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I MAGISTRATI NON APPREZZANO LA SATIRA

La condanna del tribunale di Roma a 8 mesi di reclusione (pena sospesa) e al risarcimento di 20.000 euro a Cesare Previti per diffamazione in relazione a un articolo pubblicato sull’Espresso nel 2002 dal titolo : “ Patto scellerato tra mafia e Forza Italia”, non è una novità, nel senso che non è la prima e non sarà certamente l’ultima.
Travaglio infatti è stato già condannato dal tribunale di Torino al risarcimento di 12.000 euro a Fedele Confalonieri, 14.000 euro a Mediaset S.p.A. oltre alle spese di giudizio e alle spese di pubblicazione della sentenza sul Corriere della Sera e prima ancora condannato a risarcire Cesare Previti di circa 80 milioni,somma che gli venne decurtata mensilmente dal suo stipendio di dipendente di Repubblica.
Ora quello che preoccupa non sono tanto le condanne e i risarcimenti, Travaglio infatti dichiara un reddito annuo di circa 280.000 euro, e questo significa che c’è un buon numero di “sfigati & frustratia cui vende libri, dvd, spettacoli e altri prodotti editoriali, fedele e costante nel tempo, pertanto anche un eventuale risarcimento milionario come quello richiesto dal Presidente del Senato Schifani che l’ha querelato, può essere affrontato con relativa disinvoltura,magari rateizzato, preoccupa invece il rigetto delle tesi difensive di Travaglio.
Travaglio infatti sostiene in massima parte nelle sue tesi difensive, che i suoi articoli e le sue rubriche sono di “carattere satirico”, più che giornalista è un “satiro”, un “comico”.
E’ evidente a questo punto che i magistrati non apprezzano la satira , insomma non fa nemmeno ridere, lo scrivono i giudici, per sentenza.



Pubblicato il 16/10/2008 alle 19.22 nella rubrica Parole in libertà.

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