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NON SI PUO' UCCIDERE CHI E' GIA' MORTA

Dopo l’approvazione alla camera dei deputati del DDL sulle intercettazioni, con voto finale a scrutinio segreto e con la sorpresa di una ventina di voti in più non previsti da parte dell’opposizione, a dimostrazione che è una buona legge, come previsto si sono subito levati gli alti lai oltre che dell’opposizione, anche della federazione della stampa, dei giornalisti , di guitti che “campano” parlando male di politici e VIP , altri autoeletti rappresentanti della società civile per grazia di Dio e volontà della nazione e naturalmente non poteva mancare al coro l’associazione nazionale magistrati, la quale attraverso il presidente Palamara , dichiara che l’approvazione definitiva della legge sulle intercettazioni provocherà “ la morte della giustizia penale” (Sic).
Ora a parte il fatto che la giustizia in Italia è morta da un pezzo, e dunque non si può uccidere di nuovo chi è già morta, quando l’ANM e la “cloaca correntizia” del CSM prendono posizione contro i provvedimenti del governo, significa che siamo sulla strada giusta, è come avere un marchio DOC o il “bollino blu” di qualità, adesso l’importante è giungere al più presto all’approvazione definitiva.
A proposito di CSM , sono semplicemente patetiche le dimissioni di alcuni membri togati da una commissione sull’assegnazione degli incarichi che scadrà tra 15 giorni, per protesta contro il ministro Alfano che ha semplicemente detto quello che tutti sanno, ovvero che gli incarichi nelle procure sono attribuiti con logiche spartitorie di correnti all’interno del CSM.
Ecco se proprio vogliono protestare davvero, e se hanno gli attributi si dimettano da consiglieri del CSM, c’è da scommettere che non lo faranno mai.







Pubblicato il 13/6/2009 alle 22.32 nella rubrica Parole in libertà.

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