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CONDANNATO E’ SOLO UN ESPRESSIONE GIORNALISTICA

Da non credere, dopo la querelle ad Anno Zero , dove Castelli ha chiesto conto a Travaglio del fatto che in diversi suoi articoli e nel libro “Se li conosci li evitil’ex guardasigilli viene definito un “condannato” e ha preannunciato querela, il “giacobino con vantaggi editorialiadesso spiega qui che si tratta di un “espressione giornalistica” e che come tale deve essere valutata (Sic) , un termine non tecnico che non sottintende una sentenza, ma una censura severa per l’uso del denaro pubblico.
E’ sconvolgente, se ne deduce quindi per esempio che, “frequentare condannati per mafia” , anche se queste frequentazioni avvenivano ben 18 anni prima che queste persone fossero indagate e condannate ,riferito al presidente del senato Schifani, è solo un “espressione giornalistica”.
Non resta che prenderne atto,ma qualche domanda sorge spontanea:
- Perché accusare il politico o il potente di turno di una condanna che in realtà non c'è mai stata?
-A chi giova questa cultura dell'odio e del sospetto fabbricata con i copia e incolla a convenienza dei verbali delle procure ?
E’ semplice, i vari Travaglio, Grillo,Santoro ecc. hanno scoperto che parlare male dei politici,dei potenti, e delle persone note in generale, porta indubbi vantaggi economici,come hanno dimostrato le dichiarazioni dei redditi di costoro diffusi on line, e allora titillano il peggio del paese, gli odiatori di professione, gli invidiosi sociali, ignoranti nell'anima, tipicamente squadristi, che insultano, fanno mucchio, e godono per chiunque rotoli nella polvere .
Non rimane che riderci sopra.



Pubblicato il 23/5/2008 alle 16.25 nella rubrica Parole in libertà.

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