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FOIBE : UNA TRAGEDIA ITALIANA ( I PARTE )

“...Oggi ancora si parla di “profughi”: . . . Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città, non sotto la spinta del nemico incalzante, ma impauriti dall’alito di libertà che precedeva o coincideva con l’avanzata degli eserciti liberatori. . . . Questi relitti repubblichini che ingorgano la vita delle città e le offendono con la loro presenza e con l’ostentata opulenza, che non vogliono tornare al loro paese d’origine perché temono di incontrarsi con le loro vittime, siano affidati alla Polizia che ha il compito di difenderci dai criminali, . . . coloro che sfuggono al giusto castigo della giustizia popolare jugoslava. . . essi sono indotti a fuggire, incalzati dal fantasma di un terrorismo che non esiste”

L’Unità 30 Novembre 1946

Così l’organo di stampa ufficiale dei “porci comunisti italiani” si occupava di “profughi”, coloro cioè che in quei giorni stavano scappando dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia per cercare rifugio in Italia,erano impauriti dall’alito di libertà(Sic).

I "comitati d'accoglienza" organizzati dal partito contro i profughi all'arrivo in Patria furono numerosi. All'arrivo delle navi a Venezia e ad Ancona, gli esuli furono accolti con insulti, fischi e sputi e a tutti furono prese le impronte digitali.

Famosa in tal senso fu la manifestazione di ostilità dei ferrovieri di Bologna, i quali, per impedire che un treno carico di profughi provenienti da Ancona potesse sostare in stazione, minacciarono uno sciopero. Il treno non si fermò e a quel convoglio, carico di umanità dolente, fu rifiutata persino la possibilità di ristorarsi al banchetto organizzato dalla Pontificia Opera Assistenza.

A La Spezia, città dove fu allestito un campo profughi, un dirigente della Camera del lavoro genovese durante la campagna elettorale dell'aprile 1948 arrivò ad affermare "in Sicilia hanno il bandito Giuliano, noi qui abbiamo i banditi giuliani".

È doveroso precisare che i profughi non crearono mai, in nessun luogo dove trovarono rifugio, problemi di criminalità. Al contrario si distinsero per la laboriosità e per il rispetto delle leggi.

Tutti ormai sanno ciò che la storia ufficiale ha nascosto a 3 generazioni,e cioè che la pulizia etnica nei territori italiani della Jugoslavia fu fatta dai partigiani comunisti di Tito,con l’avallo e la complicità dei comunisti italiani, il tutto fu eseguito alla perfezione secondo un manuale,quello di Cubrilovic, futuro ministro di Tito, gli stessi sistemi sono stati adottati fino agli ultimi conflitti etnici nell’ex Jugoslavia,e come nella migliore tradizione della  lotta di classe dopo l’esproprio coatto dei beni mobili e immobili degli espulsi vi furono insediati immediatamente i propri coloni.

Non si trattò dunque di vendette della popolazione locale contro i fascisti e nazisti italiani,come ieri e ancora oggi  ex ,post e neo comunisti italiani hanno voluto farci credere,bensì di qualcosa di molto più grande e mostruoso che ha riguardato circa 350.000 nostri connazionali.

Si tratta di un vero e proprio manuale, che riporta cinicamente le tecniche per attuare una "pulizia etnica", una "bonifica", dei territori da conquistare.

Alcuni passaggi significativi:

“La sola maniera ed il solo sistema di allontanarli (gli etnodiversi) è la forza brutale di un potere statale organizzato. Non rimane che una sola via, la loro deportazione in massa. Quando il potere dello Stato interviene nella lotta per la terra non può avere successo che agendo brutalmente.”

“Nessuna azione richiede altrettanta perseveranza ed attenzione. Per realizzare un esodo di massa la prima condizione è la creazione di una psicologia appropriata che si può provocare in molteplici modi. Lo Stato deve sfruttare le Leggi a fondo, in maniera tale da rendere loro (agli "etnodiversi") insopportabile vivere presso di noi. Ammende, prigionia, applicazione rigorosa di tutte le disposizioni di polizia, (…), prestazioni d'opera obbligatorie e impiego di qualsiasi altro mezzo che può escogitare una polizia efficiente. Sul piano economico: rifiuto di riconoscere i vecchi titoli di proprietà e un'operazione catastale che in questa regione deve accompagnarsi alla riscossione inesorabile delle imposte e al rimborso forzato di qualsiasi debito pubblico o privato, revoca di qualsiasi pascolo demaniale e comunale, soppressione delle concessioni accordate, ritiro delle licenze ai caffè, agli esercizi commerciali e alle botteghe artigiane, destituzione di funzionari, di impiegati privati e municipali. (…)…si tratta di creare una "psicosi dell'evacuazione", di procedere a questa iniziando dalle campagne, (…), di espellere intere famiglie, interi villaggi mirando.prioritariamente alle classi medie agiate, più influenti, senza le quali i poveri saranno incapaci di opporre resistenza. Lo Stato deve arrogarsi il diritto senza limiti di espropriare i beni mobili ed immobili degli espulsi e immediatamente dopo la loro partenza deve insediare al loro posto i propri coloni.”

La prima azione di attacco della struttura statale jugoslava sul popolo "sconfitto e diverso" fu sferrata avvalendosi dei "tribunali del popolo" e delle "foibe", le quali seminarono un terrore tale nella popolazione da creare rapidamente la "psicologia appropriata" voluta da Cubrilovic.

Letteralmente, "foiba" deriva dal latino fovea che significa fossa, cava, buca, le foibe, infatti, come le doline , sono caratteristiche del paesaggio carsico istriano.

È stato accertato che alcune foibe arrivano ad essere profonde anche 300 metri. Le numerose diramazioni, gli anfratti ed i cunicoli che spesso caratterizzano queste cavità, non consentono agli speleologi l'accesso oltre certi limiti e rendono in molti casi molto difficile individuarne il fondo.

Le foibe, in origine, venivano utilizzate come vere e proprie discariche, nelle quali veniva gettato ciò che non serviva più (carcasse di animali, derrate alimentari avariate, sterpaglie, macerie e altro ancora).

Negli anni '40 esse assunsero invece un'altra macabra funzione, divenendo la tomba naturale di migliaia di persone.

Le foibe diventarono così uno strumento di martirio ed un'orrida tomba per migliaia di martiri.

La caratteristica comune di tutte le uccisioni fu l'assenza pressoché totale di notizie sulla sparizione di migliaia di persone. Un mistero che alimentò notevolmente il clima di terrore nel quale viveva la popolazione, dopo la sentenza di morte le vittime venivano portate sul luogo dell'esecuzione, con i polsi legati dietro la schiena con filo di ferro, giunti sull'orlo dell'abisso, i carnefici davano inizio all'esecuzione sparando un colpo di pistola o di fucile alla testa della vittima, facendola all'interno della voragine nella quale trascinava con sé il compagno ancora vivo a cui era legata, l’agonia di questi sventurati poteva durare giorni interi e le loro grida ed invocazioni di aiuto venivano udite dagli abitanti della zona, ma la paura ed il terrore che regnava ovunque impediva di avvicinarsi alle foibe.

Oltre alle foibe sono tristemente famosi i campi di concentramento di Borovnica, Aidussina, Skofia Loka, Maribor, Goli Otok (Isola Calva) e Sveti Grgur (Isola di San Gregorio), in questi luoghi molti morirono di torture o si suicidarono, altri vennero semplicemente lasciati morire di fame o di sfinimento,nulla da invidiare dunque a quelli nazisti,se non le camere a gas.

Con questi sistemi dunque i comunisti Titini attuarono la “pulizia etnica” nei confronti degli italiani,e riuscirono pienamente nel loro scopo,gli scampati e i profughi di quella tragedia non hanno mai avuto indennizzi e/o riconoscimenti,anzi furono insultati e dileggiati poiché erano fuggiti dalla “Gerusalemme terrestre” e sulla vicenda per decenni ci sono state menzogne,omissioni e silenzi,” comunisti italiani” diedero un grosso contributo sia di logistica che di “manovalanza”, basti pensare agli operai dei cantieri di Monfalcone che furono organizzati e inviati dal partito in un controesodo allo scopo di fornire “manovalanza specializzata ai compagni slavi”e in un articolo dell’Unità del novembre 1946 Togliatti dichiarava che il Maresciallo Tito avrebbe riconosciuto l’italianità di Trieste in cambio di Gorizia,insomma tra comunisti ci si poteva intendere.

Tutto incominciò il 30 Aprile 1945 quando la città di Trieste insorse contro i Tedeschi che si trovavano ancora in città, tra le migliaia d'insorti troviamo i rappresentanti dei risorgenti partiti politici italiani e molti Militari dei Carabinieri, della Guardie di Finanza, e della Guardia Civica. Fra loro non ci sono comunisti: costoro, in obbedienza ad una direttiva di Togliatti, da tempo staccatisi dal "Comitato di Liberazione Nazionale", agiscono inseriti nel CEAIS (Comitato Esecutivo Antifascista Italo Sloveno), operante a favore dell'OF "Osvobodilna Fronta", "Fronte di Liberazione Sloveno", dopo sanguinosi scontri a fuoco,  i "Volontari della Libertà", a sera, hanno il controllo di buona parte della città, issano il Tricolore sul palazzo comunale e sulla Prefettura. i tedeschi rifiutano di arrendersi per consegnarsi agli Alleati.

Il 1° maggio, fra lo stupore, che poi diviene costernazione, i "liberatori" che arrivano in città sono i partigiani jugoslavi. Fin dai primi contatti si avverte che questi non sono migliori dei Tedeschi! 

Disconoscono i "Volontari della Libertà" e, costringono i partigiani del CLN a rientrare nella clandestinità. Invano i nostri Patrioti cercano punti d'incontro. Per la parola "Italia", per la Bandiera nazionale e per la Libertà "vera" ci sono soltanto porte chiuse. Per contro "stelle rosse", bandiere rosse con falce e martello e Tricolore con stella rossa al centro vengono imposti ovunque.(segue)…

Pubblicato il 10/2/2007 alle 16.52 nella rubrica Miseria,Terrore e Morte.

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