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AZZURRA LIBERTA'-ASCOLTA
 

INNO FORZA ITALIA-ASCOLTA
 



In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



PROGRAMMA DI GOVERNO
2008-2013


TUTTI I CANDIDATI DEL
POPOLO DELLA LIBERTA'





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...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
più entusiasmante che      
ciascuno di noi possa avere
l'avventura di fare."     
Silvio Berlusconi  
























"E' sorta in questi anni 
un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
onesta, moderata  ma   
ferma  nel  difendere   
i  principi  di  libertà,   
che  non  ha  nessun    
passato da nascondere 
e  che  soprattutto non 
ha paura di sperare e di
credere. Questa  Italia 
siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





STO LEGGENDO:
CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
popoli oppressi?"



LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
il sangue dei vinti".
 


GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
L'11 SETTEMBRE.



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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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3 giugno 2008

CI MANCAVA SOLO L' ONU

Dopo il Vaticano mancava soltanto l’ONU ad attaccare la nuova normativa sull’immigrazione italiana all’esame del parlamento.
L’Alto Commissario per i diritti umani dell’ONU tale Louise Arbour da Ginevra non ha usato giri di parole:
“Le politiche repressive così come gli atteggiamenti xenofobi e intolleranti contro l'immigrazione irregolare e le minoranze indesiderate rappresentano, in Europa, una seria preoccupazione, esempi di queste politiche ed atteggiamenti sono rappresentati dalla recente decisione del governo italiano di rendere reato l'immigrazione illegale e dai recenti attacchi contro i campi rom a Napoli e Milano”.
Non si comprende questa “accusa preventiva” e queste “valutazioni premature” mentre il provvedimento è all’esame del parlamento che deciderà in merito nella sua sovranità, e non si comprende nemmeno perché si voglia impedire all’Italia di mettersi al passo con altri “civilissimi paesi” quali Francia, Svezia, Inghilterra,Germania, ecc. dove esiste questa norma.
La signora Arbour e l’ONU forse utilizzerebbero meglio il loro tempo occupandosi dei diritti umani in Cina e nei paesi islamici o magari in Africa, e questo si ,sarebbe utile a far diminuire l’immigrazione clandestina, nel frattempo a questa signora una risposta va data, possibilmente sotto forma di una sonora pernacchia.






22 aprile 2008

IL PAPA A GROUND ZERO

Fino a martedì scorso era una figura distante, un Papa raramente citato dai media e ancora poco conosciuto dagli americani. Sei giorni dopo, Benedetto XVI lascia gli Usa dopo un visita di successo che ne ha delineato il profilo di protagonista globale e un'immagine personale risultata una sorpresa per l'America. E dalla Casa Bianca ai giovani che lo hanno accolto con bagni di folla, a tutti i livelli la voce del Papa è destinata d'ora in poi a farsi sentire assai più di quanto è accaduto nei tre anni passati. Benedetto lascia anche un'eredità complessa per la Chiesa americana sul fronte della lotta alla piaga della pedofilia nell'ambiente ecclesiastico. La scelta del Papa di farne un costante richiamo durante la visita, le sue continue espressioni di dolore e l'incontro senza precedenti con vittime di abusi sessuali, lasciano ora i vescovi degli Stati Uniti con il compito di decidere come procedere. Accompagnato da una vasta copertura mediatica e da misure di sicurezza talvolta superiori a quelle usate per lo stesso presidente George W. Bush, Benedetto XVI a Washington e New York ha compiuto un itinerario a tappe caratterizzato dal tema 'Cristo nostra speranza', scelto come filo conduttore della visita americana. Dal giardino della Casa Bianca all'incontro con gli educatori alla Catholic University, dalle Messe negli stadi di baseball a quella a St. Patrick, fino all'abbraccio di 22.000 giovani vicino al seminario di Yonkers, fuori New York: ovunque il Papa ha proposto agli americani una rilettura della loro storia valorizzando ciò che di positivo a suo avviso esiste nell' esperienza degli Stati Uniti, ma mettendo nello stesso tempo in guardia sui rischi come secolarismo, individualismo, materialismo, perdita dei valori. Partendo dalla difesa della libertà contenuta nella Dichiarazione d'Indipendenza, citata alla Casa Bianca, il Papa ha in qualche modo concluso l'itinerario della rilettura dei temi-chiave americani parlando ai giovani di Yonkers del concetto di libertà contemporaneo: "C'é chi oggi asserisce che il rispetto della libertà del singolo renda ingiusto cercare la verità, compresa la verità su che cosa sia bene. In alcuni ambienti - ha aggiunto - il parlare di verità viene considerato fonte di discussioni o di divisioni e quindi da riservarsi piuttosto alla sfera privata. E al posto della verità - o meglio, della sua assenza - si è diffusa l'idea che, dando valore indiscriminatamente a tutto, si assicura la libertà e si libera la coscienza. E' ciò che chiamiamo relativismo". Il traguardo dell'itinerario proposto dal Papa è un altro. "Nel cercare la verità arriviamo a vivere in base alla fede perché, in definitiva, la verità è una persona: Gesù Cristo". Un significato ed emozioni particolari hanno avuto la visita in una sinagoga di New York - dove vive la più grande comunità ebrea al mondo fuori da Israele - e la preghiera nel 'pozzo' di Ground Zero, uno dei luoghi-simbolo del XXI secolo. Dovunque è andato, il Papa non ha mancato di porre l'accento sulla difesa del valore e della dignità della vita umana: un tema emerso con particolare rilievo nel discorso all'Onu, uno dei momenti a cui la Santa Sede attribuiva maggiore importanza nella visita. Molte sono le immagini-simbolo che resteranno nell'album dei ricordi della visita papale: gli auguri per l'81mo compleanno sul prato della Casa Bianca, la sfilata sulla papa mobile sulla Quinta Avenue, gli inediti abbracci del Papa sorridente ai giovani di Yonkers, lo scambio di doni con un rabbino in sinagoga a New York. Ma l'immagine con ogni probabilità più 'forte' del viaggio è quello che il mondo non ha visto: il Papa nella cappella della Nunziatura di Washington, impegnato a pregare mano nella mano con le vittime degli abusi sessuali.

Ansa 21/04/2008









17 febbraio 2008

IL KOSOVO PROCLAMA L’INDIPENDENZA.

Il parlamento del Kosovo ha accolto questo pomeriggio con una acclamazione in piedi la proposta di dichiarazione unilaterale di indipendenza dalla Serbia, letta in aula dal primo ministro Hashim Thaci. Successivamente il presidente del parlamento ha chiesto all'assemblea di esprimere per alzata di mano un voto sulla proclamazione di indipendenza. Il parlamento ha approvato.
Il Kosovo è da questo momento "uno stato indipendente, sovrano e democratico", ha dichiarato il presidente del parlamento di Pristina Jakup Krasniqi di fronte all'assemblea.
E’ grande festa nelle strade di Pristina e di tutto il Kosovo,sono 15 anni che aspettavamo questo momento urla la folla entusiasta.
La proclamazione unilaterale d'indipendenza del Kosovo questo pomeriggio al parlamento di Pristina ha suscitato l'ira della dirigenza serba che ha parlato di "atto illegale" e "falso stato", e che ha stigmatizzato l'appoggio americano agli indipendentisti accusando gli Usa di "violare l'ordinamento internazionale". "La Serbia non riconoscerà mai l'indipendenza del Kosovo", ha detto il presidente Boris Tadic in un comunicato diffuso proprio mentre il parlamento a Pristina votava l'indipendenza della provincia a maggioranza di popolazione albanese. "Lo stato serbo - ha aggiunto il presidente - farà tutto il possibile per annullare questa indipendenza proclamata illegalmente".
Nel pomeriggio Tadic ha inviato al segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon una lettera in cui chiede di annullare "l'atto illegale" di indipendenza e di rispettare la risoluzione 1244 del consiglio di sicurezza che prevede il rispetto dell'integrità territoriale della Serbia e una soluzione della crisi politica e concordata da ambo le parti.
La Russia "sostiene in pieno le reazioni della dirigenza serba sugli avvenimenti in Kosovo", si legge in un comunicato del ministero degli esteri trasmesso dall'agenzia Itar-Tass, e "si associa alla giusta rivendicazione di ristabilire l'integrità territoriale del paese". L'autoproclamata indipendenza di Pristina, sostiene il comunicato "viola la sovranità della Repubblica serba, lo statuto dell'Onu, la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell'Onu, i principi della carta di Helsinki, il quadro costituzionale del Kosovo e gli accordi del gruppo di contatto", che comprende Russia, Usa, Italia, Germania. Francia e Gran Bretagna.
La Russia chiede all'Onu e alla Nato un'azione"Immediata" per fare annullare la proclamazione di indipendenza del Kosovo. Lo si legge in un comunicato del ministero degli affari esteri russo. La Russia "si aspetta che la missione dell'Onu in Kosovo e le forze Nato per la provincia applichino immediatamente il loro mandato, dato dal Consiglio di sicurezza, compreso l'annullamento delle decisioni degli organi locali di Pristina, contro i quali chiediamo dure misure amministrative".
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, "preso atto" della dichiarazione di indipendenza del Kosovo, ha fatto un appello a tutte le comunità della provincia alla calma. Lo ha dichiarato il portavoce Sean McCormack. La dichiarazione del Dipartimento di Stato non arriva a un riconoscimento formale dell'indipendenza ma fa appello alle parti "perché esercitino la massima moderazione e evitino qualsiasi provocazione". In Congresso il senatore democratico Joe Biden, presidente della Commissione Esteri, ha dato invece il benvenuto alla dichiarazione di indipendenza e annunciato che chiederà ai suoi colleghi di unirsi a lui "nell'esprimere l'appoggio del Senato".
E l’Italia? Per il momento c’è una semplice presa d’atto del governo italiano che è in attesa della decisione dei partner UE, consapevoli delle drammatiche tensioni che si potrebbero innescare.




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permalink | inviato da Aurora86 il 17/2/2008 alle 20:20 | Versione per la stampa


20 settembre 2007

CATTURATO IL BRACCIO DESTRO DI POL POT.

Nuon Chea, soprannominato "Fratello Numero Due", ossia il Khmer rosso storicamente considerato il braccio destro del capo degli Khmer, Pol Pot, è stato arrestato oggi dalla polizia e dalle guardie del tribunale Onu dopo trent’anni di libertà indisturbata.Sul capo dell’ottantenne Nuon Chea pende l’accusato di essere stato il boia responsabile delle torture perpetrate nei famigerati "Killing Fields", campi di sterminio dove si ritiene che siano stati barbaramente trucidati un milione e 700mila veri o presunti oppositori del regime comunista cambogiano, regime abbattuto dalle truppe vietnamite nel 1979. Lo scorso luglio il tribunale delle Nazioni Unite aveva ufficializzato l’accusa di ‘crimini contro l'umanità’ all'ex magistrato degli Khmer rossi, Duch. Quell’atto ha segnato la prima vera azione giudiziaria contro un leader del regime di Pol Pot, dittatore che morì indisturbato nel 1998, in quella che rappresentava l'ultima ‘roccaforte’ Khmer, Anlong Veng. Insieme a Duch, i magistrati dell’Onu hanno incriminato altri quattro ex gerarchi del regime.I nomi di costoro sono però coperti da segreto, anche se si presume che siano l'ex presidente Khieu Samphan, l'ex ministro degli Esteri Ieng Sary, il funzionario Meas Muth, oltre al già citato Nuon Chea, catturato in una casupola di legno, vicino al confine con la Thailandia e trasferito nella capitale per gli interrogatori, anche se il figlio dell’ottuagenario leader comunista ha riferito a Reuters come già almeno tre occidentali abbiano interrogato l'anziano Nuon Chea.
Agenzia Radicale 19/07/2007
 

Quando i criminali vengono assicurati alla giustizia,anche se con notevole ritardo, è sempre un bel giorno per l’umanità intera.
Mi chiedo se il nostro Presidente della Repubblica,dopo Nagy e i martiri D’Ungheria,le Foibe ecc. ,farà l’ennesimo atto di “pubblica contrizione” , rendendo omaggio alle centinaia di migliaia di vittime di Pol Pot e dei macellai rossi, chiedendo scusa alle famiglie e ai superstiti per la “complicità morale” con questi assassini.
L’ 11 Aprile 1975, il comitato centrale del PCI approvò e controfirmò un documento ufficiale in cui si esprimeva solidarietà al popolo cambogiano, e si magnificava “l’eroica resistenza” di Pol Pot e dei khmer rossi, invitando a sviluppare un grande movimento di solidarietà e di appoggio ai combattenti,“ogni democratico, ogni comunista, sia, come sempre e più di sempre, al loro fianco”.
Quel documento veniva firmato tra gli altri,oltre che da Napolitano,anche da Nilde Iotti, Cossutta, Petruccioli,Bassolino,D’Alema ecc. ecc.
Il tutto mentre dalle colonne dell’Unità,l’inviato Massimo Loche,raccontava “la gioiosa vita nelle zone liberate” (Sic).
Chissà forse dovremo aspettare fino a quando ci sarà una visita ufficiale nel sud-est asiatico, per prendere atto della dissociazione di Napolitano dai suoi ex “compagni di merende”.

              


18 luglio 2007

D'ALEHAMAS.

 Non si può regalare ad Al Qaida un movimento rappresentativo del popolo palestinese come Hamas: lo ha affermato ieri sera il ministro degli Esteri Massimo D’Alema intervenendo alla Festa dell’Unità di San Miniato. «È sbagliato regalare ad Al Qaida movimenti come Hamas e Hezbollah - ha spiegato -. Hamas si è reso protagonista di atti terroristici, ma è anche un movimento popolare: per l’Occidente democratico non riconoscere un governo eletto democraticamente, magari mentre andiamo a braccetto con qualche dittatore, non è una straordinaria lezione di democrazia».
Secondo D’Alema, invece, «Hamas è una forza reale che rappresenta tanta parte del popolo palestinese», e per questo motivo «è interesse della comunità internazionale - ha concluso - evitare di spingere questi movimenti nelle braccia di Al Qaida».
Chissà come mai l'Unione Europea,L'ONU e tutti gli altri organismi internazionali non ci hanno ancora pensato, del resto basta essere eletti democraticamente per essere riconosciuti dalla comunità internazionale,che poi insieme a questo si possa essere anche terroristi è un fatto assolutamente secondario,che l'Unione Europea inserisca Hamas tra i gruppi terroristici è un dettaglio,che strano concetto della democrazia.
Nessuna meraviglia comunque,forse anche per questo in Italia i terroristi abbondano nelle istituzioni,nel parlamento e come consulenti nei ministeri(Sic).
Su quali basi poi si possano riconoscere movimenti terroristici come Hamas o Hezbollah è un mistero,visto che non intendono assolutamente abdicare dal terrorismo e non sono per nulla interessati alla pace con Israele ,anzi combattono e non intendono riconoscere l'unica democrazia avanzata del medio oriente.
Comunque se non si giustifica,si può capire D'Alema,non era lui che tempo fa affermava  "terrorista è Israele"?
E non era lui  con i "nazisti rossi" del PCI, suoi compagni di merende
, tutti la con Luciano Lama e la sua feccia a gettare davanti alla sinagoga di Roma una bara nera,  con i loro ghigni coperti dalle kefiah che marciavano col pugno chiuso rivolto contro la sinagoga, guidati da Chiara Ingrao, urlanti "ebrei ai forni" e "morte a Israele"?
E non era sempre lui che insieme ad Achille Occhetto portava in trionfo a Assisi un terrorista come Arafat? e successivamente non aveva fine il pellegrinaggio di  questi infami verso il Mukata dove l'assassino viveva prigioniero?
Nessuna sorpresa dunque, si possono cambiare a volontà nomi e simboli,ma il DNA non si può cambiare.




23 marzo 2007

TOCCATO IL FONDO, SI CONTINUA A SCAVARE.

Le modalità relative alla liberazione del giornalista di Repubblica Mastrogiacomo, sequestrato dai terroristi in Afghanistan, hanno portato l’Italia al ridicolo e alla disapprovazione internazionale.

Se in un primo momento tutti abbiamo esultato per la liberazione, le sue prime dichiarazioni “sono stato trattato come a Guantanamo” ,hanno fatto venire dubbi e ripensamenti sull’opportunità di trattare con i “tagliatori di teste” per salvare un simile coglione.

Forse sarebbe opportuno prenotare per lui un soggiorno a Guantanamo , ma non nella parte americana,bensì in quella cubana, gli servirebbe per schiarirsi definitivamente le idee.

Il nostro ministro degli esteri ha abdicato per qualche giorno dal suo ruolo e insieme al governo e ha delegato Gino Strada per trattare direttamente con i terroristi,il quale ha ottenuto la liberazione di 5 ,ma sembra siano di più, capi terroristi detenuti nelle carceri afgane, in cambio dell’ostaggio italiano, per ottenere questo il governo ha fatto pressione direttamente sul presidente afgano Karzai.

"Noi non abbiamo trattato con nessuno ma attraverso un'associazione umanitaria abbiamo ricevuto una lista di persone, ne abbiamo liberato nessuno, perchè non erano nostri prigionieri, ma abbiamo trasmesso la lista al governo afgano, che ha ritenuto queste persone non così pericolose da non essere liberate".

Queste le dichiarazioni di D’Alema al riguardo, viene da chiedesi ma se queste persone non erano pericolose che ci facevano in carcere,ma d’altronde lui non può rispondere a queste domande,bisogna chiederlo al sostituto del ministro Gino Strada, il quale ha chiesto e ottenuto che fossero messi da parte i servizi segreti che in collaborazione con gli alleati pare avessero già scoperto la zona in cui era detenuto Mastrogiacomo.

Insomma si sono liberati dei pericolosi terroristi,tra cui il fratello del mullah che teneva prigioniero l’ostaggio italiano,pronti immediatamente a riprendere le azioni contro i civili e i militari della comunità internazionale, le prossime vittime in quel paese chi le avrà sulla coscienza?

Il governo riferendo in parlamento ha affermato di aver avuto l’avallo di tutti gli alleati per l’operazione,D’Alema negli USA ha parlato di “comprensione” degli alleati dopo un incontro con Condoleeza Rice,evidentemente il suo inglese non è stato “compreso” se subito dopo il dipartimento di stato americano ha emesso una dura nota di biasimo in cui negava di essere a conoscenza dell’operazione e di averla avallata,subito dopo anche gli altri paesi dell’alleanza atlantica tra cui Inghilterra, Germania ,Olanda ecc. hanno dichiarato la loro preoccupazione per l’iniziativa italiana che mette a rischio la vita di civili e militari in Afghanistan,se passa l’idea che basta rapire qualcuno per far rilasciare dei terroristi immaginarsi quello che può succedere, ed è stato ribadito che con i terroristi non si tratta.

Insomma uno strappo in piena regola che ha portato ai minimi termini la considerazione internazionale dell’Italia, i commenti più benevoli ci definiscono “inaffidabili”.

«L’Onu non tratta con i terroristi» dice il portavoce delle Nazioni Unite in Afghanistan. Soprattutto se questi terroristi sgozzano l’autista del giornalista italiano, Sayeh Agha, un giovane di 24 anni, padre di quattro figli, la cui moglie incinta, appena appresa la tragica notizia, ha perso il bambino per il dolore.

«Molto preoccupati», per il modo in cui si è giunti alla liberazione del reporter e per le implicazioni che ciò avrà su tutti i giornalisti in Afghanistan, dicono anche a Reporters sans frontières. L’organizzazione dei giornalisti afgani si è unita alla popolazione che ha manifestato per protestare contro il governo di Kabul per la liberazione dei terroristi: «Temiamo che i giornalisti diventeranno sempre più obiettivo per i talebani e per Al Qaeda» afferma il portavoce dell’associazione dei giornalisti afgani.

Anche durante il governo Berlusconi ci sono stati dei rapimenti di civili italiani in Iraq, ma non si è mai derogato dai canali istituzionali(servizi segreti), così come organizzazioni umanitarie come la Croce Rossa agivano in piena collaborazione con i servizi, e soprattutto non c’è mai stato scambio tra ostaggi e terroristi.

E per finire,ciliegina sulla torta,la proposta italiana  di una conferenza di pace sull’Afghanistan, aperta anche ai terroristi talebani, è stata accolta con derisione negli ambienti diplomatici,si dovrebbero sedere a un eventuale tavolo della pace i “tagliatori di teste”, coloro che il diritto internazionale definisce “banditi”, gli accordi si possono fare con stati ed eserciti riconosciuti dalla comunità internazionale non con i terroristi che  l’ONU e la Nato sono andati a combattere.

Insomma come non dar ragione all’ex direttore dell’Unità e dalemiano Peppino Caldarola quando afferma: “Sono d’accordo - spiega - che bisogna salvare la vita ad un ostaggio a qualunque costo, ma quando c’è uno scambio di prigionieri invece del pagamento di un riscatto la situazione cambia, eccome. E se poi i nostri Servizi vengono tagliati fuori perché lo vuole sempre Gino Strada, si fa più complicata. Se gli alleati si arrabbiano si ingarbuglia. E se alla fine si lancia la proposta di una conferenza di pace con la partecipazione dei talebani, beh allora non si capisce più niente. Ora sono io a chiedere da destra il ritiro dei nostri soldati. Non ha senso mantenere a Kabul un’armata Bertolaso (il capo della protezione civile) che si limita a costruire ospedali quando lì si spara. Dichiariamoci neutrali come la Svizzera e smettiamola con questa politica della piccola potenza della minchia.

Praticamente si è toccato il fondo,ma incuranti di tutto si continua a scavare.



Update: Dopo Daniele Mastrogiacomo i talebani rapiranno altri giornalisti stranieri da utilizzare quale merce di scambio come e' accaduto con l'inviato di Repubblica. A prometterlo e' stato il mullah Dadullah in un'intervista telefonica con un giornalista pakistano, Rahimullah Yusufzai, sentito dal 'Guardian'. Dopo aver ottenuto la liberazione di cinque suoi uomini, Dadullah "ha detto che si sente cosi' contento che si prendera' una vacanza lasciando il comando" al fratello, (uno dei detenuti rilasciati), ha spiegato Yusufzai. Secondo quanto riferito al quotidiano inglese, "ogni giornalista occidentale che non chiedera' l'autorizzazione di Dadullah per entrare nella provincia di Helmand, sara' arrestato", proprio come avvenuto per Mastrogiacomo.

Beh poi ci si lamenta se i nostri alleati ci prendono a pesci in faccia e sono costretti ad acquistare pagine di quotidiani , alla Farnesina  ormai tutto è catalogato come “irrituale”.

Io mi chiedo e vi chiedo : “saranno irrituali quelli o dilettanti questi” ?


22 maggio 2006

IL REDDITO MEDIO

Molti di voi probabilmente hanno ricevuto nella posta elettronica la mail che segue,e la hanno vista in rete dappertutto:

Avete ricevuto il libro di Silvio?
Io sì. Vai a pagina 154: c'è una serie di informazioni interessanti, tra cui, quella che più mi ha colpito è la prima.

E' scritto che nel 2006 il reddito medio degli Italiani è pari a 27.119 dollari, mentre nel 2001 era di 24.670 dollari. Facendo due conti, perciò, risulta che il reddito medio degli Italiani è cresciuto di circa 2.500 (2449) dollari.

Mi sono chiesto: ma perché mi danno le cifre in dollari? Io già ho
difficoltà a capire le cifre in Euro, figuriamoci con la moneta di uno stato estero... E come me, anche moltissime famiglie, massaie e pensionati che hanno ricevuto il libro!

Comunque, per capire meglio queste cifre, mi sono fatto un po' di conti; sono andato sul sito internet http://www.uic.it/, che è il sito dell'Ufficio Italiano dei Cambi, per tradurre le cifre in euro.

Dunque, il 22 maggio 2001 (il giorno dopo le ultime elezioni politiche), per fare un dollaro ci voleva un euro e 15 centesimi, quindi 24.670 dollari (reddito 2001) moltiplicato per 1,15 fa: 28.370,5 euro.
Poi, il 31 marzo 2006 (l'altro ieri), per fare un dollaro bastavano solo 83 centesimi di euro, quindi 27.119 dollari (reddito 2006), moltiplicato per 0,83 fa: 22.508,77 euro.

In altre parole, mi si spacciano le cifre in dollari per farmi credere che il reddito medio sia aumentato, mentre, invece, di fatto è diminuito di 5861,73 euro!!!

Ho sbagliato i conti? E se sono giusti, ti prego, diffondi questa
informazione!

Un caro saluto.



Credo che non tutti abbiano avuto la possibilità di conoscere l'effettiva realtà della questione,e magari più di qualcuno sarà rimasto nel dubbio,ritengo perciò di fare cosa gradita anche se fuori tempo,chiarire i dubbi in proposito.

la fonte è l'UNDC, United Nations Development Programme, nello specifico, l'ufficio che si occupa della definizione e del "rilascio" dei numeri è l'HDR, Human Development Reports.
Il valore del 2001 è riscontrabile al seguente link che ci vede al 21° posto al mondo:

http://hdr.undp.org/reports/global/2003/pdf/hdr03_HDI.pdf

Il valore del 2005 è riscontrabile al seguente link che ci vede al 18o posto al mondo:

http://hdr.undp.org/statistics/data/countries.cfm?c=ITA

E' un mero errore di stampa: quei due numeri sono stati malamente indicati in $ (Dollari) quando in realtà sono espressi in $ GDP , che è il prodotto interno lordo di un paese, diviso per ogni suo singolo abitante che tiene conto del potere di acquisto effettivo della moneta di quel paese rispetto ai $. Tenendo conto del potere di acquisto della valuta locale, questo valore non è più equiparabile al cambio €/$ dell'epoca.
Capisco che il "GDP pro capite" ed il PPP $ non siano concetti facili da comprendere, bisogna capire però che tale parametro è imposto dall'ONU proprio per essere certi di misurare l'effettiva crescita di un paese indipendentemente dal fattore tempo trascorso e dal cambio esistente tra valute diverse. Provo a rispiegarlo in maniera diversa: $ GDP pro capite, ovvero prodotto interno lordo di un paese, diviso per ogni suo singolo abitante che tiene conto del potere di acquisto effettivo della moneta di quel paese espresso in $. Essendo un valore che già tiene conto del potere di acquisto della valuta locale DI QUEL PERIODO, questo valore non è più equiparabile al cambio €/$ dell'epoca perchè già lo e stato a monte. In sostanza, per tradurlo in Euro, è sufficiente applicare il CAMBIO IN EURO ATTUALE ad Entrambi i valori, con questa regola, l'aumento pro-capite, misurato dall'ONU, in Italia dal 2001 al 2005 è stato di circa 2000 Euro. Del resto l'ONU (e non noi), ci ha passati dal 21° al 18° posto proprio grazie a questo REALE aumento .

Se i "koglioni" non ci arrivano,che colpa abbiamo noi?



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permalink | inviato da il 22/5/2006 alle 0:55 | Versione per la stampa

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