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In una democrazia è il popolo
che sceglie i leader, non sono
i leader che scelgono il popolo.
Silvio Berlusconi 02/12/2006

MENO MALE CHE SILVIO C'E'



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...andremo avanti con la forza
della gente contro i parrucconi
della politica.-Silvio Berlusconi
P.zza S.Babila Milano 18/11/2007





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"La difesa della libertà è la
missione più alta,più nobile,
più entusiasmante che      
ciascuno di noi possa avere
l'avventura di fare."     
Silvio Berlusconi  
























"E' sorta in questi anni 
un'altra Italia, umile e  
tenace , orgogliosa e    
onesta, moderata  ma   
ferma  nel  difendere   
i  principi  di  libertà,   
che  non  ha  nessun    
passato da nascondere 
e  che  soprattutto non 
ha paura di sperare e di
credere. Questa  Italia 
siamo  noi,  si  chiama  
FORZA  ITALIA  "     
Silvio Berlusconi





STO LEGGENDO:
CAMBIARE REGIME
La sinistra e gli ultimi
45 dittatori(Einaudi)


"Cos'altro dovrebbe fare
la sinistra,se non lottare
contro  le dittature  e
battersi per liberare i
popoli oppressi?"



LA GRANDE BUGIA 
"Le sinistre italiane e
il sangue dei vinti".
 


GRAZIE ORIANA: PENSIERI
E PAROLE INEDITI DOPO
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"Troppo spesso è stata dimenticata   
la moralità del fare, la moralità del    
realizzare il programma annunciato  
agli elettori, la moralità dell’operare  
per mantenere gli impegni e per         
mantenere la parola data.                  
Per noi, la moralità nella politica        
consiste soprattutto nel mantenere  
gli impegni."   Silvio Berlusconi 


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27 aprile 2009

IL PARTIGIANO SILVIO

E così Silvio Berlusconi è riuscito anche a farsi arruolare come “partigiano onorario” dai superstiti della brigata partigiana Maiella che gli hanno messo un foulard tricolore intorno al collo, adesso manca solo che festeggi il 1 maggio tra sindacati e lavoratori e poi il trionfo sarà completo.
A Franceschini bisogna fare un monumento, con il suo insistere affinché il premier festeggiasse il 25 Aprile, ha fatto in modo che la prima uscita pubblica di Berlusconi per l’anniversario della liberazione, si trasformasse nell’ennesimo capolavoro politico – mediatico.
Ormai Berlusconi non parla più come grande leader di una forza politica o di una coalizione, con un livello di consenso ormai trasversale parla al paese da “Padre della Patria”.
Dopo aver deposto una corona all’altare della patria insieme al presidente Napolitano e ai presidenti di camera e senato, il premier si è recato a Onna in Abruzzo, che oltre ad aver subito il recente terremoto, nel 1944 fu teatro di una orrenda rappresaglia da parte dell’esercito tedesco che fucilarono 17 civili inermi.
Le macerie di Onna dunque hanno tenuto a battesimo il primo discorso pubblico di Berlusconi per l’anniversario della liberazione da quando è sceso in politica, un discorso di pacificazione perché il 25 Aprile sia la festa della libertà contro ogni totalitarismo e l’invito a guardare al futuro per il progresso e il bene del paese, un discorso apprezzato trasversalmente che ha sorpreso un po’ tutti, me per prima, quando il premier parla di coloro che volevano instaurare un ordine sociale e politico diverso avrebbe fatto bene a citare ad esempio uno come Togliatti che durante il XVI congresso del PCUS tenne alto l’onore della nostra patria : “È PER ME MOTIVO DI PARTICOLARE ORGOGLIO AVERE RINUNCIATO ALLA CITTADINANZA ITALIANA PERCHE' COME ITALIANO, MI SENTIVO UN "MISERABILE MANDOLINISTA" E NULLA PIU'.
COME CITTADINO SOVIETICO SENTO DI VALERE DIECI VOLTE PIU' DEL MIGLIORE ITALIANO",
si capisce bene dunque per quale patria combatteva.
Mi auguro comunque che Berlusconi il prossimo anno si rechi in uno dei tanti cimiteri anglo americani sparsi per l’Italia a rendere un pubblico omaggio a coloro che sono stati i veri liberatori dell’Italia, come del resto ha già fatto nello storico discorso al Congresso Americano.

Questo il testo integrale del discorso di Silvio Berlusconi per la commemorazione del 25 Aprile.

di Silvio Berlusconi

Cari amici, non è semplice trovare le parole per descrivere il mio, il nostro stato d’animo in questo momento. Ci troviamo qui ad Onna per celebrare la Festa della Liberazione, una festa che è insieme un onore ed un impegno. Un onore: di commemorare una terribile strage perpetrata proprio qui nel giugno del 1944, quando i nazisti massacrarono per rappresaglia 17 cittadini di Onna, e poi fecero saltare con l’esplosivo la casa nella quale si trovavano i corpi di quelle vittime innocenti. Un impegno che ci deve animare è quello di non dimenticare ciò che è accaduto qui e di ricordare gli orrori dei totalitarismi e della soppressione della libertà. Proprio qui, proprio in Abruzzo, è nata ed ha operato la leggendaria Brigata Maiella, che è stata decorata con la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Nel dicembre del ’43, 15 giovani fondarono quella che sarebbe diventata appunto la Brigata Maiella che arrivò ad essere forte di 1.500 uomini. E non casuale è che in questa giornata speciale, i militari del Picchetto d’Onore schierati davanti a noi appartengano al 33.mo Reggimento di artiglieria, il reparto degli abruzzesi che nel 1943 a Cefalonia ebbe il coraggio di opporsi ai nazisti e di sacrificarsi – combattendo – per l’onore del nostro Paese. A quei patrioti che si sono battuti per il riscatto e la rinascita dell’Italia va, deve andare sempre la nostra ammirazione, la nostra gratitudine, la nostra riconoscenza. La gran parte degli italiani di oggi non ha provato cosa significa la privazione della libertà. Solo i più anziani hanno un ricordo diretto del totalitarismo, dell’occupazione straniera, della guerra per la liberazione della nostra Patria. Per molti di noi è un ricordo legato alle nostre famiglie, ai nostri genitori, ai nostri nonni, molti dei quali furono protagonisti o anche vittime di quei giorni drammatici. Per me è il ricordo di anni di lontananza da mio padre, costretto ad espatriare per non essere arrestato, è il ricordo dei sacrifici di mia madre, che da sola dovette mantenere una famiglia numerosa in quegli anni difficili. È il ricordo del suo coraggio, di lei che come tanti altri da un paesino della provincia di Como doveva recarsi ogni giorno in treno a Milano per lavorare, e che un giorno, su uno di quei treni, rischiò la vita, ma riuscì a sottrarre a un soldato nazista una donna ebrea destinata ai campi di sterminio. Questi sono i ricordi, sono gli esempi con i quali siamo cresciuti. Quelli di una generazione di italiani che non esitò a scegliere la libertà. Anche a rischio della propria sicurezza, anche a rischio della propria vita. Il nostro Paese ha un debito inestinguibile verso quei tanti giovani che sacrificarono la vita, negli anni più belli, per riscattare l’onore della patria, per fedeltà a un giuramento, ma soprattutto per quel grande, splendido, indispensabile valore che è la libertà. Lo stesso debito di gratitudine lo abbiamo verso tutti quegli altri ragazzi, americani, inglesi, francesi, polacchi, dei tanti Paesi alleati, che versarono il loro sangue nella campagna d’Italia. Senza di loro, il sacrificio dei nostri partigiani avrebbe rischiato di essere vano. E con rispetto dobbiamo ricordare oggi tutti i caduti, anche quelli che hanno combattuto dalla parte sbagliata sacrificando in buona fede la propria vita ai propri ideali e ad una causa già perduta. Questo non significa naturalmente neutralità o indifferenza. Noi siamo – tutti gli italiani liberi lo sono – dalla parte di chi ha combattuto per la nostra libertà, per la nostra dignità e per l’onore della nostra Patria. In questi anni la storia della Resistenza è stata approfondita e discussa. È un bene che sia successo. La Resistenza è – con il Risorgimento – uno dei valori fondanti della nostra nazione, un ritorno alla tradizione di libertà. E la libertà è un diritto che viene prima delle leggi e dello Stato, perché è un diritto naturale che ci appartiene in quanto esseri umani. Una nazione libera tuttavia non ha bisogno di miti. Come per il Risorgimento, occorre ricordare anche le pagine oscure della guerra civile, anche quelle nelle quali chi combatteva dalla parte giusta ha commesso degli errori, si è assunto delle colpe. È un esercizio di verità, è un esercizio di onestà, un esercizio che rende ancora più gloriosa la storia di coloro che invece hanno combattuto dalla parte giusta con abnegazione e con coraggio. È la storia dei tanti che hanno combattuto nell’esercito del Sud, che da Cefalonia in poi hanno riscattato con il sangue l’onore della divisa. È la storia dei martiri come Salvo D’Acquisto che non esitò a sacrificare la sua vita in cambio di altre vite innocenti. È la storia dei nostri militari internati in Germania, che scelsero il campo di concentramento piuttosto che collaborare con i nazisti. È la storia dei tanti che nascosero concittadini ebrei ricercati, salvandoli dalla deportazione. È la storia soprattutto dei tanti, tantissimi eroi sconosciuti che con piccoli o grandi gesti di coraggio quotidiano collaborarono alla causa della libertà. Anche la Chiesa, voglio ricordarlo, fece la sua parte con vero coraggio, per evitare che concetti odiosi, come la razza o la differenza di religione, diventassero per molti motivo di persecuzione e di morte. Allo stesso modo bisogna ricordare i giovani ebrei della Brigata ebraica, arrivati dai ghetti di tutta Europa, che imbracciarono le armi e lottarono per la libertà. In quel momento tanti italiani di fedi diverse, di diverse culture, di diverse estrazioni si unirono per seguire lo stesso grande sogno, quello della libertà. Vi erano fra loro persone e gruppi molto diversi. Vi era chi pensava soltanto alla libertà, chi sognava di instaurare un ordine sociale e politico diverso, chi si considerava legato da un giuramento di fedeltà alla monarchia. Ma tutti seppero accantonare le differenze, anche le più profonde, per combattere insieme. I comunisti e i cattolici, i socialisti e i liberali, gli azionisti e i monarchici, di fronte a un dramma comune, scrissero, ciascuno per la loro parte, una grande pagina della nostra storia. Una pagina sulla quale si fonda la nostra Costituzione, sulla quale si fonda la nostra libertà. Fu nella stesura della Costituzione che la saggezza dei leader politici di allora, De Gasperi e Togliatti, Ruini e Terracini, Nenni, Pacciardi e Parri, riuscì ad incanalare verso un unico obiettivo le profonde divaricazioni di partenza. Benché frutto evidente di compromessi, la Costituzione repubblicana riuscì a conseguire due obiettivi nobili e fondamentali: garantire la libertà e creare le condizioni per uno sviluppo democratico del Paese. Non fu poco. Anzi, fu il miglior compromesso allora possibile. Fu però mancato l’obiettivo di creare una coscienza morale «comune» della nazione, un obiettivo forse prematuro per quei tempi, tanto che il valore prevalente fu per tutti l’antifascismo, ma non per tutti l’antitotalitarismo. Fu il portato della storia, un compromesso utile a scongiurare che la Guerra fredda che divideva verticalmente l’Italia non sfociasse in una guerra civile dagli esiti imprevedibili. Ma l’assunzione di responsabilità e il senso dello Stato che animarono tutti i leader politici di allora restano una grande lezione che sarebbe imperdonabile dimenticare. Oggi, 64 anni dopo il 25 aprile 1945 e a vent’anni dalla caduta del Muro di Berlino, il nostro compito, il compito di tutti, è quello di costruire finalmente un sentimento nazionale unitario. Dobbiamo farlo tutti insieme, tutti insieme, quale che sia l’appartenenza politica, tutti insieme, per un nuovo inizio della nostra democrazia repubblicana, dove tutte le parti politiche si riconoscano nel valore più grande, la libertà, e nel suo nome si confrontino per il bene e nell’interesse di tutti. L’anniversario della riconquista della libertà è dunque l’occasione per riflettere sul passato, ma anche per riflettere sul presente e sull’avvenire dell’Italia. Se da oggi riusciremo a farlo insieme, avremo reso un grande servizio non a una parte politica o all’altra, ma al popolo italiano e, soprattutto, ai nostri figli che hanno il diritto di vivere in una democrazia finalmente pacificata. Noi abbiamo sempre respinto la tesi che il nostro avversario fosse il nostro nemico. Ce lo imponeva e ce lo impone la nostra religione della libertà. Con lo stesso spirito sono convinto che siano maturi i tempi perché la festa della Liberazione possa diventare la festa della Libertà, e possa togliere a questa ricorrenza il carattere di contrapposizione che la cultura rivoluzionaria le ha dato e che ancora «divide» piuttosto che «unire». Lo dico con grande serenità, senza alcuna intenzione polemica. Il 25 aprile fu all’origine di una nuova stagione di democrazia e in democrazia il voto del popolo merita l’assoluto rispetto da parte di tutti. Il popolo, dopo il 25 aprile, votò pacificamente per la Repubblica, e la monarchia accettò il giudizio popolare. Poco dopo, il 18 aprile 1948, la scelta popolare fu di nuovo decisiva per il nostro Paese: con la vittoria di De Gasperi, il popolo italiano si riconobbe nella tradizione cristiana e liberale della sua storia. E gli anni Cinquanta, sempre con il sostegno del voto popolare, modellarono un’Italia come realtà democratica, economica e sociale. L’Italia divenne parte dell’Europa e dell’Occidente, fu tra i promotori dell’unità atlantica e dell’unità europea, diventò da Paese reietto un Paese rispettato. Oggi i nostri giovani hanno davanti a loro altre sfide: difendere la libertà conquistata dai loro padri e ampliarla sempre di più, consapevoli come sono che senza libertà non vi può essere né pace, né giustizia, né benessere. Alcune di queste sfide sono planetarie e ci vedono impegnati a fianco dei Paesi liberi: la lotta contro il terrorismo, la lotta contro l’integralismo fanatico e liberticida, la lotta contro il razzismo, perché la libertà, la dignità e la pace sono un diritto di ogni essere umano, ovunque nel mondo. Ecco perché voglio qui ricordare i soldati italiani impegnati nelle missioni di pace all’estero, e in particolare tutti quelli che sono caduti nell’espletare questa nobile missione. C’è una continuità ideale fra loro e tutti gli eroi, italiani e alleati, che sacrificarono la loro vita più di 60 anni fa per ridarci la libertà nella sicurezza e nella pace. Oggi quell’insegnamento dei nostri padri assume un valore particolare: questo 25 Aprile cade all’indomani della grande tragedia che ha colpito questa terra d’Abruzzo. Ancora una volta, di fronte all’emergenza e alla tragedia, gli italiani hanno saputo unirsi, hanno saputo superare le divergenze, sono riusciti a dimostrare di essere un grande popolo coeso nella generosità, nella solidarietà e nel coraggio. Guardando ai tanti italiani che si sono impegnati qui nell’opera di soccorso e di ricostruzione mi sento orgoglioso, ancora una volta, ancora di più, di essere italiano e di guidare questo meraviglioso Paese. Oggi Onna è per noi il simbolo della nostra Italia. Il terremoto che l’ha distrutta ci ricorda i giorni in cui fu l’invasore a distruggerla. Riedificarla vorrà dire ripetere il gesto della sua rinascita dopo la violenza nazista. Ed è proprio nei confronti degli eroi di allora e di oggi che noi tutti abbiamo una grande responsabilità: quella di mettere da parte ogni polemica, di guardare all’interesse della nazione, di tutelare il grande patrimonio di libertà che abbiamo ereditato dai nostri padri. Abbiamo, tutti insieme, la responsabilità e il dovere di costruire per tutti un futuro di prosperità, di sicurezza, di pace, e di libertà. Viva l’Italia! Viva la Repubblica! Viva il 25 Aprile, la festa di tutti gli italiani, che amano la libertà e vogliono restare liberi! Viva il 25 Aprile la festa della riconquistata libertà!
Onna, 25 aprile 2009

















25 aprile 2009

UNA DECISIONE GENIALE

La decisione di spostare il prossimo summit del G8 di luglio dall’isola sarda della Maddalena all’Aquila, nelle terre ferite dal terremoto d’Abruzzo, approvata dal consiglio dei ministri che si è svolto in via eccezionale nel capoluogo abruzzese, sta ricevendo plauso e consenso in tutto il mondo.
Il grande Silvio una ne fa e cento ne pensa, lo spostamento del G8 in Abruzzo avrà un impatto mediatico eccezionale in tutto il pianeta, il contesto lussuoso in cui si sarebbe svolto il summit della Maddalena non era certo consono al periodo di crisi che il mondo sta vivendo, e allora piuttosto che trasportare i grandi della terra a bordo di lussuosi panfili, molto meglio portarli tra il popolo che soffre e far vedere personalmente i monumenti e beni culturali ai rappresentanti delle nazioni che intendono sponsorizzare la loro ricostruzione, e presentare così la lista nozze,un premier in perfetto stile no global insomma.
L’annuncio clamoroso ha sorpreso inizialmente tutti, ed è rimbalzato nelle cancellerie e nella stampa estera, trovando consensi unanimi, è arrivato subito il si di Obama dopo una telefonata con Berlusconi, poi Gordon Brown e Angela Merkel e via via tutti gli altri leader che saranno impegnati nei lavori del G8, anche la UE attraverso il portavoce Amadeu Altafaj Tardiu, approva e definisce la decisione “ un gesto simbolico molto forte”, diavolo di un Berlusconi ancora una volta spariglia e sorprende tutti, tirando fuori dal cilindro l’ennesimo coniglio bianco, mettendo l’Abruzzo al centro della scena politica mondiale.
L'utilizzo del complesso monumentale della Maddalena avrebbe comportato un costo di 220 milioni di euro, ha detto il premier: soldi che potranno essere risparmiati utilizzando per il vertice la scuola della Guardia di finanza di Coppito.
Quanto alla sicurezza dei leader, il presidente del Consiglio ha spiegato che ci sono tutte le condizioni per garantirla e che probabilmente «non credo che i no global avranno la faccia di venire in questi luoghi a organizzare manifestazioni dure come quelle a cui siamo stati abituati in passato».
Le opere già iniziate sull’isola della Maddalena saranno portate a compimento e come richiesto da Barack Obama sull’isola si terrà probabilmente in autunno il summit sull’ambiente.
Sul fronte interno plaudono le organizzazioni sindacali, persino Epifani si è detto d’accordo, le opposizioni frastornate, seppur con toni diversi tra Franceschini,Casini, e Di Pietro balbettano la loro approvazione, Berlusconi non ha una, ma dieci marce in più rispetto a costoro.
Favorevolissimi i commenti delle autorità locali, a partire dal presidente della regione Abruzzo, Gianni Chiodi, sino al sindaco dell’Aquila Cialente , che plaude al provvedimento e parla di un gesto di generosità per la città martoriata.
La notizia ha fatto quasi passare in secondo piano gli altri importanti provvedimenti presi dal consiglio dei ministri all’Aquila, un decreto legge per stanziare le risorse in favore delle zone terremotate. Il provvedimento mette a disposizione un totale di otto miliardi di euro, di cui 1,5 per fronteggiare l'emergenza e 6,5 miliardi per la ricostruzione.
Sono state individuate 15 aree dove intervenire con piastre di cemento armato capaci di sopportare scosse sismiche: su queste piastre saranno edificate case sicure, con verde e alberi, ha detto Berlusconi.
Gli studenti universitari saranno esonerati dal pagamento delle tasse per il periodo 2009-2010. Per la prima volta si affronta un evento del genere senza aumentare la pressione fiscale ha detto il premier.
Il ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, ha poi spiegato che il decreto prevede lo stanziamento di 150mila euro per chi vorrà ricostruirsi da sé la casa distrutta e 80mila euro per chi invece ha la casa danneggiata. «Prevediamo - ha detto - 500 milioni di euro, e la domanda è per 700, per interventi per le abitazioni private. Ci sarà un conto corrente gratuito per 150mila euro disponibili per ciascuno per la ricostruzione della casa».
«Puoi farti la casa come vuoi e può essere la ricostruzione della casa colpita o una casa nuova da un'altra parte» ha aggiunto Berlusconi.
Tremonti ha annunciato che è stata avanzata a Bruxelles la richiesta di fare dell'area terremotata una «zona franca urbana» esente da tributi.






23 aprile 2009

DI PIETRO FATTI PROCESSARE

Il trebbiatore di Montenero di Bisaccia, alias Antonio Di Pietro, da oggi in avanti potrà tranquillamente fregiarsi del titolo di “ Re della Casta”, dopo aver ottenuto da un pezzo quello di “Re delle facce di bronzo”.
Il campione della legalità a chiacchiere, mentre sbraita contro il parlamento italiano quando non concede l’autorizzazione a procedere verso un qualsiasi onorevole indagato e raccoglie firme contro il Lodo Alfano, non esita a farsi scudo dell’immunità di europarlamentare per sottrarsi al processo intentato dal giudice Filippo Verde contro di lui per diffamazione con richiesta di risarcimento danni pari a 210.000 euro, per aver diffuso notizie palesemente false sulla vicenda IMI-SIR / Lodo Mondadori, affermando che il giudice Verde era imputato per corruzione, notizia oggettivamente falsa, il che dimostra ancora una volta,casomai ce ne fosse ancora bisogno, l’enorme ignoranza giuridica, dopo quella istituzionale di cui è portatore Antonio Di Pietro, davvero non ci si può capacitare di come uno così abbia potuto ricoprire il delicato incarico di PM, non a caso Carnevale, presidente di sezione di Cassazione si è pubblicamente pentito di averlo promosso.
Di Pietro fatti processare,adesso è il momento di mettere in pratica quello che predichi da sempre : “ la prima cosa da fare, in caso di indagini e vicende processuali , è recarsi al più presto dal giudice per chiarire la propria posizione” , ma se ha chiesto e ottenuto di farsi scudo con l’immunità di europarlamentare è evidente che non intende nemmeno prendere in considerazione questa ipotesi, patetico buffone.
Nessuna meraviglia per carità, ma c’è da scompisciarsi dalle risate pensando a tutti quei frustrati , sfigati, forcaioli e giacobini da operetta titillati da questo insulso personaggio, in nome della giustizia e della legalità, forza ragazzi continuate a coltivare l’indignazione…..




17 aprile 2009

LA VERA TASSA SUL REFERENDUM

Premesso che, innanzi tutto bisognerebbe prendere atto e lodare il senso di responsabilità del PDL e di Silvio Berlusconi, poiché con la nuova legge elettorale che uscirebbe dal referendum Berlusconi e il Popolo Della Libertà prenderebbero da soli senza bisogno di allearsi con qualcun altro il 55% dei seggi parlamentari, è stato anteposto quindi il bene del paese, che in questo momento di tutto ha bisogno tranne che una crisi di governo, all’immediato tornaconto politico, il vero risparmio sui costi del referendum non si ha accorpandolo in un election day con le elezioni europee ne tantomeno accorpandolo al turno di ballottaggio delle elezioni amministrative, bisognerebbe prevedere un turno elettorale dedicato esclusivamente al referendum, così come ipotizzato in un primo momento, poiché per la natura stessa della consultazione è prevista anche l’astensione e il mancato raggiungimento del quorum, non è certo un caso che tutti i referendum che si sono celebrati nella storia della repubblica non sono mai stati accorpati ad altre elezioni.
E’ vero che un turno elettorale supplementare costa ai contribuenti qualche centinaio di milioni, ma costerebbe molto di più se questo referendum, diventato ormai inutile vista la semplificazione naturale avvenuta nella politica italiana, fosse aiutato a raggiungere il fatidico quorum abbinandolo con altre consultazioni, al comitato referendario sarebbe riconosciuto infatti un rimborso elettorale pari a circa un miliardo, poi magari glielo spiega Franceschini alle forze dell’ordine, ai disoccupati e infine ai terremotati dell’Abruzzo, che al posto di qualche centinaio di milioni da investire ci ritroveremmo un costo di un miliardo in più sul groppone.
E’ questa infatti la vera tassa che si rischia di pagare sul referendum, tutto il resto è fuffa e parole in libertà.




16 aprile 2009

PASSERELLA MEDIATICA

Probabilmente Franceschini non ha ben chiaro il concetto di “passerella mediatica” che evoca per stigmatizzare la riunione del consiglio dei ministri convocata all’Aquila la prossima settimana.
Il consiglio dei ministri si tiene in Abruzzo per dimostrare solidarietà, sensibilità e vicinanza del governo e del paese tutto alla popolazione vittima del terremoto, e perché in quel contesto verranno adottati provvedimenti che la riguardano.
Analoga iniziativa del resto fu fatta a Napoli in occasione dell’emergenza rifuti.
Le passerelle mediatiche sono altra cosa, a titolo di esempio sono quelle fatte non molto tempo fa dal governo nella reggia di Caserta, con la sola motivazione di “ fare ammuina” e discettare su un programma di governo di 300 pagine che conteneva tutto e il contrario di tutto senza decidere nulla, come è prassi costante di questa sinistra italianaparolaia e inconcludente”.
Qualcuno spieghi la differenza a Franceschini ,farà un opera meritoria che impedirà al segretario del PD di dire ulteriori sciocchezze.





12 aprile 2009

BUONA PASQUA HAPPY EASTER

AUGURO A TUTTI UNA FELICE E SERENA PASQUA !!!




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permalink | inviato da Aurora86 il 12/4/2009 alle 8:0 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


10 aprile 2009

IL GIORNO DEL DOLORE


















9 aprile 2009

LO STATO C'E'

La migliore garanzia per i terremotati dell’Abruzzo è l’impegno e la presenza costante di Silvio Berlusconi al loro fianco, dopo le innumerevoli disgrazie del passato, gestite nella confusione e nel pressapochismo più assoluto, dal Friuli all’Irpinia, dall’Umbria fino a Sarno dieci anni fa, dove dopo 24 ore dopo la catastrofe i volontari e i cittadini si aggiravano nel fango senza mete precise aspettando mezzi,direzione e coordinamento che non arrivavano, questa volta tutti, ma proprio tutti possono essere orgogliosi dello stato, come successo con i rifiuti a Napoli e in Campania il nostro Premier ha assunto su di se la responsabilità delle operazioni, come si suol dire “ci ha messo la faccia”, e questo assume un significato preciso per quel popolo d’Abruzzo sofferente e martoriato dal terremoto: “ tutto quello che c’è da fare dal soccorso alla ricostruzione sarà fatto in tempi certi e rapidi” .
Le interviste dei telegiornali e delle radio agli scampati della tragedia, verificatasi nel mezzo della notte, hanno ricevuto una risposta pressoché unanime : “alle prime luci dell’alba le colonne dei soccorsi erano sul posto”, nessuno è stato abbandonato a se stesso,come successo troppe volte nel passato quando cittadini e amministratori imploravano interventi nella confusione più totale.
Assoluta chiarezza di disposizioni e di comando dunque, la protezione civile guidata da Bertolaso è stata davvero encomiabile, Berlusconi da profondo conoscitore di uomini ha permesso a Bertolaso di esprimere al meglio le sue capacità e potenzialità, non solo come responsabile della protezione civile ma anche come responsabile dell’emergenza rifiuti, tanto che il Premier si fida di lui come di Gianni Letta, e questo è davvero un grosso complimento, non a caso lo ha voluto come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, in modo che, nelle specifiche materie di sua competenza, quando parla lui è come se parlasse Berlusconi.
''Sarò qui ogni giorno e mi metterò a disposizione per quello che serve. Fa parte della mia attività ed e' il mio dovere'', così Berlusconi all’Aquila ,in mezzo alle tendopoli dove si è recato a trovare e confortare gli sfollati ha adottato lo slogan del recente G20, People First , la gente prima di tutto, sia che si tratti di terremoto che di crisi economica, nessuno sarà abbandonato.
Poi un messaggio di fortissimo impatto sia per la popolazione abruzzese che per l’Italia tutta che ha toccato l’orgoglio nazionale : “Ringraziamo i paesi stranieri per la loro solidarietà , ma invitiamo a non inviare qui i loro aiuti. Siamo in grado di rispondere da soli alle esigenze, siamo un popolo fiero e di benessere, li ringrazio ma bastiamo da soli”.
Eventuali aiuti serviranno per la ricostruzione, ogni paese potrà adottare una chiesa,un opera d’arte o un quartiere, questa è sembrata un ottima idea al presidente Barack Obama che ha telefonato a Berlusconi mentre era in visita tra le tendopoli e lo ha invitato ad approfondire l’argomento nel prossimo incontro di Washington di preparazione al G8 della Maddalena.
Insomma dopo Napoli anche in Abruzzo,grazie a Berlusconi, lo stato ha dimostrato di esserci e di stare al fianco dei cittadini, si possono avere idee politiche diverse e questo è legittimo, ma negare la sua capacità di leadership generale e di governo, il pragmatismo e la cultura del fare , significa soltanto negare l’evidenza.











7 aprile 2009

L’ABRUZZO IN GINOCCHIO

La scossa di terremoto che ha messo in ginocchio un intera regione,l‘Abruzzo, ha fatto scattare una commovente gara di solidarietà, vera e non formale tra i cittadini italiani, da nord a sud senza distinzione alcuna , dopo soltanto due ore dall’appello fatto dal governatore della regione, Chiodi, perché si donasse sangue per i feriti, l’obiettivo era stato raggiunto, tanto che c’è stato bisogno di un nuovo comunicato per evitare inutili affollamenti negli ospedali, ma non solo, c’è una gara spontanea ad offrire vestiario, denaro, camper e case a disposizione a quella gente che ha perso tutto.
Il sisma si è verificato in piena notte, alle 3,32 con una scossa principale di 5,8 gradi della scala Richter, l’epicentro è stato individuato a una decina di chilometri dall’Aquila, ingenti i danni agli edifici e alle strutture pubbliche del capoluogo e delle frazioni e paesi nei dintorni, molti dei quali semidistrutti, particolarmente colpito il patrimonio artistico abruzzese, il conteggio delle vittime, purtroppo ancora provvisorio parla di 207 morti, 1000 feriti e circa 20.000 sfollati, la scossa è stata chiaramente avvertita in tutto il centro e sud Italia.
Rapida ed efficiente la macchina dei soccorsi della protezione civile guidata dal sottosegretario Bertolaso, alle prime luci dell’alba erano già sul posto le prime squadre di soccorritori che hanno trovato un ambiente spettrale, per strada vagavano centinaia di persone in preda alla disperazione e in stato di choc, in pigiama e con coperte sulle spalle, la rapidità dei soccorsi ha fatto in modo che decine di persone sono state estratte ancora in vita da sotto le macerie insieme purtroppo a numerosi morti.
Il Premier Silvio Berlusconi ha annullato una visita ufficiale programmata a Mosca e si è recato in Abruzzo per rendersi conto personalmente della situazione ed ha tenuto una conferenza stampa dove ha confermato che il governo farà tutto quanto è possibile e che nessuno sarà lasciato solo.
In serata il consiglio dei ministri ha decretato lo stato di emergenza e Berlusconi ha firmato un decreto che conferisce pieni poteri al sottosegretario Bertolaso.
Numerose le offerte di aiuto da tutto il mondo e tantissimi i messaggi di cordoglio al nostro governo, tra i primi quelli del presidente russo Medvedev, del primo ministro tedesco Angela Merkel, e del presidente USA Barack Obama.
Per gli sfollati sono state allestite 13 aree attrezzate e ci sono a disposizione 15.000 posti negli hotel sulla costa abruzzese e 5.000 posti nelle tendopoli, sono in via di allestimento inoltre attrezzati ospedali da campo, considerata la quasi totale inagibilità delle strutture pubbliche.
Mentre il popolo italiano si stringe intorno alla gente dell’Abruzzo e al governo impegnato nell’opera di soccorso,non potevano mancare gli sciacalli, che non sono solo quelli che entrano per rubare nelle case abbandonate, il quotidiano l’Unità ha il coraggio di scrivere che i soccorsi sono arrivati con il contagocce e che non ci sono tende per tutti, potevano almeno aspettare che fossero montate,ma d’altronde da un giornale che descriveva “la gioia nelle zone liberate da Pol Pot e dai khmer rossi” (Sic) non ci si può aspettare di più, non è certo un caso che è letto solo da quattro gatti ed è perennemente sull’orlo del fallimento,il tutto mentre anche l’opposizione riconosce al governo l’efficienza e la tempestività della macchina dei soccorsi.
Un altro strascico polemico si è verificato a proposito di un pseudo ricercatore, Giampaolo Giuliani, che a suo dire aveva previsto il terremoto e poi denunciato per procurato allarme, tutto il gota scientifico è concorde nell’affermare che i terremoti non si possono prevedere, infatti costui il 24 marzo diceva che non c’era da preoccuparsi per lo sciame sismico in atto in Abruzzo da diversi mesi, poi aveva previsto un terremoto con epicentro a Sulmona ed infine aveva previsto il terremoto dell’Aquila giusto qualche ora prima che si verificasse, è chiaro che se in una zona sismica si prevede un terremoto e il suo contrario nel giro di 15 giorni è facile azzeccarci, ma questo non ha nulla a che vedere con la scienza e la ricerca.
Infine da questo spazio voglio esprimere agli amici abruzzesi il mio personale cordoglio e la vicinanza al loro dolore e alle loro sofferenze, sono certa che passato il momento dello sconforto e della rabbia sapranno reagire alla grande, con l’aiuto di tutti, per fare la loro regione più bella e prospera di prima, sono un popolo forte e temprato.

FORZA RAGAZZI SIAMO TUTTI ABRUZZESI !!!














5 aprile 2009

LO SCIOPERO COME ANTIDOTO ALLA CRISI

Se dal punto di vista pratico una manifestazione come quella di ieri, organizzata in solitario da Epifani e dalla CGIL , contro il governo, gli altri sindacati confederali, Confindustria e tutte le altre parti sociali, non è servita a nulla, bisogna però riconoscere che ha ragione il ministro Brunetta quando afferma che “ anche queste scampagnate non fanno male contro la crisi perché muovono treni,ristoranti,autobus ecc. ecc. “ , e allora ben vengano queste manifestazioni, se ne facciano di più, augurandosi che magari ci sia anche più gente, perché come al solito si danno i numeri senza cognizione di causa, per la questura infatti i presenti non erano più di 200.000, la CGIL ne ha dichiarato 2.700.000 , eppure la manifestazione si è svolta al Circo Massimo dove qualche mese fa si era tenuta quella del PD guidato da Veltroni, e proprio in quella occasione , anche allora furono date cifre iperboliche poi smentite dalla questura e dalle riprese aree del Corriere, nessuno ha potuto contestare la teoria di Cicchitto sull’impenetrabilità dei corpi,confermata peraltro dal Sole24Ore, la quale dimostra senza tema di essere smentita che, tenendo conto delle misure e calcolando 4 persone per metro quadro nell’arena del Circo Massimo anche gremito sino all’inverosimile non possono entrarci più di 300.000 persone, lascio a voi ogni ulteriore considerazione.
Così come non mi meraviglia affatto che autorevoli esponenti del partito democratico erano presenti a “titolo personale” alla manifestazione, che pena vedere rappresentanti di un partito che si definisce riformista tanto da non entrare nemmeno nel PSE perché vuole andare oltre, partecipare ad uno sciopero organizzato dal più “massimalista dei sindacati”, per difendere la conservazione contro l’innovazione, come si sono ridotti i vari Franceschini, Bersani, D’Alema ,Fassino ecc. , pur di avere un po’ di visibilità non esitano a manifestare fianco a fianco con Ferrero,Bertinotti, e Di Pietro, e a “scioperare contro la pioggia”, questi non sono alla frutta, ma al caffè e all’ammazzacaffè.
Il problema vero è che una volta la CGIL era la cinghia di trasmissione del partito verso la società, ed era il partito che ne decideva la linea, come non ricordare quando un “vigliacco” come Di Vittorio piegò la testa e obbedì a Togliatti rimangiandosi le sue considerazioni sull’invasione dell’Ungheria e sugli operai di Danzica, oppure Trentin che venne messo da Berlinguer a presidiare i cancelli della Fiat negli anni ottanta fino ad essere sconfitto dalla marcia dei quarantamila prima, e dal referendum sulla scala mobile poi.
Adesso invece è il sindacato che guida , Epifani ha assunto su di se la responsabilità dell’opposizione e detta la linea, Franceschini & C. seguono ma non troppo, poiché la parte moderata del partito non è d’accordo.
Chiudo qui perché c’è da scompisciarsi dalle risate.






3 aprile 2009

G20 UNA SVOLTA STORICA?

Barack Obama parla di “svolta storica” nel G20 di Londra, più o meno sullo stesso tono i commenti degli altri leader mondiali, in effetti sono state prese delle decisioni coordinate che hanno pochi precedenti nella storia moderna.
Le misure decise per contrastare la crisi economica mondiale infatti sono di forma e di sostanza, è stato approvato uno stanziamento di 1000 miliardi a favore del FMI oltre allo stimolo fiscale di 5000 miliardi entro il 2010, nonché un intesa contro i cosiddetti “paradisi fiscali” e relativa lista nera, e un nuovo consiglio per la stabilità finanziaria globale, questi i provvedimenti più importanti.
Stiamo sostenendo una espansione fiscale concertata e senza precedenti che creerà milioni di posti di lavoro , e che ammonterà, entro la fine dell'anno prossimo, a 5 mila miliardi di dollari; aumenterà la produzione del 4 per cento e accelererà la transizione a un'economia verde, “una crisi globale richiede una soluzione globale" che "abbia al suo centro le esigenze e i posti di lavoro delle famiglie dei lavoratori non soltanto nei paesi industrializzati, ma anche in quelli emergenti e nei paesi più poveri", si legge nel comunicato finale del vertice, e in quest’ultimo passaggio voluto fortemente da Silvio Berlusconi c’è tutto il riconoscimento dell’impegno dell’Italia al tavolo dei capi di stato e di governo delle maggiori economie mondiali.
Secondo Barack Obama il vertice è stato molto produttivo e costituisce una svolta per la ripresa respingendo tentazioni protezionistiche, il premier inglese Gordon Brown ha elencato tutti i punti sui quali è stato raggiunto l’accordo: “abbiamo raggiunto il consenso per fare tutto ciò che è necessario per ristabilire la crescita economica e l'occupazione e prevenire un'altra crisi come quella attuale”, secondo il cancelliere tedesco Angela Merkel, si tratta di «un compromesso storico in risposta a una crisi eccezionale»,soddisfatto anche il presidente francese Nicolas Sarkozy: «I risultati ottenuti vanno aldilà di quello che potevamo immaginare i paesi del G20 hanno deciso di riformare in profondità l’organizzazione finanziaria internazionale con un rafforzamento delle regole,che poi è la cosa che chiede da mesi il nostro ministro dell’economia Tremonti.
Sono state «smentite le previsioni pessimistiche della vigilia». Dal G20 di Londra è uscita una «forte e unanime affermazione della volontà di cooperare per uscire dalla crisi e prendere misure coordinate», così si è espresso Berlusconi, «ho detto a Obama che si deve tirare su le maniche per far uscire il mondo dalla crisi visto che la crisi arriva proprio dall'America. Lui mi ha risposto che ho ragione e che l'importante è restare tutti insieme per risolvere i problemi».
''E' partita la regolamentazione finanziaria che troverà compimento al G8 alla Maddalena'', per il premier ''al summit in Sardegna puntiamo a un vero e proprio codice sia sull'agire dei protagonisti del mondo finanziario ed economico, sia sull'attività' di vigilanza degli istituti mondiali, anche a livello nazionale''.
Infine con la consueta pragmaticità che lo contraddistingue , Silvio Berlusconi ha chiamato accanto a se sia il primo ministro russo Medvedev che il presidente degli USA Obama a posare per una foto ricordo insieme a lui, mettendo così un primo ponte per il riavvicinamento delle due potenze.








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