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I COMUNISTI ITALIANI SACRIFICATI DA TOGLIATTI

Chi conosce un libro di rilievo come quello di Elena Dudovich Tra esilio e castigo. Il Komintern, il PCI e le repressioni degli antifascisti italiani in Urss (1936-38) , edito due anni fa da Carocci, o la forte testimonianza di una vittima di tali repressioni, Dante Corneli, Il redivivo tiburtino (riproposto lo scorso anno da Liberal libri), e in generale chi intende conoscere nella sua interezza le catastrofi che nello scorso secolo sconvolsero Russia e Germania, investendo tutta Europa, troverà nuovo motivo di riflessione nel libro scritto da Giancarlo Lehner in collaborazione con Francesco Bigazzi: La tragedia dei comunisti italiani. Le vittime del PCI in Unione Sovietica . Il numero dei comunisti italiani fucilati o reclusi nel lager dell’Unione Sovietica negli anni Trenta fu più limitato rispetto a quello dei comunisti di altri Paesi europei (si pensi a tedeschi e austriaci non solo uccisi e deportati, ma consegnati ai nazisti durante la collaborazione tra Hitler e Stalin) e riguardò militanti di base, mentre interi gruppi dirigenti di altri partiti comunisti, come quello polacco, furono sterminati. Come ha scritto di recente uno storico francese, «il gruppo dirigente del PCI rifugiato in Russia restò, al contrario, miracolosamente intatto».
Il libro di Lehner aiuta a capire un perché di questo «miracolo» illustrando più ampiamente che in passato, con inediti documenti degli archivi sovietici, la stretta collaborazione del gruppo dirigente del PCI con gli organi polizieschi dell’Urss nelle persecuzioni dei loro compagni di partito e di esilio. Il nome di Palmiro Togliatti, il suo avallo diretto alle repressioni, viene, naturalmente, in primo piano.
A questo proposito, dato che della corresponsabilità personale di Togliatti in queste «purghe» staliniane già si sapeva e già non poco si è scritto a sua condanna o a suo discarico, conviene correggere la «giustificazione» che talora viene addotta, secondo cui questa complicità sarebbe stata dettata da una comprensibile volontà di salvarsi da una minaccia dalla quale nessuno allora era esente. È storicamente più veridico pensare, invece, anche alla luce di tutta la personalità politica del leader comunista italiano, che non di viltà si sia trattato, o non di essa soltanto, ma di convinzione, di totale adesione a un movimento e a un regime che comportavano anche simili mostruosità e ai quali la fedeltà era assicurata per qualsiasi sua evoluzione. Il libro di Lehner, ricco di analisi storica e di energia polemica, ha soprattutto il merito di far conoscere storie vere, e incredibilmente drammatiche, di uomini e donne dell’Italia che, sfuggiti al fascismo, vennero sacrificati dai loro compagni e dirigenti di partito al Moloch di una rivoluzione onnivora e vorace.

Vittorio Strada

GIANCARLO LEHNER
La tragedia dei comunisti italiani
Mondadori Pagine 374.
 

 

Pubblicato il 16/5/2006 alle 2.12 nella rubrica Trinariciuti.

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