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In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



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TUTTI I CANDIDATI DEL
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...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
più entusiasmante che      
ciascuno di noi possa avere
l'avventura di fare."     
Silvio Berlusconi  
























"E' sorta in questi anni 
un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
onesta, moderata  ma   
ferma  nel  difendere   
i  principi  di  libertà,   
che  non  ha  nessun    
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ha paura di sperare e di
credere. Questa  Italia 
siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





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CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
popoli oppressi?"



LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
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GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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9 aprile 2008

VELTRONI NON E’ LA CONSULTA SERVE LA LAUREA

Veltroni scrive una lettera al candidato premier del PDL per chiedergli un impegno a garantire, chiunque vinca le elezioni, lealtà alla Repubblica.
«Ho scritto una lettera al principale esponente dello schieramento a noi avverso in cui gli chiedo, quale che sia il ruolo che ciascuno avrà, di dare una garanzia ai cittadini, che io mi impegno a dare, una garanzia di lealtà repubblicana basata su quattro punti: la tutela dell’unità della Nazione, il rifiuto di ogni forma di violenza praticata o dichiarata; la fedeltà alla Costituzione repubblicana; la fedeltà alla bandiera Tricolore e all’Inno di Mameli». L'annuncio di Veltroni arriva all'indomani delle polemiche sulle frasi di Umberto Bossi.
LA RISPOSTA - «La lettera di Veltroni è un altro effetto speciale che non possiamo accettare da lui perché non ha alcun titolo». È quanto Berlusconi replica in conferenza stampa a Vicenza sostenendo che «Non può dare patenti di lealtà repubblicana l'erede del partito comunista». Il leader del PDL ricorda di «aver già giurato ben tre volte fedeltà alla Costituzione al Quirinale».
«Solo chi ha scarsa dimestichezza con le procedure e le regole costituzionali democratiche - è la risposta che Berlusconi manda a Veltroni - dimentica che il presidente del Consiglio della Repubblica Italiana giura fedeltà alla Costituzione nelle mani del capo dello Stato». «E io - ricorda Berlusconi a Veltroni - ho giurato per ben tre volte davanti a due presidenti della Repubblica. E sarò onorato di giurare per la quarta davanti all'attuale presidente». «Quando si sono aperti gli archivi del Kgb - prosegue Berlusconi - è venuto fuori che l'Unione Sovietica dava, di tutti gli aiuti ai partiti comunisti d'occidente, il 45% al Pci». «Veltroni non è la Consulta - conclude il Cavaliere - dove per entrare serve la laurea. E dei suoi fuochi di artificio ed effetti speciali gli italiani ne hanno abbastanza».

Veltroni ormai deve essere alla più cupa disperazione se non gli è rimasto altro che questi squallidi tentativi per fare notizia, sa benissimo di aver perso la partita, non a caso gli scommettitori inglesi danno Berlusconi vincente e pagato a 1,30 contro 6,00 di Veltroni.
Io mi domando e vi domando: “ un funzionario di partito che inneggiava a Pol Pot e ai khmer rossi, che si recava a Berlino Est al festival della gioventù comunista ad applaudire i tetri e sanguinari burocrati di Breznev e a cianciare di eurocomunismo(Sic), che riceveva uno stipendio con i contributi di una nazione nemica che teneva puntati sull’Italia e sull’Europa missili con testate nucleari,che titoli ha per dare patenti di lealtà alla repubblica?
Questo dimostra una palese ignoranza delle più elementari nozioni di educazione civica, si è perso completamente il senso del ridicolo,un clamoroso autogol...




29 giugno 2007

FASSINO E LE "VITTIME DEL COMUNISMO".

Il segretario dei DS Piero Fassino si è recato a S.Pietroburgo  per rendere omaggio agli oltre mille comunisti italiani che si recarono in Unione Sovietica negli anni dal 1919 al 1951 credendo di trovare la "Gerusalemme in terra" e invece morirono nei gulag,vittime del terrore Staliniano con la colpevole complicità di Togliatti.
Fassino ha voluto ricordare chi pagò "con la vita la fiducia in una Rivoluzione che avrebbe dovuto cambiare il mondo" e per dimostrare che "non ci può essere giustizia senza la libertà", ed ha sottolineato la"colpevole connivenza di quei dirigenti" del Partito comunista "pur autorevoli come Togliatti che non ebbero il coraggio di sfidare la macchina oppressiva della dittatura".
Un omaggio alquanto tardivo visto che questa storia è conosciuta da decenni e colpevolmente il partito di Fassino,il PCI-PDS-DS, l'ha sempre ignorata.
D'accordo che nel Pantheon del Partito Democratico non c'è posto per Togliatti&C , ma è del tutto inutile da parte di un ex comunista come Fassino affannarsi tanto per condannare il comunismo, a questo ha già provveduto la storia,non a caso il maggior partito comunista dell'europa occidentale, il PCI,complice morale e ideologico dell'impero del male, è stato costretto dal "fallimento" e dalla "vergogna" a cambiare più volte nomi e simboli,e il segretario dei DS lo sa bene.
Piuttosto la prossima volta renda omaggio anche ai tanti soldati italiani prigionieri in Russia,che nonostante le lusinghe degli inviati di Togliatti, rifiutarono migliori condizioni di vita e preferirono morire,ma non aderirono mai all'ideologia criminale comunista.


18 maggio 2006

I CRIMINI DEL COMUNISMO:L'URSS DI LENIN E STALIN 2a PARTE

IL PARADIGMA DEL TERRORE DI MASSA: L'URSS DI LENIN E STALIN
Seconda Parte

Nascono i processi-spettacolo.
Tra il 6 giugno e il 7 agosto 1922 presso il Supremo Tribunale Rivoluzionario sono processati i capi dei socialisti rivoluzionari. Secondo il desiderio di Lenin, che invoca "processi educativi", il 20 giugno si tiene una manifestazione di massa cui partecipano anche il giudice e il procuratore del processo in corso, per chiedere la condanna a morte degli imputati: è il primo dei processi-spettacolo sovietici, istruiti non tanto per eliminare gli oppositori imputati, quanto per mobilitare politicamente la popolazione tutta. Su suggerimento di Trotskij, i giudici annunciano che le condanne a morte stabilite nella sentenza non verranno eseguite, se i socialisti rivoluzionari ancora liberi abbandoneranno l'attività cospirativa.
Si organizza l'irreggimentazione della gioventù nelle istituzioni educative controllate dal partito: dopo la ventata di pedagogia libertaria dei primissimi anni, nel 1921 sono reintrodotti nella scuola i sistemi educativi tradizionali, integrati però con la propaganda politica: i bambini fino 15 anni sono inquadrati nei Pionieri; dai 15 anni si accede alla Gioventù Comunista, o Komsomol, che seleziona i candidati al partito.

La svolta staliniana e la ripresa della costruzione del comunismo.
Approfittando abilmente della carica di segretario generale, dopo la malattia e morte di Lenin (1924), Stalin si libera dei concorrenti più pericolosi dentro il partito (Trotskij, Kamenev e Zinovev perdono le loro posizioni di potere), e, in alleanza con Bukharin, conquista entro il 1926 il pieno controllo del Pcus e dello stato. Ma, nel 1928, con un brusco cambiamento di linea e di alleanze (Bukharin viene allontanato dal potere), dopo sette anni di relativa tregua economica, Stalin decide l'abbandono della Nep e la ripresa della costruzione del comunismo. Il mercato viene sostituito da un'economia interamente pianificata dallo stato per mezzo del Gosplan. Il primo piano quinquennale dirotta la massima parte delle risorse del paese nella creazione dell'industria pesante. Il costo della gigantesca operazione sarà pagato dagli strati contadini, tutte le cui eccedenze dovranno essere utilizzate per nutrire le città e acquistare macchinari e tecnologie in Occidente. Per evitare che la requisizione delle eccedenze si traduca, come nel 1918, in una guerriglia villaggio per villaggio, si decreta, nel 1929, la abolizione della gestione privata della terra e il trasferimento dei contadini e di tutti i loro beni in grandi fattorie collettive (kolchoz e sovchoz).

La persecuzione dei nepmen e la nuova guerra contro i contadini.
La fine della Nep si accompagna a un'ondata di persecuzioni contro gli imprenditori privati, gli ingegneri e i tecnici, che della Nep erano stati i principali artefici (i nepmen). Vengono allontanati dal governo i consiglieri economici moderati, tra cui Nikolaj Kondratev, Vainstein, Feldman e Bazarov. Nel 1928 si svolge un nuovo processo-spettacolo, attorno al quale viene orchestrata l'attenzione della stampa e delle organizzazioni sociali. Ne sono vittima alcuni ingegneri degli impianti di Shaktij, falsamente accusati di sabotaggio in combutta con potenze straniere: costretti con la tortura e le minacce ai familiari, quasi tutti gli accusati si dichiarano colpevoli e la metà di loro viene condannata a morte. Nel 1931 è la volta dei bukharinisti, che della Nep erano stati i maggiori sostenitori: l'attacco si concretizza nel processo contro Bazarov e altri membri del Gosplan su posizioni moderate, nonché contro David Rjazanov, direttore dell'Istituto Marx-Engels, tutti quanti (falsamente) accusati di voler ricostituire il partito menscevico.
Ma è soprattutto la collettivizzazione dell'agricoltura a determinare i livelli più alti della repressione e del terrore. I contadini reagiscono all'espropriazione abbattendo il bestiame e resistono al trasferimento nelle fattorie collettive. Ma, a differenza del 1920-22, la resistenza contadina non riesce a organizzarsi in vere rivolte. Lo stato risponde con le fucilazioni di massa, che colpiscono centinaia di migliaia di contadini. Con convogli ferroviari o in interminabili marce, almeno 2 mil. di contadini vengono deportati nel nord o in Siberia e abbandonati alla violenza del clima, senza essere neppure accolti in veri campi di concentramento. Morranno a centinaia di migliaia. Infine, si decide di stroncare ogni velleità di resistenza contadina con l'arma della fame, attraverso la requisizione delle scorte (anche delle scorte alimentari e delle sementi). Consapevolmente pianificata e scatenata, nel 1932-33, una nuova terribile carestia si abbatte sulla Russia centrale, l'Ucraina e il Caucaso (la carestia colpirà le zone in cui nel 1930 si era verificato l'85% degli episodi di resistenza): nel biennio vi sono 7 mil. di vittime, 5 mil. delle quali nella sola Ucraina. Alla guerra contro i contadini, nel 1929-30, come già nel 1921-22, viene collegata una seconda offensiva contro la Chiesa: ulteriori restrizioni per il clero, nuova settimana senza domenica festiva per tutti, sequestro delle campane. Nessuno dei maggiori dirigenti comunisti protesta per la sorte dei contadini: non i teorici della Nep come Bukharin, non i vecchi bolscevichi esclusi dal potere, tantomeno l'operaista Trotskij. Anzi la guerra contro i contadini viene esaltata dal governo camuffandola da lotta di classe e premiandone pubblicamente gli esecutori più zelanti e spietati. Così, nel 1932, il Komsomol celebra come eroe e martire Pavlik Morozov, il quattordicenne che durante la collettivizzazione ha denunciato il padre, responsabile del villaggio, provocandone l'arresto e la fucilazione (e che per vendetta poi è stato ucciso dai parenti).
Il controllo sociale è fortemente intensificato. Un decreto del 26 marzo 1928 converte le condanne minori in lavori presso le imprese di stato. Uno del 27 giugno 1929 converte le condanne superiori ai tre anni in lavori forzati nei campi del nord e dell'oriente. Il decreto del 12 dicembre 1930 priva di diritti civili (comprese abitazione, tessera annonaria, assistenza sanitaria) le categorie sociali degli ex-privilegiati, ex-funzionari, membri del clero e di partiti politici. La legge del 7 agosto 1932 (cosiddetta "legge delle spighe", perché viene applicata anche ai casi di spigolatura) punisce come sabotaggio con la pena di morte il furto di beni dello stato. Una legge del novembre prevede il licenziamento per l'assenza ingiustificata dal lavoro di almeno un giorno (mentre il decreto del 26 giugno 1940 punirà in base al Codice penale ogni assenza sul lavoro, a partire dai ritardi di venti minuti). Una del 27 dicembre introduce il passaporto interno, per meglio controllare gli spostamenti della popolazione. Onde evitare che le fattorie collettive possano essere abbandonate per la città, il passaporto interno non viene concesso ai contadini.

Il Grande terrore.
Al XVII congresso del Pcus (gennaio 1934), che si riunisce per celebrare i risultati del primo piano quinquennale e si autodefinisce enfaticamente "congresso dei vincitori", il capo del PC di Leningrado, Sergej Kirov, si pronuncia contro le pena di morte per i reati di opinione e propone in generale una liberalizzazione del sistema. Avendo ottenuto in congresso perfino più consensi di Stalin, si decide la sua nomina a segretario del Pcus accanto a Stalin stesso. Ma l'1 dicembre Kirov viene assassinato in circostanze poco chiare (l'assassino risulterà essere stato in contatto con la Gpu che, sotto la guida di Genzich Jagoda, è ora unita al commmissariato del popolo per gli interni Nkvd). Stalin accusa del delitto i traditori e gli imperialisti stranieri.
Mentre la polizia politica conduce una campagna di arresti che colpisce i comunisti meno allineati con Stalin, il governo vara una serie di misure che preparano lo scatenamento del terrore. Il decreto del 7 aprile 1935 estende pene previste per gli adulti a tutti i maggiori di dodici anni (sarà decisivo per ricattare gli inquisiti con la minaccia di procedere nei confronti dei figli). Uno del 9 giugno prevede la pena di morte per i tentativi di espatrio clandestino, e, per mancata vigilanza rivoluzionaria, la deportazione per i familiari, informati o non del tentativo. Il decreto del 14 settembre 1936 semplifica le procedure giudiziarie nei casi di attività controrivoluzionaria, escludendo tra l'altro appello e grazia. Anche per favorire il sostegno delle democrazie occidentali di fronte alla possibile minaccia hitleriana, il 5 dicembre 1936 viene varata in Urss una nuova costituzione garantista, redatta con la collaborazione di Bukharin, ora riabilitato (la costituzione riconosce i diritti di libertà tipici dell'occidente, ma anche il diritto al lavoro, al riposo, all'istruzione gratuita). Ma le garanzie da essa formalmente sancite sono svuotate dall'assenza di una magistratura indipendente: non avranno mai un qualsiasi valore reale.
Il terrore è preceduto inoltre dallo smantellamento di una serie di organizzazioni da Stalin ritenute poco affidabili. Nella primavera 1935 Stalin scioglie sia l'Associazione dei Vecchi Bolscevichi sia l'Associazione degli ex-Prigionieri Politici. Lo scrittore comunista Maksim Gorkij, fiore all'occhiello del regime, tenta invano di riconciliare Stalin con i vecchi compagni dell'Ottobre. A partire dal 1935 viene portato il terzo e ultimo attacco contro la Chiesa, con la deportazione ed eliminazione di buona parte del clero. Tra il 1934 e il 1939 vengono soppresse le istituzioni ebraiche sopravvissute e in particolare le scuole dove si insegna in yiddish. Lo stesso Agurskij, antico persecutore degli ebrei, viene accusato di far parte della "clandestinità ebraica fascista" e imprigionato.
A partire dall'estate del 1936 si scatena l'ondata di repressione sanguinosa che sarà nota come Grande terrore. La manifestazione più clamorosa è una serie di nuovi processi-spettacolo che vedono tra gli imputati gran parte dell'antica dirigenza bolscevica. Nei casi maggiori la corte sarà presieduta da Vladimir Ulrich, mentre pubblico ministero sarà Andrej Vyshinskij. Primo è il processo contro il "centro trotstkista-zinoveviano" (19-28 ago 1936): gli imputati Kamenev e Zinovev confessano di avere fatto uccidere Kirov e di avere progettato l'assassinio di tutta la dirigenza del Pcus. Zinovev confessa addirittura di essere passato al fascismo. Tutti gli imputati vengono riconosciuti colpevoli e fucilati. Il 25 settembre 1936 il potente capo dell'Nkvd Jagoda viene destituito e rimpiazzato da Nikolaj Ezhov. Di lì a poco Ezhov denuncia anche un (fittizio) tradimento di Jagoda. Segue il processo contro il "centro parallelo trotstkista" per sabotaggio e legami col nemico tedesco e giapponese (23-30 gen 1937): sono imputati diversi vecchi militanti bolscevichi, tra cui Radek, accusati di avere clandestinamente preparato lo smembramento dell'Urss a vantaggio degli stranieri confinanti. Tutti gli imputati vengono riconosciuti colpevoli e fucilati (tranne Radek che viene deportato e scompare poi in un campo di concentramento). Nel febbraio-marzo, al Comitato centrale del Pcus, Stalin espone la tesi che la lotta di classe andrà inasprendosi, e non attenuandosi, durante la costruzione del socialismo: è la legittimazione sul piano teorico del Grande terrore. In segreto si tiene poi un processo per tradimento contro i responsabili dell'Armata rossa, basato anche su un falso dossier approntato dalla Gestapo (11 giugno 1937): tra gli altri sono imputati il generale Tukhachevskij e l'eroe della guerra civile Jona Jakir. Tutti gli imputati vengono riconosciuti colpevoli e fucilati. Jakir muore gridando: "Viva il partito! viva Stalin!". Dal giorno del processo parte un'epurazione generale nelle forze armate: alla fine del 1938 la purga è costata 3 marescialli su 5, 12 comandanti dell'esercito su 14, tutti gli 8 ammiragli, 60 comandanti di corpo d'armata su 67, 136 generali di divisione su 199, 221 generali di brigata su 397, il 45% degli ufficiali e dei commissari politici. Nel 1937 vengono sciolti in particolare quasi tutti i distaccamenti militari addestrati da Yakir alla guerra partigiana. L'armata rossa è letteralmente destrutturata: affronterà la Seconda guerra mondiale trovandosi ancora in condizioni di grave disorganizzazione. L'acme nella serie dei processi-spettacolo è raggiunto col processo contro il "blocco dei destri e dei trotstkisti" (2-13 marzo 1938): sono imputati tra gli altri Bukharin, Rykov, Jagoda e altri vecchi bolscevichi. Tutti gli imputati (definiti dal pubblico ministero Vyshinskij "cani rognosi") vengono riconosciuti colpevoli e fucilati.
In base alla figura penale dell'omissione di controllo la purga si estende anche ai parenti e agli amici degli epurati. Diverse figure importanti del partito, come Tomskij e Ordzhonikidze, si suicidano prima di essere coinvolte dal terrore. All'inizio del 1937, la tortura, già largamente usata, viene legalizzata attraverso un provvedimento reso noto alle autorità di polizia, ma tenuto segreto alla pubblica opinione. Si pratica la tortura anche sui familiari degli inquisiti, talvolta alla presenza di questi. In media, solo un inquisito su cento riesce a non confessare i reati ascrittigli. La popolazione viene sistematicamente mobilitata attraverso la stampa e le organizzazioni di partito. Nel gennaio 1937, in occasione del processo contro Radek, a Mosca una folla di 200 mila persone (ci sono -27°) è radunata per invocare la punizione degli imputati. Nel 1937-38 l'epurazione si estende ai comunisti stranieri presenti a Mosca: vengono fucilati o mandati a morire nei campi di concentramento Bela Kun, tutti i dirigenti del Pc jugoslavo, del Pc polacco e del Pc coreano (i Pc polacco e coreano vengono addirittura sciolti), molti comunisti francesi, rumeni e olandesi, 200 dei 600 comunisti italiani esuli a Mosca. Nel 1936 vengono epurati i comunisti delle repubbliche baltiche. L'Nkvd dirige inoltre la repressione della sinistra non stalinista in Spagna: decine di migliaia di combattenti del partito comunista libertario Poum e del movimento anarchico vengono fucilati (su un totale di 400 mila morti della guerra civile). Il capo del Poum Andrés Nin e il leader anarchico Camillo Berneri vengono torturati e uccisi dagli agenti dell'Nkvd. Sono assassinati anche due figli di Trotskij. Alla fine, perfino il principale responsabile della repressione spagnola, il console sovietico Vladimir Antonov-Ovseenko, viene richiamato a Mosca e fucilato con l'accusa di trotskismo. Ma anche dei 6 mila comunisti spagnoli riparati nell'Urss dopo la fine della guerra, nel 1948 sopravvivono solo in 1500.
Nel 1937-38 l'epurazione si estende anche agli scrittori: tra gli altri vengono condannati e uccisi Babel', Pil'njak, Mandel'stam, Mejerchol'd. Dei 700 scrittori che partecipano al primo Congresso degli scrittori nel 1934 solo 50 sopravvivono vent'anni dopo per partecipare al secondo. L'Associazione degli scrittori proletari, che negli anni '20 aveva protetto le avanguardie, viene sciolta e sostituita dalla nuova Unione degli scrittori: con la collaborazione di Gorkij sono codificate le norme del "realismo socialista", che impone agli scrittori di magnificare le conquiste della società sovietica. In architettura è favorito un pomposo e monumentale classicismo. Viene bandita la sociologia (forse anche perché era stata patrocinata da Bukharin). Nel 1937 viene liquidata la scuola dello storico marxista Pokrovskij. Nell'ufficiale Storia del Partito comunista dell'Unione sovietica (1938) le vicende del bolscevismo sono riscritte, cancellando ogni ruolo positivo degli avversari di Stalin. La scuola viene riformata secondo concezioni tradizionali, con voti, uniformi e programmi diversi per maschi e femmine. E' propagandato un antiintellettualismo plebeo che attribuisce valore solo al lavoro manuale. La famiglia tradizionale viene esaltata. L'aborto è reso illegale, il divorzio viene reso più difficile; è reintrodotta l'illegittimità dei figli nati fuori dal matrimonio.
Ma epurati più duramente sono gli stessi apparati dello stato e del partito. Nel 1936-38 si svolgono massicce epurazioni di dirigenti comunisti locali, tutte guidate da fedelissimi di Stalin, Lavrentij Berja nel Caucaso, Georgij Malenkov in Bielorussia, Anastasij Mikojan in Armenia, Lazar Kaganovich in Russia, Nikita Kruscev in Ucraina. Nel 1937 il 90% dei procuratori provinciali viene rimosso e spesso arrestato. Viene liquidato il 90% dei comitati locali del Pcus. Viene epurato pesantemente il Komsomol, per fare posto a una nuova dirigenza ostile al vecchio egualitarismo. Vengono eliminati anche 20 mila funzionari dell'Nkvd. Al XVIII congresso del Pcus, sono scomparsi ben 1108 dei 1966 congressisti del XVII, 110 dei 139 membri del Comitato Centrale. Sono stati eliminati tutti i dirigenti del Pcus della vecchia guardia intellettuale bolscevica, e in particolare tutti i maggiori dirigenti ebrei (eccetto Kaganovich).
Il terrore è pianificato dal centro: Stalin firma personalmente lunghe liste di personaggi da mandare a morte. E' Mosca arbitrariamente a indicare il numero dei (falsi) traditori che gli organismi locali del partito e dell'Nkvd dovranno poi individuare e perseguire. Ma c'è anche uno slittamento del meccanismo alla periferia: per non essere accusati di negligenza (e dunque di tradimento), spesso sono i dirigenti locali stessi ad elevare il numero delle persone coinvolte dalle indagini e (immancabilmente) trovate colpevoli. L'acme della purga è toccato nella prima metà del 1938, quando ormai il circuito della repressione ha coinvolto ampi strati di persone comuni prive di qualsiasi particolare collocazione istituzionale. All'epoca circa il 5% dell'intera popolazione è passata attraverso gli arresti. Pervade il paese l'ossessione del sabotaggio orchestrato da forze straniere. C'è un'atmosfera generale di paura, che induce i cittadini a ridurre le relazioni sociali e a distruggere le memorie familiari, nel timore che entrambe possano essere usate per eventuali imprevedibili iniziative inquisitorie. Le categorie più colpite: ex funzionari dello stato, membri del clero, testimoni di Geova, ex borghesi, ex funzionari della Croce Rossa, ex membri di partiti non comunisti, membri di associazioni studentesche, impiegati di ditte e legazioni straniere, cittadini che hanno contatti con l'estero (compresi i filatelici e gli esperantisti), rifugiati stranieri. Molto colpite le minoranze etniche: i greci del Mar Nero, gli armeni, i cinesi, gli ebrei ex-membri del Bund o sionisti. Le categorie istruite sono state colpite a tal punto che mancano i tecnici: le imprese hanno in organico nei ruoli tecnici soprattutto non laureati e non diplomati. Il nome di Ezhov è temutissimo. Non a caso, alla fine del 1938, quando Stalin decide di chiudere la stagione delle purghe, Ezhov stesso viene destituito e rimpiazzato da Berija alla guida dell'Nkvd. In seguito sarà ucciso nel manicomio criminale dove è stato rinchiuso. A perfezionamento del terrore, infine, anche Trotskij verrà ucciso a Città del Messico il 21 agosto 1940, raggiunto da un sicario di Stalin. Le purghe hanno comportato almeno un mil. di esecuzioni e diversi milioni di deportazioni nei campi di lavoro, dove peraltro la mortalità è altissima. Alla fine della purga solo i bambini affidati agli orfanotrofi dell'Nkvd (cioè i figli di deportati o giustiziati) sono tra i tra i 500 mila e il milione. Attraverso la purga Stalin ha potuto eliminare tutti gli oppositori potenziali e forgiare un partito sostanzialmente nuovo, compatto nella fedeltà alla persona del capo. I grandi processi sono anche serviti ad additare all'opinione pubblica un capro espiatorio per gli insuccessi del regime.

Il sistema del Gulag.
La sezione Gulag dell'Nkvd controlla 80 sistemi formati ciascuno da 20-100 campi di concentramento. Il sistema di Kolyma nell'estremo oriente siberiano occupa da solo una superficie grande otto volte l'Italia. Tra il 1934 e il 1948 nei campi vengono deportati 15 mil. di persone. La popolazione del Gulag oscilla. Alla fine dell'era staliniana, nel 1953, è di 2 mil. 450 mila detenuti, mentre altri 2 mil. 750 mila "coloni speciali" dipendono da una diversa amministrazione. L'Nkvd impegna almeno 250 mila militari per vigilare i campi. All'interno dei campi solo un quarto o un terzo dei prigionieri sono detenuti politici. I delinquenti comuni godono di privilegi e vengono utilizzati per controllare e colpire i politici. I deportati sono impiegati soprattutto nel taglio del legname, nei cantieri e nelle miniere. Nei campi del nord e dell'est si lavora 12-16 ore al giorno e si ha una razione di 8 etti di pane solo se si è svolto l'intero lavoro assegnato (la dose decresce in proporzione al lavoro svolto). La produzione è rilevante. Secondo le stime dell'amministrazione carceraria, durante la guerra i detenuti assicurano circa un quarto della produzione dell'industria degli armamenti, della metallurgia e delle miniere, e il 13% del volume dei grandi lavori in Urss. La mortalità nei campi è del 10% annuo nel 1932, del 20% nel 1938. Ma è alta anche durante i trasferimenti: durante quelli invernali nelle terre artiche può toccare anche il 50%. Non è rara l'eliminazione dei deportati divenuti inabili al lavoro.

Il terrore durante la guerra.
Dopo una tregua sul finire degli anni '30, la guerra porta con sé lo scatenamento di nuove ondate di terrore. L'alleanza con Hitler del 1939 permette a Stalin di occupare un terzo della Polonia e le tre repubbliche baltiche. Dove arriva l'Armata rossa, l'Nkvd procede sistematicamente all'eliminazione o alla deportazione delle borghesie nazionali, del clero, della nobiltà. Nel 1940-41 si ha una prima sovietizzazione della Polonia: 25'700 ufficiali e dirigenti sono subito eliminati; 381 mila civili (ma gli storici polacchi parlano di 1 mil.) e 230 mila militari vengono deportati nell'oriente sovietico (dopo un anno ne sopravvivono in tutto 388 mila). Nel giugno 1941 viene effettuata la prima sovietizzazione dei paesi baltici: 25 mila deportati, presumibilmente dopo l'eliminazione dei capifamiglia.
Quando poi Hitler rompe l'alleanza con Stalin e invade l'Unione sovietica (22 giugno 1941), la resistenza alla Wehrmacht porta con sé una nuova ondata di terrore. Nel 1941-42 è deportata quasi per intero la minoranza etnica dei tedeschi del Volga, per prevenirne un possibile collaborazionismo: 1 mil. 209 mila (su una popolazione di 1 mil. 427 mila), vengono trasferiti ad est, in condizione di quasi abbandono. Vengono trasferiti ad est, perlopiù a piedi su percorsi di migliaia di chilometri, 750 mila forzati dislocati nelle zone che stanno per essere occupate dai tedeschi. Ma decine di migliaia sono direttamente eliminati perché non cadano nelle mani degli occupanti. Il sistema del Gulag si sovraccarica e solo nel 1942-43 vi si contano 600 mila decessi.
A partire dal 1943, una terza ondata di terrore viene scatenata nelle regioni via via riprese dall'Armata rossa. Ne sono vittime interi popoli accusati in blocco di collaborazionismo. Nel 1943-44 sono deportati oltre 900 mila ceceni, ingusci, tatari di Crimea, caraciai, balcari e calmucchi; 42 mila bulgari, greci e armeni; 86 mila turchi mescheti, curdi e chemscini. Nei trasferimenti muore almeno un quarto, forse la metà dei deportati. Alla fine della guerra, metà della popolazione del Kazachstan è formata da etnie esiliate. Comincia il terrore nei confronti degli ucraini. La seconda sovietizzazione delle regioni occidentali nel 1944-45 comporta la deportazione di 100 mila civili ucraini (febbraio-ottobre 1944), 100 mila bielorussi (settembre 1944-marzo 1945), 38 mila lituani (gennaio-marzo 1945). Vengono deportati inoltre 148 mila soldati russi superstiti dell'armata antisovietica organizzata dal generale Andrej Vlasov. Ultime vittime della repressione del tempo di guerra sono gli stessi militari sovietici caduti prigionieri dei tedeschi. Sospettati di tradimento per essere sopravvissuti durante la prigionia, sono inviati in appositi campi di concentramento. Passano per questa esperienza 421 mila prigionieri sovietici nel 1942-44, 4 mil. 200 mila prigionieri e civili sovietici nel 1945-46. Di essi, il 19% viene alla fine nuovamente arruolato, il 14,5% assegnato ai "battaglioni della ricostruzione", l'8,6% internato nel Gulag (sono circa 360 mila persone).

Il terrore nel dopoguerra.
La guerra, il terrore e in generale la debolezza dell'economia sovietica, soprattutto agricola, provocano una nuova carestia. Nel 1946-48 ci sono 2 mil. di morti per fame in Urss, dovuti alla scelta di puntare sull'industria. Il governo teme che la pace porti con sé l'insubordinazione della popolazione, provata dalla guerra e tentata dalle informazioni sulle condizioni di vita nei paesi occidentali, che giungono attraverso i rimpatriati. Inasprisce allora il controllo sociale. Nel 1946 vengono limitati gli orti privati dei colcosiani. Alcuni decreti del 1947 aggravano la legge del 1932 sui furti alimentari: comminano 7-10 anni di internamento per il primo furto, 25 anni o la fucilazione per i recidivi. Nell'autunno 1946 erano state condannate per furti alimentari più di 25 mila persone. Nel 1947 i condannati saranno 380 mila. Continua la repressione delle minoranze etniche. Nella primavera del 1948, per stroncare la perdurante resistenza, 21 mila lituani vengono uccisi, 50 mila vengono deportati come coloni speciali e 30 mila trasferiti nel Gulag. Nel 1949-51 viene effettuata la seconda sovietizzazione dei paesi baltici: 95 mila baltici sono deportati nel marzo-maggio 1949; 17 mila nel settembre 1951. La sovietizzazione dei moldavi nel 1949 comporta la deportazione di 120 mila persone (il 7% della popolazione). La sovietizzazione delle coste del Mar Nero, ancora nel 1949, la deportazione di 58 mila greci, armeni e turchi. Nel 1945-52 vengono deportati 172 mila resistenti ucraini. Nel 1951-52 sono deportati anche 12 mila mingreli, 5 mila iraniani della Georgia, 4 mila Testimoni di Geova, 4 mila bielorussi, mille ucraini, 3 mila tagichi, mille kulaki di Pskov, mille appartenenti alla setta dei Veri Cristiani.
Il clima si fa particolarmente pesante per gli intellettuali. Nel 1946 Andrej Zdanov, che assume la responsabilità della politica culturale del Pcus, attacca alcune riviste letterarie di Leningrado, la poetessa Akhmatova e l'umorista Zoscenko. Due anni dopo attacca il formalismo di musicisti come Prokofev e Shostakovich (aprile 1948). Per oscure ragioni, dopo la morte di Zdanov (agosto 1948), vengono fucilati molti dirigenti di partito a Leningrado. La purga arriva fino alla destituzione e all'arresto di Nikolaj Voznesenskij, presidente della commissione nazionale del piano (aprile 1949). Verrà fucilato l'anno successivo. Anche la posizione di Berja si fa fragile. Nell'ottobre 1950 viene denunciato dalla stampa un "complotto nazionalista mingrelo", ma Berja (che è originario della Mingrelia) per il momento non viene colpito. Nel 1948 viene chiuso l'Istituto di Economia Mondiale diretto da Evgenij Varga e si attaccano le teorie di Einstein, accusate di idealismo borghese. Lo stesso anno Stalin condanna la genetica mendeliana e impone agli scienziati sovietici le teorie del biologo neolamarckiano Trofin Lysenko, che sostiene l'ereditarietà dei caratteri acquisiti. Sulla base delle concezioni biologiche di Lysenko, Stalin decide il "piano per la trasformazione della natura", che prevede un rimboschimento intensivo delle zone aride del sud-est. Il fallimento è totale. Nel maggio-agosto 1950 Stalin interviene personalmente nella campagna postuma contro il linguista Nikolaj Marr, sostenendo tra l'altro che esiste una lotta per l'esistenza tra le diverse lingue.
Anche gli ebrei sono guardati con crescente sospetto. L'intellettuale ebreo Mikhoels muore in un misterioso incidente nel gennaio 1948. Stalin è particolarmente preoccupato quando una manifestazione di 50 mila ebrei sovietici saluta con entusiasmo la missione diplomatica israeliana guidata da Golda Meir (ottobre 1948): teme che la creazione dello stato di Israele possa indurre velleità di indipendenza nella popolazione ebraica. Nel dicembre 1948 viene liquidato il comitato antifascista ebreo (creato durante la guerra), colpevole di aver suggerito la Crimea, spopolata dai tatari, come area di insediamento giudaico. Negli stessi giorni viene arrestata perfino la moglie del ministro degli Esteri (e fedelissimo stalinista) Vjacheslav Molotov, la dirigente del comitato ebreo Polina Zemcuzina, che verrà deportata e liberata solo dopo la morte di Stalin. Nei mesi successivi vengono uccise centinaia di personalità ebraiche e deportate decine di migliaia di ebrei, tra i quali tutti i membri del comitato tranne Ilja Ehrenburg. Nell'aprile 1949 viene chiuso il Teatro ebraico di Mosca. Vengono lanciate inoltre campagne di stampa di ispirazione nazionalista contro i "cosmopoliti senza radici" (ma già nell'agosto 1942 il dipartimento Agit-prop del Pcus aveva stilato una nota interna sulla posizione dominante degli ebrei negli ambienti artistici, letterari e giornalistici) e in difesa del contributo russo alla civiltà (fantasiosamente, si rivendica la paternità russa di invenzioni come la macchina a vapore, la radio, l'aereo).

L'ultima purga e l'incipiente terrore antisemita.
Gli anni 1952-53 vedono maturare una nuova grande purga. Già nell'ottobre 1951 viene denunciato un "complotto nazionalista ebraico" attribuito ad Viktor Abakumov (intimo di Berija). Nella nuova edizione dell'Enciclopedia sovietica la voce "ebrei" è drasticamente decurtata e scompaiono le voci relative ai popoli deportati. I dipartimenti universitari perdono quasi metà del personale per l'estromissione degli ebrei. Nel giugno 1952 sono processati a porte chiuse i dirigenti del Comitato antifascista ebraico per un (inventato) complotto sionista sostenuto dagli imperialisti mirante a staccare la Crimea dall'Urss. Si conclude con la condanna a morte di tutti gli imputati, eccetto la famosa biologa Lena Stern. Nell'ottobre 1952, al XIX congresso del Pcus viene decisa l'integrazione del Presidium con nuovi membri supplenti, cosa che, per analogia con quanto era avvenuto nel 1936, fa sospettare a Kruscev, Malenkov e Berija l'imminenza di una nuova purga. Subito dopo la conclusione del congresso, Mikojan, accusato di essere una spia dei turchi, viene esautorato, mentre il maresciallo Voroshilov viene accusato di essere una spia inglese. Si ha poi una serie di condanne a morte contro i responsabili dell'industria tessile ucraina, tutti ebrei (novembre 1952). Inoltre Rudolph Slansky, presidente del Pc cecoslovacco, ebreo antisionista e antiisraeliano molto legato a Berija, e altri tredici dirigenti di quel partito, dieci dei quali ebrei, per diretto ordine di Stalin, vengono processati con l'accusa di avere organizzato un complotto sionista per assassinare il presidente della repubblica Gottwald e restaurare il capitalismo, in combutta con Israele e gli Usa (novembre 1952). Undici di loro vengono condannati a morte il mese successivo. Nel novembre 1952 alcuni medici del Cremlino, tra i quali diversi ebrei, vengono arrestati: nel gennaio 1953 la Tass dà la notizia che è stato sventato un complotto di medici ebrei, responsabili di avere fatto morire Zdanov e altri dirigenti comunisti, nonché intenzionati a uccidere Stalin e tutta la dirigenza sovietica. Immediatamente in tutta la stampa si scatena una martellante campagna a sfondo antisemita e viene criticato il sistema di sicurezza sovietico, posto sotto la responsabilità di Berija. Si succedono licenziamenti in massa di ebrei, arresti e migliaia di esecuzioni. Circola una petizione, preparata dall'Nkvd e firmata da grandi personalità ebraiche come lo scrittore Vasilij Grossman, i fisici Lev Landau e Petr Kapitza, il violinista David Ojstrach, nella quale viene chiesta la deportazione in massa degli ebrei sovietici in Asia per proteggerli dalla violenza antisemita. Dopo una bomba all'ambasciata sovietica di Tel Aviv, l'Urss rompe le relazioni diplomatiche con Israele, mentre la stampa collega il fatto al presunto complotto sionista antisovietico (febbraio 1953). Ma l'attuazione della progettata grande purga contro Berja e gli ebrei viene bloccata dalla morte di Stalin (5 marzo 1953). Ai suoi funerali a Mosca, Malenkov e Berija non alludono a complotti occidentali e dichiarano la possibilità di pacifiche relazioni internazionali. Per iniziativa di Berija, vengono liberati e riabilitati i medici incarcerati. Gradualmente si aprono anche le porte del Gulag. Paradossalmente Berija (arrestato nel luglio 1953 e più tardi fucilato) cadrà vittima dell'ultimo episodio sovietico di lotta al vertice condotta attraverso l'eliminazione fisica dei perdenti. Nel 1959 restano nel Gulag solo 11 mila detenuti per reati politici e il Gulag stesso si assesta su una cifra media di 900 mila detenuti, con piccole unità che prendono il posto degli enormi complessi penitenziari.

Il bilancio del terrore nell'Urss.
Al di là delle menzognere ricostruzioni fornite dal governo di Mosca fino all'era di Gorbachev, il dibattito tra gli storici, prima della fine del comunismo, era stato segnato dalla contrapposizione tra gli studi di Robert Conquest sulle repressioni staliniane, che, sulla base di estrapolazioni dai pochi dati accessibili, calcolava le sole vittime di Stalin in circa 20 mil., da un lato, e le posizioni di alcuni giovani storici revisionisti come J.Arch Getty, dall'altro, che sostenevano che le vittime fossero invece solo nell'ordine delle migliaia. Con Gorbachev, nel 1987, giungono le prime ammissioni sovietiche semi-ufficiali, che parlano di 5 mil. di famiglie contadine deportate all'inizio degli anni '30 e di 17 mil. di persone che passano attraverso il Gulag. Ma solo la caduta del comunismo a Mosca apre agli storici gli archivi del governo e della polizia, consentendo i primi studi quantitativi affidabili. Le molte ricerche soprattutto russe degli anni '90 permettono di stabilire che le vittime del comunismo non furono meno di 10 mil. durante l'epoca di Lenin e 10 mil. durante l'epoca di Stalin. Non è possibile calcolare esattamente i decessi nei campi di concentramento e possono elevare il bilancio soprattutto i caduti durante i massacranti trasferimenti ai campi, dei quali all'epoca non veniva tenuta alcuna contabilità. Le ricerche comunque continuano. Nell'ottobre 1999 la Commissione storica per la riabilitazione delle vittime del terrore nominata dal Cremlino e presieduta da Aleksandr Yakovlev calcola i morti causati dal comunismo in Urss tra il 1917 e il 1953 in 43 mil. A Mosca di grande importanza e attendibilità è anche il lavoro dell'associazione Memorial, che da anni raccoglie ogni documentazione possibile per ricostruire anche le singole vicende delle vittime del terrore.


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