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BERLUSCONI: DICO NO .

Questo il testo integrale dell’intervista che Silvio Berlusconi ha rilasciato al quotidiano il Messaggero:

‘E’ sempre dell’idea di lasciare libertà di coscienza a Forza Italia in materia di coppie di fatto? Se così fosse, e se in Senato il governo si salvasse su questo tema anche grazie a voti di Forza Italia, vi sarebbero ugualmente conseguenze politiche?

“Sui temi di questo tipo, in un partito liberale, la libertà di coscienza è doverosa. E su una materia delicata ed essenziale per la società come la difesa della famiglia e la tutela dei diritti delle persone non credo vadano fatte speculazioni politiche. Purtroppo invece il governo ha prodotto, proprio per tutelare i difficili equilibri politici all’interno del centrosinistra, un cattivo compromesso fra esigenze diverse. Un compromesso che nella sostanza modifica di poco i diritti dei singoli, ma che ha un grande valore simbolico. Crea esattamente quello che noi non volevamo, una sorta di matrimonio di serie b, che svilisce il significato della famiglia, il suo valore sociale e civile ed è certamente prodromico alla concessione dell’adozione di figli anche a coppie dello stesso sesso. Su questo tema, nonostante lo sforzo di conciliare esigenze contraddittorie, la maggioranza non riuscirà a mantenersi compatta ed accelererà il processo di disgregazione già in atto. Ed è assolutamente certo che nessun senatore di Forza Italia farà da stampella a questo governo.”

Tra i primi problemi la politica estera, presidente. Come valuta la tensione diplomatica che si è aperta con gli Usa dopo la risposta di D’Alema alla lettera degli ambasciatori sull’Afghanistan?
“La valuto naturalmente con grande preoccupazione. Abbiamo lavorato cinque anni per costruire non solo un’immagine positiva del nostro Paese, ma un ruolo politico dell’Italia credibile e autorevole nel mondo. Malgrado le critiche provinciali e strumentali dei nostri avversari, c’eravamo riusciti. L’Italia era diventata uno dei protagonisti attivi ed ascoltati della politica internazionale.

Ora questo patrimonio viene svenduto da un governo che segue una politica ondivaga, ostaggio di una maggioranza che non ha una politica estera. Da leader di un’opposizione responsabile, devo sottolineare ancora una volta che senza l’apporto determinante del centro-destra, questo governo non sarebbe in grado di assicurare neppure il rispetto minimo degli impegni internazionali del nostro Paese. Come si sta vedendo nella vicenda dell’allargamento della base Nato di Vicenza.”

Non è effettivamente «irrituale», come ha dichiarato il ministro degli Esteri, che gli ambasciatori di sei paesi alleati dell’Italia si rivolgano direttamente all’opinione pubblica italiana invece che alla Farnesina?
"Il ministro degli esteri, di fronte alle preoccupazioni dei nostri alleati per il progressivo disimpegno del governo dalla lotta al terrorismo, ha preferito nascondersi dietro un aggettivo. Nell’epoca delle comunicazioni di massa, che hanno realmente “sciolto” le ingessature diplomatiche tradizionali è alla sostanza dei problemi  che bisogna guardare, più che alla forma. D’Alema con quella dichiarazione ha più che altro guardato al giardino di casa propria, cercando e ottenendo il consenso della sinistra radicale. Dal ministro degli Esteri, anziché rilievi “formali”, ci si sarebbe attesa una risposta che andasse al nodo del problema: il deterioramento progressivo e inarrestabile delle relazioni del nostro Paese con gli Usa. E il caso non si è certamente chiuso con l’incontro di giovedì tra D’Alema e l’ambasciatore Spogli.”

Negli anni della sua presidenza, è noto che i rapporti con Washington sono stati particolarmente stretti e amichevoli anche sul piano personale. Continua a sentire, anche informalmente, il presidente Bush?
"Ho conservato con il Presidente Bush un eccellente rapporto personale, basato sulla stima reciproca e sul suo apprezzamento per l’azione svolta dal nostro governo. Mi permetto di aggiungere che la stessa stima ho sempre trovato in tutti gli ambienti politici americani, sia repubblicani che democratici. Quando ho avuto l’onore di parlare al Congresso degli Stati Uniti - un onore reso non alla mia persona, ma alla credibilità del nostro Paese - ho ricevuto amplissimi consensi da parte di tutti i presenti, vale a dire dai maggiori esponenti di entrambi gli schieramenti politici americani.”

Ed essendosi occupato personalmente tanto di esteri, sia da Palazzo Chigi sia assumendo l’interim della Farnesima, qual è il suo giudizio, presidente Berlusconi, sull’operato di D’Alema come ministro degli Esteri, caratterizzato almeno all’inizio da un notevole feeling, anche personale, con Condoleezza Rice?
"La signora Rice è una persona acuta ed esperta, consapevole dell’opportunità di stabilire un buon rapporto personale con i suoi interlocutori. Non mi stupisco che sia accaduto anche con l’on. D’Alema, del quale ho stima personale. Stima che non mi porta però a condividere una politica estera che reputo contraria all’interesse del nostro Paese. Nella maggioranza convivono almeno due linee di tendenza pericolose.

Una, quella più visibile, è quella esplicitamente anti-occidentale   di chi brucia la bandiera Usa o israeliana, grida 10-100-1000 Nassiriya, chiama i terroristi combattenti della resistenza. L’altra, meno esplicita ma non meno insidiosa, è quella di chi vorrebbe tornare a un’Italia marginale, che rinvia tutti i problemi a presunti consessi internazionali, come alibi per non assumersi responsabilità. Un‘Italia inaffidabile per tutti, che fa dell’Europa un pretesto per chiamarsi fuori da ogni scelta attiva.”

Venendo alle vicende interne, lei ha ripetutamente detto lo scorso autunno di non credere a una “spallata” che avrebbe mandato a casa il governo sulla Finanziaria, ed è andata davvero così. Ora, di fronte alle tensioni in politica estera e sui temi etici, a cominciare dai pacs, ritiene che Prodi sia più debole? Per intenderci, a suo avviso, questo governo lo mangerà un altro panettone? O soltanto una colomba pasquale?
"La sinistra, al di là delle festività natalizie e pasquali, è tenuta unita da un mastice straordinario che è quello del potere. La campagna elettorale scorsa è stata condotta, dalla sinistra, tutta sul filo della menzogna continuativa ed organizzata, quella sul presunto declino del Paese. Il clamoroso aumento delle entrate fiscali ha smentito clamorosamente quelle calunnie.

Oggi con l’economia che ha ripreso a tirare e con i conti pubblici ereditati da noi in ordine, la sinistra non realizza le riforme strutturali che servirebbero a consolidarla nel lungo periodo e riesce a produrre solo le cosiddette liberalizzazioni di parrucchieri e benzinai.
Per il resto si accapiglia attorno ai veri problemi, dalla riforma delle pensioni alla privatizzazione delle aziende pubbliche locali, vero e proprio groviglio di interessi clientelari. Si trova d’accordo soltanto nel demolire sistematicamente le nostre riforme. Hanno già cancellato la riforma Moratti, ma il loro obbiettivo è la Legge Biagi: la legge grazie alla quale l’occupazione in Italia è cresciuta negli ultimi anni come mai era accaduto in passato, soprattutto fra i giovani, nel mezzogiorno, nei settori più deboli della società.” 

Quanto delle sorti del governo dipende dal risultato delle amministrative di primavera?
"Le amministrative dimostreranno quanto la sinistra sia riuscita a perdere consenso in un anno: davvero un record dato che solo il 26,8 % degli italiani dichiara di avere fiducia nel governo Prodi.

In più, grazie all’ultima Finanziaria del nostro governo, si è verificato un incremento delle entrate fiscali di 37 miliardi, che il governatore Draghi ha definito “inaudito”. Si è dimostrato così che i conti erano in ordine e che non c’era alcun bisogno di tartassare gli italiani con  un diluvio di nuove tasse. Le prime buste paga di gennaio inferiori a quelle precedenti fanno giustizia di quanto denunciavamo: solo una sparuta pattuglia di contribuenti ha trovato qualche euro in più, che dovrà però restituire a partire da primavera, quando entreranno in vigore le addizionali comunali e regionali. Del cuneo fiscale, i lavoratori dipendenti non hanno visto un solo euro. In sovrappiù, si prepara la tosatura dei risparmiatori, con l’estensione anche ai vecchi Bot della nuova tassazione al 20%.”

E se mai si giungesse alla caduta di questo governo, cosa ci sarebbe dopo? Elezioni? Un altro governo? O, senza più Prodi, tornerebbe attuale per quanto la riguarda l’ipotesi di sostenere un governo di larghe intese che escluderebbe soltanto le cosiddette ”estreme”?
"Decidere delle sorti della legislatura è un potere che spetta esclusivamente al Capo dello Stato. Non sta a me interpretare il suo pensiero o le sue intenzioni. Quello che è certo è che un governo di larghe intese non appare attuale in questa fase politica. A fronte di un sostanziale pareggio, lo proposi subito dopo le elezioni, per affrontare insieme alcune urgenti priorità. Era comunque una proposta a termine, per qualche mese, in attesa di ridare la parola ai cittadini. Allora quella proposta, che era un atto di responsabilità politica, venne respinta con irridente arroganza. Non vedo come possa oggi tornare di attualità.”

A quest’ultimo proposito, se la sinistra radicale è l”estrema” dell’Unione, qual è l”estrema” del centrodestra? Forse la Lega?
"L’ipotesi di un governo di larghe intese – e ripeto oggi non ne vedo le condizioni – dovrebbe essere concordata, per quanto ci riguarda, con tutti, e sottolineo tutti, gli alleati. Non potremmo neanche prendere in considerazione un’ipotesi nella quale qualcuno fosse messo da parte. La Lega non è un’estrema, si è dimostrata una forza di governo responsabile e autorevole, come d’altronde tutti gli altri partiti della Casa delle Libertà. L’accordo con gli alleati per noi è il primo presupposto. Come sempre, anche in tale improbabile evenienza decideremmo insieme il da farsi.”

C’è in Parlamento qualche provvedimento del governo su cui Forza Italia e il resto dell’opposizione potrebbero far convergere i loro voti? Magari sulle liberalizzazioni?
"Lo abbiamo già detto e già fatto. Noi sosteniamo i provvedimenti che ci paiono utili al Paese, indipendentemente da chi li proponga. Lo abbiamo fatto e lo faremo sul finanziamento della missione in Afghanistan. Per il resto vale lo stesso criterio che valeva quando eravamo al governo. Prima di varare un provvedimento, mi accertavo se rendesse gli italiani più liberi o meno liberi. Se la risposta era “meno liberi”, quel provvedimento non andava avanti.

Oggi il nostro voto dipende dalle stesse considerazioni. Quindi un provvedimento di vere liberalizzazioni lo voteremmo. Ma i provvedimenti di Bersani, in realtà, non sono vere liberalizzazioni. C’è un misto di demagogia, di dirigismo, di volontà punitiva degli artigiani e dei piccoli esercenti che, unita agli interessi delle cooperative rosse e ad una apparente tutela dei consumatori, vengono spacciate per liberalizzazione dei mercati.”

Riforma delle pensioni: se il governo mostra coraggio e va avanti sulla linea del cambiamento, avrà il vostro sostegno?
"Dipende da cosa significa cambiamento. Io ritengo che la riforma che abbiamo realizzato sia sufficiente ad assicurare l’equilibrio dei conti pensionistici, senza toccare i diritti acquisiti e senza penalizzare inutilmente nessuno.

Cancellare la nostra riforma, come invece mi pare si voglia fare, non richiede coraggio, dimostra irresponsabilità. Significa rendere impossibile l’equilibrio dei conti, e quindi, in prospettiva, venir meno agli impegni internazionali del nostro Paese. Significa anche, alla lunga, che le giovani generazioni non potranno contare su una pensione certa. Significherebbe dunque ipotecare gravemente il futuro del nostro Paese.”

Altro tema bipartisan per definizione dovrebbero essere le riforme istituzionali e la legge elettorale. Crede sul serio alla possibilità che si arrivi a una nuova legge elettorale in Parlamento? Fini non esclude il ricorso al referendum; e lei?
"Ho già detto più volte che considero impossibile riformare la legge elettorale per referendum. Il referendum è tutt’al più un utile strumento per indurre il parlamento a legiferare. Con An, come con tutti gli alleati, siamo d’accordo nel privilegiare la scelta parlamentare.”

Se dipendesse unicamente da lei, manterrebbe la legge elettorale attuale, varata dal suo governo, o apporterebbe alcuni cambiamenti? Se sì, quali?
"La legge elettorale che abbiamo varato nella scorsa legislatura è una buona legge. Ricordo però che l’introduzione al Senato di un premio di governabilità eguale a quello della Camera, assegnato cioè su base nazionale, fu resa impossibile da obiezioni di ordine costituzionale. Oggi si tratta di rimettere mano alla questione Senato, in modo da garantire anche nell’altro ramo del parlamento la piena governabilità. Ricordo anche che quando varammo questa legge fummo fatti oggetto dalla sinistra delle peggiori ingiurie. La legge fu giudicata strumentale e inefficace. L’esperienza, la forza dei fatti, ha dimostrato il contrario. Anche per questo, un ragionamento sulla riforma elettorale non può che partire della legge esistente, per apportarle utili miglioramenti. Ma per la maggioranza degli italiani la cosa più importante è quella di andare a votare al più presto, con qualunque legge elettorale, pur di mandare a casa questo governo che mette a rischio i nostri interessi e la nostra libertà.”’

Pubblicato il 13/2/2007 alle 15.34 nella rubrica Silvio Berlusconi.

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