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LA FABBRICA DEGLI STIPENDI

La scuola italiana nel suo complesso è ormai diventata e percepita come una “fabbrica di stipendi” e posti sicuri, non si spiega altrimenti come mai ci siano tanti uomini e donne, i cosiddetti precari, il cui numero è attualmente di circa trecentomila, che sono disposti a fare supplenze nelle sedi più disparate, che aspettano con ansia la nomina per qualche mese o un incarico annuale, il tutto mentre passano anni e anni,addirittura decenni con la speranza di essere immessi in ruolo definitivo, questo nonostante il calo accentuato negli ultimi decenni di alunni per mancanza di nascite che non vengono riassorbiti dai figli degli immigrati nel nostro paese.
Si è arrivati all’assurdo che nel nostro paese si ha un rapporto di 9,1 alunni per ogni insegnante,contro una media OCSE di 13,3,naturalmente anche il personale ausiliario, tecnici, amministrativi, dirigenti ecc. sono in funzione di tale rapporto, con il risultato che il nostro personale insegnante è il peggio retribuito in ambito europeo, con una carriera piatta,uguale per tutti e senza meritocrazia o quasi, questo comporta che la stragrande maggioranza delle risorse vengono impiegate per retribuire tutta questa pletora di personale con benefici nulli per il miglioramento dell’istruzione degli alunni e del livello qualitativo della scuola stessa, è difficile infatti credere che un insegnante bravo che viene retribuito allo stesso livello di un mediocre possa avere voglia di continuare a impegnarsi a far bene all’infinito il suo lavoro.
E così non appena il neo ministro dell’istruzione e università,Gelmini, ha reso nota la bozza del suo piano che prevede di alzare il rapporto insegnanti/alunni di un punto al 10,1 entro il 2012 e comunque sempre molto sotto la media OCSE, il che significherebbe all’incirca un centomila cattedre in meno con un risparmio di otto miliardi, si sono subito levati gli alti lai della trimurti sindacale, che parlano di attacco alla scuola pubblica(Sic) e smantellamento della stessa, come se avere più insegnanti significa più qualità,tutt’altro.
E’ incredibile invece lo scempio a cui si deve assistere a ogni inizio di anno scolastico, dove per formare le classi anche solo di 10 alunni si chiedono deroghe continue,il tutto per mantenere quanta più gente in servizio,non certo per migliorare la qualità e il livello dell’istruzione.
Sono disposta ad avere un po’ di insegnanti in meno, ma più preparati e meglio pagati” dice il ministro Gelmini, la scuola va considerata "un servizio di cui dobbiamo abituarci a misurare i costi, i benefici, la qualità, il grado di soddisfazione degli utenti e di coloro che vi lavorano".
Sante parole, le risorse che si risparmieranno nella razionalizzazione, almeno una parte va certamente impiegata per migliorare l’aspetto economico degli insegnati più bravi e capaci e per dotare gli istituti di strumenti tecnici e didattici all’avanguardia,solo così potremo sperare di avere una scuola che formi allievi preparati ad affrontare la vita e il mondo del lavoro.
Naturalmente questi sindacati obsoleti,con la vecchia logica di dare “tutto a tutti” non saranno d’accordo, ma bisogna farlo a tutti i costi, lo richiede il paese e le attuali contingenze formative, non si può andare avanti con le vecchie logiche, sono curiosa di vedere il ministro alla prova.
Intanto bisogna far presente alle centinaia di migliaia di precari che non ci sarà spazio per tutti, e con il calo delle nascite sarà sempre peggio, pertanto pensino anche a professioni alternative, ce ne sono di meglio e meglio retribuite, non c’è solo la professione di docente e la scuola, piuttosto che aspettare una immissione in ruolo anni e decenni,se mai arriverà.



Pubblicato il 25/6/2008 alle 17.49 nella rubrica Politica.

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