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AZZURRA LIBERTA'-ASCOLTA
 

INNO FORZA ITALIA-ASCOLTA
 



In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



PROGRAMMA DI GOVERNO
2008-2013


TUTTI I CANDIDATI DEL
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...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
più entusiasmante che      
ciascuno di noi possa avere
l'avventura di fare."     
Silvio Berlusconi  
























"E' sorta in questi anni 
un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
onesta, moderata  ma   
ferma  nel  difendere   
i  principi  di  libertà,   
che  non  ha  nessun    
passato da nascondere 
e  che  soprattutto non 
ha paura di sperare e di
credere. Questa  Italia 
siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





STO LEGGENDO:
CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
popoli oppressi?"



LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
il sangue dei vinti".
 


GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
L'11 SETTEMBRE.



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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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27 aprile 2009

IL PARTIGIANO SILVIO

E così Silvio Berlusconi è riuscito anche a farsi arruolare come “partigiano onorario” dai superstiti della brigata partigiana Maiella che gli hanno messo un foulard tricolore intorno al collo, adesso manca solo che festeggi il 1 maggio tra sindacati e lavoratori e poi il trionfo sarà completo.
A Franceschini bisogna fare un monumento, con il suo insistere affinché il premier festeggiasse il 25 Aprile, ha fatto in modo che la prima uscita pubblica di Berlusconi per l’anniversario della liberazione, si trasformasse nell’ennesimo capolavoro politico – mediatico.
Ormai Berlusconi non parla più come grande leader di una forza politica o di una coalizione, con un livello di consenso ormai trasversale parla al paese da “Padre della Patria”.
Dopo aver deposto una corona all’altare della patria insieme al presidente Napolitano e ai presidenti di camera e senato, il premier si è recato a Onna in Abruzzo, che oltre ad aver subito il recente terremoto, nel 1944 fu teatro di una orrenda rappresaglia da parte dell’esercito tedesco che fucilarono 17 civili inermi.
Le macerie di Onna dunque hanno tenuto a battesimo il primo discorso pubblico di Berlusconi per l’anniversario della liberazione da quando è sceso in politica, un discorso di pacificazione perché il 25 Aprile sia la festa della libertà contro ogni totalitarismo e l’invito a guardare al futuro per il progresso e il bene del paese, un discorso apprezzato trasversalmente che ha sorpreso un po’ tutti, me per prima, quando il premier parla di coloro che volevano instaurare un ordine sociale e politico diverso avrebbe fatto bene a citare ad esempio uno come Togliatti che durante il XVI congresso del PCUS tenne alto l’onore della nostra patria : “È PER ME MOTIVO DI PARTICOLARE ORGOGLIO AVERE RINUNCIATO ALLA CITTADINANZA ITALIANA PERCHE' COME ITALIANO, MI SENTIVO UN "MISERABILE MANDOLINISTA" E NULLA PIU'.
COME CITTADINO SOVIETICO SENTO DI VALERE DIECI VOLTE PIU' DEL MIGLIORE ITALIANO",
si capisce bene dunque per quale patria combatteva.
Mi auguro comunque che Berlusconi il prossimo anno si rechi in uno dei tanti cimiteri anglo americani sparsi per l’Italia a rendere un pubblico omaggio a coloro che sono stati i veri liberatori dell’Italia, come del resto ha già fatto nello storico discorso al Congresso Americano.

Questo il testo integrale del discorso di Silvio Berlusconi per la commemorazione del 25 Aprile.

di Silvio Berlusconi

Cari amici, non è semplice trovare le parole per descrivere il mio, il nostro stato d’animo in questo momento. Ci troviamo qui ad Onna per celebrare la Festa della Liberazione, una festa che è insieme un onore ed un impegno. Un onore: di commemorare una terribile strage perpetrata proprio qui nel giugno del 1944, quando i nazisti massacrarono per rappresaglia 17 cittadini di Onna, e poi fecero saltare con l’esplosivo la casa nella quale si trovavano i corpi di quelle vittime innocenti. Un impegno che ci deve animare è quello di non dimenticare ciò che è accaduto qui e di ricordare gli orrori dei totalitarismi e della soppressione della libertà. Proprio qui, proprio in Abruzzo, è nata ed ha operato la leggendaria Brigata Maiella, che è stata decorata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nel dicembre del ’43, 15 giovani fondarono quella che sarebbe diventata appunto la Brigata Maiella che arrivò ad essere forte di 1.500 uomini. E non casuale è che in questa giornata speciale, i militari del Picchetto d’Onore schierati davanti a noi appartengano al 33.mo Reggimento di artiglieria, il reparto degli abruzzesi che nel 1943 a Cefalonia ebbe il coraggio di opporsi ai nazisti e di sacrificarsi – combattendo – per l’onore del nostro Paese. A quei patrioti che si sono battuti per il riscatto e la rinascita dell’Italia va, deve andare sempre la nostra ammirazione, la nostra gratitudine, la nostra riconoscenza. La gran parte degli italiani di oggi non ha provato cosa significa la privazione della libertà. Solo i più anziani hanno un ricordo diretto del totalitarismo, dell’occupazione straniera, della guerra per la liberazione della nostra Patria. Per molti di noi è un ricordo legato alle nostre famiglie, ai nostri genitori, ai nostri nonni, molti dei quali furono protagonisti o anche vittime di quei giorni drammatici. Per me è il ricordo di anni di lontananza da mio padre, costretto ad espatriare per non essere arrestato, è il ricordo dei sacrifici di mia madre, che da sola dovette mantenere una famiglia numerosa in quegli anni difficili. È il ricordo del suo coraggio, di lei che come tanti altri da un paesino della provincia di Como doveva recarsi ogni giorno in treno a Milano per lavorare, e che un giorno, su uno di quei treni, rischiò la vita, ma riuscì a sottrarre a un soldato nazista una donna ebrea destinata ai campi di sterminio. Questi sono i ricordi, sono gli esempi con i quali siamo cresciuti. Quelli di una generazione di italiani che non esitò a scegliere la libertà. Anche a rischio della propria sicurezza, anche a rischio della propria vita. Il nostro Paese ha un debito inestinguibile verso quei tanti giovani che sacrificarono la vita, negli anni più belli, per riscattare l’onore della patria, per fedeltà a un giuramento, ma soprattutto per quel grande, splendido, indispensabile valore che è la libertà. Lo stesso debito di gratitudine lo abbiamo verso tutti quegli altri ragazzi, americani, inglesi, francesi, polacchi, dei tanti Paesi alleati, che versarono il loro sangue nella campagna d’Italia. Senza di loro, il sacrificio dei nostri partigiani avrebbe rischiato di essere vano. E con rispetto dobbiamo ricordare oggi tutti i caduti, anche quelli che hanno combattuto dalla parte sbagliata sacrificando in buona fede la propria vita ai propri ideali e ad una causa già perduta. Questo non significa naturalmente neutralità o indifferenza. Noi siamo – tutti gli italiani liberi lo sono – dalla parte di chi ha combattuto per la nostra libertà, per la nostra dignità e per l’onore della nostra Patria. In questi anni la storia della Resistenza è stata approfondita e discussa. È un bene che sia successo. La Resistenza è – con il Risorgimento – uno dei valori fondanti della nostra nazione, un ritorno alla tradizione di libertà. E la libertà è un diritto che viene prima delle leggi e dello Stato, perché è un diritto naturale che ci appartiene in quanto esseri umani. Una nazione libera tuttavia non ha bisogno di miti. Come per il Risorgimento, occorre ricordare anche le pagine oscure della guerra civile, anche quelle nelle quali chi combatteva dalla parte giusta ha commesso degli errori, si è assunto delle colpe. È un esercizio di verità, è un esercizio di onestà, un esercizio che rende ancora più gloriosa la storia di coloro che invece hanno combattuto dalla parte giusta con abnegazione e con coraggio. È la storia dei tanti che hanno combattuto nell’esercito del Sud, che da Cefalonia in poi hanno riscattato con il sangue l’onore della divisa. È la storia dei martiri come Salvo D’Acquisto che non esitò a sacrificare la sua vita in cambio di altre vite innocenti. È la storia dei nostri militari internati in Germania, che scelsero il campo di concentramento piuttosto che collaborare con i nazisti. È la storia dei tanti che nascosero concittadini ebrei ricercati, salvandoli dalla deportazione. È la storia soprattutto dei tanti, tantissimi eroi sconosciuti che con piccoli o grandi gesti di coraggio quotidiano collaborarono alla causa della libertà. Anche la Chiesa, voglio ricordarlo, fece la sua parte con vero coraggio, per evitare che concetti odiosi, come la razza o la differenza di religione, diventassero per molti motivo di persecuzione e di morte. Allo stesso modo bisogna ricordare i giovani ebrei della Brigata ebraica, arrivati dai ghetti di tutta Europa, che imbracciarono le armi e lottarono per la libertà. In quel momento tanti italiani di fedi diverse, di diverse culture, di diverse estrazioni si unirono per seguire lo stesso grande sogno, quello della libertà. Vi erano fra loro persone e gruppi molto diversi. Vi era chi pensava soltanto alla libertà, chi sognava di instaurare un ordine sociale e politico diverso, chi si considerava legato da un giuramento di fedeltà alla monarchia. Ma tutti seppero accantonare le differenze, anche le più profonde, per combattere insieme. I comunisti e i cattolici, i socialisti e i liberali, gli azionisti e i monarchici, di fronte a un dramma comune, scrissero, ciascuno per la loro parte, una grande pagina della nostra storia. Una pagina sulla quale si fonda la nostra Costituzione, sulla quale si fonda la nostra libertà. Fu nella stesura della Costituzione che la saggezza dei leader politici di allora, De Gasperi e Togliatti, Ruini e Terracini, Nenni, Pacciardi e Parri, riuscì ad incanalare verso un unico obiettivo le profonde divaricazioni di partenza. Benché frutto evidente di compromessi, la Costituzione repubblicana riuscì a conseguire due obiettivi nobili e fondamentali: garantire la libertà e creare le condizioni per uno sviluppo democratico del Paese. Non fu poco. Anzi, fu il miglior compromesso allora possibile. Fu però mancato l’obiettivo di creare una coscienza morale «comune» della nazione, un obiettivo forse prematuro per quei tempi, tanto che il valore prevalente fu per tutti l’antifascismo, ma non per tutti l’antitotalitarismo. Fu il portato della storia, un compromesso utile a scongiurare che la Guerra fredda che divideva verticalmente l’Italia non sfociasse in una guerra civile dagli esiti imprevedibili. Ma l’assunzione di responsabilità e il senso dello Stato che animarono tutti i leader politici di allora restano una grande lezione che sarebbe imperdonabile dimenticare. Oggi, 64 anni dopo il 25 aprile 1945 e a vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, il nostro compito, il compito di tutti, è quello di costruire finalmente un sentimento nazionale unitario. Dobbiamo farlo tutti insieme, tutti insieme, quale che sia l’appartenenza politica, tutti insieme, per un nuovo inizio della nostra democrazia repubblicana, dove tutte le parti politiche si riconoscano nel valore più grande, la libertà, e nel suo nome si confrontino per il bene e nell’interesse di tutti. L’anniversario della riconquista della libertà è dunque l’occasione per riflettere sul passato, ma anche per riflettere sul presente e sull’avvenire dell’Italia. Se da oggi riusciremo a farlo insieme, avremo reso un grande servizio non a una parte politica o all’altra, ma al popolo italiano e, soprattutto, ai nostri figli che hanno il diritto di vivere in una democrazia finalmente pacificata. Noi abbiamo sempre respinto la tesi che il nostro avversario fosse il nostro nemico. Ce lo imponeva e ce lo impone la nostra religione della libertà. Con lo stesso spirito sono convinto che siano maturi i tempi perché la festa della Liberazione possa diventare la festa della Libertà, e possa togliere a questa ricorrenza il carattere di contrapposizione che la cultura rivoluzionaria le ha dato e che ancora «divide» piuttosto che «unire». Lo dico con grande serenità, senza alcuna intenzione polemica. Il 25 aprile fu all’origine di una nuova stagione di democrazia e in democrazia il voto del popolo merita l’assoluto rispetto da parte di tutti. Il popolo, dopo il 25 aprile, votò pacificamente per la Repubblica, e la monarchia accettò il giudizio popolare. Poco dopo, il 18 aprile 1948, la scelta popolare fu di nuovo decisiva per il nostro Paese: con la vittoria di De Gasperi, il popolo italiano si riconobbe nella tradizione cristiana e liberale della sua storia. E gli anni Cinquanta, sempre con il sostegno del voto popolare, modellarono un’Italia come realtà democratica, economica e sociale. L’Italia divenne parte dell’Europa e dell’Occidente, fu tra i promotori dell’unità atlantica e dell’unità europea, diventò da Paese reietto un Paese rispettato. Oggi i nostri giovani hanno davanti a loro altre sfide: difendere la libertà conquistata dai loro padri e ampliarla sempre di più, consapevoli come sono che senza libertà non vi può essere né pace, né giustizia, né benessere. Alcune di queste sfide sono planetarie e ci vedono impegnati a fianco dei Paesi liberi: la lotta contro il terrorismo, la lotta contro l’integralismo fanatico e liberticida, la lotta contro il razzismo, perché la libertà, la dignità e la pace sono un diritto di ogni essere umano, ovunque nel mondo. Ecco perché voglio qui ricordare i soldati italiani impegnati nelle missioni di pace all’estero, e in particolare tutti quelli che sono caduti nell’espletare questa nobile missione. C’è una continuità ideale fra loro e tutti gli eroi, italiani e alleati, che sacrificarono la loro vita più di 60 anni fa per ridarci la libertà nella sicurezza e nella pace. Oggi quell’insegnamento dei nostri padri assume un valore particolare: questo 25 Aprile cade all’indomani della grande tragedia che ha colpito questa terra d’Abruzzo. Ancora una volta, di fronte all’emergenza e alla tragedia, gli italiani hanno saputo unirsi, hanno saputo superare le divergenze, sono riusciti a dimostrare di essere un grande popolo coeso nella generosità, nella solidarietà e nel coraggio. Guardando ai tanti italiani che si sono impegnati qui nell’opera di soccorso e di ricostruzione mi sento orgoglioso, ancora una volta, ancora di più, di essere italiano e di guidare questo meraviglioso Paese. Oggi Onna è per noi il simbolo della nostra Italia. Il terremoto che l’ha distrutta ci ricorda i giorni in cui fu l’invasore a distruggerla. Riedificarla vorrà dire ripetere il gesto della sua rinascita dopo la violenza nazista. Ed è proprio nei confronti degli eroi di allora e di oggi che noi tutti abbiamo una grande responsabilità: quella di mettere da parte ogni polemica, di guardare all’interesse della nazione, di tutelare il grande patrimonio di libertà che abbiamo ereditato dai nostri padri. Abbiamo, tutti insieme, la responsabilità e il dovere di costruire per tutti un futuro di prosperità, di sicurezza, di pace, e di libertà. Viva l’Italia! Viva la Repubblica! Viva il 25 Aprile, la festa di tutti gli italiani, che amano la libertà e vogliono restare liberi! Viva il 25 Aprile la festa della riconquistata libertà!
Onna, 25 aprile 2009

















25 novembre 2008

LUXURIA COME OBAMA

Luxuria come Barack Obama, così titola il quotidiano comunista Liberazione in riferimento alla vittoria di Vladimir Luxuria nell’edizione 2008 del reality  di Rai Due    “L’isola dei famosicondotto da Simona Ventura, che ha avuto picchi altissimi di ascolto.
La trans ed ex parlamentare di Rifondazione Comunista ha battuto in finale l’agguerrita seduttrice Belen Rodriguez con il 56% dei voti, e ha dato sfogo all’emozione tra lacrime e sorrisi.
A questo proposito c’è da registrare l’immediata inversione di rotta dei dirigenti di Rifondazione Comunista che, alla notizia della sua partecipazione al programma, avevano chiaramente mostrato di non gradire, adesso invece il segretario Ferrero è pronto ad offrirle una candidatura e un seggio al parlamento europeo anche se lei frena.
E’ la dimostrazione che, sotto sotto,anche i compagni amano questi programmitrash” , del resto se hanno indici di ascolto altissimi qualcuno li deve pur guardare, chi l’avrebbe mai detto, adesso il riscatto della sinistra massimalista italiana passa attraverso Luxuria e L’isola dei famosi, chissà cosa ne penserebbero Togliatti e Berlinguer, non ci sono più i compagni duri e puri di una volta.











4 agosto 2007

MENO MALE CHE C'E' LA PAUSA ESTIVA...

 Il caldo e lo stress fanno particolarmente male a Romano Prodi,dopo aver tentato di dettare l’omelia domenicale alla chiesa cattolica, chiedendo di parlare di tasse ed evasione fiscale,attirandosi contro l’ira e la derisione dei cattolici e non,ha tentato di sostenere la sua tesi commettendo un’altra colossale gaffe: “il premier ha attribuito il richiamo all’obbedienza nei confronti dei padroni, «quoque discolis» (anche a quelli severi) alla Lettera di San Paolo ai Romani. Il Professore però è caduto in un’imbarazzante gaffe, visto che la frase non è di San Paolo ma è riportata nella Prima Lettera di San Pietro ai Romani, nella quale peraltro vi è scritto etiam, non quoque.
Cosa fatta notare per primo dall’on. Angelino Alfano coordinatore di Forza Italia in Sicilia.
Se anche in Chiesa si parla di tasse,va a finire che credenti e praticanti diserteranno le funzioni del tutto.
Non pagare le tasse non è peccato, e la Chiesa non può trasformarsi in una succursale dell’agenzia delle entrate, e perseguire la via spirituale del controllo fiscale, così ha replicato Don Gianni Baget Bozzo, consigliere spirituale di Silvio Berlusconi e Forza Italia.
Evidentemente Prodi non sa più a che santo votarsi
.
A dimostrazione di ciò, ha dell’incredibile quello che racconta Piero Sansonetti direttore di Liberazione,quotidiano di Rifondazione Comunista, Prodi ha spedito una sua lettera con “obbligo di pubblicazione immediata” sia a lui che a Gabriele Polo direttore del Manifesto,nella quale si criticano alcune scelte della sinistra radicale - e l'eccesso di polemica verso il governo che viene dai suoi giornali - si difendono le scelte essenziali dell'esecutivo sui temi sociali, sindacali, dell'economia, dell'ambiente, e alla fine si rivolge un appello a scendere in piazza, in autunno, non per criticare il governo ma per difendere le sue scelte e sostenere la sua azione.
Ho risposto a Sircana che noi eravamo molto contenti di pubblicare una lettera del presidente del Consiglio, ma che proprio per oggi avevamo programmato - noi e il manifesto , insieme , con una scelta non usuale nella storia delle nostre testate - di farci promotori di una manifestazione della sinistra contro le scelte moderate e centriste del governo, che non condividiamo, e per chiedere una svolta politica a sinistra.Più tardi abbiamo parlato Polo ed io, ed eravamo perfettamente d'accordo. I giornali - si dice tante volte - non sono una buca delle lettere, e quindi Prodi avrebbe dovuto aspettare 24 ore, come spesso capita a tanti nostri collaboratori o amici o giornalisti. Ho comunicato a Sircana questa decisione. Lui mi ha detto invece che insisteva, chiedeva la pubblicazione subito. Gli ho detto di no.
Un paio d'ore dopo, la lettera è stata resa pubblica da Sircana attraverso internet, e invece di essere indirizzata a il manifesto e a Liberazione era indirizzata ad amiche e amici.
E' grave l'idea che un presidente del Consiglio possa dare ordini ai giornali e dirgli cosa pubblicare e quando, e non debba essere contraddetto,conclude Sansonetti.
Vi risparmio per carità di patria, la conferenza stampa odierna di Prodi, ha  blaterato di "maggioranza coesa", ha spacciato l'elemosina di un euro al giorno ai pensionati per "un'ingente intervento in contrasto all'indigenza e alla povertà"(Sic), e altre amenità di questo tipo, roba che naturalmente vede solo lui che vive su "Second Life".
Insomma aspettando un autunno caldo,i colpi di calore hanno già colpito Prodi,mai come in questo momento,arriva provvidenziale la pausa estiva, e meno male.






7 aprile 2007

UN GOVERNO DI SERVI,VIGLIACCHI E BUGIARDI.

Qualche giorno fa Gino Strada, aveva definito il governo italiano “un governo di vigliacchi e servo degli USA” dopo che aveva ripetutamente chiesto a Prodi di adoperarsi con il presidente Afgano Karzai per la liberazione del suo braccio destro Rahmatullah, fermato dai servizi segreti afghani e in carcere a Kabul.

In quella occasione il fondatore di emergency  aveva ribadito che per la liberazione di Daniele Mastrogiacomo,il giornalista di Repubblica rapito dai Talebani e liberato dopo uno scambio con capi terroristi, aveva condotto la mediazione con i rapitori dopo averlo concordato direttamente con il presidente del Consiglio, con il ministro degli Esteri, con l’Unità di crisi della Farnesina e con l’ambasciatore italiano a Kabul.

In parlamento e ai cittadini per bocca del ministro degli esteri D’Alema ,il governo aveva raccontato che : ''Noi non abbiamo trattato con nessuno ma attraverso un'associazione umanitaria abbiamo ricevuto una lista di persone, né abbiamo liberato nessuno, perché non erano nostri prigionieri, ma abbiamo trasmesso la lista al governo afgano, che ha ritenuto queste persone non così pericolose da non essere liberate”.

A questo punto i dubbi erano già diventati certezze,ma in ogni caso  da oggi Gino Strada può anche aggiungere l’epiteto di bugiardi alla sua lista di aggettivi, e le certezze sono state ampiamente confermate dal presidente afgano  Karzai.

Sul ruolo giocato dal governo italiano nella vicenda Mastrogiacomo il presidente Karzai fa le prime ammissioni: «il governo di Kabul si è trovato di fronte ad un obbligo particolare» per la liberazione dei cinque talebani in cambio del giornalista italiano. «Il governo di Roma aveva «il diritto» di chiedere la collaborazione delle autorità afghane nel quadro di «una situazione molto difficile», nella quale l'esecutivo di Romano Prodi «poteva cadere in qualsiasi momento». Ma «questo tipo di scambio non si ripeterà», ha assicurato Karzai.

Una storia insomma di provincialismo, menzogne e spregiudicatezza che come si è già accertato ha gettato ampio discredito sull’immagine dell’Italia nel mondo,mentre qualcuno andava millantando “comprensioni” che non c’erano, così come è del tutto inutile chiedere a rappresentati del governo conseguenti atti di “dignità morale e politica”,le facce di bronzo non conoscono vergogna.

L’unica cosa certa a questo punto,stanti le dichiarazioni di Karzai, è che la vita dell’interprete di Mastrogiacomo rimasto nelle mani dei Talebani è sempre più a rischio,lunedì infatti scade l’ultimatum dei terroristi, che per la vita dell’ostaggio chiedono la liberazione al governo afgano di tre loro complici , con queste premesse sono in pochi a farsi delle illusioni.


23 marzo 2007

TOCCATO IL FONDO, SI CONTINUA A SCAVARE.

Le modalità relative alla liberazione del giornalista di Repubblica Mastrogiacomo, sequestrato dai terroristi in Afghanistan, hanno portato l’Italia al ridicolo e alla disapprovazione internazionale.

Se in un primo momento tutti abbiamo esultato per la liberazione, le sue prime dichiarazioni “sono stato trattato come a Guantanamo” ,hanno fatto venire dubbi e ripensamenti sull’opportunità di trattare con i “tagliatori di teste” per salvare un simile coglione.

Forse sarebbe opportuno prenotare per lui un soggiorno a Guantanamo , ma non nella parte americana,bensì in quella cubana, gli servirebbe per schiarirsi definitivamente le idee.

Il nostro ministro degli esteri ha abdicato per qualche giorno dal suo ruolo e insieme al governo e ha delegato Gino Strada per trattare direttamente con i terroristi,il quale ha ottenuto la liberazione di 5 ,ma sembra siano di più, capi terroristi detenuti nelle carceri afgane, in cambio dell’ostaggio italiano, per ottenere questo il governo ha fatto pressione direttamente sul presidente afgano Karzai.

"Noi non abbiamo trattato con nessuno ma attraverso un'associazione umanitaria abbiamo ricevuto una lista di persone, ne abbiamo liberato nessuno, perchè non erano nostri prigionieri, ma abbiamo trasmesso la lista al governo afgano, che ha ritenuto queste persone non così pericolose da non essere liberate".

Queste le dichiarazioni di D’Alema al riguardo, viene da chiedesi ma se queste persone non erano pericolose che ci facevano in carcere,ma d’altronde lui non può rispondere a queste domande,bisogna chiederlo al sostituto del ministro Gino Strada, il quale ha chiesto e ottenuto che fossero messi da parte i servizi segreti che in collaborazione con gli alleati pare avessero già scoperto la zona in cui era detenuto Mastrogiacomo.

Insomma si sono liberati dei pericolosi terroristi,tra cui il fratello del mullah che teneva prigioniero l’ostaggio italiano,pronti immediatamente a riprendere le azioni contro i civili e i militari della comunità internazionale, le prossime vittime in quel paese chi le avrà sulla coscienza?

Il governo riferendo in parlamento ha affermato di aver avuto l’avallo di tutti gli alleati per l’operazione,D’Alema negli USA ha parlato di “comprensione” degli alleati dopo un incontro con Condoleeza Rice,evidentemente il suo inglese non è stato “compreso” se subito dopo il dipartimento di stato americano ha emesso una dura nota di biasimo in cui negava di essere a conoscenza dell’operazione e di averla avallata,subito dopo anche gli altri paesi dell’alleanza atlantica tra cui Inghilterra, Germania ,Olanda ecc. hanno dichiarato la loro preoccupazione per l’iniziativa italiana che mette a rischio la vita di civili e militari in Afghanistan,se passa l’idea che basta rapire qualcuno per far rilasciare dei terroristi immaginarsi quello che può succedere, ed è stato ribadito che con i terroristi non si tratta.

Insomma uno strappo in piena regola che ha portato ai minimi termini la considerazione internazionale dell’Italia, i commenti più benevoli ci definiscono “inaffidabili”.

«L’Onu non tratta con i terroristi» dice il portavoce delle Nazioni Unite in Afghanistan. Soprattutto se questi terroristi sgozzano l’autista del giornalista italiano, Sayeh Agha, un giovane di 24 anni, padre di quattro figli, la cui moglie incinta, appena appresa la tragica notizia, ha perso il bambino per il dolore.

«Molto preoccupati», per il modo in cui si è giunti alla liberazione del reporter e per le implicazioni che ciò avrà su tutti i giornalisti in Afghanistan, dicono anche a Reporters sans frontières. L’organizzazione dei giornalisti afgani si è unita alla popolazione che ha manifestato per protestare contro il governo di Kabul per la liberazione dei terroristi: «Temiamo che i giornalisti diventeranno sempre più obiettivo per i talebani e per Al Qaeda» afferma il portavoce dell’associazione dei giornalisti afgani.

Anche durante il governo Berlusconi ci sono stati dei rapimenti di civili italiani in Iraq, ma non si è mai derogato dai canali istituzionali(servizi segreti), così come organizzazioni umanitarie come la Croce Rossa agivano in piena collaborazione con i servizi, e soprattutto non c’è mai stato scambio tra ostaggi e terroristi.

E per finire,ciliegina sulla torta,la proposta italiana  di una conferenza di pace sull’Afghanistan, aperta anche ai terroristi talebani, è stata accolta con derisione negli ambienti diplomatici,si dovrebbero sedere a un eventuale tavolo della pace i “tagliatori di teste”, coloro che il diritto internazionale definisce “banditi”, gli accordi si possono fare con stati ed eserciti riconosciuti dalla comunità internazionale non con i terroristi che  l’ONU e la Nato sono andati a combattere.

Insomma come non dar ragione all’ex direttore dell’Unità e dalemiano Peppino Caldarola quando afferma: “Sono d’accordo - spiega - che bisogna salvare la vita ad un ostaggio a qualunque costo, ma quando c’è uno scambio di prigionieri invece del pagamento di un riscatto la situazione cambia, eccome. E se poi i nostri Servizi vengono tagliati fuori perché lo vuole sempre Gino Strada, si fa più complicata. Se gli alleati si arrabbiano si ingarbuglia. E se alla fine si lancia la proposta di una conferenza di pace con la partecipazione dei talebani, beh allora non si capisce più niente. Ora sono io a chiedere da destra il ritiro dei nostri soldati. Non ha senso mantenere a Kabul un’armata Bertolaso (il capo della protezione civile) che si limita a costruire ospedali quando lì si spara. Dichiariamoci neutrali come la Svizzera e smettiamola con questa politica della piccola potenza della minchia.

Praticamente si è toccato il fondo,ma incuranti di tutto si continua a scavare.



Update: Dopo Daniele Mastrogiacomo i talebani rapiranno altri giornalisti stranieri da utilizzare quale merce di scambio come e' accaduto con l'inviato di Repubblica. A prometterlo e' stato il mullah Dadullah in un'intervista telefonica con un giornalista pakistano, Rahimullah Yusufzai, sentito dal 'Guardian'. Dopo aver ottenuto la liberazione di cinque suoi uomini, Dadullah "ha detto che si sente cosi' contento che si prendera' una vacanza lasciando il comando" al fratello, (uno dei detenuti rilasciati), ha spiegato Yusufzai. Secondo quanto riferito al quotidiano inglese, "ogni giornalista occidentale che non chiedera' l'autorizzazione di Dadullah per entrare nella provincia di Helmand, sara' arrestato", proprio come avvenuto per Mastrogiacomo.

Beh poi ci si lamenta se i nostri alleati ci prendono a pesci in faccia e sono costretti ad acquistare pagine di quotidiani , alla Farnesina  ormai tutto è catalogato come “irrituale”.

Io mi chiedo e vi chiedo : “saranno irrituali quelli o dilettanti questi” ?


26 agosto 2006

IN DELIRIO PER SILVIO .



Cori da stadio,urla e applausi hanno salutato l’intervento di Silvio Berlusconi al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini,accompagnato dal governatore della Lombardia Formigoni.

L’auditorium della fiera è strapieno,superlavoro per il servizio d’ordine,tutti vogliono vedere,ascoltare e acclamare “l’uomo della provvidenza” come lo definì don Giussani quando decise di “scendere in campo”.

I giovani di CL cantano “chi non salta comunista è” e intonano il coro mondiale «po-popoppo-popo» ,poi cartelli “Silvio regalaci un sogno”, “Silvio forever", ”Non mollare mai” e “non ci toglieranno mai la libertà”,un tributo senza sosta insomma che diventa un’ ovazione quando il leader della CDL  spiega di “essere costretto” a rimanere attivamente in politica.

In poco più di un ora Berlusconi parla di tutti i temi dell’attualità politica,dalla missione in Libano al futuro della CDL, dai conti pubblici  all’oppressione fiscale, risponde alle domande interrotto da continui applausi e ovazioni.

Presenti tra il pubblico un centinaio di giovani di FI e del Motore Azzurro,eravamo venuti qui per caricarlo,ma non serve è gia carico di suo spiegano.

Al termine un urlo gigantesco: “Silvio riaccendi il motore” e lui “tranquilli non si è mai spento”, sorride ancora,e se ne va.











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