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UN BUGIARDO CON LA BAVA ALLA BOCCA.

 C’è da rimanere basiti nel leggere le carte della procura di Roma in cui i PM chiedono l’archiviazione del procedimento contro il vice ministro Visco, a cui viene contestato un comportamento illegittimo,ma non illecito perché non si è realizzato il dolo.
E ti credo,l’illiceità si sarebbe manifestata con l’effettiva rimozione degli ufficiali dalla sede di Milano,cosa impedita appunto dal Gen. Speciale,che ha pagato con la sua rimozione il fatto di aver difeso i suoi uomini.
Le conclusioni dell’indagine dei PM romani non lasciano adito ad alcun dubbio:
La condotta tenuta - scrivono - è illegittima, perché in violazione di specifiche norme di legge che non gli conferiscono il potere di disporre o di ordinare il trasferimento di ufficiali del Corpo" (si trattava della catena di comando della Guardia di Finanza di Milano). Visco ne "aveva la consapevolezza" e "volontariamente ha tenuto comportamenti antigiuridici".
Sulle ragioni di tale comportamento Visco "ha reso dichiarazioni non solo poco plausibili, ma completamente smentite dagli accertamenti svolti, dagli stessi testimoni da lui indicati, dalla documentazione acquisita".
Visco è un bugiardo,ha mentito almeno tre volte,scrivono i PM romani: 
“Visco - censurano - non dice il vero sull'origine della storia. Perché non è vero che la decisione di trasferire i quattro ufficiali di Milano maturò dopo un incontro del 13 luglio 2006 con l'allora comandante in seconda Pappa e il capo di Stato maggiore Favaro. E' vero semmai il contrario. "In quell'incontro il viceministro si presentò già con un appunto sugli ufficiali in questione". Come è altrettanto vero che "dalla documentazione prodotta dal generale Speciale è emerso che tentativi di interferenza siano emersi anche in altre occasioni". E' - sostengono - la prima bugia di Visco. Non l'ultima.
La seconda riguarda "l'attività e professionalità dei quattro ufficiali di Milano di cui aveva ordinato il trasferimento". Non è vero che mostrassero lassismo nel contrasto all'evasione fiscale. E' vero se mai il contrario. "I quattro ufficiali godevano di giudizi lusinghieri". La terza ha a che vedere con la circostanza che i quattro "da troppo tempo fossero a Milano". Perché, scrivono i pm, è lo stesso Visco, durante il suo interrogatorio del 28 giugno, ad ammettere di "non avere la più pallida idea di cosa facessero". Di essere a conoscenza soltanto "del loro rapporto molto stretto con i vertici della Guardia di Finanza e, presumibilmente, con la precedente gestione governativa". "Dichiarazione - chiosano i due magistrati - che sicuramente confligge con i principi che nel nostro ordinamento regolano il rapporto tra autorità politica e autorità amministrativa".
Altre chicche sulla statura morale e professionale di Visco emergono dalla lettura dei verbali di interrogatorio
Sono io il vero ministro». Una premessa. Visco sostiene a verbale d’essere vice di Tommaso Padoa-Schioppa solo sulla carta. In realtà è lui il vero ministro: «No non sono neanche viceministro - si legge a verbale - se non formalmente, cioè io sono una persona che avendo fatto il ministro delle Finanze, ministro del Tesoro, si è prestato a fare questa cosa, perchè serviva alla Camera e dato che il ministro dell’Economia è un mio vecchio amico e non è un politico io l’ho fatto per dovere..».
«io ho diretto la Guardia di Finanza per quattro anni».
Visto che gli ufficiali erano stimati, portavano i risultati, qual è il vero motivo della rimozione? «A me serviva avere lì gente - sibila - che riprendesse a controllare l’economia milanese».
Ammette: «Quando telefonai a Speciale con la bava alla bocca... per il resto l’ho trattato a pesci in faccia».
Come tutti facilmente possono evincere,è finalmente chiaro nella vicenda tra Visco e l’ex comandante della Guardia di Finanza chi ha mentito,e la storia non finisce certo qui, il Gen. Speciale ha annunciato di voler andare fino in fondo, e già a Novembre ci sarà la deliberazione del TAR che si pronuncerà sul decreto di rimozione impugnato dall’alto ufficiale.
Io mi domando e vi domando, come si fa a tenere sulla poltrona di ministro un’arrogante bugiardo che non ha avuto nemmeno il buon senso di fare gli interessi suoi e dei suoi “compagni di merende”,con un minimo di tatto,accortezza e diligenza?
Altri si sono dimessi per molto meno, come si può chiedere poi al cittadino di avere fiducia nelle istituzioni e nella politica?
Ai tempi del vecchio PCI uno come Visco, che arrecava tali danni di immagine e credibilità al partito sarebbe stato cacciato a calci in culo dalla mattina alla sera, ma qui è una storia diversa,questi la dignità non sanno nemmeno dove sta di casa.
E’ proprio vero,non ci sono più i compagni di una volta.



Pubblicato il 22/9/2007 alle 15.31 nella rubrica Trinariciuti.

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