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  Aurora86 AZZURRA LIBERTA' - * BLOG MORALMENTE INFERIORE *
 
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AZZURRA LIBERTA'-ASCOLTA
 

INNO FORZA ITALIA-ASCOLTA
 



In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



PROGRAMMA DI GOVERNO
2008-2013


TUTTI I CANDIDATI DEL
POPOLO DELLA LIBERTA'





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...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
più entusiasmante che      
ciascuno di noi possa avere
l'avventura di fare."     
Silvio Berlusconi  
























"E' sorta in questi anni 
un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
onesta, moderata  ma   
ferma  nel  difendere   
i  principi  di  libertà,   
che  non  ha  nessun    
passato da nascondere 
e  che  soprattutto non 
ha paura di sperare e di
credere. Questa  Italia 
siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





STO LEGGENDO:
CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
popoli oppressi?"



LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
il sangue dei vinti".
 


GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
L'11 SETTEMBRE.



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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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4 giugno 2009

QUESTO E’ SOLO L’INIZIO

Mollare? Non ci penso affatto, questo è solo l’inizio, sanno bene che ho altri quattro anni davanti e la prospettiva non è affatto piacevole per costoro che si nutrono di odio e di invidia, così Silvio Berlusconi dopo aver partecipato alla parata della festa della repubblica,ha risposto durante l’ennesimo bagno di folla alla gente che lo incoraggiava e gli chiedeva di non mollare e che lo ha seguito sino a Palazzo Grazioli, nel pomeriggio il premier si è sottoposto ad un altro bagno di folla in Toscana, dove si è recato per sostenere i candidati del PDL.
C’è poco da dire ormai su questa insolita campagna elettorale, io stessa tra il nauseato e il divertito da giorni ormai non trovo nulla che valga la pena di essere commentato e approfondito, c’è solo da dire che la disperazione di chi sa che ormai tutte le altre armi contro Berlusconi sono spuntate a partire dalla magistratura e dalle procure eccellenti, porta a tentare di tutto,anche l’impensabile pur di ottenere un qualche riscontro, e così assistiamo a giornali e gruppi editoriali che si sostituiscono all’opposizione , i cui giornalisti con la bava alla bocca e soldi alla mano tentano di inventare scandali inesistenti e scoop sensazionali con toni da autentico delirio.
Poveretti,ancora una volta saranno costretti a farsi curare il fegato, hanno così nauseato che, anche chi magari voleva disertare le urne, andrà a votare per rigetto, sarà un vero boomerang.
Non rimane dunque che aspettare pacatamente e serenamente, i risultati elettorali, per vedere quanti milioni di pernacchie riserverà loro il popolo sovrano.














18 maggio 2009

IL PURO CHE TI EPURA

Aveva ragione Pietro Nenni quando affermava che “a sinistra ci sarà sempre un puro più puro che ti epura”, le parole dello scomparso leader socialista si sono rivelate, nel corso degli anni a partire dal dopoguerra, fonte di verità e saggezza, basti pensare a quante lotte intestine ci sono state nella sinistra italiana, quante ce ne sono e quante ancora ce ne saranno.
Quella a cui abbiamo assistito ieri è stata soltanto l’ultima variazione sul tema, ovvero “ gli estremisti trovano sempre qualcuno più estremista di loro”, capita così che nel bel mezzo di una manifestazione sindacale sulla politica aziendale FIAT, della FIOM , l’ala più estremista e intransigente della CGIL, a Torino durante il comizio, alcune decine di militanti dei COBAS sindacali di base irrompono sul palco e letteralmente portano giù il segretario Rinaldini , seguiva poi un tafferuglio con pugni e calci ad altri dirigenti sindacali.
Un vero e proprio atto di squadrismo insomma, c’è davvero da preoccuparsi se anche organizzazioni come la FIOM CGIL che sono tutt’altro che riformiste, vengono prese di mira da estremisti organizzati, adesso sono in pochi, ma se non si vigila il rischio di una nuova stagione di terrorismo è tutt’altro che infondato.
Il vero problema è che ormai come certificano tutti gli istituti di sondaggio, la maggioranza degli operai e dei lavoratori dipendenti si riconosce e vota per il PDL e la Lega Nord, soprattutto un sindacato come la CGIL isolandosi da tutte altre sigle sindacali nei rinnovi contrattuali e nel nuovo modello di contratto collettivo ha prodotto un vuoto che viene riempito dagli estremisti.
Se non ci sarà a breve almeno una minima svolta riformista, la CGIL sarà sempre costretta a inseguire gli estremisti sul loro terreno, con gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti.




27 aprile 2009

IL PARTIGIANO SILVIO

E così Silvio Berlusconi è riuscito anche a farsi arruolare come “partigiano onorario” dai superstiti della brigata partigiana Maiella che gli hanno messo un foulard tricolore intorno al collo, adesso manca solo che festeggi il 1 maggio tra sindacati e lavoratori e poi il trionfo sarà completo.
A Franceschini bisogna fare un monumento, con il suo insistere affinché il premier festeggiasse il 25 Aprile, ha fatto in modo che la prima uscita pubblica di Berlusconi per l’anniversario della liberazione, si trasformasse nell’ennesimo capolavoro politico – mediatico.
Ormai Berlusconi non parla più come grande leader di una forza politica o di una coalizione, con un livello di consenso ormai trasversale parla al paese da “Padre della Patria”.
Dopo aver deposto una corona all’altare della patria insieme al presidente Napolitano e ai presidenti di camera e senato, il premier si è recato a Onna in Abruzzo, che oltre ad aver subito il recente terremoto, nel 1944 fu teatro di una orrenda rappresaglia da parte dell’esercito tedesco che fucilarono 17 civili inermi.
Le macerie di Onna dunque hanno tenuto a battesimo il primo discorso pubblico di Berlusconi per l’anniversario della liberazione da quando è sceso in politica, un discorso di pacificazione perché il 25 Aprile sia la festa della libertà contro ogni totalitarismo e l’invito a guardare al futuro per il progresso e il bene del paese, un discorso apprezzato trasversalmente che ha sorpreso un po’ tutti, me per prima, quando il premier parla di coloro che volevano instaurare un ordine sociale e politico diverso avrebbe fatto bene a citare ad esempio uno come Togliatti che durante il XVI congresso del PCUS tenne alto l’onore della nostra patria : “È PER ME MOTIVO DI PARTICOLARE ORGOGLIO AVERE RINUNCIATO ALLA CITTADINANZA ITALIANA PERCHE' COME ITALIANO, MI SENTIVO UN "MISERABILE MANDOLINISTA" E NULLA PIU'.
COME CITTADINO SOVIETICO SENTO DI VALERE DIECI VOLTE PIU' DEL MIGLIORE ITALIANO",
si capisce bene dunque per quale patria combatteva.
Mi auguro comunque che Berlusconi il prossimo anno si rechi in uno dei tanti cimiteri anglo americani sparsi per l’Italia a rendere un pubblico omaggio a coloro che sono stati i veri liberatori dell’Italia, come del resto ha già fatto nello storico discorso al Congresso Americano.

Questo il testo integrale del discorso di Silvio Berlusconi per la commemorazione del 25 Aprile.

di Silvio Berlusconi

Cari amici, non è semplice trovare le parole per descrivere il mio, il nostro stato d’animo in questo momento. Ci troviamo qui ad Onna per celebrare la Festa della Liberazione, una festa che è insieme un onore ed un impegno. Un onore: di commemorare una terribile strage perpetrata proprio qui nel giugno del 1944, quando i nazisti massacrarono per rappresaglia 17 cittadini di Onna, e poi fecero saltare con l’esplosivo la casa nella quale si trovavano i corpi di quelle vittime innocenti. Un impegno che ci deve animare è quello di non dimenticare ciò che è accaduto qui e di ricordare gli orrori dei totalitarismi e della soppressione della libertà. Proprio qui, proprio in Abruzzo, è nata ed ha operato la leggendaria Brigata Maiella, che è stata decorata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nel dicembre del ’43, 15 giovani fondarono quella che sarebbe diventata appunto la Brigata Maiella che arrivò ad essere forte di 1.500 uomini. E non casuale è che in questa giornata speciale, i militari del Picchetto d’Onore schierati davanti a noi appartengano al 33.mo Reggimento di artiglieria, il reparto degli abruzzesi che nel 1943 a Cefalonia ebbe il coraggio di opporsi ai nazisti e di sacrificarsi – combattendo – per l’onore del nostro Paese. A quei patrioti che si sono battuti per il riscatto e la rinascita dell’Italia va, deve andare sempre la nostra ammirazione, la nostra gratitudine, la nostra riconoscenza. La gran parte degli italiani di oggi non ha provato cosa significa la privazione della libertà. Solo i più anziani hanno un ricordo diretto del totalitarismo, dell’occupazione straniera, della guerra per la liberazione della nostra Patria. Per molti di noi è un ricordo legato alle nostre famiglie, ai nostri genitori, ai nostri nonni, molti dei quali furono protagonisti o anche vittime di quei giorni drammatici. Per me è il ricordo di anni di lontananza da mio padre, costretto ad espatriare per non essere arrestato, è il ricordo dei sacrifici di mia madre, che da sola dovette mantenere una famiglia numerosa in quegli anni difficili. È il ricordo del suo coraggio, di lei che come tanti altri da un paesino della provincia di Como doveva recarsi ogni giorno in treno a Milano per lavorare, e che un giorno, su uno di quei treni, rischiò la vita, ma riuscì a sottrarre a un soldato nazista una donna ebrea destinata ai campi di sterminio. Questi sono i ricordi, sono gli esempi con i quali siamo cresciuti. Quelli di una generazione di italiani che non esitò a scegliere la libertà. Anche a rischio della propria sicurezza, anche a rischio della propria vita. Il nostro Paese ha un debito inestinguibile verso quei tanti giovani che sacrificarono la vita, negli anni più belli, per riscattare l’onore della patria, per fedeltà a un giuramento, ma soprattutto per quel grande, splendido, indispensabile valore che è la libertà. Lo stesso debito di gratitudine lo abbiamo verso tutti quegli altri ragazzi, americani, inglesi, francesi, polacchi, dei tanti Paesi alleati, che versarono il loro sangue nella campagna d’Italia. Senza di loro, il sacrificio dei nostri partigiani avrebbe rischiato di essere vano. E con rispetto dobbiamo ricordare oggi tutti i caduti, anche quelli che hanno combattuto dalla parte sbagliata sacrificando in buona fede la propria vita ai propri ideali e ad una causa già perduta. Questo non significa naturalmente neutralità o indifferenza. Noi siamo – tutti gli italiani liberi lo sono – dalla parte di chi ha combattuto per la nostra libertà, per la nostra dignità e per l’onore della nostra Patria. In questi anni la storia della Resistenza è stata approfondita e discussa. È un bene che sia successo. La Resistenza è – con il Risorgimento – uno dei valori fondanti della nostra nazione, un ritorno alla tradizione di libertà. E la libertà è un diritto che viene prima delle leggi e dello Stato, perché è un diritto naturale che ci appartiene in quanto esseri umani. Una nazione libera tuttavia non ha bisogno di miti. Come per il Risorgimento, occorre ricordare anche le pagine oscure della guerra civile, anche quelle nelle quali chi combatteva dalla parte giusta ha commesso degli errori, si è assunto delle colpe. È un esercizio di verità, è un esercizio di onestà, un esercizio che rende ancora più gloriosa la storia di coloro che invece hanno combattuto dalla parte giusta con abnegazione e con coraggio. È la storia dei tanti che hanno combattuto nell’esercito del Sud, che da Cefalonia in poi hanno riscattato con il sangue l’onore della divisa. È la storia dei martiri come Salvo D’Acquisto che non esitò a sacrificare la sua vita in cambio di altre vite innocenti. È la storia dei nostri militari internati in Germania, che scelsero il campo di concentramento piuttosto che collaborare con i nazisti. È la storia dei tanti che nascosero concittadini ebrei ricercati, salvandoli dalla deportazione. È la storia soprattutto dei tanti, tantissimi eroi sconosciuti che con piccoli o grandi gesti di coraggio quotidiano collaborarono alla causa della libertà. Anche la Chiesa, voglio ricordarlo, fece la sua parte con vero coraggio, per evitare che concetti odiosi, come la razza o la differenza di religione, diventassero per molti motivo di persecuzione e di morte. Allo stesso modo bisogna ricordare i giovani ebrei della Brigata ebraica, arrivati dai ghetti di tutta Europa, che imbracciarono le armi e lottarono per la libertà. In quel momento tanti italiani di fedi diverse, di diverse culture, di diverse estrazioni si unirono per seguire lo stesso grande sogno, quello della libertà. Vi erano fra loro persone e gruppi molto diversi. Vi era chi pensava soltanto alla libertà, chi sognava di instaurare un ordine sociale e politico diverso, chi si considerava legato da un giuramento di fedeltà alla monarchia. Ma tutti seppero accantonare le differenze, anche le più profonde, per combattere insieme. I comunisti e i cattolici, i socialisti e i liberali, gli azionisti e i monarchici, di fronte a un dramma comune, scrissero, ciascuno per la loro parte, una grande pagina della nostra storia. Una pagina sulla quale si fonda la nostra Costituzione, sulla quale si fonda la nostra libertà. Fu nella stesura della Costituzione che la saggezza dei leader politici di allora, De Gasperi e Togliatti, Ruini e Terracini, Nenni, Pacciardi e Parri, riuscì ad incanalare verso un unico obiettivo le profonde divaricazioni di partenza. Benché frutto evidente di compromessi, la Costituzione repubblicana riuscì a conseguire due obiettivi nobili e fondamentali: garantire la libertà e creare le condizioni per uno sviluppo democratico del Paese. Non fu poco. Anzi, fu il miglior compromesso allora possibile. Fu però mancato l’obiettivo di creare una coscienza morale «comune» della nazione, un obiettivo forse prematuro per quei tempi, tanto che il valore prevalente fu per tutti l’antifascismo, ma non per tutti l’antitotalitarismo. Fu il portato della storia, un compromesso utile a scongiurare che la Guerra fredda che divideva verticalmente l’Italia non sfociasse in una guerra civile dagli esiti imprevedibili. Ma l’assunzione di responsabilità e il senso dello Stato che animarono tutti i leader politici di allora restano una grande lezione che sarebbe imperdonabile dimenticare. Oggi, 64 anni dopo il 25 aprile 1945 e a vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, il nostro compito, il compito di tutti, è quello di costruire finalmente un sentimento nazionale unitario. Dobbiamo farlo tutti insieme, tutti insieme, quale che sia l’appartenenza politica, tutti insieme, per un nuovo inizio della nostra democrazia repubblicana, dove tutte le parti politiche si riconoscano nel valore più grande, la libertà, e nel suo nome si confrontino per il bene e nell’interesse di tutti. L’anniversario della riconquista della libertà è dunque l’occasione per riflettere sul passato, ma anche per riflettere sul presente e sull’avvenire dell’Italia. Se da oggi riusciremo a farlo insieme, avremo reso un grande servizio non a una parte politica o all’altra, ma al popolo italiano e, soprattutto, ai nostri figli che hanno il diritto di vivere in una democrazia finalmente pacificata. Noi abbiamo sempre respinto la tesi che il nostro avversario fosse il nostro nemico. Ce lo imponeva e ce lo impone la nostra religione della libertà. Con lo stesso spirito sono convinto che siano maturi i tempi perché la festa della Liberazione possa diventare la festa della Libertà, e possa togliere a questa ricorrenza il carattere di contrapposizione che la cultura rivoluzionaria le ha dato e che ancora «divide» piuttosto che «unire». Lo dico con grande serenità, senza alcuna intenzione polemica. Il 25 aprile fu all’origine di una nuova stagione di democrazia e in democrazia il voto del popolo merita l’assoluto rispetto da parte di tutti. Il popolo, dopo il 25 aprile, votò pacificamente per la Repubblica, e la monarchia accettò il giudizio popolare. Poco dopo, il 18 aprile 1948, la scelta popolare fu di nuovo decisiva per il nostro Paese: con la vittoria di De Gasperi, il popolo italiano si riconobbe nella tradizione cristiana e liberale della sua storia. E gli anni Cinquanta, sempre con il sostegno del voto popolare, modellarono un’Italia come realtà democratica, economica e sociale. L’Italia divenne parte dell’Europa e dell’Occidente, fu tra i promotori dell’unità atlantica e dell’unità europea, diventò da Paese reietto un Paese rispettato. Oggi i nostri giovani hanno davanti a loro altre sfide: difendere la libertà conquistata dai loro padri e ampliarla sempre di più, consapevoli come sono che senza libertà non vi può essere né pace, né giustizia, né benessere. Alcune di queste sfide sono planetarie e ci vedono impegnati a fianco dei Paesi liberi: la lotta contro il terrorismo, la lotta contro l’integralismo fanatico e liberticida, la lotta contro il razzismo, perché la libertà, la dignità e la pace sono un diritto di ogni essere umano, ovunque nel mondo. Ecco perché voglio qui ricordare i soldati italiani impegnati nelle missioni di pace all’estero, e in particolare tutti quelli che sono caduti nell’espletare questa nobile missione. C’è una continuità ideale fra loro e tutti gli eroi, italiani e alleati, che sacrificarono la loro vita più di 60 anni fa per ridarci la libertà nella sicurezza e nella pace. Oggi quell’insegnamento dei nostri padri assume un valore particolare: questo 25 Aprile cade all’indomani della grande tragedia che ha colpito questa terra d’Abruzzo. Ancora una volta, di fronte all’emergenza e alla tragedia, gli italiani hanno saputo unirsi, hanno saputo superare le divergenze, sono riusciti a dimostrare di essere un grande popolo coeso nella generosità, nella solidarietà e nel coraggio. Guardando ai tanti italiani che si sono impegnati qui nell’opera di soccorso e di ricostruzione mi sento orgoglioso, ancora una volta, ancora di più, di essere italiano e di guidare questo meraviglioso Paese. Oggi Onna è per noi il simbolo della nostra Italia. Il terremoto che l’ha distrutta ci ricorda i giorni in cui fu l’invasore a distruggerla. Riedificarla vorrà dire ripetere il gesto della sua rinascita dopo la violenza nazista. Ed è proprio nei confronti degli eroi di allora e di oggi che noi tutti abbiamo una grande responsabilità: quella di mettere da parte ogni polemica, di guardare all’interesse della nazione, di tutelare il grande patrimonio di libertà che abbiamo ereditato dai nostri padri. Abbiamo, tutti insieme, la responsabilità e il dovere di costruire per tutti un futuro di prosperità, di sicurezza, di pace, e di libertà. Viva l’Italia! Viva la Repubblica! Viva il 25 Aprile, la festa di tutti gli italiani, che amano la libertà e vogliono restare liberi! Viva il 25 Aprile la festa della riconquistata libertà!
Onna, 25 aprile 2009

















10 aprile 2009

IL GIORNO DEL DOLORE


















9 aprile 2009

LO STATO C'E'

La migliore garanzia per i terremotati dell’Abruzzo è l’impegno e la presenza costante di Silvio Berlusconi al loro fianco, dopo le innumerevoli disgrazie del passato, gestite nella confusione e nel pressapochismo più assoluto, dal Friuli all’Irpinia, dall’Umbria fino a Sarno dieci anni fa, dove dopo 24 ore dopo la catastrofe i volontari e i cittadini si aggiravano nel fango senza mete precise aspettando mezzi,direzione e coordinamento che non arrivavano, questa volta tutti, ma proprio tutti possono essere orgogliosi dello stato, come successo con i rifiuti a Napoli e in Campania il nostro Premier ha assunto su di se la responsabilità delle operazioni, come si suol dire “ci ha messo la faccia”, e questo assume un significato preciso per quel popolo d’Abruzzo sofferente e martoriato dal terremoto: “ tutto quello che c’è da fare dal soccorso alla ricostruzione sarà fatto in tempi certi e rapidi” .
Le interviste dei telegiornali e delle radio agli scampati della tragedia, verificatasi nel mezzo della notte, hanno ricevuto una risposta pressoché unanime : “alle prime luci dell’alba le colonne dei soccorsi erano sul posto”, nessuno è stato abbandonato a se stesso,come successo troppe volte nel passato quando cittadini e amministratori imploravano interventi nella confusione più totale.
Assoluta chiarezza di disposizioni e di comando dunque, la protezione civile guidata da Bertolaso è stata davvero encomiabile, Berlusconi da profondo conoscitore di uomini ha permesso a Bertolaso di esprimere al meglio le sue capacità e potenzialità, non solo come responsabile della protezione civile ma anche come responsabile dell’emergenza rifiuti, tanto che il Premier si fida di lui come di Gianni Letta, e questo è davvero un grosso complimento, non a caso lo ha voluto come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, in modo che, nelle specifiche materie di sua competenza, quando parla lui è come se parlasse Berlusconi.
''Sarò qui ogni giorno e mi metterò a disposizione per quello che serve. Fa parte della mia attività ed e' il mio dovere'', così Berlusconi all’Aquila ,in mezzo alle tendopoli dove si è recato a trovare e confortare gli sfollati ha adottato lo slogan del recente G20, People First , la gente prima di tutto, sia che si tratti di terremoto che di crisi economica, nessuno sarà abbandonato.
Poi un messaggio di fortissimo impatto sia per la popolazione abruzzese che per l’Italia tutta che ha toccato l’orgoglio nazionale : “Ringraziamo i paesi stranieri per la loro solidarietà , ma invitiamo a non inviare qui i loro aiuti. Siamo in grado di rispondere da soli alle esigenze, siamo un popolo fiero e di benessere, li ringrazio ma bastiamo da soli”.
Eventuali aiuti serviranno per la ricostruzione, ogni paese potrà adottare una chiesa,un opera d’arte o un quartiere, questa è sembrata un ottima idea al presidente Barack Obama che ha telefonato a Berlusconi mentre era in visita tra le tendopoli e lo ha invitato ad approfondire l’argomento nel prossimo incontro di Washington di preparazione al G8 della Maddalena.
Insomma dopo Napoli anche in Abruzzo,grazie a Berlusconi, lo stato ha dimostrato di esserci e di stare al fianco dei cittadini, si possono avere idee politiche diverse e questo è legittimo, ma negare la sua capacità di leadership generale e di governo, il pragmatismo e la cultura del fare , significa soltanto negare l’evidenza.











7 aprile 2009

L’ABRUZZO IN GINOCCHIO

La scossa di terremoto che ha messo in ginocchio un intera regione,l‘Abruzzo, ha fatto scattare una commovente gara di solidarietà, vera e non formale tra i cittadini italiani, da nord a sud senza distinzione alcuna , dopo soltanto due ore dall’appello fatto dal governatore della regione, Chiodi, perché si donasse sangue per i feriti, l’obiettivo era stato raggiunto, tanto che c’è stato bisogno di un nuovo comunicato per evitare inutili affollamenti negli ospedali, ma non solo, c’è una gara spontanea ad offrire vestiario, denaro, camper e case a disposizione a quella gente che ha perso tutto.
Il sisma si è verificato in piena notte, alle 3,32 con una scossa principale di 5,8 gradi della scala Richter, l’epicentro è stato individuato a una decina di chilometri dall’Aquila, ingenti i danni agli edifici e alle strutture pubbliche del capoluogo e delle frazioni e paesi nei dintorni, molti dei quali semidistrutti, particolarmente colpito il patrimonio artistico abruzzese, il conteggio delle vittime, purtroppo ancora provvisorio parla di 207 morti, 1000 feriti e circa 20.000 sfollati, la scossa è stata chiaramente avvertita in tutto il centro e sud Italia.
Rapida ed efficiente la macchina dei soccorsi della protezione civile guidata dal sottosegretario Bertolaso, alle prime luci dell’alba erano già sul posto le prime squadre di soccorritori che hanno trovato un ambiente spettrale, per strada vagavano centinaia di persone in preda alla disperazione e in stato di choc, in pigiama e con coperte sulle spalle, la rapidità dei soccorsi ha fatto in modo che decine di persone sono state estratte ancora in vita da sotto le macerie insieme purtroppo a numerosi morti.
Il Premier Silvio Berlusconi ha annullato una visita ufficiale programmata a Mosca e si è recato in Abruzzo per rendersi conto personalmente della situazione ed ha tenuto una conferenza stampa dove ha confermato che il governo farà tutto quanto è possibile e che nessuno sarà lasciato solo.
In serata il consiglio dei ministri ha decretato lo stato di emergenza e Berlusconi ha firmato un decreto che conferisce pieni poteri al sottosegretario Bertolaso.
Numerose le offerte di aiuto da tutto il mondo e tantissimi i messaggi di cordoglio al nostro governo, tra i primi quelli del presidente russo Medvedev, del primo ministro tedesco Angela Merkel, e del presidente USA Barack Obama.
Per gli sfollati sono state allestite 13 aree attrezzate e ci sono a disposizione 15.000 posti negli hotel sulla costa abruzzese e 5.000 posti nelle tendopoli, sono in via di allestimento inoltre attrezzati ospedali da campo, considerata la quasi totale inagibilità delle strutture pubbliche.
Mentre il popolo italiano si stringe intorno alla gente dell’Abruzzo e al governo impegnato nell’opera di soccorso,non potevano mancare gli sciacalli, che non sono solo quelli che entrano per rubare nelle case abbandonate, il quotidiano l’Unità ha il coraggio di scrivere che i soccorsi sono arrivati con il contagocce e che non ci sono tende per tutti, potevano almeno aspettare che fossero montate,ma d’altronde da un giornale che descriveva “la gioia nelle zone liberate da Pol Pot e dai khmer rossi” (Sic) non ci si può aspettare di più, non è certo un caso che è letto solo da quattro gatti ed è perennemente sull’orlo del fallimento,il tutto mentre anche l’opposizione riconosce al governo l’efficienza e la tempestività della macchina dei soccorsi.
Un altro strascico polemico si è verificato a proposito di un pseudo ricercatore, Giampaolo Giuliani, che a suo dire aveva previsto il terremoto e poi denunciato per procurato allarme, tutto il gota scientifico è concorde nell’affermare che i terremoti non si possono prevedere, infatti costui il 24 marzo diceva che non c’era da preoccuparsi per lo sciame sismico in atto in Abruzzo da diversi mesi, poi aveva previsto un terremoto con epicentro a Sulmona ed infine aveva previsto il terremoto dell’Aquila giusto qualche ora prima che si verificasse, è chiaro che se in una zona sismica si prevede un terremoto e il suo contrario nel giro di 15 giorni è facile azzeccarci, ma questo non ha nulla a che vedere con la scienza e la ricerca.
Infine da questo spazio voglio esprimere agli amici abruzzesi il mio personale cordoglio e la vicinanza al loro dolore e alle loro sofferenze, sono certa che passato il momento dello sconforto e della rabbia sapranno reagire alla grande, con l’aiuto di tutti, per fare la loro regione più bella e prospera di prima, sono un popolo forte e temprato.

FORZA RAGAZZI SIAMO TUTTI ABRUZZESI !!!














3 aprile 2009

G20 UNA SVOLTA STORICA?

Barack Obama parla di “svolta storica” nel G20 di Londra, più o meno sullo stesso tono i commenti degli altri leader mondiali, in effetti sono state prese delle decisioni coordinate che hanno pochi precedenti nella storia moderna.
Le misure decise per contrastare la crisi economica mondiale infatti sono di forma e di sostanza, è stato approvato uno stanziamento di 1000 miliardi a favore del FMI oltre allo stimolo fiscale di 5000 miliardi entro il 2010, nonché un intesa contro i cosiddetti “paradisi fiscali” e relativa lista nera, e un nuovo consiglio per la stabilità finanziaria globale, questi i provvedimenti più importanti.
Stiamo sostenendo una espansione fiscale concertata e senza precedenti che creerà milioni di posti di lavoro , e che ammonterà, entro la fine dell'anno prossimo, a 5 mila miliardi di dollari; aumenterà la produzione del 4 per cento e accelererà la transizione a un'economia verde, “una crisi globale richiede una soluzione globale" che "abbia al suo centro le esigenze e i posti di lavoro delle famiglie dei lavoratori non soltanto nei paesi industrializzati, ma anche in quelli emergenti e nei paesi più poveri", si legge nel comunicato finale del vertice, e in quest’ultimo passaggio voluto fortemente da Silvio Berlusconi c’è tutto il riconoscimento dell’impegno dell’Italia al tavolo dei capi di stato e di governo delle maggiori economie mondiali.
Secondo Barack Obama il vertice è stato molto produttivo e costituisce una svolta per la ripresa respingendo tentazioni protezionistiche, il premier inglese Gordon Brown ha elencato tutti i punti sui quali è stato raggiunto l’accordo: “abbiamo raggiunto il consenso per fare tutto ciò che è necessario per ristabilire la crescita economica e l'occupazione e prevenire un'altra crisi come quella attuale”, secondo il cancelliere tedesco Angela Merkel, si tratta di «un compromesso storico in risposta a una crisi eccezionale»,soddisfatto anche il presidente francese Nicolas Sarkozy: «I risultati ottenuti vanno aldilà di quello che potevamo immaginare i paesi del G20 hanno deciso di riformare in profondità l’organizzazione finanziaria internazionale con un rafforzamento delle regole,che poi è la cosa che chiede da mesi il nostro ministro dell’economia Tremonti.
Sono state «smentite le previsioni pessimistiche della vigilia». Dal G20 di Londra è uscita una «forte e unanime affermazione della volontà di cooperare per uscire dalla crisi e prendere misure coordinate», così si è espresso Berlusconi, «ho detto a Obama che si deve tirare su le maniche per far uscire il mondo dalla crisi visto che la crisi arriva proprio dall'America. Lui mi ha risposto che ho ragione e che l'importante è restare tutti insieme per risolvere i problemi».
''E' partita la regolamentazione finanziaria che troverà compimento al G8 alla Maddalena'', per il premier ''al summit in Sardegna puntiamo a un vero e proprio codice sia sull'agire dei protagonisti del mondo finanziario ed economico, sia sull'attività' di vigilanza degli istituti mondiali, anche a livello nazionale''.
Infine con la consueta pragmaticità che lo contraddistingue , Silvio Berlusconi ha chiamato accanto a se sia il primo ministro russo Medvedev che il presidente degli USA Obama a posare per una foto ricordo insieme a lui, mettendo così un primo ponte per il riavvicinamento delle due potenze.








29 marzo 2009

1° CONGRESSO DEL POPOLO DELLA LIBERTA'-LIVE









IL DISCORSO DI CHIUSURA DEL PRESIDENTE SILVIO BERLUSCONI AL CONGRESSO DEL POPOLO DELLA LIBERTA'

Grazie per la vostra fiducia, amicizia, affetto.
 Mi avete affidato una grande responsabilità, una entusiasmante responsabilità: quella di guidare il Popolo della Libertà.
 Mi auguro di essere all’altezza. Cercherò di non deludervi mai.
 Nel mio discorso di venerdì ho tracciato un affresco della nostra storia, del percorso che ci ha portato a questo straordinario congresso.
 Ieri Gianfranco, mi ha fatto un complimento: mi ha riconosciuto una “lucida follia”. Senza la quale non ci sarebbe stato questo percorso e non sarebbe mai nato questo nostro Popolo della Libertà. Lo ringrazio per questo attestato. Anche perché ha colto nel segno.
 “Lucida follia” è un’espressione di Erasmo da Rotterdam che è a me molto cara.
 Secondo Erasmo: «Le decisioni più sagge, le decisioni più giuste, la vera saggezza, non è quella che scaturisce dal ragionamento, non è quella che scaturisce dalla mente, ma è quella che scaturisce da una lungimirante, visionaria follia».
 Credo davvero che una “lungimirante visionaria follia” mi abbia guidato fin dall’inizio della nostra avventura politica. Ho pensato di donarvi un’edizione in carta pergamena del mio primo appello: “Per il mio Paese” del 26 gennaio 1994, in cui annunciavo la mia discesa in campo.
 Vorrei leggere con voi un passo di quel discorso che anticipa con una visione nitida e precisa tutto il percorso che abbiamo fatto e che ci ha portato sin qui.
 Leggiamolo insieme.

 […] Se ho deciso di scendere in campo con un nuovo movimento, e se ora chiedo di scendere in campo anche a voi, a tutti voi - ora, subito, prima che sia troppo tardi - è perché sogno, a occhi bene aperti, una società libera, di donne e di uomini, dove non ci sia la paura, dove al posto dell’invidia sociale e dell’odio di classe stiano la generosità, la dedizione, la solidarietà, l’amore per il lavoro, la tolleranza e il rispetto per la vita.

Ciò che vogliamo farne è una libera organizzazione di elettrici e di elettori di tipo totalmente nuovo: non l’ennesimo partito o l’ennesima fazione che nascono per dividere, ma una forza che nasce invece con l’obiettivo opposto; quello di unire, per dare finalmente all’Italia una maggioranza e un governo all’altezza delle esigenze più profondamente sentite dalla gente comune.
 Ciò che vogliamo offrire agli italiani è una forza politica fatta di uomini totalmente nuovi. Ciò che vogliamo offrire alla nazione è un programma di governo fatto solo di impegni concreti e comprensibili. Noi vogliamo rinnovare la società italiana, noi vogliamo dare sostegno e fiducia a chi crea occupazione e benessere, noi vogliamo accettare e vincere le grandi sfide produttive e tecnologiche dell’Europa e del mondo moderno. Noi vogliamo offrire spazio a chiunque ha voglia di fare e di costruire il proprio futuro, al Nord come al Sud vogliamo un governo e una maggioranza parlamentare che sappiano dare adeguata dignità al nucleo originario di ogni società, alla famiglia, che sappiano rispettare ogni fede e che suscitino ragionevoli speranze per chi è più debole, per chi cerca lavoro, per chi ha bisogno di cure, per chi, dopo una vita operosa, ha diritto di vivere in serenità. Un governo e una maggioranza che portino più attenzione e rispetto all’ambiente, che sappiano opporsi con la massima determinazione alla criminalità, alla corruzione, alla droga. Che sappiano garantire ai cittadini più sicurezza, più ordine e più efficienza.


La storia d’Italia è ad una svolta. Da imprenditore, da cittadino e ora da cittadino che scende in campo, senza nessuna timidezza ma con la determinazione e la serenità che la vita mi ha insegnato, vi dico che è possibile farla finita con una politica di chiacchiere incomprensibili, di stupide baruffe e di politici senza mestiere. Vi dico che è possibile realizzare insieme un grande sogno: quello di un’Italia più giusta, più generosa verso chi ha bisogno più prospera e serena più moderna ed efficiente protagonista in Europa e nel mondo.
 Vi dico che possiamo, vi dico che dobbiamo costruire insieme per noi e per i nostri figli, un nuovo miracolo italiano". […]

Era il 26 gennaio del 1994. Ho aggiunto in calce la data del 27 marzo di questo nostro Congresso. Con la stessa “lungimirante visionaria follia”, che ormai ha contagiato anche tutti voi, abbiamo sognato e costruito il grande partito degli italiani, che nasce oggi, il Popolo della Libertà. Un nome che fissa e indica immediatamente due caratteristiche fondamentali del nostro partito.
“Popolo”. Perché la sovranità appartiene al Popolo, perché dal popolo troviamo legittimazione e per il bene del popolo vogliamo lavorare. E poi perché siamo tanti e uniti dalla passione per gli stessi valori e quindi siamo un vero popolo.
 “Libertà”. Perché è il nostro valore di riferimento, la nostra religione laica. La stella polare che ci guida in tutte le decisioni.
 I nostri valori sono il nostro punto di forza. Sono scritti chiaramente nella Carta dei valori del Partito dei Popoli Europei, che è anche la nostra carta, perché abbiamo contribuito a scriverla al congresso trentennale del PPE che si è svolto a Roma nel 2006.  E’ la Carta che avete appena approvato.


Leggetela, approfonditela. Meditatela perché è la nostra carta d’identità.
 Questi valori hanno fatto grande la nostra civiltà e sono alla base di tutte le democrazie occidentali. Sono la libertà, la democrazia, la dignità dell’uomo, la parità tra uomo e donna, la sacralità della vita, la difesa della famiglia naturale. Questo è, se vogliamo, e soltanto questo, il vero “berlusconismo”. Con buona pace  di chi tenta continuamente di denigrarci.
 Questi valori non solo ci consentono ma in un certo senso ci obbligano a compiere in Italia una grande Rivoluzione Liberale: un grande cambiamento per mettere la persona prima dello Stato.
 Ricordare il nostro percorso, onorare la nostra storia, definire i nostri valori, ci aiuta a capire cosa ci differenzia dalla Sinistra italiana. Questa Sinistra è così arretrata e faziosa che non fa opposizione al Governo, fa opposizione al Paese. 
 
Ora dobbiamo rivolgere il nostro sguardo al futuro. Dobbiamo avere chiaro su cosa impegnarci, su quale è la nostra missione, quali sono le nostre priorità per il nostro governo, per la nostra maggioranza parlamentare, per il nostro partito.
 Per il Governo venerdì ho ricordato che in pochi mesi abbiamo fatto già molto. Non voglio ritornare su argomenti come il salvataggio dell’Alitalia, la soluzione dell’emergenza dei rifiuti in Campania, la messa in sicurezza dei conti pubblici, la salvaguardia del sistema bancario, l’adozione per primi delle misure per fronteggiare la crisi economica, il via libera alle grandi opere, il rilancio della Pubblica Amministrazione.
 Sono tutti innegabili successi del Governo che ho l’onore di presiedere. E sono frutto della nostra cultura del fare e della nostra coesione. Guardiamo al futuro.
 La nostra missione di governo, prima di ogni altra cosa, è certamente, indefettibilmente quella di portare l’Italia fuori da questa crisi.
 E’ una crisi diffusa nel mondo da un virus che viene dall’America e ha colpito un corpo sano, il corpo del nostro Paese. E’ un virus partito dalla finanza, è arrivato a colpire l’economia reale, e ha costretto le imprese e le famiglie a fare i conti con problemi nuovi, di non facile soluzione.


 In tutta franchezza, nessuno al mondo può dire di avere la ricetta sicura per debellare questo virus.
 Il nostro governo ha agito non solo per primo, come ho ricordato più volte, ma lo ha fatto soprattutto con saggezza.
 Abbiamo anzitutto alimentato la fiducia, perché la durata e la profondità della crisi dipenderà molto dai comportamenti di ciascuno, soprattutto dalla capacità di non modificare le proprie abitudini di consumo, specialmente da parte di quelle categorie che non rischiano il posto di lavoro, come per esempio i dipendenti pubblici.
 Ci siamo comportati in modo saggio perché abbiamo dato sostegno alle fasce più deboli, con provvedimenti tempestivi costruendo per la prima volta in Italia un welfare per la parte meno fortunata della società, che in passato non aveva mai ricevuto alcuna attenzione.
 Dobbiamo continuare su questa strada. Continueremo con il massimo impegno.
 Con i nostri interventi abbiamo dato una dimostrazione concreta di ciò che intendiamo per economia sociale di mercato, dove la libertà di mercato si accompagna sempre alla solidarietà, alla promozione e alla tutela della persona umana.
 Non abbiamo “regalato” soldi alle banche, ma abbiamo messo in campo le risorse necessarie per garantire che le banche continuino a fare il loro mestiere, a fare le banche, così che non si interrompa il flusso del credito alle imprese e alle famiglie.
 Insieme all’entità senza precedenti della somma stanziata per gli ammortizzatori sociali, abbiamo innovato proprio perché nessuno rimanesse solo e indifeso.  Abbiamo esteso i sussidi anche a chi prima non ne aveva diritto, come i collaboratori a progetto rimasti senza lavoro, e li abbiamo raddoppiati sotto forma di indennità di reinserimento. 
 La crisi, questa crisi, non ci impedirà di portare avanti ciò che avevamo intenzione di fare per i giovani, per la scuola, per l’università, per le donne, per l’ambiente.


 Ciò che noi vogliamo dare ai giovani non sono “aiutini” di Stato o corsie preferenziali, come avveniva nel ’68, ma la possibilità di misurarsi sul terreno della meritocrazia, di affermarsi per quello che i giovani sono e non per quello che hanno.
 Ai nostri ragazzi noi vogliamo offrire strumenti concreti per una formazione competitiva, per un ingresso degno nel mondo del lavoro, per poter mettere in piedi una famiglia, decisione che oggi è diventata una scelta coraggiosa.
 E’ per questo che una parte importante del Piano Casa che realizzeremo a breve sarà dedicato proprio ai giovani, agli studenti e alle giovani coppie, per le quali la ricerca di un’abitazione non dovrà più rappresentare un freno all’uscita dal guscio familiare.

 E’ per questo che ci stiamo impegnando per sostenere attraverso un investimento straordinario sugli ammortizzatori sociali tutti quei giovani precari che rischiano di perdere il posto di lavoro a causa della crisi. Ci concentreremo anche sulla previsione di prestiti d’onore per tutti quei giovani volenterosi che decideranno di mettersi in gioco promuovendo la nascita di una nuova impresa.
 Stiamo già lavorando alla nascita di luoghi organizzati dai giovani dove poter fare musica, sport, teatro, cultura e formazione. Luoghi reali da costruire nei territori “difficili” della nostra Italia per rispondere, con l’amore e il talento dei nostri ragazzi, al degrado e all’abbandono.
 Non si può parlare dei giovani e del loro futuro senza dire ciò che stiamo facendo e faremo per una scuola e per una università migliori.
 La scuola non può più essere come in passato solo un ammortizzatore sociale. Deve diventare invece un luogo di studio e di formazione più vicina alla realtà. E’ questo l’obiettivo della nostra riforma dei licei e degli istituti tecnici: i nuovi indirizzi saranno quelli richiesti dal mondo del lavoro, il titolo di studio non sarà solo un pezzo di carta, ma sarà garanzia di un posto di lavoro.
 Con la nostra riforma dei licei e degli istituti tecnici  avremo più inglese. Lo studio di questa lingua sarà obbligatorio in tutti i cinque anni delle superiori. Al quinto anno una materia sarà insegnata in inglese. E in tutti i licei vi sarà lo studio di una seconda lingua straniera.
 Come in Inghilterra, si procederà tra breve alla valutazione di tutte le scuole italiane e le famiglie potranno scegliere le scuole migliori dove mandare i propri figli con i professori reclutati in base alle loro capacità.


 Con la rivoluzione digitale, avremo l’e-book, il libro di testo in versione digitale da affiancare alla versione cartacea.
 Da liberali, fermo restando il principio che la scuola, statale o privata che sia, è sempre un servizio pubblico, sosterremo economicamente la libertà delle famiglie meno fortunate che  debbono poter scegliere tra l’istruzione statale e quella privata.
 Anche nelle Università introdurremo un minimo di buon senso. Non saranno più consentite le moltiplicazioni dei corsi di laurea e le sedi distaccate inutili, sovente con meno di 20 iscritti, in qualche caso addirittura con un solo studente per un corso di studio.
 Saranno premiate solo le università con gli standard migliori nell’offerta formativa e nella ricerca scientifica. La selezione del corpo docente non sarà più una riserva privata per parenti e amici. Grazie alla governance manageriale, con la maggioranza di membri esterni del Consiglio di amministrazione, saranno garantite la terzietà e la responsabilità economica. Ai  ricercatori abbiamo già destinato più risorse e per la prima volta 135mila studenti meritevoli ma privi di mezzi economici riceveranno una borsa di studio vera.

 Quanto all’altra metà del cielo, alle donne, un primo segno di rinnovamento lo abbiamo dato quando, nelle ultime elezioni, abbiamo candidato una percentuale di donne mai vista prima. E ve ne sarete accorti anche qui al Congresso. Quante ne avete sentite parlare? Quante in posizioni di grande rilievo istituzionale? Ma il cammino è ancora lungo.
 Esiste una disparità occupazionale e salariale per le donne. Esiste una “questione femminile” in termini di rappresentanza delle donne nei vertici decisionali.
 Il nostro Governo da subito si è messo al lavoro per valorizzare le donne. La legge contro la violenza sulle donne, approvata dal Senato in dicembre e in Commissione alla Camera, ne è un esempio concreto.
 I  nostri governi hanno già varato sette leggi in difesa delle donne, mentre i governi della sinistra non ne hanno fatta nemmeno una. Intendiamo continuare su questa strada, intendiamo fare ancora di più.  

 Una parola sull’ambiente.
 Come avrete letto, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ci ha scritto una lettera per chiedere l’aiuto dell’Italia per riattivare il “Major Economic Forum” sull’energia e i cambiamenti climatici.
 Abbiamo già dato il nostro via libera affinché la riunione si tenga durante i lavori del G8 a La Maddalena.
 La nostra attenzione all’ambiente è nei fatti. Valga per tutti l’esempio recentissimo di Acerra. 
 Ma l’ambiente si tutela anche a partire dalle piccole cose, come facendo rispettare davvero il divieto di imbrattare i muri delle case e dei palazzi, il divieto di lordare le strade con mozziconi, cartacce, plastica e qualunque tipo di rifiuti. Dobbiamo riportare le nostre città al decoro e alla civiltà che esse meritano e che noi meritiamo.
  Il nostro impegno non è mai venuto meno neppure in campo internazionale, dove abbiamo saputo distinguere il falso ambientalismo ideologico dalle scelte sagge e utili. Mi riferisco al pacchetto ambiente discusso in Europa, dove abbiamo difeso le imprese italiane, soprattutto quelle più piccole e medie, da un aggravio di costi pari a un punto e mezzo del pil che le avrebbe letteralmente spazzate via dal mercato. Continueremo su questa strada.


 Fin dall’inizio di questa nostra rivoluzione abbiamo preso un impegno solenne: cambiare l’Italia. Cambiare l’Italia è una missione che va oltre l’attività quotidiana del governo; un’attività che peraltro vi è stata raccontata dai nostri ministri e dai nostri governatori, un’attività che costituisce uno straordinario complesso di cose fatte e avviate. Un grande movimento come il nostro, però, non si accontenta dei successi ottenuti, né di guardare soltanto alle prossime elezioni.

Il Popolo della Libertà ha su di sé il peso della conduzione del Paese: per questo dobbiamo pensare al futuro e alle prossime generazioni. Questo dovere non riguarda solo noi, ma l’intera maggioranza di governo. Riguarda certamente i nostri amici e alleati della Lega e del Movimento per le Autonomie. Riguarda anche tutti gli uomini e le donne di buona volontà, tutte le intelligenze riformatrici, che anche nell’opposizione, e in generale nella classe dirigente avvertiranno lo stesso dovere verso il Paese. L’opposizione lo avvertirà però davvero, con concretezza e serietà, e non con le consuete dichiarazioni estemporanee, se e quando cesserà di fare un passo avanti verso il confronto e due passi indietro. Tornerò tra poco su questo punto fondamentale.
 Cambiare l’Italia, dicevo, significa consegnare alle nuove e future generazioni un Paese diverso, migliore e più moderno. Un Paese nel quale le istituzioni e la bilancia tra il potere esecutivo, quello legislativo e l’ordine giudiziario svolgano ognuno la propria parte, nel rispetto reciproco dei ruoli.


 Quali sono, quindi, le missioni della nostra maggioranza parlamentare?
 Innanzitutto quella di ammodernare l’assetto istituzionale dello Stato.
 Ieri Gianfranco ha ripetuto la bella metafora del calabrone e della farfalla: “L’assetto istituzionale dello Stato” egli ha detto “è come un calabrone: riesce ad alzarsi in volo ma il suo volo è quasi immobile. E’ tempo di passare dal calabrone alla crisalide, e che dalla crisalide esca finalmente la farfalla di un nuova Italia”.

 Caro Gianfranco e cari amici, quella farfalla deve spiccare il volo. Noi lo vogliamo, lo vogliono soprattutto i nostri giovani.
 Perché i giovani si sentono farfalle, non calabroni.
 Dobbiamo evitare la disaffezione delle nuove generazioni. Dobbiamo innanzitutto applicare la Costituzione, dobbiamo rivitalizzarla, dobbiamo arricchirla. E ci metteremo tutto il nostro impegno.

 Ci troviamo però in una curiosa situazione, ed a questo mi riferivo quando parlavo delle contraddizioni della sinistra.
 Noi la riforma istituzionale l’avevamo fatta e completata nel 2005, un lavoro a tutto campo iniziato con la prima approvazione della Camera il 15 ottobre 2004 e terminato il 16 novembre 2005 con definitiva promulgazione, in seconda lettura, da parte del Senato. Quella riforma, giova ripeterlo, interveniva su una cinquantina di articoli della Costituzione e comprendeva:
* la devoluzione, un decentramento vero dei poteri dallo Stato alle Regioni e l’istituzione del rango di Roma capitale: entrambe riforme che abbiamo già ripreso e già  sono state approvate dalla Camera ed ora aspettano il sì definitivo del Senato;
* comprendeva la riduzione del numero dei deputati e la competenza della Camera a legiferare solo sulle questioni attinenti allo Stato centrale;
* prevedeva la riduzione del numero dei senatori e la trasformazione del Senato in Senato federale, con competenze sulle materie in concorrenza tra Stato e Regioni sancendo così la fine dell’attuale bicameralismo perfetto;
* prevedeva il rafforzamento dei poteri del Presidente del Consiglio, che sarebbe diventato Primo Ministro, avrebbe avuto – tra l’altro – il potere di nomina e revoca dei componenti del governo e il diritto di chiedere e ottenere lo scioglimento della Camera;
* prevedeva infine l’introduzione della sfiducia costruttiva e di norme anti-ribaltone, la riforma della Corte Costituzionale e del Consiglio Superiore della Magistratura e più ampi e democratici poteri in materia di referendum popolari.
 Tutto ciò lo facemmo in oltre un anno di lavoro. Si trattava di riforme ispirate alle costituzioni di più antica democrazia e di più collaudata efficienza, da quella inglese a quella tedesca.
 Ma come si comportò allora la sinistra, quella sinistra che proprio oggi, attraverso alcuni suoi esponenti di primo piano, plaude alla richiesta di riforme?
 Rifiutò di contribuire a quella importante riforma, impedendo così di raggiungere il consenso dei due terzi del Parlamento. E da lì a meno di un anno indisse addirittura un referendum, che cancellò quelle fondamentali innovazioni, dopo una campagna strumentale e manipolatoria con la quale ci si accusò addirittura di attentato alla democrazia.
 Un comportamento irresponsabile, di cui ancora oggi scontiamo le conseguenze in termini di governabilità, di costi della politica, di distanza, di disaffezione tra i cittadini e lo Stato.

Non solo.
 All’atto dell’insediamento di questo governo abbiamo riproposto l’offerta all’opposizione di un reciproco rapporto costruttivo, di una legislatura costituente per ammodernare lo Stato e ridurne i costi e le inefficienze. E l’abbiamo avanzata, quella offerta, nella sede più propria: non nei talk show o con interviste estemporanee, ma in Parlamento. L’abbiamo avanzata, aggiungo, accogliendo l’ auspicio del capo dello Stato, che era il nostro auspicio.

 Ci venne risposto di sì. Ma dopo pochi giorni quel sì si trasformò in no. La conclamata buona volontà costituente degenerò in una campagna di insulti e di ridicole accuse di regime nelle piazze, sui giornali, in televisione.
 E’ evidente che riforme di questa portata andrebbero fatte in due, maggioranza e opposizione. E’ ancora più evidente che, dopo queste esperienze, c’è molto da dubitare sulla serietà della nostra controparte.
 Nonostante questo, ci siamo impegnati a cambiare e a modernizzare lo Stato. E lo stiamo facendo. Lo sta facendo la nostra maggioranza parlamentare.
 Stiamo portando a compimento l’approvazione del federalismo; sul quale parte dell’opposizione, in particolare il Pd, ha deciso di astenersi. Il federalismo – anche qui sfatiamo un altro luogo comune – non è né un tributo pagato alla Lega di Bossi né una mera ridistribuzione su base territoriali delle risorse fiscali e delle spese. Il federalismo è qualcosa in cui insieme a Bossi abbiamo creduto fin dall’inizio del nostro cammino comune, ed è profondamente diverso da quel finto federalismo che la sinistra ha approvato in tutta fretta nel 2001, allo scadere della sua legislatura, con appena quattro voti di maggioranza. Un falso federalismo, quello, che ha aggravato e non risolto i problemi, che allontana e non avvicina i cittadini alla cosa pubblica.

 No. Nulla di tutto questo. Il nostro federalismo è una vera riforma di sistema che non frammenta le competenze, che non si occupa dei poteri, ma distribuisce le risorse e le imposte sul territorio sottoponendole al diretto controllo e alla sovranità dei cittadini, quindi del popolo. E’ un federalismo che non dimentica mai la solidarietà verso le aree ed i ceti più disagiati, verso il Sud, ponendo così fine all’era dei finanziamenti a pioggia e degli sprechi inaugurando invece l’era della responsabilità.
 Quando sarà a regime, il federalismo ci porterà ad una riduzione delle spese inutili e quindi delle tasse, razionalizzerà le risorse indirizzandole dove ce n’è veramente bisogno, responsabilizzerà gli amministratori locali, restituirà sovranità ai cittadini e al popolo.
 Al federalismo non può che fare da evidente ed indispensabile contrappeso il rafforzamento dei poteri del governo centrale sulle materie di sua competenza.

 Questa esigenza è già preesistente al federalismo: il Paese ha bisogno di governabilità.
 La maggioranza ha finora governato in una situazione economica mondiale tra le più difficili, difendendo i beni fondamentali della società italiana: il lavoro, la famiglia, la casa, il risparmio, la coesione sociale, la libertà d’impresa.
 Ma proprio in questi momenti l’esperienza ci dimostra che nell’azione di governo il ruolo del premier resta fondamentale e deve avere maggiori poteri rispetto a quelli attuali, di fatto inesistenti, che la Costituzione gli assegna.
 Vedete, sui poteri del presidente del Consiglio italiano si sono costruire molte favole. Eppure da noi la realtà è che il Capo del governo non può nominare nè revocare i ministri come i suoi colleghi europei, non ha gli stessi poteri che hanno i capi di governo delle grandi democrazie, ma può soltanto redigere l’ordine del giorno del Consiglio dei ministri ed esercitare un’azione di moral suasion.

 Scusate, ma è importante chiarire questi punti e portarli alla conoscenza di tutti. Anche dei giornalisti stranieri che in grande numero hanno chiesto di essere accreditati al nostro congresso. Io non so fino a che punto conoscano tutte le regole che limitano l’azione del premier italiano. Di certo sanno che nei loro Paesi il capo del governo ha poteri veri. In Italia, invece, ha poteri finti.
 La verità è che, così come è, lo Stato non funziona più.
 E’ lento e in costante ritardo nel dare le risposte appropriate. Lo era in tempi di ordinaria amministrazione; lo è drammaticamente oggi in situazioni di emergenza. 

 Il governo, però, non può assolutamente lasciarsi imbrigliare dai ritardi e dalle inefficienze dello Stato.
 E’ dunque venuto il tempo di modernizzare la Costituzione nella sua seconda parte arricchendola, non stravolgendola, per consentire al governo e al Parlamento di svolgere al meglio ognuno la propria parte, ognuno nel proprio ruolo.
 Questa è la grande missione della nostra maggioranza parlamentare.
 Già oggi, di fatto, nelle elezioni Politiche gli elettori sono chiamati a votare un partito e ad indicare un Capo del governo. Questa scelta che ha già profondamente modernizzato la nostra democrazia, non viene più messa in discussione da alcuno, viene praticata dai nostri avversari. I quali, anzi, quando il loro premier eletto è stato scalzato da due capi del governo della stessa coalizione, ma non eletti dal popolo, hanno pagato pesantemente in termini di governabilità e di credibilità. I loro elettori si sono sentiti traditi, e non a torto.

 E non è più rinviabile anche la riforma dei regolamenti parlamentari, i quali sono rimasti praticamente immutati dall’epoca della prima repubblica, e non possono essere più strumento di ritardi e pretesto e strumento di ostruzionismo. La riforma, è perfino superfluo sottolinearlo, non andrà a ridurre o mortificare il Parlamento, ma restituirà al Parlamento il suo giusto ruolo legislativo e la sua piena dignità. Che è quella di valutare, discutere e votare i provvedimenti di legge nei tempi imposti non dal governo, ma dall’urgenza delle circostanze. Anche questo è un modo per restituire agli eletti dal popolo la credibilità e la legittimazione agli occhi del popolo stesso.
 Non spetta al governo né tanto meno al Presidente del Consiglio riformare i poteri del capo del governo.
 Io ho espresso alcune considerazioni e indicato le vie più logiche e percorribili. Ma la materia è di competenza del Parlamento. E’ la tipica materia sulla quale è auspicabile, anzi necessario, il confronto - e se possibile il concorso - dell’opposizione. Se questo concorso ci sarà, e sarà serio e non durerà lo spazio di un mattino prima del ritorno alla piazza, sarò il primo a rallegrarmene e darne atto ai leader della minoranza. 

 Ma è evidente che nel frattempo la maggioranza ed il Popolo della Libertà non possono sottrarsi dal fare la loro parte, dal compiere il loro dovere di sciogliere questo nodo nelle forme costituzionalmente previste, nell’offrire a voi ed a tutti gli italiani la soluzione per un governo che governi ed un Parlamento che controlli.
 I nostri capigruppo stanno da tempo lavorando ad una proposta di legge di iniziativa parlamentare che riassumerà le soluzioni più efficaci; su di essa chiederanno il consenso della maggioranza e si misureranno con l’opposizione.
 Ma quando si parla di modernizzare lo Stato non possiamo tralasciare la Pubblica Amministrazione. Che è poi quella parte di Stato con la quale tutti voi, ogni cittadino, ogni impresa, si confronta ogni giorno.
 Ogni volta che vi presentate ad uno sportello, ogni volta che siete chiamati a sbrigare una pratica, voi e noi abbiamo di fronte la Pubblica Amministrazione.

 Abbiamo iniziato a renderla più efficiente e trasparente. Abbiamo introdotto negli uffici pubblici i criteri di merito e di responsabilità. Abbiamo affermato il metodo secondo il quale la Pubblica Amministrazione non è più il giudice di se stesso, ma sono i cittadini che giudicano la Pubblica Amministrazione ed il funzionario pubblico.
 Da grande moloch autoreferente, da grande corporazione inefficiente, la nostra Pubblica Amministrazione si sta digitalizzando, velocizzando, sta cominciando a ripulirsi di inefficienze ed anche di cattive abitudini.
 

Cari amici,
 oggi si conclude la lunghissima transizione italiana. Quella cominciata nel 1993, con la fine della prima repubblica. Quando i giovani che per la prima volta quest’anno andranno al voto, erano ancora all’asilo.
 Abbiamo lavorato, combattuto, sofferto in questi anni per difendere la libertà, per non consegnare il Paese alla sinistra, per dare voce all’Italia moderata, all’Italia seria, all’Italia laboriosa. 

 E abbiamo lavorato per costruire quello che oggi si presenta agli italiani: questo nostro nuovo grande partito moderato, liberale, nazionale, riformista, intorno al quale ruoterà la politica italiana dei prossimi decenni.
 Quali sono allora le missioni del nostro nuovo partito del Popolo della Libertà oltre quella di sostenere il governo e la sua maggioranza?
 La storia del nostro Paese, che fra poco compie 150 anni, ha conosciuto delle stagioni politiche di forte sviluppo nella democrazia e nella libertà. Penso ai Padri fondatori, quelli che hanno costruito l’Italia unita e quelli che, dopo la tragedia della guerra, l’hanno ricostruita.
 Il Popolo della Libertà guiderà la terza ricostruzione, la ricostruzione di un Paese che supererà la crisi economica e ne uscirà più forte di prima, ma che saprà anche por fine a una fase di incertezza politica e ad un bipolarismo finora solo abbozzato e che finalmente si compie. 

 Un grande movimento come il nostro, che nei sondaggi fatti ieri dopo il primo giorno di Congresso ha già superato il consenso del 44% degli italiani e che si candida a raggiungere il 51%, non può accontentarsi. Mai.
 Non ci accontentiamo dei grandi risultati ottenuti come forza di governo, non ci accontentiamo di questi successi e di questo consenso, sappiamo che ci sono ancora tanti altri italiani che possono unirsi a noi per diventare con noi protagonisti del grande sogno e del grande progetto di fare dell’Italia un Paese davvero moderno, davvero libero, davvero europeo.

 A loro, oltre che ai tanti, tantissimi che ci hanno dato fiducia, ci rivolgeremo da domani con l’entusiasmo e la passione di sempre.
Non dobbiamo avere paura di pensare in grande, ancora più in grande. Quello che abbiamo fondato oggi è un grande partito per guidare l’Italia nel nuovo secolo, per rispondere alle nuove e più complesse sfide del governo di una società complessa come la nostra.
 Quello che abbiamo costruito durerà nel tempo e sopravviverà certamente ai suoi fondatori.
 Non possiamo fermarci. Ci aspettano nuove sfide e nuove verifiche, alcune quasi immediate.
 Le elezioni amministrative sono importanti: potranno cambiare il volto e il colore politico di molte amministrazioni locali, ancor oggi in mano alla sinistra. Ci serviranno per portare il buon governo dei nostri amministratori nelle tante città, grandi e piccole, chiamate alle urne. 

 Noi vogliamo una democrazia che parta dal basso, che si fonda sul principio di sussidiarietà, nella quale gli enti locali hanno un compito fondamentale. Noi vorremmo che gli amministratori locali si sentissero partecipi, come noi, della trasformazione del Paese.
 E’ questa la garanzia che offriranno i candidati del popolo della Libertà alla guida delle nostre città e delle nostre province – province che fino a quando esistono vanno governate nel migliore  dei modi, con efficienza e soprattutto profondo rispetto del denaro pubblico. Per questo i nostri candidati saranno persone che vengono dalla trincea del lavoro, saranno giovani, ci saranno molte donne. Saranno persone che hanno il nostro stesso entusiasmo, i nostri stessi sogni, un grande sogno che vogliamo diventi realtà in ciascuna delle nostre città.

 Ancora più importanti sono le elezioni europee.
 Con le elezioni europee dobbiamo eleggere al Parlamento Europeo delle persone preparate e motivate, delle persone che siano pronte ad impegnarsi ogni giorno nei lavori dell’aula e delle commissioni, anche per difendere gli interessi del nostro Paese.
 Puntiamo a diventare il primo partito del gruppo Popolare al Parlamento Europeo. Possiamo riuscirci, per contare di più, perché la voce dell’Italia sia più forte. 

 Per questo non ho esitazioni a impegnarmi direttamente, come credo un leader debba avere il coraggio di fare. Una bandiera? Sì, una bandiera dietro la quale ogni vero leader chiama a raccolta il suo popolo. Sarebbe bello che anche il leader dell’opposizione, se esistesse un leader, facesse altrettanto.
 Un partito come il nostro non si può accontentare dei successi ottenuti e non può guardare soltanto alle prossime elezioni.
 Il Popolo della Libertà ha su di sé il peso della conduzione della nazione: per questo dobbiamo pensare al futuro e alle prossime generazioni.
 Pensare al futuro significa proiettare in avanti di 10-20 anni il nostro orizzonte politico, con l’obiettivo di consegnare ai giovani di oggi un’Italia completamente rinnovata. 

 L’impresa del cambiamento non ci spaventa. Anzi, è la nostra vera missione. Anche per questo siamo un partito diverso da tutti quelli del passato.
 Non siamo il riflesso di un teorema ideologico, di un’utopia visionaria, di una ragione astratta.
 Siamo piuttosto una felice espressione della cultura del nostro tempo, della cultura del fare, una cultura che rifiuta e rifugge da categorie ormai superate e privilegia invece i risultati e le riforme concrete.
Noi non dobbiamo dimenticare mai che tra i tanti nostri meriti abbiamo quello di avere introdotto nella politica la vera moralità, la moralità del fare.

Dobbiamo esserne tutti consapevoli: che un rappresentante delle istituzioni sia onesto, che non rubi, è davvero il minimo. Ciò che bisogna pretendere è che chi è eletto onori il programma sul quale ha avuto la fiducia dei cittadini, che mantenga gli impegni assunti con gli elettori. Per noi il programma elettorale non è un pezzo di carta da stracciare dopo le elezioni ma un patto vincolante, un impegno concreto con i cittadini che è da onorare a tutti i costi.
Queste dunque le missioni per il futuro del nostro partito.
 Il Popolo della Libertà dovrà essere una fucina di idee e di programmi per i nostri protagonisti, per il governo, per la nostra maggioranza parlamentare. Un grande partito come quello a cui abbiamo dato vita ha un bisogno assoluto

1- del confronto delle idee
2- del dibattito politico
3- del pluralismo culturale
4- dell’apporto delle diverse esperienze dei suoi componenti
5- e dell’apporto delle diverse sensibilità personali.

Tutto questo – se non diviene correntismo, se avviene in spirito unitario, leale, costruttivo - è il lievito della democrazia e della forza dei movimenti politici che ambiscono non solo a governare ma a rappresentare le speranze più profonde di un Paese.
 Ringrazio perciò tutti i nostri amici che sono intervenuti nel corso di questi tre giorni intensi di lavori, e che con i loro interventi -  li ho ascoltati tutti, di persona o alla TV - hanno dato vita ad un dibattito di alto profilo, serio, responsabile, costruttivo che ha mostrato al Paese l’altissima qualità della nostra classe dirigente. 
 Vi sono grato per questo, e posso dirvi che anche se per me è stata una conferma scontata, la prova è che il nostro è un grande movimento, che nasce da una grande idea e che durerà nel tempo. Oggi voi tutti siete protagonisti di una pagina della storia d’Italia. 

 Ma il nostro impegno,  quello di chi ha partecipato a questi tre giorni di lavoro serrato, quello di tutti i nostri militanti, del nostro Popolo, non finisce certo qui.
 Avrete un’altra missione, non meno importante: dovrete impegnarvi nell’attività missionaria, per far crescere i consensi e dovrete impegnarvi a fondo per vincere le elezioni amministrative e per vincere le elezioni europee.
 E infine dovrete impegnarvi sempre, ogni giorno, per radicare il nuovo partito nelle vostre città e nei vostri Paesi, nei luoghi di lavoro e nelle scuole, fra i vostri amici e i vostri colleghi per diffondere la conoscenza dei nostri valori, per far conoscere i  risultati del nostro impegno e del nostro lavoro.

 Voi siete i Missionari della Libertà!
 Ed io con voi. 
 Abbiamo appena eletto l’Ufficio di Presidenza che condividerà con me la responsabilità delle scelte e delle decisioni. Mi piacerebbe avervi tutti qui sul palco insieme a me
i nostri Ministri
i nostri Governatori
i Capigruppo alle Camere
il Vice Presidente della Commissione europea
il Sindaco della Capitale
i nostri tre coordinatori Nazionali.
 Insieme noi vi auguriamo ogni bene e vi facciamo queste promesse
1) Usciremo dalla crisi
2) Non lasceremo indietro nessuno
3) Cambieremo l’Italia
4) Difenderemo la nostra democrazia e la nostra libertà.

Noi siamo il partito degli italiani, siamo il Popolo della Libertà.
Viva l’Italia.
Viva la libertà.

29/03/2009







IL DISCORSO DI APERTURA DEL PRESIDENTE SILVIO BERLUSCONI AL CONGRESSO DEL POPOLO DELLA LIBERTA'

Amiche carissime, cari amici, 
la sera del 2 dicembre 2006, in piazza San Giovanni a Roma, di fronte ai due milioni di italiani che per la prima volta, contro il governo delle sinistre e delle tasse, sventolavano insieme le bandiere di Forza Italia, di Alleanza Nazionale e degli altri partiti moderati che, come noi, si riconoscono nei principi e nei valori della libertà mi vennero spontanee queste parole “Chi crede nella libertà non è mai solo”.
 Le stesse parole le ripeto oggi qui per celebrare con voi l’avverarsi di un grande sogno: la nascita ufficiale del “Popolo della Libertà”, un movimento che in realtà è già nato, è già cresciuto, è già forte, è già vincente.
 Il Popolo della libertà già esiste perché è nato nella mente e nel cuore di milioni di italiani, che lo hanno voluto e costruito nelle piazze, nelle strade, nei gazebo, e poi l’hanno votato, superando di slancio le divisioni partitiche del passato. E’ un partito forte, il più grande per numero di consensi. E’ un partito vincente, che si è già affermato in modo splendido nelle urne il 13-14 aprile  2008, e poi al Comune di Roma, poi nel Friuli Venezia Giulia, poi in Sicilia, poi in Abruzzo e poi in Sardegna.
 Oggi i sondaggi ci danno al 43 per cento. Puntiamo al 51 per cento. Sappiamo come arrivarci, sono sicuro che ci arriveremo.
 Siamo moltissimi a credere negli stessi ideali: non solo qui, ma in ogni Comune d’Italia, in ogni casa, nei luoghi dove si studia, dove si lavora, dove si produce, al Nord, al Centro, al Sud, nelle nostre Isole.
 Siamo un popolo operoso di donne e di uomini di tutte le età, giovani e meno giovani, che sanno essere tenaci e pazienti, che sanno essere umili e fieri, che credono nel futuro. 
Siamo una forza positiva, un’energia costruttiva al servizio del Paese. Siamo il partito degli italiani, siamo il partito degli italiani di buon senso e di buona volontà, siamo il partito degli italiani che amano la libertà e vogliono restare liberi.
 Abbiamo già costruito qualcosa che prima non c’era, stiamo rendendo possibili in Italia il bipolarismo e la democrazia dell’alternanza.
 E’ stato grazie a noi che la sovranità è stata restituita nelle mani del popolo, rompendo definitivamente lo schema per il quale prima si prendevano i voti e poi si diceva con chi e per che cosa si intendeva governare.
 Gli italiani lo hanno capito e hanno dimostrato di condividere il  metodo democratico del bipolarismo e, in prospettiva, del bipartitismo come base del confronto politico e della governabilità, senza la quale è impossibile avviare e condurre a termine una vera stagione di riforme e di ammodernamento dell’Italia.


I danni causati dalla mancanza di stabilità e di governabilità li conoscete.
 Dal 1948 ad oggi, la Repubblica italiana ha visto succedersi ben 57 governi diversi, circa uno all’anno, che invece di ammodernare l’Italia hanno prodotto il terzo debito pubblico al mondo, senza che la nostra sia la terza economia del mondo. Nei Paesi trainanti dell’Europa la stabilità dell’esecutivo è stata un dato costante. Per questo in quei Paesi c’è un debito pubblico che, in percentuale, è la metà del nostro.
 Le ultime elezioni politiche sono state, finalmente, un passo importante  verso la stabilità e la governabilità, verso la modernità politica. Grazie a una legge elettorale voluta da noi e ingiustamente denigrata dalla sinistra, il 70 per cento degli italiani ha votato per due soli partiti, il Partito della Libertà e il Partito Democratico.
 E’ un risultato di cui, gli italiani e noi, portiamo il merito insieme.
 Dove non è riuscito il Palazzo, è riuscito il popolo. Dopo tante proposte di riforme istituzionali nel passato e dopo altrettanti fallimenti, per la prima volta si è attuata una riforma grazie all’intervento diretto del popolo, con le sue scelte di voto. E’ stato, è un capolavoro politico degli italiani e nostro, di cui dobbiamo andare orgogliosi.

Abbiamo deciso di chiamarci Popolo della Libertà. Lo abbiamo deciso – voglio ricordarlo a tutti – dopo aver chiesto alla nostra gente, ai nostri simpatizzanti, agli elettori che già in passato ci avevano dato la loro fiducia, ma soprattutto ai  giovani, alle donne, agli uomini, alle persone di ogni età che si avvicinavano a noi per la prima volta con la speranza nella mente e nel cuore. Abbiamo chiesto a loro di indicarci se volessero essere un “popolo” oppure un “partito”, se volessero chiamarsi Popolo della Libertà o Partito della Libertà. Fu quella, del 17 e 18 novembre 2007, una consultazione che vide affluire e registrarsi spontaneamente ai nostri gazebo milioni di italiani. Un popolo autentico, genuino, estraneo ai riti del Palazzo, perché non c’erano candidati prefabbricati da approvare e apparati e nomenklature da confermare, nulla insomma di paragonabile ai rituali a cui abbiamo assistito nelle varie primarie della sinistra. C’era esclusivamente una libera scelta da compiere. E la scelta ci ha dato a grandissima maggioranza questa precisa indicazione: dovevamo essere un “popolo”, prima ancora che un “partito”: il Popolo della Libertà.   

 Vi chiedo di riflettere sul significato di quel referendum. Popolo e libertà definiscono compiutamente la nostra identità. Dicono chi siamo. Perché popolo e perché libertà? La nostra Costituzione, all’articolo 1, stabilisce: “La sovranità appartiene al popolo”. La carta fondativa del nostro Stato fin dalla prima riga si richiama al popolo. Lo ricordo a noi stessi, ma anche a quanti, dall’altra parte, si nascondono ogni volta dietro una strumentale difesa della Costituzione, quasi fosse una loro esclusiva proprietà. Salvo poi cambiarla in peggio o dimenticarsi di attuarla e di praticarla nelle loro scelte. Noi invece l’abbiamo fatto, e oggi lo rivendichiamo con orgoglio.
Ma il riferimento al popolo, termine così abusato dalla sinistra, ci riporta invece nel solco più ortodosso, più puro delle democrazie occidentali.

 Nel 1787 Benjamin Franklin, Thomas Jefferson, George Washington e gli altri padri fondatori degli Stati Uniti d’America vollero iniziare con queste parole la loro Costituzione, che era al tempo stesso una dichiarazione d’indipendenza e di libertà: “Noi, il popolo degli Stati Uniti”.
 Anche la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino approvata in Francia nel 1789 pose al suo centro il popolo attraverso quattro principi: la libertà della persona, il diritto “inviolabile e sacro” alla proprietà, la sicurezza, la resistenza all’oppressione.
 In Italia, negli anni tumultuosi del primo dopoguerra, don Luigi Sturzo fondò il Partito che chiamò Partito popolare. Ancora una volta al “popolo” veniva demandato di superare gli steccati ideologici e di classe.
 Quanta lungimiranza vediamo ora in quella scelta, che fu ripresa nel dopoguerra da Alcide De Gasperi e che si è poi trasfusa intatta nel Partito del Popolo Europeo, la grande famiglia della democrazia e della libertà in Europa, la naturale famiglia del Popolo della Libertà.
 Popolo dunque ma anche “Libertà”.
 Questa parola, questo concetto ci appare così normale, quasi scontato, ma è invece il bene più prezioso che abbiamo.
 La libertà, ce lo insegna la storia, non ci è mai data per sempre: essa va difesa ogni giorno, così come molti uomini eroici l’hanno difesa e per lei si sono sacrificati ed hanno perso la vita sui campi di battaglia, nelle rivoluzioni, nei gulag e nei lager.
 Anche nel tempo della pace, la libertà va custodita come una religione. La nostra religione laica.
 La libertà è come l’aria: soltanto quando manca comprendiamo veramente quanto sia indispensabile.
 E’ come la salute: a cui non pensiamo quando stiamo bene, quando ci sentiamo forti e sani. Ci si accorge della libertà soltanto quando comincia a mancare.

 La libertà è come la pace, soltanto quando c’è la guerra o solo quando c’è il pericolo di una guerra invochiamo la pace.
 La libertà, in un Paese moderno e democratico, definisce soprattutto il rapporto tra l’individuo e lo Stato.
 E qui siamo al cuore della nostra identità, al cuore della diversità tra noi e la sinistra.
 Per loro ancora oggi lo Stato è qualcosa di superiore ai cittadini: è lo Stato autoritario, centralista, dirigista.
 E’ lo Stato padrone di ogni uomo, il suo precettore, il suo pedagogo.
 E’ lo Stato padrone della vita dei cittadini.
 I cittadini devono essere  al servizio dello Stato, perché per la sinistra lo Stato è quasi un moloch, una divinità. Ma attenzione: ha solo le sembianze di una divinità, perché in realtà è potere, è l’esercizio del potere e dell’oligarchia.
 Lo Stato per loro è la fonte dei nostri diritti, per loro lo Stato ci concede graziosamente i nostri diritti e quindi, quando ritiene sia suo interesse – cioè l’interesse di chi è al potere -, questi diritti può limitarli e anche calpestarli.
 Hanno aggiornato il loro vocabolario ma non la loro concezione del potere: una concezione pericolosa, una concezione che ci allontana dalla libertà, dalla civiltà, ci allontana dalla democrazia, ci allontana dal benessere.

A questa concezione della sinistra noi contrapponiamo la nostra filosofia della libertà, la nostra “religione” della libertà.
 Di comune accordo, tutti i movimenti che confluiscono nel Popolo della Libertà hanno scelto come “Carta dei valori” il Manifesto del Partito del Popolo Europeo che anche noi abbiamo contribuito a definire.
 I principi di questa Carta dei valori, i principi in cui noi crediamo non sono principi astrusi, non sono ideologie complicate; sono i valori fondanti e fondamentali di tutte le grandi democrazie occidentali. Li ho enumerati, parlando a braccio nel mio primo intervento nella trincea della politica, quindici anni fa e sono vivi e vivificanti oggi come allora.
 Noi crediamo nella libertà, in tutte le sue forme, molteplici e vitali: nella libertà di pensiero e di opinione, nella libertà di espressione, nella libertà di culto, di tutti i culti, nella libertà di associazione. Crediamo nella libertà di impresa, nella libertà di mercato, che deve essere regolata da norme certe, chiare e uguali per tutti.
 Ma la libertà non è una gentile concessione dello Stato, perché è ad esso anteriore, viene prima dello Stato. È un diritto naturale, che ci appartiene in quanto esseri umani e che semmai, essa sì, dà fondamento allo Stato. E lo Stato deve riconoscerla e difenderla proprio per essere uno Stato legittimo, libero e democratico e non un tiranno arbitrario.
 Crediamo che lo Stato debba essere al servizio dei cittadini, e non i cittadini al servizio dello Stato. Crediamo che lo Stato debba essere il servitore del cittadino e non il cittadino sottomesso allo Stato.
 Per questo crediamo nella centralità dell’individuo e riteniamo che ciascuno debba avere il diritto di realizzare sè stesso, di aspirare al benessere e alla felicità, di costruire con le proprie mani il proprio futuro, di poter educare i figli liberamente.
 Per questo crediamo nella famiglia, che è il nucleo fondamentale della nostra società. E crediamo anche nell’impresa, a cui è demandato il grande valore sociale della creazione di lavoro, di benessere e di ricchezza.
 Noi crediamo nei valori della nostra tradizione cristiana, nel valore irrinunciabile della vita, del bene comune, nel valore irrinunciabile della libertà di educazione e di apprendimento, nei valori irrinunciabili della pace, della solidarietà, della giustizia, della tolleranza, verso tutti, a cominciare dagli avversari. 

 E crediamo soprattutto nel rispetto e nell’amore verso chi è più debole, primi fra tutti i malati, i bambini, gli anziani, gli emarginati.
 Vogliamo vivere in un Paese moderno dove siano valori sentiti e condivisi la generosità, l’altruismo, la dedizione, la passione e l’amore per la propria famiglia, per il proprio lavoro, per la propria Patria.
 Popolo e Libertà. Dunque, il Popolo della Libertà.
 Ecco perché non è retorico affermare che oggi noi siamo il movimento, l’unico movimento, che realizza il sogno di un popolo, le speranze di un popolo, le attese di un popolo, l’unico partito che definisce l’identità del nostro popolo.
 Questo nostro partito, questo nostro movimento deve essere dunque anzitutto garanzia e baluardo di libertà.
 Solo tenendo fede a questo solenne impegno, a questo giuramento, potremo chiedere e ottenere il consenso di un numero sempre maggiore di italiani per essere una maggioranza sempre più vasta in grado di riformare il nostro Paese.

In questo senso consentitemi di rivendicare un altro motivo di orgoglio.
La nascita del Popolo della Libertà colma quella che molti studiosi hanno individuato come una lacuna nel percorso storico dell’Italia. L’Italia, si è spesso detto, non ha mai avuto - a differenza della Francia, degli Stati Uniti, dell’Inghilterra - una vera e autentica rivoluzione liberale. E questo, si è aggiunto, è stato tra le cause “prima” dell’affermarsi di pulsioni totalitarie a sinistra come a destra, “poi” del cattivo rapporto tra cittadino e Stato. Una democrazia in qualche maniera incompiuta.
 Oggi noi abbiamo l’ambizione di colmare questo vuoto.
 Di rispondere a quella domanda rimasta inevasa per lunghi decenni.
 Di realizzare la nostra rivoluzione liberale, borghese e popolare, moderata e interclassista.
 E di farlo con una forza che non ha precedenti nella nostra storia politica.
 Dio sa quanto il Paese ne abbia bisogno.

 Il percorso verso questo nostro Popolo della Libertà è stato fin dall’inizio definito in un clima di grande concordia. Direi di più: in un clima di armonia, espressione che a tutti noi ricorda Pinuccio Tatarella, uno dei primi a condividere l’aspirazione ad un grande partito unitario dei moderati, di tutti gli italiani che non si riconoscono nella sinistra.
 Di più. Questa vocazione maggioritaria era già presente nel momento in cui invitai a votare alle elezioni di Roma del ’93 per Gianfranco Fini e non per Rutelli, ed i dirigenti del Movimento Sociale Italiano ebbero il merito di capire la portata di quella intuizione.
 Intuizione che trovò attuazione pratica in tre passaggi fondamentali: il 26 gennaio 1994, giorno in cui nacque Forza Italia;
 sempre in quel gennaio ’94, quando i dirigenti del Movimento Sociale Italiano iniziarono a discutere di Alleanza Nazionale; e poi con il congresso di Fiuggi del 27 gennaio 1995, quando Fini diede vita ad Allenaza Nazionale.
 Giustamente quella di Fiuggi è passata alla storia come una svolta: si trattò infatti dell’autentica rifondazione della destra. Che seppe allora chiudere coraggiosamente con un passato che la destinava ad essere minoranza, e si aprì ad un futuro di moderna forza di governo pienamente legittimata sulla scena italiana ed europea.
 Gli osservatori più banali coniarono il termine di “sdoganamento” della destra. Una visione davvero riduttiva, un termine inaccettabile perché – come ha già detto anche Gianfranco - non si applica alle idee, soprattutto alle idee giuste, che sanno imporsi da sole.
 Per questo desidero rivolgere a Gianfranco un ringraziamento e un saluto affettuoso perché anteponendo l’interesse dell’Italia a quello personale ha contribuito in modo decisivo a scrivere insieme a noi questa pagina di storia.
 Grazie Gianfranco, grazie ancora da tutti noi.

Le nostre idee erano e sono vincenti. Forza Italia e Alleanza Nazionale hanno infatti sempre avuto la naturale disposizione a rappresentare non una parte, ma l’interesse generale del Paese. Fu così che nella confusione di quegli anni noi sapemmo offrire una risposta nazionale a un’emergenza democratica. Una storia iniziata col Polo delle Libertà e il Polo del Buongoverno, consolidata dalla “Traversata del deserto”,  proseguita con la Casa delle Libertà, e che oggi trova qui il suo approdo naturale e definitivo.
E’ per me doveroso ringraziare tutti i partiti, i movimenti e le personalità che, insieme a Forza Italia e ad Alleanza Nazionale, hanno contribuito alla nascita del Popolo della Libertà, con un voto solenne di autoscioglimento prima e di adesione poi:
- la Nuova Dc per le autonomie di Gianfranco Rotondi,
- il Nuovo Psi di Stefano Caldoro,
- il Partito Repubblicano di Francesco Nucara,
- l’Azione Sociale di Alessandra Mussolini,
- i Popolari Liberali di Carlo Giovanardi,
- i Liberaldemocratici di Lamberto Dini,
- il Movimento Politico Italiani nel mondo di Sergio De Gregorio,
- il Movimento Politico per la Liguria di Sandro Biasotti,
- la Destra Libertaria di Luciano Bonocore,
- la Federazione dei Cristiano Popolari di Mario Baccini.
Ringrazio anche Benedetto della Vedova che è confluito da tempo nel Popolo della Libertà  con i suoi Riformatori Liberali.

 Ringrazio Stefania Craxi, figlia e degna erede politica di un mio carissimo amico, Bettino Craxi, che ebbe, tra gli altri, un grande merito: fu il primo presidente del Consiglio a rivolgersi nel Parlamento ai banchi della destra garantendo che il partito della destra sarebbe stato trattato alla pari di tutti gli altri partiti democratici superando così l’idea che la vera Costituzione italiana fosse l’accordo tra la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista. Fu così che egli decretò nei fatti la fine del cosiddetto “arco costituzionale”.
  In quel 1994, con la Casa delle Libertà i concetti di popolo e di nazione che definivano il termine Italia erano il solo criterio che ponemmo alla base di un movimento rivolto agli italiani che non si riconoscevano nell’egemonia della sinistra postcomunista dopo la fine dei partiti storici della democrazia italiana. Solo con concetti così universali come “Italia”, “popolo” e “nazione” ci fu possibile rivolgerci allora, sia alla Lega Nord sia al Movimento Sociale, così diversi nelle loro origini.
 Ci trovammo a svolgere il ruolo di argine a un possibile elemento di conflitto civile determinato dall’incedere della protesta del Settentrione. L’adesione al Trattato di Maastricht e la prospettiva dell’euro avevano profondamente cambiato l’economia italiana. Il Nord produttivo entrò in rotta di collisione col sistema dei partiti e della spesa pubblica, e questo condusse a una protesta profonda e diffusa, che dal popolo delle partite Iva si allargò al mondo industriale e alle classi dirigenti. Umberto Bossi seppe comprendere per primo e per primo dare una risposta politica al malessere del Nord.
 Era assolutamente necessario ritrovare il sentimento di “Italia come Patria” anche nel Nord, per poter dare ai problemi posti dalla Lega una risposta che evitasse ogni tentazione separatista. Offrimmo allora a Bossi una via che tenesse conto e accogliesse il sentimento del Nord ed evitasse i danni di un confronto senza mediazione politica tra la Lega e lo Stato.
 Come su un altro terreno Gianfranco Fini, anche Bossi si rivelò un vero leader, un leader coraggioso e lungimirante. Ed anche a lui inviamo un caldo abbraccio ed un grande applauso.
 Sono stati quindici anni nei quali, come ho detto, abbiamo conosciuto stagioni di governo e di opposizione; ma in tutto questo tempo - lo dico con orgoglio - il centrodestra è sempre stato maggioranza nel Paese. Un’avventura entusiasmante e – possiamo ben dirlo – vittoriosa.

Guardiamo le cose nel loro giusto orizzonte. La sinistra, uscita quasi indenne dalla tempesta politico-giudiziaria del ’92-’93, e risparmiata in modo “chirurgico” dalle inchieste della magistratura militante, è entrata in quel periodo da trionfatrice tra le macerie della Prima Repubblica, come l’Armata Rossa entrò tra i palazzi diroccati di Varsavia e di Berlino, dopo avere opportunisticamente atteso alle frontiere.
 Nel ‘94 il Pci si era da poco trasformato in Pds, mantenendo intatti del Partito comunista, la struttura, l’intero gruppo dirigente, il centralismo democratico, ed anche la falce e  il martello. Ma soprattutto non rinnegando nulla di quelle idee condannate per sempre dalla storia – eppure il muro di Berlino era stato abbattuto nell’89 – e ritenendo che per reinventarsi bastasse semplicemente sostituire una parola: “democratici” al posto di “comunisti”. Un inganno che si è ripetuto e si ripeterà spesso.
 Unica novità, il venir meno dei finanziamenti illeciti dall’Unione sovietica ormai scomparsa. La sinistra era convinta di “dover” andare al governo, di avere il diritto di governare.
 Ma la “gioiosa macchina da guerra”, guidata nel 1994 da Achille Occhetto contro il sottoscritto, fallì l’impresa. Da allora, in questi quindici anni, con varie trasformazioni, con varie geometrie, con vari camuffamenti, la sinistra non è mai mutata.
 Non una sinistra, dunque, che guardava al centro e aspirava a conquistare il consenso dei moderati; ma una sinistra che mirava a riunire tutte le sinistre possibili, e ad imporre i suoi modelli egemonici a chi, fino a poco prima, era stato laico, democratico, socialista o democristiano.
 Il tutto sotto l’occhio benevolo e complice della assoluta maggioranza della stampa e delle proprietà azionarie sovrastanti; dei circoli intellettuali; dei cosiddetti salotti buoni, comprese le loro ramificazioni all’estero. E naturalmente con la complicità di una certa magistratura.
 “Repetita iuvant”, si dice da sempre. Per descrivere la sinistra, non trovo parole più chiare ed efficaci di quelle che pronunciai il giorno della mia discesa in campo.
 Dissi: “Le nostre sinistre pretendono di essere cambiate. Dicono di essere diventate liberaldemocratiche. Ma non è vero. I loro uomini sono sempre gli stessi, la loro mentalità, la loro cultura, i loro più profondi convincimenti, i loro comportamenti sono rimasti gli stessi. Non credono nel mercato, non credono nell’iniziativa privata, non credono nell’individuo. Non credono che il mondo possa migliorare attraverso l’apporto libero di tante persone tutte diverse l’una dall’altra. Non sono cambiati. Ascoltateli parlare. Guardate i loro telegiornali pagati dallo Stato, leggete la loro stampa. Non credono più in niente. Vorrebbero trasformare il Paese in una piazza urlante, che grida, che inveisce, che condanna. Per questo siamo stati costretti a contrapporci a loro”.
 Non dimentichiamoci mai che nel nostro Paese ci sono stati milioni di “adoratori” di tiranni sanguinari come Stalin, come Mao, come Pol-Pot.

 Le forze riformiste sono sempre state schierate nella coalizione di centrodestra, mentre i cultori dell’immobilismo e della conservazione sono sempre stati a sinistra.
 Quel passo che hanno fatto da decenni tutte le sinistre del mondo, dai socialdemocratici tedeschi al New Labour inglese fino ai socialisti spagnoli, quel passo gli eredi diretti del comunismo italiano non hanno mai avuto la volontà, il coraggio e la forza di farlo. Voglio dire: il coraggio e la forza di rinnegare il comunismo e di chiedere scusa agli italiani.
 In Italia gli unici a sopravvivere ai fallimenti ed al crollo delle ideologie sono stati gli sconfitti della storia. Di conseguenza, non esiste e non è mai esistita, discontinuità di strategie e di personale politico tra la classe dirigente che era stata erede di Palmiro Togliatti e quella di oggi.
 Mentre noi andavamo avanti, loro andavano indietro. La destra italiana si è rinnovata, loro hanno fatto soltanto finta di farlo.
 Così dopo la “gioiosa macchina da guerra” è venuto il ribaltone, e poi l’Ulivo, e quindi l’Unione, dopo ancora il Partito Democratico, ed oggi si assiste nuovamente ad un ritorno al passato, al tentativo di recuperare tutte le sinistre, al recupero del sindacato più conservatore e di tutti gli antagonismi. Un carosello di trasformismi e di autentici trasformisti.
 Ad ogni invenzione botanica, prima la Quercia, poi l’Ulivo poi la Margherita, i consensi della sinistra sono andati via via riducendosi, e ancora di più si è ridotta la loro credibilità nel Paese.
 Le loro alleanze si sono sempre rivelate conservative e difensive.
 I loro governi hanno offerto agli italiani uno spettacolo continuativo di risse, di tradimenti, di psicodrammi parlamentari.
 Mentre noi eravamo impegnati nel fare, loro monopolizzavano i talk show. E li monopolizzano tutt’ora.
 Mentre noi portiamo a termine le legislature, loro sono riusciti ad avvicendare in cinque anni quattro governi e tre presidenti del Consiglio. E stendiamo un velo pietoso sull’ultima esperienza governativa. E’ vero che sono stati persi due anni, ma almeno tutti hanno potuto constatare come la sinistra sia incapace di governare.
 Poi, improvvisamente e quasi miracolosamente, nel giugno del 2007 Walter Veltroni annunciò di voler cambiare.
 Si è trattato dell’ultima finzione o perlomeno dell’ultimo improbabile azzardo.
 Dobbiamo ammetterlo: quel suo programma del Lingotto non ci aveva lasciato indifferenti. La promessa di dar vita ad un partito democratico e riformista, che rompesse con gli estremismi ed avesse realmente la famosa “vocazione maggioritaria”, per una volta ci era sembrata sincera. L’approdo, anche da sinistra, ad un bipartitismo che consolidasse il bipolarismo, ci era sembrata un’occasione da non lasciar cadere. L’idea di dar vita ad una campagna elettorale civile, senza più la demonizzazione dell’avversario, e, dopo la loro prevedibile sconfitta, ad una opposizione riformatrice e costruttiva, noi l’avevamo presa per buona. E lo dicemmo chiaramente in Parlamento all’atto della costituzione del nostro governo.

 Ma è bastato un attimo perché anche quel bluff si disvelasse. Perché il Partito democratico – che democratico ancora non è – trasformasse da tattica in strategica la sua alleanza con l’estremismo giudiziario da una parte, e con l’estremismo ed il conservatorismo sindacale dall’altra. Perché insomma si ritornasse al passato e agli antichi rituali.
 Ed oggi a che cosa assistiamo? Il segretario sconfitto se ne va, ed il suo vice – che fino al giorno prima ne aveva condiviso ogni scelta – subito ne rinnega la linea in un disperato quanto inutile tentativo di salvare il salvabile.
 Ma gli italiani, cari signori della sinistra, non hanno gli occhi bendati: ci vedono benissimo.
 Vedono che mentre noi andiamo avanti, voi proseguite con la testa voltata all’indietro.
 Vedono che mentre noi, in un’emergenza che ha fatto tremare le vene ai polsi ad ogni leader del mondo, abbiamo garantito stabilità al Paese e per ciò guadagniamo consensi, voi non trovate di meglio che tornare al passato, che continuare ad insultarci, che litigare tra di voi incuranti dell’interesse generale.  Anche per questo continuate a perdere largamente ogni consultazione elettorale.
 E’ una situazione, è una realtà sotto gli occhi di tutti.
 Noi siamo qui, e guardando a dove eravamo quando siamo partiti, siamo consapevoli di essere oggi molto più forti di allora, molto più attrezzati di allora alle sfide della modernità. La nostra classe dirigente cresce a livello nazionale e sul territorio; i nostri giovani si affermano nelle università e nella vita pubblica. Non abbiamo mai risposto all’odio con l’odio, agli insulti di chi cerca di delegittimarci con gli insulti. Oggi la parola “moderati”, ma diciamo pure la parola “centrodestra”, rappresenta un patrimonio e una ricchezza. Una ricchezza che si è rivalutata ed è destinata a rivalutarsi sempre più nel tempo.
 Il logoramento della sinistra invece, e per colpa dei suoi stessi errori, è stato totale. Ha colpito e distrutto il suo modello centralistico e dirigistico di partito, un modello improponibile nell’era della comunicazione in tempo reale. Questa sinistra ha spazzato via dalla scena uno dopo l’altro i suoi leader, sempre più divisi e incapaci di rappresentare il popolo e le sue aspirazioni in una società moderna. Così la sinistra sta uscendo di scena e non ha più un volto. Ed anche la stessa parola “sinistra” non piace più neppure a sinistra. 
 Queste sono verità incontrovertibili.
 Eppure, nonostante tutto, una sinistra riformista ed una opposizione moderna sarebbero indispensabili anche in Italia. Per questo noi siamo qui ad aspettarli. Non possiamo prenderci sulle spalle i loro ritardi e le loro responsabilità, ma attenderemo con la pazienza e la tolleranza che ci contraddistingue. Lo facciamo perché non c’è governo democratico al mondo a cui faccia bene l’assenza di un’opposizione. Lo facciamo, soprattutto, perché abbiamo promesso solennemente di governare anche per quegli italiani che non la pensano come noi; e noi le promesse le manteniamo, tutte e sempre.

 Lo facciamo anche perché non rimanga inascoltato, almeno da parte nostra, l’incoraggiamento che il 28 maggio 2008 ci venne da Papa Benedetto XVI, al quale va il nostro affettuoso saluto. Pochi giorni dopo le elezioni, Egli parlò di “segnali di un clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo” e di “diffuso desiderio di riprendere il cammino, di affrontare e risolvere insieme almeno i problemi più urgenti e più gravi, di dare avvio a una nuova stagione di crescita economica, ma anche civile e morale”.
 E’ quello che stiamo cercando di fare. E’ quello che è indispensabile fare.
 Abbiamo infatti ricevuto dai governi precedenti e dalla sinistra un’Italia afflitta da pesanti eredità.
 Abbiamo ereditato un debito pubblico che a causa dei famigerati governi consociativi del compromesso storico,  si è moltiplicato per 8 tra il 1980 e il 1992 e oggi è pari al 106 per cento del pil. Questa tremenda situazione ci obbliga ogni anno a spendere decine di miliardi di euro dello Stato (ora sono 80 miliardi) per pagare gli interessi sui titoli del Tesoro invece che fare investimenti.
 Altro handicap che ci viene dal passato: abbiamo una pubblica amministrazione pletorica, inefficiente e costosa. La più costosa in Europa: 4.500 euro di costo per ogni cittadino, contro i 3.300 della Germania e degli altri Paesi europei.
 Siamo tributari dell’estero per l’energia che ci serve perché l’estremismo ambientalista è riuscito a impedire che l’Italia sviluppasse la tecnologia nucleare, settore nel quale siamo stati addirittura i precursori con Enrico Fermi. Per questo paghiamo l’energia il 35 per cento più dei nostri concorrenti. Tra questi, la Francia che con il nucleare produce l’80 per cento dell’energia che consuma, e copre una quota significativa delle nostre importazioni.

Infrastrutture: anche qui eravamo i primi in Europa dopo i tedeschi, mentre oggi siamo al 19° posto e dobbiamo colmare un ritardo trentennale. Il divario rispetto ai nostri diretti competitori europei come la Germania, la Francia e la Spagna è oggi del 50 per cento. E questo anche grazie ai veti del falso ambientalismo che hanno bloccato il nostro piano di 124 opere strategiche avviato nel 2001 con la Legge Obiettivo, compresi il Corridoio 5 tra l’Atlantico e il Pacifico, il Ponte sullo Stretto e i nuovi trafori alpini.
 Abbiamo ereditato un’evasione fiscale record: sul 20 per cento del pil, che è l’ammontare dell’economia sommersa, non si pagano imposte. Per un totale di 100 miliardi di euro l’anno, che dunque mancano al bilancio statale.
 Ci siamo trovati una giustizia che è un vero disastro. Sia la giustizia civile, dove i tempi sono incompatibili con le esigenze di una moderna società industriale: cinque anni per una causa di lavoro, otto anni per recuperare una somma da un fallimento. Sia la giustizia penale, dove lo squilibrio di poteri tra l’avvocato dell’accusa e quello della difesa si somma all’inefficienza storica degli uffici, e rende di fatto un miraggio il giusto processo.
 A tutte queste eredità negative il nostro governo ha cominciato a porre mano con un programma che stiamo speditamente realizzando.

Non voglio fare l’elenco delle molte cose che abbiamo realizzato in solo dieci mesi. Credo davvero che nessun governo prima di noi abbia fatto così tanto e così bene in così poco tempo.
 Sono stati mesi davvero intensi, vissuti sempre con il cuore in gola.
 Lasciatemi ricordare almeno i risultati più importanti.
 Da subito ci siamo impegnati ad affrontare e risolvere emergenze come i rifiuti di Napoli e della Campania. Abbiamo mantenuto all’Italia la nostra compagnia di bandiera. Abbiamo attivato numerosi provvedimenti per ridare sicurezza ai cittadini e per fronteggiare il carovita.
 Abbiamo predisposto, prima degli altri Paesi europei, una serie di misure per fronteggiare la crisi globale, la cui pericolosità avevamo già individuato più di un anno fa, quando ancora eravamo all’opposizione.
 Per questo motivo a giugno 2008 abbiamo messo in sicurezza i conti pubblici con una legge finanziaria per la prima volta impostata su base triennale, per poter affrontare la crisi con gli strumenti di finanza pubblica più adeguati.
 Siamo stati i primi al mondo, il 10 ottobre 2008, a proteggere i risparmi degli italiani depositati nelle banche. Siamo quelli che in Europa hanno stanziato più fondi a favore delle famiglie, dei lavoratori, delle imprese e dell’economia reale, per un totale di 55,8 miliardi di euro. Quasi 4 punti di Pil per le grandi opere, per la protezione dei più deboli,
per l’edilizia scolastica, per le imprese dei settori più colpiti, per la protezione di chi perde il lavoro, estendendola per la prima volta ai lavoratori delle piccole imprese, agli apprendisti, agli interinali, ai collaboratori a progetto.
 In questi primi dieci mesi, non ci siamo limitati ad affrontare tempestivamente le tante emergenze nuove o ereditate, ma abbiamo anche avviato e in buona parte realizzato numerose riforme, utili nell’immediato e importanti per porre solide fondamenta per il futuro: la riforma della pubblica amministrazione, la riforma del processo civile, gli interventi che riguardano la scuola e l’università, lo sblocco delle infrastrutture, le misure che uniscono insieme difesa dell’ambiente e sviluppo economico. 
 Tutto questo è stato possibile grazie alla concordia nella quale il governo ha saputo operare sempre in perfetta sintonia con i nostri gruppi parlamentari. 

 Sono fiero di avere al mio fianco persone così appassionate e competenti: sento una collaborazione, un’amicizia e un affetto da parte di tutti i componenti della squadra di governo e della maggioranza che mi danno forza e che costituiscono un motivo di ulteriore rassicurazione per tutti gli italiani.
 In campagna elettorale avevo detto che il nostro governo non prometteva miracoli ma impegno e dedizione nell’interesse di tutti.
 Nei primi dieci mesi di governo abbiamo mantenuto la parola, lo Stato è tornato a fare lo Stato e gli italiani hanno capito che il governo è al loro fianco per sostenerli, per incoraggiarli e fare in modo che ciascuno possa vivere nel modo più libero possibile.
 Dobbiamo tutti essere orgogliosi dei risultati raggiunti.
 Voi tutti che siete qui avete anche il compito di essere infaticabili annunciatori delle tante cose buone fatte dal governo. Lo dovete fare, lo dobbiamo fare tutti insieme, non solo per dare testimonianza alla verità dei fatti contro il catastrofismo diffuso dalla sinistra e dalle loro gazzette, ma soprattutto perché abbiamo il dovere di dare speranza a tutti i nostri concittadini e di impedire che il bombardamento quotidiano di cattive notizie fiacchi la loro volontà di agire, di rischiare, di investire, di lottare contro le avversità, nella certezza di un futuro migliore.
 Per aiutarvi in questo decisivo impegno, nella cartella che vi sarà distribuita all’uscita troverete anche una pubblicazione “Dieci mesi di lavoro dalla parte degli italiani”, che illustra in modo chiaro le principali realizzazioni del nostro governo. Leggetela e diffondetela. Sostenete in questo modo il governo e date nuova forza a tutti gli italiani.
 Al grande lavoro in patria va unito anche l’enorme impegno dedicato alla politica estera, che diventa sempre più politica “interna”, per le ricadute che essa ha sui destini del nostro Paese.

Grazie a noi, grazie al nostro governo, l’Italia oggi è forte, rispettata e autorevole in Europa e nel mondo.
 Coerenti con i nostri valori, abbiamo fatto una scelta di campo chiara e netta, che è la stessa da sempre. Abbiamo scelto di far parte del Partito del Popolo Europeo e di schierarci al fianco delle grandi democrazie occidentali e degli Stati Uniti d’America.
 Ve l’ho già raccontato. C’era una volta un padre che portò suo figlio al cimitero americano e tra quelle migliaia di lapidi gli fece giurare che avrebbe serbato eterna gratitudine verso quel popolo che aveva sacrificato tanti suoi giovani per la nostra libertà, la nostra dignità e il nostro benessere.
 Quel padre era mio padre. Quel ragazzo ero io.
 Sarò  sempre grato agli Stati Uniti d’America per averci salvato dal nazismo e dal comunismo. Sarò sempre grato agli Stati Uniti d’America per averci consentito attraverso gli aiuti del Piano Marshall di uscire dall’indigenza e di avviarci ad un vero benessere. Sarò sempre grato agli Stati Uniti d’America per avere difeso l’Europa dalla minaccia sovietica nei lunghi decenni della guerra fredda.
 Ovunque il comunismo sia arrivato al potere ha prodotto terrore, oppressione e miseria.
 Soltanto la nostra sinistra non ha ancora imparato la lezione dei cento milioni di morti del comunismo.
 E ancora pretendono di essere loro a darci lezioni storia, di morale e di galateo costituzionale.
 La nostra politica estera è coerente con le idee nelle quali crediamo, con i valori di libertà e di democrazia che sono al cuore del nostro essere e che noi non abbiamo mai dovuto rinnegare. Questi valori sono la bussola che ci ha sempre guidato nel prendere ogni decisione, anche le nostre ultime decisioni per affrontare la crisi economica e finanziaria globale, la crisi energetica, i conflitti esplosi in Georgia e in Medio Oriente.  Questi valori ci guideranno anche in futuro. La nostra bussola, come ho detto nella Dichiarazione programmatica di governo il 13 maggio davanti alle Camere, è la crescita della  libertà, della prosperità e dell’affermazione dell’Italia in Europa e nel mondo, nel segno della responsabilità occidentale.

Per noi l’Occidente è uno e uno solo. Questo è vero sul piano politico, sul piano economico e sul piano militare. Ed è soprattutto vero sul piano umano e su quello dei valori.
 Europa e Stati Uniti sono legati allo stesso destino.  L’Europa ha bisogno degli Stati Uniti, gli Stati Uniti hanno bisogno dell’Europa.
 Non abbiamo esitazioni nel pronunciare queste dichiarazioni.
 Non abbiamo esitazioni ad essere quelli che siamo. Anzi, ne siamo fieri, soprattutto oggi.
 È proprio adesso che dobbiamo guardare con fiducia al futuro. Noi siamo nella condizione di riuscire prima e meglio di altri a superare la fase di declino che l’economia mondiale attraversa. Potremo farlo, senza stravolgere i nostri stili di vita, a patto di ritrovare la forza dei valori che ci hanno consentito, dopo un periodo ben più grave di quello attuale, dopo una lunga guerra mondiale, di conseguire livelli allora inimmaginabili di prosperità e di benessere.
 Noi siamo abituati a pensare che non esiste una società perfetta e che il compito del buon governante non è quello di inseguire le utopie visionarie che sono frutto dei fondamentalismi ideologici. Noi siamo impegnati a revisionare e a correggere di continuo le possibili degenerazioni di una società imperfetta. In un mondo che cambia di ora in ora, il riformismo liberale è un lavoro che non finisce mai. Il nostro riformismo liberale è la formula vincente anche nei rapporti internazionali.
 È stato il riformismo liberale a farci dire per primi - noi liberali attenti alla solidarietà, noi liberali che crediamo nell’economia sociale di mercato – che lo Stato di fronte alla crisi doveva intervenire per proteggere le imprese, le famiglie, i più deboli.
 Sono stato il primo tra i leader del mondo a dichiarare, lo scorso 10 ottobre, che non avremmo consentito che neppure una sola banca fallisse o che un solo risparmiatore perdesse i suoi risparmi.
 Siamo stati i primi a dire che contro la crisi globale dovevamo mettere a punto risposte globali, e che dovevamo introdurre un sistema condiviso di principi e regole comuni sulla trasparenza, sull’integrità e sulla correttezza delle attività finanziarie ed economiche di tutto il mondo.
 Siamo stati i primi a mettere in guardia contro la tentazione del protezionismo, i primi a studiare misure di sostegno all’economia reale capaci di stimolare i consumi e dare slancio alle imprese.
 Siamo stati i primi, responsabilmente, a dire che quanto più una crisi è grave, tanto più bisogna contrastarla con la fiducia, con quella che il presidente Obama ha chiamato “l’audacia della speranza”. Io lo sottoscrivo con convinzione.
 Tornando al nostro ruolo internazionale possiamo dire senza   tema di smentita che oggi l’Italia è rispettata nel mondo. Presiede il G8, ed io personalmente lo presiederò per la terza volta. A nessun leader dei più importanti Paesi del mondo gli elettori hanno assicurato un consenso così duraturo da consentirgli di presiedere tre volte un G8. Ringrazio gli italiani che mi hanno così a lungo confermato e rinnovato la loro fiducia.

 Io credo di avere ormai una certa esperienza internazionale e rapporti di stima e amicizia con molti leader che ci hanno consentito e ci consentono di fare del nostro Paese un protagonista di primo piano della politica internazionale.
 Abbiamo contribuito, grazie all’amicizia con i vertici russi, alla soluzione della crisi georgiana e della crisi energetica. La nostra azione al fianco del presidente Sarkozy ha scongiurato le stragi che si annunciavano in Georgia, e che certamente vi sarebbero state e che avrebbero provocato un divorzio difficilmente sanabile tra la Federazione russa da una lato e l’Unione Europea, la Nato e gli Stati Uniti dall’altro.
 Noi abbiamo sostenuto e sosteniamo la necessità di tornare allo “spirito di Pratica di Mare”, che grazie a noi permise nel maggio 2002 la nascita del Consiglio Nato-Russia e la stipulazione di importanti accordi con quello storico vertice che segnò la fine della guerra fredda e di un incubo durato più di mezzo secolo: l’incubo atomico dell’annientamento reciproco.
 Ancora, abbiamo ultimamente evitato che l’Europa si gravasse di un rilevante peso economico rispetto agli altri giganti dell’economia mondiale, adottando al Consiglio europeo di fine 2008 un “pacchetto energia” che avrebbe duramente penalizzato le nostre economie e le nostre imprese. Al G8 e alla Conferenza sul clima a Copenaghen cercheremo di coordinare un’azione autenticamente ambientalista e quindi rispettosa dell’ambiente, ma senza il fanatismo ideologico dell’ambientalismo, con tutti i grandi Paesi del Pianeta e con le economie emergenti con cui vogliamo rafforzare il dialogo. Lo faremo a luglio alla Maddalena, dove il G8 si aprirà alla Cina, all’India, al Sud Africa, all’Egitto, al Brasile e al Messico. Insieme a questi Paesi riceveremo i Paesi dell’Unione Africana e lavoreremo per lanciare una nuova filosofia degli aiuti internazionali, affinché non siano più erogati a pioggia senza sapere dove e a chi finiscono, ma siano davvero efficaci mediante la realizzazione diretta di infrastrutture e di opere sociali con il coinvolgimento di più strumenti e di più attori, anche privati.

 L’ultimo successo che abbiamo ottenuto è stata la chiusura del contenzioso con la Libia, che durava da quasi un secolo e che i precedenti governi di sinistra avevano cercato di risolvere, naturalmente senza riuscirci. Noi ci siamo riusciti, con enormi vantaggi in prospettiva per le nostre aziende, e con i giusti riconoscimenti ai nostri esuli.   
 Vi ricordate qualche evento, qualche risultato importante degli ultimi governi della sinistra in politica estera? Noi ricordiamo, purtroppo, le bandiere di Stati Uniti e di Israele bruciate e calpestate nelle piazze, addirittura l’ignobile oltraggio ai manichini dei nostri caduti a Nassiriya. Un ricordo che ancora ci indigna.
 Noi siamo fieri dei nostri soldati che contribuiscono alla costruzione della democrazia e della pace nei Balcani, in Afghanistan, nelle aree calde del Medio Oriente.
 Anche da qui vogliamo che i nostri carabinieri, i nostri bersaglieri, i nostri marinai, i nostri aviatori, tutti i nostri soldati sentano forte la nostra vicinanza, la nostra gratitudine, il nostro calore. Che sentano il calore del nostro popolo, del Popolo della Libertà!
 Noi siamo tra i Paesi fondatori dell’Europa e crediamo in un’Europa che non è quella arroccata in una torre d’avorio, lontana dai cittadini, un’Europa dirigista e centralista: l’Europa dei burocrati. Noi crediamo, invece, nell’Europa che vogliono i cittadini europei e che è fatta di una grande storia, di valori condivisi e di una politica comune. Di democrazia e di libertà. Di rigore e di tolleranza. Di libera iniziativa e di solidarietà. Un’Europa libera, cristiana e occidentale che pratica e che diffonde la libertà nel mondo. Un’Europa che dobbiamo rinnovare in linea col Trattato di Lisbona perché deve essere ancora più autorevole, più democratica e più unita.
 
Per ricostruire la fiducia dei cittadini europei nell’Europa unita è necessario lavorare ad una riforma del’Europa che permetta di restituire agli Stati alcune competenze nazionali e, nello stesso tempo, affidi e rafforzi nelle mani dell’Europa le competenze in materia di politica estera e di difesa senza delle quali l’Europa non può esistere, specialmente in un momento di cambiamenti vertiginosi come quello che stiamo attraversando.

Torniamo al nostro movimento.Il Popolo della Libertà è già nato anche in Parlamento, e il lavoro comune nei gruppi della Camera e del Senato è stato un banco di prova assolutamente positivo: la nostra grande compattezza ha reso possibile l’approvazione in tempi record di tanti provvedimenti varati dal governo nella situazione d’emergenza in cui ci siamo trovati ad operare. L’asse tra il Popolo della Libertà e il governo, grazie anche alla leale collaborazione con la Lega Nord è stata, è e sarà la chiave di volta per garantire all’Italia una stagione di stabilità e di vere riforme e per superare l’attuale crisi finanziaria internazionale.
 Il nostro governo e la nostra maggioranza sono il luogo dove si esprime il massimo del riformismo possibile, che può realizzarsi grazie a una solidità politica senza precedenti. 

Siamo l’unico governo possibile oggi in Italia.
 Questa situazione aumenta la responsabilità del nostro movimento che nasce e che inevitabilmente si pone come legato al governo che esso oggi esprime.
 Il destino e il futuro del Popolo della Libertà dipendono dalla capacità del governo di rispondere alla sfida che grava sul Paese e di incontrare il consenso dei cittadini, anche di quelli che hanno preferito o preferiscono votare per l’opposizione.
 E’ il sistema Italia nel suo insieme, al di fuori di ogni divisione di parte a cui noi facciamo riferimento. Dobbiamo dire, a tutti coloro che ci sostengono con il loro voto e con la loro simpatia, di schierarsi attorno al governo che oggi è la chiave del futuro del Paese.
 I governi oggi hanno in tutti i Paesi responsabilità assai accresciute rispetto a quelle del passato perché ad essi è affidato il compito di far riprendere il rapporto virtuoso tra economia finanziaria ed economia reale.
 Le istituzioni sono chiamate a giocare un ruolo impensabile solo fino a pochi mesi fa.  Ciò richiede tempi di reazione ben più rapidi dagli abituali tempi lunghi delle istituzioni. Per questo motivo abbiamo posto il problema di dare forma al nesso diretto tra corpo elettorale e governo che non era previsto dal testo della Costituzione del ’48. Oggi con maggior ragione sosteniamo che l’autorità del governo e i tempi brevi a cui essa è obbligata devono trovare la risposta nelle istituzioni.
 Noi rispettiamo la Costituzione e in essa ci riconosciamo. Sentiamo il patriottismo della Costituzione ma non fine a sé stesso. Sentiamo il patriottismo della nazione e della tradizione, delle radici cristiane e umanistiche dell’Italia, che è il luogo in cui avvenne la sintesi tra cristianesimo, tra ellenismo e romanità. Accogliamo nella nostra memoria le differenti Italie del Medioevo e del Rinascimento così come l’Italia che è entrata nella modernità con il Risorgimento. Vogliamo superare quei toni da “guerra civile infinita” che rimangono ancora in Italia nel linguaggio politico della sinistra. Vogliamo ricordare tutta la passione e la sofferenza del nostro popolo, che visse in modo più drammatico degli altri la seconda guerra mondiale. Celebriamo la Resistenza e la Repubblica nella memoria dell’Italia una ed indivisa la cui storia viene da molto lontano.
 Questo è il nostro patriottismo della tradizione e della nazione.
 Vogliamo così, in questo spirito, aprire la prima pagina di una nuova stagione. Una stagione che ora iniziamo e che sarà decisiva per il peso dell’Italia in Europa e nel mondo.

 E’ con questo convincimento, con questa speranza, con questa ambizione che dichiaro aperti i lavori del nostro primo congresso, del nostro congresso fondativo.
 Invito sul palco i responsabili e i leader dei partiti e dei movimenti che oggi consegnano a noi le loro bandiere e i loro simboli affinché si fondano in quello del Popolo della Libertà:

- Denis Verdini, coordinatore di Forza Italia.
- Ignazio La Russa,  reggente di Alleanza Nazionale.
- la Nuova Dc per le autonomie di Gianfranco Rotondi,
- il Nuovo Psi di Stefano Caldoro,
- il Partito Repubblicano di Francesco Nucara,
- l’Azione Sociale di Alessandra Mussolini,
- i Popolari Liberali di Carlo Giovanardi,
- i Liberaldemocratici di Lamberto Dini,
- il Movimento Politico Italiani nel mondo di Sergio De Gregorio,
- il Movimento Politico per la Liguria di Sandro Biasotti,
- la Destra Libertaria di Luciano Bonocore,
- la Federazione dei Cristiano Popolari di Mario Baccini,
- Michela Vittoria Brambilla, presidente dell’Associazione Circolo della Libertà,
- Marcello Dell’Utri, presidente dell’Associazione Circolo del Buongoverno.

 Grazie, grazie a tutti voi che siete qui, grazie a quanti ci seguono via radio, televisione e internet.
 A tutti un forte abbraccio e l’augurio di poter realizzare i sogni e i desideri che portate nella mente e nel cuore.
 Vi voglio bene, tenetemi nel vostro cuore.
 Viva il partito degli italiani.
 Viva il Popolo della Libertà.
 Viva l’Italia.

27/3/2009





27 marzo 2009

PARTITO IL TERMOVALORIZZATORE DI ACERRA

Lo stato è tornato a fare lo stato”, con queste parole il Premier Silvio Berlusconi ha inaugurato il termovalorizzatore di Acerra in Campania che, praticamente mette fine alla fase acuta dell’emergenza rifiuti.
Silvio Berlusconi si era solennemente impegnato nella campagna elettorale del 2008 a mettere fine alla vergogna di Napoli e della Campania sommerse dai rifiuti , le cui immagini hanno fatto il giro del mondo, tanto che nel primo consiglio dei ministri di questa legislatura, tenutosi proprio a Napoli nel maggio scorso, furono emanati i decreti straordinari e d’urgenza che hanno permesso di completare i lavori di costruzione del termovalorizzatore di Acerra, bloccati più volte da veti burocratici e proteste di minoranze organizzate, nonché di aprire e mettere in funzione quelle discariche già individuate per lo smaltimento dei rifuti sotto la sorveglianza dell’esercito, come ad esempio quella di Chiaiano , dove le proteste sono durate poco, giusto il tempo di mandare qualche facinoroso in ospedale, e tutti si sono accorti che stavolta si faceva sul serio.
Questo però è solo un punto di partenza, occorre costruire al più presto gli altri 3 termovalorizzatori previsti dal piano di cui uno a Napoli, insistere e migliorare con la raccolta differenziata dei rifiuti, così che tra qualche anno le discariche non serviranno più, anzi saranno bonificate e liberate dai rifuti.
Durante la cerimonia il prefetto di Napoli ha letto un telegramma del Presidente della Repubblica, Napolitano che ha voluto complimentarsi con il Premier per il successo e lo ha ringraziato per il forte impegno e la determinazione che hanno permesso l’avvio dell’attività del termovalorizzatore frenata dagli ostacoli e dai ritardi , che “hanno determinato il precipitare dell’emergenza rifiuti” danneggiando l’immagine di Napoli, e anche dell’Italia intera dico io.
Ma oltre a risolvere il problema ambientale ci saranno anche vantaggi per le tasche dei cittadini, ha detto il Premier: "Avviamo il processo di smaltimento dei rifiuti attraverso la bruciatura, trasformando le immondizie in energia elettrica e quindi un risparmio per tutta la comunità italiana".
Alla cerimonia oltre al Premier erano presenti il sottosegretario con delega all’emergenza rifiuti Bertolaso, il sindaco di Milano Letizia Moratti e i dirigenti della A2A, la società che già gestisce i termovalorizzatori di Milano e di Brescia e per 15 anni gestirà quello di Acerra. E c'erano anche numerosi ministri: Stefania Prestigiacomo, Roberto Maroni, Mara Carfagna, Renato Brunetta, Claudio Scajola e Gianfranco Rotondi, nonché il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, presenti anche il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino e il governatore Bassolino, che , forse assaliti da un sussulto di dignità e vergogna insieme, per come hanno contribuito al disastro di Napoli e della Campania a causa della loro insipienza e incapacità, non sono neppure saliti sul palco delle autorità.
Infine un corteo di protesta di qualche centinaio di persone , contro il termovalorizzatore, organizzato dai soliti noti non poteva mancare proprio il giorno dell’inaugurazione, ma sono ormai gli ultimi colpi di coda, hanno capito anche loro che, con il governo Berlusconi, l’aria è cambiata.




25 marzo 2009

IL PRESIDENTE FERROVIERE INAUGURA LA FRECCIAROSSA

Con in testa il berretto da capotreno, dono delle FS, il Premier Silvio Berlusconi ha presenziato al viaggio inaugurale della prima corsa dell’alta velocità delle ferrovie “Frecciarossa” che collega Milano a Roma in sole 3 ore, e che diventerà di linea a partire dal prossimo dicembre.
Oltre al presidente del consiglio erano presenti sul treno il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli, il presidente delle Ferrovie dello Stato Innocenzo Cipolletta, l’amministratore delegato di Trenitalia Mauro Moretti e il presidente di Confindustria ANIE Guidalberto Guidi, il governatore della Lombardia Formigoni, i sottosegretari Letta e Bonaiuti, ad attendere l’arrivo alla stazione Termini di Roma il sindaco Alemanno e il governatore del Lazio Marrazzo.
"E' più facile guidare la Frecciarossa che governare il Paese" ,così si è espresso il capotreno Berlusconi dalla cabina di guida mentre informava i cronisti presenti sulla velocità del treno con punte di oltre 360 kmh.
Durante il viaggio da Milano a Roma il Premier, parlando con i giornalisti, ha evidenziato con orgoglio il risultato di un treno da primato portato avanti in tempi rapidissimi, sottolineando inoltre, l’importanza di aprire in tempi stretti i cantieri per le grandi opere al fine di recuperare almeno parte del gap infrastrutturale che ci separa da altri paesi europei come Francia e Germania.






23 marzo 2009

ALLEANZA NAZIONALE NEL PDL







18 marzo 2009

QUESTA CRISI LA PAGATE VOI










13 marzo 2009

NON SOLO COMICO ANCHE CANTANTE

Marco Travaglio più che un giornalista è un comico, e questa non è una novità, tanto che lui stesso per discolparsi delle “omissioni dolose” fatte nei taglia & cuci, copia & incolla dei verbali delle procure d’Italia, che naturalmente sono a tema sulla colpevolezza degli indagati prima ancora che lo stabilisca la magistratura o addirittura anche nei casi di archiviazione , ha candidamente dichiarato davanti al tribunale di Torino che i suoi articoli e le sue rubriche sono di “carattere satirico”, un “comico” insomma, pare però,secondo i magistrati che non fa nemmeno ridere, tanto che quel tribunale lo ha condannato al risarcimento di 12.000 euro a Fedele Confalonieri, 14.000 euro a Mediaset S.p.A. oltre alle spese di giudizio e alle spese di pubblicazione della sentenza sul Corriere della Sera.
Bisogna comprenderlo però, le omissioni a tema sono d’obbligo, se si vuole titillare una varia umanità di “ frustrati & sfigati” per vendergli spettacoli,libri, dvd e altri prodotti editoriali con un lauto ritorno economico.
Non contento di tutto ciò, adesso si propone anche come cantante , ieri sera infatti nella trasmissione Anno Zero ha cantato una strofetta sul motivo di Sincerità, canzone di successo del momento, e pare sia stato molto apprezzato da frustrati,sfigati e da coloro che saranno sempre sudditi a prescindere da chi governa, adesso si attende solo che qualche casa discografica lo metta sotto contratto.
Non solo comico ma anche cantante, un vero guitto insomma, chissà forse ce lo ritroveremo sulle piazze estive del Festivalbar ad arringare le folle esibendo le sue virtù canore o addirittura sul palcoscenico di S. Remo per poi protestare sul televoto e cavillare sul voto delle giurie.
Si attende già con impazienza l’uscita del suo primo album.





UPDATE: ANCHE BALLERINO...










26 febbraio 2009

UN TE’ DAVVERO DEMOCRATICO

Se il partito democratico e Franceschini organizzano un Democratic Tea Party non mancate , utilizzano un tè davvero democratico, PG TIPS, e ne sono così entusiasti che addirittura ne hanno copiato il logo.







18 febbraio 2009

GRAZIE DI TUTTO WALTER

Si lo ammetto, un po’ mi dispiace, ormai mi ero abituata ai pacatamente & serenamente, al Yes We Can, alla nuova stagione ecc. ecc. , le dimissioni di Veltroni non mi hanno sorpresa più di tanto, solo un autentico masochista poteva ancora resistere nelle sue condizioni a farsi cuocere a fuoco lento dai tanti capi e capetti e dallo spiffero delle correnti e delle associazioni culturali che tramavano contro di lui.
Dopo la tremenda disfatta in Sardegna, dove è vero che Berlusconi ci ha messo la faccia, ma non era affatto detto che Veltroni doveva rimetterci il sedere, è innanzi tutto il partito democratico che ha perso, non ho mai capito infatti perché ricandidare uno come Soru, che era stato già sfiduciato da un pezzo del partito, ma tant’è è andata così.
Come tanti anche io mi ero illusa che finalmente fosse nata in Italia una nuova sinistra di stampo europeo e socialdemocratica, purtroppo i vecchi uomini e apparati sono rimasti dietro le quinte a tramare, forse ha ragione Berlusconi quando dice che per vedere una sinistra di stampo europeo bisognerà aspettare la prossima generazione, quando scomparirà tutta le vecchia nomenclatura ex PCI.
Veltroni come immagine e rappresentanza è perfetto, essere leader però è altra cosa, per tenere a bada tutti i capi corrente e i capi bastone del PD serve un caimano, e poi la linea ondivaga tenuta con il governo e la maggioranza, passando dalle proposte di collaborazione agli insulti, rimangiandosi tutto,ma proprio tutto di ciò che aveva detto nel discorso di investitura al lingotto e in campagna elettorale ha fatto si che nemmeno i militanti capissero dove si stava andando, infine l’errore più grande è stato l’alleanza con Di Pietro, costretto a inseguirlo sul terreno del populismo giustizialista si è fatto erodere voti e consensi.
Comunque grazie di tutto Walter , vincere non è mai facile e scontato per nessuno, ma con te è stato un piacere.







13 febbraio 2009

CHE PENA QUESTA SINISTRA

Che pena questa sinistra italiana,come si sono ridotti, ieri in quattro gatti vanno ad applaudire un vecchio rincoglionito arteriosclerotico, che li arringa sull’intangibilità della costituzione (Sic) , sul rispetto delle istituzioni, e su fantasiose ipotesi di dittatura, roba da far impallidire al confronto persino i comici più navigati.
E così mentre Veltroni, lo stato maggiore del PD, alcuni colonnelli dipietristi e altri frustrati di diversa estrazione , ma tutti uniti nel nome dell’antiberlusconismo, applaudivano entusiasti Oscar Luigi Scalfaro, costui li deliziava tacciando di ignoranza chi aveva osato affermare che l’attuale costituzione italiana fu scritta anche sotto l’influenza di idee comuniste e sovietiche, ovvero Berlusconi.
Il che invece è la pura e semplice verità, per accorgersene basta leggere l’articolo 1 “L’Italia è una repubblica fondata sul lavoro” , mentre la gran parte delle democrazie occidentali hanno come preambolo, non il riferimento al lavoro,bensì alla “libertà”, oppure l’articolo 42 che regolamenta il diritto alla proprietà privata, e i limiti allo scopo di assicurarne la “funzione sociale” e di renderla accessibile a tutti, in pratica una nemmeno tanto velata minaccia di statalismo e collettivismo, questo giusto per sottolinearne qualche aspetto.
Il rito si è ripetuto anche stamani, dove allo sciopero solitario della CGIL ha partecipato metà partito democratico,mentre l’altra metà è rimasta a casa, e Scalfaro che naturalmente ha fatto dello sciopero anche una manifestazione in difesa della costituzione, il tutto naturalmente con il beneplacito di Epifani, un collateralismo come quello negli anni ottanta di Trentin con il PCI, miseramente sconfitto, e ci sono tutti i presupposti perché finisca così anche stavolta.
Che miseria, che pena , il progressismo e il riformismo enunciati da Veltroni nel discorso al Lingotto e ripetuti fino alla noia in campagna elettorale sono finiti nelle mani di un vecchio arteriosclerotico e di un sindacato massimalista, e sono anche riusciti a "scalfarizzare" Napolitano, complimenti,c’è da scompisciarsi dalle risate.
Di una cosa però bisogna dare atto a Scalfaro, deve avere un fegato ben robusto se è riuscito a sopportare 5 anni di governo Berlusconi e adesso si appresta a sopportarlo per i prossimi anni, auguri.
E non è finita qui, nel fine settimana Veltroni manifesta di nuovo contro il governo, visto che è sempre in piazza almeno ne approfitti per farsi dare una licenza da ambulante, considerato che i consensi precipitano sempre più, perlomeno ci guadagna qualcosa.
Adesso manca soltanto la riedizione dei girotondi e poi saremo al completo, con l’unico effetto che Berlusconi governa più forte che mai, è inutile non imparano mai, nemmeno dai propri errori.
COMPAGNI RASSEGNATEVI CON QUESTI DIRIGENTI NON VINCERETE MAI !!!







10 febbraio 2009

NON E’ MORTA L’HANNO AMMAZZATA

Eluana Englaro, si è spenta questa sera intorno alle 20, l’accelerazione del protocollo che ha sospeso improvvisamente del tutto l’alimentazione e la nutrizione, ha determinato la sua morte, meglio così forse ha sofferto meno di quanto ci si aspettasse.
Ha vinto dunque la cultura della morte , altro che laicismo, una crudeltà assoluta, l’hanno ammazzata, il disegno di legge che il governo ha predisposto deve andare avanti, ci sono altre migliaia di persone in Italia nella stessa situazione.
Il Premier Silvio Berlusconi ha espresso rammarico e profondo dolore perché non è stato possibile salvare la vita di Eluana.
Trovo estremamente spregevole l’atteggiamento del padre Beppino Englaro, un ipocrisia e una faccia di bronzo, più unica che rara, ancora stasera si lamenta dell’ingerenza dei media e chiede di essere lasciato in pace,dopo che lui stesso, in tutti questi anni e soprattutto negli ultimi giorni, i media è andato a cercarli in ogni dove.
Addio Eluana, ti hanno uccisa in un modo terribile e crudele, io non so, come nessuno lo sa ed ha potuto accertare da fonte certa e inequivoca , se davvero volevi morire, ma spero che tu adesso sia serena.
Prega per tutti noi , ne abbiamo tanto bisogno in una società dove il nichilismo e la cultura della morte con esecuzioni degne del nazismo e dello stalinismo, vengono allegramente spacciate per “libertà di coscienza” .






9 febbraio 2009

IL PRESIDENTE OPERAIO INAUGURA IL PASSANTE DI MESTRE

Il Premier Silvio Berlusconi in una breve cerimonia ha tagliato il nastro inaugurale del passante di Mestre, a circa quattro anni di distanza dall’inizio dei lavori che lui stesso avviò.
Si tratta di un opera imponente, realizzata in tempi record per gli standard italiani ed europei costata quasi un miliardo di euro per un percorso di 32,5 chilometri attraverso 15 Comuni, dall'interconnessione della Milano - Venezia a quella con la Venezia – Trieste.
La nuova struttura risolve il grave problema dell'imbuto di Mestre, dove ogni giorno si infilavano, sino a ieri, almeno 130 mila veicoli, un opera che era attesa in Veneto da decenni, particolarmente soddisfatti oltre il Premier anche il presidente dell’Anas,Ciucci, il governatore del Veneto Galan, e il ministro delle infrastrutture Matteoli.
Berlusconi ha elogiato l'opera, chi l'ha realizzata e, scusandosi per il disagio provocato alle popolazioni interessate, ha sottolineato che la struttura è tuttavia solo un passo verso l'obiettivo di "superare il ritardo sulle infrastrutture rispetto ai grandi Paesi. Noi siamo tornati, dopo due anni di opposizione al governo, ed in questo periodo c'è stato il nulla di fatto".
Per colmare il gap italiano, Berlusconi ha ricordato oggi che "lo stanziamento di 16 miliardi e 600 milioni di euro per la grandi opere è solo il primo dei 125 miliardi di euro che troveremo per realizzare le cento grandi opere di infrastrutture e per dare sicurezza ai cittadini". Berlusconi ha quindi rilanciato l'obiettivo del ponte sullo stretto di Messina. Per il premier bisogna portare "avanti l'Italia verso la maggiore modernizzazione per colmare quel deficit infrastrutturale che abbiamo ereditato passato".
E’ questa la differenza tra chi governa con la “moralità del fare” , la moralità del realizzare il programma annunciato agli elettori, la moralità dell’operare per mantenere gli impegni e per mantenere la parola data e la sinistra italiana “parolaia e inconcludente”.






4 febbraio 2009

PIETA' PER ELUANA ENGLARO

Eluana Englaro, la ragazza in stato vegetativo da 17 anni, sembra essere giunta al termine del suo viaggio su questa terra, è stata trasferita infatti in una clinica privata di Udine, dove nei prossimi giorni , per la sua presunta volontà e quella dei suoi genitori, le verrà interrotta l’alimentazione e l’idratazione, e morirà così, di fame e sete, sarà un agonia lunghissima,almeno 15 giorni.
Nel mio piccolo vorrei fare un appello, chiedo un gesto di pietà nei confronti di Eluana, ai famigliari in primis e a tutte le persone di buona volontà, se proprio deve morire gli si risparmi questa atroce agonia, la si faccia morire subito senza inutili sofferenze, magari con una dose di veleno rapida o un colpo di pistola ad esempio.
Vorrei tanto offrirmi come volontaria per questo estremo gesto liberatorio, ma purtroppo non ho il coraggio necessario, spero però davvero che qualcun altro lo trovi questo coraggio.




21 gennaio 2009

UN SENTITO GRAZIE A GEORGE BUSH

Nel giorno del giuramento e dell’ insediamento del neo presidente degli USA, Barack Obama a Washington, mi sembra quanto mai opportuno ringraziare George Bush, un uomo di grandi principi e di grandi ideali che , negli anni della sua presidenza, ha sempre operato con la sincerità e la spontaneità di colui che crede in ciò che fa.
Gli otto anni della presidenza Bush sono stati segnati dall’attacco dell’11 settembre 2001 alle torri gemelle e dalla conseguente difesa degli USA e dell’occidente dal terrorismo fondamentalista islamico, culminati con la guerra in Iraq e Afghanistan , che pur tra qualche errore di valutazione e strategia, del resto solo chi non opera non sbaglia, ha conseguito importanti risultati.
Il simbolo della presidenza Bush rimane a mio modesto avviso, la foto che ritrae le donne irachene in fila, che sfidando bombe e terroristi, si recano a votare per eleggere democraticamente i loro rappresentanti in parlamento, dopo decenni che non succedeva in quel paese.
Senza contare poi che i superstiti e i familiari delle centinaia di migliaia di morti, vittime della feroce dittatura di Saddam Hussein, hanno avuto finalmente giustizia, il dittatore iracheno infatti è stato processato e giustiziato e con lui diversi suoi complici che si sono macchiati di crimini tremendi, e presto toccherà ad altri, tra i quali il famigerato Alì il Chimico.
Il neo presidente Obama ha prestato giuramento, e nel suo discorso inaugurale davanti ad un grande folla e milioni di persone che in tutto il mondo hanno seguito l’avvenimento epocale, infatti è la prima volta in assoluto che viene eletto alla presidenza degli USA un afroamericano, non ha nascosto grande soddisfazione : “ sessantanni fa un nero non poteva neanche entrare in un bar”, e ha ribadito la sfida al terrorismo : “ vi sconfiggeremo” , ha promesso inoltre un “ritiro responsabile “ dall’Iraq e provvedimenti urgenti per la crisi economica che è poi la prima e più importante sfida da affrontare.
Al neo presidente dunque, non si può che augurare di non deludere le speranze e le aspettative che l’America e il mondo ripongono su di lui.



















16 dicembre 2008

ANCHE L'ABRUZZO VOLTA PAGINA

E’ Gianni Chiodi il nuovo governatore dell’Abruzzo, il candidato del PDL quando ormai sono state scrutinate l’80% delle sezioni, ha un vantaggio incolmabile sull’avversario Carlo Costantini del centrosinistra, 49% a 42,50% .
Il neo governatore Chiodi, Berlusconi che lo ha scelto e appoggiato e il centrodestra non solo i soli vincitori di queste elezioni anticipate,rese necessarie dalle dimissioni della giunta abruzzese dopo l’arresto del presidente Del Turco la scorsa estate, vince infatti alla grande anche Di Pietro,che dopo aver imposto il suo candidato governatore al partito democratico, ha raddoppiato i consensi ottenuti in Abruzzo alle elezioni politiche della primavera scorsa dal 7% al 15% , cannibalizzando di fatto il PD ridotto a meno del 20%, e già parla come nuovo leader di una futura coalizione che si proponga come alternativa al governo(Sic).
Il voto abruzzese è stato caratterizzato innanzi tutto da una massiccia astensione, hanno votato infatti solo il 53% degli aventi diritto, bene il PDL e i partiti del centrodestra,benissimo Di Pietro, perdono posizioni l’UDC e la Destra, crolla ai minimi termini il PD dal 33,5% ottenuto in Abruzzo qualche mese fa, a meno del 20%, un colpo durissimo che non mancherà di avere ripercussioni sulla già traballante leadership del “perdente di successo” Veltroni.
Soddisfatto il premier Silvio Berlusconi : “il risultato è la conseguenza di chi ha regalato le chiavi del partito nelle mani di Di Pietro. Le urne hanno dimostrato che il Partito democratico è ridotto ai minimi termini, guidato ormai dall'Italia dei Valori, mentre la vittoria che si sta prefigurando rappresenta l'affermazione del buon governo”.
Infine come ciliegina sulla torta, a spoglio in corso, si ha notizia dell’arresto del sindaco di Pescara, nonché segretario regionale del PD, D’Alfonso, l'accusa, nei suoi confronti, e' quella di concussione.
D'Alfonso, che si trova agli arresti domiciliari, e' stato arrestato insieme ad altre due persone tra cui l'imprenditore De Cesaris, gestore dei servizi cimiteriali.
Povero Walter, è come Cimabue,fa una cosa ne sbaglia due, in Africa hanno ricominciato seriamente a preoccuparsi.

I CARE,WE CAN,THEY WIN

ANCHE L’ABRUZZO HA VOLTATO PAGINA

E’ LA NUOVA STAGIONE ! ! !








7 dicembre 2008

JOGGING CON IL PRESIDENTE
















25 novembre 2008

LUXURIA COME OBAMA

Luxuria come Barack Obama, così titola il quotidiano comunista Liberazione in riferimento alla vittoria di Vladimir Luxuria nell’edizione 2008 del reality  di Rai Due    “L’isola dei famosicondotto da Simona Ventura, che ha avuto picchi altissimi di ascolto.
La trans ed ex parlamentare di Rifondazione Comunista ha battuto in finale l’agguerrita seduttrice Belen Rodriguez con il 56% dei voti, e ha dato sfogo all’emozione tra lacrime e sorrisi.
A questo proposito c’è da registrare l’immediata inversione di rotta dei dirigenti di Rifondazione Comunista che, alla notizia della sua partecipazione al programma, avevano chiaramente mostrato di non gradire, adesso invece il segretario Ferrero è pronto ad offrirle una candidatura e un seggio al parlamento europeo anche se lei frena.
E’ la dimostrazione che, sotto sotto,anche i compagni amano questi programmitrash” , del resto se hanno indici di ascolto altissimi qualcuno li deve pur guardare, chi l’avrebbe mai detto, adesso il riscatto della sinistra massimalista italiana passa attraverso Luxuria e L’isola dei famosi, chissà cosa ne penserebbero Togliatti e Berlinguer, non ci sono più i compagni duri e puri di una volta.











24 novembre 2008

FORZA ITALIA CHIUDE SENZA RIMPIANTI

Il consiglio nazionale di Forza Italia ha approvato all’unanimità per acclamazione la mozione che sancisce l’ingresso del partito nel Popolo Della Libertà, si procede velocemente nella costruzione del nuovo soggetto politico, che è del popolo per il popolo, e ha avuto il battesimo vincente nelle elezioni politiche della primavera scorsa.
Certo tutto ciò che ha significato Forza Italia per il paese, le tante battaglie e un simbolo conosciutissimo non possono non evocare ricordi e nostalgie , nessun rimpianto però , ci si apre a una forza politica più grande, a vocazione altamente maggioritaria, che è già il primo partito italiano e si avvia ad essere il più grande gruppo del PPE alle elezioni europee della prossima primavera.
Mi sembra importante sottolineare come la parola libertà in tutti questi anni è stata e continuerà ad essere una prerogativa quasi esclusiva del centro destra, a cominciare da Forza Italia nata e cresciuta come forza di libertà, poi il Polo della Libertà del 1994 , la Casa della Libertà del 2000 e infine il Popolo della Libertà del 2008, insomma in Italia quando si parla o si pensa alla libertà il pensiero corre automaticamente a Silvio Berlusconi e al centro destra, mi sembra un risultato tutt’altro che trascurabile.
Al consiglio nazionale di FI è intervenuto anche Silvio Berlusconi, che non ha voluto pronunciare il discorso preparato per l’occasione ,ma si è limitato a leggere il discorso della “discesa in campodel 26 gennaio 1994, “la battaglia di libertà che abbiamo iniziato 14 anni fa deve avere il coraggio di questo passo, i programmi del ‘94 non hanno bisogno di nessun cambiamento, tutto quello che volevamo conseguire siamo riusciti a conseguirlo, dando al Paese in 14 anni qualcosa di positivo che era indispensabile, ha aggiunto il Presidente Berlusconi visibilmente commosso, saremo ancora il vero baluardo di democrazia e di libertà nel nostro Paese, l’avventura continua verso traguardi che rendano il nostro Paese più libero, in cui nessuno sia abbandonato all’emarginazione e alla miseria, un Paese nella democrazia e nel benessere, andiamo avanti sino in fondo, fino a che questi traguardi non siano assolutamente raggiunti.
E così il “giacobino di S.Babila” mantiene la sua promessa fatta giusto un anno fa di questi tempi, quando in piazza S.Babila a Milano, al culmine di una riuscitissima manifestazione nazionale contro il governo Prodi, annunciò dal predellino di un automobile la nascita di un nuovo soggetto politico che desse seguito alle aspirazioni di tutti gli elettori del centrodestra che volevano un partito unico.
Il congresso del PDL, al quale oltre a FI, aderiscono AN, i Liberal Popolari di Giovanardi, la DCA di Rotondi, Azione Sociale di Alessandra Mussolini, il movimento di Dini e altre forze minori, si terrà nel mese di marzo del 2009 e vi parteciperanno 6000 delegati , metà dei quali saranno scelti direttamente dai cittadini in due week end, il 13-14 e il 20-21 dicembre, quando ci saranno diecimila gazebo del PDL in tutte le piazze d’Italia.









17 novembre 2008

VIGILANZA RAI UN CAPOLAVORO

L’elezione del Sen. Villari alla presidenza della commissione di vigilanza Rai, che per prassi consolidata spetta alla minoranza, con i voti dei componenti di maggioranza più due dell’opposizione , rappresenta un vero e proprio capolavoro di dilettantismo ,pressapochismo, e per dirla con Gasparri,arroganza e stupidità.
Solo uno come Veltroni poteva infilare il collo in questo cappio, insistendo a voler mantenere a tutti i costi la candidatura di Leoluca Orlando, che dovrebbe essere un “presidente di garanzia” mentre rilascia interviste in cui definisce l’Italia alla stregua di una dittatura sudamericana, del tutto sgradito quindi alla maggioranza, rinunciando a proporre altri candidati, il tutto per non inimicarsi Di Pietro, insomma si è passati dal lingotto al trattore di Montenero.
Senza contare poi che,l’elezione di un ciarlatano pataccaro come Orlando sarebbe un vero e proprio obbrobrio, costui si arrogava e si arroga ancora il diritto di dare patenti di legalità a destra e manca, Giovanni Falcone da lui denunciato al CSM per presunte violazioni d’ufficio poi risultata del tutto infondata e calunniosa, e il maresciallo Lombardo istigato sempre da costui al suicidio con false accuse durante una trasmissione televisiva, si rivolterebbero nella tomba.
Il sen. Villari a cui è stato chiesto di dimettersi intanto non sembra assolutamente intenzionato a mollare : “ mi farò da parte solo quando ci sarà un nome condiviso, io sono la soluzione non il problema”, concetto ribadito anche nell’incontro avuto oggi con Veltroni, domani e dopodomani vedrà invece i presidenti di camera e senato, Fini e Schifani.
Insomma adesso è Villari a dare le carte e non più Veltroni, aveva ragione Nanni Moretti,con questi dirigenti la sinistra non vincerà mai, anche quando sembra che vince, non credeteci, non è vero.

UPDATE : Leoluca Orlando si è dimesso dalla commissione di vigilanza RAI, seguito da un altro “autoeletto rappresentante della società civile”, Pancho Pardi, il tutto mentre il trebbiatore di Montenero, Di Pietro, accusa Berlusconi di “corruzione politica” (Sic) e da il “permessoa Veltroni di proporre un altro candidato, non dell’IDV alla presidenza della vigilanza RAI, sempre che Villari nel frattempo si dimetta,cosa niente affatto scontata.
E’ un ulteriore dimostrazione, caso mai ce ne fosse ancora bisogno, che costoro tutto potevano fare tranne che i presidenti di garanzia, addirittura Veltroni deve ringraziare la maggioranza che gli ha eletto un suo rappresentante,sopperendo così al suo drammatico dilettantismo e incapacità di leadership.







13 novembre 2008

IL NUOVO COLLATERALISMO

I sindacati confederali divisi su tutto, è questo il risultato che ha portato il nuovo collateralismo tra la CGIL , Veltroni e il PD.
Epifani fa tutto tranne il sindacalista, questa l’accusa rivolta dagli altri leader confederali, Bonanni, Angeletti e Polverini al segretario della CIGL, infatti più che trattare, il neo cavaliere solitario, come Don Chisciotte contro i mulini a vento, si infuria, pone veti e minaccia scioperi a raffica, così mentre gli altri trattano e firmano il contratto degli statali lui sdegnosamente rifiuta, gli altri leader incontrano il ministro dell’istruzione Gelmini e iniziano a sfilarsi dallo sciopero previsto per domani e lui niente, la CGIL sarà in piazza, si tratta faticosamente con Confindustria per arrivare a un nuovo modello di contratto per i lavoratori che premi chi lavora di più, risponde con un secco no,anzi proclama uno sciopero generale per il 12 dicembre,
insomma tutto tranne che fare gli interessi di chi rappresenta,cioè i lavoratori.
L’unico interesse che persegue Epifani è quello di radicalizzare lo scontro sociale , opponendo un becero massimalismo al riformismo e alla modernizzazione che sono necessari più che mai in una nuova società, dove la lotta di classe è finita da un pezzo.
Come Luciano Lama negli anni 80 era collaterale al PCI, così lo è Cofferati oggi verso il PD, l’antipasto si è avuto nella trattativa su Alitalia, dove prima ha abbandonato le trattative,salvo poi tornare precipitosamente indietro e firmare, solo perché alcune teste “pensanti” del PD, tra le quali Enrico Letta e D’Alema, hanno convinto lui e Veltroni che il mancato accordo a causa della CGIL, sarebbe stato un tremendo boomerang per il partito.
Negli anni 80 Luciano Lama e il PCI furono sconfitti dal riformismo di Craxi, basta ricordare per tutti il disastroso referendum sulla scala mobile, oggi non c’è bisogno di arrivare a tanto, gli iscritti alla CGIL capiscono e sanno che la loro organizzazione fa politica,non sindacato, non si spiega altrimenti tutta questa voglia di sciopero contro il governo Berlusconi, quando nei confronti del governo Prodi, che ai lavoratori ha tolto anche le mutande, non ha mosso un dito, come lamentava il segretario della FIOM,Cremaschi il 31/01/2007 all’Ansa, dopo che i lavoratori dipendenti avevano verificato nelle buste paga gli effetti della finanziaria di Prodi,Visco &C.
Se a Cofferati piace portare i suoi iscritti in piazza per non ricavarne nulla,anzi facendo perdere retribuzione ai lavoratori faccia pure,non sarà certo lui a impedire al paese di modernizzarsi inaugurando un nuovo sistema di relazioni sindacali con Confindustria e governo.

UPDATE : Oggi si registrano nuovi durissimi attacchi da parte dei segretari di CISL e UIL, Bonanni : ''La Cgil si auto isola'' e Guglielmo Epifani ''e' come colui che va contromano in autostrada e dice che ad andare nel senso di marcia sbagliato sono gli altri'' ;
Angeletti: ''la Cgil ha deciso che doveva scioperare già prima dell’estate ma le ragioni di fondo non sono sindacali, ma di politica e di politica interna, perché avrebbe dovuto fare uno sciopero a prescindere, come direbbe Toto', e per questo non hanno sottoscritto accordi già da settembre''.
''Siccome non avrebbero potuto proclamare uno sciopero facendo degli accordi con Confcommercio e Confindustria hanno lavorato scientificamente per costruire una causa per proclamare lo sciopero.
Adnkronos

UPDATE/2 : I biglietti dei treni per permettere agli studenti di manifestare a Roma sembra siano stati pagati dal PRC e dalla CGIL, evidentemente il nuovo collateralismo coinvolge anche la “spontanea protesta” (Sic) degli studenti, altro che sindacato, questi sono solo dei mestatori che fanno l’opposizione politica, lo capiscono anche i bambini .






9 novembre 2008

AUTODICHIARSI IMBECILLI? YES WE CAN

Conoscere per governare, è questa la stella polare di ogni buon capo di governo, che per decidere ha bisogno di avere a disposizione quante più informazioni su uno specifico argomento, con la minore approssimazione possibile.
L’altro giorno il nostro Premier Berlusconi ha infatti dichiarato testualmente: “Dio ci salvi dagli imbecilli,pensavamo ci fossero tanti imbecilli in circolazione,quello che non immaginavamo è che fossero così imbecilli da auto dichiararsi pubblicamente ” , il che,tradotto in parole povere, vuol dire che il Premier e i suoi collaboratori sono a conoscenza del problema, ma ne hanno ancora una cognizione approssimativa e soprattutto sono giustamente preoccupati per le reazioni incontrollate e incontrollabili da parte di questi soggetti.
Come fare allora per conoscere la reale consistenza di questa massa di disadattati e approntare le adeguate contromisure?
Nessun problema,ci ha pensato l’Unità, il glorioso quotidiano comunista,fondato da Antonio Gramsci, famoso tra le altre cose per aver raccontato “la gioiosa vita nelle zone liberate da Pol Pot e dai khmer rossi”, ha predisposto nell’edizione cartacea del giornale una cartolina di autodichiarazione di “imbecillità” con indirizzo già stampato,pronta per essere inviata a Palazzo Chigi, inoltre è anche disponibile e scaricabile in formato PDF dal sito web dell’Unità, il cui modello è riprodotto sotto.
Questa cartolina naturalmente è completa ma non esaustiva,nel senso che , ad esempio può essere usata anche da coloro che oltre a dichiararsi imbecilli sono anche orgogliosamente coglioni, quest’ultima cosa tra l’altro è molto importante ,poiché il nostro amato Premier a quest’ultimi intende conferire una “ laurea ad hoc”.
C’è però un problema, l’Unità è ormai alla stregua di un giornalino di provincia, ha una tiratura intorno alle 45.000 copie ed è del tutto insufficiente a raggiungere i tanti imbecilli e tanti coglioni che ci sono in ogni angolo del nostro bel paese, è auspicabile quindi che anche i grandi quotidiani tipo Repubblica, Corriere , La Stampa ecc. , mettano a disposizione dei loro lettori questa preziosa risorsa,anzi mi meraviglia che non l’abbiano già fatto, nell’attesa conto su voi tutti per il passaparola e il tam tam in rete, sono sicura che l’iniziativa avrà un grosso successo.
Mi sembra di aver detto tutto sull’argomento per il momento, vi terrò aggiornati.

FORZA IMBECILLI

FORZA COGLIONI

I CARE,WE CAN, THEY WIN ! ! !

PRESIDENTE SIAMO CON TE

MENO MALE CHE SILVIO C’E’





 


5 novembre 2008

ANCHE L’AMERICA VOLTA PAGINA

Barack Obama è il nuovo presidente degli USA, ha vinto in una notte storica con un affluenza record ai seggi del 65% , conquistando una larga maggioranza di grandi elettori (349 -163) negli stati chiave, il rivale McCain comunque non ha avuto un tracollo, questo si evince dal voto popolare che, quando mancano ancora i dati definitivi di North Carolina e Missouri è 52% a 47% per i democratici, McCain a fine agosto dopo la convention repubblicana, era dato in vantaggio sul candidato democratico,poi la crisi economica, con le pesanti ripercussioni sociali, ha fatto girare il vento in favore di Obama.
Obama rappresenta il “sogno americano” al meglio, figlio di un immigrato keniano e di una donna bianca del Kansas è il primo uomo di colore a insediarsi alla Casa Bianca, ed è un simbolo di speranza per tutto il mondo.
E così dopo l’Italia che, nella scorsa primavera con Silvio Berlusconi ha inaugurato la “nuova stagione” , anche gli USA voltano pagina, non so se ci avete fatto caso, dalle immagini che i network americani hanno inviato in tutte le case,McCain effettivamente sembrava il più anziano e Obama il più giovane, proprio come in Italia , dove a parte lo spirito goliardico e giovanile, Berlusconi sembra il più giovane e Veltroni il più anziano, forse perché a quest’ultimo pesano oltre 35 anni di ininterrotta militanza partitica e politica.
Questo il testo del messaggio che il nostro Premier ha inviato a Barack Obama:
Giungano a lei dall’Italia, un fedele, sincero e riconoscente alleato degli Stati Uniti che non dimentica il sacrificio dei tanti giovani americani caduti per ridare all’Italia e all’Europa la dignità e la libertà, le congratulazioni più cordiali per l’affermazione conseguita al termine di una difficile campagna elettorale dove si e’ confrontato con un competitore di alto rango.
"A nome mio, del Governo e del popolo italiano formulo a lei i più fervidi auguri per lo svolgimento dell’alto compito che la attende. Sono assolutamente certo che l’amicizia e la collaborazione tra i nostri due Paesi continuerà a crescere e a rafforzarsi".
Successivamente Berlusconi ha così commentato l’elezione del neo presidente americano :
Potro’ dargli dei consigli perche’ sono piu’ anziano. Aspetto di farlo quando lo potrò abbracciare di persona. Quello che e’ successo e’ la dimostrazione della vitalità della democrazia americana.
Berlusconi ha già sentito telefonicamente Obama durante la sua recente visita negli USA, ma già in occasione del suo celebre discorso al Congresso Americano, a Capitol Hill, Obama insieme ad altri leader democratici tra i quali Hillary Clinton e Nancy Pelosi, fu tra i primi a stringergli la mano e complimentarsi con il nostro Premier.
Anche il pseudo leader dei nostri “democratici all’amatriciana” , Veltroni ,sicuramente sarà prodigo di buoni consigli per Barack Obama, ieri ad esempio a Chicago erano terrorizzati di non saper gestire una piazza di oltre un milione di persone che aspettava l’intervento del neo presidente, lui che ha appena gestito un Circo Massimo con due milioni e mezzo di persone, ogni qualvolta capiteranno questi eventi,forte della sua specifica esperienza,potrà consigliarlo al meglio.








4 novembre 2008

MUSSOLINI HA DATO IL SENSO DELLA PATRIA

Quello che afferma il sen. Dell’Utri, ovvero che “Mussolini ha dato il senso di Patria all’Italia” è una verità storica incontrovertibile, e non può essere altrimenti, il senso di patria non potevano darlo certamente coloro che inneggiavano “ nostra patria è il mondo intero,nostra legge è libertà” , vero?







1 novembre 2008

UN MILIONE IN PIAZZA …

Sembra che lo facciano apposta questi ficcanaso del Corriere Della Sera, uno non si può fare la sua bella manifestazione e vantarsi della partecipazione di “folle oceaniche”, che subito arrivano loro a romperti le uova nel paniere.
Così,dopo aver sbugiardato con assoluta precisione la manifestazione di Veltroni e del PD al Circo Massimo di Roma,dove il “perdente di successo” aveva annunciato la presenza di 2.500.000 di persone, ieri la trimurti dei sindacati, non ha nemmeno fatto in tempo ad annunciare la “gioiosa partecipazione” di un milione di persone allo sciopero della scuola, che subito questi birichini del Corriere hanno pubblicato sull’edizione cartacea del giornale una ripresa dall’alto di piazza del Popolo dove si teneva il comizio conclusivo sbugiardando anche questi ultimi.
La piazza infatti è un ellissoide: “lato lungo 120 metri, lato corto 100 metri", pari a 12 mila metri quadrati. Se si aggiungono le aree delle due stradine laterali, fanno in tutto 14 mila metri quadrati. Al netto del grandissimo palco che occupava oltre 1000 metri quadrati, l'area occupata dalla gente, come ben evidenziato dall'immagine scattata dall'alto e pubblicata sul quotidiano di via Solferino, non superava i 13 mila metri quadrati.
Ora applicando la teoria enunciata da Cicchitto sulla “impenetrabilità dei corpi” , che ha fatto tanto infuriare i zucconi di Repubblica, in particolare Sebastiano Messina, al quale io credo sarà venuto un attacco di bile per come ha risposto, e calcolando al massimo 4 persone per metro quadro , alla manifestazione c'erano non più di 50 mila persone.
Occorre quindi che costoro ringrazino adeguatamente il ministro dell’interno Maroni, il quale molto generosamente ha parlato di centomila partecipanti.








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