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AZZURRA LIBERTA'-ASCOLTA
 

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In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



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...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
più entusiasmante che      
ciascuno di noi possa avere
l'avventura di fare."     
Silvio Berlusconi  
























"E' sorta in questi anni 
un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
onesta, moderata  ma   
ferma  nel  difendere   
i  principi  di  libertà,   
che  non  ha  nessun    
passato da nascondere 
e  che  soprattutto non 
ha paura di sperare e di
credere. Questa  Italia 
siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





STO LEGGENDO:
CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
popoli oppressi?"



LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
il sangue dei vinti".
 


GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
L'11 SETTEMBRE.



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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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3 dicembre 2008

MACCHE’ PERDERE LA FACCIA

Dopo le ammissioni Prodi: «Le sollecitazioni dell'Unione europea perché fosse risolta l'asimmetria delle aliquote Iva per le televisioni in Italia ci furono. Una posizione assolutamente condivisibile, tanto che ci impegnammo a provvedere. Ma poi non entrammo mai nel merito», sono arrivate anche le precisazioni della UE : «Se le autorità italiane avessero insistito nel non cambiare le aliquote Iva sulla tv a pagamento - ha fatto sapere Maria Assimakopoulou, portavoce del Commissario Ue alla Fiscalità Laszlo Kovacs - la commissione Ue avrebbe dovuto aprire una procedura di infrazione. Ma nel momento in cui le autorità italiane informano di avervi riposto rimedio con decisioni adeguate, il caso è chiuso, nella direttiva Ue sull'Iva c'è un allegato che dice che si può applicare un'aliquota ridotta per le tv satellitari, ma devono essere applicate le stesse aliquote per gli stessi tipi di servizi. L'aliquota andava perciò resa uguale per tutti. Quindi il governo italiano doveva decidere se tutti al 10% o tutti al 20%: è il Paese che decide».
Dunque il dilemma era se abbassare l’aliquota IVA al 10% a Mediaset e Rai allineandola a quella attuale di Sky oppure portare anche Sky al 20% , non si può riconoscere che quest’ultima è la soluzione migliore, si immagini se arrivava in parlamento un provvedimento che riduceva l’IVA al 10% a Mediaset, le strumentalizzazioni sul conflitto di interessi dove sarebbero arrivate, altro che aumentare le tasse a una tv concorrente.
La battaglia di Sky è comprensibile,difendono i loro interessi come farebbe qualunque altra azienda, quello che non è comprensibile, anzi fa scompisciare dalle risate, è il fatto che Veltroni e la sinistra difendano un “povero miliardariocome Murdoch e i “nuovi proletari” abbonati della tv a pagamento,pensate a cosa sono ridotti.
Quando saranno resi noti i motivi del provvedimento “ la sinistra perderà la faccia dalla vergogna” aveva detto ieri Silvio Berlusconi, prendendosela anche con alcuni giornali che titolavano “Berlusconi contro Sky”, oggi dopo i chiarimenti della UE il Premier ha detto: “hanno fatto una figuraccia enorme e gli italiani potranno trarre un giudizio definitivo su questi signori”.
Non sono d’accordo con Berlusconi, nel senso che non si può perdere ciò che non si ha, se mai ne hanno avuto una, Veltroni e la sinistra “ HANNO LA FACCIA COME IL CULO” , da buoni allievi della vecchia scuola comunista, sono campioni “ della menzogna e del ribaltamento della realtà” e della “verità che bisogna adattare alle circostanze”, pertanto visto che il Presidente ha il dono della comunicazione , della chiarezza e della sintesi , può riassumere tutto in una sola parola

COGLIONI ! ! !










1 dicembre 2008

I NUOVI PROLETARI

Ci mancava anche questa, adesso nel celebre dipinto di Pelizza da Volpedo che raffigura i proletari del quarto stato bisognerà inserire di diritto gli abbonati di Sky e della Pay Tv .
Il provvedimento del governo che “normalizza” l’IVA delle TV Satellitari , passando dal 10% al 20% , viene aspramente contestato in primis da Sky Tv , che lamenta un temuto calo dei pacchetti di abbonamenti , ma anche Mondadori e Mediaset lamentano danni.
Onestamente non si capisce perché le pay tv devono avere l’IVA agevolata, a che titolo?
Chi acquista per esempio, un pacchetto di abbonamento al calcio, oggi spende 50 euro al mese, 600 all’anno, e sicuramente non ha problemi ad arrivare a fine mese, quindi qualche euro in più al mese,poiché di questo si tratta,non gli cambia certo la vita, il governo in questa delicatissima congiuntura ha il dovere di preoccuparsi di coloro che non possono permettersi l’abbonamento alla Pay Tv, e sono molti di più.
E’ veramente patetico vedere conduttrici come Ilaria D’Amico sponsorizzare la causa dei “nuovi proletari” dagli schermi di Sky, sarebbe stata certamente più credibile se lo avesse fatto quando l’anno scorso il governo del partito democratico abolì l’IVA agevolata per il gas ,danneggiando così davvero la povera gente.
Protestino pure dunque,chissenefrega.
Nessuna meraviglia invece che Veltroni e la sinistra difendano i “ poveri abbonati” (Sic) , del resto loro che hanno cooptato tra i nuovi proletari e sostenitori “ingegneri tangentisti rei confessi” e “illustri calzolai” , banchieri e finanzieri d’assalto ,non potevano fare a meno dei tifosi di calcio abbonati a Sky, poi se qualcuno spiegasse perché un abbonamento alla Pay Tv deve essere tassato come un bene di prima necessità e non come un normale bene voluttuario, magari farebbe cosa gradita.
Ah e naturalmente non poteva mancare il solito riferimento al trito e ritrito “ conflitto di interessi” di Berlusconi, a parte che anche le aziende di cui il presidente del consiglio è un semplice azionista vengono danneggiate da questa norma, l’unico conflitto di interessi di cui è lecito parlare è quello tra i neuroni dei loro cervelli.
I cittadini e gli elettori sanno e sapevano chi era e di quali attività si occupava Berlusconi prima di entrare in politica e hanno accettato legittimandolo ad ogni elezione con milioni e milioni di voti perché vogliono essere governati da lui, ad esempio negli USA con simili ragionamenti miliardari come Roosevelt o Kennedy non sarebbero mai diventati presidenti e un magnate dei media come Steve Forbes non si sarebbe mai potuto candidare.
E’ il modello americano bellezza,così è se vi pare.








31 maggio 2008

RETE4 CONTINUA TRANQUILLAMENTE A TRASMETTERE

Tocca al governo pronunciarsi sulla richiesta di Europa7 di avere assegnate delle frequenze su cui trasmettere, anche in applicazione della sentenza della Corte di Giustizia del 31 gennaio 2008 ( è bene ricordare qui che questa non è una sentenza operativa, ma un parere) , è questo uno dei passaggi centrali della sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso di RTI (Mediaset) contro Centro Europa 7 per l'annullamento della sentenza del Tar del Lazio del 16 settembre 2004 "ritenendo - si legge in una nota del Consiglio stesso - la persistenza del dovere del ministero (delle Comunicazioni, ndr) di rideterminarsi motivatamente sull'istanza di Centro Europa intesa alla attribuzione delle frequenze di cui al decreto ministeriale 28 luglio 1999, anche in applicazione della sentenza della Corte di giustizia del 31 gennaio 2008".
La sentenza dei giudici europei, cui si richiama il Consiglio di Stato, aveva stabilito che le norme italiane sulle frequenze non rispettano le direttive comunitarie.
Ma ,cosa ancora più importante,la Suprema magistratura amministrativa ha anche respinto,in via definitiva, il ricorso di Europa 7 per l'annullamento della sentenza del Tar con la quale era stato dichiarato inammissibile e irricevibile il ricorso dell'emittente relativo all'abilitazione di Rete 4. Di fatto, quindi, Rete 4 è legittimata a proseguire l'attività di radio diffusione televisiva in ambito nazionale.
Quanto al risarcimento danni in denaro chiesto da Europa 7, il Consiglio di Stato si riserva di decidere, e a in tal senso é già convocata un'udienza per il 16 dicembre 2008, tenendo conto sia della decisione dell'amministrazione pubblica e sia della ulteriore documentazione che lo Stato dovrà presentare entro il 15 ottobre 2008.
L’annosa vicenda del contenzioso di Europa7 ad avere attribuite delle frequenze su cui trasmettere con la sentenza odierna del Consiglio di Stato, si semplifica,secondo me,notevolmente.
Innanzi tutto Rete4 esce definitivamente dal procedimento che riguarda l’assegnazione delle frequenze, può tranquillamente continuare a trasmettere, e questo favorirà anche un clima diverso tra maggioranza e opposizione ,non si potrà più parlare infatti di “norma salva Rete4”.
Poi è significativo che il Consiglio di Stato ha respinto un ricorso in “sede risarcitoria” di Europa7 di un atto che condanni il governo "ad un facere specifico", cioè ad assegnare delle frequenze all'emittente.
Per evitare infrazioni e relative sanzioni in ambito UE, si dovranno adeguare le norme per l’assegnazione delle frequenze al rispetto delle direttive comunitarie, ovvero a logiche più trasparenti, non è certo un grande problema, ma questo non significa certo che le frequenze su cui trasmettono gli operatori attuali verranno rimesse in discussione, non è questo che chiede la UE, sono salvi i diritti acquisiti, nonostante quello che da anni predicano i giacobini della legalità.
Infine bisogna vedere come si può mettere Europa7 in condizioni di trasmettere in analogico, ovvero se vi sono frequenze disponibili, cosa di cui dubito, ma staremo a vedere, così come per quanto riguarda l’eventuale risarcimento danni , che a questo punto può essere solo di natura meramente economica, se e quando ci sarà.
Per il resto non rimane che leggere le motivazioni delle sentenze che saranno disponibili tra qualche giorno.






6 marzo 2008

ME LO DATE ANCORA UN PIATTO DI MINESTRA?

E' arrivato a sorpresa all'ora di pranzo con due o tre suoi collaboratori e le guardie del corpo e' si e' rivolto al personale scherzando: "Me lo date ancora un piatto di minestra?". Protagonista dell'inaspettato blitz alla mensa dei dipendenti del quartier generale Mediaset di Cologno Monzese e' stato ieri Silvio Berlusconi.
Il Cavaliere dopo aver registrato l'intervista con il direttore di SkyTg24 Emilio Carelli negli studi milanesi Sky, che si trovano proprio di fronte a quelli Mediaset, ha attraversato la strada con i suoi collaboratori, tra i quali c'era anche Paolo Bonaiuti, per pranzare alla mensa di Mediaset. Il suo arrivo e' stato accolto con un misto di felicità e sorpresa: lì alla mensa non lo vedevano dalla fine del 1993, da quando la discesa nell'agone politico lo ha allontanato dagli studi televisivi, dove e' tornato solo come ospite di qualche trasmissione politica o sportiva. L'ultima volta Berlusconi era stato a Cologno da presidente dei Milan per commentare a 'Controcampo' la vittoria dei rossoneri della Campionato del Mondo per Club.
Alla vista del Cavaliere, molti dipendenti Mediaset non hanno resistito alla tentazione di salutarlo personalmente. Berlusconi si e' fermato una buona mezz'ora con loro, ricevendo da tutti gesti di affetto e di incoraggiamento per la campagna elettorale.
Adnkronos

Nessuna meraviglia, in mezzo alle persone comuni , condividendo abitudini quotidiane come il pasto, non è uno spot di campagna elettorale, chi come me lo segue da anni sa bene che, stare in mezzo alla gente comune, è la cosa che più gratifica e stimola Silvio Berlusconi.




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permalink | inviato da Aurora86 il 6/3/2008 alle 3:11 | Versione per la stampa


23 novembre 2007

SENTI CHI PARLA...

QUANDO LE TELEFONATE LE FACEVANO LORO.

Non ricordo più se il film giusto era Delta Force ma la lettura dell’articolo di Ezio Mauro mi ha fatto l’effetto che le madeleinettes facevano al vecchio Proust il quale si commuoveva e senza porre tempo in mezzo meditava sul tempo perduto, ma anche quello ritrovato. L’articolo di Mauro mi ha portato indietro nel tempo e di questo gli sono grato, già a partire dal titolo: «Struttura delta». Il bis della Spectre. Il bis della P2. Si impone un modesto esercizio di ritorno alla decenza.
L’articolo mi ha riportato con la sua velata magia alla stagione in cui spesso mi trovavo la sera nella stanza di Ezio Mauro, allora direttore della Stampa di Torino (di cui ero editorialista) e dove assistevo alla teleconferenza fra Mauro e il direttore dell’Unità di Roma (Uolter Veltroni), uno dei vicedirettori a caso di Repubblica, e il direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli: tutti insieme, in unico afflato e per una sola causa comune (ma quale? Certamente non la libera informazione in concorrenza) facevano tutti insieme «il giornale».
Cioè: non è che ognuno si faceva il suo, di giornale, come in tutti i Paesi in cui le testate sono orgogliosamente concorrenti. Macché. Questa compagnia di cui Ezio Mauro era il capatàz, fabbricava il giornale comune che l’indomani tutti gli italiani si sarebbero sciroppati prima sulla carta e poi in proiezione sui telegiornali sotto le varie testate. Non lo sapevano, ma leggevano tutti lo stesso giornale. Che giornalismo, che concorrenza, che scuola.
Il pretesto diciamo così umanitario dell’operazione, era quello di aiutare il giovane Uolter che non sapeva fare la prima pagina, non sapeva fare i titoli e si scombinava tutto. Ma il gruppo di comando del giornalismo italiano – capitanato da un Ezio Mauro che sembrava guidare un commando Delta Force (ecco il titolo giusto, altro che Struttura delta) - faceva un unico menabò (lo schema della pagina), tutti i titoli e la scelta delle notizie e dei contenuti, uguali per tutti.
Il giornale che veniva fuori era omologato, identico, figlio di un unico Minculpop, o cupola, o mini-p2 che dir si voglia e che lasciava alla fantasia del singolo direttore soltanto il cosiddetto «boxino»: un titolotto basso a due colonne in cui ognuno registrava la curiosità innocua del giorno, del genere bambino morde cane: «Walter, nel boxino mettici quella storia del bambino che ha sbranato un pitbull». E Uolter pubblicava.
Naturalmente non si trattava soltanto di fare la prima pagina. Venivano decise le notizie da dare e quelle da ridurre, da esaltare e da minimizzare. Che concorrenza: affinché nessuno restasse scoperto, tutti davano (o tacevano, o sminuivano, o ingigantivano) la stessa notizia nello stesso modo. Ogni santo giorno. E tutti bevevano la stessa acqua.
Io assistevo a quella grottesca anomalia e osservavo gli sghignazzi furbastri, specialmente quelli di via Marenco dove comandava imperiosamente il proprio, e anche un po’ gli altrui vascelli Ezio Mauro in sfolgorante camicia bianca. Paolo Mieli, sia detto ad onore del vero, non si lasciava troppo comandare, ma tutti e due insieme comandavano sull’Unità e la Repubblica seguiva.
Così, negli anni Novanta erano serviti non soltanto i lettori della carta stampata ma anche gli spettatori televisivi. La gente forse non lo sa, ma i telegiornali dosano e misurano i loro titoli, gli spazi, la scaletta dell’importanza di ciò che poi ammanniranno al popolo catodico, sulla base delle decisioni dei tre cavalieri dell’apocalisse, Corriere, Repubblica e Stampa, che poi sarebbe, per così dire, la casta.
Ma la prima pagina si confezionava tra via Marenco, Torino, e via Solferino a Milano, per essere rimpannucciata in piazza Indipendenza e infine rimpallata a via del Taurini dove diventava il vangelo dell’Unità, ovvero la verità, pravda in russo, truth in americano che piace di più a Uolter. Ovviamente anche gli altri giornali e giornaletti e giornalini per non dire dei piccoli telegiornali locali, si adeguavano con ansia e con la lingua di fuori per non restare esclusi dal gruppo di comando.
Quando ero a Repubblica (di cui sono stato un fondatore, redattore capo e inviato per 14 anni) assistevo ammirato alla formazione del quadridente formato dal formidabile quotidiano di Scalfari, l’Espresso, Raitre e il Tg3. Messi insieme formavano una seconda divisione corazzata che esercitava un potere assoluto, di comando e di dominio sulla scelta, confezione e pubblicazione della notizia.
Insomma, figuratevi il salto dalla sedia che ho fatto ieri mattina quando mi imbatto in una delle più comiche composizioni a sopracciglio levato del mio vecchio amico Ezio Mauro, ora direttore di Repubblica, il quale si è esibito in un articolo che potrebbe intitolarsi a scelta «Senza vergogna» o «Oggi le comiche». Basti l’incipit: «Una versione italiana e vergognosa del Grande Fratello è dunque calata in questi anni sul sistema televisivo, trascinando Rai e Mediaset fuori da ogni logica di concorrenza per farne la centrale unificata di una informazione omologata, addomesticata, al servizio cieco e totale del berlusconismo al potere». Lui la chiama «Struttura delta». Noi la chiameremmo «Senti chi parla».
Thanks al sen. Paolo Guzzanti.




22 novembre 2007

TOH I COMPAGNI SI INDIGNANO .

Sono davvero di una comicità unica, dopo la pubblicazione da parte di Repubblica di presunte intercettazioni uscite dalla procura di Milano,relative al fallimento della HDC del sondaggista Crespi, coperte dal segreto istruttorio, su cui persino il “compagno Napolitano” non ha potuto esimersi dalla formale condanna, le verginelle sinistre gridano allo scandalo e i giornalisti RAI subito riuniti in assemblea chiedono a gran voce che la politica non si occupi dell’azienda, come se la stragrande maggioranza di costoro fossero lì assunti per pubblico concorso.
La prima cosa che stupisce è come d’incanto a sinistra siano spariti tutti quei garantisti che gridavano allo scandalo dopo la pubblicazione delle intercettazioni di D’Alema,Fassino, Consorte&C, ovvero gli strenui difensori dello “stato di diritto” che parlavano di “minaccia per la democrazia” oppure come Violante che chiedeva a gran voce “qualcuno si occupi di vedere cosa accade nel tribunale di milano”(Sic), dove sono? Chi li ha visti?
Come al solito è tornato il “garantismo a giorni alterni”.
Di cosa si tratta poi in effetti? L’accusa sarebbe che RAI e Mediaset durante il governo Berlusconi concordavano tutto, la prova consisterebbe nel fatto che in qualche particolare occasione tipo la morte del Papa o le elezioni amministrative i dirigenti si scambiavano opinioni.
E allora? Dove sta il problema? Forse che i direttori dei quotidiani italiani non si telefonano tra di loro per scambiarsi opinioni e pareri soprattutto in occasione di eventi importanti?
Forse qualcuno immagina che i Mauro,Ferrara ,Mieli, Feltri, tanto per citare qualcuno dei direttori dei maggiori quotidiani italiani non parlano mai tra di loro?
E se c’era questa commistione qualcuno può spiegare come mai da ben 5 anni RAI1 batte sistematicamente negli ascolti canale5?
Ma non è forse più scandaloso l’editto(quello si bulgaro) con cui D’Alema ha chiesto l’anno scorso la sostituzione di Mimun,campione di ascolti al TG1?
Non è forse più scandaloso che si cerchi di sostituire a tutti i costi un componente del consiglio di amministrazione RAI come Petroni nonostante il governo venga preso regolarmente a ceffoni dagli organi di giustizia?
Che poi la Rai sia da sempre filogovernativa non ci piove,lo sanno anche le pietre,come non ricordare la RAI di Zaccaria che con un’abile colpo di effetti sostituì i fischi per D’Alema con applausi,oppure Rutelli che parlava in una sala gremita quando in realtà era semivuota?
La verità e che Silvio Berlusconi,ormai libero da pesi e zavorre che lo frenavano fa paura come e più di prima,non a caso parla di” indegno sciacallaggio”, ma il popolo italiano in generale e il “popolo della libertà” in particolare,che è sceso nelle piazze lo scorso week end e ci ritornerà il prossimo è molto meno stupido di quanto i “parrucconi della politica” possano immaginare.





2 ottobre 2007

LA GENTILONI NON C’E’ PIU’.

La proposta del ministro Gentiloni, per la riforma televisiva, non esiste più. Le cose sono andate come previsto e qui descritto con largo anticipo: il meccanismo delle date era irreale e, al di là di ogni altra considerazione, quella non sarebbe mai divenuta legge. La lapide sarà posta dalla finanziaria, che commette l’ennesimo errore fissando al 2012 il definitivo passaggio al digitale. Amen.
La legge Gasparri, voluta dal centro destra, contiene l’irrealistica affermazione, copiata da una legge del centro sinistra, che al digitale si sarebbe giunti nel 2006. Ridicolo ed impossibile. Difatti è passato e non è successo nulla, ma proprio nulla. La proposta di Gentiloni prevedeva il trasloco di una rete Rai ed una Mediaset entro il 2008, ed il passaggio definitivo, di tutti, nel 2012. Fantasticherie. Il 2008 è domani mattina e della legge non si vede neanche l’ombra. Allora i prodi governanti decidono d’inserire un codicillo in finanziaria e di far marameo al Parlamento fissando in quella sede la data del 2012. Che, però, senza una legge alle spalle non significa niente e non sarà rispettata. In condizioni normali il Presidente della Repubblica dovrebbe far notare l’incoerenza tematica e l’inappropriatezza strumentale di quell’articolo. Ma lasciamo perdere.
La stessa finanziaria aumenta della metà il finanziamento dello switch off che non ci sarà. Altri 60 milioni buttati. In epoca berlusconiana dicevano che quei contributi erano un inammissibile favoritismo. A me sembrò sempre uno spreco. Ma ora, perché continuano? E’ insensato incaponirsi a scaricare sull’idealizzazione del digitale (che è solo una tecnologia) l’incapacità e la responsabilità politica di avere malgovernato l’etere televisivo. E’ stupido intestardirsi a fissare date che sono morte ancor prima di nascere. E Paolo Gentiloni, il cui noviziato è finito da tempo, farebbe bene a raccontare la verità dei fatti, senza reclamare capricciosamente la discussione di un testo che, tanto, sa benissimo non essere approvabile. Per dirne una: se si lasciassero intatti i meccanismi interni, il passaggio al digitale dovrebbe essere previsto nel 2015.
Il centro sinistra di oggi fa corbellerie che renderanno domani necessario un decreto legge. Poi lo giudicherà scandaloso. Viviamo nel passato, e nell’inutilità.

Thanks a Davide Giacalone

Impossibile credere che Gentiloni non lo sapesse,probabilmente avrà presentato il disegno di legge per dare un contentino ai più esagitati.

Contento lui…




10 maggio 2007

DDL GENTILONI SBUGIARDATO DALLA UE.

Mentre il ministro Gentiloni rilascia interviste in cui chiede di accelerare l’iter del disegno di legge sul riordino,ancora una volta,del sistema televisivo italiano,  giustificando la richiesta con il timore di un’imminente tsunami  elettorale visto l’impegno preso con gli elettori di modificare la legge Gasparri,il direttore della concorrenza  Ue Philip Lowe  scrive al ministro chiedendo chiarimenti e precisando la posizione comunitaria su alcuni aspetti fondamentali del ddl.

Tra le altra cose Lowe ribadisce che,nella UE  il tetto del 45% della raccolta pubblicitaria non si applica come limite di  “posizione dominante” ,ma viene deciso caso per caso, e che non si può spacciare  come applicabile al mercato pubblicitario tv una norma che invece fa riferimento solo «ai mercati della comunicazione elettronica».

Il capo di gabinetto del commissario alla concorrenza Viviane Reding suggerisce a questo punto, in modo esplicito, di «modificare la formulazione della disposizione in questione, onde evitare di utilizzare termini fuorvianti ed eliminare il riferimento improprio al quadro normativo comunitario». E ancora gli si rivolgono osservazioni e richieste di modifica su altre questioni strettamente tecniche.

Tutto il contrario di quanto sostiene Gentiloni e cioè che le soglie antitrust si giustificano in tutti i Paesi occidentali dove c’è una minaccia al pluralismo e alla libertà di espressione per un eccesso di concentrazione.

Un vero e proprio ceffone dunque,al quale il ministro dovrà a breve termine rispondere fornendo i necessari chiarimenti richiesti,che fa il paio con quello ricevuto nell’ottobre scorso quando a Strasburgo tentò di far approvare dall’europarlamento un emendamento che parificava le telepromozioni agli spot bocciato dal voto congiunto di socialisti,PPE e liberali.

Insomma si collezionano figuracce in serie al solo scopo di danneggiare le aziende di Berlusconi, infischiandosene se con questo si danneggia anche la RAI azienda pubblica, forse sarebbe meglio che Gentiloni e il governo da oggi in poi si occupino di questioni serie invece che rendersi ridicoli nelle istituzioni internazionali.


12 maggio 2006

NIENTE CONFLITTO DI INTERESSI

ROMA - Il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, non ha violato l'articolo 3 della legge sul conflitto di interessi relativamente alla norma sui contributi statali destinati all'acquisto di decoder televisivi inserita nella legge finanziaria 2006. Lo ha deciso l'Autorità garante della concorrenza e dei mercati (Antitrust) nella riunione del 10 maggio.
Il procedimento, ricorda l'Antitrust, era stato aperto il 22 dicembre 2005 anche nei confronti delle società Mediaset, Rti e Solari.Com, dopo la segnalazione di alcuni parlamentari. Nel corso dell'istruttoria l'Autorità ha dovuto valutare se la concessione del contributo in esame, derivante da un preciso atto di governo riconducibile direttamente al presidente del Consiglio, fosse idonea a determinare un privilegio specifico a favore delle predette società sul mercato della tv a pagamento e su quello dei decoder digitali, con danno per l'interesse pubblico.
A giudizio dell'autorità, «anche ipotizzando una perfetta corrispondenza tra l'incremento del numero di decoder incentivato dal contributo pubblico e l'aumento di utenti di servizi televisivi a pagamento, l'esistenza di un'incidenza specifica e preferenziale sul patrimonio delle società di proprietà del presidente del consiglio risulta difficilmente configurabile in considerazione dell'attuale struttura del mercato e della significativa quota (superiore al 90%) detenuta proprio dal principale operatore (Sky) rispetto alla generalità delle imprese, ivi comprese le società Mediaset e Rti, potenzialmente beneficiarie degli effetti derivanti dalle misure di incentivazione statale».
Per quanto riguarda infine la società Solari.com, società attiva tra l'altro nel settore dei decoder e controllata da un familiare del presidente del consiglio, considerata la sua quota di mercato inferiore al 5%, l'autorità non ha ritenuto che il contributo pubblico possa aver determinato un vantaggio specifico e preferenziale per l'azienda medesima.

11 maggio 2006-Adnkronos

Ma degli "interessi senza conflitto" della sinistra se occuperà mai qualcuno?
Che so Coop,Banche,Casse di Risparmio ecc.ecc.



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permalink | inviato da il 12/5/2006 alle 16:32 | Versione per la stampa

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