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UN MARTIRE DELLA MALAGIUSTIZIA .

Silvio Berlusconi è stato assolto dai giudici della seconda corte d'appello di Milano nel processo Sme. La procura generale lo scorso 26 marzo aveva chiesto la condanna a cinque anni di reclusione per il leader di Forza Italia, accusato di corruzione in atti giudiziari.

I giudici hanno assolto Berlusconi dall'accusa di corruzione in atti giudiziari per i 434 mila dollari che da un conto Fininvest sono finiti al giudice Squillante attraverso Cesare Previti. Per questo capo d'accusa l'assoluzione, in base all'art.530 comma 2 (la vecchia formula dell'insufficienza di prove) è nel merito per non aver commesso il fatto. In primo grado Berlusconi per questo campo di imputazione era stato prosciolto per prescrizione grazie alla concessione delle attenuanti generiche. Per quanto riguarda invece il capo di imputazione sui 100 milioni di lire passati dal conto di Pietro Barilla al giudice Squillante, i giudici hanno confermato l'assoluzione, come in primo grado, perché il fatto non sussiste.

E così dopo 12 anni di veleni, accuse gratuite,gogna mediatica ,finalmente giustizia è fatta, accuse che si basavano come sempre,come al solito  sul teorema “non poteva non sapere”  e nulla più.

Sono 12 anni che aspetto,era ora che si facesse un po’ di giustizia, queste le prime parole di Silvio Berlusconi dopo che gli avvocati Ghedini e Pecorella lo hanno informato della sentenza, sottolineando che al contrario di tanti comuni cittadini lui ha i mezzi per difendersi.

E’ vero il Cav. ha le spalle larghe ne ha passate tante, chiunque altro al suo posto, dopo gli attacchi più micidiali e sleali che gli sono stati rivolti,avrebbe mollato tutto da un pezzo,sarebbe scomparso non solo dalla scena politica,ma anche da quella imprenditoriale, non lui però che è un leone, il leone della libertà.

Di fronte alla inconsistenza delle accuse fabbricate da PM che vogliono “governi condivisi” (Sic) e operano per “cambiare la società da dentro le istituzioni” ,la magistratura giudicante non si è potuta esimere,come già nel processo di primo grado, dal riconoscere la totale estraneità alle accuse che gli venivano contestate.

Adesso chi risarcirà il cittadino Berlusconi? E soprattutto chi risarcirà  la democrazia italiana condizionata per tutti questi anni dai veleni e dall’uso politico della giustizia?

A quando un monumento al cittadino Berlusconi che si adoperò per impedire una svendita a “prezzo e condizioni di favore” di un’azienda italiana che aveva soltanto bisogno di essere rilanciata?

Mi piacerebbe una risposta a queste domande,ma forse la migliore risposta l’hanno data in tutti questi anni i tantissimi cittadini e elettori che hanno dato il loro consenso a Silvio Berlusconi e alla CDL ,convinti di votare per un galantuomo.

Voglio chiudere questa mia riflessione riportando alcuni brani dai verbali del processo di Brescia a Antonio Di Pietro, che non fu condannato perché non sussistevano elementi penalmente rilevanti, ma sicuramente moralmente e politicamente riprovevoli,che aiutano a capire come si tentò di attuare la “via giudiziaria al potere”.

 

Brescia, settembre 1996.

Il Maresciallo dei Carabinieri Giovanni Strazzeri si presenta a palazzo di Giustizia per rendere una testimonianza. Spiega perché in febbraio si è congedato dall’arma, e ricostruisce il suo lavoro in procura:

<<L’80% della attività di indagini eseguite dai magistrati impegnati sul fronte della pubblica amministrazione era ed è concentrato sui vari filoni di indagine a carico del Gruppo Fininvest>>

<<Il procuratore Borrelli aveva avvertito che chiunque avesse trovato informazioni sia sulle società Fininvest, sia su Silvio Berlusconi, bisognava informarlo immediatamente, per far conseguire una promozione>>

<<Volevano a tutti costi arrestare Paolo Berlusconi per spingere il fratello Silvio a dimettersi da Presidente del Consiglio>>

<< Di Pietro mi disse:”Strazzeri, dobbiamo impegnarci. Abbiamo fatto fuori quelli della DC, quelli del PSI, e adesso dobbiamo far fuori Silvio Berlusconi, eliminato lui, potrò andare io al governo, perché io rappresento l’area moderata e col consenso di tutta la gente, potrò andare a Palazzo Chigi tranquillamente”>>

<< [la segretaria di fiducia di Davigo] Da quando è iniziata l’inchiesta ha rilasciato, ai soli giornalisti accreditati ai corridoi della Procura(quelli dell’Espresso, Repubblica, Unità, Corriere della Sera), notizie riservate e copie degli atti istruttori>>.

 

Nel gennaio 1994, << in diverse occasioni, quando mi trovavo negli uffici di Di Pietro sentii dire da colleghi che al telefono c’era per lui l’On. Violante. Non riuscivo a rendermi conto quali rapporti ci fossero tra Di Pietro e il suddetto parlamentare. Me ne resi conto subito dopo, quando verso la metà del mese di novembre del 1994 entrai nell’ufficio di Di Pietro per vedere se vi era il mio collega Corticchia.

Mentre parlavo con la segretaria, squillò il telefono, rispose un collega che disse a Di Pietro: “Dottore, c’è al telefono per Lei da Roma l’On. Violante”. Glielo passò. Dopo qualche secondo sentii:

“Luciano è tutto pronto, però dobbiamo agire con cautela. D’accordo con Borrelli abbiamo pensato di aspettare il vertice di Napoli. Questa volta non dobbiamo fallire come è accaduto con il fratello Paolo. Vedrai che faremo un gran lavoro, questa volta non ti deluderemo”…>>

Il Maresciallo venne arrestato per calunnia, che giuridicamente è una novità assoluta.

Corticchia confermerà quanto detto da Strazzeri.

Pubblicato il 27/4/2007 alle 22.41 nella rubrica Silvio Berlusconi.

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