una politica seria di liberalizzazione deve necessariamente rompere il fronte sindacale, i privilegi delle coop, promuovere l’imprenditorialita’, agire a 360 gradi e non puo’ prescindere dal preventivo confronto con le categorie interessate a meno che voi pensiate che alcune categorie, gli avvocati prima di tutti, non siano degne di essere consultate. Questo modo di operare e’ preoccupante e pericoloso. Il furore ideologico prevale sul senso di responsabilita’. E anche gli effetti pratici saranno devastanti".

Il leader di Forza Italia ha sottolineato infine che "sulle liberalizzazioni vere ci puo’ essere un confronto ampio e approfondito. Ci auguriamo che il filo del dialogo sulle urgenze del paese possa essere ripreso. Anche le parole del Capo dello Stato vanno in questa direzione. Purtroppo non sembrano queste le logiche che prevalgono in questa maggioranza". In ogni caso, ha concluso, "noi faremo un’opposizione ferma ma allo stesso tempo serena e propositiva".
 
2/08/2006

                                   


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