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ANCHE BERLUSCONI TRA GLI OBIETTIVI .

La cellula delle Brigate Rosse sgominata dalle forze dell’ordine aveva come obiettivo anche una casa di Silvio Berlusconi a Milano,quella di via Rovati, nonché le sedi Mediaset.

Altri obiettivi della cellula il quotidiano Libero,Sky TV, una sede dell’ENI e il prof. Pietro Ichino, giulavorista e altri obiettivi minori.

La cosa inquietante è che c’è ancora chi è disposto a uccidere in nome del comunismo,ma più preoccupante ancora è il fatto che tra i terroristi ci siano” irreprensibili lavoratori “ rappresentanti della Cgil insieme a vecchie conoscenze dell’eversione in Italia,tutti insieme appassionatamente nel “partito comunista politico militare”.

Il clima politico sicuramente non aiuta, anzi favorisce coloro che ancora sentono le sirene della “sinistra rivoluzionaria e combattente”, terroristi in parlamento e nei ministeri,bombe molotov e droga portati direttamente a Montecitorio ,sicuramente sono di esempio e sprone a chi sente ancora “pulsioni rivoluzionarie”,in questo maltrattato paese dove la cultura comunista è ben radicata,così come non aiuta la “demonizzazione” dell’avversario politico,non si è sentita ancora da parte della sinistra e del governo una sola parola di solidarietà a Silvio Berlusconi.

In ogni caso un doveroso ringraziamento va alle forze dell’ordine che quotidianamente fanno il loro dovere anche se in condizioni difficili e con  “aumenti contrattuali da elemosina”.

A proposito del prof. Ichino , ho letto su Ideazione una recensione di un suo  libro pubblicato da Mondadori : “A cosa serve il sindacato”? , un viaggio tra le decine di sigle sindacali che hanno i soli obiettivi di conflittualità e corporazione,e un enorme ritardo culturale nelle relazioni con le aziende.

Mi ha colpito soprattutto in questa recensione un passaggio dove Ichino ricorda le parole rivoltegli da Emilio Pugno, leader storico degli operai Fiat eletto in Parlamento. Riguardo alle crisi occupazionali degli anni Ottanta, Pugno disse: “Non hai capito, il problema non è di politica sociale, è di politica industriale. Non possiamo lasciare che sia il padrone a decidere se una fabbrica deve continuare a vivere o deve chiudere. Questa è una scelta che va fatta nel quadro della programmazione economica. La politica sociale, le politiche del lavoro lasciale fare ai socialdemocratici; a noi interessa la politica industriale”.

Senz’altro un libro interessante e da leggere tutto d’un fiato.

Quando si dovrà aspettare ancora affinché la sinistra italiana metta in pratica l’insegnamento di Luciano Lama:“La sinistra deve mettere un confine a sinistra. Non può raccogliere tutto” ?


Pubblicato il 14/2/2007 alle 1.4 nella rubrica Immagini del giorno.

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