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IN MEMORIA DI FABRIZIO QUATTROCCHI.

Nell’anniversario della morte di Fabrizio Quattrocchi, vi propongo questo splendido articolo di Francesco Corbisiero.

VI FACCIO VEDERE COME MUORE UN ITALIANO.
Il 14 aprile 2004, esattamente tre anni fa, Fabrizio Quattrocchi veniva ucciso da un gruppo di terroristi irakeni che avevano rapito lui e altri tre vigilantes italiani, Maurizio Agliana, Salvatore Stefio e Umberto Cupertino, che poi sarebbero stati rilasciati due mesi più tardi. Davanti agli aguzzini denominatisi "Falangi verdi di Maometto" che lo avevano fatto inginocchiare con le mani legate davanti a una fossa, Fabrizio chiese che gli fosse levata la benda, la kefiah che gli avvolgeva la testa dicendo "Vi faccio vedere come muore un italiano". Poco dopo venne freddato con un colpo di pistola alla tempia. Per il suo coraggio è stato premiato dall'ex Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi con la medaglia d'oro al valor civile.
Oggi, cari lettori e utenti, mi accingo a raccontarvi la storia di un uomo coraggioso che ha saputo e voluto sfidare a viso aperto il fanatismo dei suoi carnefici. Oggi, ora e qui, commemoro il suo gesto audace che ha vanificato il chiarissimo intento dei suoi assassini di spaventare, intimorire e umiliare l'Italia e l'Occidente, consegnando alla Storia e al mondo il documento di più alto valore di un popolo che si oppone fermamente alla seria minaccia del terrorismo islamico. Fabrizio  con la sua ultima, eroica frase ha interpretato il sentimento di tutti coloro che combattono il fanatismo fondamentalista. Non dimentichiamoci di lui, del suo grande sacrificio, della sua immensa dignità davanti al boia, della sua ammirevole fierezza, del suo orgoglio per un Paese che non lo ha saputo salvare dal destino crudele che gli è toccato in sorte. Fabrizio Quattrocchi ha tenuto alto, nel momento di massimo pericolo per la sua vita, il nome della Patria e di questo dobbiamo essegliene grati.
Voglio anche rivolgere qualche parola a quelle persone che hanno infangato la sua memoria, prima e dopo che la sua giovane vita venisse spezzata dall'odio e dalla violenza. Io non so se questi poveri e meschini uomini siano degni del nome che portano. Hanno trattato Fabrizio come un fascistello da strapazzo, come un mercenario pronto ad ammazzare gente innocente pur di far soldi da portare a casa per rimpinguare il suo conto in banca, come un servo usato dagli schifosi "okkupanti americani" per fare il lavoro sporco, come uno che meritava di morire perchè sicuramente lui aveva ucciso tante persone in quel Paese. Io francamente non so se questi individui abbiano pesato le parole che hanno detto in occasione dell'omicidio di questo povero giovane, morto troppo lontano da casa sua, troppo lontanto dai suoi affetti, in una campo di terra battuta, usato dagli jihadisti come concime per le piante, senza che una mano amica potesse calargli le palpebre sugli occhi, se abbiano avuto modo di ripensare a questi giudizi affrettati su una persona che non meritava e non merita tuttora la gogna alla quale è stata sottoposta. Tutti i rifondaroli, sinistri dei salotti buoni con la solita spocchia intellettuale e la puzza sotto il naso, i no global, falsi pacifisti da quattro soldi, gente che vale poco e quasi nulla, hanno sentenziato che Fabrizio era uno andato In Irak, nella terra tra i due fiumi solo per guadagnarsi qualche miserabile dollaro. Un'anima bella, insomma. Ma, precisando che Quattrocchi con quei miserabili dollari avrebbe dovuto pagare il suo matrimonio e una casa dove vivere, sono sicurissimo che questa varia umanità di dabbene avrebbe fatto la stesse cose che ha fatto lui se solo si fosse trovata al suo posto.
Povero Fabrizio, condannato a una pena smisurata solo perchè non apparteneva a quella gioventù che avevano in mente coloro che hanno sputato vigliaccamente sul suo martirio, da questa sinistra che ama la bandiera rossa, preferita al nostro Tricolore, una sinistra buona solo a chiedere scusa del suo insano furore ideologico a chi ha sputtanato ben venti o trent'anni dopo averlo fatto ( vedi Craxi, vittime dei Gulag, martiri della rivolta d'Ungheria 1956 e della primavera di Praga 1968 e la lista è ancora molto lunga... ). Vergogna Italia che non ti ricordi dei tuoi figli come Quattrocchi, che danno la vita per tenere alto il tuo buon nome davanti alla Storia e al mondo libero ! E' arrivato il momento di dire basta a questa, la peggiore delle pene che possano esistere: l'oblio, il non-ricordo. E per farlo dobbiamo oggi più che mai non  dimenticare tutti quei ragazzi come Fabrizio, morti per tutti e per nessuno.
Un saluto a tutti i lettori e utenti
Francesco Corbisiero  
 

Pubblicato il 14/4/2007 alle 14.37 nella rubrica Immagini del giorno.

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