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A QUANDO LO SCIOPERO DELLA FAME ?

Dopo aver cooptato i radicali nelle liste del partito democratico, pare che Veltroni ,inseguendo derive populistiche e plebiscitarie, voglia sostituire direttamente anche Pannella in battaglie referendarie che il vecchio leader radicale,forse ormai stanco,non sente più sue.
Non rimane altro,allora, che attendere l’eclatante annuncio di uno sciopero della fame e della sete, che detto tra di noi avrebbe sicuramente un effetto positivo sull’antiestetico ventre del “ perdente di successo”, così la nuova stagione dei pseudo neo riformisti italiani avrà il suo naturale compimento.
Non si capisce che tipo di quesito referendario stanno studiando, visto che, il cuore del decreto Gelmini attiene alla razionalizzazione e riqualificazione della spesa pubblica, legge di bilancio, e pertanto non soggetta a referendum,che lo vogliano fare sui grembiulini e il voto in condotta?
Un referendum che si dovrebbe svolgere nel 2010,solo fumo negli occhi per i fessi che ci credono, poche idee ma confuse.
Non rimane che farsi delle sane risate mentre si assiste all’ennesima involuzione di Veltroni e del PD, che si è rimangiato tutto,ma proprio tutto di ciò che aveva annunciato quando fu eletto segretario, tra l’incudine delle correnti interne e il martello di Di Pietro dall’esterno, e costretto ad inseguire quest’ultimo su tutto, tanto che dopo aver annunciato la fine dell’alleanza solo qualche giorno fa, ha dovuto rimangiarsi tutto e accettare anche un candidato presidente dell’IDV in Abruzzo per limitare i danni di una probabile sconfitta.
Insomma un becero massimalismo, volto a trasformare il PD in partito di lotta e di governo, come nella migliore tradizione comunista, chissà cosa ne pensano le “formiche” di Follini o i “coraggiosi” di Rutelli?
Non imparano mai, nonostante la bulimia dei ripensamenti, che inevitabilmente hanno portato ex e post comunisti con ritardi ventennali a riconoscere i propri errori come il referendum sulla scala mobile o addirittura rivalutare Bettino Craxi ( udite,udite) come alfiere del riformismo e padre della sinistra italiana, adesso si mettono ad inseguire Di Pietro ed Epifani.
Continuano ad ignorare quella maggioranza silenziosa che non scende in piazza,ignorata dai media, ma che ad ogni svolta politica, economica e sociale del nostro paese, puntualmente li prende a ceffoni, a proposito di referendum, oltre al già citato sulla scala mobile, basta ricordare quello sulle televisioni o quello ultimo in ordine di tempo sulla fecondazione assistita, per capire dove si stanno andando a cacciare.
L’istituto del referendum è ormai inflazionato, da strumento eccezionale è diventato regola,tanto che ce ne sono di nuovi ogni anno, e da 10 anni puntualmente gli italiani li disertano, se eleggono un parlamento delegato a decidere non vogliono essere chiamati in causa per qualunque cosa, così il referendum si è trasformato nell’ultima arma dei frustrati che non hanno idee.
Nello sciopero generale della scuola la sinistra ha annunciato siamo " un milione in piazza", dai duemilioni e passa dell’altro giorno, pioggia e umidità fanno male,si sono ristretti.
Ha ragione Luca Ricolfi nel suo editoriale sulla Stampa quando afferma che il sistema dell’istruzione in Italia si fonda tra due patti scellerati : nella scuola, il patto fra insegnanti e famiglie, nell’università il patto fra docenti e studenti. Il cardine del primo patto è: l’importante è che il ragazzo sia sereno, vada avanti senza soffrire troppo, prenda il diploma; che poi impari molto o poco conta di meno. Il cardine del secondo patto è: l’importante è arrivare alla laurea, non importa in quanto tempo e imparando che cosa; noi professori pretendiamo sempre di meno da voi studenti, voi studenti non ci importunate e vi accontentate di quel poco che riusciamo a trasmettervi.
Le manifestazioni di questi giorni si reggono appunto su questi due patti scellerati, anche se io farei un distinguo per gli studenti, non è la prima volta e non sarà nemmeno l’ultima che una frangia di essi ,vengono resi inconsapevolmente difensori di interessi ed elite corporative, contro una maggioranza che vuole studiare con profitto,seguire i corsi , dare gli esami e credono nella meritocrazia come sinonimo di democrazia.
E’ normale e prevedibile dunque, che tutti insieme appassionatamente ,sindacati, docenti e non docenti , rettori e baroni vari, studenti massificati ecc. ecc., ovvero coloro che negli ultimi decenni hanno portato il sistema scolastico e universitario allo stato in cui è ridotto,si rivoltino contro chi vuole meritocrazia ed efficienza, e difendono lo status quo con le unghie e con i denti.
I rettori minacciano di dimettersi in massa,magari fosse vero, comunque qualcuno ha iniziato a capire che l’aria è cambiata, e si sta adeguando preventivamente alle misure che il ministro Gelmini ha intenzione di prendere sull’università,come Luigi Frati, neo rettore dell’ Università La Sapienza,che ha intenzione di tagliare da subitocorsi inutili” e “professori fannulloni”, chissà perché i suoi predecessori non ci hanno mai pensato.
Come ho già avuto modo di dire , scuola e università, pubblico impiego e magistratura rappresentano i principali settori in cui si annida l’inefficienza e la conservazione, vanno riformati profondamente e al più presto.
In attesa della riforma della giustizia, speriamo che il ministro Brunetta inizi a mettere i tornelli agli uffici giudiziari, forse inutili dal punto di vista pratico, ma sicuramente utili simbolicamente.









 

Pubblicato il 31/10/2008 alle 17.57 nella rubrica Politica.

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