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In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



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2008-2013


TUTTI I CANDIDATI DEL
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...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
più entusiasmante che      
ciascuno di noi possa avere
l'avventura di fare."     
Silvio Berlusconi  
























"E' sorta in questi anni 
un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
onesta, moderata  ma   
ferma  nel  difendere   
i  principi  di  libertà,   
che  non  ha  nessun    
passato da nascondere 
e  che  soprattutto non 
ha paura di sperare e di
credere. Questa  Italia 
siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





STO LEGGENDO:
CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
popoli oppressi?"



LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
il sangue dei vinti".
 


GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
L'11 SETTEMBRE.



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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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21 gennaio 2009

UN SENTITO GRAZIE A GEORGE BUSH

Nel giorno del giuramento e dell’ insediamento del neo presidente degli USA, Barack Obama a Washington, mi sembra quanto mai opportuno ringraziare George Bush, un uomo di grandi principi e di grandi ideali che , negli anni della sua presidenza, ha sempre operato con la sincerità e la spontaneità di colui che crede in ciò che fa.
Gli otto anni della presidenza Bush sono stati segnati dall’attacco dell’11 settembre 2001 alle torri gemelle e dalla conseguente difesa degli USA e dell’occidente dal terrorismo fondamentalista islamico, culminati con la guerra in Iraq e Afghanistan , che pur tra qualche errore di valutazione e strategia, del resto solo chi non opera non sbaglia, ha conseguito importanti risultati.
Il simbolo della presidenza Bush rimane a mio modesto avviso, la foto che ritrae le donne irachene in fila, che sfidando bombe e terroristi, si recano a votare per eleggere democraticamente i loro rappresentanti in parlamento, dopo decenni che non succedeva in quel paese.
Senza contare poi che i superstiti e i familiari delle centinaia di migliaia di morti, vittime della feroce dittatura di Saddam Hussein, hanno avuto finalmente giustizia, il dittatore iracheno infatti è stato processato e giustiziato e con lui diversi suoi complici che si sono macchiati di crimini tremendi, e presto toccherà ad altri, tra i quali il famigerato Alì il Chimico.
Il neo presidente Obama ha prestato giuramento, e nel suo discorso inaugurale davanti ad un grande folla e milioni di persone che in tutto il mondo hanno seguito l’avvenimento epocale, infatti è la prima volta in assoluto che viene eletto alla presidenza degli USA un afroamericano, non ha nascosto grande soddisfazione : “ sessantanni fa un nero non poteva neanche entrare in un bar”, e ha ribadito la sfida al terrorismo : “ vi sconfiggeremo” , ha promesso inoltre un “ritiro responsabile “ dall’Iraq e provvedimenti urgenti per la crisi economica che è poi la prima e più importante sfida da affrontare.
Al neo presidente dunque, non si può che augurare di non deludere le speranze e le aspettative che l’America e il mondo ripongono su di lui.



















5 novembre 2008

ANCHE L’AMERICA VOLTA PAGINA

Barack Obama è il nuovo presidente degli USA, ha vinto in una notte storica con un affluenza record ai seggi del 65% , conquistando una larga maggioranza di grandi elettori (349 -163) negli stati chiave, il rivale McCain comunque non ha avuto un tracollo, questo si evince dal voto popolare che, quando mancano ancora i dati definitivi di North Carolina e Missouri è 52% a 47% per i democratici, McCain a fine agosto dopo la convention repubblicana, era dato in vantaggio sul candidato democratico,poi la crisi economica, con le pesanti ripercussioni sociali, ha fatto girare il vento in favore di Obama.
Obama rappresenta il “sogno americano” al meglio, figlio di un immigrato keniano e di una donna bianca del Kansas è il primo uomo di colore a insediarsi alla Casa Bianca, ed è un simbolo di speranza per tutto il mondo.
E così dopo l’Italia che, nella scorsa primavera con Silvio Berlusconi ha inaugurato la “nuova stagione” , anche gli USA voltano pagina, non so se ci avete fatto caso, dalle immagini che i network americani hanno inviato in tutte le case,McCain effettivamente sembrava il più anziano e Obama il più giovane, proprio come in Italia , dove a parte lo spirito goliardico e giovanile, Berlusconi sembra il più giovane e Veltroni il più anziano, forse perché a quest’ultimo pesano oltre 35 anni di ininterrotta militanza partitica e politica.
Questo il testo del messaggio che il nostro Premier ha inviato a Barack Obama:
Giungano a lei dall’Italia, un fedele, sincero e riconoscente alleato degli Stati Uniti che non dimentica il sacrificio dei tanti giovani americani caduti per ridare all’Italia e all’Europa la dignità e la libertà, le congratulazioni più cordiali per l’affermazione conseguita al termine di una difficile campagna elettorale dove si e’ confrontato con un competitore di alto rango.
"A nome mio, del Governo e del popolo italiano formulo a lei i più fervidi auguri per lo svolgimento dell’alto compito che la attende. Sono assolutamente certo che l’amicizia e la collaborazione tra i nostri due Paesi continuerà a crescere e a rafforzarsi".
Successivamente Berlusconi ha così commentato l’elezione del neo presidente americano :
Potro’ dargli dei consigli perche’ sono piu’ anziano. Aspetto di farlo quando lo potrò abbracciare di persona. Quello che e’ successo e’ la dimostrazione della vitalità della democrazia americana.
Berlusconi ha già sentito telefonicamente Obama durante la sua recente visita negli USA, ma già in occasione del suo celebre discorso al Congresso Americano, a Capitol Hill, Obama insieme ad altri leader democratici tra i quali Hillary Clinton e Nancy Pelosi, fu tra i primi a stringergli la mano e complimentarsi con il nostro Premier.
Anche il pseudo leader dei nostri “democratici all’amatriciana” , Veltroni ,sicuramente sarà prodigo di buoni consigli per Barack Obama, ieri ad esempio a Chicago erano terrorizzati di non saper gestire una piazza di oltre un milione di persone che aspettava l’intervento del neo presidente, lui che ha appena gestito un Circo Massimo con due milioni e mezzo di persone, ogni qualvolta capiteranno questi eventi,forte della sua specifica esperienza,potrà consigliarlo al meglio.








15 ottobre 2008

BUSH UN GRANDISSIMO PRESIDENTE

Silvio Berlusconi è stato ricevuto con tutti gli onori da George Bush alla Casa Bianca in occasione del Columbus Day, con l’accoglienza di solito riservata ai capi di stato e non ai leader di governo.
Il Premier Italiano ha definito Bush come un Presidente che la storia definirà “grandissimo”, "un uomo sensibile, di grandi principi e di grandi ideali", un uomo che non sa cosa sia il calcolo politico ma che "ha la spontaneità e la sincerità di colui che crede in quello che fa", mentre l’inquilino uscente della casa Bianca si è detto entusiasta di ricevere uno statista di una grande nazione, un uomo di successo, e un amico degli Stati Uniti.
Il principale tema dei colloqui tra i due leader è stata la crisi finanziaria e Berlusconi si è detto assolutamente d’accordo con l’idea di Bush di organizzare a breve una riunione straordinaria del G8 per affrontare la crisi.
Un azione comune e concordata dei paesi europei e degli USA è assolutamente necessaria per dare risposte positive alla crisi globale, e per far si che l’economia reale non abbia a soffrirne troppo, ha sottolineato il Premier italiano durante la conferenza stampa congiunta nel giardino delle rose della Casa Bianca.
Bush ha ricordato come Italia e Stati Uniti operano insieme per far fronte alla crisi finanziaria ma anche alla sfida con il terrorismo, il presidente americano ha sottolineato quindi il ruolo dell’Italia nella lotta al terrorismo e il contributo dato dalle truppe italiane nei paesi dove sono impegnate.
Inoltre con Berlusconi si è parlato dell’applicazione delle sanzioni Onu contro Teheran perché l’Iran non deve avere l’arma nucleare e della recente crisi tra Russia e Georgia.
"La nostra amicizia affonda nella comunanza dei valori" e abbiamo di fronte nuove più vaste sfide "nelle quali non possiamo esimerci dal dare risposte concrete" ha detto il Premier italiano.
"I nostri due Paesi hanno affrontato insieme avversità e sfide che il tempo ci ha imposto".
"Sarò sempre grato all'America per aver salvato il mio popolo dal fascismo, dal nazismo e dal comunismo.
Negli anni a venire continuerò ad avere lo stesso rapporto di gratitudine verso l'America" ha detto ancora Berlusconi rivolgendosi a Bush. Anche per questo, ha proseguito il premier, i rapporti dell'Italia con gli Stati Uniti non cambieranno anche dopo l'elezione del prossimo presidente .
E a questo proposito Berlusconi ha avuto un cordiale colloquio telefonico con i due candidati alla Casa Bianca, il repubblicano MacCain e il democratico Barack Obama, durante il quale si è parlato della crisi finanziaria e dell’importanza della cooperazione, ed inoltre si è ribadito lo stato eccellente dei rapporti bilaterali tra l’Italia e gli USA,nonché le sfide e gli impegni di cui si occuperà la prossima presidenza italiana del G8.
Entrambi i candidati hanno assicurato la propria disponibilità a lavorare insieme per consolidare ulteriormente i rapporti bilaterali, infine Berlusconi ha fatto ad entrambi gli auguri per l’ultima fase della campagna elettorale.







2 ottobre 2008

GLI ITALIANI NON PERDERANNO NEMMENO UN EURO

«Non consentirò attacchi speculativi sulle nostre banche e non accetterò che i cittadini italiani perdano neanche un euro dei loro depositi».
Questo il messaggio forte che Silvio Berlusconi ha lanciato ieri ai mercati, mentre era in corso l’attacco speculativo su alcuni dei principali istituti di credito italiani, contemporaneamente il ministro dell’Economia,Tremonti diffondeva una nota in cui si affermava che d’intesa con la Banca d’Italia saranno adottate le misure necessarie per garantire la stabilità del sistema bancario e la difesa dei risparmiatori secondo le indicazioni del governo e del Premier.
Dopo queste dichiarazioni il titolo dell’Unicredit in borsa,uno degli istituti sotto attacco degli speculatori, che perdeva oltre il 7% ha chiuso la seduta in netto rialzo del 11,6%.
D’altra parte, spiega ancora il Premier, «il Paese è attrezzato per dare delle risposte e il nostro sistema bancario è lontano rispetto a quello degli altri Paesi». Un’analisi che parte da lontano: «Il valore di un’impresa è dato dal suo reddito e dalle previsioni di reddito. E le aziende in Italia sono sane. Quando il reddito di un’impresa supera del 3 o 4 per cento il valore delle azioni in Borsa, quella azienda è sottovalutata. Oggi ci sono aziende sottovalutate del 12 o 13».
Gli immobili in Italia non hanno subito flessioni di prezzo, gli istituti di credito operano sul territorio con migliaia di sportelli e il sistema dei mutui italiano concede a chi investe per una casa al massimo il 50%,l’Italia è un paese manifatturiero per eccellenza non è un paese della finanza.
Al di la delle rassicurazioni, comunque non ci si può fare illusioni, l’onda lunga della crisi finanziaria americana in qualche modo si farà ancora sentire da noi, Tremonti stesso che ha avuto il merito di prevedere con largo anticipo ciò che sta succedendo,non sa e non può dire quando terminerà la tempesta,così come non può dirlo nessuno.
Intanto il senato USA ha approvato il piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari messo a punto dall’amministrazione Bush, i candidati alla presidenza McCain e Obama hanno votato a favore, oggi torna all’esame della camera che lo aveva bocciato per soli 12 voti.
Tremonti continua a tranquillizzare mercato e risparmiatori : "Le conseguenze della crisi rimangono contenute, la liquidità delle banche rimane adeguata" ,così il ministro dell’economia in audizione alla camera dei deputati.
Speriamo di cavarcela senza danni, e soprattutto che la tempesta passi presto.










13 giugno 2008

BERLUSCONI RICEVE BUSH : SINTONIA TOTALE

"How are you?" così il Presidente degli Stati Uniti George W Bush ha salutato il suo vecchio amico Silvio Berlusconi che lo attendeva a Villa Madama, e poi grandi manifestazioni di affetto tra i due leader prima di accomodarsi nella sala dei colloqui.
E’ l’ultimo viaggio in Europa di Bush che a fine anno lascerà la presidenza degli USA,dopo le elezioni autunnali che eleggeranno o il repubblicano John MacCain o il democratico Barack Obama.
Nella tappa di Roma Bush oltre a Berlusconi, ha incontrato in mattinata il presidente Napolitano e domani sarà ricevuto in Vaticano da Papa Benedetto XVI.
"Grazie" al presidente Usa George Bush che per la sesta volta "ci onora della sua presenza". Così il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi apre la conferenza stampa congiunta a villa madama. "In lui- scandisce il premier- noi abbiamo sempre trovato un alleato che ha consentito di stringere rapporti per il nostro paese mai avuti prima con gli Stati Uniti d'America".
"Abbiamo parlato della nostra disponibilità a togliere i caveat sull'Afghanistan",della nostra intenzione di mantenere le truppe sugli altri fronti, in Kosovo, in Libano e ovunque siano impiegati i soldati italiani".
Anche sulla strategia nei confronti dell’Iran c’è una sintonia totale ha spiegato Berlusconi, Il presidente Bush, spiega che con Silvio Berlusconi "abbiamo parlato di come potremo collaborare" per risolvere la crisi iraniana. "Tutte le opzioni sono sul tavolo, ma la prima scelta - dice il presidente degli Stati Uniti- è convincere gli iraniani che devono abbandonare le ambizioni nucleari". Sull'Italia, Bush ha detto che sta "valutando" l'ingresso dell'Italia nel gruppo 5+1 incaricato di trattare sul nucleare iraniano.
George W. Bush è per Silvio Berlusconi "persona rara, che non mente mai, il cui 'si' è un 'si' e il cui 'no' è un 'no'". Citando il Vangelo, il premier italiano ha elogiato così "l'amico" Bush davanti ai giornalisti americani ed italiani in conferenza stampa, "ringrazio il presidente Bush e garantisco che la riconoscenza che ho avuto l'onore di ricordare due anni fa nel corso della mia visita negli USA è un sentimento che io e quelli della mia generazione non dimenticheremo mai, nei confronti di un paese che ha sacrificato molte giovani vite per salvarci dal nazismo e dal comunismo".
Sul dopo Bush Berlusconi dice di preferire il repubblicano John MacCain ma solo per un motivo egoistico: “ MacCain è più anziano di me e non sarei io il più vecchio ai vertici G8”.
"Grazie per il ruolo che responsabilmente e coraggiosamente hai assunto e hai saputo mantenere come leader del paese più importante del mondo", questo l’affettuoso saluto di Berlusconi a Bush al termine della conferenza stampa.
A seguire la cena offerta dal premier italiano a base di insalata caprese, pennette tricolore, tagliata di filetto di chianina e formaggi. Il tutto innaffiato con vini nazionali e gelato come dessert, sulle note di Mariano Apicella che suona e canta per i due leader.
Non potevano esserci sorprese naturalmente, Bush e Berlusconi sono amici di vecchia data, fatto che rinsalda ancora di più i rapporti tra USA e Italia, chiunque sarà poi il nuovo presidente americano,a prescindere dal colore politico, non avrà certo problemi con Berlusconi, basti ricordare come tutti i maggiori leader del partito democratico, da Hillary Clinton a Nancy Pelosi e lo stesso Barack Obama si complimentarono e lo ringraziarono al termine dello storico intervento nel tempio della democrazia mondiale, a Capitol Hill.
Dimenticavo lo scambio di doni, Bush ha regalato a Berlusconi il 'Segway' con due bandierine, italiana ed americana, per la sua villa in Sardegna, il premier italiano ha ricambiato con una statua di bronzo raffigurante una donna con una ghirlanda di alloro in testa e due confezioni di cravatte Marinella.












10 giugno 2008

BARACK OBAMA COPIA TREMONTI

Il candidato democratico alla Casa Bianca,Barack Obama ha proposto, se sarà eletto, udite udite , la sua Robin Hood Tax, che si propone di “tassare i guadagni inattesi delle compagnie petrolifere per venire incontro agli americani che soffrono le conseguenze del caro-petrolio, farò pagare a società come la Exxon una tassa sugli extraprofitti e useremo i fondi per aiutare le famiglie a pagare i costi astronomici per l'energia”.
A questo punto forse è il caso di avvertire il “Tremonti Americano” che sul suo programma potrebbe abbattersi la scomunica dei sostenitori,anche italiani, della “concorrenza e del mercato globalizzato e deregolarizzato” , non solo, potrebbero tacciarlo di facile demagogia e populismo, da qualche parte negli USA ci sarà pure un Bersani Americano.
Ma,forse più semplicemente occorre considerare che l’alternativa,data l’attuale congiuntura, non è tra colbertismo e liberalismo,bensì tra astrattismo e realismo, ovvero evitare gli errori e gli orrori di chi non è nato liberale e non conosce il mercato, il mercato non è assenza di regole, non è solo spiriti animali ottimali, è basato sulle regole, sulla parità delle condizioni, sulla proporzionalità delle situazioni. Il mercato non esclude, ma spesso anzi presuppone anche le ragioni generali dell’interesse pubblico.






9 giugno 2008

HILLARY CLINTON GETTA LA SPUGNA YES WE CAN

L’interminabile campagna delle primarie USA del Partito Democratico è finalmente giunta al termine, dopo la chiusura delle urne in South Dakota e Montana che hanno dato a Barack Obama la certezza della nomination , qualche giorno di riflessione e un incontro nemmeno troppo segreto con il candidato democratico alla Casa Bianca, Hillary Clinton ha gettato la spugna ,ha ringraziato i suoi sostenitori e li ha invitati ad appoggiare Obama.
«Il modo per continuare la nostra lotta e raggiungere i nostri scopi ora è convogliare le nostre forze sull'elezione di Barack Obama. A lui miei complimenti, il mio endorsement e il pieno sostegno. A voi chiedo di lavorare sodo per Barak come avete fatto per me. Sono stata con lui al Senato per quattro anni e con lui in questa campagna. Ho visto la sua forza e la sua determinazione. In lui ho visto incarnarsi il sogno americano» .«Ora io,lui e voi siamo uniti nella stessa lotta, perché abbiamo una economia prospera e perché tutti posano avere generi alimentari, pensione e un sistema sanitario accessibile a tutti». «Un giorno vivremo in un'America dove tutti avranno un'assicurazione sanitaria. Per questo dobbiamo lottare perché Obama venga eletto. Sarà un'America più forte in cui tutti avranno più dignità. Per questo dobbiamo aiutare Barack Obama a essere eletto». «Per questo ora dico con lui Yes we can».
Non c’è certezza su chi sarà il candidato vicepresidente che accompagnerà Obama nella corsa alla Casa Bianca, la Clinton ha fatto sapere che non lo ha chiesto,ma accetterebbe se le venisse offerto.
Intanto Obama vorrebbe almeno due mandati ,voglio inaugurare le Olimpiadi di Chicago nel 2016 dice,ma intanto delinea chiaramente le linee della sua politica estera se sarà eletto : “Gerusalemme dovrà restare la capitale d'Israele e non dovrà essere divisa” e farà di tutto per impedire che Teheran entri in possesso di armi nucleari, dichiarazioni che hanno suscitato le vivaci proteste da parte dei Palestinesi.
Il candidato repubblicano McCain intanto da tre mesi ormai con la nomination in tasca,prepara la battaglia d’autunno per la casa Bianca, la potentissima lobby ebraica d’America è senz’altro schierata al suo fianco anche se Obama tenta di suscitare simpatie con le sue dichiarazioni su Gerusalemme e Teheran.
Ma il vero motivo della prossima campagna elettorale sarà se gli USA sono pronti ad eleggere un presidente nero, e a questo proposito sarà interessante vedere se proprio tutti i sostenitori di Hillary Clinton lo voteranno o magari una almeno una parte riverserà i suoi voti su McCain.
In autunno sapremo, si prevede comunque una battaglia all’ultimo voto.













24 aprile 2008

PENNSYLVANIA , HILLARY CLINTON BATTE OBAMA

In USA le primarie del partito democratico per la corsa alla Casa Bianca hanno fatto tappa in Pennsylvania dove Hillary Clinton ha battuto Barack Obama con circa dieci punti di distacco e ha festeggiato con i sostenitori che gridavano "Yes, She Can" al quartier generale di Filadelfia.
In Italia Veltroni e Franceschini direbbero un soffio,un incollatura.
Barack Obama mantiene il vantaggio sul conto totale dei delegati , inclusi i superdelegati,alla convention, il senatore dell’Illinois ne avrebbe adesso 1.694, la ex First lady 1.556.
La partita è ancora comunque tutta da giocare e adesso si sposta in Indiana dove si vota il 6 Maggio e Obama è dato in lieve vantaggio.
In campo repubblicano è tutto deciso da un pezzo e John McCain indubbiamente avvantaggiato può prepararsi bene e con calma alla battaglia presidenziale d’autunno,anzi i sondaggi interni del partito repubblicano lo vedono in vantaggio su entrambi i concorrenti democratici:
McCain-Obama 48-42 McCain-Clinton 51-48











22 aprile 2008

IL PAPA A GROUND ZERO

Fino a martedì scorso era una figura distante, un Papa raramente citato dai media e ancora poco conosciuto dagli americani. Sei giorni dopo, Benedetto XVI lascia gli Usa dopo un visita di successo che ne ha delineato il profilo di protagonista globale e un'immagine personale risultata una sorpresa per l'America. E dalla Casa Bianca ai giovani che lo hanno accolto con bagni di folla, a tutti i livelli la voce del Papa è destinata d'ora in poi a farsi sentire assai più di quanto è accaduto nei tre anni passati. Benedetto lascia anche un'eredità complessa per la Chiesa americana sul fronte della lotta alla piaga della pedofilia nell'ambiente ecclesiastico. La scelta del Papa di farne un costante richiamo durante la visita, le sue continue espressioni di dolore e l'incontro senza precedenti con vittime di abusi sessuali, lasciano ora i vescovi degli Stati Uniti con il compito di decidere come procedere. Accompagnato da una vasta copertura mediatica e da misure di sicurezza talvolta superiori a quelle usate per lo stesso presidente George W. Bush, Benedetto XVI a Washington e New York ha compiuto un itinerario a tappe caratterizzato dal tema 'Cristo nostra speranza', scelto come filo conduttore della visita americana. Dal giardino della Casa Bianca all'incontro con gli educatori alla Catholic University, dalle Messe negli stadi di baseball a quella a St. Patrick, fino all'abbraccio di 22.000 giovani vicino al seminario di Yonkers, fuori New York: ovunque il Papa ha proposto agli americani una rilettura della loro storia valorizzando ciò che di positivo a suo avviso esiste nell' esperienza degli Stati Uniti, ma mettendo nello stesso tempo in guardia sui rischi come secolarismo, individualismo, materialismo, perdita dei valori. Partendo dalla difesa della libertà contenuta nella Dichiarazione d'Indipendenza, citata alla Casa Bianca, il Papa ha in qualche modo concluso l'itinerario della rilettura dei temi-chiave americani parlando ai giovani di Yonkers del concetto di libertà contemporaneo: "C'é chi oggi asserisce che il rispetto della libertà del singolo renda ingiusto cercare la verità, compresa la verità su che cosa sia bene. In alcuni ambienti - ha aggiunto - il parlare di verità viene considerato fonte di discussioni o di divisioni e quindi da riservarsi piuttosto alla sfera privata. E al posto della verità - o meglio, della sua assenza - si è diffusa l'idea che, dando valore indiscriminatamente a tutto, si assicura la libertà e si libera la coscienza. E' ciò che chiamiamo relativismo". Il traguardo dell'itinerario proposto dal Papa è un altro. "Nel cercare la verità arriviamo a vivere in base alla fede perché, in definitiva, la verità è una persona: Gesù Cristo". Un significato ed emozioni particolari hanno avuto la visita in una sinagoga di New York - dove vive la più grande comunità ebrea al mondo fuori da Israele - e la preghiera nel 'pozzo' di Ground Zero, uno dei luoghi-simbolo del XXI secolo. Dovunque è andato, il Papa non ha mancato di porre l'accento sulla difesa del valore e della dignità della vita umana: un tema emerso con particolare rilievo nel discorso all'Onu, uno dei momenti a cui la Santa Sede attribuiva maggiore importanza nella visita. Molte sono le immagini-simbolo che resteranno nell'album dei ricordi della visita papale: gli auguri per l'81mo compleanno sul prato della Casa Bianca, la sfilata sulla papa mobile sulla Quinta Avenue, gli inediti abbracci del Papa sorridente ai giovani di Yonkers, lo scambio di doni con un rabbino in sinagoga a New York. Ma l'immagine con ogni probabilità più 'forte' del viaggio è quello che il mondo non ha visto: il Papa nella cappella della Nunziatura di Washington, impegnato a pregare mano nella mano con le vittime degli abusi sessuali.

Ansa 21/04/2008









7 marzo 2008

HILLARY CLINTON RIMONTA, MC CAIN NOMINATION.

Rimonta clamorosa in USA per Hillary Clinton nelle primarie del partito democratico, l’ex first Lady conquistando Texas, Ohio e Rhode Island si rimette in corsa per la nomination, il suo avversario Barak Obama vince solo in Vermont e si ferma a dodici vittorie consecutive.
Per tutti quelli che in Ohio e nel resto dell’America sono stati contati ma hanno rifiutato di andare KO, per tutti quelli che stavano per cadere ma sono rimasti in piedi, per tutti quelli che lavorano duro ma non si arrendono mai: questa è per voi” , così Hillary Clinton ha commentato la vittoria davanti ai suoi sostenitori.
Situazione di sostanziale parità dunque in campo democratico che a questo punto non potrà che risolversi nella convention del partito prevista per fine agosto, ma chiunque vinca rischia di arrivare stremato alla battaglia d’autunno per la Casa Bianca,tanto che la stessa Clinton parla di ticket per la presidenza,ipotesi che Barak Obama non prende ancora in considerazione, almeno ufficialmente.
Tutto deciso invece nel partito repubblicano, John McCain con le ultime quattro vittorie ha definitivamente staccato Mike Huckabee ottenendo così la nomination e l’endorsement del presidente George W. Bush.
E questo è un vantaggio non indifferente per il veterano del Vietnam che potrà così preparare con calma se stesso e il partito allo scontro d’autunno con il candidato democratico, tanto che,secondo un sondaggio del Los Angeles Times della settimana scorsa chiunque tra Hillary Clinton e Barack Obama vincerà la nomination democratica, avrà una gara dura a novembre contro il repubblicano John McCain. In base al nuovo rilevamento su scala nazionale il 61% degli elettori registrati (democratici inclusi) considera il senatore dell'Arizona il leader più forte e con «l'esperienza giusta» per guidare l'America in tempi di crisi economica, lotta al terrorismo e guerra in Iraq. In un ipotetico scontro a due, McCain batterebbe sia Obama che Hillary: davanti a lui di due punti percentuali (il margine di errore del sondaggio) e a lei di sei, anche se sul fronte dell'economia la senatrice di New York è risultata la più rassicurante del terzetto agli occhi degli elettori.








17 febbraio 2008

IL KOSOVO PROCLAMA L’INDIPENDENZA.

Il parlamento del Kosovo ha accolto questo pomeriggio con una acclamazione in piedi la proposta di dichiarazione unilaterale di indipendenza dalla Serbia, letta in aula dal primo ministro Hashim Thaci. Successivamente il presidente del parlamento ha chiesto all'assemblea di esprimere per alzata di mano un voto sulla proclamazione di indipendenza. Il parlamento ha approvato.
Il Kosovo è da questo momento "uno stato indipendente, sovrano e democratico", ha dichiarato il presidente del parlamento di Pristina Jakup Krasniqi di fronte all'assemblea.
E’ grande festa nelle strade di Pristina e di tutto il Kosovo,sono 15 anni che aspettavamo questo momento urla la folla entusiasta.
La proclamazione unilaterale d'indipendenza del Kosovo questo pomeriggio al parlamento di Pristina ha suscitato l'ira della dirigenza serba che ha parlato di "atto illegale" e "falso stato", e che ha stigmatizzato l'appoggio americano agli indipendentisti accusando gli Usa di "violare l'ordinamento internazionale". "La Serbia non riconoscerà mai l'indipendenza del Kosovo", ha detto il presidente Boris Tadic in un comunicato diffuso proprio mentre il parlamento a Pristina votava l'indipendenza della provincia a maggioranza di popolazione albanese. "Lo stato serbo - ha aggiunto il presidente - farà tutto il possibile per annullare questa indipendenza proclamata illegalmente".
Nel pomeriggio Tadic ha inviato al segretario generale dell'Onu Ban Ki-Moon una lettera in cui chiede di annullare "l'atto illegale" di indipendenza e di rispettare la risoluzione 1244 del consiglio di sicurezza che prevede il rispetto dell'integrità territoriale della Serbia e una soluzione della crisi politica e concordata da ambo le parti.
La Russia "sostiene in pieno le reazioni della dirigenza serba sugli avvenimenti in Kosovo", si legge in un comunicato del ministero degli esteri trasmesso dall'agenzia Itar-Tass, e "si associa alla giusta rivendicazione di ristabilire l'integrità territoriale del paese". L'autoproclamata indipendenza di Pristina, sostiene il comunicato "viola la sovranità della Repubblica serba, lo statuto dell'Onu, la risoluzione 1244 del Consiglio di sicurezza dell'Onu, i principi della carta di Helsinki, il quadro costituzionale del Kosovo e gli accordi del gruppo di contatto", che comprende Russia, Usa, Italia, Germania. Francia e Gran Bretagna.
La Russia chiede all'Onu e alla Nato un'azione"Immediata" per fare annullare la proclamazione di indipendenza del Kosovo. Lo si legge in un comunicato del ministero degli affari esteri russo. La Russia "si aspetta che la missione dell'Onu in Kosovo e le forze Nato per la provincia applichino immediatamente il loro mandato, dato dal Consiglio di sicurezza, compreso l'annullamento delle decisioni degli organi locali di Pristina, contro i quali chiediamo dure misure amministrative".
Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, "preso atto" della dichiarazione di indipendenza del Kosovo, ha fatto un appello a tutte le comunità della provincia alla calma. Lo ha dichiarato il portavoce Sean McCormack. La dichiarazione del Dipartimento di Stato non arriva a un riconoscimento formale dell'indipendenza ma fa appello alle parti "perché esercitino la massima moderazione e evitino qualsiasi provocazione". In Congresso il senatore democratico Joe Biden, presidente della Commissione Esteri, ha dato invece il benvenuto alla dichiarazione di indipendenza e annunciato che chiederà ai suoi colleghi di unirsi a lui "nell'esprimere l'appoggio del Senato".
E l’Italia? Per il momento c’è una semplice presa d’atto del governo italiano che è in attesa della decisione dei partner UE, consapevoli delle drammatiche tensioni che si potrebbero innescare.




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permalink | inviato da Aurora86 il 17/2/2008 alle 20:20 | Versione per la stampa


12 febbraio 2008

PRIMARIE USA :BUSH INCORONA MCCAIN, OBAMA STRAVINCE.

MCCainè un vero conservatore”, così George Bush ha investito ufficialmente il candidato Repubblicano alla Casa Bianca, dopo il ritiro di Romney i voti della destra conservatrice si sono riversati su Huckabee; che ha stravinto nei caucus del Kansas (60 per cento contro il 24 di McCain) e, sia pure di misura, nelle primarie in Louisiana (43 a 42).
Nonostante Huckabee la nomination di McCain non è a rischio, anche se perdesse tutti i prossimi Stati avrà comunque la maggioranza dei delegati.
Ancora non definitivi i risultati dello Stato di Washington: la conta nei caucus si è improvvisamente bloccata dopo che erano stati assegnati l'87 per cento dei voti, con McCain in vantaggio di due punti (26 a 24).
Qui si stava con Rudolph Giuliani, ma sappiamo tutti com’è andata, l’ex sindaco di New York ha sbagliato completamente l’approccio alla campagna elettorale , intestardendosi con il fattore “sicurezza” , mentre il primo problema dei cittadini adesso è la recessione, senza contare poi che non ha fatto certo molta presa sull’elettorato conservatore la sua piattaforma pro-aborto, pro-immigrazione, pro-diritti dei gay, e pro controllo delle armi.
L’inevitabile conseguenza è stato il ritiro dalla corsa per la nomination.
Nel campo democratico invece week end elettorale trionfale per Barack Obama che stravince nei caucus democratici di Washington (lo Stato del West) e Nebraska, conquista anche la Louisiana e i candidati delle Isole Vergini americane.
Ieri sera dal Maine altre buone notizie per lui: Hillary Clinton é battuta anche nello Stato del nordest, Obama ottiene il 59 per cento contro il 41 .
Per l’ex First Lady è stata una battuta d'arresto più ampia del previsto, tanto che ha subito rimosso il capo della campagna elettorale, Patti Solis Doyle, sostituendola con Maggie Williams, per lei adesso la corsa è in salita.








25 aprile 2007

THANK YOU USA !

Ogni anno,nella ricorrenza del 25 Aprile mi trovo costretta per un motivo  o l’altro a ribadire la realtà storica di quello che è stata la “resistenza italiana” ,quest’anno in particolare nel leggere ed ascoltare esternazioni di ex carristi assurti a ricoprire cariche istituzionali.

Innanzi tutto non si può falsificare la realtà storica affermando che coloro i quali combatterono nella resistenza non erano una minoranza, erano invece proprio una minoranza, poche decine di migliaia di uomini,male armati che combattevano in clandestinità,diverso invece è il discorso sul popolo italiano, per la maggioranza avverso al regime nazi-fascista ,ma questo solo dopo gli immani lutti e distruzioni che aveva portato l’entrata in guerra dell’Italia a fianco della Germania.

Nessuno può dunque ragionevolmente credere che poche migliaia di uomini ,per giunta clandestini e male armati potessero aver ragione dell’esercito nazista in Italia senza l’intervento anglo-americano , a quest’ora probabilmente stavano ancora qui,questo per la verità storica e senza nulla togliere a coloro che hanno combattuto e fatto la loro parte.

Vi è poi da dire che molte azioni dei partigiani sono state spunto per rappresaglie contro la popolazione civile senza nessuna utilità sulla guerra in corso,basti ricordare ad esempio l’attentato di via Rasella a Roma a cui seguì l’eccidio delle fosse Ardeatine, gli americani sarebbero giunti a liberare Roma comunque nello stesso arco temporale.

In Italia coloro che hanno combattuto per la resistenza si possono dividere essenzialmente in due categorie, da una parte vi erano coloro che combattevano per la libertà d’Italia tra questi semplici cittadini senza nessuna connotazione politica, i cattolici,popolari,repubblicani ecc, dall’altra invece vi erano coloro che combattevano non per liberare l’Italia ma per la “rivoluzione proletaria” per i quali la patria non era l’Italia bensì il mondo intero liberato dal capitalismo e dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, costoro erano appunto i “porci comunisti” che ci avevano già venduto all’Unione Sovietica di Stalin.

Per capire come costoro combattessero per  la nostra patria citerò a titolo di esempio cosa pensava Togliatti dell’Italia e degli Italiani tratto dal suo intervento al XVI congresso del PCUS : «E’ per me motivo di particolare orgoglio aver rinunciato alla cittadinanza italiana perché come italiano mi sentivo un miserabile mandolinista e nulla più. Come cittadino sovietico sento di valere dieci volte più del migliore italiano».

Nemmeno si può ignorare il piano  cosiddetto a tenaglia ,che prevedeva l’invasione dell’Italia  ed era sui tavoli dell’armata rossa, e Togliatti che andava a riferire giornalmente all’ambasciata sovietica personalmente o a mezzo di persona di fiducia , quello di cui si trattava nel governo provvisorio italiano.

Così come è realtà storica che nell’immediato dopoguerra bande di comunisti trucidarono migliaia di persone che con il fascismo e il nazismo non avevano nulla a che fare ,le loro uniche colpe erano di essere possidenti o piccoli imprenditori, e anche sacerdoti.

Fu a causa della presenza dell’esercito americano in Italia e degli accordi di Yalta che Stalin non si sentì di  appoggiare la rivoluzione proletaria  italiana che dovette essere rimandata a tempi migliori e i comunisti furono “costretti al gioco democratico”, tanto che lo stesso Togliatti prese un impegno solenne nei confronti dei comunisti italiani: «L'ideologia che ci ha guidati e che ci guida nel determinare le nostre posizioni è l'ideologia marxista... Sarebbe strano che si chiedesse agli uomini che dirigono il nostro partito che non si rivolgessero più, come a guida sicura, a Marx, a Engels, a Lenin, a Stalin... Due sono le direttive del partito: prima, seguire la linea ideologica di Marx, Engels, Lenin e Stalin; seconda, attuare in Italia un regime sul modello di quello russo».

L’Unità 5 Gennaio 1948

Fortunatamente nelle elezioni del 1948 il popolo italiano “scelse la libertà” ,poi grazie alla Democrazia Cristiana ,agli USA e al piano Marshall ci siamo garantiti 50 anni di pace ,prosperità e progresso.

 Non ci potrà essere “memoria storica condivisa” sino a quando non si ammetterà che una gran parte della resistenza italiana ,quella che si richiamava al comunismo, combatteva la dittatura nazifascista per instaurarne un’altra quella del proletariato e per questo ci avevano gia venduto,pertanto è quanto mai ridicolo che oggi  il presidente della repubblica Napolitano, parli  di come la liberazione fu in effetti anche "premessa e condizione per un'Italia nuova, per la Costituzione, per la faticosa ed entusiasmante edificazione di una democrazia vitale per la rinascita economica e sociale, per lo sbocciare della realtà istituzionale dell'Europa e delle organizzazioni internazionali".

Napolitano ricordi prima di tutto a stesso lui dove stava e chi erano i suoi “compagni di merende”,lui e il partito dove ha militato non hanno nulla a che vedere con la rinascita economica dopo che volevano imporre a De Gasperi  di non accettare il piano Marshall, e meno che mai con la realtà istituzionale europea, all’epoca Napolitano&C.  giravano  per l’Italia predicando “l’eurocomunismo” (Sic), famoso in questo contesto un suo discorso a Siena che non riporto per carità di patria.

L’Europa è stata fatta e voluta dai De Gasperi e Adenauer ,dai Martino e Schumann,dai Spaak e dai Monnet , da Einaudi  ecc.ecc., non dai “pistolini di Stalin e Pol Pot”  che all’epoca predicavano l’eurocomunismo, evidentemente si è perso del tutto il senso del ridicolo.

Pertanto il nostro grazie va prima di tutto agli USA senza il cui decisivo apporto non saremmo nemmeno qui a parlarne, prima perché ci hanno liberato dal nazifascismo e poi perché ci hanno preservato dal comunismo,poi a tutti i cittadini e partigiani che hanno lottato nella resistenza per la Patria, e anche ai partigiani comunisti in buona fede poiché sicuramente ce ne sono stati, ma sicuramente non si possono ringraziare coloro che volevano liberaci da una dittatura per imporne un’altra a loro convenienza.

Del resto anche Stalin e l’armata rossa poterono combattere e vincere solo grazie agli USA, dal settembre del ’41 Washington, oltre a concederle un primo prestito di un milione di dollari, fornì all’Unione Sovietica centinaia e centinaia di migliaia di tonnellate di armamenti e materie prime che nei primi due anni ammontarono a 171 navi, 2mila 800 carri armati, 1960 aerei, 527mila 692 tonnellate di munizioni e 44mila 583 tonnellate di carburante. Approvvigionamenti vitali, come confermò lo stesso Stalin. Quando, all’inizio del 1943, gli Stati Uniti gli fecero sapere che gli Uboot tedeschi stavano infliggendo gravissime perdite ai convogli e che il flusso dei rifornimenti avrebbe subito un momentanea contrazione, replicò immediatamente: ”Voi comprendete senza dubbio che ciò non potrà non influire sfavorevolmente sulla situazione delle truppe sovietiche”.

Voglio chiudere questa riflessione sul 25 Aprile riportando un ringraziamento agli USA che è stato fatto in un’occasione speciale giusto un anno fa.

 

Per la generazione di italiani alla quale appartengo gli Stati Uniti rappresentano il faro della libertà e del progresso civile ed economico.
Sarò sempre grato agli Stati Uniti per aver salvato il mio Paese dal fascismo e dal nazismo a costo del sacrificio di tante giovani vite americane. Sarò sempre grato agli Stati Uniti perchè nei lunghi decenni della guerra fredda hanno difeso l’Europa dalla minaccia dell’Unione Sovietica. Impegnando ingenti quantità di uomini e di mezzi finanziari in questa battaglia vittoriosa contro il comunismo gli Stati Uniti permisero a noi europei di destinare risorse preziose alla ripresa e allo sviluppo della nostra economia.
Sarò sempre grato agli Stati Uniti per aver aiutato il mio Paese a vincere la povertà ed a conseguire crescita e prosperità dopo la Seconda Guerra Mondiale grazie alla generosità del Piano Marshall.
Ed oggi sono ancora grato agli Stati Uniti che continuano a pagare un alto prezzo in termini di vite umane nella lotta contro il terrorismo, per la sicurezza comune e per la difesa dei diritti umani in tutto il mondo.
Quando guardo la vostra bandiera, non mi stancherò mai di ripeterlo, non vedo soltanto la bandiera di una grande democrazia e di un grande Paese, ma vedo soprattutto un simbolo, un messaggio universale di democrazia e libertà.

Allow me to conclude:

Vorrei concludere ricordando una breve storia.
La storia di un ragazzo che alla fine dei suoi studi liceali fu portato dal padre a visitare il cimitero in cui riposano molti giovani valorosi soldati, giovani che avevano attraversato l’Oceano per ridare dignità e libertà ad un popolo oppresso. Nel mostrargli quelle croci, quel padre fece giurare a quel ragazzo che non avrebbe mai dimenticato il supremo sacrificio con cui quei soldati americani avevano difeso la sua libertà. Gli fece giurare che avrebbe serbato per il loro Paese eterna gratitudine.
Quel padre era mio padre, quel ragazzo ero io.
Quel sacrificio e quel giuramento non li ho mai dimenticati e non li dimenticherò mai. Vi ringrazio."

 

Dal discorso al Congresso degli Stati Uniti- Silvio Berlusconi- Washington, 1 marzo 2006


18 aprile 2007

IN FUGA DALL'ITALIA.

La vicenda Telecom  sta assumendo aspetti  che definire grotteschi e ridicoli è dire poco, una delle concorrenti all’acquisizione dell’azienda telefonica,la americana AT&T   ha annunciato il ritiro.

Mancanza di regole certe soprattutto,e poi l’ingerenza di un governo irresponsabile che pretende di cambiare le regole in corso d’opera, minaccia nemmeno tanto velatamente interventi della magistratura, e organizza cordate di “imprenditori amici” per difendere l’italianità dell’azienda.
Emblematico a tal proposito il commento dell’ambasciatore Usa in Italia,Spogli, che parla apertamente di “forte presenza del governo nell’economia”, e spiega così il basso livello degli  investimenti esteri nel nostro paese .    

Ennesima figuraccia anche con la Ue che ha lanciato un duro monito attraverso il portavoce della commissione:” il mercato delle telecomunicazioni italiano deve essere aperto a tutte le compagnie del mondo e controllerà che non ci sia stato un cattivo utilizzo delle regole".

Dopo l’assemblea degli azionisti Telecom, duro il commento di Tronchetti Provera : “Pirelli è un azienda  "solida" e venderà la propria partecipazione in Olimpia, la holding che controlla Telecom Italia, solo al giusto prezzo. Operatori del settore delle telecomunicazioni hanno attribuito alla quota Telecom Italia, detenuta da Olimpia, un valore preciso: farli scappare uno alla volta per giocare al ribasso non funziona".

Peggio di così insomma non si può fare, anche al ridicolo c’è un limite, non solo per la NATO e l’Alleanza Atlantica siamo un paese “inaffidabile” ,adesso lo siamo anche per gli investitori stranieri, basta con questi concetti dell’economia da Unione Sovietica, basta con la Merchant Bank a Palazzo Chigi, basta con il provincialismo e il dilettantismo, la rete è un falso problema, nessuno la porta via.


23 marzo 2007

TOCCATO IL FONDO, SI CONTINUA A SCAVARE.

Le modalità relative alla liberazione del giornalista di Repubblica Mastrogiacomo, sequestrato dai terroristi in Afghanistan, hanno portato l’Italia al ridicolo e alla disapprovazione internazionale.

Se in un primo momento tutti abbiamo esultato per la liberazione, le sue prime dichiarazioni “sono stato trattato come a Guantanamo” ,hanno fatto venire dubbi e ripensamenti sull’opportunità di trattare con i “tagliatori di teste” per salvare un simile coglione.

Forse sarebbe opportuno prenotare per lui un soggiorno a Guantanamo , ma non nella parte americana,bensì in quella cubana, gli servirebbe per schiarirsi definitivamente le idee.

Il nostro ministro degli esteri ha abdicato per qualche giorno dal suo ruolo e insieme al governo e ha delegato Gino Strada per trattare direttamente con i terroristi,il quale ha ottenuto la liberazione di 5 ,ma sembra siano di più, capi terroristi detenuti nelle carceri afgane, in cambio dell’ostaggio italiano, per ottenere questo il governo ha fatto pressione direttamente sul presidente afgano Karzai.

"Noi non abbiamo trattato con nessuno ma attraverso un'associazione umanitaria abbiamo ricevuto una lista di persone, ne abbiamo liberato nessuno, perchè non erano nostri prigionieri, ma abbiamo trasmesso la lista al governo afgano, che ha ritenuto queste persone non così pericolose da non essere liberate".

Queste le dichiarazioni di D’Alema al riguardo, viene da chiedesi ma se queste persone non erano pericolose che ci facevano in carcere,ma d’altronde lui non può rispondere a queste domande,bisogna chiederlo al sostituto del ministro Gino Strada, il quale ha chiesto e ottenuto che fossero messi da parte i servizi segreti che in collaborazione con gli alleati pare avessero già scoperto la zona in cui era detenuto Mastrogiacomo.

Insomma si sono liberati dei pericolosi terroristi,tra cui il fratello del mullah che teneva prigioniero l’ostaggio italiano,pronti immediatamente a riprendere le azioni contro i civili e i militari della comunità internazionale, le prossime vittime in quel paese chi le avrà sulla coscienza?

Il governo riferendo in parlamento ha affermato di aver avuto l’avallo di tutti gli alleati per l’operazione,D’Alema negli USA ha parlato di “comprensione” degli alleati dopo un incontro con Condoleeza Rice,evidentemente il suo inglese non è stato “compreso” se subito dopo il dipartimento di stato americano ha emesso una dura nota di biasimo in cui negava di essere a conoscenza dell’operazione e di averla avallata,subito dopo anche gli altri paesi dell’alleanza atlantica tra cui Inghilterra, Germania ,Olanda ecc. hanno dichiarato la loro preoccupazione per l’iniziativa italiana che mette a rischio la vita di civili e militari in Afghanistan,se passa l’idea che basta rapire qualcuno per far rilasciare dei terroristi immaginarsi quello che può succedere, ed è stato ribadito che con i terroristi non si tratta.

Insomma uno strappo in piena regola che ha portato ai minimi termini la considerazione internazionale dell’Italia, i commenti più benevoli ci definiscono “inaffidabili”.

«L’Onu non tratta con i terroristi» dice il portavoce delle Nazioni Unite in Afghanistan. Soprattutto se questi terroristi sgozzano l’autista del giornalista italiano, Sayeh Agha, un giovane di 24 anni, padre di quattro figli, la cui moglie incinta, appena appresa la tragica notizia, ha perso il bambino per il dolore.

«Molto preoccupati», per il modo in cui si è giunti alla liberazione del reporter e per le implicazioni che ciò avrà su tutti i giornalisti in Afghanistan, dicono anche a Reporters sans frontières. L’organizzazione dei giornalisti afgani si è unita alla popolazione che ha manifestato per protestare contro il governo di Kabul per la liberazione dei terroristi: «Temiamo che i giornalisti diventeranno sempre più obiettivo per i talebani e per Al Qaeda» afferma il portavoce dell’associazione dei giornalisti afgani.

Anche durante il governo Berlusconi ci sono stati dei rapimenti di civili italiani in Iraq, ma non si è mai derogato dai canali istituzionali(servizi segreti), così come organizzazioni umanitarie come la Croce Rossa agivano in piena collaborazione con i servizi, e soprattutto non c’è mai stato scambio tra ostaggi e terroristi.

E per finire,ciliegina sulla torta,la proposta italiana  di una conferenza di pace sull’Afghanistan, aperta anche ai terroristi talebani, è stata accolta con derisione negli ambienti diplomatici,si dovrebbero sedere a un eventuale tavolo della pace i “tagliatori di teste”, coloro che il diritto internazionale definisce “banditi”, gli accordi si possono fare con stati ed eserciti riconosciuti dalla comunità internazionale non con i terroristi che  l’ONU e la Nato sono andati a combattere.

Insomma come non dar ragione all’ex direttore dell’Unità e dalemiano Peppino Caldarola quando afferma: “Sono d’accordo - spiega - che bisogna salvare la vita ad un ostaggio a qualunque costo, ma quando c’è uno scambio di prigionieri invece del pagamento di un riscatto la situazione cambia, eccome. E se poi i nostri Servizi vengono tagliati fuori perché lo vuole sempre Gino Strada, si fa più complicata. Se gli alleati si arrabbiano si ingarbuglia. E se alla fine si lancia la proposta di una conferenza di pace con la partecipazione dei talebani, beh allora non si capisce più niente. Ora sono io a chiedere da destra il ritiro dei nostri soldati. Non ha senso mantenere a Kabul un’armata Bertolaso (il capo della protezione civile) che si limita a costruire ospedali quando lì si spara. Dichiariamoci neutrali come la Svizzera e smettiamola con questa politica della piccola potenza della minchia.

Praticamente si è toccato il fondo,ma incuranti di tutto si continua a scavare.



Update: Dopo Daniele Mastrogiacomo i talebani rapiranno altri giornalisti stranieri da utilizzare quale merce di scambio come e' accaduto con l'inviato di Repubblica. A prometterlo e' stato il mullah Dadullah in un'intervista telefonica con un giornalista pakistano, Rahimullah Yusufzai, sentito dal 'Guardian'. Dopo aver ottenuto la liberazione di cinque suoi uomini, Dadullah "ha detto che si sente cosi' contento che si prendera' una vacanza lasciando il comando" al fratello, (uno dei detenuti rilasciati), ha spiegato Yusufzai. Secondo quanto riferito al quotidiano inglese, "ogni giornalista occidentale che non chiedera' l'autorizzazione di Dadullah per entrare nella provincia di Helmand, sara' arrestato", proprio come avvenuto per Mastrogiacomo.

Beh poi ci si lamenta se i nostri alleati ci prendono a pesci in faccia e sono costretti ad acquistare pagine di quotidiani , alla Farnesina  ormai tutto è catalogato come “irrituale”.

Io mi chiedo e vi chiedo : “saranno irrituali quelli o dilettanti questi” ?


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