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GIA' APPROVATA LA NORMA BLOCCA PROCESSI

La norma blocca processi è stata già approvata, ed è perfettamente costituzionale, soltanto che non è stata licenziata da questo parlamento e da questo governo, bensì dal governo Prodi e controfirmata dall’allora ministro della giustizia Flick e dallo smemorato di Collegno, Oscar Luigi Scalfaro.
Lo precisa l’ex Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione, Antonio Albano in una lettera al Corriere Della Sera.
Caro Direttore, con riferimento all'articolo apparso in prima pagina sul suo giornale, dal titolo «Passa la norma blocca processi», forse è opportuno segnalarle che una disposizione analoga è da tempo vigente nel nostro ordinamento giuridico.
Con il decreto legislativo del 19 febbraio 1998 n. 51 è stato introdotto uno smilzo articoletto (art. 227) il quale testualmente dispone: «Al fine di assicurare la rapida definizione dei processi pendenti alla data di efficacia del presente decreto, nella trattazione dei procedimenti e nella formazione dei ruoli di udienza, anche indipendentemente dalla data del commesso reato o da quella delle iscrizioni del procedimento, si tiene conto della gravità e della concreta offensività del reato, del pregiudizio che può derivare dal ritardo per la formazione della prova e per l'accertamento dei fatti, nonché dell'interesse della persona offesa.
Gli uffici comunicano tempestivamente al consiglio superiore della magistratura i criteri di priorità ai quali si atterranno per la trattazione del procedimento e per la fissazione delle udienze».
Con tale disposizione è stata consentita la trattazione di quei procedimenti che il magistrato, a suo discrezionale apprezzamento, ritiene «gravi o dotati di concreta offensività». Per gli altri il destino è assicurato: saranno stipati in un oscuro sottoscala all'interno di un ufficio giudiziario, in attesa dell'arrivo liberatorio della prescrizione. È stata cosi introdotta una illegittima archiviazione, mascherata con buona pace del declamato principio della obbligatorietà dell'azione penale.
Il predetto decreto legislativo porta le firme di Prodi, presidente del Consiglio dei Ministri, Flick, ministro di Giustizia, Scalfaro, presidente della Repubblica. È singolare, perciò, che nell'intervista rilasciata al suo giornale, il presidente Scalfaro non abbia fatto alcun riferimento alla disposizione suddetta. Preme sottolineare che in un Paese di democrazia liberale spetta al Parlamento individuare quali fatti assumono rilevanza penale e, quindi, quali reati debbano essere perseguiti. Appare, perciò, quantomeno eccentrico che i criteri di priorità imposti dalla disposizione summenzionata debbano essere portati all'attenzione del Csm e non del Parlamento.
Antonio Albano
ex Procuratore Generale Onorario presso la Corte di Cassazione.

Thanks al Legno Storto 

Ora però mi raccomando, non fatelo sapere in giro,altrimenti ci perdiamo lo spettacolo dei giacobini e dei travagliati in difesa della legalità, del CSM e ANM che abbaiano sull’inaudito attacco all’indipendenza della magistratura e sullo scempio della costituzione, magari prima della chiusura estiva del parlamento faremo anche in tempo ad assistere a qualche girotondo, con il caldo che fa sarà uno spettacolo da non perdere.



Pubblicato il 23/6/2008 alle 3.12 nella rubrica Parole in libertà.

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