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AZZURRA LIBERTA'-ASCOLTA
 

INNO FORZA ITALIA-ASCOLTA
 



In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



PROGRAMMA DI GOVERNO
2008-2013


TUTTI I CANDIDATI DEL
POPOLO DELLA LIBERTA'





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...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
più entusiasmante che      
ciascuno di noi possa avere
l'avventura di fare."     
Silvio Berlusconi  
























"E' sorta in questi anni 
un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
onesta, moderata  ma   
ferma  nel  difendere   
i  principi  di  libertà,   
che  non  ha  nessun    
passato da nascondere 
e  che  soprattutto non 
ha paura di sperare e di
credere. Questa  Italia 
siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





STO LEGGENDO:
CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
popoli oppressi?"



LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
il sangue dei vinti".
 


GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
L'11 SETTEMBRE.



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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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10 marzo 2009

NESSUNO E' PIU' DISPOSTO A DIRSI DI SINISTRA

Dopo la rinuncia del direttore del quotidiano il Sole24Ore,Ferruccio De Bortoli , alla presidenza della RAI, che è di competenza dell’opposizione, in queste ore si sta cercando un nuovo candidato condiviso.
"Sulla Rai il problema non e' che in Italia non si trova un cittadino disposto a fare il presidente, ma che non si trova piu' un cittadino disposto a dirsi di sinistra", così si è espresso in merito alla questione il ministro per l’attuazione del programma Gianfranco Rotondi.
A questo punto una domanda sorge spontanea: “ che fine hanno fatto i 400 e passa intellettuali che sostenevano entusiasticamente Veltroni e il PD nella campagna elettorale delle ultime elezioni politiche”?
Probabilmente anche loro, dopo che sono stati  sistematicamente presi a ceffoni, attraverso il voto, da una maggioranza rozza,incolta ed egoista, hanno capito che L’ITALIA HA VOLTATO PAGINA , E’ LA NUOVA STAGIONE !!!




20 novembre 2008

LA FARSA CONTINUA

Il Sen. Villari dopo aver convocato la commissione di vigilanza RAI, che ha proceduto all’elezione dei vice presidenti, Merlo del PD e Lainati del PDL , ha tolto la seduta e convocato l’ufficio di presidenza, in quella sede ha comunicato ai capigruppo di non volersi dimettere perché si sente un rappresentante delle istituzioni, e inoltre ha aggiunto di non sapere nulla dell’accordo raggiunto tra PD e PDL per l’elezione alla presidenza del sen. Sergio Zavoli.
Insomma la farsa continua, il PD sembra pronto ad espellerlo dal partito e inoltre i suoi rappresentanti non parteciperanno più ai lavori della commissione sino a che Villari non rassegnerà le dimissioni, ma a questo punto l’unico a cui incombe l’obbligo di dimettersi per la palese incapacità e dilettantismo con il quale ha gestito questa vicenda è Walter Veltroni.







17 novembre 2008

VIGILANZA RAI UN CAPOLAVORO

L’elezione del Sen. Villari alla presidenza della commissione di vigilanza Rai, che per prassi consolidata spetta alla minoranza, con i voti dei componenti di maggioranza più due dell’opposizione , rappresenta un vero e proprio capolavoro di dilettantismo ,pressapochismo, e per dirla con Gasparri,arroganza e stupidità.
Solo uno come Veltroni poteva infilare il collo in questo cappio, insistendo a voler mantenere a tutti i costi la candidatura di Leoluca Orlando, che dovrebbe essere un “presidente di garanzia” mentre rilascia interviste in cui definisce l’Italia alla stregua di una dittatura sudamericana, del tutto sgradito quindi alla maggioranza, rinunciando a proporre altri candidati, il tutto per non inimicarsi Di Pietro, insomma si è passati dal lingotto al trattore di Montenero.
Senza contare poi che,l’elezione di un ciarlatano pataccaro come Orlando sarebbe un vero e proprio obbrobrio, costui si arrogava e si arroga ancora il diritto di dare patenti di legalità a destra e manca, Giovanni Falcone da lui denunciato al CSM per presunte violazioni d’ufficio poi risultata del tutto infondata e calunniosa, e il maresciallo Lombardo istigato sempre da costui al suicidio con false accuse durante una trasmissione televisiva, si rivolterebbero nella tomba.
Il sen. Villari a cui è stato chiesto di dimettersi intanto non sembra assolutamente intenzionato a mollare : “ mi farò da parte solo quando ci sarà un nome condiviso, io sono la soluzione non il problema”, concetto ribadito anche nell’incontro avuto oggi con Veltroni, domani e dopodomani vedrà invece i presidenti di camera e senato, Fini e Schifani.
Insomma adesso è Villari a dare le carte e non più Veltroni, aveva ragione Nanni Moretti,con questi dirigenti la sinistra non vincerà mai, anche quando sembra che vince, non credeteci, non è vero.

UPDATE : Leoluca Orlando si è dimesso dalla commissione di vigilanza RAI, seguito da un altro “autoeletto rappresentante della società civile”, Pancho Pardi, il tutto mentre il trebbiatore di Montenero, Di Pietro, accusa Berlusconi di “corruzione politica” (Sic) e da il “permessoa Veltroni di proporre un altro candidato, non dell’IDV alla presidenza della vigilanza RAI, sempre che Villari nel frattempo si dimetta,cosa niente affatto scontata.
E’ un ulteriore dimostrazione, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, che costoro tutto potevano fare tranne che i presidenti di garanzia, addirittura Veltroni deve ringraziare la maggioranza che gli ha eletto un suo rappresentante,sopperendo così al suo drammatico dilettantismo e incapacità di leadership.







30 luglio 2008

MAI ORLANDO ALLA PRESIDENZA DELLA VIGILANZA RAI

Qualcuno dovrebbe rinfrescare la memoria a Veltroni e ad altri esponenti del partito democratico, ma forse più che dimenticanza,si tratta di piegare la verità alle circostanze attuali,cosa in cui sono imbattibili gli ex comunisti approdati dopo aver cambiato più volte nomi e simboli,costretti dalla vergogna, nelle fila del PD.
Veltroni sostiene che la presidenza delle commissioni di garanzia compete di prassi all’opposizione, giusto,nessuno lo nega, sostiene ancora che la maggioranza non può scegliere chi deve essere eletto alla presidenza poiché la scelta tocca all’opposizione e quando loro erano al governo non hanno mai sindacato le scelte dell’opposizione,tanto che anche a Storace è toccata una presidenza.
Quest’ultima è una grossolana menzogna, basta citare il veto che i DS posero all’elezione della commissione di vigilanza sull’on. Fumagalli Carulli, semplice dimenticanza o facce di bronzo?
Inoltre non si vuole scegliere nessuno,semplicemente il dipietrista Orlando non è ritenuto adatto al ruolo di garanzia che dovrebbe svolgere,qualunque altro nome probabilmente non incontrerebbe nessun ostacolo, e si eviterebbero così le continue ed inutili convocazioni della commissione che da due mesi non riesce ad eleggere il presidente perché la maggioranza fa mancare il numero legale.
Eleggere Orlando alla presidenza della commissione di vigilanza sarebbe un autentica iattura, costui già si auto elesse “campione dell’antimafia e della società civile” con i fidi consiglieri,pastori in trincea, Padre Sorge e Padre Pintacuda, ai tempi della primavera palermitana,che fortunatamente durò poco, da buon ex democristiano riciclato, si proponeva come il nuovo che avanzava,un Veltroni ante litteram insomma.
La smania di protagonismo e visibilità lo portava a distribuire patenti di legalità a destra e a manca, vizio che non ha affatto perso, tanto che attaccò e denunciò persino il giudice Falcone al CSM, vicenda che si concluse con un nulla di fatto, ma non solo, è perlomeno “moralmente responsabile” del suicidio del maresciallo dei carabinieri Lombardo, che accusò pubblicamente durante una trasmissione televisiva, l’elezione di Orlando alla presidenza della commissione di vigilanza lo farebbe rivoltare nella tomba,e finirebbe che guitti e giacobini come Travaglio, Di Pietro, D’Arcais , Grillo ecc.ecc. sarebbero ospiti in tutte le edizioni dei telegiornali RAI.
Mai dunque un mestatore come LeoLuca Orlando alla presidenza della vigilanza RAI, avanti il prossimo.




12 maggio 2008

IN CERCA DI MARTIRIO

Ce la stanno mettendo tutta, il disegno è chiaro, vogliono creare l’incidente per essere rimossi o fortemente ridimensionati e così ergersi a “vittime del regime” , guadagnandosi i galloni di “martiri della libera informazione” con tutto quello che consegue al martirio e al vittimismo, ovvero posti sicuri magari da parlamentari europei, incremento di vendite di libri e materiale di prima mano direttamente dalle procure, accuratamente confezionati con sapiente “taglia&cuci” , comizi con vaffa in libertà ecc.ecc. , titillando dunque il “peggio del paese” , una massa di “ignoranti nell’anima” , “odiatori di professione”, perché nell’altrui compiutezza e appariscenza costoro scaricano le colpe e le frustrazioni della loro mediocrità, e naturalmente portano lauti guadagni,una storia purtroppo già vista.
Di chi sto parlando? Ma naturalmente dei Travaglio,Santoro,Grillo e tutta la compagnia dei “guitti&giacobini da operetta” che, con l’arrivo di Berlusconi al governo sta spingendo sull’acceleratore per creare l’incidente , per rendersene conto basta riguardare le ultime puntate di “anno zero”.
L’ultima provocazione è avvenuta nella trasmissione Che Tempo Che Fa condotta da Fabio Fazio su RAI 3 dove Travaglio ha accusato il neo presidente del senato Schifani di frequentare condannati per mafia, quando queste frequentazioni avvenivano ben 18 anni prima che queste persone fossero indagate e condannate e altre contumelie all’indirizzo della seconda carica dello stato che potete ascoltare nel video.
Naturalmente a Schifani è arrivata la solidarietà di tutto il mondo politico ad eccezione di Di Pietro, nonché le scuse della Rai lette in diretta da Fazio, e anche l’autorità per le comunicazioni medita di prendere provvedimenti.
Che fare dunque? Con le loro esternazioni Travaglio, Santoro & C. non fanno altro che aumentare il consenso verso Berlusconi e il Popolo Della Libertà, le ultime elezioni sono state l’esempio più eclatante, non conviene quindi cacciarli e dare loro il martirio, anche se la tentazione è forte visto il pessimo utilizzo del servizio pubblico pagato dal canone di tutti i cittadini, usato per lanciare accuse gratuite senza contraddittorio.
Secondo me conviene farli cuocere nel loro brodo e colpirli nel portafoglio,ossia usare multe salatissime che devono essere pagate non dalla RAI e quindi da tutti i cittadini, bensì dai conduttori e dagli ospiti delle trasmissioni incriminate, queste possono essere decise sia dalla commissione disciplinare RAI, sia dalla Autorità per le comunicazioni, così magari anche la maggioranza degli utenti saranno contenti e si potranno fare delle “ grasse risate” alle spalle di costoro.









22 dicembre 2007

LA VERITA’ BRUCIA.

"Lo sanno tutti nel mondo dello spettacolo, in certe situazioni, in Rai, si lavora soltanto se ti prostituisci oppure se sei di sinistra, in Rai non c'è nessuno che non sia stato raccomandato, a partire dal direttore generale che non è certo stato scelto attraverso una ricerca di mercato".
E’ una verità scomoda,brutale se vogliamo, ma è così, c’è qualcuno forse che può affermare il contrario? Sarebbe immediatamente smentito da una miriade di fatti e circostanze.
Un pregio di Silvio Berlusconi è quello di non usare sofismi, ma di parlare chiaro e senza giri di parole, naturalmente queste affermazioni,proprio perché rappresentano la “pura e semplice verità” hanno scatenato,e non poteva essere altrimenti,un vespaio di polemiche, il sindacato dei giornalisti RAI, USIGRAI, ha addirittura annunciato querela nei confronti del leader di Forza Italia, speriamo con “ampia facoltà di prova” , basterà bussare a tutte le porte nei corridoi dell’azienda pubblica e chiedere agli occupanti quale “concorso hanno vinto” , i pochi che hanno partecipato a una selezione pubblica, sono rari come le mosche bianche.
Non si era mai vista prima d’ora una simile barbarie, intercettazioni telefoniche che oltre a finire sui giornali, adesso sono disponibili in audio sul web e persino trasmesse sul principale telegiornale.
Tutto questo comunque conforta: è la spia di quanto Silvio Berlusconi è temuto dai poteri forti di questo paese, si rendono conto che,mai come ora ha avuto un simile livello di popolarità e consenso, e sanno che ormai siamo ai tempi supplementari,che potranno durare uno,due,tre minuti ma inevitabilmente sarà fischiata la fine dell’attuale fase politica.
Davvero mi riesce difficile immaginare cos’altro potrebbero inventarsi per fermarlo, ma sono sicura che non si arresteranno qui, del resto in passato abbiamo avuto ampie dimostrazioni sulla potenza di fuoco di magistratura,media e politica, tutti insieme appassionatamente con gli effetti devastanti e l’imbarbarimento politico che ne è seguito.
E’ il caso di preoccuparsi,ma non troppo, se anche i palazzi sono contro, il popolo è con Berlusconi, ed è questo alla fine che fa la differenza e conta davvero.




4 dicembre 2007

RAI,NO A SOSPENSIVA TAR PER PETRONI.

Il consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensiva, presentata dal ministero dell'Economia, della sentenza del Tar del Lazio che il 16 novembre ha ritenuto illegittima la revoca del consigliere del Cda Rai Angelo Maria Petroni. Era stato il ministro dell'Economia a chiedere ed ottenere la sua revoca sostituendolo ai primi di settembre con un consigliere di sua fiducia, Fabiano Fabiani.
Dopo la decisione del Consiglio di Stato, ''Angelo Maria Petroni può rientrare subito nel consiglio di amministrazione''. A sottolinearlo è il legale dello stesso Petroni, Filippo Satta. ''Non credo affatto che sia necessaria una nuova assemblea dei soci - spiega l'avvocato - per reintegrare Petroni. Dal momento che il Tar ha annullato l'atto preliminiare, cioé la decisione del ministro di revocare il consigliere, cadono tutti gli atti consequenziali. Quindi Petroni può rientrare a Viale Mazzini da subito, quando notificheremo alle parti la pronuncia del Consiglio di Stato''.
TGCOM 4/12/2007

Dopo quest’altro solenne ceffone “ all’arroganza del governo e del ministro dell’economia e dopo che il Presidente della RAI,Petruccioli, risulta sfiduciato dalla commissione parlamentare di vigilanza, mi chiedo e vi chiedo cos’altro deve succedere ancora per azzerare e mandare a casa l’attuale CDA della RAI.




23 novembre 2007

SENTI CHI PARLA...

QUANDO LE TELEFONATE LE FACEVANO LORO.

Non ricordo più se il film giusto era Delta Force ma la lettura dell’articolo di Ezio Mauro mi ha fatto l’effetto che le madeleinettes facevano al vecchio Proust il quale si commuoveva e senza porre tempo in mezzo meditava sul tempo perduto, ma anche quello ritrovato. L’articolo di Mauro mi ha portato indietro nel tempo e di questo gli sono grato, già a partire dal titolo: «Struttura delta». Il bis della Spectre. Il bis della P2. Si impone un modesto esercizio di ritorno alla decenza.
L’articolo mi ha riportato con la sua velata magia alla stagione in cui spesso mi trovavo la sera nella stanza di Ezio Mauro, allora direttore della Stampa di Torino (di cui ero editorialista) e dove assistevo alla teleconferenza fra Mauro e il direttore dell’Unità di Roma (Uolter Veltroni), uno dei vicedirettori a caso di Repubblica, e il direttore del Corriere della Sera Paolo Mieli: tutti insieme, in unico afflato e per una sola causa comune (ma quale? Certamente non la libera informazione in concorrenza) facevano tutti insieme «il giornale».
Cioè: non è che ognuno si faceva il suo, di giornale, come in tutti i Paesi in cui le testate sono orgogliosamente concorrenti. Macché. Questa compagnia di cui Ezio Mauro era il capatàz, fabbricava il giornale comune che l’indomani tutti gli italiani si sarebbero sciroppati prima sulla carta e poi in proiezione sui telegiornali sotto le varie testate. Non lo sapevano, ma leggevano tutti lo stesso giornale. Che giornalismo, che concorrenza, che scuola.
Il pretesto diciamo così umanitario dell’operazione, era quello di aiutare il giovane Uolter che non sapeva fare la prima pagina, non sapeva fare i titoli e si scombinava tutto. Ma il gruppo di comando del giornalismo italiano – capitanato da un Ezio Mauro che sembrava guidare un commando Delta Force (ecco il titolo giusto, altro che Struttura delta) - faceva un unico menabò (lo schema della pagina), tutti i titoli e la scelta delle notizie e dei contenuti, uguali per tutti.
Il giornale che veniva fuori era omologato, identico, figlio di un unico Minculpop, o cupola, o mini-p2 che dir si voglia e che lasciava alla fantasia del singolo direttore soltanto il cosiddetto «boxino»: un titolotto basso a due colonne in cui ognuno registrava la curiosità innocua del giorno, del genere bambino morde cane: «Walter, nel boxino mettici quella storia del bambino che ha sbranato un pitbull». E Uolter pubblicava.
Naturalmente non si trattava soltanto di fare la prima pagina. Venivano decise le notizie da dare e quelle da ridurre, da esaltare e da minimizzare. Che concorrenza: affinché nessuno restasse scoperto, tutti davano (o tacevano, o sminuivano, o ingigantivano) la stessa notizia nello stesso modo. Ogni santo giorno. E tutti bevevano la stessa acqua.
Io assistevo a quella grottesca anomalia e osservavo gli sghignazzi furbastri, specialmente quelli di via Marenco dove comandava imperiosamente il proprio, e anche un po’ gli altrui vascelli Ezio Mauro in sfolgorante camicia bianca. Paolo Mieli, sia detto ad onore del vero, non si lasciava troppo comandare, ma tutti e due insieme comandavano sull’Unità e la Repubblica seguiva.
Così, negli anni Novanta erano serviti non soltanto i lettori della carta stampata ma anche gli spettatori televisivi. La gente forse non lo sa, ma i telegiornali dosano e misurano i loro titoli, gli spazi, la scaletta dell’importanza di ciò che poi ammanniranno al popolo catodico, sulla base delle decisioni dei tre cavalieri dell’apocalisse, Corriere, Repubblica e Stampa, che poi sarebbe, per così dire, la casta.
Ma la prima pagina si confezionava tra via Marenco, Torino, e via Solferino a Milano, per essere rimpannucciata in piazza Indipendenza e infine rimpallata a via del Taurini dove diventava il vangelo dell’Unità, ovvero la verità, pravda in russo, truth in americano che piace di più a Uolter. Ovviamente anche gli altri giornali e giornaletti e giornalini per non dire dei piccoli telegiornali locali, si adeguavano con ansia e con la lingua di fuori per non restare esclusi dal gruppo di comando.
Quando ero a Repubblica (di cui sono stato un fondatore, redattore capo e inviato per 14 anni) assistevo ammirato alla formazione del quadridente formato dal formidabile quotidiano di Scalfari, l’Espresso, Raitre e il Tg3. Messi insieme formavano una seconda divisione corazzata che esercitava un potere assoluto, di comando e di dominio sulla scelta, confezione e pubblicazione della notizia.
Insomma, figuratevi il salto dalla sedia che ho fatto ieri mattina quando mi imbatto in una delle più comiche composizioni a sopracciglio levato del mio vecchio amico Ezio Mauro, ora direttore di Repubblica, il quale si è esibito in un articolo che potrebbe intitolarsi a scelta «Senza vergogna» o «Oggi le comiche». Basti l’incipit: «Una versione italiana e vergognosa del Grande Fratello è dunque calata in questi anni sul sistema televisivo, trascinando Rai e Mediaset fuori da ogni logica di concorrenza per farne la centrale unificata di una informazione omologata, addomesticata, al servizio cieco e totale del berlusconismo al potere». Lui la chiama «Struttura delta». Noi la chiameremmo «Senti chi parla».
Thanks al sen. Paolo Guzzanti.




22 novembre 2007

TOH I COMPAGNI SI INDIGNANO .

Sono davvero di una comicità unica, dopo la pubblicazione da parte di Repubblica di presunte intercettazioni uscite dalla procura di Milano,relative al fallimento della HDC del sondaggista Crespi, coperte dal segreto istruttorio, su cui persino il “compagno Napolitano” non ha potuto esimersi dalla formale condanna, le verginelle sinistre gridano allo scandalo e i giornalisti RAI subito riuniti in assemblea chiedono a gran voce che la politica non si occupi dell’azienda, come se la stragrande maggioranza di costoro fossero lì assunti per pubblico concorso.
La prima cosa che stupisce è come d’incanto a sinistra siano spariti tutti quei garantisti che gridavano allo scandalo dopo la pubblicazione delle intercettazioni di D’Alema,Fassino, Consorte&C, ovvero gli strenui difensori dello “stato di diritto” che parlavano di “minaccia per la democrazia” oppure come Violante che chiedeva a gran voce “qualcuno si occupi di vedere cosa accade nel tribunale di milano”(Sic), dove sono? Chi li ha visti?
Come al solito è tornato il “garantismo a giorni alterni”.
Di cosa si tratta poi in effetti? L’accusa sarebbe che RAI e Mediaset durante il governo Berlusconi concordavano tutto, la prova consisterebbe nel fatto che in qualche particolare occasione tipo la morte del Papa o le elezioni amministrative i dirigenti si scambiavano opinioni.
E allora? Dove sta il problema? Forse che i direttori dei quotidiani italiani non si telefonano tra di loro per scambiarsi opinioni e pareri soprattutto in occasione di eventi importanti?
Forse qualcuno immagina che i Mauro,Ferrara ,Mieli, Feltri, tanto per citare qualcuno dei direttori dei maggiori quotidiani italiani non parlano mai tra di loro?
E se c’era questa commistione qualcuno può spiegare come mai da ben 5 anni RAI1 batte sistematicamente negli ascolti canale5?
Ma non è forse più scandaloso l’editto(quello si bulgaro) con cui D’Alema ha chiesto l’anno scorso la sostituzione di Mimun,campione di ascolti al TG1?
Non è forse più scandaloso che si cerchi di sostituire a tutti i costi un componente del consiglio di amministrazione RAI come Petroni nonostante il governo venga preso regolarmente a ceffoni dagli organi di giustizia?
Che poi la Rai sia da sempre filogovernativa non ci piove,lo sanno anche le pietre,come non ricordare la RAI di Zaccaria che con un’abile colpo di effetti sostituì i fischi per D’Alema con applausi,oppure Rutelli che parlava in una sala gremita quando in realtà era semivuota?
La verità e che Silvio Berlusconi,ormai libero da pesi e zavorre che lo frenavano fa paura come e più di prima,non a caso parla di” indegno sciacallaggio”, ma il popolo italiano in generale e il “popolo della libertà” in particolare,che è sceso nelle piazze lo scorso week end e ci ritornerà il prossimo è molto meno stupido di quanto i “parrucconi della politica” possano immaginare.





16 novembre 2007

RAI: ILLEGITTIMA LA REVOCA DI PETRONI.

È illegittima la revoca di Angelo Maria Petroni da componente del Consiglio di amministrazione della Rai. Lo ha deciso la III sezione ter del Tribunale amministrativo regionale del Lazio, presieduta da Italo Riggio. Accolte quindi le argomentazioni proposte da Petroni per contestare la sua revoca disposta dal ministero dell'Economia.
Il presidente della RAI Petruccioli, già sfiduciato anche lui dalla commissione parlamentare di vigilanza,parla di “fatto rilevante per la vita dell’azienda”.
Le motivazioni: "Lo stato di stallo in cui versava il Cda della Rai costituisce un pretesto addotto dal ministro per capovolgere l’attuale rapporto fra maggioranza e minoranza all’intero dell’organo collegiale": è uno dei passaggi della sentenza con la quale il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di Angelo Maria Petroni contro la sua revoca dal Cda della Rai. Secondo i giudici amministrativi, la revoca è servita ad "assicurare - si legge nel provvedimento - la maggioranza alla componente che, pur essendo minoritaria, è rappresentativa delle forze politiche che sostengono l’attuale compagine governativa". Per tali motivi, il Tar ha ritenuto "fondata, perché adeguatamente documentata, la censura di carenza dei presupposti e di sviamento di potere" dedotta da Petroni sul presunto stallo dell’azienda di viale Mazzini.
In pratica è un “solenne ceffone” a Prodi e Padoa Schioppa, che avevano imposto la revoca di Petroni per sostituirlo con Fabiano Fabiani, che appartiene alla schiera dei “svenditori di statoex IRI che Prodi sta piazzando ovunque ci sia una poltrona disponibile.
Un fatto del genere richiederebbe le immediate dimissioni di Prodi e Padoa Schioppa, questo in un paese normale, ma non in Prodilandia, dove tutto si digerisce pur di mantenere le poltrone.

 


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permalink | inviato da Aurora86 il 16/11/2007 alle 15:59 | Versione per la stampa


24 ottobre 2007

RAI: SFIDUCIATO PETRUCCIOLI.

Con il voto dei rappresentanti della CDL,UDEUR,RNP,IDV, la commissione di vigilanza parlamentare sulla RAI,  ha sfiduciato il Presidente Claudio Petruccioli.
Il resto dei componenti la commissione, tutti parlamentari dell’Unione, hanno abbandonato l’aula al momento del voto, che resta valido perché raggiunto il numero legale.
Il voto di per se non è vincolante per le dimissioni, ma ha un carattere politico chiarissimo,infatti Petruccioli ha dichiarato di voler rimanere al suo posto fino alla nomina del sostituto,ma di regola a questo punto dovrebbe dimettersi l’intero CDA.
C’è da sottolineare ha detto il Presidente Landolfi l’inedito asse dei rappresentanti dei partiti di Mastella e Di Pietro che hanno votato la mozione della Rosa Nel Pugno insieme alla CDL.
Io credo che, se domani nella trasmissione Anno Zero di Santoro,dove è annunciato come ospite il giudice De Magistris,ci saranno ulteriori polemiche nei confronti di Mastella, nei prossimi giorni è facile che venga sfiduciato l’intero CDA.




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2 ottobre 2007

LA GENTILONI NON C’E’ PIU’.

La proposta del ministro Gentiloni, per la riforma televisiva, non esiste più. Le cose sono andate come previsto e qui descritto con largo anticipo: il meccanismo delle date era irreale e, al di là di ogni altra considerazione, quella non sarebbe mai divenuta legge. La lapide sarà posta dalla finanziaria, che commette l’ennesimo errore fissando al 2012 il definitivo passaggio al digitale. Amen.
La legge Gasparri, voluta dal centro destra, contiene l’irrealistica affermazione, copiata da una legge del centro sinistra, che al digitale si sarebbe giunti nel 2006. Ridicolo ed impossibile. Difatti è passato e non è successo nulla, ma proprio nulla. La proposta di Gentiloni prevedeva il trasloco di una rete Rai ed una Mediaset entro il 2008, ed il passaggio definitivo, di tutti, nel 2012. Fantasticherie. Il 2008 è domani mattina e della legge non si vede neanche l’ombra. Allora i prodi governanti decidono d’inserire un codicillo in finanziaria e di far marameo al Parlamento fissando in quella sede la data del 2012. Che, però, senza una legge alle spalle non significa niente e non sarà rispettata. In condizioni normali il Presidente della Repubblica dovrebbe far notare l’incoerenza tematica e l’inappropriatezza strumentale di quell’articolo. Ma lasciamo perdere.
La stessa finanziaria aumenta della metà il finanziamento dello switch off che non ci sarà. Altri 60 milioni buttati. In epoca berlusconiana dicevano che quei contributi erano un inammissibile favoritismo. A me sembrò sempre uno spreco. Ma ora, perché continuano? E’ insensato incaponirsi a scaricare sull’idealizzazione del digitale (che è solo una tecnologia) l’incapacità e la responsabilità politica di avere malgovernato l’etere televisivo. E’ stupido intestardirsi a fissare date che sono morte ancor prima di nascere. E Paolo Gentiloni, il cui noviziato è finito da tempo, farebbe bene a raccontare la verità dei fatti, senza reclamare capricciosamente la discussione di un testo che, tanto, sa benissimo non essere approvabile. Per dirne una: se si lasciassero intatti i meccanismi interni, il passaggio al digitale dovrebbe essere previsto nel 2015.
Il centro sinistra di oggi fa corbellerie che renderanno domani necessario un decreto legge. Poi lo giudicherà scandaloso. Viviamo nel passato, e nell’inutilità.

Thanks a Davide Giacalone

Impossibile credere che Gentiloni non lo sapesse,probabilmente avrà presentato il disegno di legge per dare un contentino ai più esagitati.

Contento lui…




2 ottobre 2007

L'IRA DI MASTELLA.

 "Siamo pronti a sfiduciare la Rai"
"Fermate Annozero o chiederemo la sfiducia del cda della Rai". L'affondo dell'Udeur nei confronti della trasmissione di Michele Santoro è frontale. "Abbiamo saputo che si apprestano ad attaccare nuovamente Mastella. Se fosse vero, sarebbe inaccettabile. Non accetteremo di essere processati" afferma Antonio Satta, vicesegretario vicario dell'Udeur e segretario della commissione di Vigilanza Rai.
Secondo il partito del Campanile, Santoro starebbe preparando una trasmissione su Mastella. Cosa che era già accaduta in passato, suscitando l'ira del ministro della Giustizia. Che aveva raggiunto il culmine dopo una puntata di Ballarò che Mastella aveva definito "una gogna mediatica".
"E' un killeraggio che non porta da alcuna parte, se non ad iniziare una incomprensibile campagna di odio verso l'Udeur - prosegue Satta - Se questa volta il direttore generale e il presidente della Rai non interverranno per evitare questa ennesima vergognosa strumentalizzazione del servizio pubblico presenteremo al Senato, come già preannunciato, una mozione di sfiducia verso il cda della Rai".
Repubblica 01/10/2007

Egregio Ministro ce la stanno mettendo proprio tutta,per testare sin dove arriva la sua pazienza, Lei ha affermato più volte di sapere da quale parte della sinistra arrivano gli attacchi,beh lo hanno capito tutti,è quella sinistra un pò spocchiosa,vagamente radical chic, che la viene a pregare fino a casa quando gli servono i suoi voti,salvo poi consideralo alla stregua di un paria, quella del nascente partito democratico insomma.

Come va dicendo da qualche tempo non avrà sicuramente difficoltà a “battere nuova moneta” con “alleanze di nuovo conio”,allora si tolga lo sfizio, si alzi dai banchi del governo,in parlamento, e glielo dica Lei una volta tanto chiaro e forte , poi si dimetta : VAFFANCULO !!!




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permalink | inviato da Aurora86 il 2/10/2007 alle 2:49 | Versione per la stampa


20 settembre 2007

DI PIETRO: PRODI SE NE VADA…..

 ''Prodi deve fare un passo indietro: la gente non ha piu' stima di questo governo.
Emerge chiaramente anche dal mio blog'. Lo afferma Antonio Di Pietro, leader dell'Idv e ministro per le Infrastrutture, in un'intervista a 'Panorama'. "Gli elettori - dice Di Pietro - non hanno piu' fiducia, sono disgustati dai politici e lo dimostra il successo di Grillo. Prodi deve fare un passo indietro. E capire perche' le cose non funzionano piu', l'ingranaggio s'e' rotto. Serve un ricambio generazionale, ci vogliono facce nuove, aria nuova. I ministri sono troppi e inutili'' ''Saro' il primo - aggiunge Di Pietro - a tirarmi indietro se dovesse servire. Ma qualcosa deve cambiare. Perche' dividere Trasporti ed Infrastrutture? Basta un ministero. E siamo invasi di sottosegretari inutili e incapaci. Vanno dimezzati''. Infine Di Pietro dice di condividere ''tutto cio' che ha detto in piazza Grillo, ma non sono di quelli che attacca cappello'', anche perche' ''non vuole uccidere i partiti, dice soltanto che mantengono una classe dirigente di cui non abbiamo piu' fiducia''.
20/09/2007

Ma se ne vadano tutti, è proprio vero che quando la nave sta per affondare i topi sono i primi a scappare, non serve certo Di Pietro per constatare che questo governo ha schifato la stragrande maggioranza degli italiani.
Intanto durante la nuova passione al senato, dove sono in corso le votazioni sulla vicenda RAI anche Mastella è sbottato: “ abbiamo constatato che non c’è una maggioranza, o c’è un chiarimento altrimenti in primavera si vada al voto,non si può andare avanti così”.
Mentre sto seguendo la diretta, il governo,constatata l'impossibilità di approvarla, annuncia il ritiro della sua mozione,si fugge per salvarsi, che vergogna.
Qualcuno si prenda finalmente la responsabilità di staccare la spina al governo, è del tutto inutile prolungare questa agonia.




14 settembre 2007

RITORNA IL POPOLO DELLA LIBERTA’.

«Coltivo l'idea di una grandissima manifestazione che sia due-tre volte quella del 2 dicembre: ho visto che il 2 dicembre quest'anno è una domenica e spero di riunire quel giorno tutte le donne e gli uomini delle libertà».
Così si è espresso Silvio Berlusconi alla festa di Azione Giovani di Alleanza Nazionale.
L’intervento del leader della CDL,che ha dialogato a lungo con i giovani di AN ha toccato diversi temi, dalla federazione delle forze del centrodestra che deve portare al Partito delle Libertà, all’occupazione della RAI e delle Istituzioni, e al dialogo sulle riforme.
Su quest’ultimo punto Berlusconi è stato perentorio :”con questa sinistra non si può discutere”,confermando così la chiusura ad ogni dialogo.
"E' come negli ultimi giorni di Pompei...". Silvio Berlusconi per spiegare l'"assalto" alla Rai ha usato questa metafora: come gli abitanti della citta campana cercarono di scappare portando con se' tutto quello che potevano, cosi' il centrosinistra prima di cadere "sta occupando ogni spazio possibile. E' una vera e propria caccia al potere".
"Hanno finito per mettere le mani sulla Rai, così hanno tutte le istituzioni del Paese. Adesso hanno anche lo strumento per poter fare la comunicazione che vogliono al Paese, che peraltro non reagisce come loro desidererebbero a ciò che viene dal governo".
E pretendono anche di mantenere la Presidenza,ma non solo, pretendono anche di nominare un loro esponente alla Corte Costituzionale in sostituzione di Romano Vaccarella che era stato nominato dal centrodestra.
«Sarebbe per me ha detto Berlusconi, una grande soddisfazione se il mio passaggio in politica lasciasse in eredità una grande e compatta forza liberale». Insomma, ha concluso, bisogna andare «dalla federazione verso il partito unico» del centrodestra.
E subito dopo il leader di An Gianfranco Fini si è detto visibilmente compiaciuto e soddisfatto dalla risposta positiva di Berlusconi sul progetto di aggregazione nel centrodestra. Al termine della festa del movimento giovanile di An, Fini spiega che se «il problema politico è quello di arrivare a una federazione delle libertà, a un comitato delle libertà, chiamatelo come volete, nell'ambito del centrodestra», allora «mi sembra che Silvio Berlusconi abbia dato una risposta positiva».





10 maggio 2007

DDL GENTILONI SBUGIARDATO DALLA UE.

Mentre il ministro Gentiloni rilascia interviste in cui chiede di accelerare l’iter del disegno di legge sul riordino,ancora una volta,del sistema televisivo italiano,  giustificando la richiesta con il timore di un’imminente tsunami  elettorale visto l’impegno preso con gli elettori di modificare la legge Gasparri,il direttore della concorrenza  Ue Philip Lowe  scrive al ministro chiedendo chiarimenti e precisando la posizione comunitaria su alcuni aspetti fondamentali del ddl.

Tra le altra cose Lowe ribadisce che,nella UE  il tetto del 45% della raccolta pubblicitaria non si applica come limite di  “posizione dominante” ,ma viene deciso caso per caso, e che non si può spacciare  come applicabile al mercato pubblicitario tv una norma che invece fa riferimento solo «ai mercati della comunicazione elettronica».

Il capo di gabinetto del commissario alla concorrenza Viviane Reding suggerisce a questo punto, in modo esplicito, di «modificare la formulazione della disposizione in questione, onde evitare di utilizzare termini fuorvianti ed eliminare il riferimento improprio al quadro normativo comunitario». E ancora gli si rivolgono osservazioni e richieste di modifica su altre questioni strettamente tecniche.

Tutto il contrario di quanto sostiene Gentiloni e cioè che le soglie antitrust si giustificano in tutti i Paesi occidentali dove c’è una minaccia al pluralismo e alla libertà di espressione per un eccesso di concentrazione.

Un vero e proprio ceffone dunque,al quale il ministro dovrà a breve termine rispondere fornendo i necessari chiarimenti richiesti,che fa il paio con quello ricevuto nell’ottobre scorso quando a Strasburgo tentò di far approvare dall’europarlamento un emendamento che parificava le telepromozioni agli spot bocciato dal voto congiunto di socialisti,PPE e liberali.

Insomma si collezionano figuracce in serie al solo scopo di danneggiare le aziende di Berlusconi, infischiandosene se con questo si danneggia anche la RAI azienda pubblica, forse sarebbe meglio che Gentiloni e il governo da oggi in poi si occupino di questioni serie invece che rendersi ridicoli nelle istituzioni internazionali.


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