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LA BUFALA DEL RISANAMENTO DEI CONTI PUBBLICI.

Quello di cui parla il governo è solo un risanamento fantomatico ottenuto truccando i conti e ingannando gli italiani”. Lo ha affermato Mario Baldassarri, capogruppo di An in commissione Bilancio del Senato, intervenendo alla trasmissione, Radio City Rai, in relazione ai dati Istat che danno il deficit italiano all’1,3 per cento nei primi nove mesi del 2007. “Il governo spesso e forse volutamente – ha precisato Baldassarri – confonde i dati del deficit di competenza con quelli del fabbisogno di cassa e in tutti e due i casi commette banali errori contabili. Sul deficit di cassa, infatti, ha calcolato il trasferimento all’Inps di sei miliardi di Tfr che non hanno niente a che vedere con la riduzione del deficit dato che si tratta solo di uno spostamento di debito, dall’Inps allo Stato, verso i lavoratori”.
“Sul deficit di competenza, che è poi quello che vale per l’Ue – ha continuato Baldassarri – siamo proprio in questi giorni di fronte a una operazione di ‘falsa comunicazione sociale’. Lo sbandierato risanamento è infatti totalmente ‘fantomatico’. Se nei primi tre trimestri del 2007 siamo all’1,3 per cento del Pil vuol dire che a fine anno, stando agli stessi dati Istat ed Eurostat, saremo intorno al 2,1-2,2 per cento. Poiché tutti dovrebbero sapere, e soprattutto Istat e governo, che il dato del 4 per cento del 2006 è un dato ‘falso’ visto che comprendeva arbitrariamente, rispetto a sane regole contabili, due poste di debiti pregressi che risalivano a 20 anni prima (e cioè la sentenza dell’Unione europea sull’iva delle auto aziendali e lo spostamento del debito per l’Alta velocità da Ispa allo Stato). Al netto di queste due poste pregresse, che non c’entravano nulla con i conti del 2006 e che comunque non ci sono più state nel 2007, nello stesso 2006 il rapporto deficit di competenza rispetto al Pil, nei dati ufficiali Istat-Eurostat e dello stesso governo, che lo ha precisato nei suoi documenti, è stato del 2,3 per cento. Quindi se nel 2007 si chiuderà l’anno con 2,1-2,2 per cento si dovrà spiegare agli italiani perché per passare dal 2,3 per cento al 2,2 per cento si è fatto ‘un grande risanamento finanziario e una grande lotta all’evasione’”.
“Piuttosto il governo dovrà spiegare come mai, avendo aumentato le tasse di 70 miliardi di euro, il deficit non si sia ridotto veramente. Con questo aumento di tasse sarebbe infatti dovuto andare clamorosamente a ‘zero’! La risposta è semplice: perché lo stesso governo ha aumentato la spesa pubblica di altrettanti miliardi, prosciugando i portafogli di cittadini e famiglie nonché i bilanci delle imprese, soprattutto piccole e medie, e rimpinguando i portafogli dei ministeri, aumentando il potere decisionale e discrezionale di spesa dei ministri. Ma poiché le tasse si pagano subito e la spesa pubblica impiega più tempo per essere effettivamente erogata, ne consegue un automatico pesante effetto di freno sull’economia. Se alla manovra di freno sulla crescita fatta dal governo si aggiunge il nuovo quadro economico europeo e internazionale (pesante frenata americana, petrolio a 100 dollari e supereuro a quasi 1,50 sul dollaro) è facile capire che quest’anno l’economia italiana avrà un tasso di sviluppo ben inferiore all’1 per cento, contrariamente alla previsione del governo di una crescita all’1,5 per cento. Ecco perché – ha concluso Baldassarri – il deficit pubblico rischia nel 2008 di avvicinarsi pericolosamente al tre per cento e allora, mentre il governo discute di minutaglie e di sgravi fiscali selettivi sui redditi bassi, qualcuno chiederà all’Italia a metà anno una manovra-bis di correzione del deficit”.
Il Velino

“Il signor Cullinan, come prontamente riferito da Televideo Rai, si è prodigato in lodi sperticate circa le performance di finanza pubblica del governo Prodi. Sarebbe importante sapere se il signor Cullinan parla a nome personale o a nome della nota società di rating Standard and Poor’s”. È questo il commento di Mario Baldassarri, capogruppo di An in commissione Bilancio del Senato, alle dichiarazioni dell’analista di S&P, Cullinan, riguardo i dati sul defici-pil italiano dei primi nove mesi del 2007. “Nel primo caso – continua l’ex viceministro dell’Economia – nulla questio, perché ogni singola persona può avere le opinioni più libere, anche se palesemente strampalate e magari viziate da eccessi di amicizia e piaggeria. Sarebbe invece sorprendente scoprire che tale giudizio venga espresso da una società prestigiosa come S&P, che normalmente si basa su analisi attente e riferite a numeri veri. La società S&P infatti, venendo a conoscenza di un deficit pubblico italiano che nei primi tre trimestri del 2007 si è attestato all’1,3 per cento del pil, è perfettamente in grado di valutare che il dato di fine anno sarà pari a 2,1-2,2 per cento del pil”. “In secondo luogo, la società S&P sa perfettamente che il deficit del 2006, arbitrariamente calcolato dal governo Prodi al 4,3 per cento, è stato in realtà pari al 2,3 per cento in quanto le due poste di debiti pregressi (sentenza dell’Unione europea sull’iva delle auto aziendali e debito per l’Alta velocità) non avevano e non hanno nulla a che fare con il deficit del 2006. E in ogni caso queste due voci non si sono evidentemente ripetute nel 2007. In terzo luogo, la società S&P non avrebbe mai parlato di ‘una performance impressionante in termini di bilancio generale e di lodevoli sforzi compiuti dal governo nella lotta all’evasione fiscale’ in riferimento a una riduzione dello 0,1-0,2 per cento di deficit. E in quarto luogo, la società S&P si sarebbe chiesta come mai, a fronte di un incremento di gettito di circa 70 miliardi di euro, il deficit pubblico si riduce solo dello ‘zero virgola qualcosa’, e avrebbe sicuramente scoperto e capito che ciò avviene perché a fronte dell’aumento del gettito, il governo Prodi-TPS ha deciso un impressionante aumento di spesa pubblica. Forse – conclude ironico Baldassarri – il mistero sta nel fatto che il signor Cullinan questi apprezzamenti li esprime in italiano per ‘prodestare’ i suoi amici italiani (cui prodest?) mentre S&P esprime le sue valutazioni normalmente in inglese perché, professionalmente, debbono essere diffuse e capite in giro per il mondo.”
Il Velino 

Insomma il governo tenta di vendere fumo mentre l’Italia è “stremata e impoverita” come non mai, cosa di cui si sono accorti alcune tra le più prestigiose testate internazionali come The Economist, Times, New York Times, Financial Times ecc. ecc.
D’altronde per avere una precisa e puntuale conferma delle valutazioni di Baldassarri basta andare a rileggere la
relazione del governatore della Banca D’Italia,Draghi al parlamento nel luglio scorso:
"Il percorso di riduzione dell’indebitamento netto nel biennio 2007-08 appare lento.
L’indebitamento netto previsto per il 2007 (2,4 per cento del PIL) è appena inferiore al valore dell’anno precedente (2,5 per cento al netto degli oneri straordinari per la TAV e per la sentenza sull’IVA). "
Un mirabile esempio di "finanza creativa",come al solito,tanto rumore per nulla.



Update: Come volevasi dimostrare il signor Cullinan di S&P parlava a titolo personale;
Italia: S&P, progressi solo marginali su spesa
Standard & Poor's conferma il rating A+/A-1+ sull'Italia con outlook stabile, nonostante i risultati sul deficit/Pil dei primi nove mesi 2007 abbiano mostrato una significativa flessione all'1,3%.
E' quanto afferma l'agenzia in un report, in cui sottolinea che la performance dell'Italia e' "parzialmente dovuta" a fattori ciclici e straordinari che secondo S&P nel 2008 non si ripresenteranno anche per il rallentamento della crescita economica.
Inoltre S&P sottolinea che la pressione sulla finanza pubblica resta invariata perche' sono "marginali i progressi" nel taglio di voci di spesa pubblica come pensioni, sanita', pubblica amministrazione e federalismo fiscale.

L' " IMPRESSIONANTE RISANAMENTO" CHE FINE HA FATTO?


Pubblicato il 13/1/2008 alle 22.12 nella rubrica Parole in libertà.

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