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AZZURRA LIBERTA'-ASCOLTA
 

INNO FORZA ITALIA-ASCOLTA
 



In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



PROGRAMMA DI GOVERNO
2008-2013


TUTTI I CANDIDATI DEL
POPOLO DELLA LIBERTA'





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...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
più entusiasmante che      
ciascuno di noi possa avere
l'avventura di fare."     
Silvio Berlusconi  
























"E' sorta in questi anni 
un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
onesta, moderata  ma   
ferma  nel  difendere   
i  principi  di  libertà,   
che  non  ha  nessun    
passato da nascondere 
e  che  soprattutto non 
ha paura di sperare e di
credere. Questa  Italia 
siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





STO LEGGENDO:
CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
popoli oppressi?"



LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
il sangue dei vinti".
 


GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
L'11 SETTEMBRE.



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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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5 dicembre 2008

LA GUERRA CIVILE NEL PD

Leader si nasce,non si diventa, l’intervista di ieri rilasciata da Veltroni a Repubblica , dimostra in modo inequivoco,caso mai ce ne fosse ancora bisogno, la guerra civile in atto nel partito democratico, la ventina di correnti, o se vi piace di più “associazioni culturali” , sono impegnate in un tutti contro tutti senza esclusione di colpi.
Tutti chiedono la testa di Veltroni, ma ufficialmente non lo dice nessuno, tranne Parisi che continua imperterrito a fare il “grillo parlante” in casa del PD, D’Alema nega qualsiasi coinvolgimento in manovre contro il segretario, ma i suoi uomini fanno di tutto per smentirlo, e Walter sbotta: “basta veleni chi vuole un nuovo leader venga allo scoperto”, ma difficilmente otterrà risposte conclusive, molto meglio logorarlo poco alla volta.
E così dopo poco più di un anno dalle primarie che lo incoronarono, Veltroni cammina sul cumulo di macerie in cui si è ridotta la sua leadership, autorevolezza e credibilità nulle, tutto questo frutto di grossolani errori strategici, in primis il fatto di andare da soli alle elezioni, poi un po’ meno soli portandosi dietro i radicali e alleandosi con il trebbiatore di Montenero,Di Pietro, alleanza che è andata tutto a vantaggio di quest’ultimo che,una volta entrato in parlamento ha detto no ad un gruppo parlamentare unico con il PD rinnegando gli accordi presi in precedenza, e ha preso a smarcarsi da una linea comune di opposizione, prediligendo la sua, manettara e giustizialista.
Veltroni si è così ritrovato assediato e preso in mezzo da Berlusconi al governo e da Di Pietro all’opposizione, costretto a inseguire ora l’uno ora l’altro senza una linea politica credibile e lineare.
Poi la gestione dilettantesca di casi come la vicenda Alitalia e la Commissione di Vigilanza Rai con l’elezione di Villari cacciato dal partito, hanno dato il colpo di grazia alla credibilità e autorevolezza di Veltroni.
Se a tutto questo si aggiunge il fatto che il partito in periferia è saldamente in mano ai ras locali, che al nord autorevoli dirigenti come Chiamparino e Cacciari chiedono insistentemente un partito locale perché il PD romano è distante dalle problematiche di quelle realtà, che nelle amministrazioni locali,dopo gli scandali di Genova e l’Abruzzo, a Firenze e Napoli ci sono inchieste della magistratura che si sussurra potrebbero portare alla luce un verminaio di dimensioni inimmaginabili il quadro è completo.
Come ciliegina sulla torta è tutt’altro che risolto, in vista delle elezioni della prossima primavera, la collocazione del partito in ambito europeo, con Fassino che va a firmare il manifesto del PSE e Rutelli che dice non moriremo mai socialisti.
Non ci vuole molto dunque per capire che, il partito democratico, se non imploderà prima, entro un altro anno sarà costretto di nuovo a cambiare nome e simboli.

UPDATE : Oggi si è avuta un altra prova dell’autorevolezza e del carisma di Veltroni, aveva chiesto a Bassolino di farsi da parte, ma il discusso governatore della Campania non solo non lascia, ma addirittura raddoppia : “ valuterò nei prossimi mesi in regione e nel partito il da farsi, per il momento porto avanti assieme alla nuova giunta , il mio impegno per Napoli e la Campania “ , così ha risposto Bassolino.
Intanto il sindaco di Firenze, Dominici, la cui giunta è indagata dalla magistratura per il coinvolgimento nella tangentopoli fiorentina, e lo stesso dopo essere stato intercettato è stato ascoltato dai magistrati come “persona informata sui fatti”, ha annunciato l’intenzione di lasciare la politica poiché “schifato” (Sic), e si è andato ad incatenare davanti alla sede del gruppo Espresso-Repubblica, per protestare contro il modo in cui i giornali del gruppo hanno trattato la vicenda politica – giudiziaria che ha coinvolto la sua giunta, cosa che ha fatto dire a Berlusconiallora io mi sarei dovuto incatenare tutti i giorni”.
Insomma si è toccato il fondo,ma imperterriti, si continua a scavare.




4 novembre 2008

MUSSOLINI HA DATO IL SENSO DELLA PATRIA

Quello che afferma il sen. Dell’Utri, ovvero che “Mussolini ha dato il senso di Patria all’Italia” è una verità storica incontrovertibile, e non può essere altrimenti, il senso di patria non potevano darlo certamente coloro che inneggiavano “ nostra patria è il mondo intero,nostra legge è libertà” , vero?







29 settembre 2008

E’ UNA CRISI DI AUTOSTIMA

Non credevo ai miei occhi quando ho letto qualche passo dell’intervista che Veltroni ha rilasciato al Corriere della Sera, in Italia con Berlusconi si corre il rischio di autoritarismo, modello Putin, svuotamento della democrazia e altre corbellerie che vi risparmio per carità di patria, non solo, mentre sorridevo incredula, mi è toccato leggere che questo governo è solo dedito alla presa del potere, il che detto da uno che ha sostenuto un governo di 100 e più poltrone,che ha lottizzato persino il cancro,vedi il caso del Prof. Cognetti al Regina Elena, è semplicemente ridicolo, per non dir di peggio.
Senza contare poi che in fatto di autoritarismo e “modello Putin” lui è un vero esperto, non a caso andava ai festival della gioventù comunista a Berlino Est, a discutere di “rivoluzione proletaria” e “eurocomunismo” con i tetri e sanguinari burocrati di Breznev.
Io credo che quello di cui soffre Veltroni, è una pesante crisi di autostima, unita alla frustrazione di non contare nulla, anche e soprattutto all’interno del suo partito,dove è contestato quotidianamente da una ventina di correnti sino all’ultimo militante, esemplare la vicenda Alitalia,dopo aver cercato di far fallire la trattativa con l’appoggio di Epifani, è stato costretto a fare marcia indietro da alcuni big “pensanti” del partito, i quali si erano accorti che si rischiava di scottarsi di brutto,visto che l’opinione pubblica, a stragrande maggioranza incolpava del fallimento la CGIL e il Partito Democratico.
Veltroni faccia tesoro dei consigli che gli ha rivolto dal palco della festa del PD di Firenze, l’ex ministro Parisi : “ Prenda esempio da Berlusconi su come fare il leader” , invece di confondere la fantascienza con la realtà, oscillando tra il modello Obama e Di Pietro rimarrà solo con un pugno di mosche in mano, ma forse ormai è troppo tardi, presto sarà rottamato dai suoi stessi compagni.










5 luglio 2008

CARNEVALE : MI PENTO DI AVER PROMOSSO MAGISTRATO DI PIETRO

Vi propongo questa interessante intervista al giudice Corrado Carnevale, magistrato di Cassazione scrupoloso e garantista,che ha combattuto la casta delle toghe e dopo dieci lunghi anni l’ha avuta vinta ed è stato reintegrato al suo posto, nonostante avesse già raggiunto l’età pensionabile rimarrà in servizio per tutto il tempo in cui era stato sospeso durante la sua lunga battaglia giudiziaria, ovvero sino al 2013.

Oggi mi pento di aver fatto promuovere Antonio Di Pietro al concorso in Magistratura”: l’affondo è del giudice Corrado Carnevale, Presidente di Sezione alla Corte di Cassazione. Il Dottor Carnevale va a tutto campo nell’intervista rilasciata al condirettore di Petrus Bruno Volpe. Giustifica le impronte digitali ai bimbi rom, dubita dell’efficacia del delitto di immigrazione clandestina, invita alcuni colleghi a studiare di più e a dedicarsi di meno alla televisione, ma è proprio Di Pietro il suo bersaglio preferito. Dottor Carnevale, perché si dice pentito di aver promosso il leader dell’Italia dei Valori al concorso in Magistratura? “Perché fu un grande errore. Mi lasciai commuovere dal suo curriculum. Era stato in seminario ed era di famiglia povera. Fu così che chiusi un occhio davanti ad alcune sue lacune”. Ritiene compatibile con l’etica del Magistrato l’aver accettato, come fece Di Pietro, un prestito di cento milioni di lire da un privato? “No. Io sarei andato in banca, come qualsiasi altro mortale. Ma il giudice Di Pietro poteva tutto, si sentiva onnipotente”.
Parliamo dei magistrati: secondo Lei dovrebbero studiare di più… “Intanto se sbagliano, paghino. In genere, i Magistrati che svolgono degnamente il loro mestiere, rappresentano la maggioranza della categoria, ma alcuni invece di andare in Tv farebbero meglio ad approfondire la conoscenza dei codici e delle carte processuali”. Ritiene che in Italia si indaghi a senso unico, cioè prevalentemente contro Berlusconi? “L’azione penale è obbligatoria. Trovo singolare, tuttavia, che si indaghi sempre a destra. Evidentemente, Berlusconi non è simpatico ai Magistrati di Milano… Lascio a lei ogni commento ulteriore, che sarebbe peraltro facilissimo”. Veniamo alla pubblicazione dei verbali sui giornali… “Guardi, io non me la prendo con la stampa, che fa il suo mestiere, ma con chi li fa uscire, ed è intuibile chi sia. In Italia, ormai, si vive con l’incubo patologico delle intercettazioni: è assurdo che fatti irrilevanti, cioè puro gossip, finiscano in pasto all’opinione pubblica. Mi chiedo quanto costano allo Stato queste intercettazioni…”.
Problema immigrati: cosa pensa dell’idea del Governo di prendere le impronte digitali ai bambini rom? “La catalogazione delle impronte serve a tutela dei bambini stessi. Molti sono privi di identità, e non dimentichiamo che adulti senza scrupoli li utilizzano per commettere reati”. Dunque, Lei concorda con il Governo. “Certo che sì” E per quanto riguarda il reato di immigrazione clandestina? “Teoricamente giusto, ma ritengo che non sia il più efficace dei deterrenti. Piuttosto, penso sia più opportuno espellerli subito quando violano la legge”.

Thanks a IlVelino




29 giugno 2008

SE ANCHE IL MAGISTRATO SI INDIGNA

Mentre il PM di Palermo,Antonino Ingroia , in assoluta aderenza al codice deontologico dei magistrati,il quale prevede che “a causa del delicato ufficio che ricopre,il magistrato non solo deve essere equo, imparziale e professionale, ma deve sembrarlo in ogni occasione”, se ne va allegro e giulivo all’assemblea nazionale di sinistra democratica per prendere la parola e attaccare il governo e Berlusconi, togliendo così ogni ombra sulla sua indipendenza,imparzialità e serenità di giudizio(Sic), può succedere che, oltre alla stragrande maggioranza dei cittadini,schifati e in assoluta crisi di rigetto nei confronti della magistratura e dell’amministrazione della giustizia, anche qualche magistrato può indignarsi.
Non parlo naturalmente di qualcuno dei tantissimi magistrati che ogni giorno fanno in silenzio il proprio dovere,che non hanno crisi di autostima se non compaiono sulle prime pagine dei media, se non partecipano ad assemblee di partito o ai social forum, o non si auto eleggono “rappresentanti della società civile” , ma di un magistrato piuttosto noto alle cronache giudiziarie e non, ora parlamentare nelle fila del partito democratico, il giudice Felice Casson, che sembra aver compreso appieno gli effetti della deriva politica di una parte della magistratura in questa intervista al Corriere Della Sera.
Definisce la magistratura «un mondo ormai autoreferenziale». Addita il Csm di «comportamenti poco chiari, ai limiti della correttezza e della legittimità istituzionale». Eppure non è il Cavaliere e nemmeno un suo famiglio. Anzi, in passato era considerato una «toga rossa». Ora Felice Casson è senatore del Partito democratico. E se una voce di sinistra decide di criticare quelli che un tempo erano suoi colleghi, non è per sostenere l'offensiva di Silvio Berlusconi semmai per scongiurarla, per impedire che faccia definitivamente breccia nell'opinione pubblica, «dove i giudici riflettono un'immagine negativa». Perché sarà pur vero che è riapparso il «Caimano», ma è altrettanto vero che sono state anche le toghe ad evocarlo, e con i loro «gravi errori» si sono resi corresponsabili del clima di scontro istituzionale: «E comprendo il tormento del capo dello Stato, immagino la sua difficoltà a gestire una situazione in cui c'è chi aggredisce e chi — sentendosi aggredito — aggredisce a sua volta».
«Il Csm è lo specchio dei magistrati. Basta vedere cosa riflette. C'è un eccesso di esternazioni. C'è un'evidente volontà di fare attivismo politico. Per esempio, che senso aveva far trapelare la bozza del parere sulla norma blocca- processi? E quale logica celava? O è stato fatto senza pensarci, o c'erano fini politici. In entrambi i casi è ovvio che venga criticato questo protagonismo deteriore». Il dato grave è che l'organo di autogoverno dei magistrati gli appare senza controllo, perché «il vice presidente Nicola Mancino non ha alcun potere sui membri togati, che nella loro testa si sentono totalmente autonomi». E c'è un solo modo per restituire ordine alle cose, «riacquisire un senso di responsabilità personale e istituzionale. Altrimenti, se il Csm non sarà capace di intervenire per sanare le sue storture, sarà la politica ad intervenire sul Csm».
Noi proponiamo un organismo autonomo per la parte disciplinare. Così come siamo in procinto di presentare un pacchetto sulle intercettazioni con norme più restrittive che ne impediscano la divulgazione».
Parte ricordando «le mie indagini sul terrorismo. Allora non usai le intercettazioni. In altre inchieste sì. Dipende comunque dalla professionalità dei singoli magistrati...
Nei riguardi del premier non c'è accanimento giudiziario, c'è forse una concentrazione eccessiva. Diciamo che c'è molta attenzione (toh chi l'avrebbe mai detto).
Capisco Milano. Siccome si sono concentrati sul filone economico-finanziario, vanno avanti seguendo quel filo. E magari il filo conduce verso situazioni da accertare. Ma Napoli... Rispetto a Milano è un'altra storia... Insomma, non si può passare la vita ad intercettare veline».
«È giusto che il premier assolva il mandato degli elettori, e mentre sono contrario alla norma blocca - processi, non mi scandalizza l'idea di uno "scudo" per le alte cariche istituzionali, sebbene pensi che debba essere varato con una legge costituzionale.
«Io mi preoccupo della politica. Perchè non voglio aspettare Berlusconi davanti al tribunale di Milano, voglio aspettarlo e batterlo nell'Aula del Parlamento».
Ogni ulteriore commento mi sembra superfluo, ma in conclusione c’è una notizia che vale la pena di segnalare, mentre la procura di Napoli intercetta veline&affini trascrivendo circa novemila telefonate( si novemila,avete letto bene) per scoprire l’acqua calda, in provincia di Foggia, per decorrenza dei termini,a causa (udite udite) della mancata trascrizione delle intercettazioni ambientali, alcuni pericolosi criminali appartenenti alla mafia garganica, sono stati rimessi in libertà.
Nessuna meraviglia dunque che i cittadini siano schifati da questa magistratura che rappresenta ormai una casta autoreferenziale, inefficiente e in buona parte politicizzata,quello che meraviglia è che ci sia un 20% che ancora le da credito.
Urge un “drizzone”, bisogna rimettere mano alla riforma dell’ordinamento giudiziario, ora,subito, per dare efficienza e razionalità agli uffici con una burocrazia che prevede capiufficio e responsabili, carriere per merito ed esami non per anzianità, separazione totale e definitiva delle carriere tra PM e magistrati giudicanti , riforma dei regolamenti di assegnazione e di trasferimento, e in caso di conclamata incapacità nomina di manager per l’amministrazione degli uffici giudiziari, non è possibile infatti che a fronte di una spesa assolutamente in media con tutti i maggiori paesi dell’Unione Europea, ci siano risultati così deludenti e tanta inefficienza, poi riforma del CSM ecc. ecc.
Solo così si potranno restituire i magistrati al loro compito che è quello di occuparsi dei processi e forse tra qualche lustro riusciremo ad avere dei giudici veramente terzi, probabilmente la casta strepiterà e magari farà anche qualche serrata in vista della riduzione di privilegi considerati ormai intoccabili,che facciano pure, tanto peggio di così non potrà andare.
E’ QUESTO IL VERO CANCRO DA ESTIRPARE” , forza Presidente Berlusconi ora o mai più.




24 giugno 2008

SI DEL SENATO AL DECRETO SICUREZZA

A larghissima maggioranza,166 si ,123 no e 1 astenuto il senato della repubblica ha dato via libera al decreto sicurezza che contiene tra le altre cose la norma blocca processi, l’utilizzo dei militari nei grandi centri a supporto delle forze dell’ordine e l’aggravante di clandestinità.
Il decreto passa ora alla camera dei deputati che dovrà approvarlo entro il 21 luglio.
E a proposito della norma blocca processi vi segnalo qualche riflessione del procuratore aggiunto di Torino,Bruno Tinti,estratte da questa intervista rilasciata al quotidiano La Stampa.
“Il pregiudizio non è proprio gratuito: leggi ad personam per evitare a Berlusconi condanne penali, più o meno certe in base alla legislazione vigente al momento in cui il processo veniva celebrato, sono state fatte, tante e con successo; e questa pare l'ultima della specie (fino ad ora). Però, forse, in questo caso va superato. La fine del processo contro Berlusconi è segnata, se non in primo grado nel secondo: salvo il caso di una assoluzione nel merito che pare improbabile, la sentenza sarà di estinzione del reato per prescrizione; e dunque Berlusconi non ha bisogno di questo emendamento per raggiungere un risultato che, sostanzialmente, ha già in tasca. Quanto alla riapertura dei termini per il patteggiamento (solo per i processi sospesi), anche in questo caso non credo possa pensarsi a una norma di favore: mi pare improbabile che Berlusconi intenda risolvere i suoi problemi giudiziari con un patteggiamento”.
È anche vero che si potrebbe pensare che il nostro agisca in previsione di guai giudiziari futuri; ma insomma mi pare evidente che l'emendamento in questione non «serva» al premier.
Così, sebbene i «precedenti» di questa maggioranza rendano arduo immaginare che il Governo agisca per rendere efficiente l'amministrazione della giustizia, si può anche immaginare che questo emendamento sia stato costruito effettivamente al fine di far uscire il sistema giudiziario penale dal buco in cui è stato cacciato. In sintesi, la filosofia pare essere questa: svuotiamo il magazzino, composto di merce vecchia e avariata e anche non tanto di pregio, e gestiamo utilmente la merce nuova e comunque quella vecchia, ma di particolare qualità. Il che ha almeno il merito di affrontare il problema giustizia in un'ottica di organizzazione concreta.
Insomma, per una volta, non mi pare che la produzione legislativa della maggioranza sia insensata; forse bisognerebbe solo aggiustarla un po'.




23 giugno 2008

TOTO' VELTRONI E PASQUALE



«Dicono che seppure dopo due mesi questa volta Veltroni abbia riconosciuto la sconfitta. Quale riconoscimento? Al massimo la sua è stata l'inevitabile presa d'atto della sconfitta elettorale. Nulla ci ha detto invece sulla sconfitta politica, niente su Roma, sulla Sicilia, sulle altre amministrative, che dalla Sardegna alla Val d'Aosta sono state anch'esse un disastro: ci ha detto di più sulla sconfitta delle amministrative del 2007. Mi sembrava di essere nella gag di Totò».
«Sì, quella in cui un signore schiaffeggia Totò chiamandolo Pasquale, e più lo schiaffeggia e più Totò ride. Tanto che quello gli chiede: "Ma come, più io ti meno più tu ridi?" E Totò gli risponde: "E che sò Pasquale io? Volevo vedere dove andavi a finire". Veltroni è così: pensa che gli schiaffi che gli han dato gli elettori siano sempre diretti al governo Prodi. E in questo modo siamo arrivati al ridicolo di un Pd che continua a presentarsi come partito a vocazione maggioritaria, mentre in Sicilia prende il 12,5 per cento».

Arturo Parisi Corriere Della Sera 22/06/2008





7 aprile 2008

INTERVISTA DI RAINEWS24 A SILVIO BERLUSCONI

 PARTE 1


PARTE 2


PARTE 3










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permalink | inviato da Aurora86 il 7/4/2008 alle 22:30 | Versione per la stampa


19 marzo 2008

MIO PADRE MI HA INSEGNATO AD AVERE IL SOLE IN TASCA

Vi propongo un ampio stralcio dell’intervista che Silvio Berlusconi ha rilasciato al settimanale “Gente” da oggi in edicola.

Come si svolgono le sue giornate in attesa del voto del 13 e 14 aprile? A che ora si sveglia e quando va a dormire? Segue una dieta particolare?
«Mi alzo alle 7.15. Vado a nanna alle 2.30, dopo aver letto i giornali, che mi arrivano intorno all’una e mezzo. La media giornaliera degli appuntamenti è di 15-20, di norma 20minuti per ciascuno. Le telefonate, tra un appuntamento e l’altro, sono una cinquantina. Pranzo e cena sono invariabilmente riunioni di lavoro. Nessuna vera dieta, se non l’abitudine a un menu semplice e poco calorico. Si cambia, naturalmente, se sono chiamato a interventi pubblici o televisivi. Dopola riunione per la cena, appena possibile, lavoro alla scrivania per studiare, stilare dichiarazioni, correggere interviste, preparare gli interventi del giorno dopo. Così per sei giorni alla settimana. Come vede sono quasi in odore di santità...».
Con chi si consiglia sulle scelte politiche? Su quali persone punta per le decisioni più importanti?
«Ne discuto con tutti i miei collaboratori, con gli alleati, con gli esperti delle varie materie e alla fine decido io. Ma ho sempre al mio fianco l’onesto e trasparente Sandro Bondi, il geniale Giulio Tremonti e quell’inviato dalla Provvidenza che è Gianni Letta».
Si consulta anche in famiglia, con moglie e figli?
«Questa vita e questo lavoro mi fanno stare troppo spesso lontano da loro. Q u a n d o stiamo insieme cerco di non far pesare le mie preoccupazioni e i miei problemi. Cerco di seg u i r e l’esempio di mio padre, che anche nei momenti difficili del suo lavoro lasciava fuori dalla porta le negatività e con il suo arrivo riempiva la casa di serenità e di sole. Proprio pensando a lui ho insegnato ai miei collaboratori ad avere sempre “il sole in tasca” e a regalarlo a tutti, a casa, in ufficio, nel lavoro».
Teme Walter Veltroni e la sua abilità dialettica?
«Veltroni è un ottimo comunicatore. Ma ha contro di sé tutto il passato della sinistra e tutto il presente del governo Prodi. Cerca di mettere in scena un gioco di prestigio, quello di farli dimenticare entrambi. Ma gli italiani non sono così sprovveduti da farsi convincere da una pur ben presentata fiction lontana dalla realtà. Mi sembra poi che abbia commesso l’imperdonabile errore di assumere impegni che non ha mantenuto. In primo luogo aveva detto: andremo da soli. E invece ha incamerato i radicali e tutti si domandano come faranno dei “mangiapreti” ad andare d’accordo con i cattolici integralisti quali i cosiddetti teodem. Poi si è addirittura apparentato con il campione delle manette, Di Pietro. Quindi non da solo ma, quel che è peggio, male accompagnato. Secondo. Aveva promesso: romperò con la sinistra estrema, quella che ancora vuole chiamarsi, con orgoglio, comunista. E invece si è alleato con loro in tutte le elezioni amministrative, dimostrando così di non voler rompere con il suo passato. Terzo. Aveva promesso: sarà un partito nuovo con una nuova classe dirigente. E invece quando ha presentato le liste si è visto che portano in posizione privilegiata tutti i ministri, i viceministri, i sottosegretari del governo Prodi, tutta la vecchia nomenclatura del Partito comunista. Tre promesse, tre finte, tre impegni mancati, tre delusioni. Mi sembra che si possa dire che i suoi giochi di artificio sono finiti».
Può spiegare la sua ricetta per rilanciare l’economia del Paese?
«La ricetta è semplice, ed è quella liberale che tutte le democrazie occidentali hanno messo in pratica per rilanciarsi negli ultimi vent’anni. Meno tasse sulla famiglia, sul lavoro, sulle imprese uguale più consumi, più produzione, più posti di lavoro, uguale più entrate nelle casse dello Stato da utilizzare per aiutare chi ha bisogno, per realizzare le infrastrutture, per diminuire il debito pubblico. È l’esatto contrario del “tassa e spendi, spendi e tassa” della sinistra e del governo Prodi. Quanto alle risorse necessarie per attuare gli sgravi d’imposta, andranno trovate con la lotta all’evasione e all’elusione fiscale,come iniziammo a fare con il nostro precedente governo. Anche qui si calcola che siano circa sei i punti di prodotto lordo che non entrano nelle casse dell’Erario, quasi 90 miliardi di euro. Infine per ridurre, come ci chiede l’Unione Europea, il nostro debito pubblico, che ci costa moltissimo ogni anno in interessi passivi, sarà indispensabile mettere sul mercato una parte consistente del patrimonio di beni immobili, a partire da quelli che sono in tutto o in parte inutilizzati. Per abbassare le tasse è chiaro che si deve anche diminuire il costo dello Stato, della pubblica amministrazione, che costa a ogni italiano il 50 per cento in più di quello che costa, per esempio, lo Stato tedesco a ogni cittadino. C’è quindi da fare un grande e difficile lavoro di riorganizzazione, di ammodernamento e di digitalizzazione della pubblica amministrazione per arrivare nel tempo a un risparmio di 5-6 punti di Pil, cioè da 75 a 90 miliardi di euro».
Si parla di «liste pulite», senza inquisiti. Che cosa ne pensa?
«Mi limito a osservare che con questo criterio, Enzo Tortora non sarebbe stato candidabile. Adottando questo principio, si lascerebbe alle Procure (alcune delle quali, come si sa, sono molto politicizzate) di decidere chi può essere candidato e chi no. Se invece si crede, come io credo, nella cultura liberale, nello Stato di diritto e delle garanzie, si deve poi essere coerenti».
È vero che sarà l’ultima volta in cui si presenta davanti agli elettori? Che cosa farà in futuro?
«A oggi l’unica cosa certa è che dovrò impegnarmi altri cinque anni per realizzare l’obiettivo di tutti gli italiani che amano la libertà e che vogliono restare liberi: far rialzare l’Italia salvaguardando gli italiani dall’oppressione fiscale, dall’oppressione burocratica, dall’oppressione giudiziaria».
Paolo Scarano





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permalink | inviato da Aurora86 il 19/3/2008 alle 18:12 | Versione per la stampa


16 marzo 2008

ERA MANIPOLATA L’INTERVISTA DI BORSELLINO TRASMESSA DA RAINEWS24

Adesso è ufficiale,l’intervista del magistrato Paolo Borsellino,che fu trasmessa da RAINEWS24 era stata manipolata con copia e incolla e taglia e cuci, in particolare in una parte in cui si modifica il pensiero del magistrato circa i rapporti tra Marcello Dell’Utri e Mangano.
Lo dice la sentenza con cui il Sen. Paolo Guzzanti è  stato assolto dopo aver denunciato il falso e querelato dalla Rai.
Nella sentenza si afferma che le accuse messe in bocca a Borsellino contro Dell’Utri sono un falso, l’intervista integrale era stata pubblicata su carta dal settimanale L’Espresso, circa un anno prima che fosse mandata in onda dalla RAI, è illuminante il passaggio in cui si chiarisce che quando Mangano parlava con Dell’Utri di cavalli,si riferiva a cavalli veri, Mangano parlava anche di cavalli intesi come traffico di droga ma questo lo faceva con un mafioso della famiglia degli Inzerillo, non con Dell’Utri ,come invece fa credere l’intervista manipolata trasmessa dalla RAI.
A questo punto però sorgono interrogativi di non secondaria importanza, e cioè:
-E’ questo il “servizietto pubblico” per il quale tutti i cittadini pagano il canone?
-Chi e perché aveva interesse a manipolare in tal senso l’intervista a Paolo Borsellino?
Sulla prima lascio giudicare a voi, sull’interesse a manipolare l’intervista le risposte possono essere tante e le più svariate, a me ne viene una in particolare : “ sono forse gli stessi che per subdoli motivi politici, o giustizialisti con vantaggi editoriali avevano tutto l’interesse a far dire a Borsellino,attraverso la manipolazione dell’intervista, che era consapevole dei legami mafiosi di Berlusconi con cosa nostra attraverso Dell’Utri e Mangano” ?




19 febbraio 2008

L’ADDIO DI CASINI? NON SPOSTA NULLA!

Vi propongo l’intervista del leader del Popolo Della Libertà Silvio Berlusconi, rilasciata al quotidiano Il Giornale.

 

Presidente Berlusconi, ha visto? Il pullman di Veltroni è partito. E il suo?
«Il mio è rimasto e rimarrà in garage. Auguro a Veltroni di non prendere troppo freddo e di non stancarsi troppo, anche se poi, all'opposizione, avrà molto tempo per riposarsi. Davvero penso, “pacatamente, serenamente”, che oggi in Italia ci sia bisogno non di giri di valzer e di pullman ma di serietà, di competenza, di coerenza fra ciò che si promette e ciò che poi concretamente si mantiene».

La ritiene possibile la vittoria del Pd?
«No. Perché gli italiani hanno capito che la sinistra italiana non può e non sa governare».

Ma perché il progetto di Veltroni è irrealizzabile?
«Perché si potrebbe dire che nel programma che ha illustrato c'è del buono e del nuovo: peccato però che il buono non sia nuovo e il nuovo non sia buono. Quei dodici punti che ha presentato sono proposte per metà copiate dal centrodestra, a cominciare dal “meno tasse per tutti”».

E per l'altra metà?
«L'altra metà stava già nelle 281 pagine del programma di Prodi. Alcune di quelle proposte le hanno sbandierate a lungo ma poi sono finite nel cestino. Il programma, per la sinistra, è sempre stato uno specchietto per le allodole, cioè per gli elettori, da usare solo in campagna elettorale».

A che cosa si riferisce?
«Per esempio ai contributi per gli asili nido e ai sussidi per i figli. Anzi hanno abolito anche il nostro bonus bebé. Ma si potrebbe andare avanti punto per punto: hanno presentato agli elettori un programma di 281 pagine. Poi l'hanno sostituito con i dodici punti di Prodi e non hanno realizzato nemmeno quelli. Adesso spuntano altri dodici punti di Veltroni. Come si fa a credere che non li dimenticheranno anche stavolta?».

Ci sono anche novità come il salario minimo a 1000 euro.
«Buona questa. Sarà un incentivo per artigiani e piccoli imprenditori a non assumere più o ad assumere in nero».

La sinistra però ostenta grande sicurezza.
«Gli italiani ormai l'hanno capito che per la sinistra i programmi non contano nulla. Per la sinistra l'unica cosa che conta è la conquista del potere. Vogliono il potere per il potere, non per cambiare l'Italia. Non per il bene del Paese. Sono al massimo bravi facitori di parole, bravi ideatori di slogan, mentre io mi considero, al contrario, un costruttore di realtà, di realizzazioni concrete, con la capacità di amministrare e di governare un Paese che per responsabilità della sinistra e di Prodi è oggi in declino».

Però Veltroni ha avuto coraggio, ha scelto di correre da solo...
«Così aveva detto. Ma poi si è coniugato con l'uomo delle manette, quel Di Pietro campione del giustizialismo più efferato, pervicace nel fare del male agli altri. Noi invece abbiamo deciso e realizzato una scelta di assoluta chiarezza: con grande cortesia abbiamo detto “no” a Storace, a Mastella e a Casini. Ci siamo alleati soltanto al Nord con la Lega, cioè con il tradizionale partito del Nord».

A proposito di cortesia: Casini ha detto che non tutti sono in vendita.
«E chi lo voleva comprare? Loro sono quelli che fra il 2001 e il 2006 non ci hanno lasciato realizzare pienamente il nostro programma. E ci hanno impedito di vincere, due anni fa, opponendosi tra l'altro al cambiamento di quella legge liberticida che è la “par condicio”. L'adesione dell'Udc al Pdl, che è la costola italiana del Partito Popolare Europeo, sarebbe stata l'approdo naturale e coerente di uno dei partiti fondatori della Casa delle Libertà. Credo non sia stato giusto e lungimirante arroccarsi in un'identità senza prospettiva invece di dare una prospettiva politica e storica alla propria identità».

Non teme senza Casini che aumenti il rischio di perdere?
«Io penso che l'addio di Casini sia come l'addio di Follini: non sposta nulla. Gli elettori dell'Udc rimarranno in gran numero con il Popolo della Libertà».

Dicono che l'Udc sarebbe al 7 per cento...
«A noi risulta molto meno. Bisogna stare attenti perché si stanno artatamente diffondendo dati fasulli. Non è vero che il Partito Democratico sia al 35 per cento e non è neanche vero che Di Pietro sia al 6 per cento, i sondaggi di cui disponiamo lo danno sotto il 3 per cento».

D'Alema dice che è iniziata la rimonta. Dice che hanno recuperato già due punti di distacco.
«È la tecnica già adottata in passato. Diffondono dati che non esistono. Ma noi abbiamo fiducia nel buon senso degli italiani. Da una parte c'è una sinistra che ha governato male e che non ha realizzato nulla di ciò che aveva promesso, dall'altra ci siamo noi, che siamo guidati dal buon senso e che non abbiamo mai tradito gli impegni presi. Dopo l'esperienza con Prodi, che è ancora il presidente del Partito Democratico, gli elettori in buona fede non possono avere dubbi, non credo siano disposti a farsi prendere in giro un’altra volta».

Lei avrà già pensato sicuramente alla squadra di governo. Si parla di nomi eccellenti. Corrado Passera, per esempio...
«Per fare nomi è ancora presto. Di sicuro penso a un esecutivo formato da ministri di grande qualità e di sicure capacità operative».

Veltroni dice che il suo è un progetto superato.
«Da che cosa, dal loro? Il nostro è il progetto liberale che ha funzionato in tutte le democrazie dell'Occidente. Quello che prevede meno tasse sulle famiglie, sul lavoro, sulle imprese. Con la conseguenza di avere più consumi, più produzione, più sviluppo e quindi maggiori introiti dell'erario per aiutare chi ha bisogno, per costruire le infrastrutture, per ridurre il debito pubblico. Un progetto assolutamente concreto che cominceremo a realizzare fin dal primo Consiglio dei ministri, dove ci presenteremo con disegni di legge già pronti: il taglio dell'Ici, la detassazione degli straordinari, il bonus “bebé” e via dicendo. Sia chiaro: il momento è difficile e nessuno ha la bacchetta magica. Ma gli italiani sanno che il Popolo della Libertà rispetterà tutti gli impegni presi per far rialzare l'Italia. Mi chiedo: com'è possibile dare ancora fiducia a quella sinistra che finora, l'Italia, è stata solo capace di metterla in ginocchio?».

18/02/2008






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permalink | inviato da Aurora86 il 19/2/2008 alle 2:11 | Versione per la stampa


4 dicembre 2007

IL CENTROSINISTRA AL GOVERNO HA FALLITO.

"Dobbiamo prenderne atto: questo centrosinistra ha fallito. La grande ambizione con la quale avevamo costruito l'Unione non si è realizzata...".
"Come vedo Prodi, mi chiede? Con tutto il rispetto, di lui mi viene da dire quello che Flaiano disse di Cardarelli: è il più grande poeta morente...".
Con queste testuali parole
il presidente della camera dei deputati Fausto Bertinotti apre e chiude una lunga intervista al quotidiano Repubblica in cui prende atto del fallimento del governo,”un governo che sopravvive ma che ha alimentato le tensioni e accresciuto le distanze dal popolo e dalla sinistra”.
Insomma comunque vada,per Bertinotti una stagione si è chiusa,altri significativi passaggi dell’intervista riguardano Berlusconi: "Senta, qui bisognerà prima o poi che un certo centrosinistra decida se il Cavaliere è un protagonista della politica italiana, oppure no. Io, che al contrario di Blair considero quanto mai attuale il cleavage destra/sinistra, penso che lo sia. Penso che sia un animale politico, che muove da processi reali di una parte della società, che incorpora l'antipolitica ma dentro una soggettività politica, chiaramente di destra. E penso che Berlusconi abbia preso atto della crisi del sistema e della crisi del centrodestra. Dunque, se rileggo le sue mosse, considero attendibile che anche lui, stavolta, cerchi un accordo per rinnovare il quadro politico-istituzionale",la legge elettorale: "Il sistema proporzionale, con clausola di sbarramento e senza premio di maggioranza, è una soluzione ragionevole", la cosa rossa: "Alla fine del percorso io voglio riconoscere al Pd il diritto a trovarsi gli alleati che vuole, ma voglio garantire a noi il diritto di tornare all'opposizione", un nuovo governo: "Un governo nuovo, riformatore, capace di rappresentare una drastica alternativa a Berlusconi, e di stabilire un rapporto profondo con la società e con i movimenti, a partire dai grandi temi della disuguaglianza, del lavoro, dei diritti delle persone: ecco, questo progetto non si è realizzato”.
A questo punto logicità vorrebbe che Bertinotti e la sinistra massimalista facessero seguire i fatti alle parole uscendo dal governo, ma dubito che molleranno le poltrone senza un profondo travaglio interiore.
Viene inoltre da chiedersi come mai solo ora ci si accorge dell’enorme distanza che questo governo ha dai cittadini e dai problemi della gente,probabilmente in questo anno e mezzo gli esponenti di governo e delle istituzioni hanno vissuto una realtà virtuale, quasi una “second life “.
Eppure i fischi e le pernacchie che stabilmente accompagnano le uscite dei ministri e del presidente del consiglio sono molto di più che semplici segnali di disagio e insofferenza, non a caso un allievo prediletto di Milton Friedman,Antonio Martino ha definito questo governo “il peggiore della storia italiana dai tempi di Nerone, e Nerone nel confronto non ne esce male”.




3 dicembre 2007

BERLUSCONI: TRA ME E VELTRONI OBIETTIVI COINCIDENTI .

Vi propongo l’intervista che Silvio Berlusconi ha rilasciato al quotidiano on line Affari Italiani;

 

L'incontro-caminetto di domenica sera del leader del Pd Walter Veltroni con Romano Prodi e i maggiorenti del nuovo partito? Silvio Berlusconi verso gli avversari è tutto understatement e minimalismo, come il suo nuovo look alla Armani, abito blu, maglia girocollo, Hogan ai piedi (da segnalare a Diego Della Valle, che le produce): "Si sa, non entro mai nei fatti altrui e in casa d'altri". 
 Ma in questo colloquio con Affari Italiani, non si sottrae a un'analisi dell'attuale fase, divenuta concitata dopo il suo incontro con Veltroni che sta producendo più di uno smottamento del quadro politico-istituzionale: "Veltroni ha interesse ad affrancarsi dall'abbraccio mortale dell'estrema sinistra. Sicché il suo Pd pareggia il conto con il blocco liberale del nostro Popolo della libertà. In sostanza si vuol procedere entrambi sul modello delle grandi democrazie europee: un bipolarismo vero, libero da veti e ricatti".
Già, ma che cosa vede l'ex premier in fondo al tunnel di questa lunga transizione? Forse che per favorire questo bipolarismo e le riforme necessarie si va verso un governo istituzionale? "No, assolutamente no", afferma deciso il leader dell'opposizione. "Se c'è la crisi e cade Prodi, che è stato indicato come leader dagli elettori, come si fa a mandare un altro, chiunque altro, al suo posto?", obietta ricorrendo a una domanda retorica. E completa il suo pensiero, definitivamente: "Se cade Prodi la strada maestra è una, una sola: il voto".
 C'è chi dice però che la rigidità di questo diniego potrebbe piegarsi davanti a una convergenza bipartisan nei confronti di un candidato che sta nel suo cuore, ma non dispiace a Veltroni: Gianni Letta. E' così, presidente? E' vero che lei sarebbe favorevole a Letta premier, come è stato detto? Niente da fare, pollice verso (ma con dolcezza) del Cavaliere all'ipotesi di Letta premier: "Si son dette tante cose al riguardo. E non c'è dubbio che Letta è persona stimata da tutti. Ma non è una persona sola che può risolvere il problema, non è una questione di persone. Ci troviamo di fronte a nodi politici".

 Dunque, presidente, che cosa c'è in questa 'liaison dangereuse' (come molti la bollano) tra lei e Veltroni? "C'è una coincidenza di obiettivi. Entrambi vogliamo un bipolarismo di sostanza. Un forte partito da una parte e un forte partito dall'altra, come tra i popolari e i socialisti di Zapatero in Spagna, i laburisti e i conservatori in Inghilterra, i socialdemocratici e i cristianodemocratici in Germania".
Ma allora, si fa la riforma elettorale e poi si vota? "No, su questo si sono manifestate tesi contrapposte tra me e Veltroni. Noi abbiamo detto prima e ripetuto nel corso dell'incontro con i vertici del Pd: si fa la nuova legge elettorale e poi si va a elezioni anticipate. Ma Veltroni invece vuole, prima di andare al voto, non solo la riforma elettorale, ma anche le riforme istituzionali e dei regolamenti parlamentari". 
Dunque, fate le riforme elettorali e istituzionali nel 2008? Vi siete accordati per votare nel 2009? "Su questo non ci siamo accordati", conclude.

Angelo Maria Perrino 03/12/2007




17 novembre 2007

LE RIFORME? SOLO DOPO IL VOTO.

Vi propongo l’intervista di Silvio Berlusconi al quotidiano La Stampa.

«Se ho paura di essere accerchiato, di avere tutti contro? Guardi, io sono contento di essere accerchiato. Mai come ora ho tanto consenso nel Paese. Lascio a tutti gli altri, alleati compresi, i giochi di Palazzo e il teatrino della politica».
Niente da fare. Tutti gli chiedono di ripensarci, di sedersi al tavolo delle riforme, ma Silvio Berlusconi non ci pensa proprio. Nell’atrio della sede di Forza Italia, a via dell’Umiltà, il Cavaliere ripete che ha solo due obiettivi in testa: la caduta del governo Prodi e le elezioni. Se gli altri accettano di fissare la data del voto nel 2008 si può parlare di tutto, altrimenti no. Né è impressionato dal cambio di rotta degli alleati. O meglio, le aperture della Lega e dell’Udc al confronto sulla legge elettorale non le condivide, ma le comprende. I toni usati da Gianfranco Fini no. In privato si è anche arrabbiato: «Ha il vizio di litigare con tutti». In pubblico tenta, invece, di ricucire sul piano politico e non. Da quella sera in cui Fini dopo aver visto su «Striscia la notizia» la storia della sua relazione con Elisabetta Tulliani chiamò al telefono Ignazio La Russa ospite di «Matrix» per ordinargli: «Vieni via, sulle reti Mediaset non andiamo più».
Berlusconi, non pensa di aver sbagliato in qualcosa con i suoi alleati?
«Io non ho nulla da rimproverarmi. Nei confronti di nessuno. Certo se poi qualcuno mi tira in ballo per “Striscia la notizia”, che debbo dire? Come si può pensare che io possa essere, chessò, il mandante di una trasmissione di satira che tutti i giorni mi prende in giro. A parte questo, Fini ha ragione. Sono addolorato. Me la sarei presa anch’io. Del resto, sono io che gli ho telefonato per esprimergli la solidarietà. Né tantomeno - per parlare di un’altra accusa che mi fanno - ho spinto Daniela Santanchè a lasciare An»».
Non ha sbagliato neppure a puntare sulla caduta del governo sulla Finanziaria?
«Io non ho mai fissato una data. Ho parlato solo con esponenti del centrosinistra che dicevano peste e corna del governo. Poi è chiaro che se qualcuno il coraggio non ce l’ha, non se lo può dare. Senza contare che i senatori hanno subìto intimidazioni. Il governo ha fatto una pioggia di regali. Gli italiani all’estero hanno ricevuto un forfait di 36 milioni. Alla fine, la sopravvivenza del governo è costata un miliardo di euro».
Alla fine, però Prodi è ancora là...
«Vede, io comprendo l’etica della responsabilità di cui parla Dini. Non credo però che questo governo possa andare avanti. Le dichiarazioni di Dini sono state chiare. Addirittura, non mi aspettavo che Bordon e Manzione facessero un’uscita simile. Né che fossero seguiti a ruota da Pallaro. Ora stanno mettendo in piedi un gruppo parlamentare. Questo gruppo sarà padrone della legislazione. Deciderà ciò che va approvato e cosa no. E c’è ancora la Finanziaria, il welfare e tante altre cose. Il governo cadrà. Neanche le polemiche dentro il centrodestra bloccheranno questo processo. E se ci sarà la crisi, si andrà al voto. E, subito dopo, saremo noi ad aprire immediatamente una stagione per le riforme».
E se, invece, Prodi durasse?
«Loro continueranno a perdere consenso...».
E lei se ne starà fermo. Non aprirà neppure sulla legge elettorale?
«Ci sono troppe posizioni nella maggioranza. Neppure la proposta di Veltroni è chiara. Non ci sono le condizioni per sedersi ad un tavolo per un dialogo serio. E, a ben vedere, neppure dentro il centrodestra c’è una posizione univoca. Ad esempio, se An accettasse un sistema come quello proposto da Veltroni, non conterebbe più niente. Verrebbe marginalizzata».
D’accordo, ma intanto Fini, Casini e Bossi hanno accettato di dialogare con la maggioranza.
«Gli interessi dei partiti del centrodestra sono comuni. Nessuno è uscito dalla coalizione e tutti vogliono mandare a casa Prodi. E comunque, senta bene, qualsiasi dialogo non può prescindere da Forza Italia che è il primo partito del Paese».
Ma i suoi alleati ce l’hanno con lei...
«Io ho dovuto sempre ragionare con tutti, mediare. Mi creda, non è una cosa facile. A volte è estremamente faticosa. E’ proprio il mio ruolo che mi fa dire che non sono fungibile, perché nessuno potrebbe avere la pazienza che ho io».
E se la legge elettorale fosse accompagnata dall’impegno di votare nel 2008?
«Sono a disposizione. Parliamone. E’ quello che vogliono gli italiani. Per ora, non ci sono proposte che giudichiamo valide».
Eppure il suo consigliere preferito, Gianni Letta, ha ipotizzato in un libro-intervista una vasta coalizione per le riforme.
«Intanto si tratta di un’intervista rilasciata mesi fa. Comunque io e Letta siamo le persone più ragionevoli che si possano trovare. Ma lo siamo sulle cose, appunto, ragionevoli, non su quelle impossibili. Chi ha fatto a suo tempo, subito dopo il voto, l’offerta di una grande coalizione? Io. Ma adesso dovremmo condividere la responsabilità del disastro provocato da Prodi. Ora le grandi intese o il governo istituzionale non sarebbero una mossa giusta».




28 ottobre 2007

PARTITO DEMOCRATICO? SITUAZIONE COMICA.

Vi propongo l’intervista di Silvio Berlusconi rilasciata oggi al quotidiano Il Messaggero.

 

«La nostra democrazia è in pericolo: il governo e la sua maggioranza sono in piena dissoluzione, perché la sinistra è strutturalmente impossibilitata a governare. Non ci sono alibi per non ricorrere alla sovranità popolare, anche se qualcuno cerca di impedirlo. Siamo poi certi che il Capo dello Stato non si presterà a giochi di parte o manovre di palazzo». Lo ha detto il leader di Forza Italia, Silvio Berlusconi, durante il suo intervento ad un convegno dei Liberaldemocratici europei, aggiungendo che «il partito unico è un sogno che intendo realizzare».

«Prodi è in balia di una sinistra anti-tutto». «Prodi è in balia di questa minoranza estrema, antagonista, anticapitalista, massimalista, antistato, radicale, anti-Stati Uniti, antieuropea. Una sinistra antitutto», sostiene Berlusconi, sottolineando come anche la politica estera del governo sia condizionata dai partiti della coalizione che «con orgoglio si dicono ancora comunisti. Nella prossima campagna elettorale lo diremo a tutti che la sinistra comunista determina tutte le scelte del governo». Berlusconi ha quindi ricordato che la sinistra, per esempio, considera gli extracomunitari «un valore da usare contro lo Stato borghese e contro la proprietà privata e gli imprenditori che giudica degli sfruttatori». Berlusconi ha accusato la sinistra per le critiche rivolte ai vescovi: «Secondo la sinistra radicale la Chiesa non dovrebbe parlare neppure per quanto riguarda le questioni coniugali o le coppie diverse da quelle tra un uomo e una donna. Vogliono che si ritorni alla Chiesa del silenzio».

«Da parte mia nessuna spallata». «Non ho tentato nessuna spallata. Spallata è un termine che non ho mai usato, è un termine usato dalla stampa, che non mi appartiene» ha precisato Berlusconi.

«Il Pd è la realizzazione postuma del compromesso storico». «Il Partito democratico è per gli ex comunisti la realizzazione postuma del compromesso storico- dice Berlusconi - Si salda così l'alleanza tra i comunisti e cattolici dossettiani che don Sturzo chiamava comunisti spuri. La verità, però, è che i comunisti hanno il ruolo chiave, mentre ai cattolici dossettiani è rimasto solo il ruolo di contorno. Gli autentici liberali non possono stare con loro».

«Loro al 38%? Danno i numeri». «Evidentemente stanno dando i numeri quando dicono che hanno già un consenso pari al 38 per cento - sostiene Berlusconi - Evidentemente non tengono vergogna anche quando presentano Veltroni come l'uomo nuovo della politica italiana, quando tutti sappiamo che non ha fatto altro in tutta la sua vita».

«Un leader "nuovo" quello del Pd? Ma se è in politica da 35 anni!». «Non so come andrà il Partito democratico, non intervengo in casa d'altri. Aspettiamo e vedremo - dice il leader di Forza Italia - Di certo c'è una grande comicità nel vedere qualcuno che è in politica da 35 anni che si presenta come la nuova politica e come tale viene recepito, per esempio da "L'Unità". E' indice della capacità della sinistra di modificare la realtà».

«Con Veltroni non approfitterò della mia maggior saggezza». Silvio Berlusconi ha ironizzato più di una volta sul neo-segretario del Pd, Walter Veltroni. «Non metterò mai in campo contro Veltroni - ha detto il leader di Forza Italia - la mia maggiore età e la mia migliore saggezza».

«La prossima volta sarà ancora più difficile governare». «La prossima volta sarà ancora più difficile governare per riparare i danni fatti da questo governo», dice Berlusconi, annunciando che sono già stati avviati i lavori dell'Officina per preparare il programma per il prossimo governo. Berlusconi ha anche annunciato la nascita dell'Università del Pensiero Liberale: «In Brianza abbiamo già acquisito lo stabile con l'aula magna, le aule, il campus. L'anno prossimo inizierà l'attività di questa università per la formazione dei giovani al pensiero liberale».

«La nostra politica è un atto di carità».Berlusconi ha paragonato la sua politica a quella della Chiesa cattolica, che la considera «un atto di carità». Berlusconi ha ricordato che al congresso del Pds di Torino, Veltroni tracciò l'evoluzione del suo partito: da comunisti a socialdemocratici per poi diventare liberali. «Insomma - ha commentato il Cavaliere - un percorso dove loro faranno sempre politica perché la considerano un mestiere, a differenza nostra che abbiamo l'idea della politica come un servizio per tutti, e la intendiamo come la Chiesa che la considera un atto di carità».

«Spero che la nostra riforma delle pensioni entri in vigore». «Spero che il disegno del governo fallisca e a gennaio la nostra riforma delle pensioni entri in vigore. Si tratta di una riforma che ha avuto il plauso dell'Unione europea, del Fondo monetario internazionale, dei mercati e delle agenzie di rating. La mia speranza è che il loro disegno fallisca e che non riescano a cambiare la nostra riforma» dice Berlusconi.

«Il tesoretto è merito nostro». «I vari tesoretti che il governo dice di aver trovato non sono altro che il frutto dell'azione del nostro governo - ha detto Berlusconi - La nostra strategia per ridurre le aliquote e combattere l'evasione fiscale ha dato i suoi frutti. Adesso loro fanno solo la politica "tassa e spendi"».

«La sinistra ama Veronica? Anche noi amiamo la Montalcini». Silvio Berlusconi ha ironizzato su Walter Veltroni che tempo fa aveva manifestato la propria ammirazione per la moglie Veronica Lario. «Noi - ha detto Berlusconi - amiamo il nostro premio Nobel in Senato Rita Levi Montalcini, così come loro a sinistra dicono di amare Veronica. Dicono: siamo per Veronica e non possiamo lasciarla al centrodestra. Non contenti dicono: non possiamo lasciare nemmeno Berlusconi al centrodestra. Non ancora contenti dicono: non possiamo lasciare nemmeno Berlusconi a Berlusconi».

«Mai messo un euro per acquistare un senatore». «Sarebbe un'offesa alla mia intelligenza, al mio passato, al mio presente e al mio futuro. Non ho mai messo sul piatto nemmeno un euro per acquistare un senatore - dice Berlusconi - E' vero che ho avuto colloqui con molti di loro con i quali ho parlato della situazione politica del nostro Paese. A loro ho spiegato che se in futuro sono intenzionati a fare ancora politica nello schieramento in cui si trovano ora difficilmente potrebbero farla». Berlusconi ha sostenuto che «si farebbe torto all'intelligenza di queste persone se si pensasse che siano cadute in questi errori». A questo proposito ha anche citato Giulio Andreotti: «E' un'offesa all'intelligenza di Andreotti pensare che abbia potuto ordinare l'omicidio di un giornalista di una piccola agenzia o che abbia avuto rapporti con la mafia, così come è accusato il presidente della Sicilia Cuffaro». A questo punto Berlusconi ha parlato anche di se stesso, dicendo che sarebbe un insulto alla sua intelligenza se veramente avesse corrotto i giudici, come sostenuto dall'accusa al processo Sme. «In quella vicenda - ha spiegato - io non c'entravo niente. Sono stato tirato dentro dal governo dell'epoca perché due aziende potevano essere svendute ad un prezzo non giusto».

 

28/10/2007




4 ottobre 2007

BERLUSCONI : PRONTO IL MIO ESERCITO DI SCRUTATORI.

Questo il testo dell’intervista che Silvio Berlusconi ha rilasciato al quotidiano La Stampa del 04/10/2007.

"Presidente Berlusconi, il leader in pectore del Partito democratico, Walter Veltroni, ha detto che vedrebbe con piacere una collaborazione di sua moglie, Veronica Lario. Che effetto le ha fatto questa dichiarazione?
"Veltroni ha dichiarato di aver voluto semplicemente esplicitare la sua stima nei confronti di Veronica. Lo ringrazio e ricordo solo che si possono contare sulle dita di una mano le occasioni in cui Veronica ha accettato di uscire dalla sua riservatezza e svolgere il ruolo della ’first lady’ ".

Nelle ultime settimane lei ha molto diradato le uscite pubbliche e le dichiarazioni. Come mai?
"Tutti conoscono la mia avversione e la mia estraneità al “teatrino della politica” e al cattivo spettacolo che spesso offre agli italiani. Avverto la responsabilità di essere il leader di un’opposizione che oggi è maggioranza tra gli elettori e che sta preparando le condizioni per assumere nuovamente la responsabilità del governo, con un programma all’altezza dei difficili problemi che l’Italia deve affrontare. Per questo da un anno e mezzo ho lavorato in silenzio alla costruzione di condizioni politiche che portino a nuove elezioni".

Giorni fa ha detto che in caso di caduta del governo non accetterebbe esecutivi di transizione. Ma non la preoccupa tornare alle urne con la legge elettorale in vigore? Secondo alcuni esperti, anche l’ampio vantaggio che i sondaggi riconoscono alla Cdl potrebbe valere al massimo, con il sistema attuale, pochi senatori in più.
"E’ esattamente il contrario. Con la legge vigente disporremo di una vastissima maggioranza alla Camera e di una vasta maggioranza in Senato. Quello che è avvenuto al Senato nel 2006 è probabilmente irripetibile. Noi abbiamo avuto la maggioranza dei voti, ma a causa di due circostanze – l’errore dei nostri alleati per le candidature all’estero, dove eravamo divisi, e la scelta dei senatori a vita di sostenere il governo – l’Unione ha conseguito quella maggioranza che non aveva ottenuto nelle urne".

Quante possibilità vede, in percentuale, di un voto entro pochi mesi?
"Molte. Non credo che questa maggioranza possa resistere a lungo ai conflitti che si aprono quasi quotidianamente tra le sue opposte anime. La sinistra estrema e massimalista ha ottenuto che entrassero nel programma tutte le sue richieste più demagogiche. I post comunisti e gli ex democristiani di sinistra comprendono ogni giorno di più la distanza che li separa dalla sinistra antagonista e rivoluzionaria. Solo due italiani su dieci concedono ancora credito al governo. E la maggioranza di sinistra, in sedici mesi, ha votato uno dei più forti inasprimenti della pressione fiscale della storia della Repubblica ma non ha prodotto una sola riforma".

E’ vero che Forza Italia ha già varato l’arruolamento di 120 mila scrutatori?
"Contiamo di mettere insieme un esercito di difensori del voto, che possano opporsi alla professionalità delle sinistre negli scrutini delle schede. Le vicende delle ultime elezioni ci hanno dimostrato che è assolutamente necessario presidiare le sezioni elettorali per far rispettare la volontà degli elettori".

Si parla molto della piazza e anche lei ha ventilato la possibilità di una manifestazione per chiedere il voto anticipato. Non si rischia di esagerare nell’invocare il ricorso alla piazza?
"Forse lei non ricorda che nei cinque anni in cui abbiamo governato la sinistra ha agitato la piazza in ogni occasione possibile e immaginabile. Forse, chi di piazza ha ferito, rischierà domani di essere ferito a sua volta. Trovo poi singolare che si riconosca alla sinistra il monopolio della piazza, come se le uniche manifestazioni vere, legittime, spontanee siano quelle che promuove la sinistra. Il 2 dicembre dello scorso anno è sceso in piazza il popolo del centrodestra. Due milioni di persone che hanno dato una splendida e convinta prova di democrazia da cui il governo avrebbe dovuto trarre qualche insegnamento. Per questo stiamo pensando se sia opportuno chiamare ancora in piazza quel popolo proprio il 2 dicembre".

Beppe Grillo e la protesta contro la casta della politica dominano l’agenda di questo periodo. Secondo lei, che cosa farà ora Grillo?
"Non credo che Grillo si proponga di costituire l’ennesimo partito. Verrebbe meno alla sua ragion d’essere. In ogni caso i motivi del rifiuto della politica che vengono portati in piazza da Grillo sono condivisi da tanti cittadini ed originano dal malgoverno della sinistra".

Dopo il caso-Grillo, Romano Prodi ha detto in sostanza che il Paese non è migliore della sua classe politica. E’ d’accordo?
"Se il governo fosse lo specchio del Paese, sarei tentato di dargli ragione. Ma, visto che questo governo ha oggi il consenso di meno di due cittadini su dieci, penso che gli italiani non meritino questo paragone e, tantomeno, questo governo".

Fra meno di due settimane il Partito democratico diventerà una realtà. La preoccupa la prospettiva di un partito che potrebbe nascere con la mobilitazione di oltre un milione di italiani?
"Alle primarie del 2006 per scegliere Prodi come premier dell’Unione dissero che sarebbero andati a votare quattro milioni di cittadini e, oggi, per far nascere il primo partito della maggioranza ci si accontenta di un quarto? C’è qualcosa che non mi torna. A me sembra che si cerchi, affannosamente, una legittimazione popolare ad un’operazione decisa soltanto dai vertici dei partiti - Ds e Margherita - per tentare di attenuare la delusione del popolo della sinistra nei confronti del governo Prodi. Vedo il nuovo Partito Democratico più che come un nuovo polo di attrazione, quasi come un nuovo polo di divisione della sinistra: perderà consensi sia al centro che a sinistra. Chiunque dovesse governare (ma non succederà) dovrebbe farlo sempre sotto la spada di Damocle della sinistra comunista. Comunque, auguri!".

Per il centrodestra è definitivamente tramontata l’ipotesi del partito unico? L’idea della federazione a che punto è?
"Stiamo lavorando per mettere le basi di una nuova e più ampia collaborazione di governo, con l’aggiornamento del nostro programma. Questi passaggi concreti garantiranno una maggiore coesione tra alleati in vista di quel grande partito dei moderati che mi piacerebbe consegnare all’Italia come risultato del mio impegno politico. Il popolo del centrodestra ha già dato prova di essere unito. I partiti devono mostrarsi all’altezza delle aspirazioni dei loro elettori".

Negli ultimi mesi si è molto parlato del ruolo di Michela Vittoria Brambilla nel centrodestra e non sono mancate le polemiche. Che ruolo immagina per la leader dei Circoli della libertà in futuro?
"La grande manifestazione del 2 dicembre mi ha dato l’idea di creare i Circoli della libertà per offrire un’opportunità a tutti coloro che vogliono contribuire alla diffusione dei valori e degli ideali di Forza Italia e del blocco liberale senza far parte di un partito politico. Potranno allargare la base popolare del futuro Partito della libertà in cui, spero, confluiranno tutti i partiti moderati realizzando un rapporto federativo anche con la Lega. Michela Vittoria Brambilla ha messo le sue robuste doti di organizzatrice al servizio di questo progetto che non si sovrappone e tanto meno si sostituisce al ruolo di Forza Italia".

Ancora a proposito del Pd. Che cosa risponde a Rutelli che ha definito «panzane» le sue affermazioni secondo cui diversi esponenti della Margherita potrebbero passare con il centrodestra?
"Sono sicuro che i fatti, dopo il 14 ottobre, mi daranno ragione. Con la scomparsa della Margherita gli eletti con quel simbolo saranno liberi di scegliere se entrare nel Partito Democratico sottomettendosi alla prevalenza politica, organizzativa e burocratica degli ex comunisti, oppure di congiungersi ad altre formazioni del centro sinistra o di restare autonomi. Credo che Rutelli debba aspettarsi molte brutte sorprese". "

4/10/2007




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permalink | inviato da Aurora86 il 4/10/2007 alle 13:57 | Versione per la stampa


4 agosto 2007

ANDREOTTI INTERVISTA SILVIO BERLUSCONI.

Un giornalista  d'eccezione ovvero il senatore a vita Giulio Andreotti, in qualità di inviato del settimanale DiPiù oggi in edicola,intervista a Palazzo Grazioli Silvio Berlusconi,questi i passi più salienti.

Roma - "L’ho detto più volte: il Paese avrebbe davvero bisogno di una sinistra moderna, moderata, ineccepibile nelle credenziali democratiche. Una sinistra solidamente ancorata ai valori delle socialdemocrazie europee. Purtroppo in Italia questa sinistra non esiste e non sarà il Partito democratico a crearla". "Siamo di fronte a un’operazione di vertice, che fin qui non ha coinvolto in nessun modo i cittadini - aggiunge - Le primarie non cambieranno la situazione perché saranno una sfida tra apparati, ciascuno dei quali metterà alla prova la propria capacità di mobilitazione. Un po' più, e nello stesso tempo un po' meno di un congresso di partito. Il forzato ritiro della candidatura di Bersani mi pare emblematico del grado di controllo che gli apparati continuano a mantenere". "Al di là di questo, chiunque dovesse guidare il Partito democratico e sostituire Prodi alla guida del governo si troverebbe esattamente nella posizione di Prodi. Dovrebbe accettare tutti gli ordini della sinistra estrema o altrimenti andare a casa".
Il governo non ha fatto leggi significative "Non mi sembra che il nuovo governo sia riuscito a fare cinque leggi davvero significative. Ha solo annunciato confusi progetti, che non passeranno mai in parlamento. E poi non credo, a differenza di ciò che fa questa sinistra, che il nostro primo compito, una volta tornati al governo, sarà quello di cancellare il passato".
Nella Cdl niente primarie. Non servono, perché non ci sono dubbi su cosa vorrebbero gli elettori, dice Silvio Berlusconi, intervistato da Giulio Andreotti per il numero di "Dipiù" in edicola domani. E la questione della nuova leadership che pone Pier Ferdinando Casini "non è attuale". Insomma, il leader di Forza Italia riconosce: "Se mi fastidio che si parli sempre più spesso del dopo Berlusconi? Beh, francamente sì, anche se è doveroso pensare al futuro. La leadership la decidono i cittadini con i loro voti. E non mi pare che ci siano nel centrodestra molti dubbi sul voto degli elettori", risponde il Cavaliere quando Andreotti chiede se la Cdl debba fare come il Pd.
Il rapporto con An e l'Udc Quanto al rapporto con Fini "da ricucire", il leader degli azzurri risponde ricordando i 13 anni di "battaglia comune" con An. "Naturalmente - aggiunge - l’alleanza con An, come con gli altri partiti del centrodestra, rientra nell’articolazione bipolare della politica italiana: un sistema, il bipolarismo, che si è realizzato grazie alla nostra discesa in campo nel 1994, e del quale siamo orgogliosi". E Casini? "Non sono mai riuscito a capire in che cosa si sostanzia la distinzione dell’Udc dalla Cdl - dice Berlusconi -. Forse nell’affermazione di un ruolo autonomo dell’Udc? Questo nessuno lo ha mai messo in discussione. Nella scelta del futuro candidato premier? Non mi sembra un argomento attuale". Berlusconi dà "per scontato" la fedeltà dell’Udc al mandato degli elettori e sottolinea come in parlamento "tranne un singolo episodio", l’opposizione sia sempre stata unita.
Quanto ai rapporti personali, "con Pier Ferdinando sono quelli di sempre: assolutamente affettuosi". Tanto più "sui valori che ci uniscono nel Ppe". A proposito dei dissensi nella coalizione, Berlusconi spiega di essere stato "disturbato o meglio addolorato per il disaccordo su importanti provvedimenti" ai tempi del suo governo: "Privatizzazione dei servizi pubblici locali, abolizione dei privilegi delle cooperative rosse, separazione dell’ordine dei giudici dall’ordine dei pubblici accusatori, riduzione dell’aliquota massima per le imposte al 33%".
Tradito da chi cambia bandiera senza idealità Insomma, da chi e quando si è sentito tradito? chiede Andreotti. "In politica, da tutti coloro che cambiano bandiera senza una motivazione politica o ideale - è la risposta di Berlusconi - Da coloro che usano i voti di centrodestra per appoggiare la sinistra. Da coloro che nei momenti in cui sembravamo perdenti, per esempio nel 1996, ci hanno lasciato. Non hanno tradito solo noi, in verità hanno tradito prima di tutto il patto fiduciario con i cittadini. È uno dei modi attraverso i quali si distrugge la credibilità della politica. Questo fa male, molto male, alla democrazia". 
Rifarei tutto ciò che ho fatto "Il paragone con Napoleone? Mi fa sorridere, in verità, anche perchè chi lo propone vorrebbe probabilmente vedermi a Sant’Elena. Credo invece che la prossima Waterloo della politica italiana riguarderà proprio la sinistra". Il Cavaliere affronta anche argomenti della sua vita privata: la moglie Veronica, i figli, il rapporto con la mamma, signora Rosa. E anche quello con la politica. Lei ha tutto: fama, ricchezza, potere. Molti si domandano: perchè si ostina a fare politica?, chiede Andreotti. "Tutto? Esiste una cosa molto più importante, che si chiama libertà. Voglio difenderla e ampliarla, per me stesso, per i miei figli, per tutti gli italiani". Mai un pentimento? "Mai", anche grazie "all’effetto della gente". "Certo ci sono stati momenti di delusionè, aggiunge facendo riferimento alla «notte di spogli e brogli" dopo le elezioni del 2006. Andreotti chiede a Berlusconi che cosa non rifarebbe della sua vita?; e il leader di Forza Italia risponde: "Rifarei tutto ciò che ho fatto. Non ho rimorsi nè pentimenti. Sono in pace con me stesso. Non ho fatto nulla di cui abbia poi dovuto pentirmi. Non ho recato danno a nessuno. Al contrario mi piace pensare che tutti coloro che in qualche modo sono entrati in contatto con me abbiano tratto vantaggio da questa vicinanza. Mi piacerebbe che di me si dicesse che sono un uomo giusto e generoso".
Accuse false contro di me e Andreotti "Accuse strumentali e folli" e "gogna mediatica". Sono le esperienze negative che il Cavaliere dice di aver subito come Andreotti. "Come me - chiede il senatore a vita - lei ha subito varie vicissitudini giudiziarie. Se fosse stato condannato, quali cambiamenti ci sarebbero stati nella sua vita? Ci ha mai pensato?". "La sua vita e la mia, presidente Andreotti - è la risposta di Berlusconi - sono state comunque profondamente influenzate da vicende giudiziarie dalle quali entrambi siamo usciti prosciolti. Lei e io abbiamo dovuto dedicare tempo, risorse, impegno per difenderci da accuse strumentali, calunniose e folli, ma tuttavia sostenute con pervicacia da chi voleva, per via giudiziaria, avere ragione della storia e della politica del nostro Paese. Entrambi abbiamo subito l’esperienza della gogna mediatica, dell’irrisione, del tentativo di emarginazione". "Per lei e per me - conclude il presidente di Forza Italia - alla fine, è esistito un 'giudice a Berlino' che ha saputo ristabilire la verità, la dignità ferita, l’onore leso. Ma certo la politicizzazione della magistratura è un’anomalia patologica che prima o poi dovrà essere rimossa".




30 luglio 2007

NON SONO STATI ELETTI PER TIFARE UNIPOL !

Vi propongo questa interessante intervista a Peppino Caldarola,il quale fa delle considerazioni sul caso UNIPOL-BNL , talmente condivisibili  da qualunque persona dotata di un minimo di buon senso,che ogni ulteriore commento mi sembra superfluo e fuori luogo.

Roma - Politica, questo dovevano fare. Dovevano fare programmi, dare sogni a un popolo, amministrare un Paese. Invece telefonavano a Consorte e chiedevano notizie sulla scalata Bnl. «Ma noi non li abbiamo eletti per fare il tifo per Unipol», si lamenta Giuseppe Caldarola. «Tra politica e finanza non ci possono essere relazioni amichevoli. Loro invece le hanno avute, danneggiando tutta la sinistra italiana». Ex direttore dell’Unità, senatore per due legislature, Caldarola dopo essere uscito dalla Quercia ora si è riavvicinato a Veltroni. D’Alema e Fassino lui li conosce bene: «Hanno sbagliato tutto». Quanto ai Ds, «nessun partito può più vantare superiorità morale».
Quello Ds è un garantismo a corrente alternata?
«Effettivamente sì. È un problema di cui non sono ancora riusciti a liberarsi. Prima, quando si avvantaggiavano con le sventure giudiziarie degli altri, non chiedevano garanzie, non criticavano gli eccessi. Lo fanno adesso che tocca a loro. Due pesi e due misure. Come per il caso della transazione Giuffrida-Fininvest. Tanto clamore quando si parlava di provenienza mafiosa dei capitali del gruppo, zero ora che il perito ha fatto dietrofront».
Violante sostiene che si può dire sì all’uso delle intercettazioni a patto che il Parlamento condanni l’operato della Forleo.
«Noi - sì, dico noi anche se sono un ex - non abbiamo avuto la stessa attenzione che adesso richiediamo. Ricordiamoci il comportamento tenuto nei confronti di Bettino Craxi, accusato in base a un teorema che fa rabbrividire: “Non poteva non sapere”. Violante farebbe meglio a ricordare che nessuno di noi - sì, mi ci metto pure io anche se l’ho difeso pubblicamente -, nessuno di noi ha mai chiesto delle censure nei confronti di quei magistrati che hanno definito Raffaele Fitto pericoloso criminale».
Livia Turco ipotizza una manovra dei poteri forti in coincidenza con la nascita del Pd.
«Che ci sia una relazione tra un progetto politico e la messa in mora di una classe dirigente, mi pare frutto di una fantasia sfrenata. Il tifo, voglio usare proprio questo termine, per il Partito democratico nei grandi giornali italiani è universale. Il Corriere della Sera è addirittura una delle principali levatrici. Parlare perciò di congiure anti-Pd è bizzaro. È una teoria strampalata, non c’è nemmeno uno straccio di editoriale a confortarla. Vogliono sabotare Veltroni? Una fesseria. Comunque gli auguro le migliori fortune».
È diventato veltroniano? Proprio lei che era un dalemiano di ferro?
«No. Ma ho firmato per la candidatura di Walter».
Basta dunque con Fassino e D’Alema...
«È un gruppo dirigente che ha commesso un colossale errore politico. Un vertice che ha mischiato la politica con l’economica. Non sono stati eletti perché si occupassero di Unipol. Noi non li abbiamo eletti per fare il tifo per qualche cordata finanziaria nemmeno per fare tutto quello che emerge dalle intercettazioni».
Invece...
«Invece così hanno provocato un bel guaio a loro, ai Ds e, almeno come immagine, anche a tutta la sinistra italiana».
Qual è il grado di coinvolgimento di Fassino e D’Alema? Le loro posizioni sono differenti? Lei li conosce bene, si sarà fatto un’idea.
«Me la sono fatta come tutti, leggendo gli atti. Il segretario appare come uno che vuole sapere, che vuole informarsi di come vanno le cose, che chiede notizie in gran parte pure già pubblicate. Invece l’intimità, l’amicizia di Latorre e D’Alema sempre secondo quelle carte, sembra assai maggiore».
Come ne possono uscire?
«Io spero, anzi tifo, perché ne escano fuori. La strada non è certo quella di dire no all’uso giudiziario delle intercettazioni. Non devono accettare il gesto di fair-play di Berlusconi, i Ds devono chiedere che quel materiale venga messo a disposizione della magistratura, senza pretendere condizioni. Certo, bisogna battersi contro le tesi pre-costituite, ma per questo basta la normale vigilanza. Bastano i giornali».
Morale?
«Cerchiamo di prendere le due cose buone che escono da questa storia. La prima è che si capisca una volta per tutte che nessuna forza politica può vantare una superiorità morale rispetto alle altre. La seconda è che si comprenda che politica e finanza sono due mondi che devono restare separati. Se si toccano, si forma un corto circuito».

Il Giornale 30/07/2007




17 luglio 2007

SIAMO TUTTI USURATI.

Ebbene si,siamo tutti usurati,secondo il leader della UIL,Luigi Angeletti in un intervista pubblicata oggi dal Corriere,sono pochissime le categorie di lavoratori che si possono considerare "non usurate" ,tra questi i professori universitari,i politici e in qualche modo anche i magistrati,per tutto il resto,una platea vastissima di milioni di lavoratori,non c'è scampo, chi più chi meno, svolgono tutti "attività usuranti".
Certo, perchè come ribadisce Angeletti, l'usura non dipende soltanto dalla fatica fisica, ma anche e soprattutto dallo stress,e chi non è stressato al giorno d'oggi?
E così se il governo nella trattativa sulla riforma delle pensioni, spera di risparmiare discutendo sui cd "lavori usuranti" , sbaglia di grosso,chiosa Angeletti, lavorare stanca,o meglio usura ,forze dell'ordine, pompieri, militari, infermieri, barman, maestre, portieri, doganieri e chi più ne ha più ne metta,rientrerebbero tutti,secondo il leader della UIL ,nella categoria delle "attività usuranti",dal che se ne deduce, rimangono davvero pochi ad avere un "lavoro gratificante e senza stress".
Questa è un'ulteriore conferma,casomai ce ne fosse ancora bisogno, che la "trimurti sindacale" che ci ritroviamo in Italia, è obsoleta,antiquata e antistorica, prontissima a difendere "privilegi e diritti acquisiti", e a non occuparsi di chi diritti non ne ha, e forse non avrà mai.
Io mi chiedo e vi chiedo,se non sia il caso che, noi giovani e tutti quelli che non hanno certezze lavorative e previdenziali,scendiamo in piazza per far capire a costoro che non ci rappresentano e a difendere il nostro futuro lavorativo e previdenziale.
Mi sembra che l'on. Benedetto Della Vedova stia organizzando qualcosa in tal senso,prometto di tenervi informati.





16 giugno 2007

ANCHE TABACCI SI ARRENDE .

Ebbene si, anche Bruno Tabacci ha gettato la spugna, in un' intervista al quotidiano Libero il parlamentare dell'UDC ha annunciato che alla fine della legislatura lascerà definitivamente la politica.
Il motivo scatenante di questa decisione pare sia stata l'intervista al Tg 5 di Massimo D'Alema, dove il ministro degli esteri ha attaccato i magistrati e "blandito" il "moderato" Berlusconi, insomma Tabacci confessa di non raccapezzarsi più in questa politica dove è normale per un esponente  politico parlare con Consorte.
Ha vinto Berlusconi perchè secondo Tabacci " lui interpreta meglio di tutti la pancia del paese" e gli errori di Prodi lo fanno rimpiangere.
Tabacci mi stava pure simpatico, ha combattuto da dentro il centrodestra Berlusconi per il suo modo di fare politica, non capendo che in Italia non c'è più spazio per una nuova balena bianca,  che una delle poche cose buone di questa seconda repubblica è il bipolarismo,e che i cittadini non vogliono più dare mandati in bianco a nessuno.

 


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permalink | inviato da Aurora86 il 16/6/2007 alle 18:49 | Versione per la stampa


4 giugno 2007

INTERVISTA AL GENERALE SPECIALE .

ROMA — «Voglio vederlo questo decreto. Poi deciderò». Il generale Roberto Speciale attende che gli venga comunicato ufficialmente il provvedimento del Consiglio dei ministri con cui viene estromesso dal comando della Guardia di finanza. In attesa, affila le armi. Deciso a reagire. A non farsi stritolare.
Deve lasciare l'incarico subito?
«Da quello che ho capito, mi cacciano con effetto immediato. Ma io ho chiesto di rimanere almeno fino al 21 giugno, giorno in cui si celebra la festa della Finanza».
E gliel'hanno concesso?
«Non ho idea. Aspetto di capire. Vedrò cosa dice esattamente il decreto. Se non me lo concedono, so io cosa fare».
Può spiegarsi meglio?
«Ho già parlato con insigni giuristi, i quali mi hanno detto che se faccio ricorso non c'è partita. Vinco alla grande. Qui siamo proprio fuori da ogni regola giuridica».
In altre parole, lei sta dicendo che il governo ha commesso un abuso?
«Io avrei una parola per definire quello che hanno fatto, ma non la posso dire. Allora mi limito a dire che il provvedimento è immotivato. Non c'è una ragione. È un atto irrazionale, forse preso sull'onda dell'emozione. Io ho fatto il mio dovere e mi sbattono fuori. Eh, no. Io mi devo tutelare. E lo farò».
Chi le ha comunicato che doveva andarsene?
«Mi ha chiamato il ministro Padoa- Schioppa. Mi ha detto: siamo arrivati a un punto in cui bisogna prendere una decisione, allora la cosa migliore sarebbe che lei presentasse una lettera di dimissioni e noi in cambio avremo un occhio di riguardo, le troveremo una buona sistemazione».
E lei cosa ha risposto?
«Ho detto: non se ne parla proprio. Lettera di dimissioni? E perché, che ho fatto, io ho la coscienza a posto e non me ne voglio andare. Allora lui mi fa: in questo caso dobbiamo procedere in altro modo. Benissimo, gli ho detto, procedete pure, io non ho problemi».
E così ci ha pensato il Consiglio dei ministri a toglierle l'incarico d'imperio.
«Sì. Che poi vorrei anche vedere se questo Consiglio dei ministri è regolare. Nel senso che non c'era quasi nessuno. Rutelli non c'era, Di Pietro mancava, Amato non c'era, D'Alema era a Valencia alle regate di Luna Rossa. È valido 'sto Consiglio dei ministri? Mah».
Le hanno comunque garantito un incarico alla Corte dei Conti.
«Un baratto. Di questo si tratta. E allora prima che io accetti un baratto ci penserò mille volte. Ripeto: valuterò le iniziative da prendere dopo aver letto il decreto. Ora posso solo dire che nulla è scontato».
Gira voce che la Guardia di finanza stava per mettere le mani su qualcosa di compromettente. Perciò avrebbero deciso di liberarsi di lei.
«Sono sciocchezze. Io ho sempre agito alla luce del sole. Non sono abituato a fare trabocchetti. No, la vicenda è molto semplice: per salvare un viceministro, devo pagarla io. Ma non è corretto».
Lei si è presentato ai Fori Imperiali alla parata del 2 giugno davanti a tutte le autorità di governo. Come l'hanno accolta?
«Prodi malissimo. Quando mi ha visto ha cambiato strada. Gli altri sono stati gentili. Ma soprattutto mi ha riempito di gioia la reazione della gente. Mi hanno fatto la ola quando passavo. Questo è un chiaro segno di simpatia verso una persona che ha subito un sopruso».
Casini, Cesa e Berlusconi sono venuti a salutarla. Chi altro l'ha accolta bene?
«Il presidente del Senato Marini mi ha commosso. È stato molto affettuoso. Gentilissimo anche il presidente della Camera Bertinotti».

Corriere della sera 03/06/2007

 

Non si preoccupi generale, la gente comune, oltre a manifestarle spontaneamente simpatia nelle pubbliche manifestazioni, schifata da questo “ennesimo verminaio” di un governo che tenta  di piegare anche le istituzioni militari per il  proprio tornaconto e  per la propria sopravvivenza ,non mancherà di far sentire la sua voce, ALTA E FORTE.

Intanto ufficialmente,con una lettera al ministro dell’economia, il gen. Speciale ha comunicato la rinuncia al posto offertogli presso la Corte dei Conti, certe schiene dritte ci vuol ben altro per piegarle.

Non finiscono invece mai di stupire, i “zucconi” di Repubblica,ieri  l’ex fascista Scalfari nel suo solito sermone domenicale, si è prodotto in un tentativo pietoso e goffo nel tentativo di difendere Visco e il governo, non mancando di etichettare l’attuale classe dirigente italiana come “veline e velini  disposti a tutto” (Sic) , lui si che di classi dirigenti se ne intende :” Ancora oggi è la stessa voce del Capo che ci guida e ci addita le mete da attingere. [...] Oggi mentre sembra che Sua Maestà la Massa (come la definì il Duce in un lontano giorno) mascherata da veli più o meno adeguati tenti di riprendere il suo trono, è necessario riporre l'accento sull'elemento disuguaglianza, che il Fascismo ha posto come cardine della sua dottrina”, cose che scriveva nel luglio 1942 sulla rivista Roma Fascista.

Siccome al peggio non c’è mai fine, ecco che oggi i “zucconi” hanno un’altra trovata geniale : “Visco e il governo sarebbero vittime di una nuova loggia P2 “ , si evocano fantasmi e mostri inesistenti, e ci si rifugia nella fantascienza al posto di chiedere conto a un ministro della Repubblica di come e perché si è intromesso nella catena di comando della GDF, e per quali non tanto “oscuri fini”, un ulteriore dimostrazione,caso mai ce ne fosse ancora bisogno, di come la stampa libera??? è acquattata ai piedi del potente di turno,complimenti davvero.


27 aprile 2007

BULIMIA DA RIPENSAMENTO/2

Quando Craxi nel 1993 pronunciò il suo discorso sul malaffare diffuso e sul finanziamento illecito, io ero in aula. Si votava l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti. La nostra reazione fu di dire: “Ora stiamo parlando di te, non di noi”. Invece sarebbe stato più utile riprendere il suo ragionamento».
Fassino ha detto che Craxi potrebbe stare nel pantheon del Pd.
«Fassino ha una famiglia con una lunga tradizione socialista. Ognuno ha il suo pantheon ideale».

Lei ha detto che non ama il giacobinismo che produce vantaggi editoriali. A chi si riferisce?
«A Marco Travaglio, per esempio».
Nel Pd c’è chi ha rispolverato la formula «i meriti e i bisogni». Per primo la usò il socialista Claudio Martelli a Rimini, nel 1982.
«Io non sto simpatico a Martelli e la cosa è reciproca. Però lo considero uno dei migliori ministri della Giustizia che abbiamo avuto. E se dovessi fare un’antologia dei discorsi politici in Italia, quello ci starebbe».

Il miglior ministro del precedente governo?
«Beppe Pisanu. Ha superato le aspettative».
Il ministro meno efficace, oggi?
«Non ho capito bene che cosa stia facendo Di Pietro… A parte occuparsi delle cose altrui».

Luciano Violante 26/04/07

 E’ un’ulteriore dimostrazione,casomai ce ne fosse ancora bisogno che, con gli esponenti del PCI-PDS-DS-PD e quello che verrà dopo, la “regola dei venti anni” funziona sempre e a pieno regime.

Sono sempre più convinta che tra qualche decennio,Berlusconi sarà nel Pantheon del Partito Democratico.

I prossimi “ripensamenti” di Violante magari riguarderanno le sue telefonate a Di Pietro nel novembre 1994, così come confermate dai marescialli Strazzeri e  Corticchia ,oppure le sue anticipazioni alla stampa ,da Presidente della Commissione  Antimafia ,sull’imminente arresto di Marcello Dell’Utri,cosa per la quale fu costretto a dimettersi,attendiamo fiduciosi.



17 marzo 2007

TREMATE,TREMATE , CARNEVALE E' TORNATO.

Con immenso piacere, vi faccio partecipi di questa bella intervista a Corrado Carnevale,conosciuto anche come “magistrato ammazza sentenze”,per la scrupolosa applicazione della legge.

Per questo odiato e vilipeso dalla maggior parte dei magistrati,quelli per intenderci che il garantismo lo vivono come un fastidio, o peggio come un intralcio al loro protagonismo .

Dopo tante vicissitudini e le accuse più infamanti , riconosciuta la sua innocenza, questo “martire della malagiustizia”, a prezzo di una durissima lotta contro la casta dei suoi colleghi che hanno fatto di tutto per impedirlo, finalmente torna al suo posto, e già annuncia battaglia,ci sarà da divertirsi.

 

Parla Corrado Carnevale:

“tornerà la mia giurisdizione”

“Fino al 2013 i miei nemici non riusciranno a liberarsi di me”

“Meglio tardi che mai, certo non potrò concorrere per posti in cui pure non avrei demeritato ma almeno posso dire alto e forte che nella magistratura non si libereranno di me per i prossimi sei anni sei mesi e 24 giorni, giusto il periodo che rimasi sospeso per quelle accuse calunniose dei pentiti che si rivelarono tutte puntualmente false.”

Tremate, tremate Carnevale è tornato. E preannuncia in questa intervista di avere intenzione di riprendere il discorso lì dove si era interrotto oramai più di dieci anni fa. Cioè da quella giurisdizione garantista che dopo di lui le sezioni penali della Cassazione per anni hanno avuto paura di applicare. E che solo recentemente è ritornata in auge grazie alla buona volontà di alcuni singoli.

Giudice Corrado Carnevale, sarà contento? Finalmente il Csm ha deciso di ottemperare a una legge dello stato italiano in vigore ormai da più di tre anni..

“Si, l’udienza dell’altro giorno è stata fissata al Csm proprio pochi giorni prima che io mettessi in esecuzione un giudizio di ottemperanza del suo pronunciamento diventato definitivo dopo che il Consiglio di Stato lo aveva confermato a suo tempo. Certo in Italia è veramente difficile convincere certi magistrati ad applicare una semplice legge..”

I giornali a lei ostili sottolineano come il Csm si sia spaccato in due nella votazione che la ha riammessa all’interno della suprema corte..

“Quello che questi giornali si dimenticano però di fare notare ai propri lettori è che il voto del Csm non riguardava una questione dove è lecito avere opinioni differenti ma la mera applicazione di una legge ormai in vigore da anni che semplicemente aveva stabilito che quelli che come me hanno patito una ingiusta sospensione dal servizio a causa di accuse che poi si sono rivelate destituite di ogni fondamento avevano diritto a un periodo uguale e contrario di tempo in deroga oltre l’età pensionabile per recuperare gli anni perduti. E nel mio caso si tratta di anni sei, mesi sei e giorni 24, il che vuol dire che fino al 2013 lor signori non mi si toglieranno di torno..”

E ora che succederà? Dove andrà a far danno, nelle sezioni civili o in quelle penali?

“Tutto dipenderà da dove verrò assegnato dal primo presidente, o quello titolare o quello facente funzioni visto che da quasi un anno siamo in regime di vacanza del posto e non si riesce a trovare un candidato per quel posto. Mi auguro di poter riprendere servizio già prima di Pasqua.”

Come si sono svolte le ultime puntate della telenovela di cui è stato l’involontario protagonista?

“Io avevo promosso il giudizio di ottemperanza nei confronti del Csm ma nel frattempo il presidente del Tar aveva saputo che c’era stata la fissazione della seduta decisiva in seno al Csm e quindi ha ritenuto di attendere l’esito. Poi mercoledì c’è stata questa benedetta decisione che come lei forse saprà si è conclusa con un voto a favore del mio reintegro. Più precisamente 11 voti a favore, 10 contrari e 4 astensioni.”

Commenti sul voto?

“Mi domando come si potesse votare contro o astenersi quando in ballo c’era soltanto l’applicazione di una legge. Mica era materia di opinioni o dibattiti, era una legge in vigore e si trattava di decidere finalmente di applicare l’esecuzione di una sentenza del Tar ormai passata in giudicato. Quindi non mi spiego i voti contrari né gli astenuti. Però è accaduto. In Italia evidentemente queste cose capitano.”

Insomma lei crede che non fosse possibile votare contro il suo reintegro?

“No, perché si trattava di ottemperare a una legge dopo una sentenza definitiva del Tar. E io non capisco come il procuratore generale presso la Corte di Cassazione abbia potuto votare contro. C’è da ridere.

Sono persone che non sanno cosa è il diritto e di conseguenza non sembrerebbero nemmeno adatti a fare i giudici, o no?”

Uno potrebbe pensare che si tratta solo dell’ennesima riprova che il caso Carnevale fu un caso politico, non giudiziario..

“Non c’è dubbio, diciamo che è andata. Adesso mi aspettano, e non solo a me, altri sei anni, sei mesi e 24 giorni di carriera e non ho intenzione di fare un minuto di meno, a meno che il destino non mi colga. Tenga presente che ho 77 anni ma sono in buona salute fisica e soprattutto mentale, cosa che non è scontata nel mio ambiente”.

Tornerà ad ammazzare le sentenze?

“Tornerò a essere un magistrato scrupoloso e garantista e se sarò assegnato alle sezioni penali riprenderò la mia giurisprudenza lì da dove era stata interrotta la mia carriera. Su questo nessuno può nutrire illusioni. Quanto alle sentenze non ero io che le ammazzavo ma qualcuno che le faceva nascere morte. E ai miei persecutori ricordo di essere sopravvissuto anche a qualcuno di loro, io sono uno che sa sedersi sulla riva del fiume e aspettare.”

Dimitri Buffa

   


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