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DICO : COSA NE PENSANO LIBERALI,LAICI E RADICALI.

Cos’altro sono i Dico se non un intervento che mira alla statalizzazione della libera unione fra due persone? Il governo offre, in cambio della rinuncia alla libertà di stare insieme senza controllo esterno, una serie di vantaggi concreti e richiede qualche assunzione di doveri. E propone un pacchetto di norme che finiscono per dare ragione alle proteste del cardinale Ruini e della Cei. Diritti (in linea di principio, poi si vedrà) di serie A, doveri (teorici) di serie C.

Ma resta il fatto che si viene a minare contemporaneamente non la famiglia, come dicono i conservatori - perché la famiglia preesiste alle leggi - ma l’istituto del matrimonio civile da una parte e le libere convivenze dall’altra. E lo si fa sia con gli strumenti dello stato sociale, senza neppure sapere se le casse dello Stato reggeranno all’urto, sia con interventi mirati ad alterare le norme che regolano i contratti fra gli individui. Invece, ad esempio, di rendere meno punitive le procedure e i tempi del divorzio consensuale, invece di abolire o rivedere le norme sulla successione “legittima”, si crea una terza forma di matrimonio nel segno della libertà vigilata e dell’irresponsabilità diffusa

Perché tutto questo pasticcio? Semplicemente perché il Governo “progressista” si è assoggettato all’omofobia di cui è intrisa tanto la tradizione della Chiesa quanto la cultura prevalente a destra come a sinistra. Invece di stabilire norme ad hoc per garantire diritti alle coppie omosessuali che soffrono di una effettiva discriminazione nei confronti di quelle etero, si è preferito scegliere - contro il diritto - la tutela. Una tutela che, per mascherare ancora di più i vantaggi che potrebbero ricavarne le persone omosessuali, ricacciate nell’ombra, viene estesa a quasi tutti i casi possibili e immaginabili di coabitazione. Col bel risultato di dare vita all’ennesima mostruosità statalista e di ridurre ancora un po’ lo spazio delle libertà individuali.

Marco Taradash  11/02/2007-Riformatori Liberali

1. E’ del tutto illusorio e patetico sperare nel “soccorso azzurro” (anzi di alcuni coraggiosi principi azzurri) per l’approvazione di un disegno di legge che il governo ha voluto  per l’appunto “governativo” e non parlamentare. Se un governo sceglie la linea dello scontro, va allo scontro. E se non ha i numeri, va sotto. Anzi, mi è sembrato che l’obiettivo del DDL fosse assai più interno e legato all’effetto annuncio (mediazione tra laici e cattolici del costituendo Partito Democratico) che non quello di arrivare davvero al varo di una normativa.
2. La semplificazione dello scontro in corso (di cui non sottovaluto la portata e gli effetti) vorrebbe che da una parte si schierassero i favorevoli al riconoscimento delle unioni civili e dall’altra i contrari. E che così si schierassero a prescindere dal contenuto concreto del provvedimento legislativo, in cui lo scontro si sostanzia e si riassume. Ma è, appunto, una semplificazione. Sulla questione delle unioni civili ci si può esercitare partendo da un’impostazione statalista-assistenzialista o da un approccio antistatalista e libertario. Si può considerare assolutamente prioritario, come io penso, il principio del riconoscimento giuridico delle coppie omosessuali oppure l’idea di estendere garanzie pubbliche e welfaristiche a tutte le coppie eterosessuali che scelgono di non sposarsi. Si poteva partire da un testo più impegnativo e cercare, non dentro il Governo ma nel Parlamento, mediazioni che in cui si potesse riconoscere una maggioranza di deputati e senatori comunque collocati. Invece, in nome del programma feticisticamente sbandierato, l’Unione ha scelto un’altra via. Rutelli ha già messo le mani avanti: “solo ritocchi formali”. La logica, dunque, è quella del “prendere o lasciare”. Io “lascerò” e gradirei non essere confuso con una guardia svizzera.

Benedetto Della Vedova 14/02/07-Riformatori Liberali

«Dico mi sembra un buon nome, visto che questo provvedimento è all’insegna del “qui lo dico e qui lo nego”. Il trionfo del compromesso».

«Il testo del governo è ambiguo, al punto di mascherare la realtà non di un accordo civile ma di un matrimonio simulato, anzi dissimulato»,si è ragionato esattamente al contrario di quanto avrebbe imposto la chiarezza e, soprattutto, l’articolo 29 della Costituzione che definisce la famiglia. Quello che è venuto fuori, invece, è una caricatura di famiglia.

«Io parlo per me, e dico che voterò certamente no. Se il governo avesse avuto l’intelligenza di lasciare la materia al Parlamento ci si poteva dire d’accordo su un testo senza militare da una parte o dall’altra dello schieramento. In questo modo, invece, la mia libertà di coscienza si va a scontrare con l’impossibilità di fare da stampella al governo».

Alfredo Biondi –Forza Italia 20/02/2007

«Non vedo proprio perché  tutti i casi possibili di non matrimonio debbano essere regolamentati per legge (…) Ritengo che queste situazioni, tutte quelle possibili e che non ricadono certo sotto un’unica fattispecie, debbano essere affidate a quello che è uno dei principi fondamentali del liberalismo, la libertà di contratto (…) Se si seguisse questo elementare principio di civiltà liberale, sono certo che le regole adottate dai conviventi sarebbero molto diverse a seconda dei casi. Perché, invece, abbiamo la luciferina presunzione di imporre a tutti un vestito della stessa taglia? Perché non lasciamo che a decidere in base a quali regole convivere siano gli stessi interessati, che conoscono meglio di chiunque altro cosa sia meglio adottare nel loro interesse? (…) Se due adulti consenzienti vogliono stipulare un contratto su qualcosa che riguarda soltanto loro, che diritto ha lo Stato di impedirglielo? Solo nel caso in cui un accordo ha implicazioni per soggetti terzi esiste, in generale, lo spazio per una disciplina legislativa».

Antonio Martino-Forza Italia 18/02/2007

"Il mio è un no da libertario. C'è l'ansia di regolamentare i sentimenti, che è pericolosa e figlia di uno Stato etico, un'intromissione dello Stato tra le lenzuola che per un libertario è inaccettabile. Facciamo anche i Fido, i doveri per i fidanzati, o i Diam, i diritti per gli amici...".

Giorgio Stracquadanio Forza Italia 12/02/2007

"Voterò sicuramente no, è un Ddl frutto di un ipocrita compromesso: sarebbe stato infinitamente più corretto lasciare l'iniziativa al Parlamento".

Margherita Boniver Forza Italia 12/02/2007

Errore drammatico  aver fatto un Ddl per un “compromesso al ribasso”,voterò certamente no.

Chiara Moroni Nuovo PSI 12/02/2007

La contraddittorietà che pervade lo schieramento dell'Unione, ha inevitabilmente costretto il governo Prodi a pervenire sulla questione dei diritti da riconoscere alle cosiddette coppie di fatto (omosessuali o eterosessuali che siano) a una soluzione pasticciata .Una disciplina che rischia di  aprire la via a interpretazioni di tipo ideologico ovviamente in senso estensivo tali da creare un vero e proprio vulnus rispetto all'istituto della famiglia e alla centralità che a essa assegna non tanto e non solo la religione cristiana ma anche e soprattutto la laica Costituzione repubblicana.

Gianni De Michelis Nuovo PSI 12/02/2007

Dello stesso avviso,sia pur con sfumature leggermente diverse,parlamentari come Stefania Prestigiacomo,Calogero Vizzini,Fabrizio Cicchitto,Maurizio Sacconi ecc.ecc.

Queste dunque alcune considerazioni di liberali,radicali e laici della CDL sui DICO che in questi giorni iniziano l’iter parlamentare.

Affermare che radicali come Della Vedova e Taradash, o allievi prediletti del premio Nobel Milton Friedman come Antonio Martino,o ancora liberalsocialisti come Moroni,Cicchitto e Boniver, giusto per citarne qualcuno,siano “cattolici bigotti” o peggio “ultraconservatori”,vuol dire non conoscere la loro storia, o ignorarla per convenienza.

La verità è che questa legge sulle coppie di fatto è un mostro giuridico pasticciato, che impone vincoli in rapporti che per loro natura e definizione dovrebbero essere liberi da qualsivoglia condizionamento, chiunque può e deve poterli regolare come meglio crede ,anche con un semplice atto notarile,senza alcuna ingerenza dello stato.

E soprattutto senza tutele sociali a carico dei contribuenti, tutele e diritti che la famiglia ha ragione di esigere in quanto “ nucleo fondante della società”, a compensazione di obblighi e doveri previsti dalla legge e dalla “laica” costituzione non dalla chiesa cattolica, ma una coppia di fatto che si estendono diritti quali obblighi ha verso lo stato e la società?

Pubblicato il 20/2/2007 alle 17.52 nella rubrica Politica.

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