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  Aurora86 AZZURRA LIBERTA' - * BLOG MORALMENTE INFERIORE *
 
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AZZURRA LIBERTA'-ASCOLTA
 

INNO FORZA ITALIA-ASCOLTA
 



In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



PROGRAMMA DI GOVERNO
2008-2013


TUTTI I CANDIDATI DEL
POPOLO DELLA LIBERTA'





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...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
più entusiasmante che      
ciascuno di noi possa avere
l'avventura di fare."     
Silvio Berlusconi  
























"E' sorta in questi anni 
un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
onesta, moderata  ma   
ferma  nel  difendere   
i  principi  di  libertà,   
che  non  ha  nessun    
passato da nascondere 
e  che  soprattutto non 
ha paura di sperare e di
credere. Questa  Italia 
siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





STO LEGGENDO:
CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
popoli oppressi?"



LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
il sangue dei vinti".
 


GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
L'11 SETTEMBRE.



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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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6 giugno 2009

IL VOTO UTILE














31 marzo 2009

IL GIACOBINO DI S. BABILA MANTIENE LA PROMESSA

La nascita del Popolo della Libertà, traguardo niente affatto scontato sino a poco più di un anno fa, e la, questa si, scontata elezione per acclamazione alla presidenza della neonata creatura politica al termine del congresso fondativo, consegnano ormai Silvio Berlusconi direttamente alla storia.
Il partito unico del centrodestra da tempo nel cuore dei militanti e degli elettori e chiodo fisso da almeno un decennio di Berlusconi, finalmente c’è, e nasce sotto una buona stella, non solo con un vero leader capace di guidare il suo popolo e il governo del paese, ma come il congresso ha dimostrato, con una classe dirigente fatta di giovani emergenti, donne e perché no,anche di politici ormai navigati, che assicurano il futuro del partito, l’ingresso a pieno titolo nella grande famiglia del PPE e l’adesione ai suoi valori ne fa una forza politica di riferimento per l’Europa tutta.
Se e quando Silvio Berlusconi farà un passo indietro non sarà un salto nel buio, tutt’altro, il PDL sarà la principale forza politica dell’Italia per i prossimi decenni, con la quale avversari e anche alleati dovranno misurarsi, come la democrazia cristiana, dato il potenziale di consensi più o meno intorno al 40%, ma non sarà una nuova DC, l’importanza che questi giorni hanno avuto nella politica italiana, potranno giudicarli soltanto gli storici.
Del partito unico se ne discuteva da un pezzo tra gli elettori e i politici del centrodestra, chi non ricorda i vuoti e noiosi convegni organizzati da Adornato, dove si discuteva per giorni, solo tante chiacchiere senza approdare mai a nulla di concreto, la prima svolta ci fu nella manifestazione di Piazza S. Giovanni del 2 Dicembre 2006, si vide chiaramente un grande popolo unito senza distinzioni di bandiere che chiedeva ai suoi dirigenti di fare altrettanto, la seconda forse ancora più importante fu l’annuncio di Berlusconi a Milano, in Piazza S.Babila nel Novembre 2007, quando al termine di una manifestazione nazionale, in mezzo alla folla, dal predellino dell’auto annunciò la nascita di un nuovo partito che doveva unire se non i dirigenti,almeno una buona parte degli elettori del centrodestra, “ andremo avanti con la forza della gente contro i parrucconi della politica” disse Berlusconi, tanto che il nome “ Popolo della Libertà” fu scelto con un referendum tra gli elettori e i simpatizzanti di tutto il centrodestra, quella promessa oggi è stata mantenuta, gli avvenimenti successivi, la caduta del governo Prodi e le elezioni hanno convinto anche Fini con Alleanza Nazionale,nonché gli altri piccoli movimenti e partiti alleati a formare prima una lista unica e poi a sciogliersi nel nuovo soggetto, una parte determinante l’ha avuta certamente anche il partito democratico che riunendo DS e Margherita e scegliendo di non allearsi con la sinistra massimalista, ha costretto il centrodestra a semplificare,con risultati secondo me, assolutamente migliori.
Sottovalutare Berlusconi è stato l’errore più grande che la sinistra ha commesso, come ha candidamente ammesso in un intervista Luciano Violante, nel 1994 quando annunciò la “discesa in campo” , Berlusconi veniva irriso e deriso dai cosiddetti professionisti della politica : “ nessuno capì nulla, nessuno capì che iniziava una nuova era”, si erano illusi che la distruzione dei vecchi partiti di governo per via giudiziaria li avrebbe automaticamente portati al potere, senza capire che gli elettori di quei partiti non avrebbero votato e non voteranno mai a sinistra, aspettavano soltanto che si materializzasse un nuovo partito e un nuovo leader che potesse interpretare le loro ansie e le loro aspettative e ne condividesse i valori.
Si è perseverato e si persevera tutt’oggi in quel tragico errore, anziché cercare di capire e interpretare l’elettorato di Berlusconi , si è cercato di abbattere il leader in tutti i modi possibili e immaginabili, coinvolgendo la magistratura politicizzata e le procure eccellenti, con referendum sulle sue televisioni ecc.ecc., attacchi micidiali e sleali conditi da un becero antiberlusconismo sviluppato da pseudo intellettuali e cosiddetti poteri forti che ha avuto esisti funesti e ha prodotto soltanto una saldatura ancora maggiore tra il leader e il suo popolo, se dopo 15 anni Berlusconi è ancora una volta al governo più saldo e forte come non mai, sarà interessante, tra qualche decennio, vedere come gli storici giudicheranno oltre che Berlusconi, la miopia e il pressapochismo della sinistra italiana di questi anni.










29 marzo 2009

1° CONGRESSO DEL POPOLO DELLA LIBERTA'-LIVE









IL DISCORSO DI CHIUSURA DEL PRESIDENTE SILVIO BERLUSCONI AL CONGRESSO DEL POPOLO DELLA LIBERTA'

Grazie per la vostra fiducia, amicizia, affetto.
 Mi avete affidato una grande responsabilità, una entusiasmante responsabilità: quella di guidare il Popolo della Libertà.
 Mi auguro di essere all’altezza. Cercherò di non deludervi mai.
 Nel mio discorso di venerdì ho tracciato un affresco della nostra storia, del percorso che ci ha portato a questo straordinario congresso.
 Ieri Gianfranco, mi ha fatto un complimento: mi ha riconosciuto una “lucida follia”. Senza la quale non ci sarebbe stato questo percorso e non sarebbe mai nato questo nostro Popolo della Libertà. Lo ringrazio per questo attestato. Anche perché ha colto nel segno.
 “Lucida follia” è un’espressione di Erasmo da Rotterdam che è a me molto cara.
 Secondo Erasmo: «Le decisioni più sagge, le decisioni più giuste, la vera saggezza, non è quella che scaturisce dal ragionamento, non è quella che scaturisce dalla mente, ma è quella che scaturisce da una lungimirante, visionaria follia».
 Credo davvero che una “lungimirante visionaria follia” mi abbia guidato fin dall’inizio della nostra avventura politica. Ho pensato di donarvi un’edizione in carta pergamena del mio primo appello: “Per il mio Paese” del 26 gennaio 1994, in cui annunciavo la mia discesa in campo.
 Vorrei leggere con voi un passo di quel discorso che anticipa con una visione nitida e precisa tutto il percorso che abbiamo fatto e che ci ha portato sin qui.
 Leggiamolo insieme.

 […] Se ho deciso di scendere in campo con un nuovo movimento, e se ora chiedo di scendere in campo anche a voi, a tutti voi - ora, subito, prima che sia troppo tardi - è perché sogno, a occhi bene aperti, una società libera, di donne e di uomini, dove non ci sia la paura, dove al posto dell’invidia sociale e dell’odio di classe stiano la generosità, la dedizione, la solidarietà, l’amore per il lavoro, la tolleranza e il rispetto per la vita.

Ciò che vogliamo farne è una libera organizzazione di elettrici e di elettori di tipo totalmente nuovo: non l’ennesimo partito o l’ennesima fazione che nascono per dividere, ma una forza che nasce invece con l’obiettivo opposto; quello di unire, per dare finalmente all’Italia una maggioranza e un governo all’altezza delle esigenze più profondamente sentite dalla gente comune.
 Ciò che vogliamo offrire agli italiani è una forza politica fatta di uomini totalmente nuovi. Ciò che vogliamo offrire alla nazione è un programma di governo fatto solo di impegni concreti e comprensibili. Noi vogliamo rinnovare la società italiana, noi vogliamo dare sostegno e fiducia a chi crea occupazione e benessere, noi vogliamo accettare e vincere le grandi sfide produttive e tecnologiche dell’Europa e del mondo moderno. Noi vogliamo offrire spazio a chiunque ha voglia di fare e di costruire il proprio futuro, al Nord come al Sud vogliamo un governo e una maggioranza parlamentare che sappiano dare adeguata dignità al nucleo originario di ogni società, alla famiglia, che sappiano rispettare ogni fede e che suscitino ragionevoli speranze per chi è più debole, per chi cerca lavoro, per chi ha bisogno di cure, per chi, dopo una vita operosa, ha diritto di vivere in serenità. Un governo e una maggioranza che portino più attenzione e rispetto all’ambiente, che sappiano opporsi con la massima determinazione alla criminalità, alla corruzione, alla droga. Che sappiano garantire ai cittadini più sicurezza, più ordine e più efficienza.


La storia d’Italia è ad una svolta. Da imprenditore, da cittadino e ora da cittadino che scende in campo, senza nessuna timidezza ma con la determinazione e la serenità che la vita mi ha insegnato, vi dico che è possibile farla finita con una politica di chiacchiere incomprensibili, di stupide baruffe e di politici senza mestiere. Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande sogno: quello di un’Italia più giusta, più generosa verso chi ha bisogno più prospera e serena più moderna ed efficiente protagonista in Europa e nel mondo.
 Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano". […]

Era il 26 gennaio del 1994. Ho aggiunto in calce la data del 27 marzo di questo nostro Congresso. Con la stessa “lungimirante visionaria follia”, che ormai ha contagiato anche tutti voi, abbiamo sognato e costruito il grande partito degli italiani, che nasce oggi, il Popolo della Libertà. Un nome che fissa e indica immediatamente due caratteristiche fondamentali del nostro partito.
“Popolo”. Perché la sovranità appartiene al Popolo, perché dal popolo troviamo legittimazione e per il bene del popolo vogliamo lavorare. E poi perché siamo tanti e uniti dalla passione per gli stessi valori e quindi siamo un vero popolo.
 “Libertà”. Perché è il nostro valore di riferimento, la nostra religione laica. La stella polare che ci guida in tutte le decisioni.
 I nostri valori sono il nostro punto di forza. Sono scritti chiaramente nella Carta dei valori del Partito dei Popoli Europei, che è anche la nostra carta, perché abbiamo contribuito a scriverla al congresso trentennale del PPE che si è svolto a Roma nel 2006.  E’ la Carta che avete appena approvato.


Leggetela, approfonditela. Meditatela perché è la nostra carta d’identità.
 Questi valori hanno fatto grande la nostra civiltà e sono alla base di tutte le democrazie occidentali. Sono la libertà, la democrazia, la dignità dell’uomo, la parità tra uomo e donna, la sacralità della vita, la difesa della famiglia naturale. Questo è, se vogliamo, e soltanto questo, il vero “berlusconismo”. Con buona pace  di chi tenta continuamente di denigrarci.
 Questi valori non solo ci consentono ma in un certo senso ci obbligano a compiere in Italia una grande Rivoluzione Liberale: un grande cambiamento per mettere la persona prima dello Stato.
 Ricordare il nostro percorso, onorare la nostra storia, definire i nostri valori, ci aiuta a capire cosa ci differenzia dalla Sinistra italiana. Questa Sinistra è così arretrata e faziosa che non fa opposizione al Governo, fa opposizione al Paese. 
 
Ora dobbiamo rivolgere il nostro sguardo al futuro. Dobbiamo avere chiaro su cosa impegnarci, su quale è la nostra missione, quali sono le nostre priorità per il nostro governo, per la nostra maggioranza parlamentare, per il nostro partito.
 Per il Governo venerdì ho ricordato che in pochi mesi abbiamo fatto già molto. Non voglio ritornare su argomenti come il salvataggio dell’Alitalia, la soluzione dell’emergenza dei rifiuti in Campania, la messa in sicurezza dei conti pubblici, la salvaguardia del sistema bancario, l’adozione per primi delle misure per fronteggiare la crisi economica, il via libera alle grandi opere, il rilancio della Pubblica Amministrazione.
 Sono tutti innegabili successi del Governo che ho l’onore di presiedere. E sono frutto della nostra cultura del fare e della nostra coesione. Guardiamo al futuro.
 La nostra missione di governo, prima di ogni altra cosa, è certamente, indefettibilmente quella di portare l’Italia fuori da questa crisi.
 E’ una crisi diffusa nel mondo da un virus che viene dall’America e ha colpito un corpo sano, il corpo del nostro Paese. E’ un virus partito dalla finanza, è arrivato a colpire l’economia reale, e ha costretto le imprese e le famiglie a fare i conti con problemi nuovi, di non facile soluzione.


 In tutta franchezza, nessuno al mondo può dire di avere la ricetta sicura per debellare questo virus.
 Il nostro governo ha agito non solo per primo, come ho ricordato più volte, ma lo ha fatto soprattutto con saggezza.
 Abbiamo anzitutto alimentato la fiducia, perché la durata e la profondità della crisi dipenderà molto dai comportamenti di ciascuno, soprattutto dalla capacità di non modificare le proprie abitudini di consumo, specialmente da parte di quelle categorie che non rischiano il posto di lavoro, come per esempio i dipendenti pubblici.
 Ci siamo comportati in modo saggio perché abbiamo dato sostegno alle fasce più deboli, con provvedimenti tempestivi costruendo per la prima volta in Italia un welfare per la parte meno fortunata della società, che in passato non aveva mai ricevuto alcuna attenzione.
 Dobbiamo continuare su questa strada. Continueremo con il massimo impegno.
 Con i nostri interventi abbiamo dato una dimostrazione concreta di ciò che intendiamo per economia sociale di mercato, dove la libertà di mercato si accompagna sempre alla solidarietà, alla promozione e alla tutela della persona umana.
 Non abbiamo “regalato” soldi alle banche, ma abbiamo messo in campo le risorse necessarie per garantire che le banche continuino a fare il loro mestiere, a fare le banche, così che non si interrompa il flusso del credito alle imprese e alle famiglie.
 Insieme all’entità senza precedenti della somma stanziata per gli ammortizzatori sociali, abbiamo innovato proprio perché nessuno rimanesse solo e indifeso.  Abbiamo esteso i sussidi anche a chi prima non ne aveva diritto, come i collaboratori a progetto rimasti senza lavoro, e li abbiamo raddoppiati sotto forma di indennità di reinserimento. 
 La crisi, questa crisi, non ci impedirà di portare avanti ciò che avevamo intenzione di fare per i giovani, per la scuola, per l’università, per le donne, per l’ambiente.


 Ciò che noi vogliamo dare ai giovani non sono “aiutini” di Stato o corsie preferenziali, come avveniva nel ’68, ma la possibilità di misurarsi sul terreno della meritocrazia, di affermarsi per quello che i giovani sono e non per quello che hanno.
 Ai nostri ragazzi noi vogliamo offrire strumenti concreti per una formazione competitiva, per un ingresso degno nel mondo del lavoro, per poter mettere in piedi una famiglia, decisione che oggi è diventata una scelta coraggiosa.
 E’ per questo che una parte importante del Piano Casa che realizzeremo a breve sarà dedicato proprio ai giovani, agli studenti e alle giovani coppie, per le quali la ricerca di un’abitazione non dovrà più rappresentare un freno all’uscita dal guscio familiare.

 E’ per questo che ci stiamo impegnando per sostenere attraverso un investimento straordinario sugli ammortizzatori sociali tutti quei giovani precari che rischiano di perdere il posto di lavoro a causa della crisi. Ci concentreremo anche sulla previsione di prestiti d’onore per tutti quei giovani volenterosi che decideranno di mettersi in gioco promuovendo la nascita di una nuova impresa.
 Stiamo già lavorando alla nascita di luoghi organizzati dai giovani dove poter fare musica, sport, teatro, cultura e formazione. Luoghi reali da costruire nei territori “difficili” della nostra Italia per rispondere, con l’amore e il talento dei nostri ragazzi, al degrado e all’abbandono.
 Non si può parlare dei giovani e del loro futuro senza dire ciò che stiamo facendo e faremo per una scuola e per una università migliori.
 La scuola non può più essere come in passato solo un ammortizzatore sociale. Deve diventare invece un luogo di studio e di formazione più vicina alla realtà. E’ questo l’obiettivo della nostra riforma dei licei e degli istituti tecnici: i nuovi indirizzi saranno quelli richiesti dal mondo del lavoro, il titolo di studio non sarà solo un pezzo di carta, ma sarà garanzia di un posto di lavoro.
 Con la nostra riforma dei licei e degli istituti tecnici  avremo più inglese. Lo studio di questa lingua sarà obbligatorio in tutti i cinque anni delle superiori. Al quinto anno una materia sarà insegnata in inglese. E in tutti i licei vi sarà lo studio di una seconda lingua straniera.
 Come in Inghilterra, si procederà tra breve alla valutazione di tutte le scuole italiane e le famiglie potranno scegliere le scuole migliori dove mandare i propri figli con i professori reclutati in base alle loro capacità.


 Con la rivoluzione digitale, avremo l’e-book, il libro di testo in versione digitale da affiancare alla versione cartacea.
 Da liberali, fermo restando il principio che la scuola, statale o privata che sia, è sempre un servizio pubblico, sosterremo economicamente la libertà delle famiglie meno fortunate che  debbono poter scegliere tra l’istruzione statale e quella privata.
 Anche nelle Università introdurremo un minimo di buon senso. Non saranno più consentite le moltiplicazioni dei corsi di laurea e le sedi distaccate inutili, sovente con meno di 20 iscritti, in qualche caso addirittura con un solo studente per un corso di studio.
 Saranno premiate solo le università con gli standard migliori nell’offerta formativa e nella ricerca scientifica. La selezione del corpo docente non sarà più una riserva privata per parenti e amici. Grazie alla governance manageriale, con la maggioranza di membri esterni del Consiglio di amministrazione, saranno garantite la terzietà e la responsabilità economica. Ai  ricercatori abbiamo già destinato più risorse e per la prima volta 135mila studenti meritevoli ma privi di mezzi economici riceveranno una borsa di studio vera.

 Quanto all’altra metà del cielo, alle donne, un primo segno di rinnovamento lo abbiamo dato quando, nelle ultime elezioni, abbiamo candidato una percentuale di donne mai vista prima. E ve ne sarete accorti anche qui al Congresso. Quante ne avete sentite parlare? Quante in posizioni di grande rilievo istituzionale? Ma il cammino è ancora lungo.
 Esiste una disparità occupazionale e salariale per le donne. Esiste una “questione femminile” in termini di rappresentanza delle donne nei vertici decisionali.
 Il nostro Governo da subito si è messo al lavoro per valorizzare le donne. La legge contro la violenza sulle donne, approvata dal Senato in dicembre e in Commissione alla Camera, ne è un esempio concreto.
 I  nostri governi hanno già varato sette leggi in difesa delle donne, mentre i governi della sinistra non ne hanno fatta nemmeno una. Intendiamo continuare su questa strada, intendiamo fare ancora di più.  

 Una parola sull’ambiente.
 Come avrete letto, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ci ha scritto una lettera per chiedere l’aiuto dell’Italia per riattivare il “Major Economic Forum” sull’energia e i cambiamenti climatici.
 Abbiamo già dato il nostro via libera affinché la riunione si tenga durante i lavori del G8 a La Maddalena.
 La nostra attenzione all’ambiente è nei fatti. Valga per tutti l’esempio recentissimo di Acerra. 
 Ma l’ambiente si tutela anche a partire dalle piccole cose, come facendo rispettare davvero il divieto di imbrattare i muri delle case e dei palazzi, il divieto di lordare le strade con mozziconi, cartacce, plastica e qualunque tipo di rifiuti. Dobbiamo riportare le nostre città al decoro e alla civiltà che esse meritano e che noi meritiamo.
  Il nostro impegno non è mai venuto meno neppure in campo internazionale, dove abbiamo saputo distinguere il falso ambientalismo ideologico dalle scelte sagge e utili. Mi riferisco al pacchetto ambiente discusso in Europa, dove abbiamo difeso le imprese italiane, soprattutto quelle più piccole e medie, da un aggravio di costi pari a un punto e mezzo del pil che le avrebbe letteralmente spazzate via dal mercato. Continueremo su questa strada.


 Fin dall’inizio di questa nostra rivoluzione abbiamo preso un impegno solenne: cambiare l’Italia. Cambiare l’Italia è una missione che va oltre l’attività quotidiana del governo; un’attività che peraltro vi è stata raccontata dai nostri ministri e dai nostri governatori, un’attività che costituisce uno straordinario complesso di cose fatte e avviate. Un grande movimento come il nostro, però, non si accontenta dei successi ottenuti, né di guardare soltanto alle prossime elezioni.

Il Popolo della Libertà ha su di sé il peso della conduzione del Paese: per questo dobbiamo pensare al futuro e alle prossime generazioni. Questo dovere non riguarda solo noi, ma l’intera maggioranza di governo. Riguarda certamente i nostri amici e alleati della Lega e del Movimento per le Autonomie. Riguarda anche tutti gli uomini e le donne di buona volontà, tutte le intelligenze riformatrici, che anche nell’opposizione, e in generale nella classe dirigente avvertiranno lo stesso dovere verso il Paese. L’opposizione lo avvertirà però davvero, con concretezza e serietà, e non con le consuete dichiarazioni estemporanee, se e quando cesserà di fare un passo avanti verso il confronto e due passi indietro. Tornerò tra poco su questo punto fondamentale.
 Cambiare l’Italia, dicevo, significa consegnare alle nuove e future generazioni un Paese diverso, migliore e più moderno. Un Paese nel quale le istituzioni e la bilancia tra il potere esecutivo, quello legislativo e l’ordine giudiziario svolgano ognuno la propria parte, nel rispetto reciproco dei ruoli.


 Quali sono, quindi, le missioni della nostra maggioranza parlamentare?
 Innanzitutto quella di ammodernare l’assetto istituzionale dello Stato.
 Ieri Gianfranco ha ripetuto la bella metafora del calabrone e della farfalla: “L’assetto istituzionale dello Stato” egli ha detto “è come un calabrone: riesce ad alzarsi in volo ma il suo volo è quasi immobile. E’ tempo di passare dal calabrone alla crisalide, e che dalla crisalide esca finalmente la farfalla di un nuova Italia”.

 Caro Gianfranco e cari amici, quella farfalla deve spiccare il volo. Noi lo vogliamo, lo vogliono soprattutto i nostri giovani.
 Perché i giovani si sentono farfalle, non calabroni.
 Dobbiamo evitare la disaffezione delle nuove generazioni. Dobbiamo innanzitutto applicare la Costituzione, dobbiamo rivitalizzarla, dobbiamo arricchirla. E ci metteremo tutto il nostro impegno.

 Ci troviamo però in una curiosa situazione, ed a questo mi riferivo quando parlavo delle contraddizioni della sinistra.
 Noi la riforma istituzionale l’avevamo fatta e completata nel 2005, un lavoro a tutto campo iniziato con la prima approvazione della Camera il 15 ottobre 2004 e terminato il 16 novembre 2005 con definitiva promulgazione, in seconda lettura, da parte del Senato. Quella riforma, giova ripeterlo, interveniva su una cinquantina di articoli della Costituzione e comprendeva:
* la devoluzione, un decentramento vero dei poteri dallo Stato alle Regioni e l’istituzione del rango di Roma capitale: entrambe riforme che abbiamo già ripreso e già  sono state approvate dalla Camera ed ora aspettano il sì definitivo del Senato;
* comprendeva la riduzione del numero dei deputati e la competenza della Camera a legiferare solo sulle questioni attinenti allo Stato centrale;
* prevedeva la riduzione del numero dei senatori e la trasformazione del Senato in Senato federale, con competenze sulle materie in concorrenza tra Stato e Regioni sancendo così la fine dell’attuale bicameralismo perfetto;
* prevedeva il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio, che sarebbe diventato Primo Ministro, avrebbe avuto – tra l’altro – il potere di nomina e revoca dei componenti del governo e il diritto di chiedere e ottenere lo scioglimento della Camera;
* prevedeva infine l’introduzione della sfiducia costruttiva e di norme anti-ribaltone, la riforma della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura e più ampi e democratici poteri in materia di referendum popolari.
 Tutto ciò lo facemmo in oltre un anno di lavoro. Si trattava di riforme ispirate alle costituzioni di più antica democrazia e di più collaudata efficienza, da quella inglese a quella tedesca.
 Ma come si comportò allora la sinistra, quella sinistra che proprio oggi, attraverso alcuni suoi esponenti di primo piano, plaude alla richiesta di riforme?
 Rifiutò di contribuire a quella importante riforma, impedendo così di raggiungere il consenso dei due terzi del Parlamento. E da lì a meno di un anno indisse addirittura un referendum, che cancellò quelle fondamentali innovazioni, dopo una campagna strumentale e manipolatoria con la quale ci si accusò addirittura di attentato alla democrazia.
 Un comportamento irresponsabile, di cui ancora oggi scontiamo le conseguenze in termini di governabilità, di costi della politica, di distanza, di disaffezione tra i cittadini e lo Stato.

Non solo.
 All’atto dell’insediamento di questo governo abbiamo riproposto l’offerta all’opposizione di un reciproco rapporto costruttivo, di una legislatura costituente per ammodernare lo Stato e ridurne i costi e le inefficienze. E l’abbiamo avanzata, quella offerta, nella sede più propria: non nei talk show o con interviste estemporanee, ma in Parlamento. L’abbiamo avanzata, aggiungo, accogliendo l’ auspicio del capo dello Stato, che era il nostro auspicio.

 Ci venne risposto di sì. Ma dopo pochi giorni quel sì si trasformò in no. La conclamata buona volontà costituente degenerò in una campagna di insulti e di ridicole accuse di regime nelle piazze, sui giornali, in televisione.
 E’ evidente che riforme di questa portata andrebbero fatte in due, maggioranza e opposizione. E’ ancora più evidente che, dopo queste esperienze, c’è molto da dubitare sulla serietà della nostra controparte.
 Nonostante questo, ci siamo impegnati a cambiare e a modernizzare lo Stato. E lo stiamo facendo. Lo sta facendo la nostra maggioranza parlamentare.
 Stiamo portando a compimento l’approvazione del federalismo; sul quale parte dell’opposizione, in particolare il Pd, ha deciso di astenersi. Il federalismo – anche qui sfatiamo un altro luogo comune – non è né un tributo pagato alla Lega di Bossi né una mera ridistribuzione su base territoriali delle risorse fiscali e delle spese. Il federalismo è qualcosa in cui insieme a Bossi abbiamo creduto fin dall’inizio del nostro cammino comune, ed è profondamente diverso da quel finto federalismo che la sinistra ha approvato in tutta fretta nel 2001, allo scadere della sua legislatura, con appena quattro voti di maggioranza. Un falso federalismo, quello, che ha aggravato e non risolto i problemi, che allontana e non avvicina i cittadini alla cosa pubblica.

 No. Nulla di tutto questo. Il nostro federalismo è una vera riforma di sistema che non frammenta le competenze, che non si occupa dei poteri, ma distribuisce le risorse e le imposte sul territorio sottoponendole al diretto controllo e alla sovranità dei cittadini, quindi del popolo. E’ un federalismo che non dimentica mai la solidarietà verso le aree ed i ceti più disagiati, verso il Sud, ponendo così fine all’era dei finanziamenti a pioggia e degli sprechi inaugurando invece l’era della responsabilità.
 Quando sarà a regime, il federalismo ci porterà ad una riduzione delle spese inutili e quindi delle tasse, razionalizzerà le risorse indirizzandole dove ce n’è veramente bisogno, responsabilizzerà gli amministratori locali, restituirà sovranità ai cittadini e al popolo.
 Al federalismo non può che fare da evidente ed indispensabile contrappeso il rafforzamento dei poteri del governo centrale sulle materie di sua competenza.

 Questa esigenza è già preesistente al federalismo: il Paese ha bisogno di governabilità.
 La maggioranza ha finora governato in una situazione economica mondiale tra le più difficili, difendendo i beni fondamentali della società italiana: il lavoro, la famiglia, la casa, il risparmio, la coesione sociale, la libertà d’impresa.
 Ma proprio in questi momenti l’esperienza ci dimostra che nell’azione di governo il ruolo del premier resta fondamentale e deve avere maggiori poteri rispetto a quelli attuali, di fatto inesistenti, che la Costituzione gli assegna.
 Vedete, sui poteri del presidente del Consiglio italiano si sono costruire molte favole. Eppure da noi la realtà è che il Capo del governo non può nominare nè revocare i ministri come i suoi colleghi europei, non ha gli stessi poteri che hanno i capi di governo delle grandi democrazie, ma può soltanto redigere l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri ed esercitare un’azione di moral suasion.

 Scusate, ma è importante chiarire questi punti e portarli alla conoscenza di tutti. Anche dei giornalisti stranieri che in grande numero hanno chiesto di essere accreditati al nostro congresso. Io non so fino a che punto conoscano tutte le regole che limitano l’azione del premier italiano. Di certo sanno che nei loro Paesi il capo del governo ha poteri veri. In Italia, invece, ha poteri finti.
 La verità è che, così come è, lo Stato non funziona più.
 E’ lento e in costante ritardo nel dare le risposte appropriate. Lo era in tempi di ordinaria amministrazione; lo è drammaticamente oggi in situazioni di emergenza. 

 Il governo, però, non può assolutamente lasciarsi imbrigliare dai ritardi e dalle inefficienze dello Stato.
 E’ dunque venuto il tempo di modernizzare la Costituzione nella sua seconda parte arricchendola, non stravolgendola, per consentire al governo e al Parlamento di svolgere al meglio ognuno la propria parte, ognuno nel proprio ruolo.
 Questa è la grande missione della nostra maggioranza parlamentare.
 Già oggi, di fatto, nelle elezioni Politiche gli elettori sono chiamati a votare un partito e ad indicare un Capo del governo. Questa scelta che ha già profondamente modernizzato la nostra democrazia, non viene più messa in discussione da alcuno, viene praticata dai nostri avversari. I quali, anzi, quando il loro premier eletto è stato scalzato da due capi del governo della stessa coalizione, ma non eletti dal popolo, hanno pagato pesantemente in termini di governabilità e di credibilità. I loro elettori si sono sentiti traditi, e non a torto.

 E non è più rinviabile anche la riforma dei regolamenti parlamentari, i quali sono rimasti praticamente immutati dall’epoca della prima repubblica, e non possono essere più strumento di ritardi e pretesto e strumento di ostruzionismo. La riforma, è perfino superfluo sottolinearlo, non andrà a ridurre o mortificare il Parlamento, ma restituirà al Parlamento il suo giusto ruolo legislativo e la sua piena dignità. Che è quella di valutare, discutere e votare i provvedimenti di legge nei tempi imposti non dal governo, ma dall’urgenza delle circostanze. Anche questo è un modo per restituire agli eletti dal popolo la credibilità e la legittimazione agli occhi del popolo stesso.
 Non spetta al governo né tanto meno al Presidente del Consiglio riformare i poteri del capo del governo.
 Io ho espresso alcune considerazioni e indicato le vie più logiche e percorribili. Ma la materia è di competenza del Parlamento. E’ la tipica materia sulla quale è auspicabile, anzi necessario, il confronto - e se possibile il concorso - dell’opposizione. Se questo concorso ci sarà, e sarà serio e non durerà lo spazio di un mattino prima del ritorno alla piazza, sarò il primo a rallegrarmene e darne atto ai leader della minoranza. 

 Ma è evidente che nel frattempo la maggioranza ed il Popolo della Libertà non possono sottrarsi dal fare la loro parte, dal compiere il loro dovere di sciogliere questo nodo nelle forme costituzionalmente previste, nell’offrire a voi ed a tutti gli italiani la soluzione per un governo che governi ed un Parlamento che controlli.
 I nostri capigruppo stanno da tempo lavorando ad una proposta di legge di iniziativa parlamentare che riassumerà le soluzioni più efficaci; su di essa chiederanno il consenso della maggioranza e si misureranno con l’opposizione.
 Ma quando si parla di modernizzare lo Stato non possiamo tralasciare la Pubblica Amministrazione. Che è poi quella parte di Stato con la quale tutti voi, ogni cittadino, ogni impresa, si confronta ogni giorno.
 Ogni volta che vi presentate ad uno sportello, ogni volta che siete chiamati a sbrigare una pratica, voi e noi abbiamo di fronte la Pubblica Amministrazione.

 Abbiamo iniziato a renderla più efficiente e trasparente. Abbiamo introdotto negli uffici pubblici i criteri di merito e di responsabilità. Abbiamo affermato il metodo secondo il quale la Pubblica Amministrazione non è più il giudice di se stesso, ma sono i cittadini che giudicano la Pubblica Amministrazione ed il funzionario pubblico.
 Da grande moloch autoreferente, da grande corporazione inefficiente, la nostra Pubblica Amministrazione si sta digitalizzando, velocizzando, sta cominciando a ripulirsi di inefficienze ed anche di cattive abitudini.
 

Cari amici,
 oggi si conclude la lunghissima transizione italiana. Quella cominciata nel 1993, con la fine della prima repubblica. Quando i giovani che per la prima volta quest’anno andranno al voto, erano ancora all’asilo.
 Abbiamo lavorato, combattuto, sofferto in questi anni per difendere la libertà, per non consegnare il Paese alla sinistra, per dare voce all’Italia moderata, all’Italia seria, all’Italia laboriosa. 

 E abbiamo lavorato per costruire quello che oggi si presenta agli italiani: questo nostro nuovo grande partito moderato, liberale, nazionale, riformista, intorno al quale ruoterà la politica italiana dei prossimi decenni.
 Quali sono allora le missioni del nostro nuovo partito del Popolo della Libertà oltre quella di sostenere il governo e la sua maggioranza?
 La storia del nostro Paese, che fra poco compie 150 anni, ha conosciuto delle stagioni politiche di forte sviluppo nella democrazia e nella libertà. Penso ai Padri fondatori, quelli che hanno costruito l’Italia unita e quelli che, dopo la tragedia della guerra, l’hanno ricostruita.
 Il Popolo della Libertà guiderà la terza ricostruzione, la ricostruzione di un Paese che supererà la crisi economica e ne uscirà più forte di prima, ma che saprà anche por fine a una fase di incertezza politica e ad un bipolarismo finora solo abbozzato e che finalmente si compie. 

 Un grande movimento come il nostro, che nei sondaggi fatti ieri dopo il primo giorno di Congresso ha già superato il consenso del 44% degli italiani e che si candida a raggiungere il 51%, non può accontentarsi. Mai.
 Non ci accontentiamo dei grandi risultati ottenuti come forza di governo, non ci accontentiamo di questi successi e di questo consenso, sappiamo che ci sono ancora tanti altri italiani che possono unirsi a noi per diventare con noi protagonisti del grande sogno e del grande progetto di fare dell’Italia un Paese davvero moderno, davvero libero, davvero europeo.

 A loro, oltre che ai tanti, tantissimi che ci hanno dato fiducia, ci rivolgeremo da domani con l’entusiasmo e la passione di sempre.
Non dobbiamo avere paura di pensare in grande, ancora più in grande. Quello che abbiamo fondato oggi è un grande partito per guidare l’Italia nel nuovo secolo, per rispondere alle nuove e più complesse sfide del governo di una società complessa come la nostra.
 Quello che abbiamo costruito durerà nel tempo e sopravviverà certamente ai suoi fondatori.
 Non possiamo fermarci. Ci aspettano nuove sfide e nuove verifiche, alcune quasi immediate.
 Le elezioni amministrative sono importanti: potranno cambiare il volto e il colore politico di molte amministrazioni locali, ancor oggi in mano alla sinistra. Ci serviranno per portare il buon governo dei nostri amministratori nelle tante città, grandi e piccole, chiamate alle urne. 

 Noi vogliamo una democrazia che parta dal basso, che si fonda sul principio di sussidiarietà, nella quale gli enti locali hanno un compito fondamentale. Noi vorremmo che gli amministratori locali si sentissero partecipi, come noi, della trasformazione del Paese.
 E’ questa la garanzia che offriranno i candidati del popolo della Libertà alla guida delle nostre città e delle nostre province – province che fino a quando esistono vanno governate nel migliore  dei modi, con efficienza e soprattutto profondo rispetto del denaro pubblico. Per questo i nostri candidati saranno persone che vengono dalla trincea del lavoro, saranno giovani, ci saranno molte donne. Saranno persone che hanno il nostro stesso entusiasmo, i nostri stessi sogni, un grande sogno che vogliamo diventi realtà in ciascuna delle nostre città.

 Ancora più importanti sono le elezioni europee.
 Con le elezioni europee dobbiamo eleggere al Parlamento Europeo delle persone preparate e motivate, delle persone che siano pronte ad impegnarsi ogni giorno nei lavori dell’aula e delle commissioni, anche per difendere gli interessi del nostro Paese.
 Puntiamo a diventare il primo partito del gruppo Popolare al Parlamento Europeo. Possiamo riuscirci, per contare di più, perché la voce dell’Italia sia più forte. 

 Per questo non ho esitazioni a impegnarmi direttamente, come credo un leader debba avere il coraggio di fare. Una bandiera? Sì, una bandiera dietro la quale ogni vero leader chiama a raccolta il suo popolo. Sarebbe bello che anche il leader dell’opposizione, se esistesse un leader, facesse altrettanto.
 Un partito come il nostro non si può accontentare dei successi ottenuti e non può guardare soltanto alle prossime elezioni.
 Il Popolo della Libertà ha su di sé il peso della conduzione della nazione: per questo dobbiamo pensare al futuro e alle prossime generazioni.
 Pensare al futuro significa proiettare in avanti di 10-20 anni il nostro orizzonte politico, con l’obiettivo di consegnare ai giovani di oggi un’Italia completamente rinnovata. 

 L’impresa del cambiamento non ci spaventa. Anzi, è la nostra vera missione. Anche per questo siamo un partito diverso da tutti quelli del passato.
 Non siamo il riflesso di un teorema ideologico, di un’utopia visionaria, di una ragione astratta.
 Siamo piuttosto una felice espressione della cultura del nostro tempo, della cultura del fare, una cultura che rifiuta e rifugge da categorie ormai superate e privilegia invece i risultati e le riforme concrete.
Noi non dobbiamo dimenticare mai che tra i tanti nostri meriti abbiamo quello di avere introdotto nella politica la vera moralità, la moralità del fare.

Dobbiamo esserne tutti consapevoli: che un rappresentante delle istituzioni sia onesto, che non rubi, è davvero il minimo. Ciò che bisogna pretendere è che chi è eletto onori il programma sul quale ha avuto la fiducia dei cittadini, che mantenga gli impegni assunti con gli elettori. Per noi il programma elettorale non è un pezzo di carta da stracciare dopo le elezioni ma un patto vincolante, un impegno concreto con i cittadini che è da onorare a tutti i costi.
Queste dunque le missioni per il futuro del nostro partito.
 Il Popolo della Libertà dovrà essere una fucina di idee e di programmi per i nostri protagonisti, per il governo, per la nostra maggioranza parlamentare. Un grande partito come quello a cui abbiamo dato vita ha un bisogno assoluto

1- del confronto delle idee
2- del dibattito politico
3- del pluralismo culturale
4- dell’apporto delle diverse esperienze dei suoi componenti
5- e dell’apporto delle diverse sensibilità personali.

Tutto questo – se non diviene correntismo, se avviene in spirito unitario, leale, costruttivo - è il lievito della democrazia e della forza dei movimenti politici che ambiscono non solo a governare ma a rappresentare le speranze più profonde di un Paese.
 Ringrazio perciò tutti i nostri amici che sono intervenuti nel corso di questi tre giorni intensi di lavori, e che con i loro interventi -  li ho ascoltati tutti, di persona o alla TV - hanno dato vita ad un dibattito di alto profilo, serio, responsabile, costruttivo che ha mostrato al Paese l’altissima qualità della nostra classe dirigente. 
 Vi sono grato per questo, e posso dirvi che anche se per me è stata una conferma scontata, la prova è che il nostro è un grande movimento, che nasce da una grande idea e che durerà nel tempo. Oggi voi tutti siete protagonisti di una pagina della storia d’Italia. 

 Ma il nostro impegno,  quello di chi ha partecipato a questi tre giorni di lavoro serrato, quello di tutti i nostri militanti, del nostro Popolo, non finisce certo qui.
 Avrete un’altra missione, non meno importante: dovrete impegnarvi nell’attività missionaria, per far crescere i consensi e dovrete impegnarvi a fondo per vincere le elezioni amministrative e per vincere le elezioni europee.
 E infine dovrete impegnarvi sempre, ogni giorno, per radicare il nuovo partito nelle vostre città e nei vostri Paesi, nei luoghi di lavoro e nelle scuole, fra i vostri amici e i vostri colleghi per diffondere la conoscenza dei nostri valori, per far conoscere i  risultati del nostro impegno e del nostro lavoro.

 Voi siete i Missionari della Libertà!
 Ed io con voi. 
 Abbiamo appena eletto l’Ufficio di Presidenza che condividerà con me la responsabilità delle scelte e delle decisioni. Mi piacerebbe avervi tutti qui sul palco insieme a me
i nostri Ministri
i nostri Governatori
i Capigruppo alle Camere
il Vice Presidente della Commissione europea
il Sindaco della Capitale
i nostri tre coordinatori Nazionali.
 Insieme noi vi auguriamo ogni bene e vi facciamo queste promesse
1) Usciremo dalla crisi
2) Non lasceremo indietro nessuno
3) Cambieremo l’Italia
4) Difenderemo la nostra democrazia e la nostra libertà.

Noi siamo il partito degli italiani, siamo il Popolo della Libertà.
Viva l’Italia.
Viva la libertà.

29/03/2009







IL DISCORSO DI APERTURA DEL PRESIDENTE SILVIO BERLUSCONI AL CONGRESSO DEL POPOLO DELLA LIBERTA'

Amiche carissime, cari amici, 
la sera del 2 dicembre 2006, in piazza San Giovanni a Roma, di fronte ai due milioni di italiani che per la prima volta, contro il governo delle sinistre e delle tasse, sventolavano insieme le bandiere di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e degli altri partiti moderati che, come noi, si riconoscono nei principi e nei valori della libertà mi vennero spontanee queste parole “Chi crede nella libertà non è mai solo”.
 Le stesse parole le ripeto oggi qui per celebrare con voi l’avverarsi di un grande sogno: la nascita ufficiale del “Popolo della Libertà”, un movimento che in realtà è già nato, è già cresciuto, è già forte, è già vincente.
 Il Popolo della libertà già esiste perché è nato nella mente e nel cuore di milioni di italiani, che lo hanno voluto e costruito nelle piazze, nelle strade, nei gazebo, e poi l’hanno votato, superando di slancio le divisioni partitiche del passato. E’ un partito forte, il più grande per numero di consensi. E’ un partito vincente, che si è già affermato in modo splendido nelle urne il 13-14 aprile  2008, e poi al Comune di Roma, poi nel Friuli Venezia Giulia, poi in Sicilia, poi in Abruzzo e poi in Sardegna.
 Oggi i sondaggi ci danno al 43 per cento. Puntiamo al 51 per cento. Sappiamo come arrivarci, sono sicuro che ci arriveremo.
 Siamo moltissimi a credere negli stessi ideali: non solo qui, ma in ogni Comune d’Italia, in ogni casa, nei luoghi dove si studia, dove si lavora, dove si produce, al Nord, al Centro, al Sud, nelle nostre Isole.
 Siamo un popolo operoso di donne e di uomini di tutte le età, giovani e meno giovani, che sanno essere tenaci e pazienti, che sanno essere umili e fieri, che credono nel futuro. 
Siamo una forza positiva, un’energia costruttiva al servizio del Paese. Siamo il partito degli italiani, siamo il partito degli italiani di buon senso e di buona volontà, siamo il partito degli italiani che amano la libertà e vogliono restare liberi.
 Abbiamo già costruito qualcosa che prima non c’era, stiamo rendendo possibili in Italia il bipolarismo e la democrazia dell’alternanza.
 E’ stato grazie a noi che la sovranità è stata restituita nelle mani del popolo, rompendo definitivamente lo schema per il quale prima si prendevano i voti e poi si diceva con chi e per che cosa si intendeva governare.
 Gli italiani lo hanno capito e hanno dimostrato di condividere il  metodo democratico del bipolarismo e, in prospettiva, del bipartitismo come base del confronto politico e della governabilità, senza la quale è impossibile avviare e condurre a termine una vera stagione di riforme e di ammodernamento dell’Italia.


I danni causati dalla mancanza di stabilità e di governabilità li conoscete.
 Dal 1948 ad oggi, la Repubblica italiana ha visto succedersi ben 57 governi diversi, circa uno all’anno, che invece di ammodernare l’Italia hanno prodotto il terzo debito pubblico al mondo, senza che la nostra sia la terza economia del mondo. Nei Paesi trainanti dell’Europa la stabilità dell’esecutivo è stata un dato costante. Per questo in quei Paesi c’è un debito pubblico che, in percentuale, è la metà del nostro.
 Le ultime elezioni politiche sono state, finalmente, un passo importante  verso la stabilità e la governabilità, verso la modernità politica. Grazie a una legge elettorale voluta da noi e ingiustamente denigrata dalla sinistra, il 70 per cento degli italiani ha votato per due soli partiti, il Partito della Libertà e il Partito Democratico.
 E’ un risultato di cui, gli italiani e noi, portiamo il merito insieme.
 Dove non è riuscito il Palazzo, è riuscito il popolo. Dopo tante proposte di riforme istituzionali nel passato e dopo altrettanti fallimenti, per la prima volta si è attuata una riforma grazie all’intervento diretto del popolo, con le sue scelte di voto. E’ stato, è un capolavoro politico degli italiani e nostro, di cui dobbiamo andare orgogliosi.

Abbiamo deciso di chiamarci Popolo della Libertà. Lo abbiamo deciso – voglio ricordarlo a tutti – dopo aver chiesto alla nostra gente, ai nostri simpatizzanti, agli elettori che già in passato ci avevano dato la loro fiducia, ma soprattutto ai  giovani, alle donne, agli uomini, alle persone di ogni età che si avvicinavano a noi per la prima volta con la speranza nella mente e nel cuore. Abbiamo chiesto a loro di indicarci se volessero essere un “popolo” oppure un “partito”, se volessero chiamarsi Popolo della Libertà o Partito della Libertà. Fu quella, del 17 e 18 novembre 2007, una consultazione che vide affluire e registrarsi spontaneamente ai nostri gazebo milioni di italiani. Un popolo autentico, genuino, estraneo ai riti del Palazzo, perché non c’erano candidati prefabbricati da approvare e apparati e nomenklature da confermare, nulla insomma di paragonabile ai rituali a cui abbiamo assistito nelle varie primarie della sinistra. C’era esclusivamente una libera scelta da compiere. E la scelta ci ha dato a grandissima maggioranza questa precisa indicazione: dovevamo essere un “popolo”, prima ancora che un “partito”: il Popolo della Libertà.   

 Vi chiedo di riflettere sul significato di quel referendum. Popolo e libertà definiscono compiutamente la nostra identità. Dicono chi siamo. Perché popolo e perché libertà? La nostra Costituzione, all’articolo 1, stabilisce: “La sovranità appartiene al popolo”. La carta fondativa del nostro Stato fin dalla prima riga si richiama al popolo. Lo ricordo a noi stessi, ma anche a quanti, dall’altra parte, si nascondono ogni volta dietro una strumentale difesa della Costituzione, quasi fosse una loro esclusiva proprietà. Salvo poi cambiarla in peggio o dimenticarsi di attuarla e di praticarla nelle loro scelte. Noi invece l’abbiamo fatto, e oggi lo rivendichiamo con orgoglio.
Ma il riferimento al popolo, termine così abusato dalla sinistra, ci riporta invece nel solco più ortodosso, più puro delle democrazie occidentali.

 Nel 1787 Benjamin Franklin, Thomas Jefferson, George Washington e gli altri padri fondatori degli Stati Uniti d’America vollero iniziare con queste parole la loro Costituzione, che era al tempo stesso una dichiarazione d’indipendenza e di libertà: “Noi, il popolo degli Stati Uniti”.
 Anche la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino approvata in Francia nel 1789 pose al suo centro il popolo attraverso quattro principi: la libertà della persona, il diritto “inviolabile e sacro” alla proprietà, la sicurezza, la resistenza all’oppressione.
 In Italia, negli anni tumultuosi del primo dopoguerra, don Luigi Sturzo fondò il Partito che chiamò Partito popolare. Ancora una volta al “popolo” veniva demandato di superare gli steccati ideologici e di classe.
 Quanta lungimiranza vediamo ora in quella scelta, che fu ripresa nel dopoguerra da Alcide De Gasperi e che si è poi trasfusa intatta nel Partito del Popolo Europeo, la grande famiglia della democrazia e della libertà in Europa, la naturale famiglia del Popolo della Libertà.
 Popolo dunque ma anche “Libertà”.
 Questa parola, questo concetto ci appare così normale, quasi scontato, ma è invece il bene più prezioso che abbiamo.
 La libertà, ce lo insegna la storia, non ci è mai data per sempre: essa va difesa ogni giorno, così come molti uomini eroici l’hanno difesa e per lei si sono sacrificati ed hanno perso la vita sui campi di battaglia, nelle rivoluzioni, nei gulag e nei lager.
 Anche nel tempo della pace, la libertà va custodita come una religione. La nostra religione laica.
 La libertà è come l’aria: soltanto quando manca comprendiamo veramente quanto sia indispensabile.
 E’ come la salute: a cui non pensiamo quando stiamo bene, quando ci sentiamo forti e sani. Ci si accorge della libertà soltanto quando comincia a mancare.

 La libertà è come la pace, soltanto quando c’è la guerra o solo quando c’è il pericolo di una guerra invochiamo la pace.
 La libertà, in un Paese moderno e democratico, definisce soprattutto il rapporto tra l’individuo e lo Stato.
 E qui siamo al cuore della nostra identità, al cuore della diversità tra noi e la sinistra.
 Per loro ancora oggi lo Stato è qualcosa di superiore ai cittadini: è lo Stato autoritario, centralista, dirigista.
 E’ lo Stato padrone di ogni uomo, il suo precettore, il suo pedagogo.
 E’ lo Stato padrone della vita dei cittadini.
 I cittadini devono essere  al servizio dello Stato, perché per la sinistra lo Stato è quasi un moloch, una divinità. Ma attenzione: ha solo le sembianze di una divinità, perché in realtà è potere, è l’esercizio del potere e dell’oligarchia.
 Lo Stato per loro è la fonte dei nostri diritti, per loro lo Stato ci concede graziosamente i nostri diritti e quindi, quando ritiene sia suo interesse – cioè l’interesse di chi è al potere -, questi diritti può limitarli e anche calpestarli.
 Hanno aggiornato il loro vocabolario ma non la loro concezione del potere: una concezione pericolosa, una concezione che ci allontana dalla libertà, dalla civiltà, ci allontana dalla democrazia, ci allontana dal benessere.

A questa concezione della sinistra noi contrapponiamo la nostra filosofia della libertà, la nostra “religione” della libertà.
 Di comune accordo, tutti i movimenti che confluiscono nel Popolo della Libertà hanno scelto come “Carta dei valori” il Manifesto del Partito del Popolo Europeo che anche noi abbiamo contribuito a definire.
 I principi di questa Carta dei valori, i principi in cui noi crediamo non sono principi astrusi, non sono ideologie complicate; sono i valori fondanti e fondamentali di tutte le grandi democrazie occidentali. Li ho enumerati, parlando a braccio nel mio primo intervento nella trincea della politica, quindici anni fa e sono vivi e vivificanti oggi come allora.
 Noi crediamo nella libertà, in tutte le sue forme, molteplici e vitali: nella libertà di pensiero e di opinione, nella libertà di espressione, nella libertà di culto, di tutti i culti, nella libertà di associazione. Crediamo nella libertà di impresa, nella libertà di mercato, che deve essere regolata da norme certe, chiare e uguali per tutti.
 Ma la libertà non è una gentile concessione dello Stato, perché è ad esso anteriore, viene prima dello Stato. È un diritto naturale, che ci appartiene in quanto esseri umani e che semmai, essa sì, dà fondamento allo Stato. E lo Stato deve riconoscerla e difenderla proprio per essere uno Stato legittimo, libero e democratico e non un tiranno arbitrario.
 Crediamo che lo Stato debba essere al servizio dei cittadini, e non i cittadini al servizio dello Stato. Crediamo che lo Stato debba essere il servitore del cittadino e non il cittadino sottomesso allo Stato.
 Per questo crediamo nella centralità dell’individuo e riteniamo che ciascuno debba avere il diritto di realizzare sè stesso, di aspirare al benessere e alla felicità, di costruire con le proprie mani il proprio futuro, di poter educare i figli liberamente.
 Per questo crediamo nella famiglia, che è il nucleo fondamentale della nostra società. E crediamo anche nell’impresa, a cui è demandato il grande valore sociale della creazione di lavoro, di benessere e di ricchezza.
 Noi crediamo nei valori della nostra tradizione cristiana, nel valore irrinunciabile della vita, del bene comune, nel valore irrinunciabile della libertà di educazione e di apprendimento, nei valori irrinunciabili della pace, della solidarietà, della giustizia, della tolleranza, verso tutti, a cominciare dagli avversari. 

 E crediamo soprattutto nel rispetto e nell’amore verso chi è più debole, primi fra tutti i malati, i bambini, gli anziani, gli emarginati.
 Vogliamo vivere in un Paese moderno dove siano valori sentiti e condivisi la generosità, l’altruismo, la dedizione, la passione e l’amore per la propria famiglia, per il proprio lavoro, per la propria Patria.
 Popolo e Libertà. Dunque, il Popolo della Libertà.
 Ecco perché non è retorico affermare che oggi noi siamo il movimento, l’unico movimento, che realizza il sogno di un popolo, le speranze di un popolo, le attese di un popolo, l’unico partito che definisce l’identità del nostro popolo.
 Questo nostro partito, questo nostro movimento deve essere dunque anzitutto garanzia e baluardo di libertà.
 Solo tenendo fede a questo solenne impegno, a questo giuramento, potremo chiedere e ottenere il consenso di un numero sempre maggiore di italiani per essere una maggioranza sempre più vasta in grado di riformare il nostro Paese.

In questo senso consentitemi di rivendicare un altro motivo di orgoglio.
La nascita del Popolo della Libertà colma quella che molti studiosi hanno individuato come una lacuna nel percorso storico dell’Italia. L’Italia, si è spesso detto, non ha mai avuto - a differenza della Francia, degli Stati Uniti, dell’Inghilterra - una vera e autentica rivoluzione liberale. E questo, si è aggiunto, è stato tra le cause “prima” dell’affermarsi di pulsioni totalitarie a sinistra come a destra, “poi” del cattivo rapporto tra cittadino e Stato. Una democrazia in qualche maniera incompiuta.
 Oggi noi abbiamo l’ambizione di colmare questo vuoto.
 Di rispondere a quella domanda rimasta inevasa per lunghi decenni.
 Di realizzare la nostra rivoluzione liberale, borghese e popolare, moderata e interclassista.
 E di farlo con una forza che non ha precedenti nella nostra storia politica.
 Dio sa quanto il Paese ne abbia bisogno.

 Il percorso verso questo nostro Popolo della Libertà è stato fin dall’inizio definito in un clima di grande concordia. Direi di più: in un clima di armonia, espressione che a tutti noi ricorda Pinuccio Tatarella, uno dei primi a condividere l’aspirazione ad un grande partito unitario dei moderati, di tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra.
 Di più. Questa vocazione maggioritaria era già presente nel momento in cui invitai a votare alle elezioni di Roma del ’93 per Gianfranco Fini e non per Rutelli, ed i dirigenti del Movimento Sociale Italiano ebbero il merito di capire la portata di quella intuizione.
 Intuizione che trovò attuazione pratica in tre passaggi fondamentali: il 26 gennaio 1994, giorno in cui nacque Forza Italia;
 sempre in quel gennaio ’94, quando i dirigenti del Movimento Sociale Italiano iniziarono a discutere di Alleanza Nazionale; e poi con il congresso di Fiuggi del 27 gennaio 1995, quando Fini diede vita ad Allenaza Nazionale.
 Giustamente quella di Fiuggi è passata alla storia come una svolta: si trattò infatti dell’autentica rifondazione della destra. Che seppe allora chiudere coraggiosamente con un passato che la destinava ad essere minoranza, e si aprì ad un futuro di moderna forza di governo pienamente legittimata sulla scena italiana ed europea.
 Gli osservatori più banali coniarono il termine di “sdoganamento” della destra. Una visione davvero riduttiva, un termine inaccettabile perché – come ha già detto anche Gianfranco - non si applica alle idee, soprattutto alle idee giuste, che sanno imporsi da sole.
 Per questo desidero rivolgere a Gianfranco un ringraziamento e un saluto affettuoso perché anteponendo l’interesse dell’Italia a quello personale ha contribuito in modo decisivo a scrivere insieme a noi questa pagina di storia.
 Grazie Gianfranco, grazie ancora da tutti noi.

Le nostre idee erano e sono vincenti. Forza Italia e Alleanza Nazionale hanno infatti sempre avuto la naturale disposizione a rappresentare non una parte, ma l’interesse generale del Paese. Fu così che nella confusione di quegli anni noi sapemmo offrire una risposta nazionale a un’emergenza democratica. Una storia iniziata col Polo delle Libertà e il Polo del Buongoverno, consolidata dalla “Traversata del deserto”,  proseguita con la Casa delle Libertà, e che oggi trova qui il suo approdo naturale e definitivo.
E’ per me doveroso ringraziare tutti i partiti, i movimenti e le personalità che, insieme a Forza Italia e ad Alleanza Nazionale, hanno contribuito alla nascita del Popolo della Libertà, con un voto solenne di autoscioglimento prima e di adesione poi:
- la Nuova Dc per le autonomie di Gianfranco Rotondi,
- il Nuovo Psi di Stefano Caldoro,
- il Partito Repubblicano di Francesco Nucara,
- l’Azione Sociale di Alessandra Mussolini,
- i Popolari Liberali di Carlo Giovanardi,
- i Liberaldemocratici di Lamberto Dini,
- il Movimento Politico Italiani nel mondo di Sergio De Gregorio,
- il Movimento Politico per la Liguria di Sandro Biasotti,
- la Destra Libertaria di Luciano Bonocore,
- la Federazione dei Cristiano Popolari di Mario Baccini.
Ringrazio anche Benedetto della Vedova che è confluito da tempo nel Popolo della Libertà  con i suoi Riformatori Liberali.

 Ringrazio Stefania Craxi, figlia e degna erede politica di un mio carissimo amico, Bettino Craxi, che ebbe, tra gli altri, un grande merito: fu il primo presidente del Consiglio a rivolgersi nel Parlamento ai banchi della destra garantendo che il partito della destra sarebbe stato trattato alla pari di tutti gli altri partiti democratici superando così l’idea che la vera Costituzione italiana fosse l’accordo tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista. Fu così che egli decretò nei fatti la fine del cosiddetto “arco costituzionale”.
  In quel 1994, con la Casa delle Libertà i concetti di popolo e di nazione che definivano il termine Italia erano il solo criterio che ponemmo alla base di un movimento rivolto agli italiani che non si riconoscevano nell’egemonia della sinistra postcomunista dopo la fine dei partiti storici della democrazia italiana. Solo con concetti così universali come “Italia”, “popolo” e “nazione” ci fu possibile rivolgerci allora, sia alla Lega Nord sia al Movimento Sociale, così diversi nelle loro origini.
 Ci trovammo a svolgere il ruolo di argine a un possibile elemento di conflitto civile determinato dall’incedere della protesta del Settentrione. L’adesione al Trattato di Maastricht e la prospettiva dell’euro avevano profondamente cambiato l’economia italiana. Il Nord produttivo entrò in rotta di collisione col sistema dei partiti e della spesa pubblica, e questo condusse a una protesta profonda e diffusa, che dal popolo delle partite Iva si allargò al mondo industriale e alle classi dirigenti. Umberto Bossi seppe comprendere per primo e per primo dare una risposta politica al malessere del Nord.
 Era assolutamente necessario ritrovare il sentimento di “Italia come Patria” anche nel Nord, per poter dare ai problemi posti dalla Lega una risposta che evitasse ogni tentazione separatista. Offrimmo allora a Bossi una via che tenesse conto e accogliesse il sentimento del Nord ed evitasse i danni di un confronto senza mediazione politica tra la Lega e lo Stato.
 Come su un altro terreno Gianfranco Fini, anche Bossi si rivelò un vero leader, un leader coraggioso e lungimirante. Ed anche a lui inviamo un caldo abbraccio ed un grande applauso.
 Sono stati quindici anni nei quali, come ho detto, abbiamo conosciuto stagioni di governo e di opposizione; ma in tutto questo tempo - lo dico con orgoglio - il centrodestra è sempre stato maggioranza nel Paese. Un’avventura entusiasmante e – possiamo ben dirlo – vittoriosa.

Guardiamo le cose nel loro giusto orizzonte. La sinistra, uscita quasi indenne dalla tempesta politico-giudiziaria del ’92-’93, e risparmiata in modo “chirurgico” dalle inchieste della magistratura militante, è entrata in quel periodo da trionfatrice tra le macerie della Prima Repubblica, come l’Armata Rossa entrò tra i palazzi diroccati di Varsavia e di Berlino, dopo avere opportunisticamente atteso alle frontiere.
 Nel ‘94 il Pci si era da poco trasformato in Pds, mantenendo intatti del Partito comunista, la struttura, l’intero gruppo dirigente, il centralismo democratico, ed anche la falce e  il martello. Ma soprattutto non rinnegando nulla di quelle idee condannate per sempre dalla storia – eppure il muro di Berlino era stato abbattuto nell’89 – e ritenendo che per reinventarsi bastasse semplicemente sostituire una parola: “democratici” al posto di “comunisti”. Un inganno che si è ripetuto e si ripeterà spesso.
 Unica novità, il venir meno dei finanziamenti illeciti dall’Unione sovietica ormai scomparsa. La sinistra era convinta di “dover” andare al governo, di avere il diritto di governare.
 Ma la “gioiosa macchina da guerra”, guidata nel 1994 da Achille Occhetto contro il sottoscritto, fallì l’impresa. Da allora, in questi quindici anni, con varie trasformazioni, con varie geometrie, con vari camuffamenti, la sinistra non è mai mutata.
 Non una sinistra, dunque, che guardava al centro e aspirava a conquistare il consenso dei moderati; ma una sinistra che mirava a riunire tutte le sinistre possibili, e ad imporre i suoi modelli egemonici a chi, fino a poco prima, era stato laico, democratico, socialista o democristiano.
 Il tutto sotto l’occhio benevolo e complice della assoluta maggioranza della stampa e delle proprietà azionarie sovrastanti; dei circoli intellettuali; dei cosiddetti salotti buoni, comprese le loro ramificazioni all’estero. E naturalmente con la complicità di una certa magistratura.
 “Repetita iuvant”, si dice da sempre. Per descrivere la sinistra, non trovo parole più chiare ed efficaci di quelle che pronunciai il giorno della mia discesa in campo.
 Dissi: “Le nostre sinistre pretendono di essere cambiate. Dicono di essere diventate liberaldemocratiche. Ma non è vero. I loro uomini sono sempre gli stessi, la loro mentalità, la loro cultura, i loro più profondi convincimenti, i loro comportamenti sono rimasti gli stessi. Non credono nel mercato, non credono nell’iniziativa privata, non credono nell’individuo. Non credono che il mondo possa migliorare attraverso l’apporto libero di tante persone tutte diverse l’una dall’altra. Non sono cambiati. Ascoltateli parlare. Guardate i loro telegiornali pagati dallo Stato, leggete la loro stampa. Non credono più in niente. Vorrebbero trasformare il Paese in una piazza urlante, che grida, che inveisce, che condanna. Per questo siamo stati costretti a contrapporci a loro”.
 Non dimentichiamoci mai che nel nostro Paese ci sono stati milioni di “adoratori” di tiranni sanguinari come Stalin, come Mao, come Pol-Pot.

 Le forze riformiste sono sempre state schierate nella coalizione di centrodestra, mentre i cultori dell’immobilismo e della conservazione sono sempre stati a sinistra.
 Quel passo che hanno fatto da decenni tutte le sinistre del mondo, dai socialdemocratici tedeschi al New Labour inglese fino ai socialisti spagnoli, quel passo gli eredi diretti del comunismo italiano non hanno mai avuto la volontà, il coraggio e la forza di farlo. Voglio dire: il coraggio e la forza di rinnegare il comunismo e di chiedere scusa agli italiani.
 In Italia gli unici a sopravvivere ai fallimenti ed al crollo delle ideologie sono stati gli sconfitti della storia. Di conseguenza, non esiste e non è mai esistita, discontinuità di strategie e di personale politico tra la classe dirigente che era stata erede di Palmiro Togliatti e quella di oggi.
 Mentre noi andavamo avanti, loro andavano indietro. La destra italiana si è rinnovata, loro hanno fatto soltanto finta di farlo.
 Così dopo la “gioiosa macchina da guerra” è venuto il ribaltone, e poi l’Ulivo, e quindi l’Unione, dopo ancora il Partito Democratico, ed oggi si assiste nuovamente ad un ritorno al passato, al tentativo di recuperare tutte le sinistre, al recupero del sindacato più conservatore e di tutti gli antagonismi. Un carosello di trasformismi e di autentici trasformisti.
 Ad ogni invenzione botanica, prima la Quercia, poi l’Ulivo poi la Margherita, i consensi della sinistra sono andati via via riducendosi, e ancora di più si è ridotta la loro credibilità nel Paese.
 Le loro alleanze si sono sempre rivelate conservative e difensive.
 I loro governi hanno offerto agli italiani uno spettacolo continuativo di risse, di tradimenti, di psicodrammi parlamentari.
 Mentre noi eravamo impegnati nel fare, loro monopolizzavano i talk show. E li monopolizzano tutt’ora.
 Mentre noi portiamo a termine le legislature, loro sono riusciti ad avvicendare in cinque anni quattro governi e tre presidenti del Consiglio. E stendiamo un velo pietoso sull’ultima esperienza governativa. E’ vero che sono stati persi due anni, ma almeno tutti hanno potuto constatare come la sinistra sia incapace di governare.
 Poi, improvvisamente e quasi miracolosamente, nel giugno del 2007 Walter Veltroni annunciò di voler cambiare.
 Si è trattato dell’ultima finzione o perlomeno dell’ultimo improbabile azzardo.
 Dobbiamo ammetterlo: quel suo programma del Lingotto non ci aveva lasciato indifferenti. La promessa di dar vita ad un partito democratico e riformista, che rompesse con gli estremismi ed avesse realmente la famosa “vocazione maggioritaria”, per una volta ci era sembrata sincera. L’approdo, anche da sinistra, ad un bipartitismo che consolidasse il bipolarismo, ci era sembrata un’occasione da non lasciar cadere. L’idea di dar vita ad una campagna elettorale civile, senza più la demonizzazione dell’avversario, e, dopo la loro prevedibile sconfitta, ad una opposizione riformatrice e costruttiva, noi l’avevamo presa per buona. E lo dicemmo chiaramente in Parlamento all’atto della costituzione del nostro governo.

 Ma è bastato un attimo perché anche quel bluff si disvelasse. Perché il Partito democratico – che democratico ancora non è – trasformasse da tattica in strategica la sua alleanza con l’estremismo giudiziario da una parte, e con l’estremismo ed il conservatorismo sindacale dall’altra. Perché insomma si ritornasse al passato e agli antichi rituali.
 Ed oggi a che cosa assistiamo? Il segretario sconfitto se ne va, ed il suo vice – che fino al giorno prima ne aveva condiviso ogni scelta – subito ne rinnega la linea in un disperato quanto inutile tentativo di salvare il salvabile.
 Ma gli italiani, cari signori della sinistra, non hanno gli occhi bendati: ci vedono benissimo.
 Vedono che mentre noi andiamo avanti, voi proseguite con la testa voltata all’indietro.
 Vedono che mentre noi, in un’emergenza che ha fatto tremare le vene ai polsi ad ogni leader del mondo, abbiamo garantito stabilità al Paese e per ciò guadagniamo consensi, voi non trovate di meglio che tornare al passato, che continuare ad insultarci, che litigare tra di voi incuranti dell’interesse generale.  Anche per questo continuate a perdere largamente ogni consultazione elettorale.
 E’ una situazione, è una realtà sotto gli occhi di tutti.
 Noi siamo qui, e guardando a dove eravamo quando siamo partiti, siamo consapevoli di essere oggi molto più forti di allora, molto più attrezzati di allora alle sfide della modernità. La nostra classe dirigente cresce a livello nazionale e sul territorio; i nostri giovani si affermano nelle università e nella vita pubblica. Non abbiamo mai risposto all’odio con l’odio, agli insulti di chi cerca di delegittimarci con gli insulti. Oggi la parola “moderati”, ma diciamo pure la parola “centrodestra”, rappresenta un patrimonio e una ricchezza. Una ricchezza che si è rivalutata ed è destinata a rivalutarsi sempre più nel tempo.
 Il logoramento della sinistra invece, e per colpa dei suoi stessi errori, è stato totale. Ha colpito e distrutto il suo modello centralistico e dirigistico di partito, un modello improponibile nell’era della comunicazione in tempo reale. Questa sinistra ha spazzato via dalla scena uno dopo l’altro i suoi leader, sempre più divisi e incapaci di rappresentare il popolo e le sue aspirazioni in una società moderna. Così la sinistra sta uscendo di scena e non ha più un volto. Ed anche la stessa parola “sinistra” non piace più neppure a sinistra. 
 Queste sono verità incontrovertibili.
 Eppure, nonostante tutto, una sinistra riformista ed una opposizione moderna sarebbero indispensabili anche in Italia. Per questo noi siamo qui ad aspettarli. Non possiamo prenderci sulle spalle i loro ritardi e le loro responsabilità, ma attenderemo con la pazienza e la tolleranza che ci contraddistingue. Lo facciamo perché non c’è governo democratico al mondo a cui faccia bene l’assenza di un’opposizione. Lo facciamo, soprattutto, perché abbiamo promesso solennemente di governare anche per quegli italiani che non la pensano come noi; e noi le promesse le manteniamo, tutte e sempre.

 Lo facciamo anche perché non rimanga inascoltato, almeno da parte nostra, l’incoraggiamento che il 28 maggio 2008 ci venne da Papa Benedetto XVI, al quale va il nostro affettuoso saluto. Pochi giorni dopo le elezioni, Egli parlò di “segnali di un clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo” e di “diffuso desiderio di riprendere il cammino, di affrontare e risolvere insieme almeno i problemi più urgenti e più gravi, di dare avvio a una nuova stagione di crescita economica, ma anche civile e morale”.
 E’ quello che stiamo cercando di fare. E’ quello che è indispensabile fare.
 Abbiamo infatti ricevuto dai governi precedenti e dalla sinistra un’Italia afflitta da pesanti eredità.
 Abbiamo ereditato un debito pubblico che a causa dei famigerati governi consociativi del compromesso storico,  si è moltiplicato per 8 tra il 1980 e il 1992 e oggi è pari al 106 per cento del pil. Questa tremenda situazione ci obbliga ogni anno a spendere decine di miliardi di euro dello Stato (ora sono 80 miliardi) per pagare gli interessi sui titoli del Tesoro invece che fare investimenti.
 Altro handicap che ci viene dal passato: abbiamo una pubblica amministrazione pletorica, inefficiente e costosa. La più costosa in Europa: 4.500 euro di costo per ogni cittadino, contro i 3.300 della Germania e degli altri Paesi europei.
 Siamo tributari dell’estero per l’energia che ci serve perché l’estremismo ambientalista è riuscito a impedire che l’Italia sviluppasse la tecnologia nucleare, settore nel quale siamo stati addirittura i precursori con Enrico Fermi. Per questo paghiamo l’energia il 35 per cento più dei nostri concorrenti. Tra questi, la Francia che con il nucleare produce l’80 per cento dell’energia che consuma, e copre una quota significativa delle nostre importazioni.

Infrastrutture: anche qui eravamo i primi in Europa dopo i tedeschi, mentre oggi siamo al 19° posto e dobbiamo colmare un ritardo trentennale. Il divario rispetto ai nostri diretti competitori europei come la Germania, la Francia e la Spagna è oggi del 50 per cento. E questo anche grazie ai veti del falso ambientalismo che hanno bloccato il nostro piano di 124 opere strategiche avviato nel 2001 con la Legge Obiettivo, compresi il Corridoio 5 tra l’Atlantico e il Pacifico, il Ponte sullo Stretto e i nuovi trafori alpini.
 Abbiamo ereditato un’evasione fiscale record: sul 20 per cento del pil, che è l’ammontare dell’economia sommersa, non si pagano imposte. Per un totale di 100 miliardi di euro l’anno, che dunque mancano al bilancio statale.
 Ci siamo trovati una giustizia che è un vero disastro. Sia la giustizia civile, dove i tempi sono incompatibili con le esigenze di una moderna società industriale: cinque anni per una causa di lavoro, otto anni per recuperare una somma da un fallimento. Sia la giustizia penale, dove lo squilibrio di poteri tra l’avvocato dell’accusa e quello della difesa si somma all’inefficienza storica degli uffici, e rende di fatto un miraggio il giusto processo.
 A tutte queste eredità negative il nostro governo ha cominciato a porre mano con un programma che stiamo speditamente realizzando.

Non voglio fare l’elenco delle molte cose che abbiamo realizzato in solo dieci mesi. Credo davvero che nessun governo prima di noi abbia fatto così tanto e così bene in così poco tempo.
 Sono stati mesi davvero intensi, vissuti sempre con il cuore in gola.
 Lasciatemi ricordare almeno i risultati più importanti.
 Da subito ci siamo impegnati ad affrontare e risolvere emergenze come i rifiuti di Napoli e della Campania. Abbiamo mantenuto all’Italia la nostra compagnia di bandiera. Abbiamo attivato numerosi provvedimenti per ridare sicurezza ai cittadini e per fronteggiare il carovita.
 Abbiamo predisposto, prima degli altri Paesi europei, una serie di misure per fronteggiare la crisi globale, la cui pericolosità avevamo già individuato più di un anno fa, quando ancora eravamo all’opposizione.
 Per questo motivo a giugno 2008 abbiamo messo in sicurezza i conti pubblici con una legge finanziaria per la prima volta impostata su base triennale, per poter affrontare la crisi con gli strumenti di finanza pubblica più adeguati.
 Siamo stati i primi al mondo, il 10 ottobre 2008, a proteggere i risparmi degli italiani depositati nelle banche. Siamo quelli che in Europa hanno stanziato più fondi a favore delle famiglie, dei lavoratori, delle imprese e dell’economia reale, per un totale di 55,8 miliardi di euro. Quasi 4 punti di Pil per le grandi opere, per la protezione dei più deboli,
per l’edilizia scolastica, per le imprese dei settori più colpiti, per la protezione di chi perde il lavoro, estendendola per la prima volta ai lavoratori delle piccole imprese, agli apprendisti, agli interinali, ai collaboratori a progetto.
 In questi primi dieci mesi, non ci siamo limitati ad affrontare tempestivamente le tante emergenze nuove o ereditate, ma abbiamo anche avviato e in buona parte realizzato numerose riforme, utili nell’immediato e importanti per porre solide fondamenta per il futuro: la riforma della pubblica amministrazione, la riforma del processo civile, gli interventi che riguardano la scuola e l’università, lo sblocco delle infrastrutture, le misure che uniscono insieme difesa dell’ambiente e sviluppo economico. 
 Tutto questo è stato possibile grazie alla concordia nella quale il governo ha saputo operare sempre in perfetta sintonia con i nostri gruppi parlamentari. 

 Sono fiero di avere al mio fianco persone così appassionate e competenti: sento una collaborazione, un’amicizia e un affetto da parte di tutti i componenti della squadra di governo e della maggioranza che mi danno forza e che costituiscono un motivo di ulteriore rassicurazione per tutti gli italiani.
 In campagna elettorale avevo detto che il nostro governo non prometteva miracoli ma impegno e dedizione nell’interesse di tutti.
 Nei primi dieci mesi di governo abbiamo mantenuto la parola, lo Stato è tornato a fare lo Stato e gli italiani hanno capito che il governo è al loro fianco per sostenerli, per incoraggiarli e fare in modo che ciascuno possa vivere nel modo più libero possibile.
 Dobbiamo tutti essere orgogliosi dei risultati raggiunti.
 Voi tutti che siete qui avete anche il compito di essere infaticabili annunciatori delle tante cose buone fatte dal governo. Lo dovete fare, lo dobbiamo fare tutti insieme, non solo per dare testimonianza alla verità dei fatti contro il catastrofismo diffuso dalla sinistra e dalle loro gazzette, ma soprattutto perché abbiamo il dovere di dare speranza a tutti i nostri concittadini e di impedire che il bombardamento quotidiano di cattive notizie fiacchi la loro volontà di agire, di rischiare, di investire, di lottare contro le avversità, nella certezza di un futuro migliore.
 Per aiutarvi in questo decisivo impegno, nella cartella che vi sarà distribuita all’uscita troverete anche una pubblicazione “Dieci mesi di lavoro dalla parte degli italiani”, che illustra in modo chiaro le principali realizzazioni del nostro governo. Leggetela e diffondetela. Sostenete in questo modo il governo e date nuova forza a tutti gli italiani.
 Al grande lavoro in patria va unito anche l’enorme impegno dedicato alla politica estera, che diventa sempre più politica “interna”, per le ricadute che essa ha sui destini del nostro Paese.

Grazie a noi, grazie al nostro governo, l’Italia oggi è forte, rispettata e autorevole in Europa e nel mondo.
 Coerenti con i nostri valori, abbiamo fatto una scelta di campo chiara e netta, che è la stessa da sempre. Abbiamo scelto di far parte del Partito del Popolo Europeo e di schierarci al fianco delle grandi democrazie occidentali e degli Stati Uniti d’America.
 Ve l’ho già raccontato. C’era una volta un padre che portò suo figlio al cimitero americano e tra quelle migliaia di lapidi gli fece giurare che avrebbe serbato eterna gratitudine verso quel popolo che aveva sacrificato tanti suoi giovani per la nostra libertà, la nostra dignità e il nostro benessere.
 Quel padre era mio padre. Quel ragazzo ero io.
 Sarò  sempre grato agli Stati Uniti d’America per averci salvato dal nazismo e dal comunismo. Sarò sempre grato agli Stati Uniti d’America per averci consentito attraverso gli aiuti del Piano Marshall di uscire dall’indigenza e di avviarci ad un vero benessere. Sarò sempre grato agli Stati Uniti d’America per avere difeso l’Europa dalla minaccia sovietica nei lunghi decenni della guerra fredda.
 Ovunque il comunismo sia arrivato al potere ha prodotto terrore, oppressione e miseria.
 Soltanto la nostra sinistra non ha ancora imparato la lezione dei cento milioni di morti del comunismo.
 E ancora pretendono di essere loro a darci lezioni storia, di morale e di galateo costituzionale.
 La nostra politica estera è coerente con le idee nelle quali crediamo, con i valori di libertà e di democrazia che sono al cuore del nostro essere e che noi non abbiamo mai dovuto rinnegare. Questi valori sono la bussola che ci ha sempre guidato nel prendere ogni decisione, anche le nostre ultime decisioni per affrontare la crisi economica e finanziaria globale, la crisi energetica, i conflitti esplosi in Georgia e in Medio Oriente.  Questi valori ci guideranno anche in futuro. La nostra bussola, come ho detto nella Dichiarazione programmatica di governo il 13 maggio davanti alle Camere, è la crescita della  libertà, della prosperità e dell’affermazione dell’Italia in Europa e nel mondo, nel segno della responsabilità occidentale.

Per noi l’Occidente è uno e uno solo. Questo è vero sul piano politico, sul piano economico e sul piano militare. Ed è soprattutto vero sul piano umano e su quello dei valori.
 Europa e Stati Uniti sono legati allo stesso destino.  L’Europa ha bisogno degli Stati Uniti, gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Europa.
 Non abbiamo esitazioni nel pronunciare queste dichiarazioni.
 Non abbiamo esitazioni ad essere quelli che siamo. Anzi, ne siamo fieri, soprattutto oggi.
 È proprio adesso che dobbiamo guardare con fiducia al futuro. Noi siamo nella condizione di riuscire prima e meglio di altri a superare la fase di declino che l’economia mondiale attraversa. Potremo farlo, senza stravolgere i nostri stili di vita, a patto di ritrovare la forza dei valori che ci hanno consentito, dopo un periodo ben più grave di quello attuale, dopo una lunga guerra mondiale, di conseguire livelli allora inimmaginabili di prosperità e di benessere.
 Noi siamo abituati a pensare che non esiste una società perfetta e che il compito del buon governante non è quello di inseguire le utopie visionarie che sono frutto dei fondamentalismi ideologici. Noi siamo impegnati a revisionare e a correggere di continuo le possibili degenerazioni di una società imperfetta. In un mondo che cambia di ora in ora, il riformismo liberale è un lavoro che non finisce mai. Il nostro riformismo liberale è la formula vincente anche nei rapporti internazionali.
 È stato il riformismo liberale a farci dire per primi - noi liberali attenti alla solidarietà, noi liberali che crediamo nell’economia sociale di mercato – che lo Stato di fronte alla crisi doveva intervenire per proteggere le imprese, le famiglie, i più deboli.
 Sono stato il primo tra i leader del mondo a dichiarare, lo scorso 10 ottobre, che non avremmo consentito che neppure una sola banca fallisse o che un solo risparmiatore perdesse i suoi risparmi.
 Siamo stati i primi a dire che contro la crisi globale dovevamo mettere a punto risposte globali, e che dovevamo introdurre un sistema condiviso di principi e regole comuni sulla trasparenza, sull’integrità e sulla correttezza delle attività finanziarie ed economiche di tutto il mondo.
 Siamo stati i primi a mettere in guardia contro la tentazione del protezionismo, i primi a studiare misure di sostegno all’economia reale capaci di stimolare i consumi e dare slancio alle imprese.
 Siamo stati i primi, responsabilmente, a dire che quanto più una crisi è grave, tanto più bisogna contrastarla con la fiducia, con quella che il presidente Obama ha chiamato “l’audacia della speranza”. Io lo sottoscrivo con convinzione.
 Tornando al nostro ruolo internazionale possiamo dire senza   tema di smentita che oggi l’Italia è rispettata nel mondo. Presiede il G8, ed io personalmente lo presiederò per la terza volta. A nessun leader dei più importanti Paesi del mondo gli elettori hanno assicurato un consenso così duraturo da consentirgli di presiedere tre volte un G8. Ringrazio gli italiani che mi hanno così a lungo confermato e rinnovato la loro fiducia.

 Io credo di avere ormai una certa esperienza internazionale e rapporti di stima e amicizia con molti leader che ci hanno consentito e ci consentono di fare del nostro Paese un protagonista di primo piano della politica internazionale.
 Abbiamo contribuito, grazie all’amicizia con i vertici russi, alla soluzione della crisi georgiana e della crisi energetica. La nostra azione al fianco del presidente Sarkozy ha scongiurato le stragi che si annunciavano in Georgia, e che certamente vi sarebbero state e che avrebbero provocato un divorzio difficilmente sanabile tra la Federazione russa da una lato e l’Unione Europea, la Nato e gli Stati Uniti dall’altro.
 Noi abbiamo sostenuto e sosteniamo la necessità di tornare allo “spirito di Pratica di Mare”, che grazie a noi permise nel maggio 2002 la nascita del Consiglio Nato-Russia e la stipulazione di importanti accordi con quello storico vertice che segnò la fine della guerra fredda e di un incubo durato più di mezzo secolo: l’incubo atomico dell’annientamento reciproco.
 Ancora, abbiamo ultimamente evitato che l’Europa si gravasse di un rilevante peso economico rispetto agli altri giganti dell’economia mondiale, adottando al Consiglio europeo di fine 2008 un “pacchetto energia” che avrebbe duramente penalizzato le nostre economie e le nostre imprese. Al G8 e alla Conferenza sul clima a Copenaghen cercheremo di coordinare un’azione autenticamente ambientalista e quindi rispettosa dell’ambiente, ma senza il fanatismo ideologico dell’ambientalismo, con tutti i grandi Paesi del Pianeta e con le economie emergenti con cui vogliamo rafforzare il dialogo. Lo faremo a luglio alla Maddalena, dove il G8 si aprirà alla Cina, all’India, al Sud Africa, all’Egitto, al Brasile e al Messico. Insieme a questi Paesi riceveremo i Paesi dell’Unione Africana e lavoreremo per lanciare una nuova filosofia degli aiuti internazionali, affinché non siano più erogati a pioggia senza sapere dove e a chi finiscono, ma siano davvero efficaci mediante la realizzazione diretta di infrastrutture e di opere sociali con il coinvolgimento di più strumenti e di più attori, anche privati.

 L’ultimo successo che abbiamo ottenuto è stata la chiusura del contenzioso con la Libia, che durava da quasi un secolo e che i precedenti governi di sinistra avevano cercato di risolvere, naturalmente senza riuscirci. Noi ci siamo riusciti, con enormi vantaggi in prospettiva per le nostre aziende, e con i giusti riconoscimenti ai nostri esuli.   
 Vi ricordate qualche evento, qualche risultato importante degli ultimi governi della sinistra in politica estera? Noi ricordiamo, purtroppo, le bandiere di Stati Uniti e di Israele bruciate e calpestate nelle piazze, addirittura l’ignobile oltraggio ai manichini dei nostri caduti a Nassiriya. Un ricordo che ancora ci indigna.
 Noi siamo fieri dei nostri soldati che contribuiscono alla costruzione della democrazia e della pace nei Balcani, in Afghanistan, nelle aree calde del Medio Oriente.
 Anche da qui vogliamo che i nostri carabinieri, i nostri bersaglieri, i nostri marinai, i nostri aviatori, tutti i nostri soldati sentano forte la nostra vicinanza, la nostra gratitudine, il nostro calore. Che sentano il calore del nostro popolo, del Popolo della Libertà!
 Noi siamo tra i Paesi fondatori dell’Europa e crediamo in un’Europa che non è quella arroccata in una torre d’avorio, lontana dai cittadini, un’Europa dirigista e centralista: l’Europa dei burocrati. Noi crediamo, invece, nell’Europa che vogliono i cittadini europei e che è fatta di una grande storia, di valori condivisi e di una politica comune. Di democrazia e di libertà. Di rigore e di tolleranza. Di libera iniziativa e di solidarietà. Un’Europa libera, cristiana e occidentale che pratica e che diffonde la libertà nel mondo. Un’Europa che dobbiamo rinnovare in linea col Trattato di Lisbona perché deve essere ancora più autorevole, più democratica e più unita.
 
Per ricostruire la fiducia dei cittadini europei nell’Europa unita è necessario lavorare ad una riforma del’Europa che permetta di restituire agli Stati alcune competenze nazionali e, nello stesso tempo, affidi e rafforzi nelle mani dell’Europa le competenze in materia di politica estera e di difesa senza delle quali l’Europa non può esistere, specialmente in un momento di cambiamenti vertiginosi come quello che stiamo attraversando.

Torniamo al nostro movimento.Il Popolo della Libertà è già nato anche in Parlamento, e il lavoro comune nei gruppi della Camera e del Senato è stato un banco di prova assolutamente positivo: la nostra grande compattezza ha reso possibile l’approvazione in tempi record di tanti provvedimenti varati dal governo nella situazione d’emergenza in cui ci siamo trovati ad operare. L’asse tra il Popolo della Libertà e il governo, grazie anche alla leale collaborazione con la Lega Nord è stata, è e sarà la chiave di volta per garantire all’Italia una stagione di stabilità e di vere riforme e per superare l’attuale crisi finanziaria internazionale.
 Il nostro governo e la nostra maggioranza sono il luogo dove si esprime il massimo del riformismo possibile, che può realizzarsi grazie a una solidità politica senza precedenti. 

Siamo l’unico governo possibile oggi in Italia.
 Questa situazione aumenta la responsabilità del nostro movimento che nasce e che inevitabilmente si pone come legato al governo che esso oggi esprime.
 Il destino e il futuro del Popolo della Libertà dipendono dalla capacità del governo di rispondere alla sfida che grava sul Paese e di incontrare il consenso dei cittadini, anche di quelli che hanno preferito o preferiscono votare per l’opposizione.
 E’ il sistema Italia nel suo insieme, al di fuori di ogni divisione di parte a cui noi facciamo riferimento. Dobbiamo dire, a tutti coloro che ci sostengono con il loro voto e con la loro simpatia, di schierarsi attorno al governo che oggi è la chiave del futuro del Paese.
 I governi oggi hanno in tutti i Paesi responsabilità assai accresciute rispetto a quelle del passato perché ad essi è affidato il compito di far riprendere il rapporto virtuoso tra economia finanziaria ed economia reale.
 Le istituzioni sono chiamate a giocare un ruolo impensabile solo fino a pochi mesi fa.  Ciò richiede tempi di reazione ben più rapidi dagli abituali tempi lunghi delle istituzioni. Per questo motivo abbiamo posto il problema di dare forma al nesso diretto tra corpo elettorale e governo che non era previsto dal testo della Costituzione del ’48. Oggi con maggior ragione sosteniamo che l’autorità del governo e i tempi brevi a cui essa è obbligata devono trovare la risposta nelle istituzioni.
 Noi rispettiamo la Costituzione e in essa ci riconosciamo. Sentiamo il patriottismo della Costituzione ma non fine a sé stesso. Sentiamo il patriottismo della nazione e della tradizione, delle radici cristiane e umanistiche dell’Italia, che è il luogo in cui avvenne la sintesi tra cristianesimo, tra ellenismo e romanità. Accogliamo nella nostra memoria le differenti Italie del Medioevo e del Rinascimento così come l’Italia che è entrata nella modernità con il Risorgimento. Vogliamo superare quei toni da “guerra civile infinita” che rimangono ancora in Italia nel linguaggio politico della sinistra. Vogliamo ricordare tutta la passione e la sofferenza del nostro popolo, che visse in modo più drammatico degli altri la seconda guerra mondiale. Celebriamo la Resistenza e la Repubblica nella memoria dell’Italia una ed indivisa la cui storia viene da molto lontano.
 Questo è il nostro patriottismo della tradizione e della nazione.
 Vogliamo così, in questo spirito, aprire la prima pagina di una nuova stagione. Una stagione che ora iniziamo e che sarà decisiva per il peso dell’Italia in Europa e nel mondo.

 E’ con questo convincimento, con questa speranza, con questa ambizione che dichiaro aperti i lavori del nostro primo congresso, del nostro congresso fondativo.
 Invito sul palco i responsabili e i leader dei partiti e dei movimenti che oggi consegnano a noi le loro bandiere e i loro simboli affinché si fondano in quello del Popolo della Libertà:

- Denis Verdini, coordinatore di Forza Italia.
- Ignazio La Russa,  reggente di Alleanza Nazionale.
- la Nuova Dc per le autonomie di Gianfranco Rotondi,
- il Nuovo Psi di Stefano Caldoro,
- il Partito Repubblicano di Francesco Nucara,
- l’Azione Sociale di Alessandra Mussolini,
- i Popolari Liberali di Carlo Giovanardi,
- i Liberaldemocratici di Lamberto Dini,
- il Movimento Politico Italiani nel mondo di Sergio De Gregorio,
- il Movimento Politico per la Liguria di Sandro Biasotti,
- la Destra Libertaria di Luciano Bonocore,
- la Federazione dei Cristiano Popolari di Mario Baccini,
- Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’Associazione Circolo della Libertà,
- Marcello Dell’Utri, presidente dell’Associazione Circolo del Buongoverno.

 Grazie, grazie a tutti voi che siete qui, grazie a quanti ci seguono via radio, televisione e internet.
 A tutti un forte abbraccio e l’augurio di poter realizzare i sogni e i desideri che portate nella mente e nel cuore.
 Vi voglio bene, tenetemi nel vostro cuore.
 Viva il partito degli italiani.
 Viva il Popolo della Libertà.
 Viva l’Italia.

27/3/2009





24 novembre 2008

FORZA ITALIA CHIUDE SENZA RIMPIANTI

Il consiglio nazionale di Forza Italia ha approvato all’unanimità per acclamazione la mozione che sancisce l’ingresso del partito nel Popolo Della Libertà, si procede velocemente nella costruzione del nuovo soggetto politico, che è del popolo per il popolo, e ha avuto il battesimo vincente nelle elezioni politiche della primavera scorsa.
Certo tutto ciò che ha significato Forza Italia per il paese, le tante battaglie e un simbolo conosciutissimo non possono non evocare ricordi e nostalgie , nessun rimpianto però , ci si apre a una forza politica più grande, a vocazione altamente maggioritaria, che è già il primo partito italiano e si avvia ad essere il più grande gruppo del PPE alle elezioni europee della prossima primavera.
Mi sembra importante sottolineare come la parola libertà in tutti questi anni è stata e continuerà ad essere una prerogativa quasi esclusiva del centro destra, a cominciare da Forza Italia nata e cresciuta come forza di libertà, poi il Polo della Libertà del 1994 , la Casa della Libertà del 2000 e infine il Popolo della Libertà del 2008, insomma in Italia quando si parla o si pensa alla libertà il pensiero corre automaticamente a Silvio Berlusconi e al centro destra, mi sembra un risultato tutt’altro che trascurabile.
Al consiglio nazionale di FI è intervenuto anche Silvio Berlusconi, che non ha voluto pronunciare il discorso preparato per l’occasione ,ma si è limitato a leggere il discorso della “discesa in campodel 26 gennaio 1994, “la battaglia di libertà che abbiamo iniziato 14 anni fa deve avere il coraggio di questo passo, i programmi del ‘94 non hanno bisogno di nessun cambiamento, tutto quello che volevamo conseguire siamo riusciti a conseguirlo, dando al Paese in 14 anni qualcosa di positivo che era indispensabile, ha aggiunto il Presidente Berlusconi visibilmente commosso, saremo ancora il vero baluardo di democrazia e di libertà nel nostro Paese, l’avventura continua verso traguardi che rendano il nostro Paese più libero, in cui nessuno sia abbandonato all’emarginazione e alla miseria, un Paese nella democrazia e nel benessere, andiamo avanti sino in fondo, fino a che questi traguardi non siano assolutamente raggiunti.
E così il “giacobino di S.Babila” mantiene la sua promessa fatta giusto un anno fa di questi tempi, quando in piazza S.Babila a Milano, al culmine di una riuscitissima manifestazione nazionale contro il governo Prodi, annunciò dal predellino di un automobile la nascita di un nuovo soggetto politico che desse seguito alle aspirazioni di tutti gli elettori del centrodestra che volevano un partito unico.
Il congresso del PDL, al quale oltre a FI, aderiscono AN, i Liberal Popolari di Giovanardi, la DCA di Rotondi, Azione Sociale di Alessandra Mussolini, il movimento di Dini e altre forze minori, si terrà nel mese di marzo del 2009 e vi parteciperanno 6000 delegati , metà dei quali saranno scelti direttamente dai cittadini in due week end, il 13-14 e il 20-21 dicembre, quando ci saranno diecimila gazebo del PDL in tutte le piazze d’Italia.









18 settembre 2008

L’INESISTENTE VELTRONI

Il “giacobino di S.Babila” non poteva non intervenire ,all'assemblea costituente dei cento, che scriverà lo statuto del Popolo Della Libertà, è il primo atto ufficiale ,la prima pietra che porterà alla nascita del nuovo partito nei primi mesi del nuovo anno, e che avrà il battesimo elettorale alle Europee del 2009, giusto come annunciato in piazza S.Babila a Milano,il 17 Novembre dello scorso anno, la promessa si avvia a diventare realtà.
Nell’intervento Berlusconi ha anche parlato dell’attualità politica e dei rapporti con l’opposizione: «Veltroni? Aveva cominciato bene, ma nei fatti è adesso del tutto inesistente».
Per il premier «la sinistra ha scelto la vecchia linea e i vecchi vizi della sua provenienza storica». «Dimentichiamo ogni speranza di poter collaborare con loro. Dovrà passare ancora un'altra generazione, visto che oggi sono posseduti solo da invidia e odio di classe». «Questa sinistra non è capace né di fare opposizione né di governare. È semplicemente deludente e con loro non si potrà neanche collaborare».
Nessuna meraviglia, Veltroni è ormai “bollito”,i suoi stessi compagni aspettano solo il momento buono per “rottamarlo”, anche volendo cercare il dialogo sarebbe una pura perdita di tempo, a che serve discutere infatti con qualcuno che ogni giorno è messo in discussione nel suo stesso partito e che è stato costretto a rimangiarsi tutte le buone intenzioni con cui si era presentato agli elettori?
Qualche accenno anche alla nuova legge elettorale per le europee, che è in discussione nelle commissioni parlamentari e sarà in aula il mese prossimo,: " circoscrizioni più piccole, niente preferenze e sbarramento al 5% ", queste le linee guida essenziali.
Tornando al PDL, il nuovo partito, Berlusconi ha spiegato all’assemblea che bisognerà lavorare per costruire un partito aperto e in contatto con la gente, attraverso sedi locali, gazebo, circoli e internet,si baserà su uno statuto “i cui principi siano di immediata comprensione a tutti e che avrà nella Carta dei Valori del PPE il suo modello”, con le elezioni europee del 2009 il PDL mira ad essere il gruppo più grande all’interno del Partito Popolare Europeo.
Secondo il Cavaliere il PDL non deve fermarsi all’attuale 42 per cento dei voti, ma “deve andare a recuperare il consenso di tutti i moderati che non si riconoscono in questa sinistra che ha profondamente deluso gli italiani e che non andrà mai al governo perché è legata alla vecchia linea e ai vecchi vizi”.
Il PDL sarà un partito forte e radicato nel territorio, ma leggero allo stesso tempo, sul modello americano pare che non ci saranno tessere per gli iscritti, ma solo la registrazione che consentirà a tantissime persone di lasciare i propri recapiti per essere ricontattate, consultate e regolarmente coinvolte nella vita del nuovo soggetto politico.
Vuoi vedere che il Cav. ci stupirà ancora con un’altra innovazione?






  



9 settembre 2008

ANCORA SUL FASCISMO E I RAGAZZI DI SALO’

Non mi sembra davvero il caso di discutere di nuovo sul fascismo e i ragazzi di Salò, nella pretestuosa polemica che ha visto opposti in questi giorni Alemanno,Veltroni, La Russa e Napolitano ,vi è qualcosa di vecchio,stantio,trito e ritrito che si pensava ormai superato da un pezzo.
Il martire Veltroni rinuncia alla sua poltrona nel comitato del museo della Shoah poiché a suo dire non può sedersi allo stesso tavolo con Alemanno che propone una doppia lettura del fascismo, chissà perché mai invece gli altri dovrebbero sedersi allo stesso tavolo con lui che se ne andava ai festival della gioventù comunista a Berlino Est ad applaudire i tetri e sanguinari burocrati di Breznev in nome dell'eurocomunismo, e che indicava nei suoi scritti a quale modello di società dovevano tendere i giovani :“Fare politica significa edificare mattone su mattone una società nuova e partecipare al progetto ambizioso di una grande vittoria della rivoluzione proletaria in Occidente, di quella rivoluzione che noi portiamo avanti e che tutti i giovani devono vivere”.
E a proposito di Shoah sarei una facile indovina se scommettessi sulla partecipazione del “giovane Veltroni” alle manifestazioni dei “nazisti rossi” guidati da Luciano Lama e Chiara Ingrao contro le sinagoghe e l’ambasciata israeliana, con i loro ghigni coperti dalle kefiah che marciavano col pugno chiuso trasportando bare nere,bruciando bandiere al grido di “A Morte Israele” , e non erano quattro deficienti, ma dirigenti del partito seguiti da mandrie intere di deficienti, era semplicemente il PCI e la sinistra intera razzista e antisemita.
Che adesso si vergogni o neghi addirittura di essere “mai stato comunista” è un problema suo, ma sicuramente non ha nessun titolo per impedire una serena lettura e valutazione della recente storia italiana senza pregiudizi di nessun tipo.
Che pena questa sinistra italiana che cerca di coprire il vuoto di idee,programmi e leadership, evocando fantasmi del passato, gridando al pericolo del regime , al razzismo e chi più ne ha più ne metta, spiacente signori,ma il popolo italiano è molto meno sprovveduto di quanto possa sembrare,si agitano questi fantasmi da 14 anni, sono vaccinati,non ci credono più, tanto che puntualmente ad ogni appuntamento elettorale vi prendono a ceffoni, così come non credono più da un pezzo a una magistratura imparziale.
Il Popolo Della Libertà è contro tutti i totalitarismi, senza se e senza ma, figuriamoci se potrebbe avallare od approvare un regime fascista, la sinistra italiana non solo è in minoranza in parlamento e nel paese, ma è anche una “minoranza culturale” , nella società che cambia e si evolve sono rimasti ai vecchi schemi e alle vecchie parole d’ordine, ormai vivono in una realtà virtuale e residuale.
Sono come i gamberi,fanno un passo avanti e due indietro, Alemanno e La Russa hanno fatto dei ragionamenti sul fascismo e sui ragazzi di Salò, molto meno impegnativi di altri autorevoli esponenti di sinistra, giubilati e applauditi, ne cito solo due a caso, ogni altro commento è francamente superfluo e inopportuno.

Abbiamo sempre presente, nel nostro operare quotidiano, l'importanza del valore dell'unità dell'Italia. Questa unità che sentiamo essenziale per noi, quell'unità che, in fondo oggi, a mezzo secolo di distanza, dobbiamo pur dirlo, era il sentimento che animò molti dei giovani che allora fecero scelte diverse; che le fecero credendo di servire ugualmente l'onore della propria Patria.
Questa unità preserviamola e in ogni nostra azione essa sia il punto e il riferimento insieme con la difesa dei valori di democrazia, di libertà e di pace.
Carlo Azeglio Ciampi 14/10/2001

Mi chiedo se l’Italia di oggi - e quindi noi tutti - non debba cominciare a riflettere sui vinti di ieri; non perché avessero ragione o perché bisogna sposare, per convenienze non ben decifrabili, una sorta di inaccettabile parificazione tra le parti, bensì perché occorre sforzarsi di capire, senza revisionismi falsificanti, i motivi per i quali migliaia di ragazzi e soprattutto di ragazze, quando tutto era perduto, si schierarono dalla parte di Salò e non dalla parte dei diritti e delle libertà.
Luciano Violante 10/05/1996









16 luglio 2008

ADESSO SE NE ACCORGE

Troppo frequentemente in questi anni le informazioni raccolte durante le indagini sono state oggetto di pubblicazione e di diffusione al di fuori dei processi. Fenomeno questo che, nella misura e nei modi in cui in molti casi è avvenuto, ha costituito e costituisce indubbiamente una anomalia tutta italiana dice Pizzetti. Per il garante il ddl sulle intercettazioni deve essere integrato con maggiori misure di protezione.
''Le verifiche svolte sul Tribunale di Roma, anche se circoscritte alle Sezioni civili e del lavoro, ci hanno confermato che la protezione dei dati negli uffici giudiziari e' ancora quasi all'anno zero''. La denuncia del Garante è netta. Bisogna "innalzare le misure di protezione, sia adottando prescrizioni sia con concreti provvedimenti di carattere organizzativo".
"Quello che tocca a noi ribadire è che questi dati, come tutti quelli giudiziari, devono essere protetti con vincoli giuridici più chiari e penetranti, e con misure tecniche adeguate", spiega. "Per questo - insiste - auspichiamo vivamente che gli eventuali risparmi derivanti dalla riduzione delle intercettazioni siano destinati in modo vincolato ad innalzare le misure di protezione".
Adnkronos

Adesso se ne accorge , il garante della privacy, dell’anomalia tutta italiana circa la quantità incredibile e la pubblicazione delle intercettazioni, ma sino ad oggi in quale pianeta è vissuto?
Anche se in ritardo, comunque è appezzabile questo intervento che conferma ancora una volta,casomai ce ne fosse bisogno,dell’ineludibilità e urgenza di una nuova legge che regolamenti la materia in senso restrittivo, e che vada nel senso della più ampia tutela della privacy dei cittadini.
Il DDL sulle intercettazioni già licenziato dal consiglio dei ministri e che approderà in parlamento dopo la pausa estiva risponde perfettamente a queste esigenze, ma se il garante chiede integrazioni con “maggiori misure di protezione” sicuramente governo e maggioranza non si opporranno, tutt’altro.
Si tratta di un preciso impegno assunto da Silvio Berlusconi in campagna elettorale e scritto a chiare lettere nel programma di governo del Popolo Della Libertà, che sarà al più presto onorato.






30 giugno 2008

PIENA SINTONIA DI BERLUSCONI E DEL PDL CON IL PAESE

"La fiducia nel presidente del Consiglio e nel governo di centrodestra rimane sui massimi, anche a causa della crisi profonda del Partito Democratico". Lo afferma in un'intervista al quotidiano online Affaritaliani.it l'amministratore delegato di Coesis Research, Alessandro Amadori.
"La fiducia rimane stabile intorno al 60 per cento" e "il dato risente anche di fattori relativi, ovvero dipende dallo scenario competitivo". "Il governo - prosegue - è completamente privo di alternative credibili e visibili, perciò l'indicatore di fiducia resta stabile".
Il Paese sa che non c'è un'alternativa. Si tratta di una fase unica della storia del nostro Paese, non è mai accaduto che esistesse una situazione di mono - offerta.
Un certo attivismo berlusconiano su fronti comunque minori, come la storia dei processi, ha forse introdotto elementi di ambivalenza, che però non influenzano né la fiducia né le intenzioni di voto verso il Centrodestra.
L'estrema debolezza del Centrosinistra è il vero problema dell'Italia. Le bocce sono ferme, l'indebolimento della sinistra non sembra avere soluzione; anzi per i cittadini è più probabile che si dissolva il Pd piuttosto che Berlusconi perda fiducia.
Questa dunque l’analisi di Coesis Research pubblicata il 26 scorso, ieri invece il Corriere della Sera, a conferma di questa tendenza ha pubblicato un
sondaggio sulle intenzioni di voto dove si evince il drammatico affondamento del PD e un prodigioso scatto in avanti del Popolo Della Libertà.
Il Pd in pochi mesi ha perso 5 punti (dal 33,1 % del 13 aprile al 28%), e Di Pietro ne ha guadagnati 3 (dal 4,4% al 7,4%). La Sinistra recupera almeno 1 punto, e intanto il PDL schizza di oltre 7 punti: dal 37,4% al 44,6%.
Saranno appunto questi sondaggi che hanno convinto Veltroni a recuperare il pullman rottamato e a rimettersi in giro per l’Italia da settembre, fatica e tempo sprecati secondo me.
Veltroni in soli due mesi è stato costretto a rimangiarsi tutto ciò che aveva detto e programmato all’atto della sua elezione a segretario del PD e ribadito in campagna elettorale, stretto com’è tra l’incudine della contestazioni e delle correnti interne e il martello del giacobinismo dell’alleato Di Pietro, sarà già tanto se arriverà alle elezioni europee dell’anno prossimo, dove non ci saranno voti utili e antiberlusconismo che potranno aiutarlo.
I giacobini e i giustizialisti invece non fanno altro che portare acqua al mulino del Popolo Della Libertà e di Berlusconi, questo dato era già emerso in campagna elettorale e subito dopo il voto, i risultati di questo sondaggio ne sono la lampante conferma.
Avanti così dunque senza indugi, soprattutto sui temi della sicurezza e della giustizia, il popolo è con Silvio.






17 giugno 2008

CAPPOTTO DEL CENTRODESTRA NELLE AMMINISTRATIVE IN SICILIA

Nelle amministrative siciliane (si è votato per il rinnovo di 8 amministrazioni provinciali e 147 comuni) il Popolo Della Libertà insieme all’MPA e all’UDC ottiene un clamoroso cappotto.
Otto province su otto sono infatti assegnate al centrodestra che se le aggiudica con percentuali bulgare da un minimo del 55% a un massimo del 75%, la sinistra e il partito democratico perdono anche le due ultime roccaforti che le erano rimaste sull’isola, Enna e Caltanissetta, non ci sarà bisogno di nessun ballottaggio.
Molto deludente la performance del partito democratico che raramente riesce a stento a superare il 20%, anche la sinistra radicale ai minimi storici.
Nel voto ha pesato molto l’astensionismo,solo circa la metà degli aventi diritto si è recata alle urne, non è difficile ipotizzare che tra gli astensionisti vi siano molti delusi e sfiduciati del centrosinistra.
Non ci sono ancora dati significativi per il rinnovo dei 147 sindaci e consigli comunali, ma visto il risultato delle provinciali, significative sorprese non sono all’ordine del giorno.
Continua dunque l’onda lunga del Popolo Delle Libertà e del centrodestra,mentre da oggi in poi il partito democratico e la sinistra tirano un sospiro di sollievo,per quest’anno non si vota più, non c’è più niente da perdere.









30 aprile 2008

IL NUOVO PRESIDENTE DELLA CAMERA

E’ Gianfranco Fini il nuovo presidente della camera dei deputati , il leader di An e cofondatore del Popolo Della Libertà è stato eletto dopo le tre fumate nere di ieri, quando il quorum era alto (due terzi dei deputati e poi dei votanti), oggi il candidato del PDL ha centrato l'elezione ottenendo 335 voti (ne servivano 306) su 611 votanti.
Quando, al termine dello scrutinio, il presidente della seduta Pierluigi Castagnetti ha proclamato il presidente di An, l’aula è esplosa in un lungo applauso: tanto i deputati di maggioranza quanto quelli di opposizione si sono alzati in piedi tributando al neo eletto un lungo applauso.







16 aprile 2008

CONTINUA L’ONDA LUNGA DEL PDL

Dopo la grande vittoria alle elezioni politiche nazionali,non si ferma l’onda lunga del Popolo Della Libertà,che anche nelle elezioni regionali e amministrative ottiene lusinghieri successi.
Nelle regionali in Sicilia il candidato del PDL,Lombardo ottiene una vittoria che non ammette repliche e riesce addirittura a migliorare il risultato precedente dell’uscente Cuffaro (53,08%) ,con il risultato di 65,5% contro il 30,3% della candidata del PD Anna Finocchiaro, la candidata della Sinistra Arcobaleno Rita Borsellino non riesce neppure a raggiungere il quorum per essere eletta nell’assemblea regionale.
Il Friuli Venezia Giulia cambia invece colore politico,il presidente uscente del PD Riccardo Illy (46,2%) viene sconfitto dal candidato del PDL Renzo Tondo(53,8%), non era difficile prevederlo comunque, visto che nelle politiche di ieri il PDL in regione ha ottenuto un ampia maggioranza.
Tra le province e i comuni più importanti chiamati al voto c’è sicuramente Roma dove dal risultato parziale si andrà quasi sicuramente al ballottaggio tra quindici giorni tra Zingaretti del PD e Antoniozzi del PDL alla provincia e Rutelli del PD e Alemanno del PDL al comune di Roma, il dato è significativo poiché nelle elezioni precedenti , Gasbarra del PD alla provincia era stato eletto al primo turno con il 53,4% e Veltroni al comune con il 61,4%.
Avanti così…..




15 aprile 2008

FIVE MORE YEARS

Il trionfo di Silvio Berlusconi e del Popolo Della Libertà tra i cittadini italiani è innanzi tutto testimoniato dai numeri,quando ormai mancano poche sezioni allo scrutinio definitivo, la coalizione PDL+LEGA NORD+MPA ha un vantaggio di 9,2% al senato e 9% alla camera sulla coalizione Partito Democratico + Italia Dei Valori guidata da Walter Veltroni.
Anche il numero di seggi conquistati nelle due camere non lascia spazio a dubbi e interpretazioni: + o – 170 su 315 al senato, 340 su 630 alla camera, un mandato pieno ed assoluto a governare da parte del popolo italiano a Silvio Berlusconi che, si è confermato ancora una volta, l’unico vero leader capace di capire e interpretare quello che attraversa il paese.
E’ stato anche il giorno della scomparsa dalla rappresentanza parlamentare di formazioni storiche come i Verdi,Rifondazione Comunista,Comunisti Italiani, Sinistra Democratica e Socialisti che non sono riuscite a raggiungere il quorum sia alla camera che al senato, un piccolo drappello socialista guidato da Stefano Caldoro è comunque presente nelle liste del PDL,l’UDC guidata da Casini riesce a superare il quorum alla camera e avrà 34 deputati,irrilevante invece al senato dove saranno presenti al massimo 2-3 senatori,davvero poco per chi sino a qualche giorno fa sperava di fare l’ago della bilancia ed avere addirittura l’incarico di Premier in caso di stallo tra le due maggiori coalizioni, ma erano soltanto fantasie preelettorali.
Cinque anni ancora dunque,per quest’uomo che non finisce mai di stupire,ogni volta che lo danno per finito rinasce più forte di prima, e non viene mai meno la fiducia di gran parte degli italiani.
Sono convinta che governerà al meglio delle sue possibilità,pur se ci aspetta un periodo difficilissimo con la recessione mondiale alle porte e la pesantissima eredità del governo Prodi, crescita prossima allo zero,inflazione record al 3,3% e debito pubblico in risalita, è l’unica speranza di salvezza per questo maltrattato paese.
Alla fine della prossima legislatura si compirà il ventennio berlusconiano,ma forse solo tra qualche decennio si potrà capire l’importanza storica che quest’uomo prestato alla politica ha avuto per l’Italia, come unico protagonista contemporaneo della politica è già nella top ten dei dieci grandi che hanno fatto la storia d’Italia insieme a Garibaldi,Cavour, Pertini, De Gasperi,Leonardo Da Vinci ecc. come risulta da un recente sondaggio effettuato a cura dell’associazione sondaggisti italiani(ASSIRM), e si avvia a diventare un “Padre della Patria”, forse un giorno ai nostri nipotini potremo dire io c’ero .

BENTORNATO MIO PRESIDENTE NEL POSTO CHE LE COMPETE ,ALLA GUIDA DI QUESTO PAESE,AUGURI DI BUON LAVORO.

I CARE,WE CAN,THEY WIN

MENO MALE CHE SILVIO C’E’.


 



SOMEWHERE OVER THE RAINBOW (DA QUALCHE PARTE SOPRA L'ARCOBALENO), IL CIELO E' AZZURRO COME IL POPOLO DELLA LIBERTA', UNA CANZONE CHE ESPRIME AL MEGLIO LE MIE SENSAZIONI.
WHAT A WONDERFUL WORLD ! ! !










12 aprile 2008

BERLUSCONI: ABOLIREMO IL BOLLO AUTO

Aveva annunciato una "sorpresa". L’ha rivelata nel corso della sua intervista a Matrix. Silvio Berlusconi ha annunciato l’impegno di abolire il bollo su auto, moto e motorini, subito se l’extragettito di 4 miliardi è realmente disponibile o gradualmente,al massimo entro metà legislatura e i relativi costi saranno coperti da tagli di spesa.
Ieri sera dunque è andata in onda l’ultima sfida indiretta tra Berlusconi e Veltroni, i due candidati premier sono stati intervistati separatamente nella trasmissione Matrix di Canale 5 da Enrico Mentana.
I due non si sfiorano neppure, come già in Rai dieci giorni fa. Siedono uno dopo l'altro sulla stessa poltroncina in pelle bianca per due interviste di 45 minuti ciascuna, ma non si incrociano: Veltroni esce da una parte accompagnato da Mentana, Berlusconi entra dall'altra con in mano un foglietto dove si e' appuntato le ''bugie'' dell'avversario contro il quale si scaglia subito.
''Sono sconcertato per le dichiarazioni che ho sentito'', irrompe nello studio il Cavaliere con toni assai meno pacati di quelli usati da Veltroni, che parla per primo senza mai nominarlo, con toni morbidi, sorridendo spesso, accompagnando le parole con ampi gesti delle mani ed invocando ''una nuova primavera di serenità e cambiamento, dopo un lungo autunno piovoso e livido''.
Berlusconi ribatte punto per punto alla ''impressionante serie di ribaltamenti della realtà'' e alle favole di Veltroni, dopo essersele appuntate su un foglietto, mentre seguiva l'intervista da una stanza attigua. ''Non posso esimermi. Mi sarebbe piaciuto dirgliele in faccia...'', attacca mentre Mentana - che fino all'ultimo non ha smesso di sperare nello scontro diretto - suggerisce che Veltroni potrebbe essere ancora raggiunto in studio per un confronto. ''Non si può, c'e' la legge, le staccherebbero le antenne...'', reagisce il Cavaliere, 'depositando' il documento della Agcom e ribadendo che il mancato confronto diretto e' frutto della ''insulsa e liberticida'' par condicio.
Berlusconi contesta concitato i passaggi centrali del discorso di Veltroni e alla fine sbotta: ''Mi dovevo togliere questo peso, non si può arrivare qui e fare i finti buoni...''. ''Era qualcosa che avevo qui - dice indicando la gola - e me lo sono dovuto togliere''. L'applauso del pubblico esplode , sebbene prima dell'inizio della trasmissione il conduttore avesse pregato le tifoserie opposte, entrambe assai rumorose, di ''applaudire in maniera giusta e parca, senza fare la claque e senza contestare''.
Dopo aver demolito pezzo per pezzo il discorso di Veltroni riacquista il sorriso riassumendo le tante cose che il Popolo della Libertà intende fare quando ''certo governerà''.
Un altro bellissimo passaggio c’è stato quando Berlusconi ha ribattuto a ciò che Veltroni aveva citato poco prima,e cioè uno studio realizzato da Banca Intesa che indicherebbe la mancanza di coperture per 33 miliardi del programma del PDL, è cosa normale ha detto Berlusconi “ i potenti banchieri sono amici loro, noi invece siamo amici dei cittadini che pagano il mutuo”.
Poi rinnova per l'ennesima volta nella giornata l'appello al 'voto utile', rivelando sondaggi che darebbero in perdita i partiti minori. ''I sondaggi non sono citabili'', lo bacchetta Mentana. Ma Berlusconi precisa che si riferisce agli ultimi dati pubblici, quelli di due settimane fa.
Ma Berlusconi telefonerà a Veltroni, a risultati del voto acquisiti? ''Sono giovane e uso gli sms'', si pavoneggia il Cav.
Quando alla fine il conduttore spiega davanti ad un tabellone il modo corretto di votare sulla scheda elettorale. Berlusconi, che già era uscito dallo studio, di nuovo vi fa irruzione e va alla lavagna per tentare di spiegare: ''Se si fa così, e' un voto nullo'' e guarda caso proprio sui simboli di PD e IDV. Ma Mentana e' inflessibile. ''Non c'e' più tempo'', non lo lascia parlare e fa partire i titoli di coda.
Dulcis in fundo, dopo Porta a Porta anche a Matrix Berlusconi straccia Veltroni negli ascolti.
L'intervista a Walter Veltroni ieri sera a Matrix (dalle 21:20 alle 22:12) ha fatto segnare una media del 21.2% di share. L'intervista a Silvio Berlusconi (dalle 22:13 alle 23:08, quando e' finito il programma) ha registrato invece il 27.6% di share. I telespettatori sono stati 5 milioni 516 mila telespettatori per Veltroni e 6 milioni 118 mila spettatori per Berlusconi.

BERLUSCONI MATRIX  (1 PARTE)



BERLUSCONI MATRIX (2 PARTE)




BERLUSCONI MATRIX (3 PARTE)



BERLUSCONI MATRIX (4 PARTE)









6 aprile 2008

IL PARTITO DEMOCRATICO SI DEVE VERGOGNARE

Nemmeno la pioggia ha fatto desistere migliaia e migliaia di persone (oltre cinquantamila secondo gli organizzatori) dalla manifestazione del Popolo della Libertà con Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini in piazza Plebiscito a Napoli.
Dopo Fini, che ha iniziato il comizio parlando di sicurezza e della necessità di mandare all’opposizione la sinistra per farla “riposare e riflettere sui propri errori”, ha preso la parola Berlusconi che ha immediatamente attaccato Veltroni e il PD: “Il Partito democratico ci accusa di non parlare di mafia e camorra , devono vergognarsi, la metà dei consiglieri della Regione Campania sono indagati e purtroppo la Campania ha il più alto numero di consigli comunali che sono stati sciolti per infiltrazioni camorristiche, ma restano attaccati al loro potere”, con l’amara constatazione di aver “umiliato l’Italia con la vergogna delle cataste di rifiuti riprese dalle tv di tutto il mondo”, Berlusconi ha quindi promesso che il primo consiglio dei ministri da lui presieduto si svolgerà a Napoli “avrò qui una sede operativa e mi interesserò direttamente, fisicamente, personalmente della situazione fino a quando si troverà una soluzione al problema”.
Dai rifiuti alle mozzarelle è lungo l’elenco dei disastri del centrosinistra, non manca un’altra stoccata a Veltroni definito “Walterino sette doppiezze”, che “ha disatteso tutti gli impegni presi” ed a cui consiglia di cambiare slogan in “si può bluffare”.
Avevano promesso che sarebbero andati da soli e si sono alleati con i Radicali e con Di Pietro, il peggio del peggio del peggio del giustizialismo.
“Avevano detto che sarebbero presentati alle elezioni distinti dalla sinistra ed invece sono presenti nelle amministrative con candidati unici”,ricorda anche che “avevano promesso di dare vita ad una nuova classe dirigente ed invece hanno candidato nelle liste tutti i ministri ed i sottosegretari del governo Prodi”.
Berlusconi ha poi ribadito che il primo provvedimento che prenderà in Consiglio dei ministri sarà l'abolizione dell'Ici, il leader del Pdl ha spiegato che oltre ad abolire l'imposta sulla prima casa, «detasseremo tutti i premi e gli incentivi di produzione, compresi gli straordinari. In questo modo i capifamiglia, lavorando di più, potranno avere al cento per cento ciò che l'impresa gli dà, in modo da avere più soldi da destinare ai consumi della famiglia».
Se la piazze rappresentano il termometro della situazione,non c’erano e non ci sono dubbi su chi governerà l’Italia dopo il 14 Aprile, la vittoria è nell’aria ma non bisogna abbassare la guardia,soprattutto vigilando ai seggi,la beffa del 2006 brucia ancora.






2 aprile 2008

COSI VELTRONI E RUTELLI HANNO DISTRUTTO ROMA

Cara amica, caro amico
l’Italia è un grande Paese e Roma è la Capitale, una città patrimonio del mondo. Noi lo sappiamo e ne siamo orgogliosi. È la sinistra ad averlo dimenticato. Il nostro impegno sarà quello di restituire dignità all’Italia e alla sua Capitale. L’eredità che ci lascia l’ex sindaco Veltroni è pesante. La sinistra, nonostante quel che pretende di far credere, ha costruito una città egoista. Siamo noi che vogliamo una città solidale. Del resto la sinistra ha premiato i poteri forti, anzi i più forti.
Noi invece vogliamo una città realmente vicina ai più deboli, meno diseguale, una città di qualità. I numeri del fallimento della sinistra parlano non di un "modello Roma", ma di un "disastro Roma": 37mila famiglie senza casa; oltre 50mila bambini su un totale di 75mila, nella fascia d’età tra 0 e 3 anni, senza asilo nido; solo 30mila anziani su un totale di 565mila over 65 che riescono a beneficiare di un servizio di assistenza offerto dal Comune di Roma; 9mila disperati costretti ancora a vivere in condizioni di assoluto degrado in baraccopoli lungo le sponde del Tevere. Qui sono stati spesi addirittura 3,7 milioni di euro per i campi nomadi, contro i soltanto 5 milioni di euro che nel 2006 la Regione ha destinato all’emergenza abitativa a Roma. Veltroni è per Roma ciò che Prodi è per l’Italia. Veltroni e Prodi pari sono. Altro che il "modello Roma", anche qui è stato applicato solo il «modello Visco», quello del "tassa e spendi". E anche qui ha fatto danni: Roma è fra le città più tartassate d’Italia.
La pressione fiscale per abitante è passata da 412 a 655 euro. Questo non ha però evitato che il sindaco di Roma ci lasciasse in eredità un debito che il prossimo anno raggiungerà 9 miliardi di euro. La tassa sui rifiuti ha colpito i bilanci delle famiglie romane con incremento fino al 30%, che per i negozi, i ristoranti e gli alberghi è stato addirittura del 48%. Ma la città è sempre più sporca e degradata. La raccolta differenziata è bloccata a poco più del 15% contro il doppio di Milano. Nel Lazio ci sono solo 3 termovalorizzatori contro i 13 della Lombardia. Roma ha la più grande discarica d’Europa, a Malagrotta: doveva chiudere due anni fa, ma continua ad accumulare immondizia perché la sinistra parolaia non vuole costruire i nuovi impianti di smaltimento.
Tremano le vene ai polsi al solo pensiero che un sindaco che lascia questa eredità abbia la velleità di guidare l’Italia.
Cari amici, perché anche Roma si rialzi dal degrado economico, sociale e morale servono proposte e soluzioni forti, come quelle del Popolo della Libertà. Realizzeremo le infrastrutture per rendere scorrevole il traffico: l’anello ferroviario, nuovi parcheggi di scambio, le metropolitane (A, B, B1, C, D). Costruiremo 25mila nuove case per chi ha redditi più bassi e realizzeremo nuovi asili per 10mila bambini. Ridurremo le tasse comunali. Daremo sicurezza alla città chiudendo tutti i campi nomadi abusivi e controllando con severità quelli regolari; combatteremo la criminalità in tutte le sue forme con poliziotti, carabinieri e vigili di quartiere.
Svilupperemo la raccolta differenziata e gli impianti di smaltimento dei rifiuti per scongiurare l’incubo Napoli e chiuderemo la discarica di Malagrotta.
Care amiche, cari amici, dopo i suoi venti anni di governo, la sinistra ci lascia una Capitale da rifare. Oggi è possibile cambiare. Per questo il 13 e il 14 aprile vi chiedo di fare la scelta giusta, di votare e far votare il Popolo della Libertà, alla Camera e al Senato; Gianni Alemanno al Comune, Alfredo Antoniozzi alla Provincia e i candidati del Popolo della Libertà nei municipi. Sarà un atto di profondo amore per Roma.
Un forte, cordiale abbraccio

Silvio Berlusconi

Questa la lettera che Silvio Berlusconi ha inviato ai cittadini di Roma a sostegno dei candidati del Popolo della Libertà alle elezioni politiche e amministrative del 13-14 aprile 2006.





1 aprile 2008

LA DEMOCRAZIA CRISTIANA RIAMMESSA ALLE ELEZIONI

La Democrazia Cristiana che era stata esclusa dalle elezioni dal Ministero Degli Interni , illegittimamente a questo punto, a causa del simbolo che rischiava di confondersi con quello dell’UDC e quello della DC di Sandri ,è stata riammessa dal consiglio di Stato alle elezioni.
L’esclusione era stata comunque affrettata e singolare, dato che la Democrazia Cristiana detiene il simbolo originale, certificato da centinaia di cause vinte, ed addirittura dal ministero era stato chiesto di modificarlo per partecipare alle elezioni.
La Democrazia Cristiana si presenta in tutte le circoscrizioni al senato in coalizione con il Popolo Della Libertà - Berlusconi Presidente.
Ci si chiede a questo punto se sarà confermata la data del 13 Aprile per le elezioni o ci sarà uno slittamento poiché la Democrazia Cristiana non ha avuto modo di partecipare alla campagna elettorale.
Questo il comunicato della Democrazia Cristiana:
“ Il Consiglio di Stato ha giudicato illegittima l’esclusione della lista della Democrazia Cristiana dalle prossime elezioni, così come illegalmente deciso dal Ministero degli Interni”.
Questo è quanto ha dichiarato il Segretario Nazionale della Dc, Giuseppe Pizza, commentando la clamorosa notizia arrivata nel pomeriggio, dopo che il supremo organo della giustizia amministrativa si è pronunciato sulla base del ricorso presentato dalla Dc, a seguito delle decisioni assunte da alcuni Tar, dichiaratisi incompetenti in materia.
Domani stesso- ha proseguito Pizza- presenteremo al Ministero degli Interni l’Ordinanza del Consiglio di Stato per essere riammessi sulle schede da cui il glorioso simbolo dello Scudo Crociato- Libertas era stato proditoriamente escluso, sulla base solo di decisioni politiche di parte.
Adesso, spetta al Governo ed al Ministro Amato rimetterci in condizione di svolgere la campagna elettorale, al pari di tutti gli altri partiti.
Restiamo convinti- ha aggiunto Pizza- che molto non funzioni nel sistema politico- istituzionale.
Ci auguriamo che la battaglia da noi condotta, in assoluta solitudine, per la difesa del Diritto e della Democrazia, faccia riflettere anche chi dovrebbe svolgere sempre una funzione di garanzia, onesta e leale. Mi riferisco, soprattutto, agli uomini delle istituzioni ed a quelli della comunicazione, dai quali eravamo già stati dati frettolosamente per usciti di scena.
In questo momento – ha concluso il Segretario DC - il mio ringraziamento va a tutti coloro che hanno creduto in noi e nella legittimità della nostra battaglia”.

Update 02/04/2008 : IL RINVIO DELLE ELEZIONI SAREBBE UN DANNO PER IL PAESE.

"Sarebbe un danno per il Paese perdere ulteriore tempo". Lo ha affermato Silvio Berlusconi a proposito del possibile rinvio della data delle elezioni. Berlusconi, a margine dell’incontro tenutosi all’Associazione nazionale costruttori edili, ha lanciato un "appello" al senso di responsabilità della Dc di Giuseppe Pizza, reintegrata dal Consiglio di Stato nella lista del PDL al Senato, "affinché rinuncino alla richiesta di avere ulteriori giorni per la campagna elettorale". Allo stesso tempo, Berlusconi chiede che la Dc possa "recuperare gli spazi tv" che finora non ha avuto. In ogni caso "il Paese ha bisogno di un governo operativo e sarebbe quindi un danno perdere ulteriore tempo".

2/4/2008






28 marzo 2008

ULTIMI SONDAGGI PUBBLICI

Oggi è l’ultimo giorno in cui per legge possono essere pubblicati i sondaggi pubblici prima del black –out preelettorale stabilito per legge sino al giorno delle elezioni.
Gli ultimissimi pubblicati sul sito ufficiale dei sondaggi politico elettorali , confermano il netto vantaggio del Popolo Della Libertà con medie che oscillano tra il 6% e il 9%, più o meno sono le stesse differenze,punto più,punto meno, da circa due mesi a oggi, la rimonta immaginata da Veltroni e dal Partito Democratico non c’è stata,ma cosa più importante non c’è stata nessuna perdita di voti da parte della coalizione guidata da Berlusconi, il cui tetto rimane stabile ormai da mesi tra il 43% e il 46% a seconda degli istituti, anche se media compiacenti parlano di possibile pareggio almeno al senato.
E’ vero che ci sono alcune regioni dove il divario tra il PDL e PD è più ridotto, e questo può rappresentare un incognita ai fini del risultato finale e della governabilità,ma credo che alla fine nella maggioranza di queste regioni il PDL prevarrà,Berlusconi,come ha confermato giorni fa Rotondi ,è in possesso di ripetuti sondaggi regionali fatti su campioni di 30.000 elettori ,che avallano questa tesi,il pareggio al senato è comunque il massimo risultato al quale il PD può aspirare,e questo la dice lunga sulle aspettative del risultato finale.

Thanks a Tocqueville per i grafici.







Gli ultimi sette sondaggi su politiche2008.tocqueville.it
PdL Pd Sin Udc Dx Soc
Media 44.5 37.6 6.7 5.9 2.3 1.2 +6.9
Crespi
27 mar
43.4 36.9 6.3 5.5 4.0 2.3 +6.5
Swg
27 mar
43.3 38.3 7.6 5.7 2.2 0.7 +5.0
Digis
27 mar
44.9 38.6 6.2 6.5 1.8 1.3 +6.3
Gipieffe
27 mar
45.2 36.8 6.6 7.2 2.0 0.8 +8.4
Demopolis
27 mar
44.5 38.0 7.0 6.0 2.5 - +6.5
Euromedia
26 mar
44.6 36.0 7.8 5.1 2.5 1.3 +8.6
Demos
26 mar
45.7 39.1 6.0 5.8 - - +6.6






27 marzo 2008

MENO MALE CHE SILVIO C'E'









9 marzo 2008

VELTRONI? UN DIPLOMATO IN FICTION…

Il Palalido di Milano è gremito in ogni ordine di posti, con tanta gente che rimane fuori e mugugna,giunta per vedere Berlusconi e Fini inaugurare ufficialmente la campagna elettorale del Popolo Della Libertà.
Berlusconi ha preso la parola per primo per dire che non è «al cento per cento» perché stanotte ha dovuto lavorare alle liste, ma ha ringraziato tutti i presenti «in questa primavera bellissima, una primavera di libertà».
Il Cav. ha detto che il 30% delle liste «sarà fatta da quella parte dell'Italia che oggi festeggia l'8 marzo, l'altra metà del cielo. Per arrivare al 50% di candidatura di donne l'Italia forse non è ancora pronta, ma noi siamo sulla buona strada».
Poi una battuta: «Si scatena subito la corsa a guardare nel passato: le fidanzate di Gianfranco, le fidanzate mie... Siamo un po' superman, diciamolo chiaro, da quel punto di vista, ma certi numeri non ce li possiamo permettere».
Poi l'intervento di Gianfranco Fini. «Abbiamo deciso di mettere da parte il simbolo di un partito, ma certamente non la nostra storia. Abbiamo deciso di guardare al futuro - ha esordito il leader di An davanti a una platea in cui spuntano bandiere del suo partito -. Ci sono momenti in cui c'è bisogno di coraggio, momenti in cui una classe dirigente è tale se accende una speranza e non si limita a difendere ciò che è stato acquisito». Poi, rivolto al Cavaliere: «Il merito di Silvio Berlusconi è quello di avere rinnovato la politica. L'ha portata a un sincero bipolarismo». Le elezioni di aprile saranno per Fini «una festa della liberazione dagli inganni e dai danni della sinistra». Poi il leader di An ha lasciato la parola al Cavaliere: «Uniti si governa, uniti si cambia l'Italia. Caro Silvio, caro presidente del Consiglio».
«I sondaggi ci dicono che ci toccherà davvero pensare al governo del Paese .- ha detto Berlusconi -. Siamo un po' matti ad andare al governo in Italia dopo il disastro della sinistra e la difficile situazione internazionale, ma non ci sono alternative e troveremo il dovere e il coraggio di farlo». Ma, ha aggiunto, «sono molto preoccupato per il modo in cui ci accolgono in giro per l'Italia. C'è un'aspettativa tale che certe volte penso che tutti pensino che abbiamo la bacchetta magica. Purtroppo la bacchetta magica non ce l'ha nessuno».
Aumenteremo i poliziotti e i carabinieri di quartiere per averli in tutte le città italiane dai 15 mila abitanti in su». E tra i provvedimenti da approvare nel primo CDM, oltre all'abolizione dell'Ici, alla detassazione degli straordinari, all'introduzione di un bonus bebè, ci saranno interventi grazie ai quali «chiuderemo la porta agli immigrati clandestini, accogliendo in Italia solo chi viene per lavorare».
«Dobbiamo dare il via alla modernizzazione dello Stato - ha proseguito Berlusconi -. Ci sono due tipi di obiettivi che ci siamo dati. Alcuni, come le grandi opere, ci impegniamo a realizzarli comunque. Altri, come l'aumento delle pensioni e la graduale riduzione della pressione fiscale, per realizzarli abbiamo bisogno del sostegno dei conti dello Stato e dell'economia». «Dobbiamo far costare di meno lo Stato a ciascuno di noi - ha concluso -. Dobbiamo far sì che l'Italia costi tanto quanto la Spagna costa agli spagnoli, la Germania ai tedeschi, la Francia ai francesi».
«Tutti vi siete accorti che la campagna elettorale della sinistra è quasi finita, sono terminati i fuochi di artificio di Veltroni. Ha detto vado solo io, senza alleanze. È stata una finta perché hanno aggregato radicali e giustizialisti. Si troveranno insieme cattolici e mangiapreti, e ciò è inconciliabile».
Berlusconi ha detto che Veltroni, «l'innovatore, il giovane praticante della politica, il sindaco moderno invece di laurearsi si è diplomato in fiction e in politica ci sta da 40 anni». L'attacco è pesante: «D'Alema, primo in lista a Napoli per coprire le malefatte di Bassolino e in politica da 45 anni. Certo, hanno anche dei giovani: sono Rutelli e Franceschini che in politica ci stanno da 35 anni».
In generale il programma del Pd - conclude il Cavaliere - è «carta straccia».
I sondaggi ci dicono che il Pd è in regresso e ci dicono che noi non siamo mai scesi sotto un vantaggio di almeno 10 punti. Alla sinistra non resta che l'arma della disinformazione, con sondaggi falsi e falsi malori. Io però sto benissimo. La loro azione comprende anche le notizie false sulle candidature.
La conclusione dell'intervento di Berlusconi è stata un vero e proprio show .
Il Cavaliere ha arringato la folla con domande: «Volete essere ancora governati dai signori della sinistra? Avete ancora voglia di credere alle loro bugie? Credete che siano capaci di fare qualcosa di diverso dai disastri fatti all'Italia? Volete che mettano ancora le mani nelle vostre tasche? Volete che tengano ancora aperte le frontiere ai clandestini? Ne avete abbastanza dell'oppressione fiscale e burocratica? Ne avete abbastanza dei tesoretti immaginari, di pagare l'Iva prima ancora di incassare la fattura, dei privilegi delle cooperative rosse, di Bassolino che non si dimette, delle liste attesa nella sanità?». Poi ha gridato il motto del PDL, «Rialzati Italia» e sono partite le note dell'inno «Azzurra libertà».
Corriere 08/03/2008

Beh se il buongiorno si vede dal mattino non si può che essere ottimisti, c’è grande attesa per il ritorno di Silvio Berlusconi al governo dell’Italia, fa bene il Cav. da leader saggio e accorto a predicare prudenza e a non promettere miracoli che,con la situazione interna e internazionale sarebbero pura utopia, eppure forse è solo una mia impressione, ma la gente comune ,quella per intenderci che tira la cinghia ogni giorno a causa di un malgoverno che ha “stremato e impoverito il paese” , è contenta lo stesso, perché con Silvio si apre a tutti la “porta della speranza”.




6 marzo 2008

IN 2,5 MILIONI AI GAZEBO DEL POPOLO DELLA LIBERTA’.

E’ stata di circa 2,5 milioni, per un terzo rappresentata da giovani, l’affluenza agli oltre 10 mila gazebo per indicare le priorità del programma allestiti dal Popolo della Libertà in tutta Italia nello scorso weekend.
I risultati dell’operazione di "ascolto" del PDL, che proseguirà a livello tematico anche nei prossimi fine settimana, stono stati presentati in una conferenza stampa a Montecitorio, ed evidenziano che, in tema di sicurezza, la priorità assoluta per gli elettori del PDL e’ rappresentata dalla certezza della pena e dalla lotta all’immigrazione clandestina.
In tema di famiglia, spopola la proposta di abolizione immediata dell’Ici ma anche quella di introdurre di detrarre fiscalmente le spese mediche; omogenee, poi, le richieste in tema di sviluppo e lavoro: il Popolo delle libertà vuole le grandi opere, la detassazione degli straordinari e della tredicesima e il versamento dell’Iva dopo il pagamento.
L’esperienza dei gazebo verrà replicata ogni fine settimana da qui al voto, tranne che in quello di Pasqua: il 9 marzo si parlerà di sicurezza, il 16 di famiglia, il 30 di sviluppo e lavoro e il 6 aprile ci sarà un appello al voto giovanile, con una mobilitazione cui prenderanno parte personalmente Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
La campagna elettorale del PDL, hanno annunciato i portavoce Paolo Bonaiuti e Andrea Ronchi, sarà caratterizzata da due grandi manifestazioni nazionali: la prima il 28 marzo sulle donne a Roma e la seconda, sui giovani, il 6 aprile.
Come ha spiegato Mara Carfagna, leader di Azzurro Donna, " la nostra priorità e’ di innalzare l’occupazione femminile, che in Italia e’ solo al 46,6%, molto in ritardo con i piani dell’agenda di Lisbona. Le altre priorità sono proteggere la figura della donna madre, che deve trovare un equilibrio tra famiglia e lavoro e combattere la piaga della violenza sulle donne. Perciò, ci sarà una manifestazione elettorale delle donne del centro destra il 28 marzo al palazzo delle Esposizioni dell’Eur: saranno presenti Fini e Berlusconi".
6/3/2008

Oltre a votare per stabilire le “priorità del programma” su specifici punti tematici , i cittadini elettori hanno la possibilità di “suggerireulteriori punti programmatici che,se ritenuti rilevanti, saranno aggiunti al programma di governo, qui un ampia sintesi.




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permalink | inviato da Aurora86 il 6/3/2008 alle 18:30 | Versione per la stampa


2 marzo 2008

CHIUSO OGNI CONTATTO CON MASTELLA.

Il Popolo della libertà ha chiuso "qualunque contatto" con l’Udeur perché "non c’e’ sincronia tra l’immagine rappresentata da un certo modo di fare politica e quello che e’ il sentimento del popolo delle libertà". Lo ha affermato Silvio Berlusconi durante il suo intervento a Bari nel quale ha chiuso definitivamente ogni ipotesi di dialogo con Clemente Mastella.
"Veltroni - ha commentato il presidente Berlusconi - sta mettendo in campo uno spettacolo alla Houdini facendo dimenticare i disastri di Prodi. Parla di novità ma la novità e’ che vogliono farci tornare a un passato che non vogliamo più. Credo che la gente abbia capito che non ci siano persone di buonsenso che pensano che la sinistra può continuare a governare visti i danni che ci ha fatto".
Il leader del Popolo della libertà ha ribadito di essere "fiducioso" per la vittoria del centrodestra alle prossime elezioni politiche. "Anche se questo vorrà dire doversi assumere la responsabilità di una situazione molto, molto difficile. Ma credo che saremo all’altezza di questo compito. Sarà difficilissimo governare in queste condizioni, dopo che riceviamo questa terribile eredità che Prodi e il Pd di Prodi e di Veltroni ci hanno lasciato: una inflazione alta quanto mai prima, il prezzo del pane cresciuto del 12% e la pasta del 14% e una pressione fiscale che e’ massima.
Siamo pieni di immigrati extracomunitari e la sicurezza e’ ormai a rischio. Insomma c’e’ da tirarsi su le maniche e da chiedere a tutti gli italiani di stare insieme per fare cose, magari impopolari, ma che sono necessarie per tornare ad essere un Paese libero, occidentale e democratico. Siamo qui perché abbiamo deciso di assumerci questa responsabilità"’.

1/3/2008

Bene così,confesso che ero un po’ preoccupata per le notizie che davano le “truppe Mastellate” in procinto di accasarsi nel PDL, è un enorme sollievo non avere tra i piedi ne Casini ne Mastella.
In quanto a Veltroni, che tenta di propinare come novità se stesso e i rimasugli di un malgoverno che ha “stremato e impoverito l’Italia” ,procurando sfiducia e insicurezza, ci vuole ben altro, gli italiani fanno la spesa tutti i giorni quando se lo possono permettere, e i coglioni disposti a votare contro i loro interessi sono nettamente diminuiti.






1 marzo 2008

SETTE MISSIONI PER IL FUTURO DELL’ITALIA.

Silvio Berlusconi alla presenza degli alleati del Popolo Della Libertà ha presentato questa mattina in una affollatissima conferenza stampa, a Roma, all'Auditorium di via della Conciliazione il programma di governo,sul podio i simboli in formato gigante del PDL, della Lega Nord, e del MPA e poi un gruppo di ragazzi che indossavano una felpa blu e la scritta “Con Silvio Presidente”.
Il programma,undici pagine in tutto, è delineato in sette missioni:
-Prima missione:rilanciare lo sviluppo;
-Seconda missione:sostenere la famiglia;
-Terza missione:più sicurezza, più giustizia;
-Quarta missione:i servizi ai cittadini;
-Quinta missione:il Sud;
-Sesta missione:il federalismo;
-Settima missione:un piano straordinario di finanza pubblica;
Questi alcuni dei punti più salienti del programma contenuti nelle sette missioni illustrati dallo stesso Berlusconi:
-La carta dei valori del PDL ancora il partito nel PPE,vogliamo che l’Italia progredisca nella tradizione europea;
-
"Il nostro programma è un impegno morale che noi prendiamo con gli elettori a patto che le condizioni internazionali non siano catastrofiche come sembra e a seconda di come ci consegneranno il bilancio dello Stato".
"La prima differenza tra noi e loro, è che per la sinistra il programma non conta: non lo rispettano mai. Io credo che in politica non sia importante solo non rubare ma anche rispettare gli impegni".
Di sicuro, "non metteremo mai mani nelle tasche degli italiani e prometto che nell'arco della legislatura la pressione fiscale scenderà al di sotto del 40 per cento".
-Via subito l'Ici dalla prima casa Nel primo Consiglio dei ministri "ci sarà un ddl per la abolizione immediata dell’Ici". Questo, ha sottolineato Berlusconi, darà "sollievo alle famiglie".
-Energia nucleare "Bisogna tirarsi su le maniche e non perdere più tempo. Non c’è alternativa all’andare verso la realizzazione di fonti di energia nucleare". Tornare al nucleare, per il Cavaliere è l'unico modo per rimediare "a quella sciagurata decisione che fu l’abbandono del nucleare".
-Detassazione straordinari Il candidato premier del Pdl conferma un altro impegno in caso di vittoria: "Al primo Cdm porteremo la detassazione degli straordinari". Tra le altre misure illustrate il pagamento dell’Iva soltanto dopo l’incasso della fattura "per lasciare liquidità a chi lavora" e "un forte impegno per la ripresa del potere d’acquisto delle famiglie".Detassazione anche per tredicesime ,quattordicesime, premi e incentivi aziendali.
-Clandestini, nuovi Cpt Un altro dei punti centrali del programma elettorale del Pdl è la lotta all'immigrazione clandestina. "Aumenteremo il numero dei Centri di permanenza temporanea per l’identificazione e l’espulsione degli extracomunitari clandestini. E daremo più risorse e mezzi alla polizia - aggiunge il Cavaliere - per far ritornare le città quelle che ora non sono più dopo che la sinistra ha spalancato le porte ai clandestini extracomunitari".
-Giustizia, certezza della pena Sul delicato tema della giustizia il Pdl ha in mente una riforma del comparto giustizia che porterà a un completamento dei codici, ma anche all’attuazione "del principio del giusto processo", "serve certezza della pena" e "ci deve essere l’esclusione di sconti di pena per i recidivi".
-Il rilancio delle "tre i" Affrontando il capitolo scuola del programma del Pdl, Berlusconi rilancia un cavallo di battaglia della campagna elettorale del 2001, ossia le tre i: inglese, Internet e impresa.
Berlusconi sottolinea che questo è da considerarsi un obiettivo importante, "non era - osserva - solo un pallino di Tremonti".
-Lavoro, 350mila posti di lavoro in più Berlusconi ha promesso in caso di vittoria di rilanciare le infrastrutture e riaprire i cantieri bloccati dal centrosinistra. "Se apriamo tutti i cantieri - rivela il Cavaliere - solo questo darà 300-350mila operai in più".
Tra le opere prioritarie Pedemontane lombarda e veneta, ponte sullo stretto, Alta velocità ferroviaria.
-Una casa per tutti,grande piano di edilizia pubblica per i giovani e per il 13% di famiglie che ancora non hanno una casa di proprietà.
E ancora eliminazione delle liste di attesa negli ospedali che funzionerà così:
"Se una Asl non garantisce un esame o un servizio entro una settimana, è obbligata ad inviare il paziente in una struttura privata pagando però il servizio", quoziente familiare, detassazione per i giovani imprenditori ecc. ecc.

Mi sembra un programma snello, realistico e soprattutto che affronta i problemi veri del paese, a parte il federalismo non c’è nessun accenno alle riforme costituzionali che pure urgono e dovranno essere affrontate nella prossima legislatura,ma forse proprio perché in previsione di riforme condivise con la sinistra si rinvia il discorso.
Non è da escludere in aggiunta, l’annuncio di qualche punto programmatico importante, magari qualche giorno prima del voto.
In questo week end il programma sarà sottoposto al vaglio dei cittadini che potranno indicare le priorità e dare suggerimenti attraverso i diecimila gazebo del Popolo Delle Libertà nelle piazze di tutta Italia.

QUI IL PROGRAMMA INTEGRALE








12 febbraio 2008

LA BEFFA FINALE : IL TESORETTO E’ SCOMPARSO.

"Il tesoretto non c'è. L'ho detto a dicembre e nel frattempo la situazione è solo peggiorata".
Così il ministro dell’economia Padoa-Schioppa mette la parola fine alle speranze di coloro che si aspettavano un miglioramento seppur minimo del proprio reddito, soprattutto quelli più bassi.
Non è possibile intervenire tecnicamente prima di luglio quando si conosceranno i dati sull'autotassazione, sempre che ci sia un extra gettito da ridistribuire.
La Trimestrale di cassa di metà marzo, infatti, sarà solo un primo passo per comprendere l'andamento delle entrate e l'efficacia del controllo sulla spesa, e un generale monitoraggio dei conti pubblici.
Queste affermazioni hanno scatenato un vespaio di polemiche,soprattutto con i sindacati, visto che il governo si era impegnato in tal senso con loro,ma anche con la sinistra massimalista.
Insomma è la “beffa finaledi Prodi e questo governo di cialtroni parolai&inconcludenti, che aveva promesso mari,monti e felicità e invece lascia solo macerie e cenere.
Non a caso qualcuno lo ha definito il peggior governo della storia d’Italia dai tempi di Nerone, e Nerone nel confronto non ne esce male.
Toccherà a Silvio Berlusconi e al Popolo Della Libertà ridare dignità, benessere e sviluppo a questo maltrattato paese stremato e impoverito da una sinistra che lo ha messo in ginocchio.

RIALZATI ITALIA ! ! !




  


9 febbraio 2008

RIALZATI ITALIA.

Parte proprio da S.Babila a Milano la campagna elettorale del Popolo della Libertà , questa volta però il “giacobino” Silvio Berlusconi non è sul predellino della Mercedes bensì al Teatro Nuovo ospite dei Circoli della Libertà di Michela Vittoria Brambilla.
Il Cav. ha sottolineato il fallimento del governo Prodi, e del partito democratico,costretto ad andare da solo per liberarsi dall’abbraccio della sinistra comunista, ha ironizzato anche sul “nuovo Veltroni” :come si può definire nuovo chi fa politica da 33 anni? Comunque ha fatto gli auguri al partito di Veltroni,un nuovo partito democratico moderno e europeo,sperando che sia una svolta storica e non solo elettorale.
«Bisogna spiegare agli elettori – ha aggiunto Berlusconi - che il voto al di fuori del bipolarismo rappresentato dalle due grandi colonne è pericoloso, sprecato e inutile perchè i piccoli partiti hanno la forza di ostacolare i progetti».
A questo proposito non è mancata una punzecchiatura al leader della neonata rosa bianca, Tabacci fuoriuscito dall’UDC : «Il signor Berlusconi quando si è presentato a Milano ha preso 57.000 voti. Lui credo 700, in pratica l'ha votato la sua famiglia».
Berlusconi ha parlato di famiglia, intercettazioni, riforma della giustizia, tasse, criminalità e immigrazione che saranno al centro del programma di governo.
Io e Gianfranco Fini ci accingiamo a vivere un grande sogno, quello del grande Popolo delle Libertà. Dopo aver ricordato mamma Rosa, scomparsa il 3 febbraio scorso, ed aver rinnovato le sue condoglianze all'alleato Fini, colpito alla stessa perdita («a voi giovani dico di avvicinarvi ancora di più alla vostra mamma che è la persona che vi vuole in assoluto più bene al mondo»), Berlusconi ha ricordato nel suo intervento la scelta di «scendere in campo» nel 1994, sottolineando che i valori del Popolo delle Libertà sono gli stessi che ispirarono quella scelta.
Il Cavaliere ha espresso parole di elogio alla «lealtà» dimostrata dalla Lega: «Ieri sera con grande senso di responsabilità Bossi mi ha detto che presenterà il suo simbolo solo dove il carroccio ha numeri alti, quindi solo al Nord» ha annunciato il leader del Pdl.
Infine al termine del suo intervento ha utilizzato lo slogan coniato per questa campagna elettorale: “La Sinistra ha messo in ginocchio il Paese e noi ora diciamo RIALZATI ITALIA”.




8 febbraio 2008

SCENDE IN CAMPO IL POPOLO DELLA LIBERTA’!

La decisione è presa, dieci milioni di cittadini che avevano firmato ai gazebo nello scorso novembre, alla fine di un week end storico della politica italiana in cui Silvio Berlusconi da Piazza S. Babila a Milano annunciava il nuovo soggetto unico dei moderati italiani, non potevano essere delusi, e così questa mattina il leader di Forza Italia ha annunciato che alle prossime elezioni tutti i partiti della ex CDL correranno sotto le insegne del “Popolo Della Libertà” ,tranne la Lega Nord che è un movimento strettamente territoriale e avrà il suo simbolo nelle liste,comunque alleato e federato con il PDL, insomma si riduce il tutto a 2-3 simboli massimo sulla scheda.
Le titubanze iniziali erano dovute soprattutto all’improvvisa accelerazione degli eventi politici che hanno portato alle caduta del governo Prodi e alle elezioni di Aprile, senza che il neonato soggetto si fosse già strutturato, ma di fronte alla prospettiva di presentarsi all’appuntamento elettorale con un ventina di liste diverse sotto le insegne della CDL, con il decisionismo che gli è tipico, Silvio Berlusconi ha rotto ogni indugio e ha dato il via all’operazione,in queste ore il “ giacobino di S.Babila” sta incontrando Fini a Palazzo Grazioli e successivamente vedrà tutti gli alleati per definire le modalità attuative dell’operazione.
Ieri sera Berlusconi ha avuto una lunghissima conversazione telefonica con il presidente del PPE Wilfried Martens che ha approvato l’operazione e invitato tutti i partiti della CDL a presentarsi uniti in quello che sarà la sezione italiana del PPE.




6 febbraio 2008

CAMERE SCIOLTE ELEZIONI IL 13-14 APRILE.

E' ufficiale,il presidente Napolitano questa mattina ha firmato il decreto di scioglimento delle camere, gli italiani saranno chiamati alle urne il 13 e 14 Aprile.
Adesso via alla campagna elettorale,serenamente,pacatamente, ma anche…no!
Per mettere riparo ai guasti e alla povertà diffusa che la sinistra ha inflitto al paese
;

SILVIO BERLUSCONI e Il Popolo Della Libertà si fanno carico di ridare all'Italia
DIGNITA',BENESSERE E SVILUPPO;
C'E' UN LAVORO DA COMPLETARE,il MOTORE AZZURRO
per la campagna elettorale della LIBERTA' è già acceso.






18 dicembre 2007

LETTERA AL POPOLO DEI GAZEBO.

Cara amica, caro amico,
desidero ringraziarti personalmente per aver partecipato con tanto entusiasmo alla nostra mobilitazione per mandare a casa il governo Prodi, alla raccolta di preadesioni per il nuovo movimento e alla scelta del nome e del simbolo. Due iniziative che, nel breve arco di quindici giorni, hanno rappresentato l’avvio di una rivoluzione pacifica e hanno dato inizio, grazie a una straordinaria partecipazione popolare, a una nuova stagione della politica italiana. Nulla, infatti, potrà mai più essere come prima: mentre la sinistra si e’ arroccata nei palazzi per difendere un potere sempre più logoro e usurpato, noi ci siamo invece messi all’ascolto del cuore del paese, e abbiamo dato voce alla preoccupazione di tanti cittadini vessati da un governo tanto protervo quanto impopolare.
Non abbiamo imboccato una scorciatoia populista, come sostengono i nostri avversari: abbiamo semplicemente riscoperto le basi più autentiche della democrazia, che trova nella volontà popolare - e non nelle oligarchie e nelle corporazioni - la sua linfa e il suo fondamento. Non si erano mai visti otto milioni di cittadini partecipare a una consultazione popolare, fare la coda per chiedere con forza la crisi di governo e nuove elezioni. E non si era mai visto lo spettacolo di tre milioni di cittadini che attendono pazientemente il proprio turno per scegliere il nome del nuovo movimento, vivendo così in prima persona l’atto costitutivo. È stata un’esperienza esaltante, una limpida lezione di democrazia a chi, tradendo il suo stesso popolo, ha di fatto commissariato le istituzioni e posto un pesante macigno sullo sviluppo del paese. Mai la politica era stata così abissalmente distante dalla volontà popolare, mai, neanche nei momenti peggiori della Prima Repubblica, si era visto lo spettacolo di un governo agonizzante ma così pervicacemente aggrappato alle sue cento poltrone.
Il nostro dovere di democratici, di moderati e di liberali e’ quello di restituire una bussola certa e una speranza concreta di cambiamento alla grande maggioranza degli italiani che aspettano solo di voltare pagina. Ancora una volta, come nel ’94, siamo stati noi a scendere in campo, ponendoci tutti e di nuovo in discussione, per mettere l’Italia al riparo da pericolose avventure e da salti nel buio. E tutto questo non sarebbe stato possibile se non avessimo potuto contare su militanti generosi, appassionati e disinteressati, che si sono sacrificati e si sacrificano per un ideale e per una fede politica. Per questi motivi ho voluto ringraziarti personalmente e chiederti di proseguire il tuo impegno, che e’ indispensabile per la nostra causa. Anche nelle prossime settimane, infatti, il popolo dei gazebo sarà chiamato ancora una volta a pronunciarsi sulle scelte fondamentali del nuovo movimento. A partire dal Manifesto del partito popolare europeo e dalla Carta dei valori, per passare poi alle priorità del programma di governo, alle adesioni formali ed alla elezione dei rappresentanti in quella che sarà una vera e propria assemblea costituente del Popolo della libertà. Grazie ancora per la tua dedizione e il tuo lavoro prezioso, affettuosi auguri di Buon Natale e un forte abbraccio.

Silvio Berlusconi

17/12/2007






9 dicembre 2007

DRAMMATICA ED EVIDENTE DEBOLEZZA POLITICA.

''Le dichiarazioni roboanti e i toni sopra le righe adoperati da Fini nei confronti del presidente Berlusconi e di Forza Italia sono solo il segnale di una evidente, e drammatica, debolezza politica'',così il coordinatore nazionale di Forza Italia,Sandro Bondi ha commentato l’attacco di Gianfranco Fini a Silvio Berlusconi,colpevole secondo lui di appoggiare la “proposta Vassallo” di riforma della legge elettorale, che non consente il bipolarismo e lascia le mani libere,annunciando addirittura l’ostruzionismo in parlamento.
E’ evidente che Fini non digerisce l’archiviazione del bipolarismo, e sente la terra mancargli sotto i piedi, ma si dovrà rassegnare volente o nolente, non si può governare con il “bipolarismo coatto” , con matrimoni contro natura soltanto per vincere, quello che succede con un simile sistema è sotto gli occhi di tutti con l’attuale governo condannato all’immobilismo e in agonia prolungata, ne può fare testo l’esperienza della scorsa legislatura, certo con il governo più lungo della storia della repubblica,ma al prezzo di mediazioni continue e risse che ne hanno frenato la capacità innovativa.
Come non ricordare i freni proprio da parte di AN sulle aliquote fiscali, sulle liberalizzazioni dei servizi pubblici, Tremonti prima no poi si, un rimpasto di governo fatto solo per piazzare “trombati” nei ministeri, una campagna elettorale fatta per “non vincere” con intenti neppure troppo velati, mentre Berlusconi strappava i voti uno a uno piazza per piazza, le tre punte e chi più ne ha più ne metta.
Fini è sicuro che gli italiani e gli elettori del centrodestra vogliono la replica di un simile spettacolo?
Fini si metta d’accordo con se stesso prima di dare aria alla bocca, voleva il partito unico,adesso non gli va bene,voleva che Berlusconi trattasse con Veltroni,lo ha fatto e non gli va bene neanche questo,insomma si decida a crescere non si può rimanere bamboccioni in eterno.
Se pensa di mantenere uniti così i suoi “pezzi di partitoin fuga ha sbagliato completamente, casomai fa un favore a Berlusconi.
Scenda dal pero,partecipi all’assemblea costituente del Popolo Della Libertà,che è la naturale evoluzione della CDL, contribuisca a scrivere la carta dei valori e si metta in gioco anche per la leadership che sarà decisa democraticamente dal voto degli aderenti,come ha fatto Berlusconi se ha coraggio e non “palle di velluto”.
Altrimenti continui pure ad “abbaiare alla luna” , il processo che va verso un bipartitismo che garantisca l’alternanza andrà avanti anche senza Alleanza Nazionale.
Prima o poi verrà il tempo del giudizio del popolo, si vedrà chi avrà avuto ragione, io personalmente non dubito che ancora una volta,come è sempre successo negli ultimi tredici anni, Il Popolo Della Libertà e Silvio Berlusconi,che ha il grande dono di capire prima di tutti e meglio ciò che attraversa il paese, saranno premiati da un larghissimo consenso.
E’ preferibile andare da soli , e magari “perdere bene”, piuttosto che andare al governo ed avere “zavorre e parassiti” come Alleanza Nazionale e UDC.




6 dicembre 2007

BERLUSCONI A NAPOLI.

Giovedi’ 6 dicembre Silvio Berlusconi sarà a Napoli. Lo ha affermato il coordinatore regionale campano azzurro, Nicola Cosentino, che ha annunciato la presenza in citta’ nel tardo pomeriggio di Berlusconi per sostenere la campagna di adesioni al partito del Popolo della Liberta’. "Il suo arrivo - ha spiegato Cosentino- dara’ ancora piu’ impulso alla prova di democrazia diretta che Forza Italia ha voluto anche nelle piazze della Campania. Ad attendere il presidente ci sara’ il popolo dei militanti e dei simpatizzanti di Forza Italia, ma anche i tantissimi napoletani delusi da Prodi e da Bassolino". La visita di Berlusconi in citta’ si concentrerà prevalentemente in piazza dei Martiri dove ci sono gazebo per la sottoscrizione ed i moduli di preiscrizione al nuovo partito.
5/12/2007




3 dicembre 2007

IL POPOLO DELLA LIBERTA’.

Il coordinamento nazionale di Forza Italia comunica che in questo week end oltre tre milioni di cittadini si sono recati a votare per scegliere il nome del nuovo partito.
Tra le due opzioni ’Popolo della libertà’ e ’Partito della libertà’ , con il 53% dei consensi ha prevalso ’Popolo della libertà’, che secondo i cittadini affluiti ai gazebo in questa prima fase rappresenta il nome ideale della forza politica destinata a cambiare profondamente la politica italiana. Un partito che nasce dalla volontà popolare e che farà parte della grande famiglia dei Popolari europei.
E’ la prima volta che i cittadini sono chiamati a scegliere il nome di un partito.
Oltre questo record c’è anche un altro storico dato che ha confermato lo straordinario consenso nel Presidente Berlusconi e nella nuova forza politica al di la di ogni più ottimistica previsione .
Alle 18 di oggi le preiscrizioni al nuovo partito sono state 1.176.000, la nuova forza politica nasce dunque battendo già in partenza il record di iscrizioni nella storia repubblicana, visto che erano più di venti anni che un partito italiano non superava il milione di aderenti, e dimostra che gli elettori hanno compreso e gradito la svolta innovativa di Berlusconi.
Per comprendere appieno la grandezza di questo dato basti pensare che gli iscritti a Forza Italia sono oggi poco più di 400.000 ,solo i DS hanno più iscritti,circa 500.000 .
Saranno proprio questi neo iscritti che a breve saranno chiamati a pronunciarsi sull’assemblea costituente, sugli organismi locali e nazionali,sul programma,la carta dei valori e il leader , nonché ogni qualvolta sarà richiesto il loro parere.
Una svolta epocale dunque, che come ogni giorno dimostra Berlusconi, individua come soggetto principale della democrazia non i partiti,le istituzioni e la “politica politicante”, bensì il “popolo sovrano”.
Viene rovesciata la piramide decisionale che non appartiene più alle segreterie dei partiti e vengono buttate alle ortiche i vecchi e incomprensibili riti della politica che non interessano la gente.
Bene,avanti così !




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