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INTERCETTAZIONI,BERLUSCONI: VOTEREMO NO.

 Silvio Berlusconi ha rotto gli indugi, dicendo un no chiaro e forte alle autorizzazioni richieste dal giudice Clementina Forleo.
"Noi diremo no in aula all’autorizzazione per le intercettazioni, e lo faremmo con chiunque fosse il parlamentare interessato. Lo facciamo anche questa volta, quando i parlamentari interessati sono deputati di spicco della sinistra, perché riteniamo che non si debba procedere a questi interventi di uno Stato invasivo nella vita privata. Voglio ricordare che gli italiani, nel nostro paese, sono sottoposti a un sistema di controllo dei telefoni che non ha pari in nessuna democrazia del mondo. I controlli che vengono fatti in Italia sono numericamente dieci volte in più rispetto a quelli degli Stati Uniti, nonostante la popolazione americana sia molto superiore rispetto alla nostra".
Non si può andare avanti con questo Stato di polizia fiscale e burocratica. Basta con questo Stato che interviene troppo là dove dovrebbe essere estraneo, e invece fa troppo poco laddove dovrebbe essere presente per difendere, per esempio, i cittadini dagli attacchi della malavita, della microcriminalità o della criminalità organizzata.
"Qui nessuno è più libero di parlare, anche telefonate che non hanno nulla a che fare con la politica vengono controllate. Questi sono principi fondamentali per uno Stato liberale, noi restiamo su questi principi anche se oggi riguardano dei competitor - appunto D’Alema e Fassino - per noi non cambia nulla".
"Io rispondo ai nostri principi, e i nostri principi ci dicono che questo sistema di intercettazione non può essere accettato. Voteremo no all’uso delle intercettazioni telefoniche, perché è la nostra posizione, nota da sempre. Riteniamo che deve essere fortemente tutelata la libertà dei singoli cittadini e la loro sfera privata: non ha nessuna importanza che in questo momento ci siano D’Alema e Fassino che possono essere favoriti. Noi pensiamo che la magistratura deve poter intervenire con i suoi mezzi, anche con le intercettazioni, ma vorremmo che fossero consentite soltanto quando i magistrati indagano su reati per cui sia prevista una pena minima edittale di 10 o 15 anni. Altrimenti si arriva davvero a uno Stato di polizia dove nessuno è più libero di parlare con nessun altro, comprese le telefonate personali".
26/07/2007

E' proprio quello che mi aspettavo,così parla chi garantista lo è sempre stato,chi è garantista a 360 gradi.
Mi sarei meravigliata del contrario, principi e valori non sono negoziabili e devono valere per tutti D'Alema e Fassino compresi naturalmente.
Valori e principi che non possono soggetti alle circostanze,agli umori del momento e al vento che tira,il "garantismo a convenienza", "l'indignazione a giorni alterni",e il "doppio pesismo" lasciamolo ai D'Alema e ai Fassino di turno.
E poi il politico ha delle garanzie e delle immunità previste dalla costituzione proprio perchè possa esercitare senza nessun tipo di condizionamento il suo mandato,ci mancherebbe che un qualunque magistrato,credendo magari di rappresentare la società civile o che è in crisi di "autostima" perchè il suo nome non compare sulle prime pagine dei media,o che si mette in testa di cambiare la società da dentro le istituzioni,possa condizionare l'attività di qualunque politico e di qualunque partito.
Senza contare che potrebbe trattarsi di un "disturbato mentale", cosa non del tutto improbabile visto che a tutt'oggi i magistrati non sono soggetti ai test "psichico attitudinali" come tutti gli altri impiegati e funzionari pubblici.
Questa deriva è già successa una volta,con i risultati che tutti conosciamo.
Per questo esiste la separazione tra il potere politico e quello giudiziario.




Pubblicato il 27/7/2007 alle 15.54 nella rubrica Silvio Berlusconi.

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