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ASINI CHE RAGLIANO !

 Quello che non è riuscito per via giudiziaria e per via elettorale,ovvero l'eliminazione di Silvio Berlusconi dalla vita politica, la sinistra italiana lo vorrebbe realizzare tramite un'assurda legge sul conflitto di interessi,la quale prevede l'incompatibilità delle cariche di governo per coloro che sono imprenditori con un patrimonio superiore ai 15 milioni e nel caso l'affidamento a un “ blind trust” cieco o nella peggiore delle ipotesi l'alienazione del patrimonio.Viene difficile capire che differenza fa avere 15 o 1 milione di patrimonio oppure 100, ma tant'è questo già spiega l'assurdità di questa proposta di legge,insomma possono accedere a cariche di governo soltanto coloro che hanno passato l'esistenza nei quadri del partito o del sindacato, che al massimo hanno fatto i boiardi di stato, E IN VITA LORO NON HANNO MAI LAVORATO.
Autorevoli esponenti della sinistra, Prodi, Franceschini, Fassino ,Giordano,Bertinotti e chi più ne ha più ne metta parlano di legge giusta e appropriata sull'esempio americano,ma come al solito sono “asini che ragliano” senza sapere di che parlano.
Con una simile legge personaggi come John F. Kennedy e Franklin Delano Roosevelt che erano titolari di patrimoni immensi non sarebbero mai diventati Presidenti degli Stati Uniti,in america non esistono limitazioni economiche per chi si candida a cariche pubbliche.
Ma non solo il “blind trust” è una tradizione più che un'obbligo di legge che è regolato da stato a stato e da carica a carica,ma in ogni caso esso mai prevede l'alienazione a terzi e addirittura all'insaputa del titolare.
E' superfluo dire che più si è ricchi e meno si può essere condizionati da piccoli e grandi interessi legati alla carica pubblica, come diceva qualche giorno fa Alan Dershowitz, giurista di fama internazionale della Scuola di Legge dell’Università di Harvard, per i cittadini americani avere alla Casa Bianca uno come Bill Gates sarebbe il massimo, ma chi glielo spiega ai nostri “asini nostrani”, che,da buoni nipotini di Stalin e Pol Pot , vedono nella ricchezza il nemico da combattere, l'odio di classe e lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo?
Sul conflitto di interessi americano ne avevo già parlato tempo fa qui, mi limito soltanto a un breve sunto: “Negli Stati Uniti, la materia è regolata da un codice di “leggi etiche” di 90 pagine, disponibile presso l’United States Office of Government Ethics. Le norme non si occupano dei conflitti potenziali, piuttosto puntano sulla trasparenza e si limitano a sanzionare penalmente i comportamenti privati che confliggono con gli interessi pubblici. “Va segnalato – si legge nel report del 31 ottobre 2003 del Congresso degli Stati Uniti che fa il punto delle leggi americane sul conflitto di interessi – che non esiste alcuna legge federale che richiede espressamente a un particolare funzionario federale, o a una categoria di funzionari, di mettere i propri assets in un fondo cieco per esercitare un lavoro pubblico all’interno del governo federale”. Ancora: “I funzionari federali e gli impiegati non sono obbligati a dismettere i loro beni per evitare il conflitto di interessi. Piuttosto… i metodi principali di regolamentazione dei conflitti di interessi, a norma delle leggi federali, sono l’esclusione e la trasparenza (disclosure)”. Le leggi americane, dunque, non impediscono a priori a nessuno, neanche a un simil Berlusconi locale, l’elezione o la nomina a cariche politiche o di governo. Non forzano la vendita, non obbligano a mettere in un fondo cieco il proprio patrimonio. La legge americana prescrive esclusivamente “l’esclusione”, cioè la ricusazione, l’astensione dal partecipare a decisioni pubbliche che potrebbero favorire interessi privati, e poi la trasparenza, cioè rendere pubblici i propri interessi finanziari.
Ma, attenzione, l’obbligo di non partecipare alle decisioni pubbliche potenzialmente confliggenti con gli interessi privati vale soltanto per i funzionari di governo e per gli impiegati federali, non si applica né al presidente degli Stati Uniti né al vicepresidente né ai parlamentari di Camera e Senato né ai giudici federali (articolo 202, comma c del codice degli Stati Uniti). Ancora prima che questa esplicita esenzione fosse iscritta nel codice, era consuetudine consolidata escludere presidente e vicepresidente dalle norme sul conflitto d’interesse, per lo stesso motivo per cui non sono mai state applicate ai parlamentari:
“Una ricusazione obbligatoria potrebbe interferire con i doveri di presidente e vicepresidente richiesti dalla Costituzione”, perché in democrazia è più importante l’interesse pubblico che gli eletti sono chiamati a perseguire, piuttosto che il potenziale conflitto con gli interessi privati.
Negli Stati Uniti, dunque, il potenziale conflitto di interessi del capo del governo e dello stato, del suo vicepresidente, dei senatori e dei deputati è così poco regolato da far apparire draconiana la legge Frattini.
Ha ragione dunque Berlusconi quando parla di killeraggio politico , ma sono altresì convinta che questi sistemi rappresenteranno un boomerang per la sinistra italiana,senza contare che, settori della stessa maggioranza da Mastella a Boselli e Capezzone sono in netto disaccordo e dunque la strada per il disegno di legge è tutta in salita.
Ci sarebbe poi da discutere sulla costituzionalità della legge in questione, ma è un'argomento di cui mi occuperò in seguito.

Pubblicato il 7/5/2007 alle 21.27 nella rubrica Politica.

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