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INTERCETTAZIONI: L’ARCHIVISTA MINACCIA

Dopo l’allarme lanciato dal Presidente Berlusconi dalla Sardegna dove è impegnato in una serie di comizi a sostegno del candidato del PDL Cappellacci ( a proposito questa sinistra salottiera,autoreferenziale e radical chic deve essere proprio allo sbando per ricandidare uno come Renato Soru alla guida di quella stessa ex maggioranza che lo ha sfiduciato qualche mese fa) , che non ha nascosto la sua preoccupazione “Sta per uscire uno scandalo che forse sarà il più grande della storia della Repubblica, un signore ha messo sotto controllo 350 mila persone tra cui parlamentari, esponenti delle forze armate e servizi segreti” , riferendosi al cosiddetto archivio Genchi, che fa capo all’ex consulente dell’ ex PM De Magistris titolare a suo tempo dell’inchiesta Why Not, e le dichiarazioni del presidente del Copasir, Rutelli “Temo che nelle prossime settimane ci si renderà conto che si tratta di una questione molto rilevante per la nostra libertà e la nostra stessa democrazia “ , nel mentre ci si chiede attoniti come è possibile che ci sia una tale enormità di intercettazioni e come sia possibile che questo materiale venga custodito da un privato cittadino, seppur con l’incarico di consulente invece che negli uffici giudiziari preposti, ci tocca anche leggere che l’archivista in questione si permette di lanciare minacce,neppure tanto velate al Presidente del Consiglio : “ So molte cose anche del Cavaliere” .
Io davvero non so se tutto ciò è normale in paese democratico, quello che so è che urge mettere un freno a questa bulimia di ascolti, a questo “grande fratello” che tiene in piedi l’industria del ricatto politico che ferisce la vita istituzionale e civile del paese, è da mesi che il disegno di legge che regola le intercettazioni è stato licenziato dal consiglio dei ministri, e come al solito quando invece di decidere e fare di testa sua, magari chiedendo anche la fiducia su un provvedimento di tale importanza che deve garantire la correttezza di eventuali indagini e la privacy di tutti i cittadini, Berlusconi si mette a discutere con gli alleati e a cercare sponde nell’opposizione finisce per rimanere impigliato nei lacci e laccioli del palazzo, un film già visto altre volte, speriamo che adesso sia finalmente la volta buona.
Intanto da coloro che “campano” e “ sguazzanonel letame, sia chi per vendere a “frustrati e sfigati” libri, spettacoli,dvd e altri prodotti editoriali, e sia chi invece per “opportunismo politico” si propone come campione di moralità agli sfigati e frustrati di cui sopra, si levano già alti lai contro la stretta sulle intercettazioni annunciata dal governo.
Un tangibile esempio ci viene offerto oggi su Repubblica dal vicebrigadiere D’Avanzo, che a parte varie castronerie come ad esempio sulla pericolosità(Sic) di una polizia libera dal controllo della magistratura e dei PM , che potrebbe avere mano libera per spionaggi illegali, ma non spiega perché dovrebbe avvenire tutto ciò quando fino al 1989 era appunto questo il sistema vigente, si meraviglia della preoccupazione di Berlusconi che definisce “strumentale” in quanto non avrebbe aperto bocca quando nell’inchiesta Why Not, comparvero tra gli intercettati i nomi di Mastella e Prodi, il che dimostra l’assoluta malafede del vicebrigadiere,in quanto bastava dare semplicemente una scorsa agli archivi del suo giornale per accorgersi che ,Silvio Berlusconi non solo augurò a Prodi di uscirne al più presto e con onore, ma in un comunicato del 26/07/2007 dichiarò chiaro e forte: “Voglio ricordare che gli italiani, nel nostro paese, sono sottoposti a un sistema di controllo dei telefoni che non ha pari in nessuna democrazia del mondo. I controlli che vengono fatti in Italia sono numericamente dieci volte in più rispetto a quelli degli Stati Uniti, nonostante la popolazione americana sia molto superiore rispetto alla nostra".
Qui nessuno è più libero di parlare, anche telefonate che non hanno nulla a che fare con la politica vengono controllate. Questi sono principi fondamentali per uno Stato liberale, noi restiamo su questi principi.
Io rispondo ai nostri principi, e i nostri principi ci dicono che questo sistema di intercettazione non può essere accettato”.
Altro che “non battere ciglio” , ma si sa, i zucconi di Repubblica, più che giornalisti sono giornalai a tesi preconfezionate.
Non poteva mancare all’appello,naturalmente, anche il “ trebbiatore di Montenero di Bisaccia” , il coniglio Di Pietro, mentre continua a sfuggire dal confronto in tv, sfidato da Gasparri, sulle malefatte sue,del figlio Cristiano e dell’Italia dei favori e dei valori immobiliari, difende a spada tratta l’attività di chi ha spiato persino i vertici delle forze di polizia e dei servizi segreti.
E poi Di Pietro in tv ci può andare soltanto in trasmissioni dove può arrivare a dire che il figlio: “ non è indagato su niente” senza essere smentito, mentre anche le pietre sanno che il pargolo è indagato per ipotesi di reato che vanno dalla corruzione,all’abuso di ufficio e alla turbativa di asta nell’inchiesta sulla Global Service dell’ imprenditore Alfredo Romeo e su ex assessori del Comune di Napoli.
E’ tutto da ridere,se non ci fosse da piangere.








Pubblicato il 26/1/2009 alle 23.58 nella rubrica Politica.

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