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LE IDEE DI FALCONE CAMMINANO CON BERLUSCONI

«…Se vogliamo realisticamente affrontare i problemi, evitando di rifugiarsi nel comodo ossequio formale dei principi, dobbiamo riconoscere che il vero problema è quello del controllo e della responsabilità del PM per l’esercizio delle funzioni. Con ciò non si intende mettere in discussione il principio dell’indipendenza del giudice, principio tenuto ben presente dal nuovo codice di procedura penale, che ha avuto cura di distinguere accuratamente il ruolo del giudice da quello del PM, onde sottolineare l’autonomia dell’organismo giudicante effettivamente indipendente… Ed allora ci si domanda come è possibile che in un regime liberal-democratico qual è indubbiamente quello del nostro paese, non vi sia ancora una politica giudiziaria, e tutto sia riservato alle decisioni, assolutamente irresponsabili, dei vari uffici di Procura e spesso dei singoli sostituti…Ma sono fermamente convinto che questa risposta istituzionale ai pericoli di deviazione della repressione penale non è coerente coi principi vigenti in regimi liberaldemocratici maturi e, soprattutto, determina concreti pericoli di incoerenza e disorganicità nella repressione penale…Mi sembra quindi giunto il momento di razionalizzare e coordinare l’attività del PM finora reso praticamente irresponsabile da una visione feticista della obbligatorietà dell’azione penale e dalla mancanza di efficaci controlli della sua attività…»
Giovanni Falcone - Senigallia, 15 marzo 1990
«…Un sistema accusatorio parte dal presupposto di un pubblico ministero che raccoglie e coordina gli elementi della prova da raggiungersi nel corso del dibattimento, dove egli rappresenta una parte in causa. Gli occorrono, quindi, esperienza, capacità, preparazione anche tecnica per perseguire l’obbiettivo. E nel dibattimento non deve avere nessun tipo di parentela col giudice e non essere, come invece oggi è, una specie di giudice. Il giudice, in questo quadro, si staglia come figura neutrale, non coinvolta, al di sopra delle parti. Contraddice tutto ciò il fatto che, avendo formazione e carattere unificate, con destinazioni e ruoli intercambiabili, giudici e PM siano, in realtà, indistinguibili gli uni dagli altri. Chi, come me, richiede che siano, invece, due figure strutturalmente differenziate nelle competenze e nella carriera, viene bollato come nemico dell’indipendenza del magistrato, un nostalgico della discrezionalità dell’azione penale, desideroso di porre il PM sotto il controllo dell’Esecutivo. E’ veramente singolare che si voglia confondere la differenziazione dei ruoli e la specializzazione del PM con questioni istituzionali totalmente distinte…»
Giovanni Falcone - Repubblica, 3 ottobre 1991, intervista di Mario Pirani

Le idee di Giovanni Falcone camminano con Berlusconi, la separazione delle carriere tra magistrati inquirenti e giudicanti, la revisione dell’obbligatorietà dell’azione penale e il ruolo del PM, nonché il processo civile e penale, sono appunto tra i cardini della riforma della giustizia annunciata da Silvio Berlusconi e dal ministro della giustizia Angelino Alfano.
Al di là dei mestatori di professione che cercano di reinterpretare e contestualizzare a modo loro i pensieri e le idee di Giovanni Falcone, come si vede chiarissime sull’argomento, al solo scopo di continuare a difendere interessi corporativi e di casta, per pura rendita di posizioni politiche ,o per continuare a vendere spettacoli,libri, cd e altri prodotti editoriali ai “frustati & sfigati” che nell’altrui compiutezza e appariscenza scaricano le colpe della loro mediocrità, vedi Piazza Navona, una seria riforma della giustizia è ineludibile, che si farà,dopo aver ascoltato naturalmente tutte le parti in causa.Tutti costoro,pertanto se ne facciano una ragione, legiferare in materia spetta al parlamento, e in particolare spetta al Popolo Della Libertà e a Silvio Berlusconi, al quale il “popolo sovrano” ha dato una ampia maggioranza parlamentare e un chiarissimo mandato.





Pubblicato il 7/9/2008 alle 8.30 nella rubrica Politica.

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