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TAGLIARE SI PUO' ANZI SI DEVE

Più che un onda è stato un gavettone, si può sintetizzare così il flop della manifestazione contro la riforma della scuola svoltasi a Roma dove hanno partecipato poche decine di migliaia di persone, 200.000 secondo gli organizzatori, numeri che,come abbiamo visto nelle settimane scorse sono puro esercizio di fantasia, per la questura infatti non erano più di 30.000 , addirittura a molti studenti il biglietto di viaggio è stato pagato dalla CGIL e dal PRC ,ogni altro commento mi sembra del tutto inutile e inopportuno.
Si è manifestato dunque per la difesa dello status quo dell’università italiana, che come ho spiegato più volte,salvo lodevoli eccezioni che pure ci sono, è una fabbrica di somari e ignoranti, 5500 corsi di laurea tra i più disparati, il doppio della media europea, 90 atenei e 320 sedi distaccate, nessuno di questi presenti tra i primi 150 del mondo, che sfornano un numero di laureati inferiore a quello del Cile, e sulla cui preparazione media è meglio stendere un velo pietoso, insomma una catastrofe e il bello è che si manifesta per conservare tutto ciò.
Ha ragione il ministro Gelmini quando definisce il sistema scolastico e universitario italiano una macchina con il motore rotto a cui è inutile aggiungere benzina cioè soldi se il motore è guasto, oggi come oggi l’università italiana rappresenta un enorme costo per i contribuenti senza nessun risultato apprezzabile,anzi ogni anno si spendono più soldi e va sempre peggio, senza cambiamento non c’è futuro, non ci possiamo più permettere certi lussi, i costi si devono tagliare e la spesa va riqualificata, tagliare si può,anzi si deve, è molto meglio spendere i soldi per togliere l’ICI dalla prima casa piuttosto che spenderli per alimentare baronie e clientele varie nelle università, dove i concorsi vengono vinti dai soliti noti e si danno incarichi a precari che vengono rinnovati in continuazione senza avere un progetto preciso, altrimenti quelli che servono si assumano in ruolo, si sprecano preziose risorse per favoritismi a destra e a manca, per creare corsi di laurea e cattedre inutili, ma cosa c’è da difendere di questo sistema? Persino l’Economist , settimanale britannico che non è mai stato tenero con il governo Berlusconi, sostiene il ministro Gelmini e scrive che
l’università italiana ha disperatamente bisogno di una riforma,essendo il settore peggio gestito, peggio performante e più corrotto d’Italia, e tuttavia resiste al cambiamento.
Il decreto Gelmini sull’università pubblicato qualche giorno fa in gazzetta ufficiale, cui seguirà un articolato disegno di legge di riforma del sistema universitario è una prima risposta nel segno della meritocrazia, qualità, razionalizzazione ed efficienza, apprezzato anche dal Presidente Napolitano.
Solo gli atenei con i bilanci in regola potranno procedere a nuove assunzioni, le commissioni esaminatrici dei concorsi saranno composte da esterni selezionati con sorteggio, si incrementa il fondo per il diritto allo studio e per gli alloggi degli studenti di 200 milioni.
Forza allora ministro Gelmini, affondi il bisturi per eliminare il cancro e le metastasi della conservazione e dello status quo, è un servizio che va reso all’Italia e soprattutto alle nuove generazioni.

UPDATE: «Vogliamo cancellare dalla scuola e dall’università l’ideologia dell’egualitarismo, del 18 o del 6 politico a tutti, e lo vogliamo fare perché abbiamo fiducia nelle persone».
"Sono orgogliosa del decreto che abbiamo approvato nel penultimo consiglio dei ministri. E' un decreto molto scarno, consta di solo tre articoli, ma vuole essere un primo passo verso il cambiamento", lo dice il ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini intervendo all’assemblea dei Circoli del Buon Governo a Montecatini Terme.
"In quel decreto - sottolinea - abbiamo voluto mettere al centro del sistema universitario lo studente e le loro famiglie". E, aggiunge il ministro, pur in presenza "di una finanziaria in cui il nostro obiettivo non è quello di mettere le mani nelle tasche degli italiani, quindi di non aumentare la tassazione, ma di spendere al meglio il denaro pubblico, abbiamo trovato risorse per le borse di studio". Questo governo, sottolinea "per la prima volta è in grado di concedere 180 mila borse di studio a tutti i ragazzi capaci e meritevoli". Inoltre, continua il ministro, "è giusto sostenere le residenze universitarie".
Il diritto allo studio non si attua con l'università sotto casa oppure moltiplicando gli insegnamenti ha proseguito il ministro Mariastella Gelmini, acclamatissima dai giovani presenti, ha sottolineato che l'offerta formativa deve tener conto delle esigenze del mondo del lavoro.
Per dare nuovi finanziamenti all'università tenteremo nuovi percorsi - ha precisato il ministro -. Spero in un grande coinvolgimento delle imprese, ma deve essere chiaro che questo non significa privatizzazione. Stiamo faticando a trovare risorse nel pubblico come nel privato. Ma non possiamo arrenderci a restare tra gli ultimi posti nel mondo come qualità». Gelmini ha quindi ricordato che la nostra prima università si colloca al 192esimo posto nella classifica mondiale: Vogliamo che presto almeno una si classifichi fra le prime cento.
Dobbiamo avere il coraggio di cambiare, mettendo da parte la paura. Chi sta con i giovani non può che percorrere strade nuove. Le porte del ministero sono aperte a tutti coloro che vogliono dare un contributo alla nostra sfida. Le critiche vanno accettate, ma non accetterò mai di difendere situazioni indifendibili.
Adnkronos













Pubblicato il 15/11/2008 alle 22.18 nella rubrica Politica.

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