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IL PARTITO DEMOCRATICO ALLO SBANDO

Dopo il durissimo attacco del settimanale cattolico Famiglia Cristiana, in cui si invita Veltroni a mettere i radicali alla porta paventando il rischio che i cattolici del PD seguano l’esempio degli elettori e traslochino armi e bagagli da Berlusconi, nonché l’accusa di essere stati traditi da un “partito fantasma” (Sic) con dei valori anarchici, nel PD gli ex della Margherita capeggiati da Rutelli dicono no alla scissione e invocano una svolta profonda, e soprattutto ancora una volta “alleanze di nuovo conio”, nostalgia di Mastella?
Ma soprattutto c’è un secco no all’ingresso del PD nel Partito Socialista Europeo e l’altro giorno appunto, i vertici del PSE hanno ribadito a Veltroni di non essere disposti a cambiare nome e buttare alle ortiche la secolare storia socialista per agevolare l’ingresso del PD .
Pare che la soluzione ipotizzata sia quella di costituire un gruppo autonomo nel parlamento europeo che si allei con i socialisti e liberaldemocratici, chissà perché allora non allearsi con i socialisti italiani, altrimenti e sarebbe il colmo, alle prossime europee i parlamentari del PD eletti andranno chi nel PSE e chi nei liberaldemocratici, tutto da ridere.
Intanto anche fondazioni e correnti fanno sentire il loro malumore all’interno e soprattutto all’esterno del partito, dopo le esternazioni di D’Alema e Rosy Bindi,oggi Parisi attacca Rutelli chiamato in correità insieme a Veltroni in qualità di “corresponsabile della sconfitta”.
Parlare di sbando mi sembra quantomeno riduttivo, è auspicabile che il partito democratico metabolizzi al più presto la sconfitta elettorale e ritrovi un minimo di coesione, non ci può essere un governo forte senza un opposizione altrettanto forte che pungoli la maggioranza, voti contro quando non condivide ma proponga alternative, e naturalmente approvi senza remore quello che condivide, e soprattutto si faccia carico insieme alla maggioranza delle riforme costituzionali.
Altrimenti si rischia di lasciare immense praterie di visibilità all’opposizione giacobina e giustizialista di Di Pietro, e poi tra un anno ci saranno le elezioni europee, e non si potrà più contare sul voto utile o sull’antiberlusconismo.



Pubblicato il 11/6/2008 alle 3.30 nella rubrica Politica.

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