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Silvio Berlusconi 02/12/2006

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per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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26 marzo 2007

LE RAGAZZE DI BENIN CITY .

E’ uscito un nuovo libro di Laura Maragnani,LE RAGAZZE DI BENIN CITY, in questo nuovo lavoro la giornalista di Panorama affronta senza troppi giri di parole la tratta delle ragazze nere, le nuove schiave del sesso.
Per la recensione di questa nuova opera,l'opinione del giornalista Enzo Bonifazi.
"...e ora ti spiego che la tratta non è solo un problema di sesso, di puttane e di clienti...".
(Enzo Bonifazi) Hanno anche 12 e 13 anni e sono alte, nere, statuarie: sberle di ragazze avviate a quel “mondo del lavoro” che noi italiani chiamiamo “fare le puttane”. E le fanno “le puttane”, proprio qui in Italia, sotto i nostri occhi strabici e incapaci di vedere “dentro” le cose.
La loro storia e la loro vita nell’Italia di oggi, già culla della civiltà, ce la racconta per la prima volta Laura Maragnani, giornalista di Panorama e già scrittrice di altri libri di successo fra cui “Nero Padano” pubblicato da Rizzoli dieci anni fa. Ce la racconta con un libro 'LE RAGAZZE DI BENIN CITY' pubblicato da Melampo, presentato ufficialmente il 5 marzo in Val D’Aosta dove vive la vera protagonista e finalmente da oggi 14 marzo nelle librerie italiane.
Belle, bellissime... e per questo schiave e incatenate ai meccanismi d’una organizzazione fatta di persone solo in apparenza umane; meccanismi che oltre Laura Maragnani oggi, solo il giornalista e scrittore Scerbanenco osò portare sulle indimenticabili pagine dei suoi romanzi degli anni ‘60 e ‘70.
Sapete cos’è un “papagiro”? Isoke Aikpitanyi, vera protagonista del libro nata a Benin City e sbattuta sulle strade di Torino giovanissima nel 2000 e che oggi finalmente libera ha aperto una casa rifugio per le giovani schiave; Isoke dunque l’ha raccontato a Laura Maragnani e questa a noi che possiamo da oggi leggere questo libro.
Un libro duro, che ci rimanda alle violenze umane degli zingari sui bambini raccontate due secoli fa da Victor Hugo ne “L’uomo che ride” o nelle pagine di “Boujargal” dove la schiavitù nera del tempo non ebbe paragoni nemmeno nei ricordi del “Villaggio di Stepancikovo” scritto da Dostoevskij.
Cosa spinge questa folla umana di splendide ragazze a lanciarsi nel buio della vita? Laura Maragnani ci racconta anche questo. A fare il resto è la cultura delle “ragazze di Benin”, fatta di legami che non si spezzano nemmeno a migliaia di chilometri di distanza, non si spezzano nella solitudine, non si spezzano di fronte a niente...e che invece dovrebbero essere tagliati di netto: come un nodo gordiano.
Ma in origine è la “fame”, quella “FAME” in maiuscolo che non è solo quella che comunemente intendiamo noi, ma è quel “non-vivere” che meglio di qualsiasi scrittore ha descritto un gigante della letteratura di fine ‘800, Knut Hamsun, la cui potenza espressiva fulminò gente come Tolstoy e Zola, Bjornson e Ezra Pound. Ebbene Hamsun, proprio come il mistero mai risolto della sua nascita e crescita letteraria (studiò fino a 14 anni in una povera frazione della Norvegia), raccontò tutti i misteri della fame (autobiografica) in quella monumentale opera che ebbe e ha per titolo proprio “Fame”.
Si sopravvive alla fame, in ogni senso? Si e Laura Maragnani nel suo nuovo libro traccia benissimo, anche se da scoprire, le linee guida e le misteriose strade che dalla miseria umana organizzata da belve umane, possono condurre alla “luce”.
Come è nato questo libro che racconta per la prima volta la storia di un’ex-schiava in Italia?
Lo dice la stessa giornalista Maragnani : ''Abbiamo coinvolto nel progetto del libro una cinquantina di ragazze di Benin City e dintorni, tutte vittime ed ex vittime della tratta. Molte sono ancora sui marciapiedi italiani a lavorare, alcune si sono sposate con dei clienti, altre sono sfuggite al racket ma sono costrette a vivere nascoste per paura di essere uccise'' spiega la Maragnani. ''Altre, invece, dopo aver pagato il debito con l'organizzazione che le ha fatte venire in Italia, comprano delle ragazze in Nigeria e diventano, a loro volta, delle maman''.
E chi è Isoke? Sognava un lavoro come commessa in Italia. Per averlo, aveva giurato di pagare 30mila euro. Ma quando Isoke Aikpitanyi, nigeriana di Benin City, e' arrivata a Torino, nel dicembre del 2000, ha scoperto che il 'posto di lavoro' che le avevano promesso non era affatto in un negozio: ''Era in mezzo a una strada, anzi un marciapiede. Intorno a me camminavano ragazze seminude, nonostante il freddo e la neve, con delle scarpe dal tacco altissimo: prostitute. Peggio: vere e proprie schiave del marciapiede'' racconta oggi Isoke. ''In Italia ne arrivano a migliaia, e tra queste ci sono anche ragazzine di 12-13 anni, cedute dai genitori alle 'maman'. Per pagare i 30-60 mila euro del viaggio sono costrette a prostituirsi. E quelle che provano a ribellarsi vengono picchiate, violentate, uccise in modo terribile per dare l'esempio alle altre''.
Isoke aveva 20 anni quando arrivò in Italia....e ricorda:
La prima volta che vai sulla strada per lavorare vai nel panico.
Io ricordo la strada.
Ricordo il marciapiede.
Ricordo la mia vergogna di stare lì, con dei vestiti assurdi.
E l'attesa.
Ricordo l'attesa che qualcuno arrivasse e mi facesse un segno dal finestrino abbassato, che dicesse vieni, che dicesse quanto.
Ricordo ancora la voce dei primi che mi hanno chiamato, e la mia voce che rispondeva no, no, no...
Ma è impossibile ribellarsi, perchè il prezzo è la morte.
Oggi la voce di Isoke, finalmente libera, si intreccia alle mille storie delle sue compagne di sventura in una testimonianza durissima e commovente: le terribili maman e i loro riti voodoo, i clienti che stuprano e quelli che si innamorano, i bambini nati in casa e quelli cresciuti di nascosto. E il dolore, la rabbia, le fughe, l'umiliazione di chi «sbatte» sul marciapiede sette giorni la settimana.Per cinquantadue settimane.Per dodici mesi.Per tre o quattro anni.
Come Isoke sia infine tornata libera ritrovando mille e mille ragioni in più per vivere proprio nell’Italia che l’aveva buttata nella disperazione, lo racconta Laura Maragnani nel suo nuovo libro. Il primo appuntamento in libreria è fissato a Roma per lunedi 26 marzo alle ore 18, presso la libreria L'Argonauta - Libri per viaggiare ,Via Reggio Emilia n°89 00198 Roma tel. 06 8543443 (info@argonautasrl.it www.argonautasrl. Saranno presenti oltre alla Maragnani e Isoke Aikpitanyi, Stefania Caracci e Sandra Petrignani.
             

'LE RAGAZZE DI BENIN CITY'
DI LAURA MARAGNANI
(MELAMPO, 112 pp. - 12 euro)


I diritti di questo libro contribuiranno a sostenere le campagne e le iniziative del progetto "La ragazza di Benin City".


12 maggio 2006

BERLUSCONI INTERVISTATO DA PANORAMA

"Silvio Berlusconi ricostruisce con Panorama i passaggi politici cruciali delle votazioni che hanno portato Giorgio Napolitano sul Quirinale. E dalle sue parole emergono precisazioni, fatti e retroscena essenziali per comprendere l’evolversi dell’intero quadro politico: dai rapporti con gli alleati del centrodestra, divenuti piuttosto tesi (soprattutto con l’Udc), alla smentita, drastica, di qualsiasi ipotesi di inciucio sottobanco con il presidente ds, Massimo D’Alema.Il primo punto da chiarire è proprio questo: come mai per alcuni giorni è circolata sui media una doppia immagine del leader della Casa delle libertà, in pubblico contrario ai comunisti, ma nello stesso tempo disposto a favorire l’ascesa di D’Alema al Quirinale?
 "Questa è stata un’invenzione totale di alcuni giornali e perfino di alcuni giornalisti e amici, con i quali mi sono trovato in totale distonia. Mi sono indignato anche con Casini e Gianfranco Fini, che sospettavano che io potessi avere degli intrallazzi con D’Alema. È un’ipotesi che non esiste» afferma con tono duro il leader di Forza Italia. ­Non ho mai avuto alcun rapporto con D’Alema, nella maniera più assoluta. E sono sempre stato coerente sia in pubblico sia in privato, senza mai cambiare l’impostazione iniziale della nostra battaglia per il Quirinale. Battaglia che abbiamo iniziato proponendo un candidato che, questa volta, per usare una metafora lanciata da Sergio Romano, non avesse il cuore a sinistra, ma a destra: vale a dire Letta".Del suo più fedele collaboratore il Cavaliere tesse elogi convinti:
"Se la sinistra fosse stata intelligente e avesse voluto veramente unificare il Paese, Letta sarebbe stato il candidato ideale per la più alta carica dello Stato. Le sue virtù sono riconosciute da tutti: grandi capacità operative, altissimo  senso dello Stato, assoluta imparzialità. Quando abbiamo proposto il suo nome, Gianni ha ricevuto telefonate a iosa anche dal centrosinistra. Tutti a dirgli: "Caro Gianni, ti voterei anch’io, ma devo rispettare la disciplina del mio schieramento".Risultato: pur avendo il centrodestra indicato un proprio candidato, fin dal primo voto l’Udc non ha rispettato la disciplina di coalizione. Così, deluso e a malincuore, Berlusconi ha tolto il nome di Letta dalla corsa e, superando le resistenze di Udc e An, ha deciso la tattica della scheda bianca per i voti successivi. Almeno su questo punto è riuscito a tenere insieme la Cdl: alla quarta votazione dall’Udc sono usciti non più di 4-5 voti per Napolitano. Quanto a D’Alema, Berlusconi è ancora fumante d’ira:
"Sostenere che io potessi votarlo è una menzogna che mi offende, pura follia. D’Alema è tuttora un protagonista di primo piano della politica, ha fatto la campagna elettorale contro di noi e soprattutto contro di me. I miei collaboratori hanno documentato 33 pesanti insulti personali espressi nei miei confronti. Non è pensabile che un giocatore si metta improvvisamente a fare l’arbitro".Come si spiegano allora le sortite di Giuliano Ferrara, Vittorio Feltri, Marcello Dell’Utri e Fedele Confalonieri, tutti vicini al Cavaliere e tutti convinti che, sotto sotto, non gli dispiacesse D’Alema sul Colle? "Nessuno di loro ne ha mai parlato con me. Siamo in totale distonia su questo punto" puntualizza Berlusconi.
 "Con Dell’Utri non ho mai parlato né prima né dopo la sua intervista pro D’Alema. A Confalonieri, forse preoccupato per il 67 per cento degli azionisti di Mediaset, ho detto in privato ciò che, penso, ma solo dopo le sue dichiarazioni in tv. Con Feltri non ho parlato, ma gli ho fatto sapere che si stava sbagliando. A Ferrara invece ho parlato, ma per dirgli che ero in netto contrasto con l’ipotesi che andava sostenendo sul Foglio".
E le garanzie offerte da Piero Fassino proprio in un’intervista a Ferrara in cambio dell’elezione di D’Alema? Cose impegnative: il ritorno alle elezioni in caso di crisi del governo Prodi, interruzione del cortocircuito tra politica e giustizia, riforme istituzionali e politica estera da fare insieme...
"Nessuno di noi, della Casa delle libertà, si è mai sognato di chiedere nulla di simile", commenta Berlusconi.
"Semmai sono la prova che D’Alema, che ha 57 anni ed è giovane, se fosse salito al Quirinale avrebbe continuato a fare politica, sottomesso con facilità Prodi e trasformato l’Italia in una repubblica presidenziale. Altro che inciucio. Considero una Vittoria politica l’essere riuscito a fare accantonare la candidatura di D’Alema, un successo della mia strategia: così abbiamo sventato il male maggiore".
E Napolitano?
"È una persona rispettabile» dice Berlusconi. ­Già nel 1994 gli ho stretto la mano alla Camera per il suo atteggiamento non di parte. Ma è stato per oltre 50 anni nel Pci, era ministro degli Esteri delle Botteghe Oscure: come tale, non potevamo proprio votarlo, altrimenti avremmo legittimato la storia del Pci. E questo non è nelle nostre intenzioni, in quanto l’anticomunismo è un fatto fondante per Forza Italia. I nostri elettori, che sono metà dell’Italia, non avrebbero mai capito".
Significa forse che Napolitano è presidente di metà degli italiani, quelli di centrosinistra? Berlusconi soppesa le parole:
"Se vorrà fare dimenticare la sua provenienza politica, se vorrà ricevere nelle città che visiterà anche gli applausi di quella metà degli italiani che hanno votato per la Casa delle libertà, Napolitano dovrà operare nella maniera più limpida e trasparente possibile. Soprattutto dovrà dimostrare con i fatti di essere davvero imparziale. Noi non abbiamo altro da chiedergli".
Ora il centrosinistra ha occupato tutte le caselle del potere: Quirinale, Senato, Camera e governo. Berlusconi non teme quella che Fausto Bertinotti ha definito ­cura dimagrante» per la Mediaset? La risposta chiama in causa anche la casa editrice di Panorama:
"La sinistra ora ha tutto in Italia. Non solo il governo e le prime tre cariche dello Stato, ma anche la magistratura, il Csm, i giornali, i sindacati, i patronati, le banche, la scuola e l’università. Può sembrare un paradosso, ma a questo punto il conflitto di interessi di Berlusconi, con Mediaset e Mondadori, è diventato l’unica isola di democrazia in Italia. È bene che i nostri elettori lo sappiano: fino a quando resterò in politica non farò mai inciuci, ma sarò fedele al patto con chi mi ha votato come baluardo in difesa della libertà e della democrazia nel nostro Paese".



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