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NO A UNO STATO DI POLIZIA TRIBUTARIA.

Anche  sul decreto Bersani-Visco  in discussione alla camera è stato posto il voto di fiducia, ed è la settima volta in poco più di due mesi di governo,quella che dovrebbe essere una eccezione è diventato regola.

I voti di fiducia insieme alle esternazioni del “pistolino di Stalin e Pol Pot”  alias il PDR Napolitano,rappresentano le flebo che tengono in vita questo governo,sorretto da una maggioranza variabile ogni giorno e ogni ora su qualsiasi argomento.

Persino i più tenaci sostenitori di questo “governicchio” sono consapevoli che così non si potrà andare avanti a lungo,se non ci saranno larghe intese o “campagne acquisti mirate”,  la situazione non potrà reggere a lungo.

Intanto oggi alla camera è intervenuto per dichiarazione di voto Silvio Berlusconi ,che ha denunciato l’esautorazione del parlamento e l’istaurarsi di un pericoloso “regime di polizia tributaria” dove tutti i cittadini sono dei “presunti malfattori” costretti a provare la loro innocenza, e non il contrario come è  normale in un moderno stato di diritto.

 

L’INTERVENTO  ALLA CAMERA DEI DEPUTATI  DI SILVIO BERLUSCONI:

 

"La nostra opposizione a questo decreto non e’ certo nei confronti delle liberalizzazioni, poiche’ noi consideriamo il mercato e la concorrenza elementi fondamentali della crescita della nazione. Blindandosi per la settima volta in 75 giorni con la fiducia, il governo espropria di fatto il Parlamento e le sue prerogative e impone di convertire l’ennesimo decreto, che introduce nuove gabelle e per la prima volta inasprimenti fiscali retroattivi, sostituendo la cultura delle garanzie con quella del sospetto.  C’e’ il rischio di trasformare cosi’ il nostro Stato in uno Stato di polizia tributaria, altro che liberalizzazioni..."

"Sono meravigliato del consenso di tanti ex Dc che stanno nella Margherita a questo provvedimento. Vorrei ricordare loro come un grande ministro delle finanze democristiano del passato, Ezio Vanoni, sosteneva che lo Stato doveva fidarsi dei cittadini e che il cittadino deve essere considerato tale, non un suddito. Visco invece e’ la negazione di Vanoni. Il nucleo della sua filosofia fiscale e’ quello sintetizzato dal binomio di Foucault : ’sorvegliare e punire’. La nostra visione del fisco e’ opposta, e come dimostrano gli ultimi dati del gettito fiscale, il nostro metodo ha funzionato e sta funzionando".

Con questo provvedimento, invece, "il conto corrente diventa lo strumento principe del controllo fiscale. Cosi’ l’imprenditore, l’artigiano, il professionista diventano dei sospettati, potenzialmente malfattori costretti a dar prova della loro innocenza. Con queste misure Visco ha compresso gli spazi di riservatezza, come ha sottolineato anche il garante della privacy. Cosi’ si instaura principio di controllabilita’ preventiva, lo Stato diventa una sorta di Grande Inquisitore, che registra i suoi consumi, le sue vacanze, le malattie, ogni aspetto del suo comportamento economico. Con questo decreto si mette a rischio la liberta’ economica e civile dei cittadini. Si promuove una schedatura invasiva e totale che non esiste in nessuna democrazia liberale. Secondo il principio di controllabilita’ preventiva ogni produttore di ricchezza e’ indicato come un potenziale evasore".

Nel testo Bersani "la parte delle liberalizzazioni ha la peggio rispetto a una riforma fiscale grave per la difesa della liberta’ del singolo cittadino. Un programma di liberalizzazioni serie prevederebbe la rottura del monopolio sindacale, l’eliminazione dei privilegi di cui godono le cooperative e la privatizzazione delle utilities pubbliche. Nel decreto legge c’e’ invece vendetta sociale spacciata come liberalizzazione economica: in realta’ vi sono misure per favorire le vostre cooperative, le grandi aziende a svantaggio dei piccoli operatori. Una politica seria di liberalizzazione deve necessariamente rompere il fronte sindacale, i privilegi delle coop, promuovere l’imprenditorialita’, agire a 360 gradi e non puo’ prescindere dal preventivo confronto con le categorie interessate a meno che voi pensiate che alcune categorie, gli avvocati prima di tutti, non siano degne di essere consultate. Questo modo di operare e’ preoccupante e pericoloso. Il furore ideologico prevale sul senso di responsabilita’. E anche gli effetti pratici saranno devastanti".

Il leader di Forza Italia ha sottolineato infine che "sulle liberalizzazioni vere ci puo’ essere un confronto ampio e approfondito. Ci auguriamo che il filo del dialogo sulle urgenze del paese possa essere ripreso. Anche le parole del Capo dello Stato vanno in questa direzione. Purtroppo non sembrano queste le logiche che prevalgono in questa maggioranza". In ogni caso, ha concluso, "noi faremo un’opposizione ferma ma allo stesso tempo serena e propositiva".
 
2/08/2006

                                   

Pubblicato il 2/8/2006 alle 22.16 nella rubrica Silvio Berlusconi.

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