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AZZURRA LIBERTA'-ASCOLTA
 

INNO FORZA ITALIA-ASCOLTA
 



In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



PROGRAMMA DI GOVERNO
2008-2013


TUTTI I CANDIDATI DEL
POPOLO DELLA LIBERTA'





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...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
più entusiasmante che      
ciascuno di noi possa avere
l'avventura di fare."     
Silvio Berlusconi  
























"E' sorta in questi anni 
un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
onesta, moderata  ma   
ferma  nel  difendere   
i  principi  di  libertà,   
che  non  ha  nessun    
passato da nascondere 
e  che  soprattutto non 
ha paura di sperare e di
credere. Questa  Italia 
siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





STO LEGGENDO:
CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
popoli oppressi?"



LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
il sangue dei vinti".
 


GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
L'11 SETTEMBRE.



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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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25 giugno 2009

PERDENTI & CONTENTI/2

Dopo che l’astensionismo ha fatto fallire l’ennesimo referendum, quello sulle modifiche alla legge elettorale, a conferma dell’abuso che si è fatto di questo strumento, i ballottaggi delle amministrative confermano la clamorosa vittoria del PDL e del centrodestra, altre 8 province si aggiungono alle 26 conquistate al primo turno,Milano, Savona ,Venezia, Belluno, Lecce, Crotone, Frosinone, Ascoli Piceno, ai 9 comuni capoluogo conquistati se ne aggiungono altri 6 tra i quali due storiche roccaforti rosse come Prato e Cremona dove la sinistra governava ininterrottamente da oltre 60 anni.
Dunque anche in presenza di un astensionismo che storicamente penalizza il centrodestra nei ballottaggi è evidente a tutti che si tratta di “ UNA CLAMOROSA VITTORIA” per il Popolo della Libertà e del centrodestra, del resto i numeri parlano chiaro , prima delle elezioni il PD e il centrosinistra governavano 50 province, 9 il centrodestra, adesso nelle 62 province in cui si è votato (3 di nuova istituzione), 34 saranno governate dal centrodestra e 28 dal PD e dal centrosinistra, in particolare sono state strappate alla sinistra ben 23 province, stesso andazzo anche nei comuni capoluogo, si partiva con in centrosinistra che ne governava 25, 5 il centrodestra, alla fine 16 saranno amministrati dal centrosinistra e 14 dal centrodestra, in particolare oltre alla conferma dei comuni precedenti altri 9 vengono strappati alla sinistra.
C’è seriamente da essere preoccupati per il vice perdente di successo Franceschini che parla di “inizio di declino per la destra” e sostanziale ripresa per il PD, cercando di minimizzare la sonora sconfitta, delle due l’una : o non sanno nemmeno contare oppure continua l’uso spregiudicato delle tecniche comuniste della scuole delle Frattocchie, dove appunto si insegnava la doppia verità a convenienza , la menzogna e il ribaltamento della realtà contro tutte le evidenze, bene così, come al solito “perdenti & contenti”, tanto contenti che proprio oggi Franceschini ha ufficializzato la sua candidatura a segretario del partito democratico nel prossimo congresso di ottobre, una garanzia di vittorie,appunto.
Lo stesso Berlusconi commentando i risultati elettorali ha detto “ se questa per noi è una sconfitta, vogliamo perdere sempre così” , e ci credo, tra province e comuni capoluogo ben 32 amministrazioni hanno cambiato colore politico, sono passati tutti dalla sinistra al centrodestra, nessuna dal centrodestra a sinistra,la sinistra è stata costretta a spacciare per grandi vittorie quelle di Bologna e Firenze, comuni dove governa da oltre mezzo secolo, dopo essere stati costretta al ballottaggio, il che è tutto dire.
Berlusconi se non esistesse bisognerebbe inventarlo, altrimenti non ci si potrebbe scompisciare dalle risate a leggere la stampa nostrana di questi ultimi tempi, solo lui può provocare travasi di bile come quelli dei “zucconi” di Repubblica, i quali dopo la fatica di una campagna di stampa tesa a delegittimare il premier, che continua e continuerà, sono costretti ad ammettere con la bava alla bocca che c’è, visti i risultati elettorali, “ un amnesia della morale” , la loro morale però, oppure con una fantasia degna delle migliori cause, l’ex fascista e comunista Scalfari, immagina scene da “fine regime” , una società deturpata dalla corruzione (Sic), analogie con il 25 luglio del 1943 , uno scenario da Armaghedon insomma, tutto da ridere appunto, i desideri scambiati e raccontati come realtà, come succede da oltre 30 anni, ci avessero mai azzeccato una volta.
Possibile che questi non abbiano ancora capito che, chi vota PDL e Berlusconi, giornali come Repubblica se li legge, è soltanto per farsi quattro risate?
Ma Repubblica non è la sola a provocare ilarità, è bastato leggere i titoli di alcuni giornali dopo i ballottaggi per avere un ottima cura contro la depressione, L’Unità : “ PD in rimonta dalle urne esce un quasi pareggio”, Il Secolo XIX: “ Tiene il PD”, Il Messaggero : “ Il PD rimonta” , Europa: “Si riparte da qui: Penati combatte, gli altri stravincono, l’onda di destra rifluisce”, La Stampa : “ Il PDL avanza ma il PD resiste”, L’Altro : “ Berlusconi perde provinciali e comunali” e mi fermo qui per carità di patria.
Io mi domando e vi domando: “sono più coglioni questi giornalisti che sparano minchiate a raffica o i loro lettori che continuano a leggerli”?
E questi ultimi di fronte alla cruda evidenza della realtà dei fatti non si sentono come minimo frustrati e presi in giro ?
Cinque anni fa Penati vinceva alla provincia di Milano e Bersani disse : “ E’ la fine del berlusconismo” , oggi lo stesso Penati perde a Milano e Franceschini dice :“ E’ cominciato il declino della destra”, certo perdere oltre il 50% delle province e dei comuni capoluogo deve essere stato un magnifico viatico, una bella consolazione per essere così “perdenti & contenti” , o no?

 

COMPAGNI RASSEGNATEVI CON QUESTI DIRIGENTI E QUESTI GIORNALISTI ZUCCONI NON VINCERETE MAI !!!

 

SOLO CON PAPI SI VINCE !!!

 

I CARE, WE CAN, THEY WIN !!!

PRESIDENTE SIAMO CON TE

MENO MALE CHE SILVIO C’E’.












16 giugno 2009

PERDENTI & CONTENTI

E’ stato utile aspettare il responso definitivo delle urne dopo il voto amministrativo per avere le idee chiare sulla tornata elettorale appena conclusa.
Per una mezza giornata infatti lunedì dopo il voto europeo, per i media italiani sembrava che il PDL e Berlusconi avessero perso le elezioni e ho fatto fatica a credere ai miei occhi, e credo come me tanti, vedendo i dirigenti del partito democratico,Franceschini, in testa, esultare dopo aver perso 7 punti rispetto alle politiche dello scorso anno, magari potevano impegnarsi a perderne qualcuno in più e li avremmo visti sfilare per le strade al suono di trombe e clacson.
Tanto che, per avere le idee più chiare, è bastato dare un occhiata alla stampa estera, pare che in questa occasione non abbiano utilizzato le veline e il sito web di Repubblica e hanno raccontato la pura e semplice realtà.
Il Financial Times dopo le critiche feroci a Berlusconi , ha commentato che l'elettorato italiano ha confermato la preferenza per il centro-destra e Berlusconi "nonostante le recenti polemiche sullo stile di vita del Presidente del Consiglio'' e il caso Mills, e l’editorialista Munchau cita il cavaliere come il leader di maggior successo in Europa che "è riuscito a scrollarsi di dosso o persino forse a trarre beneficio da un susseguirsi di scandali". Un "risultato spettacolare".
Persino El Pais, dopo la pubblicazione delle foto di villa Certosa e nonostante il pregiudizio ideologico è stato costretto ad ammettere che di fronte ad un opposizione frantumata “ Berlusconi ha incassato una sonora vittoria”, vi risparmio tutti gli altri commenti positivi dalla CNN a Liberation , dal Daily Telegraph a The Indipendent, ecc.ecc.
Eppure il risultato delle elezioni europee non si presta a dubbi, il PD, principale partito di opposizione ha raccolto il 26,1% dei voti, 7 in meno rispetto alle politiche dello scorso anno, l’IDV di Di Pietro ha praticamente raddoppiato i voti arrivando all’8% , segno che frustrati,sfigati, forcaioli , giacobini e delusi sono in aumento, la sinistra radicale divisa, ancora una volta non supera lo sbarramento, così come la Destra di Storace e il Movimento per l’Autonomia di Lombardo.
Guadagna qualcosa in termini percentuali l’UDC di Casini, ma facendo bene i conti ha ottenuto 50.000 voti in meno rispetto alle politiche del 2008.
Anche il PDL ha perso 2 punti rispetto alle politiche dello scorso anno, penalizzato dalla bassa affluenza al voto, circa il 66% con punte di astensionismo intorno al 50% al sud e nelle isole, in ogni caso tutto ciò non ha impedito al Popolo della Libertà di confermarsi primo partito e diventarlo anche in regioni come Marche e Umbria dove da sempre la sinistra fa il pieno di consensi, Berlusconi candidato in tutte e cinque le circoscrizioni è risultato largamente il più votato raccogliendo oltre duemilioni e settecentomila preferenze personali, che non è il record, ma con un 6 / 7% di votanti in meno rispetto alla media delle precedenti elezioni è tutto sommato un ottimo risultato, questo nonostante una campagna elettorale fatta solo di gossip e calunnie.
Certo le aspettative sul risultato del PDL erano più rosee, ma considerata la disaffezione e l’astensionismo record per l’Italia sul voto europeo, con una crisi economica globale in atto e dopo un disastroso terremoto, non ci si può davvero lamentare, sbaglia di grosso chi vede “crepe” nella popolarità di Berlusconi, il risultato al di sotto delle aspettative è solo causa dell’astensionismo.
E’ bastato infatti aspettare i risultati delle amministrative dove la media dei votanti è stata superiore di 6-7 punti per capire la proporzione storica della vittoria del PDL, la sinistra e il PD sono stati letteralmente “sfrattati” al primo turno da 17 province che governavano, da Napoli a Bari a Monza, tanto per citarne qualcuna, delle 62 province in cui si è votato, di cui 3 di nuova istituzione si partiva da 50 amministrate dal csx contro 9 del cdx, dopo il primo turno 26 sono andate al PDL e centrodestra,in 22 si andrà ai ballottaggi domenica 21, soltanto 14 sono state confermate dal centrosinistra , anche nel voto nei comuni ci sono stati risultati eclatanti e lusinghieri per il PDL, storiche roccaforti come Firenze e Bologna la sinistra è stata costretta al ballottaggio con esiti che potrebbero essere imprevedibili.
Il gap tra il PDL e il PD è quindi notevolmente aumentato, passando dai 4,2 punti delle politiche dello scorso anno agli oltre 9 punti attuali, così come il distacco tra coalizioni, grazie anche all’ottimo risultato della Lega Nord che arriva al record del 10,4% anche se in termini di voti si tratta di 100.000 voti in più rispetto allo scorso anno, arriva a 10 punti.
In pratica gli italiani non solo non affiderebbero i loro figli a Franceschini per educarli, ma nemmeno per sogno gli affideranno mai il governo del paese.
Nonostante questa tremenda disfatta Franceschini e il PD hanno esultato poiché a loro dire hanno perso meno delle aspettative (Sic) e perché il PDL e Berlusconi non hanno superato la quota del 40%, insomma proprio quello che è tipico della sinistra italiana “PERDENTI & CONTENTI”, ma questo stato di calma apparente durerà poco, già i vari capi e capetti stanno affilando le armi in vista del prossimo congresso di ottobre,dopo i ballottaggi di domenica prossima ci sarà di nuovo il tutti contro tutti,si preannuncia un estate bollente per il PD.
I numeri sono quindi impietosi, in presenza di una sinistra inconsistente, gruppi finanziari editoriali si sono assunti l’onere (Sic) di una campagna di delegittimazione del governo e del Presidente del Consiglio, è un film già visto e rivisto in questi ultimi 15 anni, a cominciare dalla stagione di mani pulite del 92-93 , dove una campagna politica , mediatica e giudiziaria fece fuori i principali partiti della prima repubblica , tranne il PCI , non potendo riuscirci per via democratica, è storia ormai risaputa di quali giornalisti e di quali testate avessero accesso alle informazioni riservate sulle indagini dei PM, delle riunioni telefoniche (Sic) a fine giornata tra i direttori dei quotidiani Repubblica , La Stampa , Corriere della Sera e L’Unità, ovvero Scalfari, Mauro, Mieli e Veltroni, al fine di concordare titoli e articoli del giorno dopo, in quali partiti e in quali schieramenti sono stati candidati alcuni PM , basti pensare a D’Ambrosio o alle telefonate di Di Pietro con l’editore del gruppo Espresso – Repubblica , De Benedetti, agli atti del tribunale di Brescia, il tutto mentre qualche bastardo procuratore capo 3 volte resistente chiedeva in interviste alla stampa “ governi condivisi” (Sic).
Fortunatamente c’è stato chi non si è mai arreso al “golpe”, così mentre gli ex comunisti mandavano Occhetto a legittimarsi alla City di Londra , scendeva in campo colui che ha rappresentato e rappresenta il granello di sabbia,anzi no, il macigno che ha inceppato questa macchina perfettamente lubrificata, Silvio Berlusconi, e da 15 anni puntualmente si tenta con gli stessi sistemi mediatici – giudiziari di eliminarlo dalla scena politica, sono appunto questi i grumi eversivi a cui si riferisce Berlusconi, ma i zucconi del gruppo Espresso – Repubblica, oltre a non aver mai capito nulla dell’evolversi della società italiana, con le loro analisi puntualmente sbagliate e la descrizione della realtà non com’è , ma come la vorrebbero, non hanno capito che questa sinistra non è mai stata maggioranza nel paese , ne mai lo sarà , se prima non passerà almeno un'altra generazione che non sia figlia della scuola delle Frattocchie dove insegnavano la verità a convenienza , la menzogna e il ribaltamento della realtà, e soprattutto non hanno capito che Berlusconi è più forte di tutto e di tutti perché ha un popolo dietro di se, mentre gli altri al massimo hanno solo chiacchiere, avranno tutto il tempo per mangiarsi il fegato e buttare bile.
Infine per chiudere, è stato bellissimo vedere come il glorioso quotidiano comunista L’Unità , che un tempo raccontava della “gioiosa vitanelle zone liberate da Pol Pot e dai khemer rossi (Sic) , abbia dedicato in un solo numero ben otto pagine (dico otto) alla storia di Noemi Letizia e Berlusconi, d’ora in poi lo potranno ribattezzare “Concita 2000” , roba da scompisciarsi dalle risate.






6 giugno 2009

IL VOTO UTILE














4 giugno 2009

QUESTO E’ SOLO L’INIZIO

Mollare? Non ci penso affatto, questo è solo l’inizio, sanno bene che ho altri quattro anni davanti e la prospettiva non è affatto piacevole per costoro che si nutrono di odio e di invidia, così Silvio Berlusconi dopo aver partecipato alla parata della festa della repubblica,ha risposto durante l’ennesimo bagno di folla alla gente che lo incoraggiava e gli chiedeva di non mollare e che lo ha seguito sino a Palazzo Grazioli, nel pomeriggio il premier si è sottoposto ad un altro bagno di folla in Toscana, dove si è recato per sostenere i candidati del PDL.
C’è poco da dire ormai su questa insolita campagna elettorale, io stessa tra il nauseato e il divertito da giorni ormai non trovo nulla che valga la pena di essere commentato e approfondito, c’è solo da dire che la disperazione di chi sa che ormai tutte le altre armi contro Berlusconi sono spuntate a partire dalla magistratura e dalle procure eccellenti, porta a tentare di tutto,anche l’impensabile pur di ottenere un qualche riscontro, e così assistiamo a giornali e gruppi editoriali che si sostituiscono all’opposizione , i cui giornalisti con la bava alla bocca e soldi alla mano tentano di inventare scandali inesistenti e scoop sensazionali con toni da autentico delirio.
Poveretti,ancora una volta saranno costretti a farsi curare il fegato, hanno così nauseato che, anche chi magari voleva disertare le urne, andrà a votare per rigetto, sarà un vero boomerang.
Non rimane dunque che aspettare pacatamente e serenamente, i risultati elettorali, per vedere quanti milioni di pernacchie riserverà loro il popolo sovrano.














26 maggio 2009

PETTEGOLEZZI DEMOCRATICI

Credo che una campagna elettorale così non si sia mai vista, nel senso che non è per nulla una campagna elettorale di quelle solite, non c’è assolutamente un minimo di interesse da parte della stragrande maggioranza dei cittadini, si parte con un partito e il suo leader che hanno già vinto, l’unico motivo che ancora suscita un minimo di curiosità è sapere di quanto sarà il distacco tra il PDL e il PD , figuriamoci.
La paura di essere spazzati via definitivamente è forte ed è fondata, per questo il povero Franceschini, dopo aver scritto persino ai morti, si è ridotto a chiedere i voti non in nome di un programma o di un progetto politico : “ se Berlusconi vince con un margine troppo ampio, se il distacco sarà superiore ai 15 punti, potrà succedere di tutto”, questo insomma è diventato l’unico motivo per votare il PD, davvero non c’è bisogno di ulteriori commenti.
Del resto gli argomenti di grande spessore politico, ovvero veline , caso Mills, Noemi Letizia, di cui quotidianamente si occupano Franceschini e il PD non sembrano suscitare grande interesse nell’elettorato, anzi più di qualcuno comincia a chiedersi se per caso il partito democratico non sia diventato un partito di depravati e voyeur che fanno politica dal buco della serratura, visto che si interessano tanto delle “presunte performance amatorie” del cavaliere, tanto che ormai la sigla PD si può tranquillamente interpretare come “pettegolezzi democratici”.
Credo che ieri Berlusconi ha detto una grande verità quando ha affermato: “chi e' malato di invidia personale e di odio politico vota per la sinistra”.
E così in attesa di vedere il prossimo filmino del battesimo o della comunione di Noemi, anche Di Pietro e Casini dicono no alla proposta di un iniziativa unitaria fatta da Franceschini per unire le opposizioni contro il “ pericolo Berlusconi”, anzi Di Pietro è pronto a chiedere una “mozione di sfiducia” , dando così un magnifico assist a Berlusconi , il quale se fino ad ora esitava a prendere l’iniziativa , così avrà un magnifico pretesto per andare in aula a fare un “attacco istituzionale” alla magistratura politicizzata e alla stampa scandalistica, complimenti, sul risultato della mozione poi non sussiste il minimo dubbio, sarà respinta a larghissima maggioranza , con il risultato di rafforzare ulteriormente, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, Berlusconi.
Chiudo qui perché davvero c’è da scompisciarsi dalle risate.





18 maggio 2009

IL PURO CHE TI EPURA

Aveva ragione Pietro Nenni quando affermava che “a sinistra ci sarà sempre un puro più puro che ti epura”, le parole dello scomparso leader socialista si sono rivelate, nel corso degli anni a partire dal dopoguerra, fonte di verità e saggezza, basti pensare a quante lotte intestine ci sono state nella sinistra italiana, quante ce ne sono e quante ancora ce ne saranno.
Quella a cui abbiamo assistito ieri è stata soltanto l’ultima variazione sul tema, ovvero “ gli estremisti trovano sempre qualcuno più estremista di loro”, capita così che nel bel mezzo di una manifestazione sindacale sulla politica aziendale FIAT, della FIOM , l’ala più estremista e intransigente della CGIL, a Torino durante il comizio, alcune decine di militanti dei COBAS sindacali di base irrompono sul palco e letteralmente portano giù il segretario Rinaldini , seguiva poi un tafferuglio con pugni e calci ad altri dirigenti sindacali.
Un vero e proprio atto di squadrismo insomma, c’è davvero da preoccuparsi se anche organizzazioni come la FIOM CGIL che sono tutt’altro che riformiste, vengono prese di mira da estremisti organizzati, adesso sono in pochi, ma se non si vigila il rischio di una nuova stagione di terrorismo è tutt’altro che infondato.
Il vero problema è che ormai come certificano tutti gli istituti di sondaggio, la maggioranza degli operai e dei lavoratori dipendenti si riconosce e vota per il PDL e la Lega Nord, soprattutto un sindacato come la CGIL isolandosi da tutte altre sigle sindacali nei rinnovi contrattuali e nel nuovo modello di contratto collettivo ha prodotto un vuoto che viene riempito dagli estremisti.
Se non ci sarà a breve almeno una minima svolta riformista, la CGIL sarà sempre costretta a inseguire gli estremisti sul loro terreno, con gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti.




4 maggio 2009

UNICA OPPOSIZIONE

Veronica Lario annuncia il divorzio da Silvio Berlusconi nel giorno in cui un sondaggio IPSOS pubblicato dal Sole24Ore annuncia che PDL e alleati scoppiano di salute e che la classe operaia ha divorziato dal partito democratico, sarà solo una semplice coincidenza?
A questo punto Franceschini e tutti i notabili del PD dovrebbero andare in processione dalla signora Lario ad offrirle la leadership del partito democratico,considerato che è l’unica opposizione che ha saputo tener testa a cotanto marito, tanto che Veltroni la voleva nel suo staff.
La saggezza popolare suggerisce che “tra moglie e marito non mettere il dito”, ma tuttavia mi consentirò una brevissima considerazione: non credo affatto che la decisione della signora Lario sia maturata nei scorsi a seguito della sua presa di posizione contro la candidatura delle cosiddette “veline” nelle liste del PDL , oppure al fatto che il Premier sia andato a una festa di compleanno a Napoli, se davvero era qualcosa di piccante non sarebbe certo andato li con seguito e a farsi fotografare in mezzo agli invitati, no, secondo me il vero motivo della rottura consiste nel fatto che la signora Lario probabilmente è contraria a che suo marito faccia politica e che addirittura sia capo di partito e di governo, sono rarissime infatti le volte che la signora è comparsa al fianco del Premier in occasioni ufficiali a differenza delle altre consorti dei capi di governo che sono costantemente al fianco dei mariti, non si spiega quindi questa lontananza e riservatezza, se non con il fatto che appunto sia contraria a che il marito faccia politica e che magari ha idee completamente diverse.
Detto questo non rimane che sperare che la vicenda si consumi nel modo meno doloroso possibile per entrambi e per la famiglia,comunque la si pensi una separazione è sempre un trauma per tutti coloro che la subiscono.
Si predica sempre in questo paese un giorno si e l’altro pure il rinnovamento della classe politica, poi quando qualcuno come Berlusconi la fa sul serio apriti cielo, tutto, ma attrici e veline no, eppure basterebbe fare un confronto tra la dirigenza di Forza Italia del 1994 e oggi per vedere che i dirigenti della prima ora sono rimasti in pochissimi, al contrario di quanto è avvenuto a sinistra nello stesso lasso di tempo,sono ancora tutti insieme appassionatamente.
Attrici e veline sono ormai parte della società civile, se qualcuna unisce alla grazia e alla bellezza anche gli studi e l’intelligenza perché non candidarle? Oggi fare politica è soprattutto freschezza preparazione ed immagine, basta citare per tutti l’esempio della Carfagna, anche Franceschini è stato costretto ad ammettere che la neo ministra è competente e preparata.
Definire tutto questo “ciarpame” come invece ha fatto la signora Lario a cui hanno tenuto il bordone i soliti giornalai “zucconi” di sinistra, significa non aver capito nulla ancora una volta della società italiana, e ha fatto bene il quotidiano Libero a pubblicare le foto a seno nudo della consorte del Premier tanti anni fa, ma forse lei essendo attrice di teatro si considera un filino più nobile e con più ritegno di tutte costoro, o no?
Ben vengano dunque le donne in politica,soprattutto se sono belle, intelligenti e laureate, questi soloni che gridano allo scandalo ci vorrebbero vedere ancora a votare per vecchi arnesi come De Mita, Berlinguer, Cirino Pomicino , Cofferati e chi più ne ha più ne metta.
Spero che nessuno a sinistra, soprattutto giornali e giornalisti militanti, vogliano usare questa vicenda a fini politici, sarebbe ancora una volta un boomerang terribile, lo dico per loro, non si sposterà nemmeno un voto, l’italiano medio si identifica con i pregi e i difetti di Berlusconi, quanto all’universo femminile il pensiero dominante è che la signora Lario è una rompiscatole che oltre a non stare vicino al marito per “prevenire” qualsiasi tentazione,non sa stare nemmeno dignitosamente al suo posto, eppure già leggo di alcuni zucconi che come al solito si propongono in improbabili analisi della vicenda, non vedono la realtà per quella che è effettivamente, e raccontano come vorrebbero che fosse, è inutile non imparano mai nemmeno dai propri errori,il masochismo e il tafazzismo della sinistra italiana non conosce limiti, quando pensi che hanno toccato il fondo ecco che incominciano a scavare.










17 aprile 2009

LA VERA TASSA SUL REFERENDUM

Premesso che, innanzi tutto bisognerebbe prendere atto e lodare il senso di responsabilità del PDL e di Silvio Berlusconi, poiché con la nuova legge elettorale che uscirebbe dal referendum Berlusconi e il Popolo Della Libertà prenderebbero da soli senza bisogno di allearsi con qualcun altro il 55% dei seggi parlamentari, è stato anteposto quindi il bene del paese, che in questo momento di tutto ha bisogno tranne che una crisi di governo, all’immediato tornaconto politico, il vero risparmio sui costi del referendum non si ha accorpandolo in un election day con le elezioni europee ne tantomeno accorpandolo al turno di ballottaggio delle elezioni amministrative, bisognerebbe prevedere un turno elettorale dedicato esclusivamente al referendum, così come ipotizzato in un primo momento, poiché per la natura stessa della consultazione è prevista anche l’astensione e il mancato raggiungimento del quorum, non è certo un caso che tutti i referendum che si sono celebrati nella storia della repubblica non sono mai stati accorpati ad altre elezioni.
E’ vero che un turno elettorale supplementare costa ai contribuenti qualche centinaio di milioni, ma costerebbe molto di più se questo referendum, diventato ormai inutile vista la semplificazione naturale avvenuta nella politica italiana, fosse aiutato a raggiungere il fatidico quorum abbinandolo con altre consultazioni, al comitato referendario sarebbe riconosciuto infatti un rimborso elettorale pari a circa un miliardo, poi magari glielo spiega Franceschini alle forze dell’ordine, ai disoccupati e infine ai terremotati dell’Abruzzo, che al posto di qualche centinaio di milioni da investire ci ritroveremmo un costo di un miliardo in più sul groppone.
E’ questa infatti la vera tassa che si rischia di pagare sul referendum, tutto il resto è fuffa e parole in libertà.




31 marzo 2009

IL GIACOBINO DI S. BABILA MANTIENE LA PROMESSA

La nascita del Popolo della Libertà, traguardo niente affatto scontato sino a poco più di un anno fa, e la, questa si, scontata elezione per acclamazione alla presidenza della neonata creatura politica al termine del congresso fondativo, consegnano ormai Silvio Berlusconi direttamente alla storia.
Il partito unico del centrodestra da tempo nel cuore dei militanti e degli elettori e chiodo fisso da almeno un decennio di Berlusconi, finalmente c’è, e nasce sotto una buona stella, non solo con un vero leader capace di guidare il suo popolo e il governo del paese, ma come il congresso ha dimostrato, con una classe dirigente fatta di giovani emergenti, donne e perché no,anche di politici ormai navigati, che assicurano il futuro del partito, l’ingresso a pieno titolo nella grande famiglia del PPE e l’adesione ai suoi valori ne fa una forza politica di riferimento per l’Europa tutta.
Se e quando Silvio Berlusconi farà un passo indietro non sarà un salto nel buio, tutt’altro, il PDL sarà la principale forza politica dell’Italia per i prossimi decenni, con la quale avversari e anche alleati dovranno misurarsi, come la democrazia cristiana, dato il potenziale di consensi più o meno intorno al 40%, ma non sarà una nuova DC, l’importanza che questi giorni hanno avuto nella politica italiana, potranno giudicarli soltanto gli storici.
Del partito unico se ne discuteva da un pezzo tra gli elettori e i politici del centrodestra, chi non ricorda i vuoti e noiosi convegni organizzati da Adornato, dove si discuteva per giorni, solo tante chiacchiere senza approdare mai a nulla di concreto, la prima svolta ci fu nella manifestazione di Piazza S. Giovanni del 2 Dicembre 2006, si vide chiaramente un grande popolo unito senza distinzioni di bandiere che chiedeva ai suoi dirigenti di fare altrettanto, la seconda forse ancora più importante fu l’annuncio di Berlusconi a Milano, in Piazza S.Babila nel Novembre 2007, quando al termine di una manifestazione nazionale, in mezzo alla folla, dal predellino dell’auto annunciò la nascita di un nuovo partito che doveva unire se non i dirigenti,almeno una buona parte degli elettori del centrodestra, “ andremo avanti con la forza della gente contro i parrucconi della politica” disse Berlusconi, tanto che il nome “ Popolo della Libertà” fu scelto con un referendum tra gli elettori e i simpatizzanti di tutto il centrodestra, quella promessa oggi è stata mantenuta, gli avvenimenti successivi, la caduta del governo Prodi e le elezioni hanno convinto anche Fini con Alleanza Nazionale,nonché gli altri piccoli movimenti e partiti alleati a formare prima una lista unica e poi a sciogliersi nel nuovo soggetto, una parte determinante l’ha avuta certamente anche il partito democratico che riunendo DS e Margherita e scegliendo di non allearsi con la sinistra massimalista, ha costretto il centrodestra a semplificare,con risultati secondo me, assolutamente migliori.
Sottovalutare Berlusconi è stato l’errore più grande che la sinistra ha commesso, come ha candidamente ammesso in un intervista Luciano Violante, nel 1994 quando annunciò la “discesa in campo” , Berlusconi veniva irriso e deriso dai cosiddetti professionisti della politica : “ nessuno capì nulla, nessuno capì che iniziava una nuova era”, si erano illusi che la distruzione dei vecchi partiti di governo per via giudiziaria li avrebbe automaticamente portati al potere, senza capire che gli elettori di quei partiti non avrebbero votato e non voteranno mai a sinistra, aspettavano soltanto che si materializzasse un nuovo partito e un nuovo leader che potesse interpretare le loro ansie e le loro aspettative e ne condividesse i valori.
Si è perseverato e si persevera tutt’oggi in quel tragico errore, anziché cercare di capire e interpretare l’elettorato di Berlusconi , si è cercato di abbattere il leader in tutti i modi possibili e immaginabili, coinvolgendo la magistratura politicizzata e le procure eccellenti, con referendum sulle sue televisioni ecc.ecc., attacchi micidiali e sleali conditi da un becero antiberlusconismo sviluppato da pseudo intellettuali e cosiddetti poteri forti che ha avuto esisti funesti e ha prodotto soltanto una saldatura ancora maggiore tra il leader e il suo popolo, se dopo 15 anni Berlusconi è ancora una volta al governo più saldo e forte come non mai, sarà interessante, tra qualche decennio, vedere come gli storici giudicheranno oltre che Berlusconi, la miopia e il pressapochismo della sinistra italiana di questi anni.










29 marzo 2009

1° CONGRESSO DEL POPOLO DELLA LIBERTA'-LIVE









IL DISCORSO DI CHIUSURA DEL PRESIDENTE SILVIO BERLUSCONI AL CONGRESSO DEL POPOLO DELLA LIBERTA'

Grazie per la vostra fiducia, amicizia, affetto.
 Mi avete affidato una grande responsabilità, una entusiasmante responsabilità: quella di guidare il Popolo della Libertà.
 Mi auguro di essere all’altezza. Cercherò di non deludervi mai.
 Nel mio discorso di venerdì ho tracciato un affresco della nostra storia, del percorso che ci ha portato a questo straordinario congresso.
 Ieri Gianfranco, mi ha fatto un complimento: mi ha riconosciuto una “lucida follia”. Senza la quale non ci sarebbe stato questo percorso e non sarebbe mai nato questo nostro Popolo della Libertà. Lo ringrazio per questo attestato. Anche perché ha colto nel segno.
 “Lucida follia” è un’espressione di Erasmo da Rotterdam che è a me molto cara.
 Secondo Erasmo: «Le decisioni più sagge, le decisioni più giuste, la vera saggezza, non è quella che scaturisce dal ragionamento, non è quella che scaturisce dalla mente, ma è quella che scaturisce da una lungimirante, visionaria follia».
 Credo davvero che una “lungimirante visionaria follia” mi abbia guidato fin dall’inizio della nostra avventura politica. Ho pensato di donarvi un’edizione in carta pergamena del mio primo appello: “Per il mio Paese” del 26 gennaio 1994, in cui annunciavo la mia discesa in campo.
 Vorrei leggere con voi un passo di quel discorso che anticipa con una visione nitida e precisa tutto il percorso che abbiamo fatto e che ci ha portato sin qui.
 Leggiamolo insieme.

 […] Se ho deciso di scendere in campo con un nuovo movimento, e se ora chiedo di scendere in campo anche a voi, a tutti voi - ora, subito, prima che sia troppo tardi - è perché sogno, a occhi bene aperti, una società libera, di donne e di uomini, dove non ci sia la paura, dove al posto dell’invidia sociale e dell’odio di classe stiano la generosità, la dedizione, la solidarietà, l’amore per il lavoro, la tolleranza e il rispetto per la vita.

Ciò che vogliamo farne è una libera organizzazione di elettrici e di elettori di tipo totalmente nuovo: non l’ennesimo partito o l’ennesima fazione che nascono per dividere, ma una forza che nasce invece con l’obiettivo opposto; quello di unire, per dare finalmente all’Italia una maggioranza e un governo all’altezza delle esigenze più profondamente sentite dalla gente comune.
 Ciò che vogliamo offrire agli italiani è una forza politica fatta di uomini totalmente nuovi. Ciò che vogliamo offrire alla nazione è un programma di governo fatto solo di impegni concreti e comprensibili. Noi vogliamo rinnovare la società italiana, noi vogliamo dare sostegno e fiducia a chi crea occupazione e benessere, noi vogliamo accettare e vincere le grandi sfide produttive e tecnologiche dell’Europa e del mondo moderno. Noi vogliamo offrire spazio a chiunque ha voglia di fare e di costruire il proprio futuro, al Nord come al Sud vogliamo un governo e una maggioranza parlamentare che sappiano dare adeguata dignità al nucleo originario di ogni società, alla famiglia, che sappiano rispettare ogni fede e che suscitino ragionevoli speranze per chi è più debole, per chi cerca lavoro, per chi ha bisogno di cure, per chi, dopo una vita operosa, ha diritto di vivere in serenità. Un governo e una maggioranza che portino più attenzione e rispetto all’ambiente, che sappiano opporsi con la massima determinazione alla criminalità, alla corruzione, alla droga. Che sappiano garantire ai cittadini più sicurezza, più ordine e più efficienza.


La storia d’Italia è ad una svolta. Da imprenditore, da cittadino e ora da cittadino che scende in campo, senza nessuna timidezza ma con la determinazione e la serenità che la vita mi ha insegnato, vi dico che è possibile farla finita con una politica di chiacchiere incomprensibili, di stupide baruffe e di politici senza mestiere. Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande sogno: quello di un’Italia più giusta, più generosa verso chi ha bisogno più prospera e serena più moderna ed efficiente protagonista in Europa e nel mondo.
 Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano". […]

Era il 26 gennaio del 1994. Ho aggiunto in calce la data del 27 marzo di questo nostro Congresso. Con la stessa “lungimirante visionaria follia”, che ormai ha contagiato anche tutti voi, abbiamo sognato e costruito il grande partito degli italiani, che nasce oggi, il Popolo della Libertà. Un nome che fissa e indica immediatamente due caratteristiche fondamentali del nostro partito.
“Popolo”. Perché la sovranità appartiene al Popolo, perché dal popolo troviamo legittimazione e per il bene del popolo vogliamo lavorare. E poi perché siamo tanti e uniti dalla passione per gli stessi valori e quindi siamo un vero popolo.
 “Libertà”. Perché è il nostro valore di riferimento, la nostra religione laica. La stella polare che ci guida in tutte le decisioni.
 I nostri valori sono il nostro punto di forza. Sono scritti chiaramente nella Carta dei valori del Partito dei Popoli Europei, che è anche la nostra carta, perché abbiamo contribuito a scriverla al congresso trentennale del PPE che si è svolto a Roma nel 2006.  E’ la Carta che avete appena approvato.


Leggetela, approfonditela. Meditatela perché è la nostra carta d’identità.
 Questi valori hanno fatto grande la nostra civiltà e sono alla base di tutte le democrazie occidentali. Sono la libertà, la democrazia, la dignità dell’uomo, la parità tra uomo e donna, la sacralità della vita, la difesa della famiglia naturale. Questo è, se vogliamo, e soltanto questo, il vero “berlusconismo”. Con buona pace  di chi tenta continuamente di denigrarci.
 Questi valori non solo ci consentono ma in un certo senso ci obbligano a compiere in Italia una grande Rivoluzione Liberale: un grande cambiamento per mettere la persona prima dello Stato.
 Ricordare il nostro percorso, onorare la nostra storia, definire i nostri valori, ci aiuta a capire cosa ci differenzia dalla Sinistra italiana. Questa Sinistra è così arretrata e faziosa che non fa opposizione al Governo, fa opposizione al Paese. 
 
Ora dobbiamo rivolgere il nostro sguardo al futuro. Dobbiamo avere chiaro su cosa impegnarci, su quale è la nostra missione, quali sono le nostre priorità per il nostro governo, per la nostra maggioranza parlamentare, per il nostro partito.
 Per il Governo venerdì ho ricordato che in pochi mesi abbiamo fatto già molto. Non voglio ritornare su argomenti come il salvataggio dell’Alitalia, la soluzione dell’emergenza dei rifiuti in Campania, la messa in sicurezza dei conti pubblici, la salvaguardia del sistema bancario, l’adozione per primi delle misure per fronteggiare la crisi economica, il via libera alle grandi opere, il rilancio della Pubblica Amministrazione.
 Sono tutti innegabili successi del Governo che ho l’onore di presiedere. E sono frutto della nostra cultura del fare e della nostra coesione. Guardiamo al futuro.
 La nostra missione di governo, prima di ogni altra cosa, è certamente, indefettibilmente quella di portare l’Italia fuori da questa crisi.
 E’ una crisi diffusa nel mondo da un virus che viene dall’America e ha colpito un corpo sano, il corpo del nostro Paese. E’ un virus partito dalla finanza, è arrivato a colpire l’economia reale, e ha costretto le imprese e le famiglie a fare i conti con problemi nuovi, di non facile soluzione.


 In tutta franchezza, nessuno al mondo può dire di avere la ricetta sicura per debellare questo virus.
 Il nostro governo ha agito non solo per primo, come ho ricordato più volte, ma lo ha fatto soprattutto con saggezza.
 Abbiamo anzitutto alimentato la fiducia, perché la durata e la profondità della crisi dipenderà molto dai comportamenti di ciascuno, soprattutto dalla capacità di non modificare le proprie abitudini di consumo, specialmente da parte di quelle categorie che non rischiano il posto di lavoro, come per esempio i dipendenti pubblici.
 Ci siamo comportati in modo saggio perché abbiamo dato sostegno alle fasce più deboli, con provvedimenti tempestivi costruendo per la prima volta in Italia un welfare per la parte meno fortunata della società, che in passato non aveva mai ricevuto alcuna attenzione.
 Dobbiamo continuare su questa strada. Continueremo con il massimo impegno.
 Con i nostri interventi abbiamo dato una dimostrazione concreta di ciò che intendiamo per economia sociale di mercato, dove la libertà di mercato si accompagna sempre alla solidarietà, alla promozione e alla tutela della persona umana.
 Non abbiamo “regalato” soldi alle banche, ma abbiamo messo in campo le risorse necessarie per garantire che le banche continuino a fare il loro mestiere, a fare le banche, così che non si interrompa il flusso del credito alle imprese e alle famiglie.
 Insieme all’entità senza precedenti della somma stanziata per gli ammortizzatori sociali, abbiamo innovato proprio perché nessuno rimanesse solo e indifeso.  Abbiamo esteso i sussidi anche a chi prima non ne aveva diritto, come i collaboratori a progetto rimasti senza lavoro, e li abbiamo raddoppiati sotto forma di indennità di reinserimento. 
 La crisi, questa crisi, non ci impedirà di portare avanti ciò che avevamo intenzione di fare per i giovani, per la scuola, per l’università, per le donne, per l’ambiente.


 Ciò che noi vogliamo dare ai giovani non sono “aiutini” di Stato o corsie preferenziali, come avveniva nel ’68, ma la possibilità di misurarsi sul terreno della meritocrazia, di affermarsi per quello che i giovani sono e non per quello che hanno.
 Ai nostri ragazzi noi vogliamo offrire strumenti concreti per una formazione competitiva, per un ingresso degno nel mondo del lavoro, per poter mettere in piedi una famiglia, decisione che oggi è diventata una scelta coraggiosa.
 E’ per questo che una parte importante del Piano Casa che realizzeremo a breve sarà dedicato proprio ai giovani, agli studenti e alle giovani coppie, per le quali la ricerca di un’abitazione non dovrà più rappresentare un freno all’uscita dal guscio familiare.

 E’ per questo che ci stiamo impegnando per sostenere attraverso un investimento straordinario sugli ammortizzatori sociali tutti quei giovani precari che rischiano di perdere il posto di lavoro a causa della crisi. Ci concentreremo anche sulla previsione di prestiti d’onore per tutti quei giovani volenterosi che decideranno di mettersi in gioco promuovendo la nascita di una nuova impresa.
 Stiamo già lavorando alla nascita di luoghi organizzati dai giovani dove poter fare musica, sport, teatro, cultura e formazione. Luoghi reali da costruire nei territori “difficili” della nostra Italia per rispondere, con l’amore e il talento dei nostri ragazzi, al degrado e all’abbandono.
 Non si può parlare dei giovani e del loro futuro senza dire ciò che stiamo facendo e faremo per una scuola e per una università migliori.
 La scuola non può più essere come in passato solo un ammortizzatore sociale. Deve diventare invece un luogo di studio e di formazione più vicina alla realtà. E’ questo l’obiettivo della nostra riforma dei licei e degli istituti tecnici: i nuovi indirizzi saranno quelli richiesti dal mondo del lavoro, il titolo di studio non sarà solo un pezzo di carta, ma sarà garanzia di un posto di lavoro.
 Con la nostra riforma dei licei e degli istituti tecnici  avremo più inglese. Lo studio di questa lingua sarà obbligatorio in tutti i cinque anni delle superiori. Al quinto anno una materia sarà insegnata in inglese. E in tutti i licei vi sarà lo studio di una seconda lingua straniera.
 Come in Inghilterra, si procederà tra breve alla valutazione di tutte le scuole italiane e le famiglie potranno scegliere le scuole migliori dove mandare i propri figli con i professori reclutati in base alle loro capacità.


 Con la rivoluzione digitale, avremo l’e-book, il libro di testo in versione digitale da affiancare alla versione cartacea.
 Da liberali, fermo restando il principio che la scuola, statale o privata che sia, è sempre un servizio pubblico, sosterremo economicamente la libertà delle famiglie meno fortunate che  debbono poter scegliere tra l’istruzione statale e quella privata.
 Anche nelle Università introdurremo un minimo di buon senso. Non saranno più consentite le moltiplicazioni dei corsi di laurea e le sedi distaccate inutili, sovente con meno di 20 iscritti, in qualche caso addirittura con un solo studente per un corso di studio.
 Saranno premiate solo le università con gli standard migliori nell’offerta formativa e nella ricerca scientifica. La selezione del corpo docente non sarà più una riserva privata per parenti e amici. Grazie alla governance manageriale, con la maggioranza di membri esterni del Consiglio di amministrazione, saranno garantite la terzietà e la responsabilità economica. Ai  ricercatori abbiamo già destinato più risorse e per la prima volta 135mila studenti meritevoli ma privi di mezzi economici riceveranno una borsa di studio vera.

 Quanto all’altra metà del cielo, alle donne, un primo segno di rinnovamento lo abbiamo dato quando, nelle ultime elezioni, abbiamo candidato una percentuale di donne mai vista prima. E ve ne sarete accorti anche qui al Congresso. Quante ne avete sentite parlare? Quante in posizioni di grande rilievo istituzionale? Ma il cammino è ancora lungo.
 Esiste una disparità occupazionale e salariale per le donne. Esiste una “questione femminile” in termini di rappresentanza delle donne nei vertici decisionali.
 Il nostro Governo da subito si è messo al lavoro per valorizzare le donne. La legge contro la violenza sulle donne, approvata dal Senato in dicembre e in Commissione alla Camera, ne è un esempio concreto.
 I  nostri governi hanno già varato sette leggi in difesa delle donne, mentre i governi della sinistra non ne hanno fatta nemmeno una. Intendiamo continuare su questa strada, intendiamo fare ancora di più.  

 Una parola sull’ambiente.
 Come avrete letto, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ci ha scritto una lettera per chiedere l’aiuto dell’Italia per riattivare il “Major Economic Forum” sull’energia e i cambiamenti climatici.
 Abbiamo già dato il nostro via libera affinché la riunione si tenga durante i lavori del G8 a La Maddalena.
 La nostra attenzione all’ambiente è nei fatti. Valga per tutti l’esempio recentissimo di Acerra. 
 Ma l’ambiente si tutela anche a partire dalle piccole cose, come facendo rispettare davvero il divieto di imbrattare i muri delle case e dei palazzi, il divieto di lordare le strade con mozziconi, cartacce, plastica e qualunque tipo di rifiuti. Dobbiamo riportare le nostre città al decoro e alla civiltà che esse meritano e che noi meritiamo.
  Il nostro impegno non è mai venuto meno neppure in campo internazionale, dove abbiamo saputo distinguere il falso ambientalismo ideologico dalle scelte sagge e utili. Mi riferisco al pacchetto ambiente discusso in Europa, dove abbiamo difeso le imprese italiane, soprattutto quelle più piccole e medie, da un aggravio di costi pari a un punto e mezzo del pil che le avrebbe letteralmente spazzate via dal mercato. Continueremo su questa strada.


 Fin dall’inizio di questa nostra rivoluzione abbiamo preso un impegno solenne: cambiare l’Italia. Cambiare l’Italia è una missione che va oltre l’attività quotidiana del governo; un’attività che peraltro vi è stata raccontata dai nostri ministri e dai nostri governatori, un’attività che costituisce uno straordinario complesso di cose fatte e avviate. Un grande movimento come il nostro, però, non si accontenta dei successi ottenuti, né di guardare soltanto alle prossime elezioni.

Il Popolo della Libertà ha su di sé il peso della conduzione del Paese: per questo dobbiamo pensare al futuro e alle prossime generazioni. Questo dovere non riguarda solo noi, ma l’intera maggioranza di governo. Riguarda certamente i nostri amici e alleati della Lega e del Movimento per le Autonomie. Riguarda anche tutti gli uomini e le donne di buona volontà, tutte le intelligenze riformatrici, che anche nell’opposizione, e in generale nella classe dirigente avvertiranno lo stesso dovere verso il Paese. L’opposizione lo avvertirà però davvero, con concretezza e serietà, e non con le consuete dichiarazioni estemporanee, se e quando cesserà di fare un passo avanti verso il confronto e due passi indietro. Tornerò tra poco su questo punto fondamentale.
 Cambiare l’Italia, dicevo, significa consegnare alle nuove e future generazioni un Paese diverso, migliore e più moderno. Un Paese nel quale le istituzioni e la bilancia tra il potere esecutivo, quello legislativo e l’ordine giudiziario svolgano ognuno la propria parte, nel rispetto reciproco dei ruoli.


 Quali sono, quindi, le missioni della nostra maggioranza parlamentare?
 Innanzitutto quella di ammodernare l’assetto istituzionale dello Stato.
 Ieri Gianfranco ha ripetuto la bella metafora del calabrone e della farfalla: “L’assetto istituzionale dello Stato” egli ha detto “è come un calabrone: riesce ad alzarsi in volo ma il suo volo è quasi immobile. E’ tempo di passare dal calabrone alla crisalide, e che dalla crisalide esca finalmente la farfalla di un nuova Italia”.

 Caro Gianfranco e cari amici, quella farfalla deve spiccare il volo. Noi lo vogliamo, lo vogliono soprattutto i nostri giovani.
 Perché i giovani si sentono farfalle, non calabroni.
 Dobbiamo evitare la disaffezione delle nuove generazioni. Dobbiamo innanzitutto applicare la Costituzione, dobbiamo rivitalizzarla, dobbiamo arricchirla. E ci metteremo tutto il nostro impegno.

 Ci troviamo però in una curiosa situazione, ed a questo mi riferivo quando parlavo delle contraddizioni della sinistra.
 Noi la riforma istituzionale l’avevamo fatta e completata nel 2005, un lavoro a tutto campo iniziato con la prima approvazione della Camera il 15 ottobre 2004 e terminato il 16 novembre 2005 con definitiva promulgazione, in seconda lettura, da parte del Senato. Quella riforma, giova ripeterlo, interveniva su una cinquantina di articoli della Costituzione e comprendeva:
* la devoluzione, un decentramento vero dei poteri dallo Stato alle Regioni e l’istituzione del rango di Roma capitale: entrambe riforme che abbiamo già ripreso e già  sono state approvate dalla Camera ed ora aspettano il sì definitivo del Senato;
* comprendeva la riduzione del numero dei deputati e la competenza della Camera a legiferare solo sulle questioni attinenti allo Stato centrale;
* prevedeva la riduzione del numero dei senatori e la trasformazione del Senato in Senato federale, con competenze sulle materie in concorrenza tra Stato e Regioni sancendo così la fine dell’attuale bicameralismo perfetto;
* prevedeva il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio, che sarebbe diventato Primo Ministro, avrebbe avuto – tra l’altro – il potere di nomina e revoca dei componenti del governo e il diritto di chiedere e ottenere lo scioglimento della Camera;
* prevedeva infine l’introduzione della sfiducia costruttiva e di norme anti-ribaltone, la riforma della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura e più ampi e democratici poteri in materia di referendum popolari.
 Tutto ciò lo facemmo in oltre un anno di lavoro. Si trattava di riforme ispirate alle costituzioni di più antica democrazia e di più collaudata efficienza, da quella inglese a quella tedesca.
 Ma come si comportò allora la sinistra, quella sinistra che proprio oggi, attraverso alcuni suoi esponenti di primo piano, plaude alla richiesta di riforme?
 Rifiutò di contribuire a quella importante riforma, impedendo così di raggiungere il consenso dei due terzi del Parlamento. E da lì a meno di un anno indisse addirittura un referendum, che cancellò quelle fondamentali innovazioni, dopo una campagna strumentale e manipolatoria con la quale ci si accusò addirittura di attentato alla democrazia.
 Un comportamento irresponsabile, di cui ancora oggi scontiamo le conseguenze in termini di governabilità, di costi della politica, di distanza, di disaffezione tra i cittadini e lo Stato.

Non solo.
 All’atto dell’insediamento di questo governo abbiamo riproposto l’offerta all’opposizione di un reciproco rapporto costruttivo, di una legislatura costituente per ammodernare lo Stato e ridurne i costi e le inefficienze. E l’abbiamo avanzata, quella offerta, nella sede più propria: non nei talk show o con interviste estemporanee, ma in Parlamento. L’abbiamo avanzata, aggiungo, accogliendo l’ auspicio del capo dello Stato, che era il nostro auspicio.

 Ci venne risposto di sì. Ma dopo pochi giorni quel sì si trasformò in no. La conclamata buona volontà costituente degenerò in una campagna di insulti e di ridicole accuse di regime nelle piazze, sui giornali, in televisione.
 E’ evidente che riforme di questa portata andrebbero fatte in due, maggioranza e opposizione. E’ ancora più evidente che, dopo queste esperienze, c’è molto da dubitare sulla serietà della nostra controparte.
 Nonostante questo, ci siamo impegnati a cambiare e a modernizzare lo Stato. E lo stiamo facendo. Lo sta facendo la nostra maggioranza parlamentare.
 Stiamo portando a compimento l’approvazione del federalismo; sul quale parte dell’opposizione, in particolare il Pd, ha deciso di astenersi. Il federalismo – anche qui sfatiamo un altro luogo comune – non è né un tributo pagato alla Lega di Bossi né una mera ridistribuzione su base territoriali delle risorse fiscali e delle spese. Il federalismo è qualcosa in cui insieme a Bossi abbiamo creduto fin dall’inizio del nostro cammino comune, ed è profondamente diverso da quel finto federalismo che la sinistra ha approvato in tutta fretta nel 2001, allo scadere della sua legislatura, con appena quattro voti di maggioranza. Un falso federalismo, quello, che ha aggravato e non risolto i problemi, che allontana e non avvicina i cittadini alla cosa pubblica.

 No. Nulla di tutto questo. Il nostro federalismo è una vera riforma di sistema che non frammenta le competenze, che non si occupa dei poteri, ma distribuisce le risorse e le imposte sul territorio sottoponendole al diretto controllo e alla sovranità dei cittadini, quindi del popolo. E’ un federalismo che non dimentica mai la solidarietà verso le aree ed i ceti più disagiati, verso il Sud, ponendo così fine all’era dei finanziamenti a pioggia e degli sprechi inaugurando invece l’era della responsabilità.
 Quando sarà a regime, il federalismo ci porterà ad una riduzione delle spese inutili e quindi delle tasse, razionalizzerà le risorse indirizzandole dove ce n’è veramente bisogno, responsabilizzerà gli amministratori locali, restituirà sovranità ai cittadini e al popolo.
 Al federalismo non può che fare da evidente ed indispensabile contrappeso il rafforzamento dei poteri del governo centrale sulle materie di sua competenza.

 Questa esigenza è già preesistente al federalismo: il Paese ha bisogno di governabilità.
 La maggioranza ha finora governato in una situazione economica mondiale tra le più difficili, difendendo i beni fondamentali della società italiana: il lavoro, la famiglia, la casa, il risparmio, la coesione sociale, la libertà d’impresa.
 Ma proprio in questi momenti l’esperienza ci dimostra che nell’azione di governo il ruolo del premier resta fondamentale e deve avere maggiori poteri rispetto a quelli attuali, di fatto inesistenti, che la Costituzione gli assegna.
 Vedete, sui poteri del presidente del Consiglio italiano si sono costruire molte favole. Eppure da noi la realtà è che il Capo del governo non può nominare nè revocare i ministri come i suoi colleghi europei, non ha gli stessi poteri che hanno i capi di governo delle grandi democrazie, ma può soltanto redigere l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri ed esercitare un’azione di moral suasion.

 Scusate, ma è importante chiarire questi punti e portarli alla conoscenza di tutti. Anche dei giornalisti stranieri che in grande numero hanno chiesto di essere accreditati al nostro congresso. Io non so fino a che punto conoscano tutte le regole che limitano l’azione del premier italiano. Di certo sanno che nei loro Paesi il capo del governo ha poteri veri. In Italia, invece, ha poteri finti.
 La verità è che, così come è, lo Stato non funziona più.
 E’ lento e in costante ritardo nel dare le risposte appropriate. Lo era in tempi di ordinaria amministrazione; lo è drammaticamente oggi in situazioni di emergenza. 

 Il governo, però, non può assolutamente lasciarsi imbrigliare dai ritardi e dalle inefficienze dello Stato.
 E’ dunque venuto il tempo di modernizzare la Costituzione nella sua seconda parte arricchendola, non stravolgendola, per consentire al governo e al Parlamento di svolgere al meglio ognuno la propria parte, ognuno nel proprio ruolo.
 Questa è la grande missione della nostra maggioranza parlamentare.
 Già oggi, di fatto, nelle elezioni Politiche gli elettori sono chiamati a votare un partito e ad indicare un Capo del governo. Questa scelta che ha già profondamente modernizzato la nostra democrazia, non viene più messa in discussione da alcuno, viene praticata dai nostri avversari. I quali, anzi, quando il loro premier eletto è stato scalzato da due capi del governo della stessa coalizione, ma non eletti dal popolo, hanno pagato pesantemente in termini di governabilità e di credibilità. I loro elettori si sono sentiti traditi, e non a torto.

 E non è più rinviabile anche la riforma dei regolamenti parlamentari, i quali sono rimasti praticamente immutati dall’epoca della prima repubblica, e non possono essere più strumento di ritardi e pretesto e strumento di ostruzionismo. La riforma, è perfino superfluo sottolinearlo, non andrà a ridurre o mortificare il Parlamento, ma restituirà al Parlamento il suo giusto ruolo legislativo e la sua piena dignità. Che è quella di valutare, discutere e votare i provvedimenti di legge nei tempi imposti non dal governo, ma dall’urgenza delle circostanze. Anche questo è un modo per restituire agli eletti dal popolo la credibilità e la legittimazione agli occhi del popolo stesso.
 Non spetta al governo né tanto meno al Presidente del Consiglio riformare i poteri del capo del governo.
 Io ho espresso alcune considerazioni e indicato le vie più logiche e percorribili. Ma la materia è di competenza del Parlamento. E’ la tipica materia sulla quale è auspicabile, anzi necessario, il confronto - e se possibile il concorso - dell’opposizione. Se questo concorso ci sarà, e sarà serio e non durerà lo spazio di un mattino prima del ritorno alla piazza, sarò il primo a rallegrarmene e darne atto ai leader della minoranza. 

 Ma è evidente che nel frattempo la maggioranza ed il Popolo della Libertà non possono sottrarsi dal fare la loro parte, dal compiere il loro dovere di sciogliere questo nodo nelle forme costituzionalmente previste, nell’offrire a voi ed a tutti gli italiani la soluzione per un governo che governi ed un Parlamento che controlli.
 I nostri capigruppo stanno da tempo lavorando ad una proposta di legge di iniziativa parlamentare che riassumerà le soluzioni più efficaci; su di essa chiederanno il consenso della maggioranza e si misureranno con l’opposizione.
 Ma quando si parla di modernizzare lo Stato non possiamo tralasciare la Pubblica Amministrazione. Che è poi quella parte di Stato con la quale tutti voi, ogni cittadino, ogni impresa, si confronta ogni giorno.
 Ogni volta che vi presentate ad uno sportello, ogni volta che siete chiamati a sbrigare una pratica, voi e noi abbiamo di fronte la Pubblica Amministrazione.

 Abbiamo iniziato a renderla più efficiente e trasparente. Abbiamo introdotto negli uffici pubblici i criteri di merito e di responsabilità. Abbiamo affermato il metodo secondo il quale la Pubblica Amministrazione non è più il giudice di se stesso, ma sono i cittadini che giudicano la Pubblica Amministrazione ed il funzionario pubblico.
 Da grande moloch autoreferente, da grande corporazione inefficiente, la nostra Pubblica Amministrazione si sta digitalizzando, velocizzando, sta cominciando a ripulirsi di inefficienze ed anche di cattive abitudini.
 

Cari amici,
 oggi si conclude la lunghissima transizione italiana. Quella cominciata nel 1993, con la fine della prima repubblica. Quando i giovani che per la prima volta quest’anno andranno al voto, erano ancora all’asilo.
 Abbiamo lavorato, combattuto, sofferto in questi anni per difendere la libertà, per non consegnare il Paese alla sinistra, per dare voce all’Italia moderata, all’Italia seria, all’Italia laboriosa. 

 E abbiamo lavorato per costruire quello che oggi si presenta agli italiani: questo nostro nuovo grande partito moderato, liberale, nazionale, riformista, intorno al quale ruoterà la politica italiana dei prossimi decenni.
 Quali sono allora le missioni del nostro nuovo partito del Popolo della Libertà oltre quella di sostenere il governo e la sua maggioranza?
 La storia del nostro Paese, che fra poco compie 150 anni, ha conosciuto delle stagioni politiche di forte sviluppo nella democrazia e nella libertà. Penso ai Padri fondatori, quelli che hanno costruito l’Italia unita e quelli che, dopo la tragedia della guerra, l’hanno ricostruita.
 Il Popolo della Libertà guiderà la terza ricostruzione, la ricostruzione di un Paese che supererà la crisi economica e ne uscirà più forte di prima, ma che saprà anche por fine a una fase di incertezza politica e ad un bipolarismo finora solo abbozzato e che finalmente si compie. 

 Un grande movimento come il nostro, che nei sondaggi fatti ieri dopo il primo giorno di Congresso ha già superato il consenso del 44% degli italiani e che si candida a raggiungere il 51%, non può accontentarsi. Mai.
 Non ci accontentiamo dei grandi risultati ottenuti come forza di governo, non ci accontentiamo di questi successi e di questo consenso, sappiamo che ci sono ancora tanti altri italiani che possono unirsi a noi per diventare con noi protagonisti del grande sogno e del grande progetto di fare dell’Italia un Paese davvero moderno, davvero libero, davvero europeo.

 A loro, oltre che ai tanti, tantissimi che ci hanno dato fiducia, ci rivolgeremo da domani con l’entusiasmo e la passione di sempre.
Non dobbiamo avere paura di pensare in grande, ancora più in grande. Quello che abbiamo fondato oggi è un grande partito per guidare l’Italia nel nuovo secolo, per rispondere alle nuove e più complesse sfide del governo di una società complessa come la nostra.
 Quello che abbiamo costruito durerà nel tempo e sopravviverà certamente ai suoi fondatori.
 Non possiamo fermarci. Ci aspettano nuove sfide e nuove verifiche, alcune quasi immediate.
 Le elezioni amministrative sono importanti: potranno cambiare il volto e il colore politico di molte amministrazioni locali, ancor oggi in mano alla sinistra. Ci serviranno per portare il buon governo dei nostri amministratori nelle tante città, grandi e piccole, chiamate alle urne. 

 Noi vogliamo una democrazia che parta dal basso, che si fonda sul principio di sussidiarietà, nella quale gli enti locali hanno un compito fondamentale. Noi vorremmo che gli amministratori locali si sentissero partecipi, come noi, della trasformazione del Paese.
 E’ questa la garanzia che offriranno i candidati del popolo della Libertà alla guida delle nostre città e delle nostre province – province che fino a quando esistono vanno governate nel migliore  dei modi, con efficienza e soprattutto profondo rispetto del denaro pubblico. Per questo i nostri candidati saranno persone che vengono dalla trincea del lavoro, saranno giovani, ci saranno molte donne. Saranno persone che hanno il nostro stesso entusiasmo, i nostri stessi sogni, un grande sogno che vogliamo diventi realtà in ciascuna delle nostre città.

 Ancora più importanti sono le elezioni europee.
 Con le elezioni europee dobbiamo eleggere al Parlamento Europeo delle persone preparate e motivate, delle persone che siano pronte ad impegnarsi ogni giorno nei lavori dell’aula e delle commissioni, anche per difendere gli interessi del nostro Paese.
 Puntiamo a diventare il primo partito del gruppo Popolare al Parlamento Europeo. Possiamo riuscirci, per contare di più, perché la voce dell’Italia sia più forte. 

 Per questo non ho esitazioni a impegnarmi direttamente, come credo un leader debba avere il coraggio di fare. Una bandiera? Sì, una bandiera dietro la quale ogni vero leader chiama a raccolta il suo popolo. Sarebbe bello che anche il leader dell’opposizione, se esistesse un leader, facesse altrettanto.
 Un partito come il nostro non si può accontentare dei successi ottenuti e non può guardare soltanto alle prossime elezioni.
 Il Popolo della Libertà ha su di sé il peso della conduzione della nazione: per questo dobbiamo pensare al futuro e alle prossime generazioni.
 Pensare al futuro significa proiettare in avanti di 10-20 anni il nostro orizzonte politico, con l’obiettivo di consegnare ai giovani di oggi un’Italia completamente rinnovata. 

 L’impresa del cambiamento non ci spaventa. Anzi, è la nostra vera missione. Anche per questo siamo un partito diverso da tutti quelli del passato.
 Non siamo il riflesso di un teorema ideologico, di un’utopia visionaria, di una ragione astratta.
 Siamo piuttosto una felice espressione della cultura del nostro tempo, della cultura del fare, una cultura che rifiuta e rifugge da categorie ormai superate e privilegia invece i risultati e le riforme concrete.
Noi non dobbiamo dimenticare mai che tra i tanti nostri meriti abbiamo quello di avere introdotto nella politica la vera moralità, la moralità del fare.

Dobbiamo esserne tutti consapevoli: che un rappresentante delle istituzioni sia onesto, che non rubi, è davvero il minimo. Ciò che bisogna pretendere è che chi è eletto onori il programma sul quale ha avuto la fiducia dei cittadini, che mantenga gli impegni assunti con gli elettori. Per noi il programma elettorale non è un pezzo di carta da stracciare dopo le elezioni ma un patto vincolante, un impegno concreto con i cittadini che è da onorare a tutti i costi.
Queste dunque le missioni per il futuro del nostro partito.
 Il Popolo della Libertà dovrà essere una fucina di idee e di programmi per i nostri protagonisti, per il governo, per la nostra maggioranza parlamentare. Un grande partito come quello a cui abbiamo dato vita ha un bisogno assoluto

1- del confronto delle idee
2- del dibattito politico
3- del pluralismo culturale
4- dell’apporto delle diverse esperienze dei suoi componenti
5- e dell’apporto delle diverse sensibilità personali.

Tutto questo – se non diviene correntismo, se avviene in spirito unitario, leale, costruttivo - è il lievito della democrazia e della forza dei movimenti politici che ambiscono non solo a governare ma a rappresentare le speranze più profonde di un Paese.
 Ringrazio perciò tutti i nostri amici che sono intervenuti nel corso di questi tre giorni intensi di lavori, e che con i loro interventi -  li ho ascoltati tutti, di persona o alla TV - hanno dato vita ad un dibattito di alto profilo, serio, responsabile, costruttivo che ha mostrato al Paese l’altissima qualità della nostra classe dirigente. 
 Vi sono grato per questo, e posso dirvi che anche se per me è stata una conferma scontata, la prova è che il nostro è un grande movimento, che nasce da una grande idea e che durerà nel tempo. Oggi voi tutti siete protagonisti di una pagina della storia d’Italia. 

 Ma il nostro impegno,  quello di chi ha partecipato a questi tre giorni di lavoro serrato, quello di tutti i nostri militanti, del nostro Popolo, non finisce certo qui.
 Avrete un’altra missione, non meno importante: dovrete impegnarvi nell’attività missionaria, per far crescere i consensi e dovrete impegnarvi a fondo per vincere le elezioni amministrative e per vincere le elezioni europee.
 E infine dovrete impegnarvi sempre, ogni giorno, per radicare il nuovo partito nelle vostre città e nei vostri Paesi, nei luoghi di lavoro e nelle scuole, fra i vostri amici e i vostri colleghi per diffondere la conoscenza dei nostri valori, per far conoscere i  risultati del nostro impegno e del nostro lavoro.

 Voi siete i Missionari della Libertà!
 Ed io con voi. 
 Abbiamo appena eletto l’Ufficio di Presidenza che condividerà con me la responsabilità delle scelte e delle decisioni. Mi piacerebbe avervi tutti qui sul palco insieme a me
i nostri Ministri
i nostri Governatori
i Capigruppo alle Camere
il Vice Presidente della Commissione europea
il Sindaco della Capitale
i nostri tre coordinatori Nazionali.
 Insieme noi vi auguriamo ogni bene e vi facciamo queste promesse
1) Usciremo dalla crisi
2) Non lasceremo indietro nessuno
3) Cambieremo l’Italia
4) Difenderemo la nostra democrazia e la nostra libertà.

Noi siamo il partito degli italiani, siamo il Popolo della Libertà.
Viva l’Italia.
Viva la libertà.

29/03/2009







IL DISCORSO DI APERTURA DEL PRESIDENTE SILVIO BERLUSCONI AL CONGRESSO DEL POPOLO DELLA LIBERTA'

Amiche carissime, cari amici, 
la sera del 2 dicembre 2006, in piazza San Giovanni a Roma, di fronte ai due milioni di italiani che per la prima volta, contro il governo delle sinistre e delle tasse, sventolavano insieme le bandiere di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e degli altri partiti moderati che, come noi, si riconoscono nei principi e nei valori della libertà mi vennero spontanee queste parole “Chi crede nella libertà non è mai solo”.
 Le stesse parole le ripeto oggi qui per celebrare con voi l’avverarsi di un grande sogno: la nascita ufficiale del “Popolo della Libertà”, un movimento che in realtà è già nato, è già cresciuto, è già forte, è già vincente.
 Il Popolo della libertà già esiste perché è nato nella mente e nel cuore di milioni di italiani, che lo hanno voluto e costruito nelle piazze, nelle strade, nei gazebo, e poi l’hanno votato, superando di slancio le divisioni partitiche del passato. E’ un partito forte, il più grande per numero di consensi. E’ un partito vincente, che si è già affermato in modo splendido nelle urne il 13-14 aprile  2008, e poi al Comune di Roma, poi nel Friuli Venezia Giulia, poi in Sicilia, poi in Abruzzo e poi in Sardegna.
 Oggi i sondaggi ci danno al 43 per cento. Puntiamo al 51 per cento. Sappiamo come arrivarci, sono sicuro che ci arriveremo.
 Siamo moltissimi a credere negli stessi ideali: non solo qui, ma in ogni Comune d’Italia, in ogni casa, nei luoghi dove si studia, dove si lavora, dove si produce, al Nord, al Centro, al Sud, nelle nostre Isole.
 Siamo un popolo operoso di donne e di uomini di tutte le età, giovani e meno giovani, che sanno essere tenaci e pazienti, che sanno essere umili e fieri, che credono nel futuro. 
Siamo una forza positiva, un’energia costruttiva al servizio del Paese. Siamo il partito degli italiani, siamo il partito degli italiani di buon senso e di buona volontà, siamo il partito degli italiani che amano la libertà e vogliono restare liberi.
 Abbiamo già costruito qualcosa che prima non c’era, stiamo rendendo possibili in Italia il bipolarismo e la democrazia dell’alternanza.
 E’ stato grazie a noi che la sovranità è stata restituita nelle mani del popolo, rompendo definitivamente lo schema per il quale prima si prendevano i voti e poi si diceva con chi e per che cosa si intendeva governare.
 Gli italiani lo hanno capito e hanno dimostrato di condividere il  metodo democratico del bipolarismo e, in prospettiva, del bipartitismo come base del confronto politico e della governabilità, senza la quale è impossibile avviare e condurre a termine una vera stagione di riforme e di ammodernamento dell’Italia.


I danni causati dalla mancanza di stabilità e di governabilità li conoscete.
 Dal 1948 ad oggi, la Repubblica italiana ha visto succedersi ben 57 governi diversi, circa uno all’anno, che invece di ammodernare l’Italia hanno prodotto il terzo debito pubblico al mondo, senza che la nostra sia la terza economia del mondo. Nei Paesi trainanti dell’Europa la stabilità dell’esecutivo è stata un dato costante. Per questo in quei Paesi c’è un debito pubblico che, in percentuale, è la metà del nostro.
 Le ultime elezioni politiche sono state, finalmente, un passo importante  verso la stabilità e la governabilità, verso la modernità politica. Grazie a una legge elettorale voluta da noi e ingiustamente denigrata dalla sinistra, il 70 per cento degli italiani ha votato per due soli partiti, il Partito della Libertà e il Partito Democratico.
 E’ un risultato di cui, gli italiani e noi, portiamo il merito insieme.
 Dove non è riuscito il Palazzo, è riuscito il popolo. Dopo tante proposte di riforme istituzionali nel passato e dopo altrettanti fallimenti, per la prima volta si è attuata una riforma grazie all’intervento diretto del popolo, con le sue scelte di voto. E’ stato, è un capolavoro politico degli italiani e nostro, di cui dobbiamo andare orgogliosi.

Abbiamo deciso di chiamarci Popolo della Libertà. Lo abbiamo deciso – voglio ricordarlo a tutti – dopo aver chiesto alla nostra gente, ai nostri simpatizzanti, agli elettori che già in passato ci avevano dato la loro fiducia, ma soprattutto ai  giovani, alle donne, agli uomini, alle persone di ogni età che si avvicinavano a noi per la prima volta con la speranza nella mente e nel cuore. Abbiamo chiesto a loro di indicarci se volessero essere un “popolo” oppure un “partito”, se volessero chiamarsi Popolo della Libertà o Partito della Libertà. Fu quella, del 17 e 18 novembre 2007, una consultazione che vide affluire e registrarsi spontaneamente ai nostri gazebo milioni di italiani. Un popolo autentico, genuino, estraneo ai riti del Palazzo, perché non c’erano candidati prefabbricati da approvare e apparati e nomenklature da confermare, nulla insomma di paragonabile ai rituali a cui abbiamo assistito nelle varie primarie della sinistra. C’era esclusivamente una libera scelta da compiere. E la scelta ci ha dato a grandissima maggioranza questa precisa indicazione: dovevamo essere un “popolo”, prima ancora che un “partito”: il Popolo della Libertà.   

 Vi chiedo di riflettere sul significato di quel referendum. Popolo e libertà definiscono compiutamente la nostra identità. Dicono chi siamo. Perché popolo e perché libertà? La nostra Costituzione, all’articolo 1, stabilisce: “La sovranità appartiene al popolo”. La carta fondativa del nostro Stato fin dalla prima riga si richiama al popolo. Lo ricordo a noi stessi, ma anche a quanti, dall’altra parte, si nascondono ogni volta dietro una strumentale difesa della Costituzione, quasi fosse una loro esclusiva proprietà. Salvo poi cambiarla in peggio o dimenticarsi di attuarla e di praticarla nelle loro scelte. Noi invece l’abbiamo fatto, e oggi lo rivendichiamo con orgoglio.
Ma il riferimento al popolo, termine così abusato dalla sinistra, ci riporta invece nel solco più ortodosso, più puro delle democrazie occidentali.

 Nel 1787 Benjamin Franklin, Thomas Jefferson, George Washington e gli altri padri fondatori degli Stati Uniti d’America vollero iniziare con queste parole la loro Costituzione, che era al tempo stesso una dichiarazione d’indipendenza e di libertà: “Noi, il popolo degli Stati Uniti”.
 Anche la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino approvata in Francia nel 1789 pose al suo centro il popolo attraverso quattro principi: la libertà della persona, il diritto “inviolabile e sacro” alla proprietà, la sicurezza, la resistenza all’oppressione.
 In Italia, negli anni tumultuosi del primo dopoguerra, don Luigi Sturzo fondò il Partito che chiamò Partito popolare. Ancora una volta al “popolo” veniva demandato di superare gli steccati ideologici e di classe.
 Quanta lungimiranza vediamo ora in quella scelta, che fu ripresa nel dopoguerra da Alcide De Gasperi e che si è poi trasfusa intatta nel Partito del Popolo Europeo, la grande famiglia della democrazia e della libertà in Europa, la naturale famiglia del Popolo della Libertà.
 Popolo dunque ma anche “Libertà”.
 Questa parola, questo concetto ci appare così normale, quasi scontato, ma è invece il bene più prezioso che abbiamo.
 La libertà, ce lo insegna la storia, non ci è mai data per sempre: essa va difesa ogni giorno, così come molti uomini eroici l’hanno difesa e per lei si sono sacrificati ed hanno perso la vita sui campi di battaglia, nelle rivoluzioni, nei gulag e nei lager.
 Anche nel tempo della pace, la libertà va custodita come una religione. La nostra religione laica.
 La libertà è come l’aria: soltanto quando manca comprendiamo veramente quanto sia indispensabile.
 E’ come la salute: a cui non pensiamo quando stiamo bene, quando ci sentiamo forti e sani. Ci si accorge della libertà soltanto quando comincia a mancare.

 La libertà è come la pace, soltanto quando c’è la guerra o solo quando c’è il pericolo di una guerra invochiamo la pace.
 La libertà, in un Paese moderno e democratico, definisce soprattutto il rapporto tra l’individuo e lo Stato.
 E qui siamo al cuore della nostra identità, al cuore della diversità tra noi e la sinistra.
 Per loro ancora oggi lo Stato è qualcosa di superiore ai cittadini: è lo Stato autoritario, centralista, dirigista.
 E’ lo Stato padrone di ogni uomo, il suo precettore, il suo pedagogo.
 E’ lo Stato padrone della vita dei cittadini.
 I cittadini devono essere  al servizio dello Stato, perché per la sinistra lo Stato è quasi un moloch, una divinità. Ma attenzione: ha solo le sembianze di una divinità, perché in realtà è potere, è l’esercizio del potere e dell’oligarchia.
 Lo Stato per loro è la fonte dei nostri diritti, per loro lo Stato ci concede graziosamente i nostri diritti e quindi, quando ritiene sia suo interesse – cioè l’interesse di chi è al potere -, questi diritti può limitarli e anche calpestarli.
 Hanno aggiornato il loro vocabolario ma non la loro concezione del potere: una concezione pericolosa, una concezione che ci allontana dalla libertà, dalla civiltà, ci allontana dalla democrazia, ci allontana dal benessere.

A questa concezione della sinistra noi contrapponiamo la nostra filosofia della libertà, la nostra “religione” della libertà.
 Di comune accordo, tutti i movimenti che confluiscono nel Popolo della Libertà hanno scelto come “Carta dei valori” il Manifesto del Partito del Popolo Europeo che anche noi abbiamo contribuito a definire.
 I principi di questa Carta dei valori, i principi in cui noi crediamo non sono principi astrusi, non sono ideologie complicate; sono i valori fondanti e fondamentali di tutte le grandi democrazie occidentali. Li ho enumerati, parlando a braccio nel mio primo intervento nella trincea della politica, quindici anni fa e sono vivi e vivificanti oggi come allora.
 Noi crediamo nella libertà, in tutte le sue forme, molteplici e vitali: nella libertà di pensiero e di opinione, nella libertà di espressione, nella libertà di culto, di tutti i culti, nella libertà di associazione. Crediamo nella libertà di impresa, nella libertà di mercato, che deve essere regolata da norme certe, chiare e uguali per tutti.
 Ma la libertà non è una gentile concessione dello Stato, perché è ad esso anteriore, viene prima dello Stato. È un diritto naturale, che ci appartiene in quanto esseri umani e che semmai, essa sì, dà fondamento allo Stato. E lo Stato deve riconoscerla e difenderla proprio per essere uno Stato legittimo, libero e democratico e non un tiranno arbitrario.
 Crediamo che lo Stato debba essere al servizio dei cittadini, e non i cittadini al servizio dello Stato. Crediamo che lo Stato debba essere il servitore del cittadino e non il cittadino sottomesso allo Stato.
 Per questo crediamo nella centralità dell’individuo e riteniamo che ciascuno debba avere il diritto di realizzare sè stesso, di aspirare al benessere e alla felicità, di costruire con le proprie mani il proprio futuro, di poter educare i figli liberamente.
 Per questo crediamo nella famiglia, che è il nucleo fondamentale della nostra società. E crediamo anche nell’impresa, a cui è demandato il grande valore sociale della creazione di lavoro, di benessere e di ricchezza.
 Noi crediamo nei valori della nostra tradizione cristiana, nel valore irrinunciabile della vita, del bene comune, nel valore irrinunciabile della libertà di educazione e di apprendimento, nei valori irrinunciabili della pace, della solidarietà, della giustizia, della tolleranza, verso tutti, a cominciare dagli avversari. 

 E crediamo soprattutto nel rispetto e nell’amore verso chi è più debole, primi fra tutti i malati, i bambini, gli anziani, gli emarginati.
 Vogliamo vivere in un Paese moderno dove siano valori sentiti e condivisi la generosità, l’altruismo, la dedizione, la passione e l’amore per la propria famiglia, per il proprio lavoro, per la propria Patria.
 Popolo e Libertà. Dunque, il Popolo della Libertà.
 Ecco perché non è retorico affermare che oggi noi siamo il movimento, l’unico movimento, che realizza il sogno di un popolo, le speranze di un popolo, le attese di un popolo, l’unico partito che definisce l’identità del nostro popolo.
 Questo nostro partito, questo nostro movimento deve essere dunque anzitutto garanzia e baluardo di libertà.
 Solo tenendo fede a questo solenne impegno, a questo giuramento, potremo chiedere e ottenere il consenso di un numero sempre maggiore di italiani per essere una maggioranza sempre più vasta in grado di riformare il nostro Paese.

In questo senso consentitemi di rivendicare un altro motivo di orgoglio.
La nascita del Popolo della Libertà colma quella che molti studiosi hanno individuato come una lacuna nel percorso storico dell’Italia. L’Italia, si è spesso detto, non ha mai avuto - a differenza della Francia, degli Stati Uniti, dell’Inghilterra - una vera e autentica rivoluzione liberale. E questo, si è aggiunto, è stato tra le cause “prima” dell’affermarsi di pulsioni totalitarie a sinistra come a destra, “poi” del cattivo rapporto tra cittadino e Stato. Una democrazia in qualche maniera incompiuta.
 Oggi noi abbiamo l’ambizione di colmare questo vuoto.
 Di rispondere a quella domanda rimasta inevasa per lunghi decenni.
 Di realizzare la nostra rivoluzione liberale, borghese e popolare, moderata e interclassista.
 E di farlo con una forza che non ha precedenti nella nostra storia politica.
 Dio sa quanto il Paese ne abbia bisogno.

 Il percorso verso questo nostro Popolo della Libertà è stato fin dall’inizio definito in un clima di grande concordia. Direi di più: in un clima di armonia, espressione che a tutti noi ricorda Pinuccio Tatarella, uno dei primi a condividere l’aspirazione ad un grande partito unitario dei moderati, di tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra.
 Di più. Questa vocazione maggioritaria era già presente nel momento in cui invitai a votare alle elezioni di Roma del ’93 per Gianfranco Fini e non per Rutelli, ed i dirigenti del Movimento Sociale Italiano ebbero il merito di capire la portata di quella intuizione.
 Intuizione che trovò attuazione pratica in tre passaggi fondamentali: il 26 gennaio 1994, giorno in cui nacque Forza Italia;
 sempre in quel gennaio ’94, quando i dirigenti del Movimento Sociale Italiano iniziarono a discutere di Alleanza Nazionale; e poi con il congresso di Fiuggi del 27 gennaio 1995, quando Fini diede vita ad Allenaza Nazionale.
 Giustamente quella di Fiuggi è passata alla storia come una svolta: si trattò infatti dell’autentica rifondazione della destra. Che seppe allora chiudere coraggiosamente con un passato che la destinava ad essere minoranza, e si aprì ad un futuro di moderna forza di governo pienamente legittimata sulla scena italiana ed europea.
 Gli osservatori più banali coniarono il termine di “sdoganamento” della destra. Una visione davvero riduttiva, un termine inaccettabile perché – come ha già detto anche Gianfranco - non si applica alle idee, soprattutto alle idee giuste, che sanno imporsi da sole.
 Per questo desidero rivolgere a Gianfranco un ringraziamento e un saluto affettuoso perché anteponendo l’interesse dell’Italia a quello personale ha contribuito in modo decisivo a scrivere insieme a noi questa pagina di storia.
 Grazie Gianfranco, grazie ancora da tutti noi.

Le nostre idee erano e sono vincenti. Forza Italia e Alleanza Nazionale hanno infatti sempre avuto la naturale disposizione a rappresentare non una parte, ma l’interesse generale del Paese. Fu così che nella confusione di quegli anni noi sapemmo offrire una risposta nazionale a un’emergenza democratica. Una storia iniziata col Polo delle Libertà e il Polo del Buongoverno, consolidata dalla “Traversata del deserto”,  proseguita con la Casa delle Libertà, e che oggi trova qui il suo approdo naturale e definitivo.
E’ per me doveroso ringraziare tutti i partiti, i movimenti e le personalità che, insieme a Forza Italia e ad Alleanza Nazionale, hanno contribuito alla nascita del Popolo della Libertà, con un voto solenne di autoscioglimento prima e di adesione poi:
- la Nuova Dc per le autonomie di Gianfranco Rotondi,
- il Nuovo Psi di Stefano Caldoro,
- il Partito Repubblicano di Francesco Nucara,
- l’Azione Sociale di Alessandra Mussolini,
- i Popolari Liberali di Carlo Giovanardi,
- i Liberaldemocratici di Lamberto Dini,
- il Movimento Politico Italiani nel mondo di Sergio De Gregorio,
- il Movimento Politico per la Liguria di Sandro Biasotti,
- la Destra Libertaria di Luciano Bonocore,
- la Federazione dei Cristiano Popolari di Mario Baccini.
Ringrazio anche Benedetto della Vedova che è confluito da tempo nel Popolo della Libertà  con i suoi Riformatori Liberali.

 Ringrazio Stefania Craxi, figlia e degna erede politica di un mio carissimo amico, Bettino Craxi, che ebbe, tra gli altri, un grande merito: fu il primo presidente del Consiglio a rivolgersi nel Parlamento ai banchi della destra garantendo che il partito della destra sarebbe stato trattato alla pari di tutti gli altri partiti democratici superando così l’idea che la vera Costituzione italiana fosse l’accordo tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista. Fu così che egli decretò nei fatti la fine del cosiddetto “arco costituzionale”.
  In quel 1994, con la Casa delle Libertà i concetti di popolo e di nazione che definivano il termine Italia erano il solo criterio che ponemmo alla base di un movimento rivolto agli italiani che non si riconoscevano nell’egemonia della sinistra postcomunista dopo la fine dei partiti storici della democrazia italiana. Solo con concetti così universali come “Italia”, “popolo” e “nazione” ci fu possibile rivolgerci allora, sia alla Lega Nord sia al Movimento Sociale, così diversi nelle loro origini.
 Ci trovammo a svolgere il ruolo di argine a un possibile elemento di conflitto civile determinato dall’incedere della protesta del Settentrione. L’adesione al Trattato di Maastricht e la prospettiva dell’euro avevano profondamente cambiato l’economia italiana. Il Nord produttivo entrò in rotta di collisione col sistema dei partiti e della spesa pubblica, e questo condusse a una protesta profonda e diffusa, che dal popolo delle partite Iva si allargò al mondo industriale e alle classi dirigenti. Umberto Bossi seppe comprendere per primo e per primo dare una risposta politica al malessere del Nord.
 Era assolutamente necessario ritrovare il sentimento di “Italia come Patria” anche nel Nord, per poter dare ai problemi posti dalla Lega una risposta che evitasse ogni tentazione separatista. Offrimmo allora a Bossi una via che tenesse conto e accogliesse il sentimento del Nord ed evitasse i danni di un confronto senza mediazione politica tra la Lega e lo Stato.
 Come su un altro terreno Gianfranco Fini, anche Bossi si rivelò un vero leader, un leader coraggioso e lungimirante. Ed anche a lui inviamo un caldo abbraccio ed un grande applauso.
 Sono stati quindici anni nei quali, come ho detto, abbiamo conosciuto stagioni di governo e di opposizione; ma in tutto questo tempo - lo dico con orgoglio - il centrodestra è sempre stato maggioranza nel Paese. Un’avventura entusiasmante e – possiamo ben dirlo – vittoriosa.

Guardiamo le cose nel loro giusto orizzonte. La sinistra, uscita quasi indenne dalla tempesta politico-giudiziaria del ’92-’93, e risparmiata in modo “chirurgico” dalle inchieste della magistratura militante, è entrata in quel periodo da trionfatrice tra le macerie della Prima Repubblica, come l’Armata Rossa entrò tra i palazzi diroccati di Varsavia e di Berlino, dopo avere opportunisticamente atteso alle frontiere.
 Nel ‘94 il Pci si era da poco trasformato in Pds, mantenendo intatti del Partito comunista, la struttura, l’intero gruppo dirigente, il centralismo democratico, ed anche la falce e  il martello. Ma soprattutto non rinnegando nulla di quelle idee condannate per sempre dalla storia – eppure il muro di Berlino era stato abbattuto nell’89 – e ritenendo che per reinventarsi bastasse semplicemente sostituire una parola: “democratici” al posto di “comunisti”. Un inganno che si è ripetuto e si ripeterà spesso.
 Unica novità, il venir meno dei finanziamenti illeciti dall’Unione sovietica ormai scomparsa. La sinistra era convinta di “dover” andare al governo, di avere il diritto di governare.
 Ma la “gioiosa macchina da guerra”, guidata nel 1994 da Achille Occhetto contro il sottoscritto, fallì l’impresa. Da allora, in questi quindici anni, con varie trasformazioni, con varie geometrie, con vari camuffamenti, la sinistra non è mai mutata.
 Non una sinistra, dunque, che guardava al centro e aspirava a conquistare il consenso dei moderati; ma una sinistra che mirava a riunire tutte le sinistre possibili, e ad imporre i suoi modelli egemonici a chi, fino a poco prima, era stato laico, democratico, socialista o democristiano.
 Il tutto sotto l’occhio benevolo e complice della assoluta maggioranza della stampa e delle proprietà azionarie sovrastanti; dei circoli intellettuali; dei cosiddetti salotti buoni, comprese le loro ramificazioni all’estero. E naturalmente con la complicità di una certa magistratura.
 “Repetita iuvant”, si dice da sempre. Per descrivere la sinistra, non trovo parole più chiare ed efficaci di quelle che pronunciai il giorno della mia discesa in campo.
 Dissi: “Le nostre sinistre pretendono di essere cambiate. Dicono di essere diventate liberaldemocratiche. Ma non è vero. I loro uomini sono sempre gli stessi, la loro mentalità, la loro cultura, i loro più profondi convincimenti, i loro comportamenti sono rimasti gli stessi. Non credono nel mercato, non credono nell’iniziativa privata, non credono nell’individuo. Non credono che il mondo possa migliorare attraverso l’apporto libero di tante persone tutte diverse l’una dall’altra. Non sono cambiati. Ascoltateli parlare. Guardate i loro telegiornali pagati dallo Stato, leggete la loro stampa. Non credono più in niente. Vorrebbero trasformare il Paese in una piazza urlante, che grida, che inveisce, che condanna. Per questo siamo stati costretti a contrapporci a loro”.
 Non dimentichiamoci mai che nel nostro Paese ci sono stati milioni di “adoratori” di tiranni sanguinari come Stalin, come Mao, come Pol-Pot.

 Le forze riformiste sono sempre state schierate nella coalizione di centrodestra, mentre i cultori dell’immobilismo e della conservazione sono sempre stati a sinistra.
 Quel passo che hanno fatto da decenni tutte le sinistre del mondo, dai socialdemocratici tedeschi al New Labour inglese fino ai socialisti spagnoli, quel passo gli eredi diretti del comunismo italiano non hanno mai avuto la volontà, il coraggio e la forza di farlo. Voglio dire: il coraggio e la forza di rinnegare il comunismo e di chiedere scusa agli italiani.
 In Italia gli unici a sopravvivere ai fallimenti ed al crollo delle ideologie sono stati gli sconfitti della storia. Di conseguenza, non esiste e non è mai esistita, discontinuità di strategie e di personale politico tra la classe dirigente che era stata erede di Palmiro Togliatti e quella di oggi.
 Mentre noi andavamo avanti, loro andavano indietro. La destra italiana si è rinnovata, loro hanno fatto soltanto finta di farlo.
 Così dopo la “gioiosa macchina da guerra” è venuto il ribaltone, e poi l’Ulivo, e quindi l’Unione, dopo ancora il Partito Democratico, ed oggi si assiste nuovamente ad un ritorno al passato, al tentativo di recuperare tutte le sinistre, al recupero del sindacato più conservatore e di tutti gli antagonismi. Un carosello di trasformismi e di autentici trasformisti.
 Ad ogni invenzione botanica, prima la Quercia, poi l’Ulivo poi la Margherita, i consensi della sinistra sono andati via via riducendosi, e ancora di più si è ridotta la loro credibilità nel Paese.
 Le loro alleanze si sono sempre rivelate conservative e difensive.
 I loro governi hanno offerto agli italiani uno spettacolo continuativo di risse, di tradimenti, di psicodrammi parlamentari.
 Mentre noi eravamo impegnati nel fare, loro monopolizzavano i talk show. E li monopolizzano tutt’ora.
 Mentre noi portiamo a termine le legislature, loro sono riusciti ad avvicendare in cinque anni quattro governi e tre presidenti del Consiglio. E stendiamo un velo pietoso sull’ultima esperienza governativa. E’ vero che sono stati persi due anni, ma almeno tutti hanno potuto constatare come la sinistra sia incapace di governare.
 Poi, improvvisamente e quasi miracolosamente, nel giugno del 2007 Walter Veltroni annunciò di voler cambiare.
 Si è trattato dell’ultima finzione o perlomeno dell’ultimo improbabile azzardo.
 Dobbiamo ammetterlo: quel suo programma del Lingotto non ci aveva lasciato indifferenti. La promessa di dar vita ad un partito democratico e riformista, che rompesse con gli estremismi ed avesse realmente la famosa “vocazione maggioritaria”, per una volta ci era sembrata sincera. L’approdo, anche da sinistra, ad un bipartitismo che consolidasse il bipolarismo, ci era sembrata un’occasione da non lasciar cadere. L’idea di dar vita ad una campagna elettorale civile, senza più la demonizzazione dell’avversario, e, dopo la loro prevedibile sconfitta, ad una opposizione riformatrice e costruttiva, noi l’avevamo presa per buona. E lo dicemmo chiaramente in Parlamento all’atto della costituzione del nostro governo.

 Ma è bastato un attimo perché anche quel bluff si disvelasse. Perché il Partito democratico – che democratico ancora non è – trasformasse da tattica in strategica la sua alleanza con l’estremismo giudiziario da una parte, e con l’estremismo ed il conservatorismo sindacale dall’altra. Perché insomma si ritornasse al passato e agli antichi rituali.
 Ed oggi a che cosa assistiamo? Il segretario sconfitto se ne va, ed il suo vice – che fino al giorno prima ne aveva condiviso ogni scelta – subito ne rinnega la linea in un disperato quanto inutile tentativo di salvare il salvabile.
 Ma gli italiani, cari signori della sinistra, non hanno gli occhi bendati: ci vedono benissimo.
 Vedono che mentre noi andiamo avanti, voi proseguite con la testa voltata all’indietro.
 Vedono che mentre noi, in un’emergenza che ha fatto tremare le vene ai polsi ad ogni leader del mondo, abbiamo garantito stabilità al Paese e per ciò guadagniamo consensi, voi non trovate di meglio che tornare al passato, che continuare ad insultarci, che litigare tra di voi incuranti dell’interesse generale.  Anche per questo continuate a perdere largamente ogni consultazione elettorale.
 E’ una situazione, è una realtà sotto gli occhi di tutti.
 Noi siamo qui, e guardando a dove eravamo quando siamo partiti, siamo consapevoli di essere oggi molto più forti di allora, molto più attrezzati di allora alle sfide della modernità. La nostra classe dirigente cresce a livello nazionale e sul territorio; i nostri giovani si affermano nelle università e nella vita pubblica. Non abbiamo mai risposto all’odio con l’odio, agli insulti di chi cerca di delegittimarci con gli insulti. Oggi la parola “moderati”, ma diciamo pure la parola “centrodestra”, rappresenta un patrimonio e una ricchezza. Una ricchezza che si è rivalutata ed è destinata a rivalutarsi sempre più nel tempo.
 Il logoramento della sinistra invece, e per colpa dei suoi stessi errori, è stato totale. Ha colpito e distrutto il suo modello centralistico e dirigistico di partito, un modello improponibile nell’era della comunicazione in tempo reale. Questa sinistra ha spazzato via dalla scena uno dopo l’altro i suoi leader, sempre più divisi e incapaci di rappresentare il popolo e le sue aspirazioni in una società moderna. Così la sinistra sta uscendo di scena e non ha più un volto. Ed anche la stessa parola “sinistra” non piace più neppure a sinistra. 
 Queste sono verità incontrovertibili.
 Eppure, nonostante tutto, una sinistra riformista ed una opposizione moderna sarebbero indispensabili anche in Italia. Per questo noi siamo qui ad aspettarli. Non possiamo prenderci sulle spalle i loro ritardi e le loro responsabilità, ma attenderemo con la pazienza e la tolleranza che ci contraddistingue. Lo facciamo perché non c’è governo democratico al mondo a cui faccia bene l’assenza di un’opposizione. Lo facciamo, soprattutto, perché abbiamo promesso solennemente di governare anche per quegli italiani che non la pensano come noi; e noi le promesse le manteniamo, tutte e sempre.

 Lo facciamo anche perché non rimanga inascoltato, almeno da parte nostra, l’incoraggiamento che il 28 maggio 2008 ci venne da Papa Benedetto XVI, al quale va il nostro affettuoso saluto. Pochi giorni dopo le elezioni, Egli parlò di “segnali di un clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo” e di “diffuso desiderio di riprendere il cammino, di affrontare e risolvere insieme almeno i problemi più urgenti e più gravi, di dare avvio a una nuova stagione di crescita economica, ma anche civile e morale”.
 E’ quello che stiamo cercando di fare. E’ quello che è indispensabile fare.
 Abbiamo infatti ricevuto dai governi precedenti e dalla sinistra un’Italia afflitta da pesanti eredità.
 Abbiamo ereditato un debito pubblico che a causa dei famigerati governi consociativi del compromesso storico,  si è moltiplicato per 8 tra il 1980 e il 1992 e oggi è pari al 106 per cento del pil. Questa tremenda situazione ci obbliga ogni anno a spendere decine di miliardi di euro dello Stato (ora sono 80 miliardi) per pagare gli interessi sui titoli del Tesoro invece che fare investimenti.
 Altro handicap che ci viene dal passato: abbiamo una pubblica amministrazione pletorica, inefficiente e costosa. La più costosa in Europa: 4.500 euro di costo per ogni cittadino, contro i 3.300 della Germania e degli altri Paesi europei.
 Siamo tributari dell’estero per l’energia che ci serve perché l’estremismo ambientalista è riuscito a impedire che l’Italia sviluppasse la tecnologia nucleare, settore nel quale siamo stati addirittura i precursori con Enrico Fermi. Per questo paghiamo l’energia il 35 per cento più dei nostri concorrenti. Tra questi, la Francia che con il nucleare produce l’80 per cento dell’energia che consuma, e copre una quota significativa delle nostre importazioni.

Infrastrutture: anche qui eravamo i primi in Europa dopo i tedeschi, mentre oggi siamo al 19° posto e dobbiamo colmare un ritardo trentennale. Il divario rispetto ai nostri diretti competitori europei come la Germania, la Francia e la Spagna è oggi del 50 per cento. E questo anche grazie ai veti del falso ambientalismo che hanno bloccato il nostro piano di 124 opere strategiche avviato nel 2001 con la Legge Obiettivo, compresi il Corridoio 5 tra l’Atlantico e il Pacifico, il Ponte sullo Stretto e i nuovi trafori alpini.
 Abbiamo ereditato un’evasione fiscale record: sul 20 per cento del pil, che è l’ammontare dell’economia sommersa, non si pagano imposte. Per un totale di 100 miliardi di euro l’anno, che dunque mancano al bilancio statale.
 Ci siamo trovati una giustizia che è un vero disastro. Sia la giustizia civile, dove i tempi sono incompatibili con le esigenze di una moderna società industriale: cinque anni per una causa di lavoro, otto anni per recuperare una somma da un fallimento. Sia la giustizia penale, dove lo squilibrio di poteri tra l’avvocato dell’accusa e quello della difesa si somma all’inefficienza storica degli uffici, e rende di fatto un miraggio il giusto processo.
 A tutte queste eredità negative il nostro governo ha cominciato a porre mano con un programma che stiamo speditamente realizzando.

Non voglio fare l’elenco delle molte cose che abbiamo realizzato in solo dieci mesi. Credo davvero che nessun governo prima di noi abbia fatto così tanto e così bene in così poco tempo.
 Sono stati mesi davvero intensi, vissuti sempre con il cuore in gola.
 Lasciatemi ricordare almeno i risultati più importanti.
 Da subito ci siamo impegnati ad affrontare e risolvere emergenze come i rifiuti di Napoli e della Campania. Abbiamo mantenuto all’Italia la nostra compagnia di bandiera. Abbiamo attivato numerosi provvedimenti per ridare sicurezza ai cittadini e per fronteggiare il carovita.
 Abbiamo predisposto, prima degli altri Paesi europei, una serie di misure per fronteggiare la crisi globale, la cui pericolosità avevamo già individuato più di un anno fa, quando ancora eravamo all’opposizione.
 Per questo motivo a giugno 2008 abbiamo messo in sicurezza i conti pubblici con una legge finanziaria per la prima volta impostata su base triennale, per poter affrontare la crisi con gli strumenti di finanza pubblica più adeguati.
 Siamo stati i primi al mondo, il 10 ottobre 2008, a proteggere i risparmi degli italiani depositati nelle banche. Siamo quelli che in Europa hanno stanziato più fondi a favore delle famiglie, dei lavoratori, delle imprese e dell’economia reale, per un totale di 55,8 miliardi di euro. Quasi 4 punti di Pil per le grandi opere, per la protezione dei più deboli,
per l’edilizia scolastica, per le imprese dei settori più colpiti, per la protezione di chi perde il lavoro, estendendola per la prima volta ai lavoratori delle piccole imprese, agli apprendisti, agli interinali, ai collaboratori a progetto.
 In questi primi dieci mesi, non ci siamo limitati ad affrontare tempestivamente le tante emergenze nuove o ereditate, ma abbiamo anche avviato e in buona parte realizzato numerose riforme, utili nell’immediato e importanti per porre solide fondamenta per il futuro: la riforma della pubblica amministrazione, la riforma del processo civile, gli interventi che riguardano la scuola e l’università, lo sblocco delle infrastrutture, le misure che uniscono insieme difesa dell’ambiente e sviluppo economico. 
 Tutto questo è stato possibile grazie alla concordia nella quale il governo ha saputo operare sempre in perfetta sintonia con i nostri gruppi parlamentari. 

 Sono fiero di avere al mio fianco persone così appassionate e competenti: sento una collaborazione, un’amicizia e un affetto da parte di tutti i componenti della squadra di governo e della maggioranza che mi danno forza e che costituiscono un motivo di ulteriore rassicurazione per tutti gli italiani.
 In campagna elettorale avevo detto che il nostro governo non prometteva miracoli ma impegno e dedizione nell’interesse di tutti.
 Nei primi dieci mesi di governo abbiamo mantenuto la parola, lo Stato è tornato a fare lo Stato e gli italiani hanno capito che il governo è al loro fianco per sostenerli, per incoraggiarli e fare in modo che ciascuno possa vivere nel modo più libero possibile.
 Dobbiamo tutti essere orgogliosi dei risultati raggiunti.
 Voi tutti che siete qui avete anche il compito di essere infaticabili annunciatori delle tante cose buone fatte dal governo. Lo dovete fare, lo dobbiamo fare tutti insieme, non solo per dare testimonianza alla verità dei fatti contro il catastrofismo diffuso dalla sinistra e dalle loro gazzette, ma soprattutto perché abbiamo il dovere di dare speranza a tutti i nostri concittadini e di impedire che il bombardamento quotidiano di cattive notizie fiacchi la loro volontà di agire, di rischiare, di investire, di lottare contro le avversità, nella certezza di un futuro migliore.
 Per aiutarvi in questo decisivo impegno, nella cartella che vi sarà distribuita all’uscita troverete anche una pubblicazione “Dieci mesi di lavoro dalla parte degli italiani”, che illustra in modo chiaro le principali realizzazioni del nostro governo. Leggetela e diffondetela. Sostenete in questo modo il governo e date nuova forza a tutti gli italiani.
 Al grande lavoro in patria va unito anche l’enorme impegno dedicato alla politica estera, che diventa sempre più politica “interna”, per le ricadute che essa ha sui destini del nostro Paese.

Grazie a noi, grazie al nostro governo, l’Italia oggi è forte, rispettata e autorevole in Europa e nel mondo.
 Coerenti con i nostri valori, abbiamo fatto una scelta di campo chiara e netta, che è la stessa da sempre. Abbiamo scelto di far parte del Partito del Popolo Europeo e di schierarci al fianco delle grandi democrazie occidentali e degli Stati Uniti d’America.
 Ve l’ho già raccontato. C’era una volta un padre che portò suo figlio al cimitero americano e tra quelle migliaia di lapidi gli fece giurare che avrebbe serbato eterna gratitudine verso quel popolo che aveva sacrificato tanti suoi giovani per la nostra libertà, la nostra dignità e il nostro benessere.
 Quel padre era mio padre. Quel ragazzo ero io.
 Sarò  sempre grato agli Stati Uniti d’America per averci salvato dal nazismo e dal comunismo. Sarò sempre grato agli Stati Uniti d’America per averci consentito attraverso gli aiuti del Piano Marshall di uscire dall’indigenza e di avviarci ad un vero benessere. Sarò sempre grato agli Stati Uniti d’America per avere difeso l’Europa dalla minaccia sovietica nei lunghi decenni della guerra fredda.
 Ovunque il comunismo sia arrivato al potere ha prodotto terrore, oppressione e miseria.
 Soltanto la nostra sinistra non ha ancora imparato la lezione dei cento milioni di morti del comunismo.
 E ancora pretendono di essere loro a darci lezioni storia, di morale e di galateo costituzionale.
 La nostra politica estera è coerente con le idee nelle quali crediamo, con i valori di libertà e di democrazia che sono al cuore del nostro essere e che noi non abbiamo mai dovuto rinnegare. Questi valori sono la bussola che ci ha sempre guidato nel prendere ogni decisione, anche le nostre ultime decisioni per affrontare la crisi economica e finanziaria globale, la crisi energetica, i conflitti esplosi in Georgia e in Medio Oriente.  Questi valori ci guideranno anche in futuro. La nostra bussola, come ho detto nella Dichiarazione programmatica di governo il 13 maggio davanti alle Camere, è la crescita della  libertà, della prosperità e dell’affermazione dell’Italia in Europa e nel mondo, nel segno della responsabilità occidentale.

Per noi l’Occidente è uno e uno solo. Questo è vero sul piano politico, sul piano economico e sul piano militare. Ed è soprattutto vero sul piano umano e su quello dei valori.
 Europa e Stati Uniti sono legati allo stesso destino.  L’Europa ha bisogno degli Stati Uniti, gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Europa.
 Non abbiamo esitazioni nel pronunciare queste dichiarazioni.
 Non abbiamo esitazioni ad essere quelli che siamo. Anzi, ne siamo fieri, soprattutto oggi.
 È proprio adesso che dobbiamo guardare con fiducia al futuro. Noi siamo nella condizione di riuscire prima e meglio di altri a superare la fase di declino che l’economia mondiale attraversa. Potremo farlo, senza stravolgere i nostri stili di vita, a patto di ritrovare la forza dei valori che ci hanno consentito, dopo un periodo ben più grave di quello attuale, dopo una lunga guerra mondiale, di conseguire livelli allora inimmaginabili di prosperità e di benessere.
 Noi siamo abituati a pensare che non esiste una società perfetta e che il compito del buon governante non è quello di inseguire le utopie visionarie che sono frutto dei fondamentalismi ideologici. Noi siamo impegnati a revisionare e a correggere di continuo le possibili degenerazioni di una società imperfetta. In un mondo che cambia di ora in ora, il riformismo liberale è un lavoro che non finisce mai. Il nostro riformismo liberale è la formula vincente anche nei rapporti internazionali.
 È stato il riformismo liberale a farci dire per primi - noi liberali attenti alla solidarietà, noi liberali che crediamo nell’economia sociale di mercato – che lo Stato di fronte alla crisi doveva intervenire per proteggere le imprese, le famiglie, i più deboli.
 Sono stato il primo tra i leader del mondo a dichiarare, lo scorso 10 ottobre, che non avremmo consentito che neppure una sola banca fallisse o che un solo risparmiatore perdesse i suoi risparmi.
 Siamo stati i primi a dire che contro la crisi globale dovevamo mettere a punto risposte globali, e che dovevamo introdurre un sistema condiviso di principi e regole comuni sulla trasparenza, sull’integrità e sulla correttezza delle attività finanziarie ed economiche di tutto il mondo.
 Siamo stati i primi a mettere in guardia contro la tentazione del protezionismo, i primi a studiare misure di sostegno all’economia reale capaci di stimolare i consumi e dare slancio alle imprese.
 Siamo stati i primi, responsabilmente, a dire che quanto più una crisi è grave, tanto più bisogna contrastarla con la fiducia, con quella che il presidente Obama ha chiamato “l’audacia della speranza”. Io lo sottoscrivo con convinzione.
 Tornando al nostro ruolo internazionale possiamo dire senza   tema di smentita che oggi l’Italia è rispettata nel mondo. Presiede il G8, ed io personalmente lo presiederò per la terza volta. A nessun leader dei più importanti Paesi del mondo gli elettori hanno assicurato un consenso così duraturo da consentirgli di presiedere tre volte un G8. Ringrazio gli italiani che mi hanno così a lungo confermato e rinnovato la loro fiducia.

 Io credo di avere ormai una certa esperienza internazionale e rapporti di stima e amicizia con molti leader che ci hanno consentito e ci consentono di fare del nostro Paese un protagonista di primo piano della politica internazionale.
 Abbiamo contribuito, grazie all’amicizia con i vertici russi, alla soluzione della crisi georgiana e della crisi energetica. La nostra azione al fianco del presidente Sarkozy ha scongiurato le stragi che si annunciavano in Georgia, e che certamente vi sarebbero state e che avrebbero provocato un divorzio difficilmente sanabile tra la Federazione russa da una lato e l’Unione Europea, la Nato e gli Stati Uniti dall’altro.
 Noi abbiamo sostenuto e sosteniamo la necessità di tornare allo “spirito di Pratica di Mare”, che grazie a noi permise nel maggio 2002 la nascita del Consiglio Nato-Russia e la stipulazione di importanti accordi con quello storico vertice che segnò la fine della guerra fredda e di un incubo durato più di mezzo secolo: l’incubo atomico dell’annientamento reciproco.
 Ancora, abbiamo ultimamente evitato che l’Europa si gravasse di un rilevante peso economico rispetto agli altri giganti dell’economia mondiale, adottando al Consiglio europeo di fine 2008 un “pacchetto energia” che avrebbe duramente penalizzato le nostre economie e le nostre imprese. Al G8 e alla Conferenza sul clima a Copenaghen cercheremo di coordinare un’azione autenticamente ambientalista e quindi rispettosa dell’ambiente, ma senza il fanatismo ideologico dell’ambientalismo, con tutti i grandi Paesi del Pianeta e con le economie emergenti con cui vogliamo rafforzare il dialogo. Lo faremo a luglio alla Maddalena, dove il G8 si aprirà alla Cina, all’India, al Sud Africa, all’Egitto, al Brasile e al Messico. Insieme a questi Paesi riceveremo i Paesi dell’Unione Africana e lavoreremo per lanciare una nuova filosofia degli aiuti internazionali, affinché non siano più erogati a pioggia senza sapere dove e a chi finiscono, ma siano davvero efficaci mediante la realizzazione diretta di infrastrutture e di opere sociali con il coinvolgimento di più strumenti e di più attori, anche privati.

 L’ultimo successo che abbiamo ottenuto è stata la chiusura del contenzioso con la Libia, che durava da quasi un secolo e che i precedenti governi di sinistra avevano cercato di risolvere, naturalmente senza riuscirci. Noi ci siamo riusciti, con enormi vantaggi in prospettiva per le nostre aziende, e con i giusti riconoscimenti ai nostri esuli.   
 Vi ricordate qualche evento, qualche risultato importante degli ultimi governi della sinistra in politica estera? Noi ricordiamo, purtroppo, le bandiere di Stati Uniti e di Israele bruciate e calpestate nelle piazze, addirittura l’ignobile oltraggio ai manichini dei nostri caduti a Nassiriya. Un ricordo che ancora ci indigna.
 Noi siamo fieri dei nostri soldati che contribuiscono alla costruzione della democrazia e della pace nei Balcani, in Afghanistan, nelle aree calde del Medio Oriente.
 Anche da qui vogliamo che i nostri carabinieri, i nostri bersaglieri, i nostri marinai, i nostri aviatori, tutti i nostri soldati sentano forte la nostra vicinanza, la nostra gratitudine, il nostro calore. Che sentano il calore del nostro popolo, del Popolo della Libertà!
 Noi siamo tra i Paesi fondatori dell’Europa e crediamo in un’Europa che non è quella arroccata in una torre d’avorio, lontana dai cittadini, un’Europa dirigista e centralista: l’Europa dei burocrati. Noi crediamo, invece, nell’Europa che vogliono i cittadini europei e che è fatta di una grande storia, di valori condivisi e di una politica comune. Di democrazia e di libertà. Di rigore e di tolleranza. Di libera iniziativa e di solidarietà. Un’Europa libera, cristiana e occidentale che pratica e che diffonde la libertà nel mondo. Un’Europa che dobbiamo rinnovare in linea col Trattato di Lisbona perché deve essere ancora più autorevole, più democratica e più unita.
 
Per ricostruire la fiducia dei cittadini europei nell’Europa unita è necessario lavorare ad una riforma del’Europa che permetta di restituire agli Stati alcune competenze nazionali e, nello stesso tempo, affidi e rafforzi nelle mani dell’Europa le competenze in materia di politica estera e di difesa senza delle quali l’Europa non può esistere, specialmente in un momento di cambiamenti vertiginosi come quello che stiamo attraversando.

Torniamo al nostro movimento.Il Popolo della Libertà è già nato anche in Parlamento, e il lavoro comune nei gruppi della Camera e del Senato è stato un banco di prova assolutamente positivo: la nostra grande compattezza ha reso possibile l’approvazione in tempi record di tanti provvedimenti varati dal governo nella situazione d’emergenza in cui ci siamo trovati ad operare. L’asse tra il Popolo della Libertà e il governo, grazie anche alla leale collaborazione con la Lega Nord è stata, è e sarà la chiave di volta per garantire all’Italia una stagione di stabilità e di vere riforme e per superare l’attuale crisi finanziaria internazionale.
 Il nostro governo e la nostra maggioranza sono il luogo dove si esprime il massimo del riformismo possibile, che può realizzarsi grazie a una solidità politica senza precedenti. 

Siamo l’unico governo possibile oggi in Italia.
 Questa situazione aumenta la responsabilità del nostro movimento che nasce e che inevitabilmente si pone come legato al governo che esso oggi esprime.
 Il destino e il futuro del Popolo della Libertà dipendono dalla capacità del governo di rispondere alla sfida che grava sul Paese e di incontrare il consenso dei cittadini, anche di quelli che hanno preferito o preferiscono votare per l’opposizione.
 E’ il sistema Italia nel suo insieme, al di fuori di ogni divisione di parte a cui noi facciamo riferimento. Dobbiamo dire, a tutti coloro che ci sostengono con il loro voto e con la loro simpatia, di schierarsi attorno al governo che oggi è la chiave del futuro del Paese.
 I governi oggi hanno in tutti i Paesi responsabilità assai accresciute rispetto a quelle del passato perché ad essi è affidato il compito di far riprendere il rapporto virtuoso tra economia finanziaria ed economia reale.
 Le istituzioni sono chiamate a giocare un ruolo impensabile solo fino a pochi mesi fa.  Ciò richiede tempi di reazione ben più rapidi dagli abituali tempi lunghi delle istituzioni. Per questo motivo abbiamo posto il problema di dare forma al nesso diretto tra corpo elettorale e governo che non era previsto dal testo della Costituzione del ’48. Oggi con maggior ragione sosteniamo che l’autorità del governo e i tempi brevi a cui essa è obbligata devono trovare la risposta nelle istituzioni.
 Noi rispettiamo la Costituzione e in essa ci riconosciamo. Sentiamo il patriottismo della Costituzione ma non fine a sé stesso. Sentiamo il patriottismo della nazione e della tradizione, delle radici cristiane e umanistiche dell’Italia, che è il luogo in cui avvenne la sintesi tra cristianesimo, tra ellenismo e romanità. Accogliamo nella nostra memoria le differenti Italie del Medioevo e del Rinascimento così come l’Italia che è entrata nella modernità con il Risorgimento. Vogliamo superare quei toni da “guerra civile infinita” che rimangono ancora in Italia nel linguaggio politico della sinistra. Vogliamo ricordare tutta la passione e la sofferenza del nostro popolo, che visse in modo più drammatico degli altri la seconda guerra mondiale. Celebriamo la Resistenza e la Repubblica nella memoria dell’Italia una ed indivisa la cui storia viene da molto lontano.
 Questo è il nostro patriottismo della tradizione e della nazione.
 Vogliamo così, in questo spirito, aprire la prima pagina di una nuova stagione. Una stagione che ora iniziamo e che sarà decisiva per il peso dell’Italia in Europa e nel mondo.

 E’ con questo convincimento, con questa speranza, con questa ambizione che dichiaro aperti i lavori del nostro primo congresso, del nostro congresso fondativo.
 Invito sul palco i responsabili e i leader dei partiti e dei movimenti che oggi consegnano a noi le loro bandiere e i loro simboli affinché si fondano in quello del Popolo della Libertà:

- Denis Verdini, coordinatore di Forza Italia.
- Ignazio La Russa,  reggente di Alleanza Nazionale.
- la Nuova Dc per le autonomie di Gianfranco Rotondi,
- il Nuovo Psi di Stefano Caldoro,
- il Partito Repubblicano di Francesco Nucara,
- l’Azione Sociale di Alessandra Mussolini,
- i Popolari Liberali di Carlo Giovanardi,
- i Liberaldemocratici di Lamberto Dini,
- il Movimento Politico Italiani nel mondo di Sergio De Gregorio,
- il Movimento Politico per la Liguria di Sandro Biasotti,
- la Destra Libertaria di Luciano Bonocore,
- la Federazione dei Cristiano Popolari di Mario Baccini,
- Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’Associazione Circolo della Libertà,
- Marcello Dell’Utri, presidente dell’Associazione Circolo del Buongoverno.

 Grazie, grazie a tutti voi che siete qui, grazie a quanti ci seguono via radio, televisione e internet.
 A tutti un forte abbraccio e l’augurio di poter realizzare i sogni e i desideri che portate nella mente e nel cuore.
 Vi voglio bene, tenetemi nel vostro cuore.
 Viva il partito degli italiani.
 Viva il Popolo della Libertà.
 Viva l’Italia.

27/3/2009





23 marzo 2009

ALLEANZA NAZIONALE NEL PDL







16 dicembre 2008

ANCHE L'ABRUZZO VOLTA PAGINA

E’ Gianni Chiodi il nuovo governatore dell’Abruzzo, il candidato del PDL quando ormai sono state scrutinate l’80% delle sezioni, ha un vantaggio incolmabile sull’avversario Carlo Costantini del centrosinistra, 49% a 42,50% .
Il neo governatore Chiodi, Berlusconi che lo ha scelto e appoggiato e il centrodestra non solo i soli vincitori di queste elezioni anticipate,rese necessarie dalle dimissioni della giunta abruzzese dopo l’arresto del presidente Del Turco la scorsa estate, vince infatti alla grande anche Di Pietro,che dopo aver imposto il suo candidato governatore al partito democratico, ha raddoppiato i consensi ottenuti in Abruzzo alle elezioni politiche della primavera scorsa dal 7% al 15% , cannibalizzando di fatto il PD ridotto a meno del 20%, e già parla come nuovo leader di una futura coalizione che si proponga come alternativa al governo(Sic).
Il voto abruzzese è stato caratterizzato innanzi tutto da una massiccia astensione, hanno votato infatti solo il 53% degli aventi diritto, bene il PDL e i partiti del centrodestra,benissimo Di Pietro, perdono posizioni l’UDC e la Destra, crolla ai minimi termini il PD dal 33,5% ottenuto in Abruzzo qualche mese fa, a meno del 20%, un colpo durissimo che non mancherà di avere ripercussioni sulla già traballante leadership del “perdente di successo” Veltroni.
Soddisfatto il premier Silvio Berlusconi : “il risultato è la conseguenza di chi ha regalato le chiavi del partito nelle mani di Di Pietro. Le urne hanno dimostrato che il Partito democratico è ridotto ai minimi termini, guidato ormai dall'Italia dei Valori, mentre la vittoria che si sta prefigurando rappresenta l'affermazione del buon governo”.
Infine come ciliegina sulla torta, a spoglio in corso, si ha notizia dell’arresto del sindaco di Pescara, nonché segretario regionale del PD, D’Alfonso, l'accusa, nei suoi confronti, e' quella di concussione.
D'Alfonso, che si trova agli arresti domiciliari, e' stato arrestato insieme ad altre due persone tra cui l'imprenditore De Cesaris, gestore dei servizi cimiteriali.
Povero Walter, è come Cimabue,fa una cosa ne sbaglia due, in Africa hanno ricominciato seriamente a preoccuparsi.

I CARE,WE CAN,THEY WIN

ANCHE L’ABRUZZO HA VOLTATO PAGINA

E’ LA NUOVA STAGIONE ! ! !








10 dicembre 2008

SONDAGGIO IPR MARKETING : CROLLA IL PD

Il PDL si conferma il primo partito con il 39% dei consensi, il Partito Democratico crolla al 28% perdendo oltre 5 punti rispetto alle elezioni politiche di Aprile, avanza l’IDV di Di Pietro che guadagna il 3,4%.
Questi in sintesi i risultati di un sondaggio effettuato dalla Ipr Marketing per il quotidiano Repubblica, in vista delle elezioni europee della prossima primavera, da segnalare ancora l’arretramento dell’UDC che si ferma al 4% e della Destra di Storace al 1,5%, leggero calo anche della Lega Nord al 7,5% spiegabile con la diffidenza verso l’Europa del partito di Bossi che sfocia nell’astensione, sostanzialmente stabile l’MPA, Radicali al 1%.
La sinistra massimalista, fuori dal parlamento nazionale in seguito al terremoto di Aprile , dopo l'abbandono della coalizione, (si fermò al 3,8%) ciascuno va per conto proprio. Rifondazione comunista si ferma al 2,3% , il Pdci allo 0,6% e i Verdi all'1,3% , Sinistra Democratica, arriva al 1,3%.
Nulla di nuovo dunque, si conferma che l’alleanza e l’inseguimento a Di Pietro è tutta a vantaggio del trebbiatore di Montenero di Bisaccia che usa il PD come bancomat per prelevare voti e consensi, l’incapacità e l’insipienza della leadership di Veltroni, unita all’esplosione della “questione morale” nel partito stanno facendo il resto.
Per il partito democratico si prospetta una lunga,lunghissima traversata del deserto.







7 dicembre 2008

JOGGING CON IL PRESIDENTE
















24 novembre 2008

FORZA ITALIA CHIUDE SENZA RIMPIANTI

Il consiglio nazionale di Forza Italia ha approvato all’unanimità per acclamazione la mozione che sancisce l’ingresso del partito nel Popolo Della Libertà, si procede velocemente nella costruzione del nuovo soggetto politico, che è del popolo per il popolo, e ha avuto il battesimo vincente nelle elezioni politiche della primavera scorsa.
Certo tutto ciò che ha significato Forza Italia per il paese, le tante battaglie e un simbolo conosciutissimo non possono non evocare ricordi e nostalgie , nessun rimpianto però , ci si apre a una forza politica più grande, a vocazione altamente maggioritaria, che è già il primo partito italiano e si avvia ad essere il più grande gruppo del PPE alle elezioni europee della prossima primavera.
Mi sembra importante sottolineare come la parola libertà in tutti questi anni è stata e continuerà ad essere una prerogativa quasi esclusiva del centro destra, a cominciare da Forza Italia nata e cresciuta come forza di libertà, poi il Polo della Libertà del 1994 , la Casa della Libertà del 2000 e infine il Popolo della Libertà del 2008, insomma in Italia quando si parla o si pensa alla libertà il pensiero corre automaticamente a Silvio Berlusconi e al centro destra, mi sembra un risultato tutt’altro che trascurabile.
Al consiglio nazionale di FI è intervenuto anche Silvio Berlusconi, che non ha voluto pronunciare il discorso preparato per l’occasione ,ma si è limitato a leggere il discorso della “discesa in campodel 26 gennaio 1994, “la battaglia di libertà che abbiamo iniziato 14 anni fa deve avere il coraggio di questo passo, i programmi del ‘94 non hanno bisogno di nessun cambiamento, tutto quello che volevamo conseguire siamo riusciti a conseguirlo, dando al Paese in 14 anni qualcosa di positivo che era indispensabile, ha aggiunto il Presidente Berlusconi visibilmente commosso, saremo ancora il vero baluardo di democrazia e di libertà nel nostro Paese, l’avventura continua verso traguardi che rendano il nostro Paese più libero, in cui nessuno sia abbandonato all’emarginazione e alla miseria, un Paese nella democrazia e nel benessere, andiamo avanti sino in fondo, fino a che questi traguardi non siano assolutamente raggiunti.
E così il “giacobino di S.Babila” mantiene la sua promessa fatta giusto un anno fa di questi tempi, quando in piazza S.Babila a Milano, al culmine di una riuscitissima manifestazione nazionale contro il governo Prodi, annunciò dal predellino di un automobile la nascita di un nuovo soggetto politico che desse seguito alle aspirazioni di tutti gli elettori del centrodestra che volevano un partito unico.
Il congresso del PDL, al quale oltre a FI, aderiscono AN, i Liberal Popolari di Giovanardi, la DCA di Rotondi, Azione Sociale di Alessandra Mussolini, il movimento di Dini e altre forze minori, si terrà nel mese di marzo del 2009 e vi parteciperanno 6000 delegati , metà dei quali saranno scelti direttamente dai cittadini in due week end, il 13-14 e il 20-21 dicembre, quando ci saranno diecimila gazebo del PDL in tutte le piazze d’Italia.









20 novembre 2008

LA FARSA CONTINUA

Il Sen. Villari dopo aver convocato la commissione di vigilanza RAI, che ha proceduto all’elezione dei vice presidenti, Merlo del PD e Lainati del PDL , ha tolto la seduta e convocato l’ufficio di presidenza, in quella sede ha comunicato ai capigruppo di non volersi dimettere perché si sente un rappresentante delle istituzioni, e inoltre ha aggiunto di non sapere nulla dell’accordo raggiunto tra PD e PDL per l’elezione alla presidenza del sen. Sergio Zavoli.
Insomma la farsa continua, il PD sembra pronto ad espellerlo dal partito e inoltre i suoi rappresentanti non parteciperanno più ai lavori della commissione sino a che Villari non rassegnerà le dimissioni, ma a questo punto l’unico a cui incombe l’obbligo di dimettersi per la palese incapacità e dilettantismo con il quale ha gestito questa vicenda è Walter Veltroni.







24 ottobre 2008

I FALSI CLAMOROSI DI ANNO ZERO

Di solito non mi occupo di Anno Zero, Santoro, Travaglio&C , questa come altre trasmissioni RAI pagate con il canone di tutti i contribuenti è talmente giacobina e faziosa, così evidente agli occhi di tutti, che discuterne è tempo perso.
Un servizio pubblico, pagato appunto dai contribuenti tutti con il canone, ha bisogno di conduttori e giornalisti preparati,professionali e soprattutto imparziali, non di “protesi e ciabatte di partito”, ma non sono mai stata d’accordo per esempio con Giuliano Ferrara quando afferma che in un servizio pubblico, giornalisti come Biagi,Santoro e Luttazzi andavano e vanno “cacciati a calci in culo”, per il semplice motivo che così si fornisce loro l’alibi per il “martirio” , invece data appunto l’evidente faziosità, queste trasmissioni non fanno altro che portare l’acqua al mulino del centrodestra, e così mentre una minoranza di “frustrati & sfigati” si esaltano con questo tipo di trasmissioni, sperando che qualche procura riesca a sconfiggere chi non riesce ad essere sconfitto per via politica, così come successo nella scorsa primavera,anche alla fine di questa stagione televisiva Berlusconi e il PDL incasseranno il “dividendo di spettanza”, con tanti ringraziamenti a Santoro&C.
Pertanto anche Gasparri lasci perdere se hanno allontanato gli studenti del PDL per non farli parlare, è tutto normale, lasci correre, tutti i telespettatori hanno potuto farsi un idea, ed è tutto “grasso che cola” per il centrodestra.
Meno male poi che finalmente domani ci sarà la manifestazione del PD, il “perdente di successoVeltroni, presente anche lui, come una trottola impazzita passa da uno studio televisivo all’altro, una vera e propria bulimia da apparizioni, ma se le poteva risparmiare, la Cgil e Achille Passoni hanno lavorato molto e bene, non tema la piazza sarà piena,ma questo non risolverà i problemi ed il vuoto di idee del PD, ne tantomeno la leadership dello stesso, tanto che la testa di Veltroni,senza aspettare le europee del prossimo anno,sarà chiesta già il mese prossimo dopo le elezioni regionali in Abruzzo.
Comunque ogni tanto un eccezione si può anche fare, e quindi di fronte alle palesi falsità propinate nella trasmissione di ieri sera, vi propongo questa nota diffusa oggi dal PDL, che mi sembra non abbia bisogno di ulteriori commenti.
Nella puntata di AnnoZero andata in onda giovedì sera , che aveva tutti gli effetti speciali per definirsi epocale (la scuola, i tagli del governo, i maestri buoni a far lezione in piazza, Veltroni in studio, la Granbassi che ha scovato una “giovane ricercatrice” che però, poi si è scoperto, era solo una studentessa…), segnaliamo tre chicche probabilmente sfuggite alla concitazione – ma diciamo pure alla santoriana gravitàdel momento.

Uno. Gli slogan “Il governo dà alle banche e toglie alla scuola”. Il governo in realtà non ha erogato neppure cento euro alle banche in difficoltà. A differenza di Francia, Germania, Gran Bretagna e Usa, si è limitato (saggiamente) a mettere a disposizione risorse “per quanto necessario” e non certo gratis ma in cambio di garanzie economiche (delle banche) e sul management (sempre delle banche: chi sbaglia paga). I 40 miliardi di euro ai quali ha fatto riferimento uno studente – anche lui “scoperto” da Margherita Granbassi – sono della Banca d’Italia, la quale a sua volta li preleva dalla Banca centrale europea. E si riferiscono ad uno scambio (anche questo a pagamento) tra titoli di Bankitalia e titoli a rischio degli istituti di credito: uno swap. Invece il governo ha esteso la garanzia dello Stato sui conti correnti, sui depositi, sui risparmi dei cittadini. Quindi non aiuti alle banche, ma ai risparmiatori. Compresi, presumibilmente, Santoro, Granbassi, maestri, professori e studenti in piazza, o loro genitori. Una linea assai apprezzata anche dal Pd: peccato che Veltroni, che pare che del Pd sia il segretario, sia stato colto da improvvisa amnesia.

Due. Il “maestro buono” di Bologna, quello che faceva lezione in piazza Maggiore, nonché unico abilitato a parlare ad Anno Zero, ha spiegato come il maestro unico fosse stato abolito negli anni Settanta, dopo un attento studio da parte “dei migliori cervelli e pedagogisti italiani, ispirati da Don Milani”. Ad una domanda di Michele Santoro, che forse qualche dubbio ce l’aveva, ha chiarito che autrice dell’introduzione del maestro plurimo fu Franca Falcucci, ministra della Dc. Chiariamo. La riforma delle elementari – con l’abolizione del maestro unico – è del 1990. Presidente del Consiglio Andreotti, ministro dell’Istruzione Mattarella. Dal 1985 al 1989 i ministri Falcucci e poi Galloni avevano proposto il maestro plurimo. Aspramente contestati dalla sinistra di allora, in prima fila Repubblica. E don Lorenzo Milani? Era purtroppo scomparso nel lontano 1967.

Tre. Ad un certo punto – per contestare la proposta delle classi d’ingresso per i bambini immigrati che non conoscono l’italiano, del leghista Roberto Cota (in studio) - Michele Santoro ha citato un caso personale: “Mia figlia va a una scuola straniera e si integra perfettamente con i compagni”. Spieghiamo, visto che non l’ha fatto nessuno, e nei limiti della tutela della privacy. La figlia di Santoro frequenta lo Chateaubriand, l’esclusivo e privato liceo francese di Roma. Nulla di male, per carità. Anche Nanni Moretti ha iscritto il proprio figlio ad una scuola americana (l’Ambritt). Anche Anna Finocchiaro e Giovanna Melandri hanno scelto per la progenie scuole a pagamento. E così Bianca Berlinguer; e così i nipoti di Fausto Bertinotti e Luciana Castellina. Siamo sicuri, anzi sicurissimi che la stessa cosa avvenga anche nel centrodestra. Però qui il caso è diverso: Santoro e la sinistra non si sono calati in trincea contro gli “iniqui tagli alla scuola pubblica”? Contro lo “smantellamento deciso da Gelmini e Tremonti”? Non è forse per questo che la ditta Santoro & Travaglio ha ieri sera mobilitato mamme part time, maestri consapevoli, studenti, ricercatori e addirittura rettori (!) pronti alla lotta? E allora come la mettiamo con lo Chateaubriand? O forse stiamo parlando del filetto?

24/10/2008





6 ottobre 2008

DAL COMUNISMO ALLO SFASCISMO

"L'opposizione è ormai sprofondata dal comunismo allo sfascismo, immersa nelle tenebre dell'invidia e dell'odio sociale".
"Siamo decisi a governare anche da soli ed andare avanti con la realizzazione del programma per gli italiani. Speravamo ci fosse un interlocutore per fare le regole insieme e invece è sprofondato nelle tenebre dell’invidia sociale. Oggi dobbiamo far fronte alle necessità del Paese contando solo sulle nostre forze".
"I cambiamenti non si possono fare con i disegni di legge ma con la decretazione. Il decreto è l'unico metodo che abbiamo per governare". Lo afferma il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi alla festa del PDL. "Ridicolo - aggiunge - parlare di regime o di dittatura perché c'é sempre il capo dello stato che firma certificando la necessità e l'urgenza che c'é quasi sempre".
Silvio Berlusconi rilancia l'appello ai presidenti delle Camere perché si cambino i regolamenti parlamentari, tornando a lamentare la scarsa efficienza del Parlamento. Chiudendo la festa del PDL cita l'esempio del ddl Carfagna contro la prostituzione. "Io avrei voluto un decreto legge perché se questo problema non è un urgenza ditemi voi qual'é. Oggi ho telefonato al ministro Carfagna per chiederle cosa fosse successo al provvedimento. Lei mi ha risposto che il disegno di legge non è stato ancora assegnato alla Commissione dopo più di un mese dalla sua presentazione. E' chiara la necessità di riformare i regolamenti e rivolgo un invito forte ai presidenti delle Camere in questo senso in modo che questo nostro Parlamento sia uno strumento di governo efficiente del nostro paese".
05/10/2008




18 settembre 2008

L’INESISTENTE VELTRONI

Il “giacobino di S.Babila” non poteva non intervenire ,all'assemblea costituente dei cento, che scriverà lo statuto del Popolo Della Libertà, è il primo atto ufficiale ,la prima pietra che porterà alla nascita del nuovo partito nei primi mesi del nuovo anno, e che avrà il battesimo elettorale alle Europee del 2009, giusto come annunciato in piazza S.Babila a Milano,il 17 Novembre dello scorso anno, la promessa si avvia a diventare realtà.
Nell’intervento Berlusconi ha anche parlato dell’attualità politica e dei rapporti con l’opposizione: «Veltroni? Aveva cominciato bene, ma nei fatti è adesso del tutto inesistente».
Per il premier «la sinistra ha scelto la vecchia linea e i vecchi vizi della sua provenienza storica». «Dimentichiamo ogni speranza di poter collaborare con loro. Dovrà passare ancora un'altra generazione, visto che oggi sono posseduti solo da invidia e odio di classe». «Questa sinistra non è capace né di fare opposizione né di governare. È semplicemente deludente e con loro non si potrà neanche collaborare».
Nessuna meraviglia, Veltroni è ormai “bollito”,i suoi stessi compagni aspettano solo il momento buono per “rottamarlo”, anche volendo cercare il dialogo sarebbe una pura perdita di tempo, a che serve discutere infatti con qualcuno che ogni giorno è messo in discussione nel suo stesso partito e che è stato costretto a rimangiarsi tutte le buone intenzioni con cui si era presentato agli elettori?
Qualche accenno anche alla nuova legge elettorale per le europee, che è in discussione nelle commissioni parlamentari e sarà in aula il mese prossimo,: " circoscrizioni più piccole, niente preferenze e sbarramento al 5% ", queste le linee guida essenziali.
Tornando al PDL, il nuovo partito, Berlusconi ha spiegato all’assemblea che bisognerà lavorare per costruire un partito aperto e in contatto con la gente, attraverso sedi locali, gazebo, circoli e internet,si baserà su uno statuto “i cui principi siano di immediata comprensione a tutti e che avrà nella Carta dei Valori del PPE il suo modello”, con le elezioni europee del 2009 il PDL mira ad essere il gruppo più grande all’interno del Partito Popolare Europeo.
Secondo il Cavaliere il PDL non deve fermarsi all’attuale 42 per cento dei voti, ma “deve andare a recuperare il consenso di tutti i moderati che non si riconoscono in questa sinistra che ha profondamente deluso gli italiani e che non andrà mai al governo perché è legata alla vecchia linea e ai vecchi vizi”.
Il PDL sarà un partito forte e radicato nel territorio, ma leggero allo stesso tempo, sul modello americano pare che non ci saranno tessere per gli iscritti, ma solo la registrazione che consentirà a tantissime persone di lasciare i propri recapiti per essere ricontattate, consultate e regolarmente coinvolte nella vita del nuovo soggetto politico.
Vuoi vedere che il Cav. ci stupirà ancora con un’altra innovazione?






  



11 settembre 2008

PARTE LA CAMPAGNA D’AUTUNNO DEL GOVERNO

Ieri sera a Palazzo Grazioli,il PDL e gli alleati, in un vertice di maggioranza, hanno formalizzato le prossime tappe della campagna d’autunno del governo.
Si comincia dal federalismo fiscale, il cui testo sarà all’esame del consiglio dei ministri odierno,sarà un via libera preliminare, il si definitivo avverrà dopo il parere della conferenza stato-regioni.
Definita anche la legge elettorale per le elezioni europee della prossima primavera : “ sbarramento al 5% e niente preferenze”.
Ma non è tutto, oggi il consiglio dei ministri darà via libera al DDL sulla prostituzione fortemente voluto dal ministro per le pari opportunità Mara Carfagna, che contiene novità epocali.
Prostituirsi, comunque, continuerà a non essere un reato, purché lo si faccia in forme e luoghi «privati»; diventerà invece reato esercitare «in luogo pubblico o aperto al pubblico», nonché avvalersi delle prestazioni sessuali. Per i trasgressori, sia le lavoratrici del sesso sia i clienti, sono previste in egual misura sanzioni, che possono arrivare anche all’arresto.
Il ddl Carfagna, già annunciato prima dell’estate nell’ambito del pacchetto sicurezza, introduce dunque due novità: sanzioni per i clienti e divieto di prostituirsi nei luoghi aperti al pubblico. Le sanzioni ipotizzate prevedono l’arresto, da cinque a 15 giorni, oltre che un’ammenda, da 200 euro a 3 mila euro. In arrivo anche un giro di vite contro la prostituzione minorile: per chi sfrutta le baby prostitute , è previsto il carcere da sei a 12 anni e multe da 15 mila a 150 mila euro; si potrà ricorrere anche al rimpatrio assistito, purché sia nell’interesse del minore.
Quasi pronto anche il testo di riforma dell’ordinamento giudiziario, che contiene tra l’altro la separazione delle carriere tra PM e Magistrati Giudicanti e la revisione del processo civile e penale , il relativo DDL sarà sottoposto al  Consiglio dei Ministri probabilmente la prossima settimana e comunque non oltre fine mese.
Si prevede che questi provvedimenti, insieme alle nuove misure sulle intercettazioni, saranno licenziati dal parlamento prima della pausa natalizia.
Avanti così, finalmente un governo che governa,opera e decide, continuate a stupirci.




10 luglio 2008

ROTTURA MA ANCHE NO

Dopo il rifiuto di Di Pietro di dissociarsi e prendere le distanze da Piazza Navona su preciso imput di Veltroni, pare che sia sancita la rottura dell’alleanza tra IDV e Partito Democratico.
Io non penso che sia qualcosa di definitivo, nel PD infatti sta prepotentemente tornando di moda lo “spirito inclusivo dell’Ulivo” (Sic), Veltroni dopo la traumatica sconfitta alle politiche e le debacle amministrative, dal Friuli alla Sicilia passando per Roma, ha definitivamente archiviato la stagione dell’andiamo da soli, e sta cercando di ricucire con Rifondazione Comunista,Socialisti,Sinistra Democratica ecc. , in questo spinto anche dalle 17 correnti(pardon associazioni culturali) del partito che lo contestano un giorno sì e l’altro pure, tanto che si parla persino di candidare Mastella(si avete letto bene) come sindaco di Napoli, insomma manca solo il ritorno di Prodi per essere di nuovo “tutti insieme appassionatamente”.
Magari sarà una separazione momentanea, ma a livello locale l’alleanza continuerà, il prossimo leader del PD, che sicuramente non sarà Veltroni, quando ci saranno le elezioni politiche difficilmente rinuncerà al 4-5% dei voti e forse anche più , che Di Pietro porta in dote.
E’ vero anche che a breve non ci sono test elettorali importanti, tranne le europee dell’anno prossimo dove,con il proporzionale puro, ognuno però va per conto suo, e allora in questo contesto, eliminato l’impedimento al dialogo rappresentato da Di Pietro,un leader lungimirante proverebbe quanto meno a fare insieme alla maggioranza quelle riforme costituzionali e di sistema che necessitano non a Berlusconi e al PDL ma al paese, dubito però che anche in questo caso Veltroni abbia l’autorevolezza e le capacità necessarie.
Veltroni ipotizza che si voterà prima della naturale scadenza della legislatura, tra cinque anni, la speranza come giustamente dice Berlusconi bisogna lasciargliela, ma lui quanto durerà?






30 giugno 2008

PIENA SINTONIA DI BERLUSCONI E DEL PDL CON IL PAESE

"La fiducia nel presidente del Consiglio e nel governo di centrodestra rimane sui massimi, anche a causa della crisi profonda del Partito Democratico". Lo afferma in un'intervista al quotidiano online Affaritaliani.it l'amministratore delegato di Coesis Research, Alessandro Amadori.
"La fiducia rimane stabile intorno al 60 per cento" e "il dato risente anche di fattori relativi, ovvero dipende dallo scenario competitivo". "Il governo - prosegue - è completamente privo di alternative credibili e visibili, perciò l'indicatore di fiducia resta stabile".
Il Paese sa che non c'è un'alternativa. Si tratta di una fase unica della storia del nostro Paese, non è mai accaduto che esistesse una situazione di mono - offerta.
Un certo attivismo berlusconiano su fronti comunque minori, come la storia dei processi, ha forse introdotto elementi di ambivalenza, che però non influenzano né la fiducia né le intenzioni di voto verso il Centrodestra.
L'estrema debolezza del Centrosinistra è il vero problema dell'Italia. Le bocce sono ferme, l'indebolimento della sinistra non sembra avere soluzione; anzi per i cittadini è più probabile che si dissolva il Pd piuttosto che Berlusconi perda fiducia.
Questa dunque l’analisi di Coesis Research pubblicata il 26 scorso, ieri invece il Corriere della Sera, a conferma di questa tendenza ha pubblicato un
sondaggio sulle intenzioni di voto dove si evince il drammatico affondamento del PD e un prodigioso scatto in avanti del Popolo Della Libertà.
Il Pd in pochi mesi ha perso 5 punti (dal 33,1 % del 13 aprile al 28%), e Di Pietro ne ha guadagnati 3 (dal 4,4% al 7,4%). La Sinistra recupera almeno 1 punto, e intanto il PDL schizza di oltre 7 punti: dal 37,4% al 44,6%.
Saranno appunto questi sondaggi che hanno convinto Veltroni a recuperare il pullman rottamato e a rimettersi in giro per l’Italia da settembre, fatica e tempo sprecati secondo me.
Veltroni in soli due mesi è stato costretto a rimangiarsi tutto ciò che aveva detto e programmato all’atto della sua elezione a segretario del PD e ribadito in campagna elettorale, stretto com’è tra l’incudine della contestazioni e delle correnti interne e il martello del giacobinismo dell’alleato Di Pietro, sarà già tanto se arriverà alle elezioni europee dell’anno prossimo, dove non ci saranno voti utili e antiberlusconismo che potranno aiutarlo.
I giacobini e i giustizialisti invece non fanno altro che portare acqua al mulino del Popolo Della Libertà e di Berlusconi, questo dato era già emerso in campagna elettorale e subito dopo il voto, i risultati di questo sondaggio ne sono la lampante conferma.
Avanti così dunque senza indugi, soprattutto sui temi della sicurezza e della giustizia, il popolo è con Silvio.






20 giugno 2008

VELTRONI E’ UN FALLITO

Ci siamo Walter Veltroni, il segretario del partito democratico, sempre più in balia delle correnti interne e tentato dall’opposizione giacobina e giustizialista di Di Pietro, annuncia la discesa in piazza, ma con calma in autunno, e lo fa dall’assemblea nazionale del partito: “Non ci siamo, onorevole Berlusconi. Oggi siamo noi a dirlo, in autunno sarà una larga parte degli italiani che noi chiameremo a raccolta per un’azione di protesta e di proposta in tutto il Paese e culminerà con una grande manifestazione nazionale”, il segretario del PD parla di "una sequenza di strappi" che Veltroni elenca così: Le intercettazioni, la ricusazione dei giudici, la riproposizione del Lodo Schifani, gli emendamenti ’salva-premier. Ecco, tutto indica che ci risiamo. Lo strappo che è stato consumato dall’onorevole Berlusconi sul decreto sicurezza chiude l’occasione del dialogo forse definitivamente.
Che il partito democratico voglia scendere in piazza , al di la di tutto è comunque un bene, un bagno di sano realismo a contatto con la gente comune è utile per gente come Veltroni&C che vivono su second life ormai da un bel pezzo, sempre distanti dalla gente e dal sentire comune.
Certo si capisce che dopo le scoppole elettorali a ripetizione, ultima quella siciliana, incalzato dall’interno e dall’esterno, Veltroni doveva fare qualcosa, peccato però che abbia fatto la cosa sbagliata, ovvero il ritorno alla vecchia stagione dell’antiberlusconismo militante che anche elettoralmente e nei consensi non ha mai pagato, i fatti sono lì a dimostrarlo.
Veltroni si dimostra dunque in tutta la sua pochezza per quel che è , un leaderino senza attributi, buono solo per chiacchiere e fiction incapace di tenere unito il suo partito ed imprimergli una chiara rotta riformista, piegandosi a seconda di come spira il vento.
A questo punto gente come Bersani, D’Alema o addirittura Fassino avrebbero saputo certamente far di meglio, si può anche non essere d’accordo su intercettazioni, lodo Schifani ecc, ma quello che non capisco è come si può addebitare al cittadino Berlusconi la “colpa” di ricusare un giudice , un cittadino che vede un grave pregiudizio da parte di un magistrato nei suoi confronti sbaglia forse a ricusarlo? Secondo Veltroni sembra proprio di si.
Adesso non rimane che vedere se Veltroni oltre a scendere in piazza , sarà capace di unirsi a Di Pietro, Flores D’Arcais, e tutti gli altri giacobini e mettersi anche lui a fare i girotondi, sarà uno spettacolo da non perdere.
E chissà se quando scenderà in piazza lo farà solo con il suo partito o si uniranno a lui anche le forze della sinistra massimalista e rivedremo così una bella riedizione di quell’Ulivo tanto caro a gente come Parisi e Rosy Bindi?
Solo il tempo ce lo potrà dire, intanto la replica di Berlusconi non si è fatta attendere, direttamente da Bruxelles dove è impegnato nel consiglio europeo : “Veltroni si preoccupi delle notizie terrificante sui conti di Roma che vanno sotto la sua responsabilità. Su questo chiederemo a un istituto internazionale una completa due diligence. Se sono confermate le notizie si tratterà di una bancarotta e gli amministratori di Roma saranno dei falliti che non potranno continuare a governare”.
Questa emergenza mi ha stranito. Non c'è nessuna città d'Europa che ha lasciato un deficit di 16 mila miliardi di vecchie lire.
Walter Veltroni è un amministratore fallito e quindi dovrebbe abbandonare la politica.
Chi ha provocato questa situazione non si può riproporre come leader e il fatto che lo faccia ha dell’incredibile, spero che quel che appare non sia vero. Se invece questi conti saranno confermati non sapremo come ripianarli. È una cosa che lascia tutti sbalorditi. È un fatto allucinante.
"Veramente non c’è mai stata una luna di miele in parlamento con l’opposizione. Ci sono state anzi forme di contrasto dure e direi anche eccessive. Noi siamo aperti nei confronti di tutti, io sono il presidente del Consiglio di tutti gli italiani. Sono stato anche accusato dai miei di prestare più attenzione alle amministrazioni di sinistra piuttosto che a quelle governate dal PDL. E forse questo è anche vero, ma da parte mia c’è sempre la totale apertura nei confronti di chiunque".







28 aprile 2008

ANCHE ROMA VOLTA PAGINA,STORICA VITTORIA DI ALEMANNO

Anche Roma volta pagina, dopo 15 anni di governo ininterrotto del centrosinistra storica vittoria del candidato sindaco del PDL Gianni Alemanno, che al ballottaggio ha battuto Francesco Rutelli con oltre centomila voti di differenza.
Entusiasta Silvio Berlusconi: "Sono l'uomo più felice d'Italia. Nessun Paese democratico in Europa ha nove punti di vantaggio. Ed ora Roma... E' una vittoria bellissima, per noi tutti e' una grande rivincita".
Se po’ fa’ ,se deve fa’, questo lo slogan di Silvio Berlusconi nel comizio di chiusura a sostegno di Alemanno sindaco a Roma, è stato accontentato, e così dopo l’Italia il Popolo delle Libertà si prende anche Roma, che a livello simbolico, rappresenta una sconfitta umiliante per il centrosinistra e il partito democratico.
Sicuramente quest’ultima bruciante sconfitta non rimarrà senza conseguenze per il partito democratico e per Veltroni, in Africa si ricominciano a preoccupare di nuovo…..
Intanto Rutelli dopo l’auto blu, ricomincerà a usare il motorino, è un bel segnale di discontinuità, non basta certamente per il cambiamento, ma basta per cominciare.











16 aprile 2008

CONTINUA L’ONDA LUNGA DEL PDL

Dopo la grande vittoria alle elezioni politiche nazionali,non si ferma l’onda lunga del Popolo Della Libertà,che anche nelle elezioni regionali e amministrative ottiene lusinghieri successi.
Nelle regionali in Sicilia il candidato del PDL,Lombardo ottiene una vittoria che non ammette repliche e riesce addirittura a migliorare il risultato precedente dell’uscente Cuffaro (53,08%) ,con il risultato di 65,5% contro il 30,3% della candidata del PD Anna Finocchiaro, la candidata della Sinistra Arcobaleno Rita Borsellino non riesce neppure a raggiungere il quorum per essere eletta nell’assemblea regionale.
Il Friuli Venezia Giulia cambia invece colore politico,il presidente uscente del PD Riccardo Illy (46,2%) viene sconfitto dal candidato del PDL Renzo Tondo(53,8%), non era difficile prevederlo comunque, visto che nelle politiche di ieri il PDL in regione ha ottenuto un ampia maggioranza.
Tra le province e i comuni più importanti chiamati al voto c’è sicuramente Roma dove dal risultato parziale si andrà quasi sicuramente al ballottaggio tra quindici giorni tra Zingaretti del PD e Antoniozzi del PDL alla provincia e Rutelli del PD e Alemanno del PDL al comune di Roma, il dato è significativo poiché nelle elezioni precedenti , Gasbarra del PD alla provincia era stato eletto al primo turno con il 53,4% e Veltroni al comune con il 61,4%.
Avanti così…..




15 aprile 2008

FIVE MORE YEARS

Il trionfo di Silvio Berlusconi e del Popolo Della Libertà tra i cittadini italiani è innanzi tutto testimoniato dai numeri,quando ormai mancano poche sezioni allo scrutinio definitivo, la coalizione PDL+LEGA NORD+MPA ha un vantaggio di 9,2% al senato e 9% alla camera sulla coalizione Partito Democratico + Italia Dei Valori guidata da Walter Veltroni.
Anche il numero di seggi conquistati nelle due camere non lascia spazio a dubbi e interpretazioni: + o – 170 su 315 al senato, 340 su 630 alla camera, un mandato pieno ed assoluto a governare da parte del popolo italiano a Silvio Berlusconi che, si è confermato ancora una volta, l’unico vero leader capace di capire e interpretare quello che attraversa il paese.
E’ stato anche il giorno della scomparsa dalla rappresentanza parlamentare di formazioni storiche come i Verdi,Rifondazione Comunista,Comunisti Italiani, Sinistra Democratica e Socialisti che non sono riuscite a raggiungere il quorum sia alla camera che al senato, un piccolo drappello socialista guidato da Stefano Caldoro è comunque presente nelle liste del PDL,l’UDC guidata da Casini riesce a superare il quorum alla camera e avrà 34 deputati,irrilevante invece al senato dove saranno presenti al massimo 2-3 senatori,davvero poco per chi sino a qualche giorno fa sperava di fare l’ago della bilancia ed avere addirittura l’incarico di Premier in caso di stallo tra le due maggiori coalizioni, ma erano soltanto fantasie preelettorali.
Cinque anni ancora dunque,per quest’uomo che non finisce mai di stupire,ogni volta che lo danno per finito rinasce più forte di prima, e non viene mai meno la fiducia di gran parte degli italiani.
Sono convinta che governerà al meglio delle sue possibilità,pur se ci aspetta un periodo difficilissimo con la recessione mondiale alle porte e la pesantissima eredità del governo Prodi, crescita prossima allo zero,inflazione record al 3,3% e debito pubblico in risalita, è l’unica speranza di salvezza per questo maltrattato paese.
Alla fine della prossima legislatura si compirà il ventennio berlusconiano,ma forse solo tra qualche decennio si potrà capire l’importanza storica che quest’uomo prestato alla politica ha avuto per l’Italia, come unico protagonista contemporaneo della politica è già nella top ten dei dieci grandi che hanno fatto la storia d’Italia insieme a Garibaldi,Cavour, Pertini, De Gasperi,Leonardo Da Vinci ecc. come risulta da un recente sondaggio effettuato a cura dell’associazione sondaggisti italiani(ASSIRM), e si avvia a diventare un “Padre della Patria”, forse un giorno ai nostri nipotini potremo dire io c’ero .

BENTORNATO MIO PRESIDENTE NEL POSTO CHE LE COMPETE ,ALLA GUIDA DI QUESTO PAESE,AUGURI DI BUON LAVORO.

I CARE,WE CAN,THEY WIN

MENO MALE CHE SILVIO C’E’.


 



SOMEWHERE OVER THE RAINBOW (DA QUALCHE PARTE SOPRA L'ARCOBALENO), IL CIELO E' AZZURRO COME IL POPOLO DELLA LIBERTA', UNA CANZONE CHE ESPRIME AL MEGLIO LE MIE SENSAZIONI.
WHAT A WONDERFUL WORLD ! ! !










9 aprile 2008

VELTRONI NON E’ LA CONSULTA SERVE LA LAUREA

Veltroni scrive una lettera al candidato premier del PDL per chiedergli un impegno a garantire, chiunque vinca le elezioni, lealtà alla Repubblica.
«Ho scritto una lettera al principale esponente dello schieramento a noi avverso in cui gli chiedo, quale che sia il ruolo che ciascuno avrà, di dare una garanzia ai cittadini, che io mi impegno a dare, una garanzia di lealtà repubblicana basata su quattro punti: la tutela dell’unità della Nazione, il rifiuto di ogni forma di violenza praticata o dichiarata; la fedeltà alla Costituzione repubblicana; la fedeltà alla bandiera Tricolore e all’Inno di Mameli». L'annuncio di Veltroni arriva all'indomani delle polemiche sulle frasi di Umberto Bossi.
LA RISPOSTA - «La lettera di Veltroni è un altro effetto speciale che non possiamo accettare da lui perché non ha alcun titolo». È quanto Berlusconi replica in conferenza stampa a Vicenza sostenendo che «Non può dare patenti di lealtà repubblicana l'erede del partito comunista». Il leader del PDL ricorda di «aver già giurato ben tre volte fedeltà alla Costituzione al Quirinale».
«Solo chi ha scarsa dimestichezza con le procedure e le regole costituzionali democratiche - è la risposta che Berlusconi manda a Veltroni - dimentica che il presidente del Consiglio della Repubblica Italiana giura fedeltà alla Costituzione nelle mani del capo dello Stato». «E io - ricorda Berlusconi a Veltroni - ho giurato per ben tre volte davanti a due presidenti della Repubblica. E sarò onorato di giurare per la quarta davanti all'attuale presidente». «Quando si sono aperti gli archivi del Kgb - prosegue Berlusconi - è venuto fuori che l'Unione Sovietica dava, di tutti gli aiuti ai partiti comunisti d'occidente, il 45% al Pci». «Veltroni non è la Consulta - conclude il Cavaliere - dove per entrare serve la laurea. E dei suoi fuochi di artificio ed effetti speciali gli italiani ne hanno abbastanza».

Veltroni ormai deve essere alla più cupa disperazione se non gli è rimasto altro che questi squallidi tentativi per fare notizia, sa benissimo di aver perso la partita, non a caso gli scommettitori inglesi danno Berlusconi vincente e pagato a 1,30 contro 6,00 di Veltroni.
Io mi domando e vi domando: “ un funzionario di partito che inneggiava a Pol Pot e ai khmer rossi, che si recava a Berlino Est al festival della gioventù comunista ad applaudire i tetri e sanguinari burocrati di Breznev e a cianciare di eurocomunismo(Sic), che riceveva uno stipendio con i contributi di una nazione nemica che teneva puntati sull’Italia e sull’Europa missili con testate nucleari,che titoli ha per dare patenti di lealtà alla repubblica?
Questo dimostra una palese ignoranza delle più elementari nozioni di educazione civica, si è perso completamente il senso del ridicolo,un clamoroso autogol...




28 marzo 2008

ULTIMI SONDAGGI PUBBLICI

Oggi è l’ultimo giorno in cui per legge possono essere pubblicati i sondaggi pubblici prima del black –out preelettorale stabilito per legge sino al giorno delle elezioni.
Gli ultimissimi pubblicati sul sito ufficiale dei sondaggi politico elettorali , confermano il netto vantaggio del Popolo Della Libertà con medie che oscillano tra il 6% e il 9%, più o meno sono le stesse differenze,punto più,punto meno, da circa due mesi a oggi, la rimonta immaginata da Veltroni e dal Partito Democratico non c’è stata,ma cosa più importante non c’è stata nessuna perdita di voti da parte della coalizione guidata da Berlusconi, il cui tetto rimane stabile ormai da mesi tra il 43% e il 46% a seconda degli istituti, anche se media compiacenti parlano di possibile pareggio almeno al senato.
E’ vero che ci sono alcune regioni dove il divario tra il PDL e PD è più ridotto, e questo può rappresentare un incognita ai fini del risultato finale e della governabilità,ma credo che alla fine nella maggioranza di queste regioni il PDL prevarrà,Berlusconi,come ha confermato giorni fa Rotondi ,è in possesso di ripetuti sondaggi regionali fatti su campioni di 30.000 elettori ,che avallano questa tesi,il pareggio al senato è comunque il massimo risultato al quale il PD può aspirare,e questo la dice lunga sulle aspettative del risultato finale.

Thanks a Tocqueville per i grafici.







Gli ultimi sette sondaggi su politiche2008.tocqueville.it
PdL Pd Sin Udc Dx Soc
Media 44.5 37.6 6.7 5.9 2.3 1.2 +6.9
Crespi
27 mar
43.4 36.9 6.3 5.5 4.0 2.3 +6.5
Swg
27 mar
43.3 38.3 7.6 5.7 2.2 0.7 +5.0
Digis
27 mar
44.9 38.6 6.2 6.5 1.8 1.3 +6.3
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27 mar
45.2 36.8 6.6 7.2 2.0 0.8 +8.4
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27 mar
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26 mar
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26 mar
45.7 39.1 6.0 5.8 - - +6.6






27 marzo 2008

NOI SIAMO I NUOVI

"Questa e’ la versione di Veltroni, cioè esattamente il contrario della verità".
Così Silvio Berlusconi ha commentato il sondaggio realizzato da IPR Marketing per ’Repubblica’, che attribuisce al Senato la parità tra PD e PDL.
Anche oggi Veltroni dice tre bugie ogni due righe: e’ la vecchia ricetta stalinista sempre valida nella sinistra. Per esempio, Veltroni dice che noi siamo preoccupati al Senato. Non e’ vero, perché a Palazzo Madama avremo più di trenta senatori di maggioranza.
"Noi siamo i nuovi, non vecchi comunisti riciclati che ricordano quei negozi che falliscono e poi mettono fuori il cartello 'nuova gestione' la nuova gestione siamo noi".

Silvio Berlusconi 26/03/2008

Quando ci vuole,ci vuole...




14 marzo 2008

LA PRECARIA VOTERA’ PDL…

"Probabilmente voterò per il PDL, ma certamente non sono stata convinta dai complimenti di Berlusconi sul mio sorriso. Ho motivazioni più profonde. Ieri é stato uno scherzo, un gioco. Tuttavia, se andrà al governo, mi aspetto che mantenga le promesse fatte a me e a tutti i precari che ieri ho rappresentato". Così Perla Pavoncello, la giovane laureanda di Scienza delle Comunicazioni, con un contratto da precaria alla Fondazione Rosselli, alla quale Silvio Berlusconi ha scherzosamente proposto ieri di sposare suo figlio o un altro miliardario per avere qualche certezza, commenta con l'ANSA la bufera politica di queste ore.
Perla, 24 anni romana, tra due mesi si laureerà alla terza Università in Scienza delle Comunicazioni. Nel frattempo, racconta, lavora con contratti a termine (per ora 10 mesi) come ricercatrice sui media presso la Fondazione Rosselli. La battuta del Cavaliere non l'ha turbata: "Quello di ieri - commenta - è stato un gioco. Uno scherzo di Berlusconi che ho assolutamente accettato. Credo che anche un problema grave come quello della precarietà possa essere stemperato da una battuta. Non ci trovo nulla di male. Ma l'importante è che dopo Berlusconi abbia risposto alla mia domanda, cosa che è accaduta visto che ha parlato di mutui, affitti, piano Casa, proposte importantissime per noi precari. Non so se andrà al governo. Ma certamente se ciò accadrà io, come tutti i precari italiani, lo giudicheremo sui fatti reali. Verificheremo se manterrà le promesse che ha fatto ieri in trasmissione".
Alla domanda se le proposte del Cavaliere l'abbiano convinta, Perla Pavoncello prima nicchia, poi risponde che "probabilmente" voterà per il PDL. "Vedremo - aggiunge - Ma sia chiaro che, se farò questa scelta, non sarà per lo scherzo di ieri, perché mi ha fatto i complimenti sul mio bel sorriso. Ci sono convinzioni più profonde. Ad ogni modo, ripeto, dopo gli scherzi mi aspetto fatti concreti". Circa la battuta berlusconiana, Perla ammette che qualche effetto l'ha avuto. Per tutta la giornata, racconta divertita, i suoi amici l'hanno affettuosamente presa in giro: "Tantissime persone mi hanno chiamato dicendo di essere Piersilvio Berlusconi e di essere pronte a sposarmi". Poi si fa un po' più seria e conclude: "Tanti altri mi hanno detto che Berlusconi quella battuta se la poteva risparmiare, con i problemi che ci sono in giro, però a dirmi queste cose sono stati i miei amici di sinistra...".

E meno male che i precari erano offesi, chi ha offeso i precari è questo malgoverno che gli ha aumentato i contributi dal 18% al 24% , il tutto per mandare in pensione gente a 57-58 anni,non conviene nemmeno perdere tempo a commentare è la solita sinistra “parolaia e inconcludente” professionisti della menzogna e del ribaltamento della realtà, tutto come prima,anzi no, peggio.
Dopo aver perso il fiato per un intera giornata i “trinariciuti sinistri” vengono smentiti proprio dall’oggetto delle loro finte attenzioni.
Insomma manca completamente il senso dell’humour, ma questa non è una novità come disse una volta Berlusconi a sinistra non conoscono la gioia di vivere, si rabbuiano già a prima mattina guardandosi nello specchio.
Forza ragazzi è arrivato il momento di tirare fuori e indossare le t-shirt con la scritta “ IO SONO UN COGLIONE”!!!
Questi non sono alla frutta,sono al caffè e all’ammazza caffè…

I CARE,WE CAN,THEY WIN

MENO MALE CHE SILVIO C’E’!




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permalink | inviato da Aurora86 il 14/3/2008 alle 14:27 | Versione per la stampa

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